Archivi tag: chiesa

#NiUnaMenos: dal #Nicaragua l’allarme contro il governo reazionario della dinastia #Ortega

foto-mati-1

Di Matilde Sponzilli. “C’è una buona notizia, vuoi saperla? Hanno arrestato il figlio di M.”. Per un attimo mi si gela il sangue. Com’è possibile che questa sia una buona notizia, com’è possibile che una madre desideri  vedere il proprio figlio allontanato e incarcerato, perché? Eppure quello di M. è stato un atto di coraggio, M. a differenza di tante donne ha avuto il coraggio di denunciare la violenza domestica subita da parte del figlio. M. si è messa da sola contro tutti: il marito che non ne voleva saperne niente, perchè tanto “è tuo figlio e sono affari tuoi”; i vicini che hanno chiuso gli occhi; la polizia, che l’ha accusata di non essere una buona madre, l’ha sbeffeggiata e derisa senza prendere sul serio le sue richieste; la giustizia che si è fatta gioco di lei, donna analfabeta, spingendola in un turbinio burocratico durato mesi che sembrava non avere né capo né coda. M. è andata avanti a volte con determinazione, altre per puro spirito di sopravvivenza, ma alla fine ce l’ha fatta, dimostrando che una donna non è costretta ad accettare la violenza.  Continua a leggere

Bilancio Visita #PapaFrancesco #Messico: ne parliamo a Latinoamericando #Radio @gustavoclaros

Papa_salida_nunciatura-21-600x274

E se non avesse visto tutto? – Puntata del programma di Gustavo Claros, Latinoamericando (Radio Cooperativa Padova), del 18-02-2016 sulla visita di Papa Francesco in Messico.

La visita di Bergoglio in Messico ha portato gioia ma anche qualche polemica. Ci colleghiamo col Distretto Federale (Città del Messico), da dove il giornalista Fabrizio Lorusso ci spiega perché.

Scarica    Ascolta

A questo link una breve intervista sulla situzione generale attuale del Messico.

Video. La moderna crociata della Chiesa cattolica

Approfittando della rinuncia di Papa Benedetto XVI, ormai stanco del suo pontificato, ricordiamo con un video anche altri motivi che potrebbero averlo spinto al grande gesto.

Dinnanzi ai processi di emancipazione femminile e di maggiore apertura verso i diritti e le libertà civili della comunità LGBT, il clero cattolico si è dedicato negli ultimi anni a difendere instancabilmente i valori tradizionali della cultura patriarcale, alimentando di conseguenza il sessismo e l’odio di genere nella mentalità dei diversi popoli del mondo credenti del cattolicesimo. Di seguito versione in spagnolo:

Ante los procesos de emancipación femenina y de mayor apertura hacia los derechos y las libertades civiles de la comunidad LGBT, el clero católico se ha dedicado en los últimos años a defender infatigablemente los valores tradicionales de la cultura patriarcal, alimentando pues el sexismo y el odio de género en la mentalidad de los diversos pueblos del mundo de credo católico.

by Huitzilan You Tube

inquisizione donne

Papa Benedetto XVI in Messico: politica, pedofilia e disaffezione

[Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità del 24 marzo 2012] In vista del viaggio apostolico e di Stato di Benedetto XVI in Messico, il gennaio scorso Martín Rábago, arcivescovo di Guanajuato, aveva invitato i narcos a “non fare nulla che portasse dolore e morte”. I Caballeros Templarios, un cartello dell’Ovest messicano, ha risposto collocando undici narco-messaggi nelle città di Guanajuato e di León, uniche destinazioni della visita papale.  “Benvenuto Papa”, si legge sugli striscioni che annunciano la fine di “ogni azione di guerra” dei Templari e sottolineano “non siamo assassini”.

