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La visita del Papa in Messico e il Corriere della Sera

La lettura di alcuni articoli del Corriere della Sera sulla visita del Papa in Messico del 24-26 marzo mi ha spinto a scrivere questo pezzo per mostrare e chiarire alcuni elementi tralasciati, del tutto o in parte, dai media italiani. Il tour papale, una visita di stato oltre che pastorale, ha avuto solo due tappe, le città di León e Guanajuato nello stato centro-settentrionale e cattolicissimo di Guanajuato. Quanto visto e sentito in televisione o su alcuni giornali in Italia riflette poco il dibattito in corso qui, oltreoceano, dove molte controversie sulla Chiesa messicana e sul Vaticano hanno avuto una rilevanza mediatica e pubblica fondamentale. Questo viaggio di Ratzinger è stato presentato in Italia con poche e vaghe sfumature, quasi si trattasse semplicemente di una visita apostolica, una gita disinteressata e amorevole coronata dal solito bagno di folla. Alcuni, primo tra tutti il poeta messicano e attivista Javier Sicilia del Movimento per la Pace, avevano immaginato un Papa che va a Ciudad Juarez a trovare le vittime del femminicidio (il correttore di word sottolinea ancora questa parola col rosso, un errore, una cosa che non esiste…), un pontefice che parla ai narcos e ai corrotti nelle istituzioni, un padre che apre ai poveri e alla società reale, ai migranti e ai loro carnefici quotidiani, al di là delle etichette e delle demagogie, insomma un Papa che spiega come mai per 50 anni la Chiesa ha coperto i crimini dei pedofili e che, anche in America Latina, propone una riconciliazione e un dialogo. Sono stati delusi.

Gli articoli del Corriere cui mi riferirò sono un buon esempio, un campione dei media italiani, dei pezzi che non “sentono l’altra campana” e riproducono la versione ufficiale della presidenza messicana e delle gerarchie vaticane quasi per filo e per segno, acriticamente. Il Messico sta vivendo uno dei periodi più difficili della sua storia e merita uno sforzo di comprensione in più.

I preliminari. Il 23 marzo la redazione firma un articolo che è una cronaca dettagliata della partenza del Papa: in aeroporto “tra gli altri erano presenti il presidente di Alitalia Roberto Colaninno e l’Amministratore Delegato di Aeroporti di Roma, Lorenzo Lo Presti”. Utilissimo e fondamentale sottolineare l’uso del bastone in pubblico da parte del santo padre, i messaggi e auguri di Napolitano, il fatto che Ratzinger sappia scendere da solo la scaletta del Boing (“senza impacci”) e il suo pensiero sul marxismo.

“È evidente che al giorno d’oggi l’ideologia marxista come era concepita non corrisponde più alla realtà e così non può costituire una società -ha detto- devono trovarsi nuovi modelli con pazienza e in modo costruttivo. Questo processo richiede pazienza e decisione e vogliamo aiutarlo con spirito di dialogo per evitare traumi”. Oltre un secolo di dibattiti risolti in una frase, questa sì che è capacità di sintesi. Ad ogni modo col Messico c’entrava poco, si nota da subito che il vero campo da gioco sarà Cuba e la terra azteca sarà solo un bel trampolino di lancio mediatico, uno scalo tecnico in cui le forme prevaricano i contenuti, molto più del solito.

Climax. Il 24 marzo il tema centrale di un altro redazionale è la sicurezza per l’arrivo di Benedetto XVI, “Papamovil e 13 mila uomini armati fino ai denti per accogliere il Pontefice. Sono le misure di sicurezza predisposte per la tappa messicana del viaggio apostolico di Benedetto XVI”. E ancora, sempre più interessante (!), le caratteristiche tecniche della “Bestia”, l’auto papale blindata.

COME LA BESTIA – Il mezzo blindato scelto per gli spostamenti è dotato di un sistema di blindaggio simile a quello dalla limousine chiamata la bestia e utilizzata nell’ultima visita nel paese dal presidente Usa Barack Obama. Il Papamovil pesa cinque tonnellate e viaggia a circa 20 chilometri orari per permettere alla folla presente di scattare fotografie”, e così via per un paragrafo intero, senza tregua e senza informazione.

A chi vive in Messico viene subito in mente qualcosa di meno tecnico e avveniristico, la bestia: così si chiama il treno dei migranti che carica speranze e umanità su dal Chiapas al nord del Messico, il treno dei centroamericani che vengono rapinati, stuprati, mutilati e deportati su quei binari di abusi e dolore, violentati dalle autorità messicane, la famosa polizia migratoria e vari corpi di agenti federali e locali, e dalle gang di narcos e di mara salvatrucha, anch’essi centroamericani passati alla delinquenza organizzata, che lucrano sulla disperazione e su questa vera e propria tratta degli schiavi postmoderna.

Dall’articolo dell’inviato Gian Guido Vecchi del 25 marzo leggiamo: “Il Papa in Messico: «Proteggete i bambini». Benedetto XVI a Guanajuato: «Miei piccoli amici, non siete soli». E agli adulti: «Non spegnete il loro sorriso». «Miei piccoli amici», li chiama. «Cari bambini, sono felice, molto felice di potervi incontrare e di vedere i vostri volti allegri che riempiono questa bella piazza. Voi occupate un posto molto importante nel cuore del Papa». Perché se già gli adulti sono calorosi, da queste parti, i bambini e i ragazzini che affollano a migliaia Plaza de la Paz, a Guanajuato, gli riservano un’accoglienza fantastica, tra bandierine e coriandoli e grida a squarciagola, a un certo punto tutti quanti intonano «Cielito lindo» e in omaggio a Ratzinger la banda abbozza pure una (spaventosa, va detto) versione della Quinta di Beethoven, alla fine pure la Nona”. L’accoglienza da star nel cuore cattolico del Messico e la riscoperta del folclore locale erano un elemento scontato, ma forse il tempo disponibile poteva essere utilizzato meglio, magari aprendo spazi di dialogo con le vittime messicane della pedofilia e della narcoviolenza.

Forse ad alcuni suona un po’ populista dirlo, ma chi ha spento molti sorrisi dei bambini messicani è stata proprio la Chiesa di Roma. Durante i tre giorni di visita in Messico Benedetto XVI non ha incontrato, come invece ha fatto in altri paesi, le vittime di pedofilia, in particolare quelle del celebre padre Marcial Maciel, noto pedofilo e fondatore della potente congregazione dei Legionari di Cristo.

Riporto da L’Unità del 24 marzo 2012 una parte di un mio articolo: “Proprio in questi giorni è uscito il libro “La volontà di non sapere”, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel, fondatore a Città del Messico della congregazione dei Legionari di Cristo e colpevole di pedofilia. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote”. Ecco la differenza tra i bei discorsi sui bambini e la realtà, un gap che si chiama populismo papale, cioè sapere, coprire e tacere. Il problema non è circoscritto ai crimini di Maciel, ma si è allargato a molti altri membri del clero messicano tra cardinali e alti prelati che tentano di “lavare i panni sporchi in famiglia” salvo poi fare carriera ed essere invitati dal Papa alle sue cerimonie.

La rivista messicana Proceso, numero 1848, approfondisce vari casi di abusi sessuali e coperture citando, tra queste, quelle del cardinale Norberto Rivera, arcivescovo di Città del Messico, e di José Guadalupe Martín Rábago, arcivescovo di León e anfitrione di questa visita. Mi chiedo anche come sia possibile non menzionare il fatto che Guanajuato è uno degli stati più conservatori, nel senso di retrogradi, del paese e che qui le donne che interrompono la gravidanza per qualunque motivo vanno incontro a processi penali. Come reazione alla legalizzazione dell’aborto a Città del Messico, governata da una coalizione progressista dal 1997, diciassette stati del Messico hanno deciso di applicare questo tipo di sanzione (penale) nei loro territori e la candidata presidenziale Josefina Vazquez Mota, del Partido Accion Nacional, la formazione politica dell’attuale presidente Felipe Calderon, aspira a uniformare in senso restrittivo i diritti delle donne a livello nazionale e, quindi, a fare vari passi indietro rispetto al tanto ammirato “primo mondo”.

Anche per colpa di scandali come quello di Maciel, un sacerdote con sei figli sparsi per il mondo, impune per oltre 50 anni e fino alla morte, la Chiesa cattolica ha perso nettamente terreno rispetto alle altre fedi. Cito di nuovo il mio pezzo, non me ne abbiate, i dati son questi: “L’arrivo del Papa assume una rilevanza speciale per il momento politico del Messico e per la stessa Chiesa che qui affronta una costante emorragia di fedeli. “Il Papa viene a saldare un debito”, sostiene il cardinale di Guadalajara, Juan Sandoval, alludendo all’abbandono dell’America Latina che ha favorito l’espansione di protestanti, evangelici e pentecostali: in Brasile la percentuale di cattolici è scesa al 68%, in El Salvador e Nicaragua è al 50%, in Messico è al minimo storico, l’82,7%. Su 7688 associazioni religiose, oltre 4000 non sono cattoliche e hanno ben 41.000 sacerdoti su un totale di 70.000. Il fenomeno è fortissimo nel sud del paese, dal Chiapas allo Yucatan, mentre nel centro il cattolicesimo ha mantenuto percentuali superiori al 90%”. Un altro problema sottolineato dai media messicani e ignorato all’estero sono le spese della visita per l’erario: oltre 100 milioni di dollari. Ci starebbe forse per una visita di stato, ma non si era dihiarato che era una visita pastorale e basta?

