La Santa Muerte e la stampa italiana (Seconda parte)

di Fabrizio Lorusso ::::::::::::::::www.carmillaonline.com

SantaCumple.jpgLa nota del Corriere della Sera, sezione esteri, di cui parlavo nella prima parte di quest’articolo è stata ripresa da altri siti che la citano, la riassumono e ne mettono in evidenza ulteriori dettagli interessanti. Vediamone alcuni estratti per approfondire la rassegna.

A dire il vero – come è ovvio che sia – non si tratta di una santa riconosciuta dalla Chiesa (benché i suoi seguaci si dichiarino cattolici), ma di un rito legato per alcuni ai Maya, per altri risalente al XVIII secolo.
Non so chi abbia legato specificamente al popolo Maya l’origine del culto alla Santa Muerte ma sarei curioso di scoprirlo. Spesso si diffondono evidenti confusioni tra popoli e epoche diverse della storia di quest’angolo di mondo. C’è da dire che effettivamente alcuni “etno-nazionalisti” messicani fanno risalire la nascita del culto alla Santa Muerte al Messico precolombiano dei Mexicas (o Aztechi) e, ancora prima, alle popolazioni dell’area culturale e geografica che Paul Kirchhoff chiamò Mesoamerica e che includerebbe anche la regione dei Maya, cioè il sud est messicano, il Guatemala, El Salvador e l’Honduras.
In realtà restano alcuni tratti di una peculiare visione del mondo e alcune tradizioni in certe zone ma numerose pratiche rituali, religiose e funerarie si sono evolute radicalmente, si sono perdute o si sono fuse con altre a partire da un’eredità precolombiana eterogenea fino ad arrivare al Messico moderno. Il tema è complesso e dibattuto e non può certo esaurirsi qui. Basti sapere che una buona parte di quello che oggi ci viene propinato come “precolombiano” originale o “tradizionale” indigeno, dai rituali al cibo, dai vestiti a certe manifestazioni culturali, è in realtà una rielaborazione posteriore spesso promossa da statisti del secolo XX (come l’ex presidente Làzaro Càrdenas) e partidari del cosiddetto indigenismo.

Il concetto della morte e gli dei dell’oltretomba di quei popoli possono senza dubbio costituire un terreno fertile e generare immaginario. Alcuni riferimenti sono vivi anche oggi, ma non è provata una continuità lineare tra le antiche pratiche e credenze e quelle attuali, ancor di più se parliamo proprio della Santa Muerte.
Nel XVIII secolo, all’epoca della dominazione spagnola, giunsero in Messico le immagini barocche e medievali della “buona o santa morte” appartenenti alla tradizione cattolica che in effetti sono indicate come un’attendibile iconografia di riferimento per la versione attuale (al riguardo segnalo due post UNODUE). Insomma in Messico c’era e c’è un sottofondo culturale tradizionale che potrebbe aver propiziato il radicamento di versioni coloniali, moderne e post moderne del culto alla Morte nel corso dei secoli. Ciò non significa che i messicani siano massivamente adoratori della morte o che facciano sacrifici umani per ripetere le gesta dei loro ancestri…

La santa recluta adepti tra gli strati più poveri della popolazione, criminali, narcotrafficanti e banditi che sovente uccidono delle persone in suo onore.Mi sembra davvero un’esagerazione identificare gli strati più poveri della popolazione in modo così diretto, quasi come se ci fosse una corrispondenza biunivoca con le categorie di “criminali, narcotrafficanti e banditi” dato che, come visto, è quasi sicuro che il culto sia nato, si sia mantenuto per decenni, forse per secoli, e si sia diffuso tra i primi mentre è stato invece adottato dai secondi come simbolo di protezione ed elemento d’identità in seguito alla sua propagazione mediatica negli ultimi 15 anni. Anche il fatto che “sovente” si uccide proprio in suo onore è tutto da dimostrare.