L’arcivescovo ha invitato a non dare importanza agli annunci di questi gruppi, “non abbiate paura, sarete protetti, tranquilli”. S’attendono tre milioni di visitatori e 760.000 partecipanti solo alla messa del 25 marzo sotto la statua del Cristo del Cubilete, una collina- santuario viitata da un milione di devoti all’anno. 2200 poliziotti e la Guardia presidenziale s’occuperanno della sicurezza fino a lunedì 26, quando Joseph Ratzinger partirà per Cuba.

L’arrivo del Papa assume una rilevanza speciale per il momento politico del Messico e per la stessa Chiesa che qui affronta una costante emorragia di fedeli. “Il Papa viene a saldare un debito”, sostiene il cardinale di Guadalajara, Juan Sandoval, alludendo all’abbandono dell’America Latina che ha favorito l’espansione di protestanti, evangelici e pentecostali: in Brasile la percentuale di cattolici è scesa al 68%, in El Salvador e Nicaragua è al 50%, in Messico è al minimo storico, l’82,7%.

Su 7688 associazioni religiose, oltre 4000 non sono cattoliche e hanno ben 41.000 sacerdoti su un totale di 70.000. Il fenomeno è fortissimo nel sud del paese, dal Chiapas allo Yucatan, mentre nel centro il cattolicesimo ha mantenuto percentuali superiori al 90%.

Sull’uso del denaro pubblico s’è aperta un’altra polemica dato che i comuni e il governo hanno stanziato oltre 13 milioni per la logistica e la sicurezza nonostante Guanajuato sia la regione in cui, dopo il fanalino di coda Veracruz, la povertà è cresciuta più rapidamente, con 309.000 nuovi poveri dal 2008 e un tasso assoluto oltre il 50%. “Il Papa tratta il problema della povertà e lo sviluppo, ma sempre dal punto di vista della fede”, specifica il nunzio apostolico Christoph Pierre.

Sul fronte politico in aprile comincia la campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio in cui, secondo i sondaggi, il partito del presidente Calderón da sempre vicino alla Chiesa cattolica, Acción Nacional (PAN), e la sua candidata Josefina Vázquez Mota è dato perdente rispetto al centrista, ex partito egemonico, PRI, Partido Revolucionario Institucional, che candida Enrique Peña Nieto, e alla pari con le sinistre unite intorno al Partido Revolución Democrática e al candidato Andrés Manuel López Obrador. Tutti e tre i candidati sono stati invitati alla messa domenicale a cui parteciperanno per conquistare l’elettorato cattolico, una mossa propagandistica da cui nessuno ha voluto esimersi, da sinistra a destra.

Inoltre è in fase di approvazione al senato una riforma costituzionale, caldeggiata dal clero, che mira ad ampliare la libertà di culto ma che, allo stesso tempo, potrebbe aprire le porte ad un’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche. Malgrado le pressioni dei gruppi cattolici, del PAN e del PRI, l’iniziativa non è ancora passata e l’opposizione ha denunciato il tentativo di smantellare lo stato laico per fare un regalo al Papa.

Né questo tema né la riforma costituzionale saranno trattati nell’incontro privato del pontefice con Calderón il 24 marzo, riferisce Pierre, “il Papa non viene mai a dire ai politici cosa devono fare”. Édgar González, saggista ed esperto vaticanista, sostiene che “Ratzinger visiterà solo la regione di Guanajuato, il bastione conservatore e cattolico più importante del paese. Altrove il PAN, la Chiesa e le destre non sono così forti e useranno la visita papale per rafforzarsi politicamente in vista del voto”.

“La logica politica e quella temporale convergono – spiega González – c’è per esempio la drastica penalizzazione dell’aborto, l’accanimento contro le donne che finiscono in carcere per l’interruzione della gravidanza”. Nella capitale, governata da una coalizione progressista, sono legali sia l’aborto che il matrimonio omosessuale, ma nel resto del paese la situazione è capovolta con sanzioni sociali, a volte penali, enormi.