Anticlimax. Dall’inviato Vecchi, il 25 marzo: Il Papa: «La Chiesa smascheri il male». L’incontro con i parenti dei desaparecidos. «È una grande responsabilità quella di educare le coscienze». Vediamo: “Il pontefice ha parlato con la madre di un poliziotto desaparecido, un’altra madre che ha visto sparire i suoi quattro figli, la sorella di un sequestrato, il fratello di una studentessa uccisa per caso durante una sparatoria, e ancora tra gli altri la madre di una delle 15 persone, compresi donne e bambini, massacrate dai narcos nella strage di Villas de Salvarcar, il 30 gennaio”. Il resto dell’articolo, e anche dei precedenti, riporta quasi interamente le dichiarazioni del pontefice con un contesto ridotto a folclore e poche nozioni. Qual è il problema? Il Papa non ha ricevuto né ha dialogato con le vittime del narcotraffico o coi parenti dei desaparecidos, ma li ha incontrati di sfuggita, salutandoli, in uno strascico di tempo rubato all’agenda.

Non ha dato risposte concrete al Movimento per la Pace, uno degli interlocutori sociali più importanti del paese in questo momento che da un anno a questa parte rende visibili quelle vittime che il governo cercava di occultare e considerava “collaterali”, cioè i 16mila desaparecidos (in genere fatti sparire dai narcos e/o dalle autorità colluse con gli stessi criminali) e i 60mila morti della guerra al narcotraffico cominciata dal presidente Calderón.

Mentre Benedetto XVI si divertiva coi mariachi e i canti, nei pochi tempi morti della sua “intensa agenda”, le vittime di Maciel denunciavano l’assenza totale di risposte alle loro richieste d’incontro con il santo padre che negli USA nel 2008, a Malta e in Gran Bretagna nel 2010 e in Germania nel 2011 aveva tenuto dei dialoghi più o meno lunghi con le vittime. L’incontro con i parenti dei desaparecidos, sbandierato dal titolo dell’articolo, è stato brevissimo, un saluto fulmineo programmato all’ultimo minuto proprio per poterne parlare un po’ e sviare l’attenzione dalla mancanza di proposte e contenuti del massimo rappresentante dei cattolici, un incontro che ha un senso solo per la propaganda e la forma.

O meglio, i contenuti c’erano, ma poco avevano a che vedere con la gente. I tre candidati alla presidenza Repubblica (Josefina Vazquez Mota, destra, Enrique Peña Nieto, dell’ex partito egemonico e trasformista, PRI, e Andres Manuel Lopez Obrador del Partido Revolucion Democratica) sono stati invitati e hanno partecipato alla messa (non a un incontro politico o di stato) del Papa, indipendentemente dalla loro fede (uno, quello delle sinistre, Andrès Manuel Lòpez Obrador, non è nemmeno cattolico romano) e hanno cercato così di accattivarsi l’elettorato cattolico e partecipare a un atto di pre-campagna elettorale. E’ anche probabile che Lopez Obrador abbia voluto fare atto di presenza (sempre per opportunità politica, come gli altri due) per non distanziarsi molto dai rivali, infatti la visita papale in un bastione del conservatorismo messicano è stata interpretata da molti opinionisti sin dall’inizio come una mossa dal sapore elettorale orchestrata dai partiti di governo.

La campagna è cominciata il 1 aprile, ufficialmente, e un’apparizione mediatica di massa come questa non poteva essere ignorata dai tre moschettieri. Ma la visita è arrivata anche quando era in fase di approvazione una riforma importante della Costituzione messicana che è stata modificata più volte perché se, da una parte, voleva ribadire e precisare il concetto di libertà religiosa e quello di Stato laico, dall’altra, cercava anche (su proposta del partito PAN di Felipe Calderòn) di concedere radio e Tv alla Chiesa e di aprire all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, cosa che in Messico, diversamente da quanto succede in Italia, è proibita. La riforma non è stata approvata prima della visita di Ratzinger, ma le speculazioni mediatiche parlavano di un eventuale regalo della politica per il Papa che, però, non è stato consegnato in tempo. Il tema è stato comunque oggetto dei dialoghi tra il presidente e il capo dello stato vaticano e viene visto come un primo passo verso aperture successive contro la laicità dello stato dai critici della riforma.

Papa Benedetto XVI in Messico: politica, pedofilia e disaffezione

[Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità del 24 marzo 2012] In vista del viaggio apostolico e di Stato di Benedetto XVI in Messico, il gennaio scorso Martín Rábago, arcivescovo di Guanajuato, aveva invitato i narcos a “non fare nulla che portasse dolore e morte”. I Caballeros Templarios, un cartello dell’Ovest messicano, ha risposto collocando undici narco-messaggi nelle città di Guanajuato e di León, uniche destinazioni della visita papale.  “Benvenuto Papa”, si legge sugli striscioni che annunciano la fine di “ogni azione di guerra” dei Templari e sottolineano “non siamo assassini”.

L’arcivescovo ha invitato a non dare importanza agli annunci di questi gruppi, “non abbiate paura, sarete protetti, tranquilli”. S’attendono tre milioni di visitatori e 760.000 partecipanti solo alla messa del 25 marzo sotto la statua del Cristo del Cubilete, una collina- santuario viitata da un milione di devoti all’anno. 2200 poliziotti e la Guardia presidenziale s’occuperanno della sicurezza fino a lunedì 26, quando Joseph Ratzinger partirà per Cuba.

L’arrivo del Papa assume una rilevanza speciale per il momento politico del Messico e per la stessa Chiesa che qui affronta una costante emorragia di fedeli. “Il Papa viene a saldare un debito”, sostiene il cardinale di Guadalajara, Juan Sandoval, alludendo all’abbandono dell’America Latina che ha favorito l’espansione di protestanti, evangelici e pentecostali: in Brasile la percentuale di cattolici è scesa al 68%, in El Salvador e Nicaragua è al 50%, in Messico è al minimo storico, l’82,7%.

Su 7688 associazioni religiose, oltre 4000 non sono cattoliche e hanno ben 41.000 sacerdoti su un totale di 70.000. Il fenomeno è fortissimo nel sud del paese, dal Chiapas allo Yucatan, mentre nel centro il cattolicesimo ha mantenuto percentuali superiori al 90%.

Sull’uso del denaro pubblico s’è aperta un’altra polemica dato che i comuni e il governo hanno stanziato oltre 13 milioni per la logistica e la sicurezza nonostante Guanajuato sia la regione in cui, dopo il fanalino di coda Veracruz, la povertà è cresciuta più rapidamente, con 309.000 nuovi poveri dal 2008 e un tasso assoluto oltre il 50%. “Il Papa tratta il problema della povertà e lo sviluppo, ma sempre dal punto di vista della fede”, specifica il nunzio apostolico Christoph Pierre.

Sul fronte politico in aprile comincia la campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio in cui, secondo i sondaggi, il partito del presidente Calderón da sempre vicino alla Chiesa cattolica, Acción Nacional (PAN), e la sua candidata Josefina Vázquez Mota è dato perdente rispetto al centrista, ex partito egemonico, PRI, Partido Revolucionario Institucional, che candida Enrique Peña Nieto, e alla pari con le sinistre unite intorno al Partido Revolución Democrática e al candidato Andrés Manuel López Obrador. Tutti e tre i candidati sono stati invitati alla messa domenicale a cui parteciperanno per conquistare l’elettorato cattolico, una mossa propagandistica da cui nessuno ha voluto esimersi, da sinistra a destra.

Inoltre è in fase di approvazione al senato una riforma costituzionale, caldeggiata dal clero, che mira ad ampliare la libertà di culto ma che, allo stesso tempo, potrebbe aprire le porte ad un’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche. Malgrado le pressioni dei gruppi cattolici, del PAN e del PRI, l’iniziativa non è ancora passata e l’opposizione ha denunciato il tentativo di smantellare lo stato laico per fare un regalo al Papa.

Né questo tema né la riforma costituzionale saranno trattati nell’incontro privato del pontefice con Calderón il 24 marzo, riferisce Pierre, “il Papa non viene mai a dire ai politici cosa devono fare”. Édgar González, saggista ed esperto vaticanista, sostiene che “Ratzinger visiterà solo la regione di Guanajuato, il bastione conservatore e cattolico più importante del paese. Altrove il PAN, la Chiesa e le destre non sono così forti e useranno la visita papale per rafforzarsi politicamente in vista del voto”.

“La logica politica e quella temporale convergono – spiega González – c’è per esempio la drastica penalizzazione dell’aborto, l’accanimento contro le donne che finiscono in carcere per l’interruzione della gravidanza”. Nella capitale, governata da una coalizione progressista, sono legali sia l’aborto che il matrimonio omosessuale, ma nel resto del paese la situazione è capovolta con sanzioni sociali, a volte penali, enormi.

Proprio in questi giorni è prevista l’uscita del libro “La volontà di non sapere”, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel, fondatore a Città del Messico della congregazione dei Legionari di Cristo, colpevole di pedofilia. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote.  Al contrario di quanto avvenuto in altre visite papali all’estero, Ratzinger non ha in programma di incontrare le vittime messicane di pedofilia di Padre Maciel. Un altro tassello che aiuta a capire i problemi d’immagine della Chiesa in un paese che cambia più velocemente di quanto possa immaginare. Di Fabrizio Lorusso

 

Intervista esclusiva alla Santa Muerte

di Fabrizio Lorusso   carmillaonline.com

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Città del Messico, tramonto, comunque 2011. Ho l’onore di presentarvi l’ormai inconfondibile Santísima Muerte la quale ci parlerà di se stessa e del suo culto in Messico per la prima volta nella storia. Verso sera, all’incrocio uggioso tra le malfamate vie Ferrocarril de Cintura e Avenida del Trabajo, siamo alle porte del già noto e famigerato quartiere del centro della capitale, il barrio bravoTepito. O Tepis per gli amici. La Santa arriva puntuale e accaldata, ci sediamo su una panchina nera, appartati dalla vista dei passanti e dal rumore dei venditori ambulanti che si ritirano dopo una giornata di avventure commerciali e piratesche. Il pomeriggio è afoso e inquinato, il mio Mp3 digitale comincia a registrare la portentosa vita della Morte. Amen.