DirettaNews riporta una nota Ansa del 5 gennaio 2011 che prova a spiegare che “l’antico culto della Morte, di origine precolombiana ma con elementi della liturgia cattolica – la Chiesa cattolica lo condanna -, emerge nella tradizione popolare messicana nel Giorno di morti (Dia de los Muertos) e nell’iconografia tipica degli scheletri (calaveras) in abiti civili, con cui gli antenati morti ricordano ai vivi dei loro doveri morali. La setta della Santa Muerte venera come sacra l’immagine della morte nelle fattezze di uno scheletro coronato e vestito di seta e con la falce in mano, alla quale i devoti, diffusi nelle classi popolari e nel mondo della criminalità, fanno offerte di fiori, denaro, tequila, birra o sigarette”.
Passi pure che il vestitino della Santa possa essere sempre di seta, roba da ricchi o per chi la sta ringraziando per un grosso favore ricevuto, ma la svista più evidente è sulla sua nascita che viene palesemente associata al giorno dei morti e alle divinità precolombiane come origini del culto mentre eventualmente sarebbero degli elementi collaterali che favoriscono un certo sincretismo e non di più. Tanto che poi si parla di “una setta che affonda le sue radici in antichi culti pagani precolombiani” tout court.
Setta: insieme di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata. Non credo che per il culto alla Santa Muerte si configuri questa definizione dato che non c’è una dottrina alternativa a quella della religione cattolica ma solo l’aggiunta di un Santo riconosciuto solo dai suoi devoti. L’altro dettaglio è che ormai la diffusione di questa “Santa dei dimenticati” o “dei disperati” sta superando le differenze di classe e di razza coinvolgendo anche politici, artisti, impresari e molte persone di classe media.

Radio Vaticana ci mette del suo denunciando un presunto Allarme “sette” in Messico. I vescovi: no alla venerazione di Santa Muerte.
L’allarme sette e l’adorazione “idolatra” della figura della morte, attraverso l’azione instancabile del clero, va avanti da secoli e non è perciò una notizia dell’ultim’ora come sembrerebbe dal comunicato del 10 gennaio 2011. Vediamo. SantaCumple2.jpg
“Un appello a tutti i messicani ad abbandonare la pratica della venerazione di “Santa Muerte” è stato lanciato con preoccupazione dal portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, padre Hugo Valdemar.
Il sacerdote – riferisce L’Osservatore Romano – ha rilevato che la fede in “Santa Muerte”, rappresentata da uno scheletro con una falce in mano, è contraria al cristianesimo. “La sua venerazione – ha spiegato il portavoce dell’arcidiocesi – è oramai diventata un rituale preferito dagli esponenti della criminalità organizzata messicana e dai narcotrafficanti”.

Troviamo un’impressionante somiglianza tra questa visione e quella dei giornalisti mainstream che a mio parere potrebbero spiegarci meglio il fenomeno in termini sociali e storici invece di disquisire sulle corrispondenze del culto con la fede cristiana, col satanismo o con la magia bianca o nera.

I promotori della devozione – ha dichiarato il portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico – approfittano dell’ignoranza della gente e della loro debolezza psicologica. Cristo è venuto sulla terra per vincere il peccato, la morte, i segni del potere del male e la sua distruzione. Il leader della setta – ha aggiunto il religioso — esprime un’energia e un sentimento negativi che sono molto pericolosi. Riferisce le sue azioni all’aiuto del maligno, agisce e parla in nome del diavolo.
Addirittura! Anche qui la strategia d’identificazione di un leader unico, malvagio e crudele, per screditare un culto popolare che in realtà non ha un capo e annovera tra i 2 e i 5 (forse 10) milioni di devoti in Messico, Centro e Sudamerica, Stati Uniti e perfino in Giappone ed Europa. Credo che la Chiesa stia cominciando a preoccuparsi per questa “setta” che setta non è così come faceva ai tempi dell’Inquisizione nella Nuova Spagna. Che poi esistano dei falsi santoni e delle persone che tentano di creare una “chiesa” o una struttura gerarchica di altro tipo (le unioni tra altari, per esempio) è un altro discorso e solo le evoluzioni future del culto potranno dirci che pieghe prenderà a livello istituzionale e liturgico.