Proprio in questi giorni è prevista l’uscita del libro “La volontà di non sapere”, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel, fondatore a Città del Messico della congregazione dei Legionari di Cristo, colpevole di pedofilia. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote.  Al contrario di quanto avvenuto in altre visite papali all’estero, Ratzinger non ha in programma di incontrare le vittime messicane di pedofilia di Padre Maciel. Un altro tassello che aiuta a capire i problemi d’immagine della Chiesa in un paese che cambia più velocemente di quanto possa immaginare. Di Fabrizio Lorusso

 

Santa Muerte for beginners

SantaMuerte079.jpgIn America c’è una santa che non è sul calendario, ma ha un esercito di dieci milioni di devoti. Dal Texas all’Argentina si moltiplicano i fedeli della Santa Muerte. La chiamano con affetto Niña blanca o bonita, cioè Bambina bianca o carina, ed è una santa popolare affascinante e controversa.

Proprio quando la morte si fa presente nella società messicana, sconvolta dalla guerra al narcotraffico dei cinquantamila morti in cinque anni, ecco che il suo culto e la sua figura, lo scheletro con la falce in una mano e il globo terracqueo nell’altra, riemergono prepotenti.

In Italia la Parca ossuta troneggia sbiadita sulle pareti degli ossari e sugli affreschi tardomedievali delle danze macabre e i trionfi della morte, ma nel nuovo mondo era stata santificata dalla gente già dai tempi degli spagnoli. Solo dieci anni fa è uscita dalla clandestinità ed è tornata per le strade, sui mezzi pubblici e nei cortili delle case popolari con poster, altarini – sono millecinquecento a Città del Messico – processioni e rosari.

Ora i devoti camminano a testa alta tenendo in mano le statue della Santa Muerte. Ce ne sono di tutti colori: oro per l’economia familiare, rosse per l’amore, bianche per la protezione totale e nere per la forza. Il culto si diffonde a macchia d’olio grazie al web, alle riviste e ai negozi esoterici e al passaparola che la dipinge come la “più miracolosa delle sante”.

E dove mai poteva nascere questo fenomeno se non in Messico, paese in cui le cerimonie e le decorazioni coloratissime per la Commemorazione dei defunti – il Día de muertos del 2 novembre – sono diventate patrimonio dell’umanità dell’Unesco?

Secondo Elsa Malvido, studiosa della Santa Muerte, la festa cattolica, che in Messico s’è fusa con alcune tradizioni indigene, è una morte addomesticata, un culto “adottato e imposto dal gruppo politico dominante dopo la Revolución del 1917 per creare un nazionalismo religioso che includeva dei presunti elementi precolombiani e innesti posteriori”. Ma la Niña bonita è un’altra cosa, resta un culto spontaneo, senza gerarchie, in espansione dai settori marginali alla classe media, come la crisi.

Trionfodellamorte signoradel mondoClusone.jpg

“Santa Muerte del mio cuore, non mi negare la tua protezione”. Così cominciano le invocazioni che chiedono amore, denaro, fortuna, salute e anche sicurezza, per tornare a casa sani e salvi, oppure un lavoro e una fine tranquilla, niente più. Sia le “guardie” che i “ladri” la pregano per farsi coraggio, mentre altre categorie a rischio come le prostitute, i tassisti e i commercianti le chiedono protezione, “perché lei è stata creata da Dio, è democratica perché si porta via tutti, ricchi e poveri, ed è tutta la mia vita”, confessa Doña Queta Romero, custode dell’altare principale di Tepito, il quartiere più famigerato e ribelle della capitale. “Da Doña Queta nessuno si sente escluso e ogni primo del mese c’è una festa di canti, preghiere, regali e speranze che non ha eguali”, racconta Juán, un habitué dell’altare.