F. L. – Quando è nata, Signora?
S. M. – Beh, son nata con la vita stessa. Sono la sua fine, direi. O la sua continuazione, come vogliate vederla. Per gli antichi messicani ero parte di un ciclo. Secondo la Bibbia sono nata quando il peccato originale. Adamo ed Eva hanno morso la loro mela succosa e poi Dio m’ha preso a contratto, creammo la mortalità. O meglio. Lui l’ha fatta e io felice. All’inizio non avevo tanto da fare visto che gli uomini erano davvero longevi. Quel Noè del diluvio è arrivato all’età di 950 anni, figurati. Mosè l’ho portato via ai 120. Per fortuna dopo la vostra specie è diventata più corrotta, godereccia e golosa e vi carico su anche prima dei 100. Meno male.
– Da quanto la venerano?
– Uh! Da un sacco. Prima era un incanto per i mortali lanciarsi ad esplorare la mia natura inspiegabile e affascinante. E modesta, vero? Invece nell’ultimo millennio avete cominciato ad avere molta paura di me e a mancarmi di rispetto soprattutto in Europa. Fu per colpa della peste nera.
– Una situazione molto pesante, ma che è successo?
– A partire dall’anno di grazia 1348 mi sono incaricata personalmente di ben 25 milioni di galli, germanici, spagnoli e italici. Mi son stancata tanto ma n’è valsa la pena per la mia carriera di falciatrice. Ancora oggi vi rifiutate di vedermi e di parlare di me. In America i vescovi hanno perseguitato le mie immagini con abusi e violenze. Pure a loro li ho condotti dove si doveva, sono lenta ma sicura.LaCaninaSevilla.jpg
– Qual era la sua relazione con gli Aztechi?
– Qua in Messico mandai una coppia di amici per fare i custodi a tempo indeterminato dell’aldilà, il Mictlán o regno dei morti. Si chiamavano Mictlantecuhtli, lui, cioè il Re, e Mictecacihuatl lei, la sua Regina. Bella gente, scarnificati, popolari e onorati come me. Ancora oggi si ricordano tutti di loro e per farlo non c’è miglior maniera che mettere sulle mie statue un paio dei loro tipici pennacchi precolombiani e vestirmi come loro, come guerriero azteco.
– Devo dire che ne sa proprio di cose. Ma lei è una Santa per davvero?
– Guarda, ma secondo chi? Nel mio caro Oltretomba abbiamo parlato e sparlato per secoli dei santi. Per la Chiesa non sono santa. Siccome son fatta di sole ossa senza carne, non mi danno nemmeno una chance per la canonizzazione. Figli di… Però in fondo nemmeno io lo voglio veramente. Sono un ente, un oggetto di fede e culto popolare. Ritengo che un santo non cattolico possieda la stessa dignità degli altri. Mi vogliono bene e basta, visto che non copro la gente cogliona, né glorifico gli stronzi.
– Lei si crede più potente di Dio?
– Non esagerare. Lui m’ha mandata. Probabilmente c’è una sola vita e una sola morte e io mi occupo della cosa. La gente dice “prima di tutto Dio, poi Lei”. Parlano di me e arrossisco anche un po’, sai, perché mi fanno stare allegra e mi danno un certo valore però poi io non faccio nessuna classifica. Non vogliamo tutti un pizzico di riconoscimento una volta ogni tanto? Eccolo…
– Come la chiamano? Quanti sono i suoi devoti?
– Se vogliono dimostrare un po’ d’affetto, mi chiamano Flaquita [Magrolina o Secca], Bonita [Carina], Niña Blanca [Bambina Bianca], Hermosa [Bella] e, più come forma di rispetto, Patrona, Señora [Signora], Comadre [Comare], Hermana [Sorella], Jefa [Capa]. I devoti duri e puri sono tipo cinque, forse dieci milioni in Messico, negli Stati Uniti, in Centro America e perfino in Giappone e in Argentina. Proprio laggiù nella zona di Corrientes c’è un cugino mio chiamato San La Muerte. Gli auguro tante Belle cose a quel gaucho là, speriamo che legga l’intervista. Pure nel tuo paese c’è gente a cui piaccio, dovresti saberlo…nel cuore della cristianità…

– Egregia Santa, qual è il suo compromesso con la democrazia?
– Figlio mio, non mi far domande strane, per non dire stronze. M’hai visto stampata in faccia la calcomania del Governo della Repubblica tricolore? Sono superdemocratica perché allo stesso modo mi porto via un ricco e un povero, un giovane e un vecchio, un senatore e un deputato, un ministro e un malandrino: vanno a finire che son tutti la stessa cosa per me e questa è democrazia reale, non populismo.
– Perché va in giro con la falce, amuleti strani e pure un mondo in mano? A molti la cosa pare spaventosa, quando meno, e poi è di cattivo gusto, diciamo. Ci spieghi, per favore, Santissima.
– Dei pettegolezzi me ne frego. Non m’interessa stare alla moda. Ti spiego. La falce protettrice sconfigge invidie e incantesimi. Taglia vite con fare affilato. Brilla da lontana e mutila da vicino, ovvio. Fa’ attenzione, devo ancora verificare quand’è il tuo turno perché dice il proverbio “quando ti tocca, nemmeno se ti togli; quando non ti tocca, nemmeno se ti ci metti”. La bilancia è la legge uguale per tutti: nel mio regno questa è una verità assoluta. Da voi, non so, mi pare di no. Peccato. Mortale. Buenamuertemalvido.jpg
La clessidra mi garba, è retrò però tira. E’ la vita che se ne va lentamente dalle tue mani, però con un piccolo gesto la metti sottosopra e ricomincia con della sabbia fresca che riscorre. Che ne dici? Un’altra cosa. Quando “il gufo canta, l’indio muore”, recita un altro detto popolare. Il gufo è il mio degno messaggero notturno. Il globo terracqueo, beh, diceva Nezahualcóyotl, il Re precolombiano di Texcoco, che “l’intera rotondità della Terra è un sepulcro; non v’è cosa che resista, che con titolo di pietà non nasconda e sotterri”. A volte mi siedo sulla Terra pe reposare e mi fanno dei ritratti che neanche Michelangelo avrebbe saputo dipingere. Mi disegnano anche seduta sul trono o a cavallo ma in piedi è la mia figura tipica.

– Che mi può dire della sua tunica?
– Guarda. Non l’ho comprata. Ogni uomo ha la sua pelle addosso, è una copertura esterna. Io, invece, porto il mio saio da cui tiro fuori le mani, i piedi e la mia faccia da teschio. Quando mi guardate alla fine vi rendete conto che siete tutti quanti uguali: sotto la vostra pelle e gli abiti nascondete ossa bianche come le mie e non c’è un travestimento valido per tutta la vita. A ogni colore della mia tunica danno un significato simbolico. Va bene così, basta che sia qualcosa di spontaneo che nasce dalla gente stessa, non dall’autorità di una, due o dieci persone.
– Le malelingue dicono che il suo culto è solo per “poveri, carcerati, tamarri disperati e le prostitute”.
– Ay, ragazzo mio, solo appioppano etichette alle persone. Gli esclusi mi cercano. I quartieri sono cultura che certamente non sta solo dentro ai libri. C’è anche tanta povertà così che dove manca tutto, resta solo la pura fede e più santi ci sono, meglio è. Dicono che sono gelosa e non è vero, i miei altari ricevono ogni tipo di santo e di fedele: c’è posto, e ancor di più per i deboli.
– E in prigione?
Beh, là mi vogliono molto bene, chiaro. E che fa? Mi preoccupo per quello che succede lì dentro, e voi? Tutti possiamo diventare “poveri, carcerati, tamarri disperati e prostitute”. Non giudicate, sono io quella che ha la falce in mano e la bilancia.
– Altri dicono che è la Santa o la Madonna dei narcotrafficanti e delle gang centroamericane dei mara salvatruchas. 
– Ma dai, avranno mai fatto un conteggio di quanti presunti narcos e appartenenti alle gang hanno un tatuaggio della Madonna o di San Giuda Taddeo, oppure stanno a guardare solo quello che faccio io o gli amici miei? Non posso negare che ci sia un certo numero di affezionati, d’altronde sono carismatica, lo sai. Ma non sono una “narcosanta” come dice la stampa scandalistica. Scrivono che sono satanica e cattiva, che io esigo sacrifici e scemenze del genere. Non mi conoscono ma adesso, oggi come oggi, dopo tutte quelle che abbiamo passato, chi avrebbe il coraggio di scrivere queste cose in un giornale serio?

