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A questo LINK il libro SANTA MUERTE. PATRONA DELL’UMANITA’ e IL SUO BLOG

Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

In Uscita A INIZIO FEBBRAIO 2013 nelle librerie e on line Santa Muerte. Patrona dell’Umanità 

ma qui…  IL SUO BLOG SANTA MUERTE PATRONA,

libro in italiano sul culto alla Santissima Muerte di Fabrizio Lorusso, edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri 

Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà… Intanto vi segnalo un reportage 2012 sulla Santa Muerte da Linkiesta.It

Mentre scorri le meraviglie di questa Santa Pagina Web e clicchi su foto, video e link vari…ascoltati anche questo radio reportage di Sara Milanese / Radio Popolare sulla Santísima Muerte.

Per ora invito a leggere L’intervista esclusiva alla Santa Muerte LINK INTERVISTA (o la versione in spagnolo dal settimanale messicano La Jornada Semanal) e anche questo articolo: LINK Articolo

Scarica il numero speciale della rivista accademica della UAM (Universidad Autónoma Metropolitana) di Città del Messico sulla Santa Muerte e San Judas Tadeo, “La religión y los jóvenes”: QUI LINK   La rivista si chiama El Cotidiano, numero 169, settembre ottobre 2011, anno 26, ISSN 1186-0840.

Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

Questa che avete appena visto (suppongo) è una salsa scritta per la Santissima Muerte come espressione della cultura popolare dedicata a questa particolare icona. Esistono anche canzoni di altri generi che sono votate alla Santa: rap, corridos, cumbia, musica banda o ranchera, ecc…sotto altri esempi in video.

Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

Video qui sopra: spiegazione e lettura dall’articolo “Quei dieci milioni di devoti di Santa Muerte” (PARTE I e PARTE II), di Fabrizio Lorusso, L’Unità, p. 42-43 – Sezione cultura del 2 febbraio 2012, all’interno del programma radiofonico di Radio3 Rai – Pagina 3

Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

Un documentario di un quarto d’ora in spagnolo sul culto alla Santa Muerte nella città di Saltillo, nel nord del Messico. Buona visione!

Sopra: Foto di una Santa Muerte siciliana !

Sotto: Devoto nella sala dei ceri presso l’altare di Tepito calle Alfareria 12.

Sotto: Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli

Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK

Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.

C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.

Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.

(1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

(2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi o calaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1” e “La Morte al Tuo Fianco 2”:

UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Interrompiamo con un pezzo hip hop per la Santa Muerte del rapper Mr Vico, trascinante e lancinante:

Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

Tipiche ofrendas del dìa de muertos

Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewis in cui si parla della Santa morte nel 1961.

Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

Mercato…

Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.

Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).

La Confraternita della Buona Morte
Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

Tornando in Messico…video…


Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…)

Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…

Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…

0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI

1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI

2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI

3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI

4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI

5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI

6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI

7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI

9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI

10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI

11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI

12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUI e foto QUI

13) Fotogalleria del Times  QUI

14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI

15) Fotogalleria de La Stampa  QUI

A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.


Continuo coi link…

16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI

17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI

18) WikiPedia in Italiano Santa Morte   QUI

19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita (QUI)

20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI

21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI

21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)   QUI

22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI

23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI

24) Intervista trascritta. Entrevista con el maestro Roberto García Zavala, sobre los cultos populares y la adoración a la Santa Muerte en México.  QUI

25) 2 Reportage di Proceso sulla Santa Muerte a Guadalajara 1-QUI (la fe nos mueve) e 2-QUI (nueva devoción en Guadalajara) anche la audio intervista al giornalista di proceso Julío Ríos, 3 marzo 2011    QUI

26) Entrevista con la Santa Muerte di Fabrizio Lorusso, La Jornada Semanal,            8 maggio 2011  QUI

27) Santa Muerte: foto-galleria personale QUI  e video canale YouTube QUI

28) Mini reportage BBC Mundo 1/6/11 “La ascensión de la Santa Muerte”  QUI

29)  Entrevista completa con la Santa Muerte (versione lunga in spagnolo), articolo di Fabrizio Lorusso, Rivista Visioni LatinoAmericane della Università di Trieste   QUI

30) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI

31)  A questo link i tre video della conferenza tenuta a Torino da Fabrizio Lorusso (io), al Café Liber, sulla Santa Muerte in collaborazione con il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si ringraziano Tiziana Bertaccini, Marco Bellingeri, Roberto Novaresio e tutta la gente del Cafè Liber.

32) Articolo sulla festa di San Pacual Bailón in Chiapas, patrono della Iglesia Católica Ortodoxa mexicana QUI e link al blog della diocesi dei preti guaritori di suddetta chiesa che hanno incorporato la Santa Muerte tra le figure devozionali della loro Chiesa QUI

33) Breviario in spagnolo sul culto nella sua versione “esoterica”  QUI

34) Video del gruppo “Embargo” intitolato Santa Muerte  QUI

35) Articolo del LA TIMES in inglese sulle lotte intestine tra i presunti leader del culto in Messico QUI

36) Articolo sulla storia della Santa Muerte in italiano QUI

37) Video reportage di 6 minuti sulla Santa di un blogger di LA TIMES QUI

38) Sulla cosiddetta guerra santa tra la Chiesa e la Santa Muerte QUI

39) Da Repubblica + .it un articolo che cita la Santa Muerte di striscio… QUI

40) Reportage BBC su María Lionza, santa popolare venezuelana QUI

41) Radio Reportage in italiano sulla Santa Muerte di Sara Milanese QUI

42) Rivista El Cotidiano – No 169 dedicato alla Santa Muerte PDF completo QUI

43) Tepito, Mexico’s grim reaper saint   QUI

44) Sistema trasmutatorio Santisima muerte di Daniele Mansuino   QUI

45) Santisima Muerte Mexican Flok saint (libro)   QUI

46) Articolo su Donna Sebastiana (un’origine iconografica della Santa Muerte)   QUI

47) Magia y brujería en México di Lilian Scheffler   QUI

(Nel video sopra: la canzone di salsa del gruppo Los Llayras nel video ufficiale. Compare l’auto-nominato Arcivescovo della Santa Muerte David Romo con alcuni devoti durante alcune scene della sua liturgia. Attualmente Romo è in carcere in attesa di giudizio, accusato nel gennaio 2011 di sequestro di persona).

48) Breviario con pratiche e riti della devozione QUI

49) Preghiere in inglese   QUI

50) San La Muerte – Tratado Santa Muerte   QUI

51) Reportage completo gennaio 2012 sulla Santa Muerte su Linkiesta.It  QUI

52) Articolo ironico in spagnolo su Inciclopedia   QUI

53) La Santuzza Farealata siciliana diventa la Santa Muerte – Prima expo in Italia di questa figura  QUI

54) Libro intero in inglese di B. Andrew Chesnut – Devoted to death – Santa Muerte – The Skeleton Saint   (Oxford Univ. Press)  QUI

55) Blog Post con bellissimi disegni e bozze Santa Muerte e i bambini QUI

56) Documentario sulla Santa Muerte a Saltillo nel Nord del Messico QUI

57) Foto e reportage di Max Gibson. Santa Muerte: The Cult of Saint Death QUI

58) Ottima galleria fotografica sulla Santissima Muerte  QUI

59) Repressione e Santa Muerte da La Stampa Multimedia, negano il visto USA ad adepto: QUI