“Molti di coloro che credono in “Santa Muerte” – ha concluso padre Valdemar – sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure”. L’arcidiocesi di Città del Messico invita i seguaci a distruggere tutte le immagini di “Santa Muerte” e di non temere nessuna vendetta o ritorsione “perché il potere di Dio è più grande del male”.
Ricordiamo che la Santa Inquisizione (quella sì era pericolosa per davvero), ha perseguito per secoli le immagini della morte che essa stessa aveva importato nella Nuova Spagna. Potevano pensarci prima. Quando il popolo rielabora e fa propria una cultura è difficile controllarne gli sviluppi dall’alto. Poi si sa, hecha la ley, hecha la trampa, fatta la legge, trovato l’inganno e quindi la gente tende a fare esattamente quello che l’autorità le proibisce. Soprattutto quando è schiava e conquistata col ferro di spada e croce.

Infine nella nota prevale la visione classica paternalista del popolino ignorante e in balia della moda e del demonio. Non sanno quello che fanno!
Invece lo sanno eccome e sono proprio stufi di vedere morire migliaia di donne per colpa del bigottismo imperante nel loro paese, per il maschilismo e il paternalismo che strozzano il Messico e le sue energie vitali, per le reiterate leggi che criminalizzano l’aborto per cui solo pagano le donne che sono costrette a farlo in condizioni estreme e vanno a scontare anni di prigione (vedi caso delle donne di Guanajuato).
Sono stufi della pederastia magari. Non considerano il clero corrotto nella sua totalità ma hanno perso rispetto per istituzioni escludenti ed eterodirette. Sono stanchi che tutti i soldi che vengono elargiti alle gerarchie cattoliche e ai sacerdoti delle centinaia di sette e chiese di tipo pentecostale e protestante vadano a rimpinguare strutture lontane e giudicate inutili. Non sono deduzioni mie, sia chiaro. Sono dichiarazioni dei devoti cattolici e della Santa Muerte, perché quella Santa non li esclude e la Chiesa sì. Ci pensino sopra i responsabili della fede.

Ultima chicca di rapida disinformazione dalla stessa fonte vaticana: il culto di “Santa Muerte” è vietato dal ministero dell’Interno perché non rispetta gli scopi indicati nello statuto della legge messicana sulle associazioni religiose e di culto.
Il culto non è affatto proibito dalla legge altrimenti si configurerebbe una violazione dei principi costituzionali e dei diritti dell’uomo (la cara vecchia libertà di culto) ma comprendo che è gioco forza scrivere in questi termini.
E’ vero che l’associazione religiosa fondata da Romo, la Iglesia Católica Apostólica Tradicional Mèxico-Estados Unidos, ha perso nel 2005 il permesso di operare sul territorio perché aveva violato i termini stabiliti dalla legge introducendo anche la figura della Santa Muerte nella liturgia e mescolando rituali della santeria e del vudù con le messe tradizionali. Il Ministero degli Interni messicani gli aveva quindi ritirato l’iscrizione all’albo delle associazioni religiose registrate. Non s’è proibita nessuna fede e nessun santo.

In un post dell’aprile 2009 Alessandro Grandi su PeaceReporter, pur senza trattare a fondo il tema del culto alla Niña Bonita dato il formato delle notizie sul sito, non si lascia condurre da facili tentazioni scandalistiche e resta più in linea con la stampa messicana “illuminata”, resta un po’ di condimento speziato ma comunque c’è attenzione ai fatti e si menziona anche il tema del rispetto per la libertà di culto valido per ogni fede.
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Un altro post del 10/01/11, quello di Paolo Manzo sul blog di Panorama.It intitolato “Messico, contro i narcos scendono in campo gli esorcisti”, tende all’ambiguità e si colloca forse a metà strada: relaziona indirettamente la Santa Muerte alla magia nera, all’esorcismo e al narcotraffico collocando le notizie in un ordine particolare ma senza stabilire esplicitamente un nesso tra queste.
Si comincia a parlare di un tema, l’esorcismo messo in campo dalla Chiesa contro la violenza in Messico, e si passa subito dopo a un altro che poco ha da spartire con il primo: l’arresto di David Romo, un falso leader del culto alla Santa Muerte per giustificare la sentenza conclusiva “il confine insomma tra culto e criminalità è sempre più labile”.