– Ha mai fatto uso o abuso di droghe? Ha provato qualcosa?
– Tesoro, perché pensi che son così magra? Scherzo ma vedi un po’. Ho provato di tutto nella vita, cioè scusa, nella morte. In tanti mi chiedono aiuto per toglierli dal vizio e gli do una mano volentieri.
– Ha un fidanzato o magari un pretendente?
– Eh dai, che fai, ti vuoi lanciare. La mia veneranda età m’ha insegnato a essere discreta. So di gente che sogna di stare con me, la notte, ma alla fine sto troppo bene da sola: lavoro, sono emancipata e occupata. Però basta gossip, per piacere.
– Lei ci sa fare con la santería di Cuba e i Caraibi e con il vudù?
– Ecco, appunto, la santería è una tradizione cubana e il vudù arriva dalla Nigeria soprattutto ad Haiti. Sono religioni portate dagli africani Yoruba in America. Nel culto che mi viene reso ci sono alcune delle loro usanze. Per esempio la pratica del “pureo”, con cui si pulisce la mia immagine cospargendola di fumi emessi da un puro messo in bocca al contrario con la punta accesa tra i denti, oppure nelle offerte di ottimi liquori tropicali che gradisco, specialmente il rum, la tequila e il mezcal. Alcuni mi identificano persino con una orisha, la divina Yemayà, padrona del mare e madre degli dei. Mi sa che ci son pure abbastanza rituali che mi utilizzano per la magia, la stregoneria e le limpias, quelle speciali purificazioni dell’anima in cui si son specializzati gli sciamani messicani. I negozi esoterici vendono ogni tipo di prodotto e servizio, tra cui le mie immagini, anche se a volte penso che mi stiano sfruttando per cose che proprio non c’entrano niente con me, a dire il vero.Altar4.jpg

– Quali sono le sue origini, Santissima?
– Uh! Beh, bimbo, ti racconto che la mia immagine ha più di mille anni, è un mix di iconografie giudeo-cristiane e greco-romane. Che roba, eh? Come mi vedi adesso, qui accanto a te, è proprio come mi dipingevano nel medioevo e nel barocco in Italia, Spagna, eccetera. Ballavo sempre su quelle tele nelle danze macabre appese sulle pareti delle chiese e degli ossari. A Teglio, un posto che conosci bene, in Valtellina e lì in giro, per esempio, c’è un ossario meraviglioso dove mi han fatto un bel lavoretto fotografico, cioè degli affreschi, dato che all’epoca la foto ancora non c’era….sai era il diciassettesimo secolo. Ah, e poi, scheletricamente, solevo stare in testa alle processioni del Venerdì Santo sui carri della morte. Pregiatissima.
– Ma come sa che conosco la Valtellina?
– Zitto. Tutto so. Ti vigilo….Attento.
– Cambio. Le piace il barocco?
– A chi? A me? Mi piace la estroversione totale e, non dirlo a nessuno, anche la Vita, senza se né ma. In fondo la mia funzione era quella di ricordarvi che un giorno sareste morti, il famoso memento mori. Amo lo spirito e l’estetica matta della terra messicana, un po’ barocca e musicale. Il giorno dei morti, quel “patrimonio dell’umanità” cattolico-meticcio del Messico è Molto bello, per carità, ma è una morte addomesticata. A me vanno di più le cose popolari, la libertà, per questo mi ostacolano. Quando i soliti, le gerarchie e i capi non controllano più tutte le anime e i corpi, iniziano a tremare.

– Signora, la Malattia è amica sua?
– Sì, abbastanza, ma non del cuore né per la vita, sia chiaro. Prima ci frequentavamo anche. Quando lei mi accompagnava sul lavoro per falcidiare le moltitudini. Adesso è diventata moscia e i dottori la rincoglioniscono con pastigliette e paroline dolci. Mi sa che non ce la fa più.
– Che è successo quando è arrivata in Messico, nostra Patrona?
– Gli spagnoli han portato la croce e la spada. Le confraternite della Buona e Santa Morte vendevano ai ricchi un rapido accesso al Paradiso mentre i poveracci finivano nelle fosse comuni. Anche oggi ci sono Fosse simili negli States e in Messico e ci vanno a parare centinaia di migranti messicani e centroamericani all’anno i quali perdono, ancora una volta e una per tutte, l’identità al di qua e al di là del Rio Bravo, che disastro. Un po’ come i vostri mari del sud, Mediterraneo e dintorni. Il mio profilo con tanto di falce spaventava i nativi americani. Ciononostante il gioco non durò tanto e nel seicento già avevano ripreso la mia effigie per usarla a loro piacimento. L’Inquisizione ordinò a tutti di perseguitarmi come fossi una idolatria praticata dagli indigeni che, allora, già avevano preso a chiamarmi Santa Muerte. Nel Chiapas mi dicevano San Pascual Bailón e ancora oggi riposo sana e salva in un santuario di Tuxtla Gutiérrez, meno male.

– Come ha fatto per conservarsi tanto tempo?
– Non uso il trucco, guarda. Il mio culto s’è mantenuto grazie alle nonne, bisnonne, matrone e guardiane come me, quelle del Messico profondo e degno. Le famiglie di devoti m’hanno salvata dalle persecuzioni senza pensare ai soldi e al lucro. Le mie figure d’origine coloniale recuperate e salvate dalla voracità di stato e chiesa sono quelle di San Bernardo a Tepatepec, nella regione di Hidalgo, quella del Museo di Yanhuitlán, vicino a Oaxaca, e quella della Noria, a Zacatecas. Anche a Tepito, nel nucleo Della gran Città del Messico, il culto è antico. Dieci anni fa l’altare di Calle Alfarería fu il primo a collocarsi per la strada ed è il più frequentato. Ogni primo del mese alle cinque del pomeriggio arrivano dalle mille alle cinquemila persone a vedermi. Non male, eh? Ci sono almeno 1500 altarini nella capitale e tanti altri nel resto del paese. Sei perplesso?
– No, no. Che sucede in questo famoso quartiere, “Tepito”?
– Niente. O quasi. Guardati un po’ BarrioDeTepito.Com. Un saggio cronista ha scritto i suoi commenti sul quartiere e sulla paura che suscita. “Gli abitanti di Città del Messico, i chilangos, temono Tepito e non si accorgono nemmeno che ormai il Messico si è trasformato nel Tepito del mondo”. Bella, no? Inoltre le parole Mexico e Tepito hanno le stesse vocali, nello stesso ordine. Che curioso…A Tepis insieme alla Madonna di Guadalupe, io sono la Signora del Quartiere ma so che vogliono un po’ più di bene a me.

– Ci son stati tentativi di sfruttarla in passato?
– Farmi da pappone? Figurati, ma chi ci riesce? Lavoro da sola, cariño. C’han provato ma non mi va proprio che anche la FEDE si debba brevettare e diventi una Spa. Il padre David Romo in passato era molto presente nei media i quali hanno creato un falso leader del culto mentre lui era semplicemente il fondatore di una Chiesa Tradizionale registrata che poi ha perso il suo status legale e basta. Io non c’entro, non mi possiede mica. Lui ha un santuario famoso nella zona Morelos ma ha deciso di cambiarmi la faccia, mi ha rifatto a immagine e somiglianza di un angelo dai capelli neri, l’Angelo della Morte.
Per giunta questo qui è incarnato, non di ossa, e io così non ci sto. Affari suoi.
E affaroni, direi, perché s’è fatto davvero dei bei soldi, per un po’, ma ora è in prigione. Non poteva durare. Io sì, chiaro.
santosnarco.jpgTre o quattro anni fa a Tultitlán, nella regione intorno a Città del Messico, un ragazzo di 27 anni, Jonathan Legaria, alias Comandante Pantera o Padre Endoque, fondò la Chiesa Internazionale della Santa Muerte e poi fu freddato nella sua jeep con 150 colpi di cuerno de chivo. Brutta storia, ma non so perché, c’era qualcosa che non mi convinceva. Ora rimane sulla statale una statua mia di 22 metri che tutti ammirano e ci vanno a pregare.
– Mi scusi, Lei è così vendicativa come dicono? Se non rispettano una promessa, li castiga?
– No, ma che dici! Quando uno si suggestiona, crede che quacosa di brutta sta per succedere e si applica la legge di Murphy. Se han paura che li punirò, guarda che qualche punizione succede da sola, così.
– Ok. C’è qualche modo di “mettersi d’accordo” con Lei per andare ai supplementari”? Sì, insomma, per vivere di più…
– No, bello mio. Che è sta cosa? Mazzette? Fondi neri? Mica ho bisogno di soldi io. Se mi preghi, in virtù della mia facoltà di intercessore con il cielo, posso raccomandarti alla procura e alla giustizia divina con una telefonata, ma è Lui che decide, né io, né te. Sorry.
– Scarica le responsabilità, eh?
– Andiamo avanti. Parlerà la Storia.

– Bene, speriamo. Che cose le chiede la gente normalmente?
– Mmm…Non so, di solito il ritorno di un marito, l’amore della fidanzata e la fedeltà del partner, una mano coi debiti e i processi con tribunali difficili, di dare una possibilità al “tossico” e al detenuto, che se ne escano! Miracolucci. Protezione quando lottano per sopravvivere in ogni modo, anche rubando. Successo quando passano la frontiera. Non son più potente della Madonna, ma è sicuro che son più testarda e ascolto proprio tutti.
– Ma per tutti questi favori e lavori, non ci sarebbe già il Santo delle cause disperate, San Giuda Taddeo?
– E’ un amico mio, lavora praticamente sugli stessi miracoli, però lui è voluto restare con le istituzioni. E’ sponsorizzato come una star, quasi un pagliaccio, dalla Chiesa che dissemina i suoi altari ovunque. Ha vinto questa stupida santa gara, a sua volta, sul patrono di Città del Messico che è San Ippolito, un altro personaggio che vene imposto come patrono nel 1528. Infine non dico che sia cattivo ma è comunque un tipo cooptato, parte del sistema d’imposizione. Io non entro in queste diatribe e vado avanti.
– Comunque Lei è diventata una superstar a modo suo. La invocano come “amato essere di luce”, ma non è una contraddizione? Senza offesa dicono che Lei riassume in sé i valori negativi di questa società.
– Non posso essere un capro espiatorio per i vostri problemi. Vengo solo a ricordarvi che il vostro destino è segnato affinché viviate bene il tempo che avete senza desiderare il male al vostro vicino. Proteggo quelli di cui nessuno si prende cura. Illumino il cammino e la sua fine: passi e mete, un “ci vediamo” e un “addio”. Ogni notte è la prova generale del sonno eterno, quindi siete già pronti. Addio. Anzi, a presto.
– Grazie mille, ci vediamo.