60) Post in inglese sulla Santa Muerte di Curandero Güero: QUI

61) Il sito Holy Death punto Com: QUI

62) Foto di Time.Com: QUI

63) “L’armadio della Santa Muerte” da un blog della rivista Gatopardo: QUI

64) La Santa Muerte, post del blog Dama de Negro: QUI

65) Aggiornamento dei trailer e documentari dell’Opificio Ciclope! QUI

66) In inglese, Crónicas de la Santa Muerte (storia riassunta): QUI

67) Documentario del 2012 di canale ONCE TV Messico – Santa Muerte

68) Dal blog “Miles Christi”: Santa Muerte culto falso QUI

69) “Bajo el manto de la Santa Muerte”, articolo “critico” El País QUI

70) Fotoreportage su Repubblica.It   QUI

71) Blog SKELETON SAINT Most Holy Death QUI

72) Report dell’FBI in tre parti. Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killigs  – UNO  DUE   TRE

73) Altri link d’interesse, curiosi o semplicemente bizzarri in italiano, in genere recenti, che parlano del fenomeno:

http://www.almaradio.it/blog/il-culto-della-santa-muerte-e-l’eterno-dualismo-messicano/

https://ilterzoorecchio.wordpress.com/2011/01/04/il-potere-dellacqua/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/07/14/news/da_re_maya_alla_santa_muerte_ecco_l_italia_delle_mille_sette-18441036/

http://gazzettadelmistero.blogspot.com/2011/11/santa-muerte.html#comment-form

http://www.ilcrogiuolo.it/wordpress/index.php/tag/la-santisima-muerte/

http://enigmaeparadigma.fotoblog.it/archive/2011/09/22/santa-muerte.html

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/polveri-e-pozioni/incenso-della-santa-muerte.asp

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/la-santisima-muerte-anonimo.php

Sopra avete visto… Mini mostra fotografica della Santa Muerte a Tepito e dintorni, Città del Messico. Autunno 2011, incipiente. Stop.

…chiudo (per ora) con il trailer del documentario di Opificio Ciclope sottotitolato in italiano…



Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen e…un ultimo Rap, poi una cumbia colombiana e un narco-corrido intitolato Reina de Reinas (Regina di Regine):

Santa Muerte – Rap di Mr. Vico

Dedicado a la flaquita, la Santa Muerte, by mexican rappero Mr Señor Vico. Un groove che spacca, ripete, e rispacca. La Sua Pagina in Italiano.

Entrevista con la Santa Muerte


Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal 8 de mayo de 2011

Ciudad de México, un día de 2011. Tengo el honor de presentarles a la mismísima Santa Muerte, quien nos hablará de ella y su culto en México, por primera vez en la historia. Al anochecer, sobre Ferrocarril de Cintura y Avenida del Trabajo, estamos en el umbral del barrio bravo de Tepito. La Santa llega puntual y acalorada, nos sentamos sobre una banca negra, apartados. La tarde es bochornosa y mi grabadora impaciente registra la portentosa vida de la Muerte.

 

–¿Cuándo nació Usted?

Bueno, nací con la vida. Soy su fin, pues. O su continuación, como quieran verla. Para los antiguos mexicanos yo estaba dentro de un ciclo. Según la Biblia, nací cuando el pecado original. Adán y Eva comieron su manzana rica y, luego, Dios me contrató, creamos la mortalidad. Más bien, Él lo hizo y yo feliz. Al inicio, no tenía chamba, ya que los hombres eran muy longevos. El Noé del diluvio llegó a los 950 años de edad, no inventes. A Moisés me lo llevé a los 120. Por suerte, después, la especie se tornó más corrupta, gozosa y golosa, y me los cargo antes de los cien.

–¿Hace cuánto la veneran?

¡Jijo, un buen! Antes les encantaba a los mortales explorar mi naturaleza inexplicable y fascinante. Y modesta, ¿verdad? En cambio, en el último milenio empezaron a tenerme mucho miedo y poco respeto en Europa. Fue por culpa de la peste negra.

–No pues, está grueso, ¿y qué pasó?

–A partir de 1348, me llevé personalmente a 25 millones de galos, germánicos, gachupines e itálicos. Me cansé pero valió la pena para mi carrera de segadora. Hasta la fecha se rehúsan a verme y hablar de mí. En América los obispos persiguieron mis imágenes con lujo de violencia. Igual me los llevé, lenta pero segura.

–¿Cuál era su relación con los aztecas?

Aquí en México mandé a una pareja pa’ cuidar el inframundo, el Mictlán, ¡qué bien me cumplieron! Eran Mictlantecuhtli, el rey, y Mictecacihuatl, su reina. Buena gente, descarnados, populares y honrados como yo. Hasta hoy los recuerdan y me ponen sus penachos y ropa.

–Vaya, sí sabe mucho. Va otra. ¿Es usted una Santa de verdad?

Mira, ¿según quién? En mi querido Más Allá hemos tenido pláticas milenarias sobre los santos. Para la Iglesia no lo soy. Como soy de purititos huesos sin carne, no me dan chance pa’ la canonización. Pero ni quiero, soy una entidad, objeto de fe y culto popular. Opino que un santo no católico tiene dignidad como los otros. Me quieren, ya que no solapo a pendejos, ni enaltezco a cabrones.

–¿Se cree más poderosa que Dios?

No te pases. Él me mandó. Posiblemente haya una sola vida y una sola muerte y me encargo de eso. La gente dice “primero Dios, luego Ella”. Hablan de mí y hasta me pongo roja, porque me dan tanta dicha y valoración, pero no hago clasificaciones. ¿A poco no queremos todos un granito de reconocimiento de vez en cuando?

–¿Cómo le llaman? ¿Cuántos son sus devotos?

Si me quieren mostrar cariño, me llaman Flaquita, Bonita, Niña Blanca, Hermosa y, de respeto, Patrona, Señora, Comadre, Hermana, Jefa. Los duros y puros devotos son como cinco, quizá 10 millones en México, Estados Unidos, Centroamérica e incluso en Japón y Argentina. Allí está un primo mío llamado San La Muerte. Le deseo puro éxito a ese gauchito, ojalá lea esto.

–Estimada Santa, ¿cuál es su compromiso con la democracia?

Mijo, no me hagas preguntas pendencieras, pa’ no decir otra con “pe”. ¿Me viste cara de H. congresista? Soy superdemócrata porque igual me llevo a un rico que a un pobre, a un joven que a un viejo, a un político y a un maleante: acaban en lo mismo y es democracia real, no populismo.

–¿Por qué anda con guadaña, amuletos raros y hasta un mundo en la mano? A muchos les parece espantoso, cuando menos, y se ve de mal gusto. Explíquenos, por favor, Santísima.

El chisme, ni lo pelo. No me gusta lo fashion. Te explico. La guadaña protectora vence envidias y hechizos. Corta vidas filosamente. Brilla a lo lejos y mutila de cerca, obvio. Ten cuidado, he de averiguar cuándo es tu turno porque cuando te toca, aunque te quites, cuando no te toca, aunque te pongas. La balanza es la ley igual para todos: en mi reino, sí es cierto. El reloj de arena me gusta, es retro pero rifa. Es la vida que se te va lentamente de las manos, sin embargo, con una girada arriba abajo, empieza otra vez con arena fresca. ¿Cómo ves? Otra. “Cuando el tecolote canta, el indio muere.” El búho es mi respetable mensajero nocturno. El globo terráqueo, pos, decía Netzahualcóyotl que “toda la redondez de la Tierra es un sepulcro; no hay cosa que persista, que con título de piedad no la esconda y la entierre”. A veces me siento sobre la Tierra para descansar y me hacen unos retratos que ni Miguel Ángel. También me pintan sobre un trono o a caballo, pero de pie es lo típico. 

–¿Qué tal su túnica?

Fíjate. Cada quien trae su piel puesta, es una capa externa. Yo, en cambio, porto mi atuendo y saco mis manos, mis pies y mi rostro de calavera. Al verme finalmente se dan cuenta de que son todos iguales: debajo de su piel y ropa, esconden huesos blancos como los míos y no hay disfraz de por vida. A cada color de mi sayal le dan un sentido simbólico. Está bien, siempre y cuando le nazca a la gente.