Relegata da secoli nei ghetti cittadini e nelle comunità indigene e rurali, la Niña Blanca, patrona dei dimenticati e Santa 2.0, oggi costituisce una sfida per le istituzioni come la Chiesa e lo Stato. Un anno fa l’Arcivescovo di Mexico City, Norberto Rivera, ha annunciato il dispiegamento di decine di esorcisti per ricondurre i devoti della Santa Muerte sulla retta via. Però loro continuano a definirsi cattolici e denunciano piuttosto lo scarso sostegno e gli scandali del clero.

“La morte è ovunque / non se ne parla / politici e capi le fanno altari / non è un delitto pregare / alla Santissima Muerte”, intonava Beto Quintanilla, il re del corrido, un genere musicale che è parte della cosiddetta narco-cultura con brani che cantano le gesta dei boss mafiosi.

SantaMuerte207.jpg

Anche la Santa Muerte è entrata nella mitologia del narcotraffico, anche se il santo più in boga tra i narcos è Jesús Malverde: un bandito come Robin Hood, vissuto cent’anni fa a Culiacán, la Corleone del Messico.

Il mito della Muerte Santa “protettrice dei delinquenti” sorge nel 1998 quando viene catturato il “mozza orecchie”, un famoso rapitore che aveva in casa una statua della Gran Falciatrice collocata davanti alla Madonna di Guadalupe, la massima icona religiosa messicana.

Nel 2001 un’offerta alla Niña blanca è rinvenuta in una villa dei sicari di Osiel Cárdenas, storico boss del Cartello del Golfo. Da allora il legame tra la Santa e il crimine organizzato diventa mediatico, moneta comune tra i giornalisti in cerca di storie facili e accattivanti. “Sacrifici umani per la Santa Muerte”, “La Madonna dei narcos”, “Setta satanica”, si legge su testate messicane ed estere.

“Dopo la Madonna di Guadalupe e San Giuda Taddeo, patrono delle cause disperate, la Santa Muerte è la terza figura più venerata nel paese, ma Lei non è approvata dalla Chiesa che la combatte dai tempi dell’Inquisizione e ora usa i media e le pressioni politiche”, spiega Alfonso Hernández, direttore del Centro Studio su Tepito. “Qui in zona – continua Hernández – la Santa è l’unica Signora, perché da noi la crisi, la miseria, il pericolo ma anche l’arte di arrangiarsi e la cultura popolare sono sempre stati onnipresenti”.

La morte è così sicura di sé che ci dà tutta una vita di vantaggio. Quindi, come recita un cartello di Tepito, “oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai tra le mie, dunque vivi la tua vita, ti aspetto. Firmato, La Muerte”. Forse, non ci resta che piangere o semplicemente aspettarla a braccia aperte. Per concludere questo avvicinamento alla Santissima Muerte vi propongo un video con immagini del suo culto e l’audio estratto dal programma di Radio3 “Pagina tre” in cui si riassumuno i contenuti principali di questo articolo. Hasta pronto.

[Il presente articolo è uscito sulla pagina culturale del quotidiano L’Unità del 2 febbraio 2012 ed è scaricabile in PDF alla pagina The Links di LamericaLatina.Net, Fabrizio Lorusso. Ah, on line è uscito su Carmilla LINK]

Santa muerte, nel Messico dei narcos la morte diventa santa

Reportage. Fabrizio Lorusso. «Oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai nelle mie. Vivi la tua vita, ti aspetto. Saluti, La Morte». Cosa spinge milioni di persone in Messico a venerare la “Santa Muerte”? A Città del Messico ci sono 1.500 altari con un’immagine inquietante: lo scheletro, coperto da un saio francescano, impugna una falce in una mano e, nell’altra, sostiene il globo terracqueo. Ed è venerata da tutti quelli che fanno una vita pericolosa come i poliziotti o violenta come i narcos. L’anno scorso l’Arcivescovo di Città del Messico, Norberto Rivera, annunciò l’arrivo di un gruppo di esorcisti per combattere “l’idolatria pagana”. Ciononostante nella notte del 31 ottobre erano migliaia le persone riunite intorno all’altare per celebrarla. Leggi il resto qui sotto oppure: http://www.linkiesta.it/santa-muerte#ixzz1l6mrFMFv