Mentre si allontana la Patrona mi indica un cartello col suo indice osseo. Oggi sei tra le braccia della vita però domani sarai tra le mie. Perciò vivi la tua vita. Ti aspetto. Con Osservanza, La Morte.

Info Santissima Muerte: LINK

La Santa Muerte e la stampa italiana (Seconda parte)

di Fabrizio Lorusso ::::::::::::::::www.carmillaonline.com

SantaCumple.jpgLa nota del Corriere della Sera, sezione esteri, di cui parlavo nella prima parte di quest’articolo è stata ripresa da altri siti che la citano, la riassumono e ne mettono in evidenza ulteriori dettagli interessanti. Vediamone alcuni estratti per approfondire la rassegna.

A dire il vero – come è ovvio che sia – non si tratta di una santa riconosciuta dalla Chiesa (benché i suoi seguaci si dichiarino cattolici), ma di un rito legato per alcuni ai Maya, per altri risalente al XVIII secolo.
Non so chi abbia legato specificamente al popolo Maya l’origine del culto alla Santa Muerte ma sarei curioso di scoprirlo. Spesso si diffondono evidenti confusioni tra popoli e epoche diverse della storia di quest’angolo di mondo. C’è da dire che effettivamente alcuni “etno-nazionalisti” messicani fanno risalire la nascita del culto alla Santa Muerte al Messico precolombiano dei Mexicas (o Aztechi) e, ancora prima, alle popolazioni dell’area culturale e geografica che Paul Kirchhoff chiamò Mesoamerica e che includerebbe anche la regione dei Maya, cioè il sud est messicano, il Guatemala, El Salvador e l’Honduras.
In realtà restano alcuni tratti di una peculiare visione del mondo e alcune tradizioni in certe zone ma numerose pratiche rituali, religiose e funerarie si sono evolute radicalmente, si sono perdute o si sono fuse con altre a partire da un’eredità precolombiana eterogenea fino ad arrivare al Messico moderno. Il tema è complesso e dibattuto e non può certo esaurirsi qui. Basti sapere che una buona parte di quello che oggi ci viene propinato come “precolombiano” originale o “tradizionale” indigeno, dai rituali al cibo, dai vestiti a certe manifestazioni culturali, è in realtà una rielaborazione posteriore spesso promossa da statisti del secolo XX (come l’ex presidente Làzaro Càrdenas) e partidari del cosiddetto indigenismo.

Il concetto della morte e gli dei dell’oltretomba di quei popoli possono senza dubbio costituire un terreno fertile e generare immaginario. Alcuni riferimenti sono vivi anche oggi, ma non è provata una continuità lineare tra le antiche pratiche e credenze e quelle attuali, ancor di più se parliamo proprio della Santa Muerte.
Nel XVIII secolo, all’epoca della dominazione spagnola, giunsero in Messico le immagini barocche e medievali della “buona o santa morte” appartenenti alla tradizione cattolica che in effetti sono indicate come un’attendibile iconografia di riferimento per la versione attuale (al riguardo segnalo due post UNODUE). Insomma in Messico c’era e c’è un sottofondo culturale tradizionale che potrebbe aver propiziato il radicamento di versioni coloniali, moderne e post moderne del culto alla Morte nel corso dei secoli. Ciò non significa che i messicani siano massivamente adoratori della morte o che facciano sacrifici umani per ripetere le gesta dei loro ancestri…

La santa recluta adepti tra gli strati più poveri della popolazione, criminali, narcotrafficanti e banditi che sovente uccidono delle persone in suo onore.Mi sembra davvero un’esagerazione identificare gli strati più poveri della popolazione in modo così diretto, quasi come se ci fosse una corrispondenza biunivoca con le categorie di “criminali, narcotrafficanti e banditi” dato che, come visto, è quasi sicuro che il culto sia nato, si sia mantenuto per decenni, forse per secoli, e si sia diffuso tra i primi mentre è stato invece adottato dai secondi come simbolo di protezione ed elemento d’identità in seguito alla sua propagazione mediatica negli ultimi 15 anni. Anche il fatto che “sovente” si uccide proprio in suo onore è tutto da dimostrare.

DirettaNews riporta una nota Ansa del 5 gennaio 2011 che prova a spiegare che “l’antico culto della Morte, di origine precolombiana ma con elementi della liturgia cattolica – la Chiesa cattolica lo condanna -, emerge nella tradizione popolare messicana nel Giorno di morti (Dia de los Muertos) e nell’iconografia tipica degli scheletri (calaveras) in abiti civili, con cui gli antenati morti ricordano ai vivi dei loro doveri morali. La setta della Santa Muerte venera come sacra l’immagine della morte nelle fattezze di uno scheletro coronato e vestito di seta e con la falce in mano, alla quale i devoti, diffusi nelle classi popolari e nel mondo della criminalità, fanno offerte di fiori, denaro, tequila, birra o sigarette”.
Passi pure che il vestitino della Santa possa essere sempre di seta, roba da ricchi o per chi la sta ringraziando per un grosso favore ricevuto, ma la svista più evidente è sulla sua nascita che viene palesemente associata al giorno dei morti e alle divinità precolombiane come origini del culto mentre eventualmente sarebbero degli elementi collaterali che favoriscono un certo sincretismo e non di più. Tanto che poi si parla di “una setta che affonda le sue radici in antichi culti pagani precolombiani” tout court.
Setta: insieme di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata. Non credo che per il culto alla Santa Muerte si configuri questa definizione dato che non c’è una dottrina alternativa a quella della religione cattolica ma solo l’aggiunta di un Santo riconosciuto solo dai suoi devoti. L’altro dettaglio è che ormai la diffusione di questa “Santa dei dimenticati” o “dei disperati” sta superando le differenze di classe e di razza coinvolgendo anche politici, artisti, impresari e molte persone di classe media.

Radio Vaticana ci mette del suo denunciando un presunto Allarme “sette” in Messico. I vescovi: no alla venerazione di Santa Muerte.
L’allarme sette e l’adorazione “idolatra” della figura della morte, attraverso l’azione instancabile del clero, va avanti da secoli e non è perciò una notizia dell’ultim’ora come sembrerebbe dal comunicato del 10 gennaio 2011. Vediamo. SantaCumple2.jpg
“Un appello a tutti i messicani ad abbandonare la pratica della venerazione di “Santa Muerte” è stato lanciato con preoccupazione dal portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, padre Hugo Valdemar.
Il sacerdote – riferisce L’Osservatore Romano – ha rilevato che la fede in “Santa Muerte”, rappresentata da uno scheletro con una falce in mano, è contraria al cristianesimo. “La sua venerazione – ha spiegato il portavoce dell’arcidiocesi – è oramai diventata un rituale preferito dagli esponenti della criminalità organizzata messicana e dai narcotrafficanti”.

Troviamo un’impressionante somiglianza tra questa visione e quella dei giornalisti mainstream che a mio parere potrebbero spiegarci meglio il fenomeno in termini sociali e storici invece di disquisire sulle corrispondenze del culto con la fede cristiana, col satanismo o con la magia bianca o nera.

I promotori della devozione – ha dichiarato il portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico – approfittano dell’ignoranza della gente e della loro debolezza psicologica. Cristo è venuto sulla terra per vincere il peccato, la morte, i segni del potere del male e la sua distruzione. Il leader della setta – ha aggiunto il religioso — esprime un’energia e un sentimento negativi che sono molto pericolosi. Riferisce le sue azioni all’aiuto del maligno, agisce e parla in nome del diavolo.
Addirittura! Anche qui la strategia d’identificazione di un leader unico, malvagio e crudele, per screditare un culto popolare che in realtà non ha un capo e annovera tra i 2 e i 5 (forse 10) milioni di devoti in Messico, Centro e Sudamerica, Stati Uniti e perfino in Giappone ed Europa. Credo che la Chiesa stia cominciando a preoccuparsi per questa “setta” che setta non è così come faceva ai tempi dell’Inquisizione nella Nuova Spagna. Che poi esistano dei falsi santoni e delle persone che tentano di creare una “chiesa” o una struttura gerarchica di altro tipo (le unioni tra altari, per esempio) è un altro discorso e solo le evoluzioni future del culto potranno dirci che pieghe prenderà a livello istituzionale e liturgico.