Per chiudere questa rassegna propongo due articoli dallo stesso sito, Giornalettismo.It. Nel primo pezzo di Donato De Sena (“Prete, santone o criminale? Dal culto della Santa Muerte a sequestri e droga” del 05/01/11) leggiamo che “la polizia messicana ha arrestato la guida spirituale del culto di Santa Muerte, culto della chiesa tradizionale messicana, che si oppone alla chiesa romana cattolica. Si tratta di David Romo un controverso leader che può vantare un seguito di qualche milione di persone”.
Quest’ultima cifra si riferisce forse ai seguaci che Romo stesso attribuisce al culto alla Santa Muerte e non alla sua persona. E’ un matto ma non così tanto.
Il resto della notizia è verissima e il signor Romo effettivamente è conosciuto per i suoi affari loschi da anni come s’è già visto. Peccato che lui non rappresenti il culto alla Santa Muerte e non sia LA guida spirituale sebbene abbia ancora oggi un gran seguito di simpatizzanti. Come già detto è stato scelto dalla stampa come leader per semplificare la realtà e ottenere un’impatto mediatico più facile.
Inoltre il culto non s’oppone alla Chiesa, anzi, i devoti normalmente credono in Dio e Gesù Cristo senza ripudiare la fede cattolica. Semmai avviene il contrario e giorno dopo giorno Chiesa e Stato mettono a rischio la libertà dei cittadini professare liberamente la propria fede in molte regioni del Messico.

I suoi fedeli sono per lo più considerati criminali di vario tipo, come gli spacciatori di droga, ladri, persone di basso ceto sociale. Di questo punto ho già parlato ma volevo ribadire il concetto con una frase che palesa un sottofondo piuttosto discriminatorio. Non è sbagliato affermare che molti messicani considerano (erroneamente) i devoti della Santa Muerte come malfattori, ma fare informazione non dovrebbe coincidere solamente con “riportare l’opinione comune”, si dovrebbe creare un mix critico e innovativo quando si analizza un fenomeno complesso. Al contrario sembra spesso che si stia parlando di masse indistinte di imbecilli, poveracci e delinquenti, un po’ narcos e un po’ banditi dei tempi di zorro con in mano dei teschietti arrugginiti rubati al mercato.

L’ultimo articolo ha un titolo che potrebbe ricordare alla lontana un terrificante B-movie di Sam Raimi, “I sacrifici umani della Santa Muerte: religione e droga in un intreccio letale. I narcotrafficanti messicani sono decimati da faide sanguinose e sempre di più si rivolgono a un rito macabro”.
E’ una specie di sequel più splatter del precedente reportage ed esce il 13 gennaio 2011. Racconta Martina Chiarei di una vittima di omicidio a Ciudad Juàrez sul cui “busto c’era il tatuaggio distintivo di uno scheletro vestito da femme fatale. La polizia lo ha riconosciuto come la “Santa Muerte”, una macabra icona femminile che ha sostituito la Vergine Maria come un’improbabile sorgente di conforto profano alle legioni di gangster e picchiatori messicani”.
Il soprannome di “femme fatale” per la Santa Muerte è nuovo e accattivante. Certo che la morte doveva essere fatale se no che morte è. Nulla da dire. Il resto appare invece come uno dei tanti luoghi comuni che non spiegano la natura della devozione ma “suonano bene”.