–Las malas lenguas dicen que su culto sólo es de pobres, presos, “nacos” y “prostis”.

Ay, mi chavo, nomás le ponen etiquetas a las personas. Los excluidos me buscan. Los barrios son cultura que no sólo está en los libros. También hay mucha pobreza, así que donde falta todo, queda la pura fe y, mientras más santos haya, mejor. Dicen que soy celosa y no es cierto, mis altares reciben a todo santo y todo fiel: hay lugar, y más para los débiles.

–¿Y en la cárcel?

Allí me tienen mucho cariño, claro, ¿y qué? Me preocupo por lo que pasa adentro ¿y ustedes? Toditos podemos ser pobres, presos, nacos o, como dijiste, prostis. No juzguen, yo soy quien maneja balanza y guadaña.

–Otros dicen que es la Santa de los narcos y de la Mara Salvatrucha.

Órale, pero ¿hicieron un conteo de cuántos presuntos narcos y mareros se tatúan a la Virgen o a San Juditas, o solamente se fijan en mí? No niego cierta afición, sí soy carismática, pero no soy narcosanta como dice la prensa amarillista. Escriben que soy satánica y mala, que exijo sacrificios y bobadas así. No me conocen, pero ahora, ¿quién pondría eso en un periódico serio?

–¿Ha probado alguna droga?

¿Por qué crees que estoy tan flaquita? No, es broma. Todo probé en la vida, bueno, en la muerte. Muchos me piden sacarlos del vicio y con gusto los apoyo.

–¿Tiene novio o galán?

Ándale, ¿te lanzas? Mi veneranda edad me enseñó a ser discreta. Sé de unos que sueñan conmigo en la noche, pero estoy bien sola: trabajando, emancipada y ocupada.

–¿Usted le entra a la santería y al vudú?

La santería es una tradición cubana y el vudú llega de Nigeria a Haití. Son religiones que trajeron los africanos yoruba a América. En mi culto hay algo de sus usanzas. Por ejemplo, la práctica del pureo, en que se depura mi imagen echándole humo, o las ofrendas de licores tropicales como ron y tequila. Algunos me identifican con laorisha Yemayá, dueña del mar y madre de los dioses. Me cae que sí hay rituales que me utilizan para la magia, la brujería y las limpias. Las tiendas esotéricas venden todo producto y servicio, aunque siento que me están explotando para cosas que tampoco son lo mío, la verdad.

–¿Cuáles son sus orígenes, Santísima?

¡Uh! Pues, niño, te cuento que mi imagen tiene mil años, es un mix de iconografías judeocristianas y grecorromanas. ¡Qué cosas! Como me ves ahorita, aquí a tu lado, es como me pintaron en el medioevo y en el barroco en Italia, España y demás. Bailaba en esos lienzos de las danzas macabras dentro de iglesias y osarios. Presidía esqueléticamente las procesiones del Viernes Santo sobre las carretas de la muerte. Chulada.

–¿Le gusta lo barroco?

¿A mí? Me gusta lo extrovertido y, no lo digas a nadie, también la Vida, sin bronca. Mi función era recordarles que un día morirían, el famoso memento mori. Amo el espíritu y la estética de la tierra mexicana, algo barroca y musical. El Día de Muertos, ese “patrimonio de la humanidad” católico-mestizo de México, es bonito, pero es una muerte domesticada. Lo mío es popular y más libre, por lo que me hostigan. Cuando los de siempre y las jerarquías ya no controlan a todas las almas, tiemblan. 

–¿La Enfermedad es su amiga?

Sí, pero no super cuata. Antes nos llevábamos, cuando acompañaba mi labor segadora de muchedumbres. Ahora anda floja y los doctores la hacen tonta con tachitas y palabritas. Me cae que ya no jala.

–¿Qué pasó cuando llegó a México?

Los españoles trajeron la cruz y la espada. Las cofradías de la Buena Muerte vendían a los ricos un rápido ascenso al paraíso mientras que los pobres iban a las fosas comunes. Mi silueta con hoz espantaba a los nativos. Sin embargo, el juego no duró tanto y en el siglo XVII ya usaban mi efigie a su gusto. La Inquisición ordenó perseguirme como una idolatría practicada por “indios”, quienes me llamaban ya “Santa Muerte.” En Chiapas me decían San Pascual Bailón y allí me salvé.

–¿Cómo se conservó por tanto tiempo?

No uso maquillaje, ves.Mi culto se mantuvo gracias a las abuelitas y las guardianas, matronas, como yo, del México profundo. Las familias me salvaron de las persecuciones sin pensar en el lucro. Mis imágenes coloniales rescatadas son la de San Bernardo en Tepatepec, Hidalgo; la del Museo de Yanhuitlán, Oaxaca, y la de La Noria, Zacatecas. También en Tepito el culto es antiguo. Hace diez años el altar de Alfarería fue el primero en ponerse en la calle y es el más concurrido. Hay al menos mil 500 altares en el DF y más en la República.

–¿Qué pasa en Tepito?

Nada. En BarrioDeTepito.Com, un sabio cronista comenta que “los chilangos temen Tepito y no se dan cuenta de que ya México se ha convertido en el Tepito del mundo”. Además, México y Tepito tienen las vocales emparedadas, ¿curioso, no? En Tepis, junto a la Guadalupe, soy la Señora del barrio, pero como que se me quiere más.

–¿Hubo intentos de explotarla?

Sí, pero no me gusta que la fe se patente y sea una SA de CV. El padre David Romo tuvo presencia en los medios, mismos que crearon a un falso líder del culto, mientras que él es fundador de una Iglesia Tradicional que perdió su registro y no me domina a mí. Tiene un santuario en la Morelos, pero cambió mi figura huesuda con la de un Ángel encarnado. En el Estado de México, Jonathan Legaria, el comandante Pantera, era todavía muy chavo cuando, en 2008, lo acribillaron en Tultitlán. Quedó una estatua mía de veintidós metros, pero nunca supe bien qué negocios armaban. 

–¿Es vengativa? ¿Si no le cumplen, usted castiga?

No, ¿cómo crees? Cuando uno se sugestiona, cree que algo malo va a pasar y se aplica la ley de Murphy. Si temen que los voy a castigar, algún castigo ocurre solito.

–¿Hay manera de “arreglarse” con usted para un tiempo extra?

No amigo, ¿qué pasó? ¿Mordidas? No busco plata. Si me rezas, como intercesora con el cielo, puedo recomendarte en la delegación divina, pero Él decide, ni tú, ni yo.

–¿Qué le piden?

–El regreso del marido, el amor de la galana, ayuda con deudas y juicios difíciles, protección del peligro, darle un chance al adicto y al preso pa’ que salgan de su jaula. Paros. Dinero. Éxito en el gabacho. No soy más poderosa que la Virgencita, pero sí más cabrona.

–Para eso, ¿no está San Judas Tadeo?

Es amigo, trabaja casi lo mismo, pero se quedó con la Institución. Lo promueve la Iglesia y le ganó a san Hipólito, quien fue impuesto como patrono en 1528. Es bueno, pero sigue siendo un cuate cooptado. Yo no me dejo.

–Usted se ha vuelto toda una estrella. La invocan como “querido ser de luz”. ¿No es una contradicción? Sin ofensa, dicen que usted resume los valores negativos de la sociedad.

No soy un chivo expiatorio de sus problemas. Vengo a recordarles su destino pa’ que vivan bien sin desear el mal a su vecino. Protejo a los que nadie cuida. Alumbro el camino y su fin: pasos y metas, un “nos vemos” y un “adiós”. Cada noche ensayan el sueño mayor, ya están listos. Adiós.

–Muchas gracias, nos vemos.