“Molti di coloro che credono in “Santa Muerte” – ha concluso padre Valdemar – sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure”. L’arcidiocesi di Città del Messico invita i seguaci a distruggere tutte le immagini di “Santa Muerte” e di non temere nessuna vendetta o ritorsione “perché il potere di Dio è più grande del male”.
Ricordiamo che la Santa Inquisizione (quella sì era pericolosa per davvero), ha perseguito per secoli le immagini della morte che essa stessa aveva importato nella Nuova Spagna. Potevano pensarci prima. Quando il popolo rielabora e fa propria una cultura è difficile controllarne gli sviluppi dall’alto. Poi si sa, hecha la ley, hecha la trampa, fatta la legge, trovato l’inganno e quindi la gente tende a fare esattamente quello che l’autorità le proibisce. Soprattutto quando è schiava e conquistata col ferro di spada e croce.

Infine nella nota prevale la visione classica paternalista del popolino ignorante e in balia della moda e del demonio. Non sanno quello che fanno!
Invece lo sanno eccome e sono proprio stufi di vedere morire migliaia di donne per colpa del bigottismo imperante nel loro paese, per il maschilismo e il paternalismo che strozzano il Messico e le sue energie vitali, per le reiterate leggi che criminalizzano l’aborto per cui solo pagano le donne che sono costrette a farlo in condizioni estreme e vanno a scontare anni di prigione (vedi caso delle donne di Guanajuato).
Sono stufi della pederastia magari. Non considerano il clero corrotto nella sua totalità ma hanno perso rispetto per istituzioni escludenti ed eterodirette. Sono stanchi che tutti i soldi che vengono elargiti alle gerarchie cattoliche e ai sacerdoti delle centinaia di sette e chiese di tipo pentecostale e protestante vadano a rimpinguare strutture lontane e giudicate inutili. Non sono deduzioni mie, sia chiaro. Sono dichiarazioni dei devoti cattolici e della Santa Muerte, perché quella Santa non li esclude e la Chiesa sì. Ci pensino sopra i responsabili della fede.

Ultima chicca di rapida disinformazione dalla stessa fonte vaticana: il culto di “Santa Muerte” è vietato dal ministero dell’Interno perché non rispetta gli scopi indicati nello statuto della legge messicana sulle associazioni religiose e di culto.
Il culto non è affatto proibito dalla legge altrimenti si configurerebbe una violazione dei principi costituzionali e dei diritti dell’uomo (la cara vecchia libertà di culto) ma comprendo che è gioco forza scrivere in questi termini.
E’ vero che l’associazione religiosa fondata da Romo, la Iglesia Católica Apostólica Tradicional Mèxico-Estados Unidos, ha perso nel 2005 il permesso di operare sul territorio perché aveva violato i termini stabiliti dalla legge introducendo anche la figura della Santa Muerte nella liturgia e mescolando rituali della santeria e del vudù con le messe tradizionali. Il Ministero degli Interni messicani gli aveva quindi ritirato l’iscrizione all’albo delle associazioni religiose registrate. Non s’è proibita nessuna fede e nessun santo.

In un post dell’aprile 2009 Alessandro Grandi su PeaceReporter, pur senza trattare a fondo il tema del culto alla Niña Bonita dato il formato delle notizie sul sito, non si lascia condurre da facili tentazioni scandalistiche e resta più in linea con la stampa messicana “illuminata”, resta un po’ di condimento speziato ma comunque c’è attenzione ai fatti e si menziona anche il tema del rispetto per la libertà di culto valido per ogni fede.
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Un altro post del 10/01/11, quello di Paolo Manzo sul blog di Panorama.It intitolato “Messico, contro i narcos scendono in campo gli esorcisti”, tende all’ambiguità e si colloca forse a metà strada: relaziona indirettamente la Santa Muerte alla magia nera, all’esorcismo e al narcotraffico collocando le notizie in un ordine particolare ma senza stabilire esplicitamente un nesso tra queste.
Si comincia a parlare di un tema, l’esorcismo messo in campo dalla Chiesa contro la violenza in Messico, e si passa subito dopo a un altro che poco ha da spartire con il primo: l’arresto di David Romo, un falso leader del culto alla Santa Muerte per giustificare la sentenza conclusiva “il confine insomma tra culto e criminalità è sempre più labile”.

Per chiudere questa rassegna propongo due articoli dallo stesso sito, Giornalettismo.It. Nel primo pezzo di Donato De Sena (“Prete, santone o criminale? Dal culto della Santa Muerte a sequestri e droga” del 05/01/11) leggiamo che “la polizia messicana ha arrestato la guida spirituale del culto di Santa Muerte, culto della chiesa tradizionale messicana, che si oppone alla chiesa romana cattolica. Si tratta di David Romo un controverso leader che può vantare un seguito di qualche milione di persone”.
Quest’ultima cifra si riferisce forse ai seguaci che Romo stesso attribuisce al culto alla Santa Muerte e non alla sua persona. E’ un matto ma non così tanto.
Il resto della notizia è verissima e il signor Romo effettivamente è conosciuto per i suoi affari loschi da anni come s’è già visto. Peccato che lui non rappresenti il culto alla Santa Muerte e non sia LA guida spirituale sebbene abbia ancora oggi un gran seguito di simpatizzanti. Come già detto è stato scelto dalla stampa come leader per semplificare la realtà e ottenere un’impatto mediatico più facile.
Inoltre il culto non s’oppone alla Chiesa, anzi, i devoti normalmente credono in Dio e Gesù Cristo senza ripudiare la fede cattolica. Semmai avviene il contrario e giorno dopo giorno Chiesa e Stato mettono a rischio la libertà dei cittadini professare liberamente la propria fede in molte regioni del Messico.

I suoi fedeli sono per lo più considerati criminali di vario tipo, come gli spacciatori di droga, ladri, persone di basso ceto sociale. Di questo punto ho già parlato ma volevo ribadire il concetto con una frase che palesa un sottofondo piuttosto discriminatorio. Non è sbagliato affermare che molti messicani considerano (erroneamente) i devoti della Santa Muerte come malfattori, ma fare informazione non dovrebbe coincidere solamente con “riportare l’opinione comune”, si dovrebbe creare un mix critico e innovativo quando si analizza un fenomeno complesso. Al contrario sembra spesso che si stia parlando di masse indistinte di imbecilli, poveracci e delinquenti, un po’ narcos e un po’ banditi dei tempi di zorro con in mano dei teschietti arrugginiti rubati al mercato.

L’ultimo articolo ha un titolo che potrebbe ricordare alla lontana un terrificante B-movie di Sam Raimi, “I sacrifici umani della Santa Muerte: religione e droga in un intreccio letale. I narcotrafficanti messicani sono decimati da faide sanguinose e sempre di più si rivolgono a un rito macabro”.
E’ una specie di sequel più splatter del precedente reportage ed esce il 13 gennaio 2011. Racconta Martina Chiarei di una vittima di omicidio a Ciudad Juàrez sul cui “busto c’era il tatuaggio distintivo di uno scheletro vestito da femme fatale. La polizia lo ha riconosciuto come la “Santa Muerte”, una macabra icona femminile che ha sostituito la Vergine Maria come un’improbabile sorgente di conforto profano alle legioni di gangster e picchiatori messicani”.
Il soprannome di “femme fatale” per la Santa Muerte è nuovo e accattivante. Certo che la morte doveva essere fatale se no che morte è. Nulla da dire. Il resto appare invece come uno dei tanti luoghi comuni che non spiegano la natura della devozione ma “suonano bene”.

Ancora: “nei processi o nelle retate contro i cartelli, la Santa Muerte è spesso coinvolta come un’indicazione di colpa. Al processo di Gabriel Cardona, accusato di aver sequestrato e ucciso a nome del cartello del Golfo, gli investigatori hanno spiegato che raccoglieva il sangue delle sue vittime in un bicchiere e brindava alla Santa Muerte. Quando la polizia ha fatto irruzione in una casa occupata da un leader del cartello di Sinaloa, ha trovato un’intera stanza trasformata in una cappella della Santa Muerte”.

Premesso che gli altari nella case messicane sono praticamente un must e sono milioni, anche quelli alla Santa Muerte sono tantissimi, colorati e rappresentano una forma d’espressione popolare importantissima. E’ quindi normale scoprire nelle case intere stanze adibite a santuario per una Madonna miracolosa, per il Santo Niño de Atocha, per Gesù misericordioso o per la Santissima Muerte del corazòn.
Che un narcotrafficante abbia il suo piccolo santuario in casa non è più (o non è stato mai) un motivo di scandalo, forse lo sarebbe se non ce l’avesse. Tutti i dettagli, veri, falsi e comunque da verificare, sulle nefandezze che commettono o no i personaggi arrestati dalla polizia lasciano il tempo che trovano e impressionano la gente per rendere appetibile l’articolo, ma in fondo che c’entra? Vogliamo dimostrare che è un culto macabro? Nessuna persona normale si beve il sangue di un nemico che ha appena strangolato e sgozzato, siamo d’accordo. Anzi, di solito non strangola né sgozza ma tralasciamo.
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Il punto è che dovremmo dire che il suddetto delinquente non è molto normale di suo o fa parte di un gruppo pericolosissimo mentre invece si racconta che è devoto di una qualche santa demoniaca che gli “comanda” o predica di trasformarsi in Hannibal Lecter. Io non me lo spiego così, non so voi. Con questa logica potremmo sostenere che le torture degli inquisitori cattolici erano dei rituali satanici di sacrificio di esseri umani immolati in onore di un Dio punitivo che obbligava le sue pecorelle a diventare lupi contro gli infedeli più rumorosi. Effettivamente non è nemmeno troppo azzardato!