Santa Muerte (Foto f.l.)
Santa Muerte (Foto f.l.) – 29 gennaio 2012 – 13:20

CITTA’ DEL MESSICO – In Messico c’è un culto che sembra inarrestabile, il culto alla Santa Muerte. La sua figura è l’immagine medievale della morte scarnificata. Lo scheletro, coperto da un saio francescano, impugna a mo’ di scettro una falce in una mano e, nell’altra, sostiene il globo terracqueo su cui regna incontrastata la sua legge democratica e spietata. In tutti i mercati messicani si vendono statue, poster e amuleti che la rappresentano e troneggiano sugli altari, sui cruscotti delle auto e sulla pelle dei devoti che se la tatuano con orgoglio. La Santa Muerte è vestita con tutti i colori: dorata per chiedere favori economici, nera per la protezione totale o rossa per l’amore.

La Chiesa non la riconosce, quindi la gente la venera in casa, per le strade, in cappelle improvvisate, nei cortili o negli altari pubblici costruiti in suo onore lontano da occhi indiscreti, nelle periferie cittadine o lungo le autostrade. La Santa Muerte non ha cardinali né cattedrali e i tentativi di imporre liturgie e gerarchie sono risultati vani fino ad ora. Gli altari della capitale sono 1500 secondo la stampa locale che riporta un numero stimato di fedeli tra i 5 e i 10 milioni. Il culto è arrivato in Argentina, in tutto il Centro America, negli Stati Uniti e persino in Giappone, Spagna, Danimarca e in Italia. La devozione alla Santa cresce perché è libera, spontanea, destrutturata. Basta la fede di ciascuno e qualche offerta: sigarette, frutta, incenso, candele, birra, tequila. Negli eventi pubblici e privati a lei dedicati non si fanno discriminazioni, si accettano tutti, anche quelli che la Chiesa non riesce più a trattenere o, di fatto, rifiuta: travestiti, transessuali, ex galeotti, prostitute, drogati, alcolisti e tutti quelli che si sentono ai margini della società e della religione “ufficiale”.

Anche le persone “a rischio”, coloro che svolgono attività pericolose come i poliziotti, i tassisti, i commercianti e – possono rientrare nella categoria – i delinquenti della gran metropoli, si sentono accolti da questa devozione e chiedono protezione, lavoro, salute e, in certi casi, semplicemente una fine degna e non violenta. Quando la morte si fa presente nella società, ecco che la sua versione santificata riemerge dalla clandestinità in cui era stata relegata per decenni, forse per secoli. Proprio questo sta accadendo in Messico negli ultimi anni con la “guerra al narcotraffico” che ha provocato oltre 50mila morti e 16mila desaparecidos dal 2006. Il culto messicano alla Morte Santa risale al 1600 ed è stato tramandato dalle famiglie indigene e rurali del Messico profondo. Queste riciclavano le figure degli scheletri, importate dai conquistatori e dalle confraternite della “buona morte”, trasformandole in divinità.

In Italia la Parca domina le volte e gli ingressi di moltissimi ossari e di templi come la Chiesa della Morte a Molfetta e Sta Maria dell’Orazione e Morte a Roma, ma nessuno s’era mai sognato di farla santa. L’Inquisizione castigò severamente queste pratiche e bandì tutte le raffigurazioni della morte che la Chiesa stessa aveva portato in America sperando di evangelizzare gli indios. «La morte è democratica, perché in fin dei conti biondi, scuri, ricchi e poveri, tutti finiamo per diventare scheletri». È una frase di José Guadalupe Posada, l’incisore messicano che cent’anni fa plasmò l’iconografia della morte nelle sue figurine scheletriche, le famose Catrinas, che ritraggono sarcasticamente le dame della borghesia d’inizio novecento, l’epoca del dittatore Porfirio Díaz.