Mientras se aleja, la Patrona me indica un cartel: “Hoy estás en los brazos de la vida, pero mañana estarás en los míos. Así que vive tu vida. Te espero. Atte. La Muerte.” 

Video Presentazione: la Santa Muerte al seminario di sociologia Uam-X

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Diapositivas, fotos y textos, de la presentación en la Uam X sobre el culto a la Santa Muerte, jueves 24 feb 2011, dentro de los seminarios “Jueves de Sociología”:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

Fotos de las diapositivas: (Foto di ogni singola slide)

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion


La Santa Muerte e la stampa italiana (Seconda parte)

di Fabrizio Lorusso ::::::::::::::::www.carmillaonline.com

SantaCumple.jpgLa nota del Corriere della Sera, sezione esteri, di cui parlavo nella prima parte di quest’articolo è stata ripresa da altri siti che la citano, la riassumono e ne mettono in evidenza ulteriori dettagli interessanti. Vediamone alcuni estratti per approfondire la rassegna.

A dire il vero – come è ovvio che sia – non si tratta di una santa riconosciuta dalla Chiesa (benché i suoi seguaci si dichiarino cattolici), ma di un rito legato per alcuni ai Maya, per altri risalente al XVIII secolo.
Non so chi abbia legato specificamente al popolo Maya l’origine del culto alla Santa Muerte ma sarei curioso di scoprirlo. Spesso si diffondono evidenti confusioni tra popoli e epoche diverse della storia di quest’angolo di mondo. C’è da dire che effettivamente alcuni “etno-nazionalisti” messicani fanno risalire la nascita del culto alla Santa Muerte al Messico precolombiano dei Mexicas (o Aztechi) e, ancora prima, alle popolazioni dell’area culturale e geografica che Paul Kirchhoff chiamò Mesoamerica e che includerebbe anche la regione dei Maya, cioè il sud est messicano, il Guatemala, El Salvador e l’Honduras.
In realtà restano alcuni tratti di una peculiare visione del mondo e alcune tradizioni in certe zone ma numerose pratiche rituali, religiose e funerarie si sono evolute radicalmente, si sono perdute o si sono fuse con altre a partire da un’eredità precolombiana eterogenea fino ad arrivare al Messico moderno. Il tema è complesso e dibattuto e non può certo esaurirsi qui. Basti sapere che una buona parte di quello che oggi ci viene propinato come “precolombiano” originale o “tradizionale” indigeno, dai rituali al cibo, dai vestiti a certe manifestazioni culturali, è in realtà una rielaborazione posteriore spesso promossa da statisti del secolo XX (come l’ex presidente Làzaro Càrdenas) e partidari del cosiddetto indigenismo.

Il concetto della morte e gli dei dell’oltretomba di quei popoli possono senza dubbio costituire un terreno fertile e generare immaginario. Alcuni riferimenti sono vivi anche oggi, ma non è provata una continuità lineare tra le antiche pratiche e credenze e quelle attuali, ancor di più se parliamo proprio della Santa Muerte.
Nel XVIII secolo, all’epoca della dominazione spagnola, giunsero in Messico le immagini barocche e medievali della “buona o santa morte” appartenenti alla tradizione cattolica che in effetti sono indicate come un’attendibile iconografia di riferimento per la versione attuale (al riguardo segnalo due post UNODUE). Insomma in Messico c’era e c’è un sottofondo culturale tradizionale che potrebbe aver propiziato il radicamento di versioni coloniali, moderne e post moderne del culto alla Morte nel corso dei secoli. Ciò non significa che i messicani siano massivamente adoratori della morte o che facciano sacrifici umani per ripetere le gesta dei loro ancestri…

La santa recluta adepti tra gli strati più poveri della popolazione, criminali, narcotrafficanti e banditi che sovente uccidono delle persone in suo onore.Mi sembra davvero un’esagerazione identificare gli strati più poveri della popolazione in modo così diretto, quasi come se ci fosse una corrispondenza biunivoca con le categorie di “criminali, narcotrafficanti e banditi” dato che, come visto, è quasi sicuro che il culto sia nato, si sia mantenuto per decenni, forse per secoli, e si sia diffuso tra i primi mentre è stato invece adottato dai secondi come simbolo di protezione ed elemento d’identità in seguito alla sua propagazione mediatica negli ultimi 15 anni. Anche il fatto che “sovente” si uccide proprio in suo onore è tutto da dimostrare.

DirettaNews riporta una nota Ansa del 5 gennaio 2011 che prova a spiegare che “l’antico culto della Morte, di origine precolombiana ma con elementi della liturgia cattolica – la Chiesa cattolica lo condanna -, emerge nella tradizione popolare messicana nel Giorno di morti (Dia de los Muertos) e nell’iconografia tipica degli scheletri (calaveras) in abiti civili, con cui gli antenati morti ricordano ai vivi dei loro doveri morali. La setta della Santa Muerte venera come sacra l’immagine della morte nelle fattezze di uno scheletro coronato e vestito di seta e con la falce in mano, alla quale i devoti, diffusi nelle classi popolari e nel mondo della criminalità, fanno offerte di fiori, denaro, tequila, birra o sigarette”.
Passi pure che il vestitino della Santa possa essere sempre di seta, roba da ricchi o per chi la sta ringraziando per un grosso favore ricevuto, ma la svista più evidente è sulla sua nascita che viene palesemente associata al giorno dei morti e alle divinità precolombiane come origini del culto mentre eventualmente sarebbero degli elementi collaterali che favoriscono un certo sincretismo e non di più. Tanto che poi si parla di “una setta che affonda le sue radici in antichi culti pagani precolombiani” tout court.
Setta: insieme di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata. Non credo che per il culto alla Santa Muerte si configuri questa definizione dato che non c’è una dottrina alternativa a quella della religione cattolica ma solo l’aggiunta di un Santo riconosciuto solo dai suoi devoti. L’altro dettaglio è che ormai la diffusione di questa “Santa dei dimenticati” o “dei disperati” sta superando le differenze di classe e di razza coinvolgendo anche politici, artisti, impresari e molte persone di classe media.

Radio Vaticana ci mette del suo denunciando un presunto Allarme “sette” in Messico. I vescovi: no alla venerazione di Santa Muerte.
L’allarme sette e l’adorazione “idolatra” della figura della morte, attraverso l’azione instancabile del clero, va avanti da secoli e non è perciò una notizia dell’ultim’ora come sembrerebbe dal comunicato del 10 gennaio 2011. Vediamo. SantaCumple2.jpg
“Un appello a tutti i messicani ad abbandonare la pratica della venerazione di “Santa Muerte” è stato lanciato con preoccupazione dal portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, padre Hugo Valdemar.
Il sacerdote – riferisce L’Osservatore Romano – ha rilevato che la fede in “Santa Muerte”, rappresentata da uno scheletro con una falce in mano, è contraria al cristianesimo. “La sua venerazione – ha spiegato il portavoce dell’arcidiocesi – è oramai diventata un rituale preferito dagli esponenti della criminalità organizzata messicana e dai narcotrafficanti”.

Troviamo un’impressionante somiglianza tra questa visione e quella dei giornalisti mainstream che a mio parere potrebbero spiegarci meglio il fenomeno in termini sociali e storici invece di disquisire sulle corrispondenze del culto con la fede cristiana, col satanismo o con la magia bianca o nera.