Perfino se poi vengono alla luce offerte sacre di resti umani per la Santa Muerte, come pare sia successo recentemente, questo non snatura le sue origini e le sue tradizioni ben diverse e radicate nella società messicana dai tempi della dominazione spagnola. E nemmeno toglie che gli squilibrati assassini restino dei mentecatti, religiosi, credenti o atei che siano. Quando negli anni novanta Ciudad Juàrez divenne famosa per le donne uccise brutalmente, s’inventarono mostri, serial killer e meravigliosi misteri per nascondere un fenomeno molto più grave che persiste tuttora. Non facciamoci distrarre di nuovo come per anni è successo credendo a versioni facili su quella violenza che oggi pare inarrestabile.

Una perla finale di mexican fiction “Per gli abitanti di Ciudad Juarez, il trambusto scatenato da una figurina di cartone che sembra di più una macabra prostituta della truce mietitrice, sarebbe divertente se non fosse così disperato”.
Non c’è nessun trambusto scatenato da una figurina che assomiglia a una “macabra prostituta” a Ciudad Juàrez.
Il casino lo fanno i politici alleati coi narcotrafficanti, i corrotti agenti statunitensi e messicani delle dogane, i polleros che ricattano i migranti al confine, le bande di poliziotti disonesti e pubblici ministeri intimoriti, l’inesistenza della legge, l’impunità al 97%, il maschilismo e le gang giovanili. Si attribuisce alla Santa Muerte un’apparenza da prostituta macabra piuttosto visionaria in questo caso. Sarebbe divertente se non avesse un retrogusto misogino ma serve adesso per porre fine a questa fatale disquisizione…
Link Alla Prima Parte

Dopo la lettura di quest’incauta e appassionata speculazione vi invito nuovamente a visitare tre siti in italiano sul culto alla Niña Blanca:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/
http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

La Santa Muerte e la stampa italiana (Prima parte)

di Fabrizio Lorusso :::::::::::::::::::::::::: www.carmillaonline.com

santamuertevelas.JPGVorrei scagliare nel www una critica costruttiva per evitare che anche in Italia la figura e il culto messicano della Santa Muerte vengano mistificati. La speranza è che non diventino un’esca succosa e stereotipata per pigri giornalisti che riportano fonti di terza mano e cercano la notizia facile anziché indagare sulle origini dei fenomeni sociali e dei loro relativi problemi. Infatti dall’inizio di quest’anno si sono moltiplicati in rete i post e le note in italiano sulla devozione alla Santa secondo una linea “sensazionalista” che molto probabilmente si rifà ad analoghi articoli tendenziosi usciti su vari siti e giornali in inglese e spagnolo. Spesso ci si occupa della frontiera Messico-Usa come fosse un immenso teatrino di marionette sataniche e narcos tatuati.
Il problema generale è la cornice di esotismo e superficialità con cui ancora oggi vengono trattati molti temi latino americani e messicani, in particolare la violenza, il narcotraffico, la migrazione, l’emarginazione e la povertà nelle metropoli, la storia e la cultura popolare, indigena o meticcia che sia. E se poi nei racconti e nelle immagini, nel contenuto del quadro, si piazzano un po’ di rosso sangue a macchie, qualche luogo comune e un mix al gusto di astratti misteri, ben venga per stampa e Tv. E pure per Internet, chiaro. Al tutto gli si dà un bel titolo che menzioni dei sacrifici umani, una santa mortale e oscura, un po’ di vittime, droga e sparatorie. L’espediente fa molta scena e genera visite (o vendite sul cartaceo).

L’arte astratta e surrealista applicata al giornalismo è una pratica ancestrale, non la scopro io, ma serve a trasmettere un’informazione correttamente? Non penso proprio e spesso non è nemmeno questo l’interesse di chi scrive, purtroppo.
Dato che il culto alla Santa Muerte è ancora poco conosciuto e relativamente giovane, provo a evidenziarne alcuni tratti qui prima che sia tardi e che continui ad essere usato per dare spiegazioni facili ai problemi del Messico. Userò una rassegna stampa per ragionarci su, visto che nell’ultimo mese sono usciti alcuni articoli sulla scia dell’arresto di un personaggio noto come “l’arcivescovo della Santa Muerte”, David Romo, e in seguito ad alcuni casi di omicidio nella settentrionale Ciudad Juarez che la polizia ha definito come sacrifici umani alla Santa Morte.
E’ un modo grossolano di sviare l’attenzione. I morti per le faide tra narcotrafficanti non mancano mai (oltre 3000 a Juàrez nel 2010), perciò in tanti si sono cimentati nell’arte di mischiare eventi e guerre diverse per cuocere un minestrone di news con chili jalapeño dentro. Ci si concentra su un paio di casi senza spiegare nulla, dimenticando il quadro.
Intanto vi invito a visitare tre siti in italiano per capire meglio i punti nodali e la storia del culto e poi continuo col soliloquio: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/ & http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/ & http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

L’immagine della Santa Muerte, uno scheletro con falce e bilancia ricoperto da una tunica di uno o più colori, attira certamente l’attenzione e rischia di perturbare le placide giornate di sole tanto a chi vive in Messico quanto a chi sta in Italia. I motivi e i modi sono diversi. Diapositiva85.JPGPer i messicani la visione di uno scheletro in una casa o per la strada non rappresenta di per sé un’esperienza terrificante, anzi.

I teschi e le catrinas – le famose raffigurazioni degli scheletri vestiti da donne borghesi (vedi le foto del teschio coperto di fiori gialli e il disegno dello scheletro col cappello da signora borghese) – sono dappertutto e sono legate al culto cattolico del giorno dei morti riadattato secondo il canovaccio di un folclore nazionalista dalle origini precolombiane, almeno nelle intenzioni. L’idea del mix tra le razze viene qui declinata in un ambito squisitamente religioso e popolare. Questa, però, è la morte addomesticata dalla chiesa e dallo stato.

Nelle zone in cui, invece, la tradizione indigena s’è relativamente conservata esiste una familiarità col tema della morte che non si collega più di tanto alle immagini, alle statuine e ai dolci a forma di cranio e alle ofrendas colorate che si vedono in documentari e cartoline. Queste cose piacciono assai ai bambini e ai turisti. Piuttosto si riferisce alla concezione della fatalità, del ciclo vita-morte e delle relative cerimonie che sono ancora molto diverse tra loro nei territori lontani dalla capitale, il centro uniformante dell’identità nazionale.

Per quanto riguarda la Santa Muerte, che è un’altra cosa ancora, chi vive in Messico è stato abituato dalla stampa scandalistica, da alcuni scrittori modaioli e pure dai mass media “seri”, nazionali ed esteri, ad associarla semplicemente al mondo del narcotraffico e della delinquenza, ai quartieri più poveri e pericolosi o a qualche setta satanica e ai rituali cubani della santeria, nel migliore dei casi. In America, Stati Uniti compresi, la tendenza sta però cambiando e da alcuni anni a questa parte i reportage e i documentari stanno reinterpretando e ricollocando il culto alla Santa Muerte in un ambito più vicino alla realtà storica e antropologica di questa devozione popolare che nasce nei quartieri poveri, dove il rischio e la morte sono il pane quotidiano, e nel mondo agricolo tradizionale.
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E’ un culto diffuso da decenni, forse da secoli, all’interno delle famiglie e custodito gelosamente dai patriarchi e dalle matriarche. Per questo è avvolto da una nube di miti e misteri che solo i guardiani degli altari privati e pubblici riescono a far sfumare.

Agli italiani probabilmente la morte scarnificata evocherà sentimenti ancestrali di rifiuto e il ricordo di qualche affresco in un ossario o in una chiesa di provincia. Oppure rievocherà dei thriller-film statunitensi, le magliette degli Iron o la giacca di qualche motociclista. Questo è pop, è memoria collettiva e fotografica ma non c’entra con l’essenza del culto messicano se non marginalmente e comunque solo negli ultimi anni. Son fattori che vendono e fanno vendere, iniziano a legarsi al culto e al merchandising ma le due iconografie non vanno confuse. Dunque la Santa Muerte da una parte, i vecchi film dell’orrore e le copertine dei Cd, dall’altra. La Santa Muerte da una parte, le catrinas, i teschi e gli scheletri del giorno dei morti, dall’altra.

Ultimamente anche in Italia il giornalismo sta cominciando a fare uso delle foto e dell’iconografia della morte santificata messicana scoprendone con dieci anni di ritardo le virtù scandalistiche e promozionali. Chiaramente la sua presenza negli articoli serve solo a creare un’equazione sul Messico che è immediatamente vera per il lettore ma fuorviante perché basata su presupposti fallaci: VIOLENZA = NARCOS = MORTE = RELIGIONE, SUPERSTIZIONE = SANTA MUERTE = MADONNA DEI NARCOS.
L’escamotage di associare la violenza solo ai narcos e questi alla morte sembra funzionare. Peccato che passare dalla morte vera, quella delle sparatorie col cuerno de chivo, quella dei clandestini in cerca del sogno oltre il Rio Bravo, quella dei conflitti agrari e familiari o dei femminicidi lungo la frontiera con gli Usa, al culto alla Santa Muerte come forma d’espressione e credenza popolare sia un atto di malafede o d’ignoranza.

La falce della morte comincia a servire per pubblicare articoli riguardo a un paese e una regione dimenticati che non si vogliono capire fino in fondo. Dato che non si riesce ad avere una copertura decente degli esteri nei media mainstream, allora “il resto del mondo”, sfuma e si rimpicciolisce fino a diventare un racconto mitologico: oltre le Colonne d’Ercole appena si nota il Medio Oriente, a volte ci sono la Libia, l’Egitto o la Russia, appaiono (s)fumati un po’ gli Usa, pezzetti d’Europa e forse la Cina. Il resto è barbarie, terzo mondo, e son miliardi di persone buone per il folclore, le epidemie, la falsa solidarietà e le guerre, tanto quelle ci sono sempre.