Dopo la sua cacciata e la Revolución nacque uno strano sincretismo religioso tra la Commemorazione dei defunti cattolica e alcune tradizioni indigene: il Día de muertos, tra l’uno e il due novembre, è oggi un “patrimonio immateriale dell’umanità” dell’Unesco e un’attrazione turistica. Le Catrinas di ceramica e i teschi di cioccolato s’usano come offerte per adornare gli altari e i cimiteri. Però questa è “una morte addomesticata dallo Stato e dalla Chiesa, le due grandi istituzioni che hanno retto le nostre vite dai tempi del conquistador Hernán Cortés, quando la spada arrivò con la croce”, commenta Alfonso Hernández, presidente dell’associazione dei cronisti messicani.

Alfonso gestisce da anni un centro di ricerca che valorizza le meraviglie del famigerato quartiere di Tepito, nel centro storico di Città del Messico. I luoghi comuni su Tepito sono spesso negativi: un ghetto, covo di delinquenti e contraffattori, si dice. Ma le sue espressioni culturali, l’artigianato, i balli afrocaraibici, i famosi pugili e gli artisti del barrio sono ormai parte integrante della cultura messicana. Il quartiere ha una patrona indiscussa: la chiamano con affetto Niña Blanca, Bambina Bianca, ma è sempre la Santa Muerte. «In náhuatl, lingua parlata dagli aztechi e, ancora oggi, da quasi 3 milioni di messicani, Tepito significa luogo in cui cominciò la schiavitù, dato che proprio qui fu catturato l’ultimo tlatoani, Cuauhtemoc, che era il sovrano azteco nel centro dell’attuale territorio messicano», racconta Hernández.

Durante i rosari succede spesso che i devoti contrattino i concheros, dei ballerini abbigliati come gli antichi aztechi che danzano al suono dei tamburi, o magari una banda di mariachi, tipici suonatori di chitarra e trombe, per ripagare alla Santa un favore ricevuto. Per compiacerla si fa questo ed altro. C’è chi percorre in ginocchio, pregando, con la sua statua tra le mani e il volto contrito, di isolati per arrivare sanguinando a toccare la sua immagine.

L’anno scorso l’Arcivescovo di Città del Messico, Norberto Rivera, annunciò l’arrivo di un gruppo di esorcisti per combattere “l’idolatria pagana” del nuovo millennio e riconquistare anime al cattolicesimo. Ciononostante nella notte del 31 ottobre erano migliaia le persone riunite intorno all’altare più importante del Messico, nel cuore di Tepito, per celebrarne il decennale: la Santa di un metro e 80 che lo domina è custodita da Donna Enriqueta, la guardiana che ha iniziato la pratica dei rosari di massa per la strada.

L’Ufficio Studi Esteri dell’esercito statunitense ha pubblicato una ricerca sulla Santa Muerte, Il culto alla morte dei boss mafiosi messicani, la Santa Patrona dei criminali e i reietti, che la considera la “Madonna dei narcos”, quindi un tassello importante per capire le logiche mafiose e per la sicurezza nazionale. Lo studio si basa su versioni giornalistiche del culto alla Niña Blanca secondo cui questa, dalla fine degli anni ‘90, è vista come la protettrice dei criminali in seguito al ritrovamento di alcune sue statue nelle abitazioni di noti sequestratori e trafficanti del Cartello del Golfo. Dunque la Santa è parte dell’immaginario legato al narcotraffico, insieme ai fucili cuerno de chivo AK-47 e ai corridos, un genere musicale simile alla mazurka con canzoni che celebrano le gesta dei narcos. D’altro canto è vero che la dama con la falce resta comunque seconda alla Madonna di Guadalupe, icona nazionale messicana, e a San Giuda Taddeo, santo delle cause disperate, tanto nelle preferenze dei narcos come in quelle della popolazione in generale. «Gli attacchi mediatici etichettano i devoti della Santa Muerte come delinquenti, mentre sono solo poveri o vulnerabili e – spiega Hernández – ormai anche la classe media e i politici la venerano».