I promotori della devozione – ha dichiarato il portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico – approfittano dell’ignoranza della gente e della loro debolezza psicologica. Cristo è venuto sulla terra per vincere il peccato, la morte, i segni del potere del male e la sua distruzione. Il leader della setta – ha aggiunto il religioso — esprime un’energia e un sentimento negativi che sono molto pericolosi. Riferisce le sue azioni all’aiuto del maligno, agisce e parla in nome del diavolo.
Addirittura! Anche qui la strategia d’identificazione di un leader unico, malvagio e crudele, per screditare un culto popolare che in realtà non ha un capo e annovera tra i 2 e i 5 (forse 10) milioni di devoti in Messico, Centro e Sudamerica, Stati Uniti e perfino in Giappone ed Europa. Credo che la Chiesa stia cominciando a preoccuparsi per questa “setta” che setta non è così come faceva ai tempi dell’Inquisizione nella Nuova Spagna. Che poi esistano dei falsi santoni e delle persone che tentano di creare una “chiesa” o una struttura gerarchica di altro tipo (le unioni tra altari, per esempio) è un altro discorso e solo le evoluzioni future del culto potranno dirci che pieghe prenderà a livello istituzionale e liturgico.

“Molti di coloro che credono in “Santa Muerte” – ha concluso padre Valdemar – sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure”. L’arcidiocesi di Città del Messico invita i seguaci a distruggere tutte le immagini di “Santa Muerte” e di non temere nessuna vendetta o ritorsione “perché il potere di Dio è più grande del male”.
Ricordiamo che la Santa Inquisizione (quella sì era pericolosa per davvero), ha perseguito per secoli le immagini della morte che essa stessa aveva importato nella Nuova Spagna. Potevano pensarci prima. Quando il popolo rielabora e fa propria una cultura è difficile controllarne gli sviluppi dall’alto. Poi si sa, hecha la ley, hecha la trampa, fatta la legge, trovato l’inganno e quindi la gente tende a fare esattamente quello che l’autorità le proibisce. Soprattutto quando è schiava e conquistata col ferro di spada e croce.

Infine nella nota prevale la visione classica paternalista del popolino ignorante e in balia della moda e del demonio. Non sanno quello che fanno!
Invece lo sanno eccome e sono proprio stufi di vedere morire migliaia di donne per colpa del bigottismo imperante nel loro paese, per il maschilismo e il paternalismo che strozzano il Messico e le sue energie vitali, per le reiterate leggi che criminalizzano l’aborto per cui solo pagano le donne che sono costrette a farlo in condizioni estreme e vanno a scontare anni di prigione (vedi caso delle donne di Guanajuato).
Sono stufi della pederastia magari. Non considerano il clero corrotto nella sua totalità ma hanno perso rispetto per istituzioni escludenti ed eterodirette. Sono stanchi che tutti i soldi che vengono elargiti alle gerarchie cattoliche e ai sacerdoti delle centinaia di sette e chiese di tipo pentecostale e protestante vadano a rimpinguare strutture lontane e giudicate inutili. Non sono deduzioni mie, sia chiaro. Sono dichiarazioni dei devoti cattolici e della Santa Muerte, perché quella Santa non li esclude e la Chiesa sì. Ci pensino sopra i responsabili della fede.

Ultima chicca di rapida disinformazione dalla stessa fonte vaticana: il culto di “Santa Muerte” è vietato dal ministero dell’Interno perché non rispetta gli scopi indicati nello statuto della legge messicana sulle associazioni religiose e di culto.
Il culto non è affatto proibito dalla legge altrimenti si configurerebbe una violazione dei principi costituzionali e dei diritti dell’uomo (la cara vecchia libertà di culto) ma comprendo che è gioco forza scrivere in questi termini.
E’ vero che l’associazione religiosa fondata da Romo, la Iglesia Católica Apostólica Tradicional Mèxico-Estados Unidos, ha perso nel 2005 il permesso di operare sul territorio perché aveva violato i termini stabiliti dalla legge introducendo anche la figura della Santa Muerte nella liturgia e mescolando rituali della santeria e del vudù con le messe tradizionali. Il Ministero degli Interni messicani gli aveva quindi ritirato l’iscrizione all’albo delle associazioni religiose registrate. Non s’è proibita nessuna fede e nessun santo.

In un post dell’aprile 2009 Alessandro Grandi su PeaceReporter, pur senza trattare a fondo il tema del culto alla Niña Bonita dato il formato delle notizie sul sito, non si lascia condurre da facili tentazioni scandalistiche e resta più in linea con la stampa messicana “illuminata”, resta un po’ di condimento speziato ma comunque c’è attenzione ai fatti e si menziona anche il tema del rispetto per la libertà di culto valido per ogni fede.
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Un altro post del 10/01/11, quello di Paolo Manzo sul blog di Panorama.It intitolato “Messico, contro i narcos scendono in campo gli esorcisti”, tende all’ambiguità e si colloca forse a metà strada: relaziona indirettamente la Santa Muerte alla magia nera, all’esorcismo e al narcotraffico collocando le notizie in un ordine particolare ma senza stabilire esplicitamente un nesso tra queste.
Si comincia a parlare di un tema, l’esorcismo messo in campo dalla Chiesa contro la violenza in Messico, e si passa subito dopo a un altro che poco ha da spartire con il primo: l’arresto di David Romo, un falso leader del culto alla Santa Muerte per giustificare la sentenza conclusiva “il confine insomma tra culto e criminalità è sempre più labile”.

Per chiudere questa rassegna propongo due articoli dallo stesso sito, Giornalettismo.It. Nel primo pezzo di Donato De Sena (“Prete, santone o criminale? Dal culto della Santa Muerte a sequestri e droga” del 05/01/11) leggiamo che “la polizia messicana ha arrestato la guida spirituale del culto di Santa Muerte, culto della chiesa tradizionale messicana, che si oppone alla chiesa romana cattolica. Si tratta di David Romo un controverso leader che può vantare un seguito di qualche milione di persone”.
Quest’ultima cifra si riferisce forse ai seguaci che Romo stesso attribuisce al culto alla Santa Muerte e non alla sua persona. E’ un matto ma non così tanto.
Il resto della notizia è verissima e il signor Romo effettivamente è conosciuto per i suoi affari loschi da anni come s’è già visto. Peccato che lui non rappresenti il culto alla Santa Muerte e non sia LA guida spirituale sebbene abbia ancora oggi un gran seguito di simpatizzanti. Come già detto è stato scelto dalla stampa come leader per semplificare la realtà e ottenere un’impatto mediatico più facile.
Inoltre il culto non s’oppone alla Chiesa, anzi, i devoti normalmente credono in Dio e Gesù Cristo senza ripudiare la fede cattolica. Semmai avviene il contrario e giorno dopo giorno Chiesa e Stato mettono a rischio la libertà dei cittadini professare liberamente la propria fede in molte regioni del Messico.

I suoi fedeli sono per lo più considerati criminali di vario tipo, come gli spacciatori di droga, ladri, persone di basso ceto sociale. Di questo punto ho già parlato ma volevo ribadire il concetto con una frase che palesa un sottofondo piuttosto discriminatorio. Non è sbagliato affermare che molti messicani considerano (erroneamente) i devoti della Santa Muerte come malfattori, ma fare informazione non dovrebbe coincidere solamente con “riportare l’opinione comune”, si dovrebbe creare un mix critico e innovativo quando si analizza un fenomeno complesso. Al contrario sembra spesso che si stia parlando di masse indistinte di imbecilli, poveracci e delinquenti, un po’ narcos e un po’ banditi dei tempi di zorro con in mano dei teschietti arrugginiti rubati al mercato.

L’ultimo articolo ha un titolo che potrebbe ricordare alla lontana un terrificante B-movie di Sam Raimi, “I sacrifici umani della Santa Muerte: religione e droga in un intreccio letale. I narcotrafficanti messicani sono decimati da faide sanguinose e sempre di più si rivolgono a un rito macabro”.
E’ una specie di sequel più splatter del precedente reportage ed esce il 13 gennaio 2011. Racconta Martina Chiarei di una vittima di omicidio a Ciudad Juàrez sul cui “busto c’era il tatuaggio distintivo di uno scheletro vestito da femme fatale. La polizia lo ha riconosciuto come la “Santa Muerte”, una macabra icona femminile che ha sostituito la Vergine Maria come un’improbabile sorgente di conforto profano alle legioni di gangster e picchiatori messicani”.
Il soprannome di “femme fatale” per la Santa Muerte è nuovo e accattivante. Certo che la morte doveva essere fatale se no che morte è. Nulla da dire. Il resto appare invece come uno dei tanti luoghi comuni che non spiegano la natura della devozione ma “suonano bene”.