Smetto di sparare sulla Croce Rossa e cito qualche articolo sul fenomeno della Niña Blanca, uno dei soprannomi della Santissima Morte. Prima di cominciare appunto qui un incipit molto rispettato e propiziatorio per le preghiere che a Lei vengono elevate a Città del Messico e dintorni, cioè dal Texas alla Pampa, senza pretese. Santa Muerte de mi corazòn, no me desampares con tu protecciòn. (Santa Morte del mio cuore, non mi lasciar senza la tua protezione).Santa1sep10.jpg

E’ sintomatico delle tendenze appena illustrate un contributo di Guido Olimpio sul Corriere Esteri dal titolo: Messico.. Delitti e rituali a Ciudad Juàrez. Il sacrificio umano per «Santa Muerte». Omicidi commessi in onore della «signora delle ombre», la protettrice dei criminali.
E poi l’inizio… In Messico non si uccide solo per la droga, ma anche in onore di Santa Muerte, la protettrice dei criminali. Vittime sacrificali offerte alla “Signora delle ombre”. Almeno due delitti, avvenuti in questi giorni nell’area di Ciudad Juarez, sarebbero stati compiuti secondo un rituale legato a Santa Muerte. Quale sarà mai questo rituale non si sa.

Raccontare alla Repubblica dei lettori che tra i 30mila morti provocati in 4 anni dalla cosiddetta “guerra al narcotraffico” in Messico ce ne sono un paio che vengono “dedicati” alla Santa Muerte non è che aiuti a capire poi molto. Soprattutto perché se sono avvenuti omicidi a Ciudad Juarez secondo queste modalità, ebbene sarebbe più che altro utile spiegare perché a Juàrez muore tanta gente (nel 2010 è stata la città più violenta del mondo per numero assoluto di assassinii) e perché i membri delle gang cittadine (sono circa 500 le bande giovanili) al soldo dei cartelli della droga avevano eventualmente qualche connessione con quel culto.

Infatti la Santissima Muerte non è necessariamente la protettrice dei criminali e non è legata a rituali che coinvolgono “vittime” sacrificali. Chi solo dà adito a queste versioni dei fatti e a interpetazioni parziali del culto, magari ricalcando qualche testata straniera, non ha molto chiara la tematica oppure opera da qualche lontana scrivania. La critica vale anche per i giornali messicani che per anni hanno sfornato articoli e falsi scoop su qualche setta satanica che usava l’immagine dello scheletro con la falce.

Come già detto, è molto facile associare la Santa Muerte alla magia nera, alle sette che sacrificano animali, al sangue e alla morte tout court ma si cade in un banale inganno. Non è escluso che alcuni sciamani e maghi a pagamento usino effettivamente anche la statua della Muerte per i loro rituali, così come hanno fatto alcuni famosi delinquenti arrestati in passato (Il mozza orecchie, Mochaorejas, e Osiel Càrdenas, capo del Cartello del Golfo, tra gli altri), ma questo non c’entra molto con il culto popolare che le viene reso. Il nesso serve solo a condire la notizia, ancor di più se questa arriva in Italia dove poco si scrive e si comprende riguardo ai narcotrafficanti e a la violenza del Messico. Leggi e vedi l’intervista a uno studioso del culto, Alfonso Hernández, su Carmilla e…in Video.

Molte persone, tra cui anche i criminali, in Messico hanno tatuaggi di santi e professano una fede religiosa come anche i camorristi e i mafiosi in Italia. Come la gente comune, ecco. Le immagini e le credenze più popolari tra i trafficanti sono sicuramente quelle cattoliche della Virgen de Guadalupe e di San Judas Tadeo e dopo, forse al terzo posto, la Santa Muerte e poi più lontano anche Jesús Malverde, un altro personaggio considerato santo e spesso citato dai giornali con una storia diversa rispetto agli altri. Malverde è infatti una specie di bandito che toglie ai ricchi per dare ai poveri, un Robin Hood del settentrionale stato di Sinaloa che viene venerato dall’inizio del secolo scorso. E’ amato dalla gente comune così come dai delinquenti di ogni livello e dai capi del narcotraffico messicano.

Comunque sia, perché se ho un tatuaggio di San Ippolito sulla spalla e uccido qualcuno, non faccio notizia, ma se ho la Santa Muerte o qualche altro santo proibito (e sono tantissimi in queste terre ma nessuno pare tanto inquietante come la Muerte…), allora la morbosità del pubblico e dei giornali è subito soddisfatta?

Un altro dettaglio: non c’è traccia o uso comune in Messico del termine “signora delle ombre” per parlare della Niña Blanca, alias La Patrona, La Señora, La Hermosa, la Niña Bonita, La Jefa e tantissimi altri. “La signora delle ombre” è il titolo di un romanzo di Philippa Gregory del 1997 che racconta di una suora con poteri soprannaturali nell’Inghilterra del XVI secolo e quindi ci porta decisamente fuori strada. Spero di ottenere smentite per aggiungere eventualmente un altro epiteto alla già lunga lista di quelli più usati.

Ci sono santuari – il più importante è a Ciudad Juarez – e piccoli templi dove sono sistemate delle statuine che raffigurano la Grande Mietitrice con la falce in mano. I fedeli depongono bottiglie di tequila (che vuol significare il calice), mele (simbolo del peccato), denaro, dolciumi, collane e sigarette. Poi si raccolgono in preghiera, a volte recitando il rosario. Esiste anche un piccolo manuale con i 26 rituali “per conseguire salute, denaro e amore”. Pochi giorni fa, la polizia ha arrestato David Romo, un ex ufficiale, sposato con cinque figli, autoproclamatosi “vescovo” della setta. Per anni, il predicatore ha cercato di sfruttare il seguito popolare per Santa Muerte. Ne traeva vantaggi economici e supporto.
La “grande mietitrice” è un termine poco usato in Messico e probabilmente è un mezzo calco dall’inglese “grim reaper” (come una band britannica di heavy metal nata nel 1979) che però significa “inesorabile, lugubre mietitrice”, cioè la Parca o morte. Nessuna ricerca etnografica (ma chiaramente se ne può discutere!) associa l’offerta di tequila al “calice”, né le mele al peccato originale come descrive il testo in corsivo.
Questi sono elementi più legati alla tradizione santera e Yoruba cubana, in cui si offre del rum, con un pizzico di nazionalismo alcolico. Per saperne di più, vale davvero la pena lggersi il romanzo Tù la pagaràs di Marilù Oliva e chiudiamo il discorso. La mela s’interpreta soprattutto come nutrimento e vita e non tanto come peccato originale. I manuali coi rituali sono decine e vanno presi per quello che sono: tentativi di stabilire delle regole formali per un culto ancora molto spontaneo. A volte fungono da testimonianze scritte delle pratiche più comuni. Alcuni fanno anche guadagnare dei pesos alle case editrici.
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Ci sono tantissimi altari pubblici per le strade, nelle nicchie di vicoli e case di ringhiera, dentro a delle chiesette o cappelle che sono dedicate alla Santa Muerte in Messico, soprattutto nella capitale dove si contano oltre 700 altari. Sono diffusi anche nel centro del paese (zona del Bajìo, Zacatecas, Hidalgo), a Veracruz, nel nord e in alcune città statunitensi.
Che il più importante del paese e quindi del mondo sia un “santuario” a Juàrez, non è effettivamente dimostrabile. Forse il riferimento era a un altare molto speciale che sarà eretto in un penitenziario di Ciudad Juàrez con 13mila pesos (circa 1000 dollari) di finanziamento statale: sarebbe il primo costruito con denaro pubblico. Oppure si trattava del santuario della famiglia Salazar aperto il 15 agosto 2010 che è il primo che apre le sue porte al pubblico in città. Comunque il più noto centro di preghiera e diffusione del culto è a Tepito, nel centro di Città del Messico.

Chiaramente il titolo di altare “supremo” è arbitrario ma i ricercatori e gli esperti, oltre alle gente che è il riferimento per verificare l’ipotesi, indicano quello di Tepito come il più importante per affluenza, storia e notorietà. Gli seguono probabilmente l’oratorio di Doña Blanca e il santuario nazionale fondato da David Romo che si trovano a pochi isolati dal centro storico. Gli altri altari e immagini della Señora “famosi” si trovano a Zacatecas e Hidalgo dove si adora la figura scarnificata di San Bernardo che rappresenta la Morte Santificata. Certo. L’uso strumentale di Juàrez e dell’immaginario legato al femminicidio e alla morte violenta prevale quando si deve dare notizia di questa “religione nera” come la si definisce nell’articolo vagheggiando un po’.
Sul caso di David Romo, nulla da eccepire.

Ormai non è un personaggio rappresentativo ma è piuttosto “mediatico” e per anni è stato intervistato da tutti. Ha influito sulla storia recente della devozione, ha organizzato manifestazioni di piazza e ha seminato altari e diaconi per mezzo Messico. Si è autoproclamato leader di una cosa che non esiste, la chiesa, intesa come istituzione centralizzata, della Santa Muerte in Messico e per ora le sue torbide vicende giudiziarie confermano un detto sulla Santa, cioè che Lei non “protegge la gente cogliona, né porta in alto la gente stronza” (No solapa pendejos ni enaltece a cabrones). Anche nel caso di Romo, la notizia d’impatto cerca sempre un capo da sputtanare e su cui fare un po’ di gossip, eccolo.

Continua presto…