Ancora: “nei processi o nelle retate contro i cartelli, la Santa Muerte è spesso coinvolta come un’indicazione di colpa. Al processo di Gabriel Cardona, accusato di aver sequestrato e ucciso a nome del cartello del Golfo, gli investigatori hanno spiegato che raccoglieva il sangue delle sue vittime in un bicchiere e brindava alla Santa Muerte. Quando la polizia ha fatto irruzione in una casa occupata da un leader del cartello di Sinaloa, ha trovato un’intera stanza trasformata in una cappella della Santa Muerte”.

Premesso che gli altari nella case messicane sono praticamente un must e sono milioni, anche quelli alla Santa Muerte sono tantissimi, colorati e rappresentano una forma d’espressione popolare importantissima. E’ quindi normale scoprire nelle case intere stanze adibite a santuario per una Madonna miracolosa, per il Santo Niño de Atocha, per Gesù misericordioso o per la Santissima Muerte del corazòn.
Che un narcotrafficante abbia il suo piccolo santuario in casa non è più (o non è stato mai) un motivo di scandalo, forse lo sarebbe se non ce l’avesse. Tutti i dettagli, veri, falsi e comunque da verificare, sulle nefandezze che commettono o no i personaggi arrestati dalla polizia lasciano il tempo che trovano e impressionano la gente per rendere appetibile l’articolo, ma in fondo che c’entra? Vogliamo dimostrare che è un culto macabro? Nessuna persona normale si beve il sangue di un nemico che ha appena strangolato e sgozzato, siamo d’accordo. Anzi, di solito non strangola né sgozza ma tralasciamo.
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Il punto è che dovremmo dire che il suddetto delinquente non è molto normale di suo o fa parte di un gruppo pericolosissimo mentre invece si racconta che è devoto di una qualche santa demoniaca che gli “comanda” o predica di trasformarsi in Hannibal Lecter. Io non me lo spiego così, non so voi. Con questa logica potremmo sostenere che le torture degli inquisitori cattolici erano dei rituali satanici di sacrificio di esseri umani immolati in onore di un Dio punitivo che obbligava le sue pecorelle a diventare lupi contro gli infedeli più rumorosi. Effettivamente non è nemmeno troppo azzardato!

Perfino se poi vengono alla luce offerte sacre di resti umani per la Santa Muerte, come pare sia successo recentemente, questo non snatura le sue origini e le sue tradizioni ben diverse e radicate nella società messicana dai tempi della dominazione spagnola. E nemmeno toglie che gli squilibrati assassini restino dei mentecatti, religiosi, credenti o atei che siano. Quando negli anni novanta Ciudad Juàrez divenne famosa per le donne uccise brutalmente, s’inventarono mostri, serial killer e meravigliosi misteri per nascondere un fenomeno molto più grave che persiste tuttora. Non facciamoci distrarre di nuovo come per anni è successo credendo a versioni facili su quella violenza che oggi pare inarrestabile.

Una perla finale di mexican fiction “Per gli abitanti di Ciudad Juarez, il trambusto scatenato da una figurina di cartone che sembra di più una macabra prostituta della truce mietitrice, sarebbe divertente se non fosse così disperato”.
Non c’è nessun trambusto scatenato da una figurina che assomiglia a una “macabra prostituta” a Ciudad Juàrez.
Il casino lo fanno i politici alleati coi narcotrafficanti, i corrotti agenti statunitensi e messicani delle dogane, i polleros che ricattano i migranti al confine, le bande di poliziotti disonesti e pubblici ministeri intimoriti, l’inesistenza della legge, l’impunità al 97%, il maschilismo e le gang giovanili. Si attribuisce alla Santa Muerte un’apparenza da prostituta macabra piuttosto visionaria in questo caso. Sarebbe divertente se non avesse un retrogusto misogino ma serve adesso per porre fine a questa fatale disquisizione…
Link Alla Prima Parte

Dopo la lettura di quest’incauta e appassionata speculazione vi invito nuovamente a visitare tre siti in italiano sul culto alla Niña Blanca:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/
http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

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