Ancora: “nei processi o nelle retate contro i cartelli, la Santa Muerte è spesso coinvolta come un’indicazione di colpa. Al processo di Gabriel Cardona, accusato di aver sequestrato e ucciso a nome del cartello del Golfo, gli investigatori hanno spiegato che raccoglieva il sangue delle sue vittime in un bicchiere e brindava alla Santa Muerte. Quando la polizia ha fatto irruzione in una casa occupata da un leader del cartello di Sinaloa, ha trovato un’intera stanza trasformata in una cappella della Santa Muerte”.

Premesso che gli altari nella case messicane sono praticamente un must e sono milioni, anche quelli alla Santa Muerte sono tantissimi, colorati e rappresentano una forma d’espressione popolare importantissima. E’ quindi normale scoprire nelle case intere stanze adibite a santuario per una Madonna miracolosa, per il Santo Niño de Atocha, per Gesù misericordioso o per la Santissima Muerte del corazòn.
Che un narcotrafficante abbia il suo piccolo santuario in casa non è più (o non è stato mai) un motivo di scandalo, forse lo sarebbe se non ce l’avesse. Tutti i dettagli, veri, falsi e comunque da verificare, sulle nefandezze che commettono o no i personaggi arrestati dalla polizia lasciano il tempo che trovano e impressionano la gente per rendere appetibile l’articolo, ma in fondo che c’entra? Vogliamo dimostrare che è un culto macabro? Nessuna persona normale si beve il sangue di un nemico che ha appena strangolato e sgozzato, siamo d’accordo. Anzi, di solito non strangola né sgozza ma tralasciamo.
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Il punto è che dovremmo dire che il suddetto delinquente non è molto normale di suo o fa parte di un gruppo pericolosissimo mentre invece si racconta che è devoto di una qualche santa demoniaca che gli “comanda” o predica di trasformarsi in Hannibal Lecter. Io non me lo spiego così, non so voi. Con questa logica potremmo sostenere che le torture degli inquisitori cattolici erano dei rituali satanici di sacrificio di esseri umani immolati in onore di un Dio punitivo che obbligava le sue pecorelle a diventare lupi contro gli infedeli più rumorosi. Effettivamente non è nemmeno troppo azzardato!

Perfino se poi vengono alla luce offerte sacre di resti umani per la Santa Muerte, come pare sia successo recentemente, questo non snatura le sue origini e le sue tradizioni ben diverse e radicate nella società messicana dai tempi della dominazione spagnola. E nemmeno toglie che gli squilibrati assassini restino dei mentecatti, religiosi, credenti o atei che siano. Quando negli anni novanta Ciudad Juàrez divenne famosa per le donne uccise brutalmente, s’inventarono mostri, serial killer e meravigliosi misteri per nascondere un fenomeno molto più grave che persiste tuttora. Non facciamoci distrarre di nuovo come per anni è successo credendo a versioni facili su quella violenza che oggi pare inarrestabile.

Una perla finale di mexican fiction “Per gli abitanti di Ciudad Juarez, il trambusto scatenato da una figurina di cartone che sembra di più una macabra prostituta della truce mietitrice, sarebbe divertente se non fosse così disperato”.
Non c’è nessun trambusto scatenato da una figurina che assomiglia a una “macabra prostituta” a Ciudad Juàrez.
Il casino lo fanno i politici alleati coi narcotrafficanti, i corrotti agenti statunitensi e messicani delle dogane, i polleros che ricattano i migranti al confine, le bande di poliziotti disonesti e pubblici ministeri intimoriti, l’inesistenza della legge, l’impunità al 97%, il maschilismo e le gang giovanili. Si attribuisce alla Santa Muerte un’apparenza da prostituta macabra piuttosto visionaria in questo caso. Sarebbe divertente se non avesse un retrogusto misogino ma serve adesso per porre fine a questa fatale disquisizione…
Link Alla Prima Parte

Dopo la lettura di quest’incauta e appassionata speculazione vi invito nuovamente a visitare tre siti in italiano sul culto alla Niña Blanca:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/
http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

La Santa Muerte e la stampa italiana (Prima parte)

di Fabrizio Lorusso :::::::::::::::::::::::::: www.carmillaonline.com

santamuertevelas.JPGVorrei scagliare nel www una critica costruttiva per evitare che anche in Italia la figura e il culto messicano della Santa Muerte vengano mistificati. La speranza è che non diventino un’esca succosa e stereotipata per pigri giornalisti che riportano fonti di terza mano e cercano la notizia facile anziché indagare sulle origini dei fenomeni sociali e dei loro relativi problemi. Infatti dall’inizio di quest’anno si sono moltiplicati in rete i post e le note in italiano sulla devozione alla Santa secondo una linea “sensazionalista” che molto probabilmente si rifà ad analoghi articoli tendenziosi usciti su vari siti e giornali in inglese e spagnolo. Spesso ci si occupa della frontiera Messico-Usa come fosse un immenso teatrino di marionette sataniche e narcos tatuati.
Il problema generale è la cornice di esotismo e superficialità con cui ancora oggi vengono trattati molti temi latino americani e messicani, in particolare la violenza, il narcotraffico, la migrazione, l’emarginazione e la povertà nelle metropoli, la storia e la cultura popolare, indigena o meticcia che sia. E se poi nei racconti e nelle immagini, nel contenuto del quadro, si piazzano un po’ di rosso sangue a macchie, qualche luogo comune e un mix al gusto di astratti misteri, ben venga per stampa e Tv. E pure per Internet, chiaro. Al tutto gli si dà un bel titolo che menzioni dei sacrifici umani, una santa mortale e oscura, un po’ di vittime, droga e sparatorie. L’espediente fa molta scena e genera visite (o vendite sul cartaceo).

L’arte astratta e surrealista applicata al giornalismo è una pratica ancestrale, non la scopro io, ma serve a trasmettere un’informazione correttamente? Non penso proprio e spesso non è nemmeno questo l’interesse di chi scrive, purtroppo.
Dato che il culto alla Santa Muerte è ancora poco conosciuto e relativamente giovane, provo a evidenziarne alcuni tratti qui prima che sia tardi e che continui ad essere usato per dare spiegazioni facili ai problemi del Messico. Userò una rassegna stampa per ragionarci su, visto che nell’ultimo mese sono usciti alcuni articoli sulla scia dell’arresto di un personaggio noto come “l’arcivescovo della Santa Muerte”, David Romo, e in seguito ad alcuni casi di omicidio nella settentrionale Ciudad Juarez che la polizia ha definito come sacrifici umani alla Santa Morte.
E’ un modo grossolano di sviare l’attenzione. I morti per le faide tra narcotrafficanti non mancano mai (oltre 3000 a Juàrez nel 2010), perciò in tanti si sono cimentati nell’arte di mischiare eventi e guerre diverse per cuocere un minestrone di news con chili jalapeño dentro. Ci si concentra su un paio di casi senza spiegare nulla, dimenticando il quadro.
Intanto vi invito a visitare tre siti in italiano per capire meglio i punti nodali e la storia del culto e poi continuo col soliloquio: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/ & http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/ & http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

L’immagine della Santa Muerte, uno scheletro con falce e bilancia ricoperto da una tunica di uno o più colori, attira certamente l’attenzione e rischia di perturbare le placide giornate di sole tanto a chi vive in Messico quanto a chi sta in Italia. I motivi e i modi sono diversi. Diapositiva85.JPGPer i messicani la visione di uno scheletro in una casa o per la strada non rappresenta di per sé un’esperienza terrificante, anzi.

I teschi e le catrinas – le famose raffigurazioni degli scheletri vestiti da donne borghesi (vedi le foto del teschio coperto di fiori gialli e il disegno dello scheletro col cappello da signora borghese) – sono dappertutto e sono legate al culto cattolico del giorno dei morti riadattato secondo il canovaccio di un folclore nazionalista dalle origini precolombiane, almeno nelle intenzioni. L’idea del mix tra le razze viene qui declinata in un ambito squisitamente religioso e popolare. Questa, però, è la morte addomesticata dalla chiesa e dallo stato.

Nelle zone in cui, invece, la tradizione indigena s’è relativamente conservata esiste una familiarità col tema della morte che non si collega più di tanto alle immagini, alle statuine e ai dolci a forma di cranio e alle ofrendas colorate che si vedono in documentari e cartoline. Queste cose piacciono assai ai bambini e ai turisti. Piuttosto si riferisce alla concezione della fatalità, del ciclo vita-morte e delle relative cerimonie che sono ancora molto diverse tra loro nei territori lontani dalla capitale, il centro uniformante dell’identità nazionale.

Per quanto riguarda la Santa Muerte, che è un’altra cosa ancora, chi vive in Messico è stato abituato dalla stampa scandalistica, da alcuni scrittori modaioli e pure dai mass media “seri”, nazionali ed esteri, ad associarla semplicemente al mondo del narcotraffico e della delinquenza, ai quartieri più poveri e pericolosi o a qualche setta satanica e ai rituali cubani della santeria, nel migliore dei casi. In America, Stati Uniti compresi, la tendenza sta però cambiando e da alcuni anni a questa parte i reportage e i documentari stanno reinterpretando e ricollocando il culto alla Santa Muerte in un ambito più vicino alla realtà storica e antropologica di questa devozione popolare che nasce nei quartieri poveri, dove il rischio e la morte sono il pane quotidiano, e nel mondo agricolo tradizionale.
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E’ un culto diffuso da decenni, forse da secoli, all’interno delle famiglie e custodito gelosamente dai patriarchi e dalle matriarche. Per questo è avvolto da una nube di miti e misteri che solo i guardiani degli altari privati e pubblici riescono a far sfumare.

Agli italiani probabilmente la morte scarnificata evocherà sentimenti ancestrali di rifiuto e il ricordo di qualche affresco in un ossario o in una chiesa di provincia. Oppure rievocherà dei thriller-film statunitensi, le magliette degli Iron o la giacca di qualche motociclista. Questo è pop, è memoria collettiva e fotografica ma non c’entra con l’essenza del culto messicano se non marginalmente e comunque solo negli ultimi anni. Son fattori che vendono e fanno vendere, iniziano a legarsi al culto e al merchandising ma le due iconografie non vanno confuse. Dunque la Santa Muerte da una parte, i vecchi film dell’orrore e le copertine dei Cd, dall’altra. La Santa Muerte da una parte, le catrinas, i teschi e gli scheletri del giorno dei morti, dall’altra.

Ultimamente anche in Italia il giornalismo sta cominciando a fare uso delle foto e dell’iconografia della morte santificata messicana scoprendone con dieci anni di ritardo le virtù scandalistiche e promozionali. Chiaramente la sua presenza negli articoli serve solo a creare un’equazione sul Messico che è immediatamente vera per il lettore ma fuorviante perché basata su presupposti fallaci: VIOLENZA = NARCOS = MORTE = RELIGIONE, SUPERSTIZIONE = SANTA MUERTE = MADONNA DEI NARCOS.
L’escamotage di associare la violenza solo ai narcos e questi alla morte sembra funzionare. Peccato che passare dalla morte vera, quella delle sparatorie col cuerno de chivo, quella dei clandestini in cerca del sogno oltre il Rio Bravo, quella dei conflitti agrari e familiari o dei femminicidi lungo la frontiera con gli Usa, al culto alla Santa Muerte come forma d’espressione e credenza popolare sia un atto di malafede o d’ignoranza.

La falce della morte comincia a servire per pubblicare articoli riguardo a un paese e una regione dimenticati che non si vogliono capire fino in fondo. Dato che non si riesce ad avere una copertura decente degli esteri nei media mainstream, allora “il resto del mondo”, sfuma e si rimpicciolisce fino a diventare un racconto mitologico: oltre le Colonne d’Ercole appena si nota il Medio Oriente, a volte ci sono la Libia, l’Egitto o la Russia, appaiono (s)fumati un po’ gli Usa, pezzetti d’Europa e forse la Cina. Il resto è barbarie, terzo mondo, e son miliardi di persone buone per il folclore, le epidemie, la falsa solidarietà e le guerre, tanto quelle ci sono sempre.

Smetto di sparare sulla Croce Rossa e cito qualche articolo sul fenomeno della Niña Blanca, uno dei soprannomi della Santissima Morte. Prima di cominciare appunto qui un incipit molto rispettato e propiziatorio per le preghiere che a Lei vengono elevate a Città del Messico e dintorni, cioè dal Texas alla Pampa, senza pretese. Santa Muerte de mi corazòn, no me desampares con tu protecciòn. (Santa Morte del mio cuore, non mi lasciar senza la tua protezione).Santa1sep10.jpg

E’ sintomatico delle tendenze appena illustrate un contributo di Guido Olimpio sul Corriere Esteri dal titolo: Messico.. Delitti e rituali a Ciudad Juàrez. Il sacrificio umano per «Santa Muerte». Omicidi commessi in onore della «signora delle ombre», la protettrice dei criminali.
E poi l’inizio… In Messico non si uccide solo per la droga, ma anche in onore di Santa Muerte, la protettrice dei criminali. Vittime sacrificali offerte alla “Signora delle ombre”. Almeno due delitti, avvenuti in questi giorni nell’area di Ciudad Juarez, sarebbero stati compiuti secondo un rituale legato a Santa Muerte. Quale sarà mai questo rituale non si sa.

Raccontare alla Repubblica dei lettori che tra i 30mila morti provocati in 4 anni dalla cosiddetta “guerra al narcotraffico” in Messico ce ne sono un paio che vengono “dedicati” alla Santa Muerte non è che aiuti a capire poi molto. Soprattutto perché se sono avvenuti omicidi a Ciudad Juarez secondo queste modalità, ebbene sarebbe più che altro utile spiegare perché a Juàrez muore tanta gente (nel 2010 è stata la città più violenta del mondo per numero assoluto di assassinii) e perché i membri delle gang cittadine (sono circa 500 le bande giovanili) al soldo dei cartelli della droga avevano eventualmente qualche connessione con quel culto.

Infatti la Santissima Muerte non è necessariamente la protettrice dei criminali e non è legata a rituali che coinvolgono “vittime” sacrificali. Chi solo dà adito a queste versioni dei fatti e a interpetazioni parziali del culto, magari ricalcando qualche testata straniera, non ha molto chiara la tematica oppure opera da qualche lontana scrivania. La critica vale anche per i giornali messicani che per anni hanno sfornato articoli e falsi scoop su qualche setta satanica che usava l’immagine dello scheletro con la falce.

Come già detto, è molto facile associare la Santa Muerte alla magia nera, alle sette che sacrificano animali, al sangue e alla morte tout court ma si cade in un banale inganno. Non è escluso che alcuni sciamani e maghi a pagamento usino effettivamente anche la statua della Muerte per i loro rituali, così come hanno fatto alcuni famosi delinquenti arrestati in passato (Il mozza orecchie, Mochaorejas, e Osiel Càrdenas, capo del Cartello del Golfo, tra gli altri), ma questo non c’entra molto con il culto popolare che le viene reso. Il nesso serve solo a condire la notizia, ancor di più se questa arriva in Italia dove poco si scrive e si comprende riguardo ai narcotrafficanti e a la violenza del Messico. Leggi e vedi l’intervista a uno studioso del culto, Alfonso Hernández, su Carmilla e…in Video.

Molte persone, tra cui anche i criminali, in Messico hanno tatuaggi di santi e professano una fede religiosa come anche i camorristi e i mafiosi in Italia. Come la gente comune, ecco. Le immagini e le credenze più popolari tra i trafficanti sono sicuramente quelle cattoliche della Virgen de Guadalupe e di San Judas Tadeo e dopo, forse al terzo posto, la Santa Muerte e poi più lontano anche Jesús Malverde, un altro personaggio considerato santo e spesso citato dai giornali con una storia diversa rispetto agli altri. Malverde è infatti una specie di bandito che toglie ai ricchi per dare ai poveri, un Robin Hood del settentrionale stato di Sinaloa che viene venerato dall’inizio del secolo scorso. E’ amato dalla gente comune così come dai delinquenti di ogni livello e dai capi del narcotraffico messicano.

Comunque sia, perché se ho un tatuaggio di San Ippolito sulla spalla e uccido qualcuno, non faccio notizia, ma se ho la Santa Muerte o qualche altro santo proibito (e sono tantissimi in queste terre ma nessuno pare tanto inquietante come la Muerte…), allora la morbosità del pubblico e dei giornali è subito soddisfatta?

Un altro dettaglio: non c’è traccia o uso comune in Messico del termine “signora delle ombre” per parlare della Niña Blanca, alias La Patrona, La Señora, La Hermosa, la Niña Bonita, La Jefa e tantissimi altri. “La signora delle ombre” è il titolo di un romanzo di Philippa Gregory del 1997 che racconta di una suora con poteri soprannaturali nell’Inghilterra del XVI secolo e quindi ci porta decisamente fuori strada. Spero di ottenere smentite per aggiungere eventualmente un altro epiteto alla già lunga lista di quelli più usati.

Ci sono santuari – il più importante è a Ciudad Juarez – e piccoli templi dove sono sistemate delle statuine che raffigurano la Grande Mietitrice con la falce in mano. I fedeli depongono bottiglie di tequila (che vuol significare il calice), mele (simbolo del peccato), denaro, dolciumi, collane e sigarette. Poi si raccolgono in preghiera, a volte recitando il rosario. Esiste anche un piccolo manuale con i 26 rituali “per conseguire salute, denaro e amore”. Pochi giorni fa, la polizia ha arrestato David Romo, un ex ufficiale, sposato con cinque figli, autoproclamatosi “vescovo” della setta. Per anni, il predicatore ha cercato di sfruttare il seguito popolare per Santa Muerte. Ne traeva vantaggi economici e supporto.
La “grande mietitrice” è un termine poco usato in Messico e probabilmente è un mezzo calco dall’inglese “grim reaper” (come una band britannica di heavy metal nata nel 1979) che però significa “inesorabile, lugubre mietitrice”, cioè la Parca o morte. Nessuna ricerca etnografica (ma chiaramente se ne può discutere!) associa l’offerta di tequila al “calice”, né le mele al peccato originale come descrive il testo in corsivo.
Questi sono elementi più legati alla tradizione santera e Yoruba cubana, in cui si offre del rum, con un pizzico di nazionalismo alcolico. Per saperne di più, vale davvero la pena lggersi il romanzo Tù la pagaràs di Marilù Oliva e chiudiamo il discorso. La mela s’interpreta soprattutto come nutrimento e vita e non tanto come peccato originale. I manuali coi rituali sono decine e vanno presi per quello che sono: tentativi di stabilire delle regole formali per un culto ancora molto spontaneo. A volte fungono da testimonianze scritte delle pratiche più comuni. Alcuni fanno anche guadagnare dei pesos alle case editrici.
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Ci sono tantissimi altari pubblici per le strade, nelle nicchie di vicoli e case di ringhiera, dentro a delle chiesette o cappelle che sono dedicate alla Santa Muerte in Messico, soprattutto nella capitale dove si contano oltre 700 altari. Sono diffusi anche nel centro del paese (zona del Bajìo, Zacatecas, Hidalgo), a Veracruz, nel nord e in alcune città statunitensi.
Che il più importante del paese e quindi del mondo sia un “santuario” a Juàrez, non è effettivamente dimostrabile. Forse il riferimento era a un altare molto speciale che sarà eretto in un penitenziario di Ciudad Juàrez con 13mila pesos (circa 1000 dollari) di finanziamento statale: sarebbe il primo costruito con denaro pubblico. Oppure si trattava del santuario della famiglia Salazar aperto il 15 agosto 2010 che è il primo che apre le sue porte al pubblico in città. Comunque il più noto centro di preghiera e diffusione del culto è a Tepito, nel centro di Città del Messico.

Chiaramente il titolo di altare “supremo” è arbitrario ma i ricercatori e gli esperti, oltre alle gente che è il riferimento per verificare l’ipotesi, indicano quello di Tepito come il più importante per affluenza, storia e notorietà. Gli seguono probabilmente l’oratorio di Doña Blanca e il santuario nazionale fondato da David Romo che si trovano a pochi isolati dal centro storico. Gli altri altari e immagini della Señora “famosi” si trovano a Zacatecas e Hidalgo dove si adora la figura scarnificata di San Bernardo che rappresenta la Morte Santificata. Certo. L’uso strumentale di Juàrez e dell’immaginario legato al femminicidio e alla morte violenta prevale quando si deve dare notizia di questa “religione nera” come la si definisce nell’articolo vagheggiando un po’.
Sul caso di David Romo, nulla da eccepire.

Ormai non è un personaggio rappresentativo ma è piuttosto “mediatico” e per anni è stato intervistato da tutti. Ha influito sulla storia recente della devozione, ha organizzato manifestazioni di piazza e ha seminato altari e diaconi per mezzo Messico. Si è autoproclamato leader di una cosa che non esiste, la chiesa, intesa come istituzione centralizzata, della Santa Muerte in Messico e per ora le sue torbide vicende giudiziarie confermano un detto sulla Santa, cioè che Lei non “protegge la gente cogliona, né porta in alto la gente stronza” (No solapa pendejos ni enaltece a cabrones). Anche nel caso di Romo, la notizia d’impatto cerca sempre un capo da sputtanare e su cui fare un po’ di gossip, eccolo.

Continua presto…

Giorno dei morti con la Santa Muerte (2)-Día de muertos con la Santa Muerte (2)

Altare di Alfarería Niña Blanca. Flusso di energia e collegamento.

Dignitosa fla di centinaia di metri di devozione.

Azul Flaquita e preghiera.

Multicolor embrace Tepiteño.

Tatuajes Santísima Muerte y dialogo frente a frente.

Niña Bonita con Guadaña.

Ri-Grazie per le foto a Giuseppe Spina e Giulia. Suerte compañeros. A presto.

Giorno dei morti con la Santa Muerte – Día de muertos con la Santa Muerte 2010

Alfarería, Tepito, México DF 2010. Banda y ofrenda Santísima Muerte.

Donde antes. Cuando antes. Fabrizio y un cuate. Pacífico rica en la mano.

Niña Blanca, mano abierta y otra Señora colgada. Más, devota mexicana.

Amparo entre fuegos y ofrenda entre almas desveladas.

De blanco va vestida en su cumpleaños.  Seria sería.

La mejor del día, sin más.

Grazie per le foto a Giuseppe Spina e Giulia. Suerte compañeros. A presto.