In Messico il cattolicesimo ha perso terreno rispetto al protestantesimo e ai gruppi neopentecostali: i cattolici sono passati dal 98% della popolazione negli anni ‘50 all’83,9% nel 2010. È logico che a Roma qualcosa si cominci a muovere. Nel gennaio 2011 una nota di Radio Vaticana citava l’invito del portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, Hugo Valdemar, «a distruggere tutte le immagini di Santa Muerte e a non temere nessuna vendetta perché il potere di Dio è più grande del male». Aggiungeva che il culto va abbandonato perché «ha radici superstiziose e soprattutto una connotazione diabolica» e i devoti «sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure».

I seguaci della Santa non la pensano così. «Non odio il clero e credo in Dio, ma dopo tutti gli scandali che sono usciti, con che coraggio ci vengono a dire che siamo noi i diabolici?», inveisce Donna Enriqueta. Forse i cartelli affissi su case e negozi di Tepito ci mostrano la verità. «Oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai nelle mie. Vivi la tua vita, ti aspetto. Saluti, La Morte». In effetti la morte è così sicura di sé che ci lascia tutta una vita di vantaggio. E in America è già Santa.

La sua pagina in italiano: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

Dal meeting di Comunione e Liberazione: un video documentario…

…Very Interesting…

La Santa Muerte y la prensa italiana

Este artículo ha sido publicado en la revista El Cotidiano de la UAM (Universidad Autónoma Metropolitana, Ciudad de México, Número 169, sept-oct 2011, año 26. Tema: La religión y los jóvenes. Descargar o ver el artículo completo: aquí. Descargar todos los artículos relacionados con la Santa Muerte y San Judas Tadeo de ese número de la revista: aquí. Una versión en ITALIANO “simplificada” – Versione ITALIANA semplificata: Parte I quiParte II qui.

INTRO: El presente artículo intenta trazar una reseña crítica de las notas periodísticas publicadas en páginas de Internet de medios informativos en lengua italiana que han tratado el tema del culto a la Santa Muerte en México. Los artículos considerados contienen materiales suficientes para arrancar con una discusión crítica y, asimismo, gracias a la literatura disponible en español y en inglés, además de los trabajos de campo realizados por el autor, se van a proponer aclaraciones y explicaciones acerca de algunos elementos característicos de este culto popular mexicano, aún poco estudiado y comprendido, sobre todo en el exterior. Traté de conservar en las traducciones el sentido y la estructura de los textos originales para dar cuenta del lenguaje y los contenidos de la manera más fehaciente posible. La reseña cubre prácticamente todas las notas de prensa que se rastrearon en Internet con “búsquedas cruzadas” hasta el mes de abril de 2011.

Hasta la fecha, no se cuenta con una colección hemerográfica realmente amplia en italiano sobre la Santa Muerte, lo que sí se constata para el caso del idioma español y el inglés, al ser México y Estados Unidos los países más interesados por la formidable expansión de esta devoción. Sin embargo, lo poco que hay no parece tener calidad suficiente para cumplir con su deber de informar, ni para plantear claramente problemas relevantes sobre lo que ocurre en México, sobre todo en la frontera norte y en la capital, que son las regiones más citadas, y en la religiosidad popular del país. Por tanto, voy a destacar unos cuantos artículos que son, de alguna manera, “pioneros” e interesantes por sus fuertes mistificaciones que influyen en la opinión pública italiana sobre estos temas y que espero poder aclarar y, de alguna manera, precisar.

Planteo que estas distorsiones son provocadas principalmente por 6 factores que, finalmente, acaban convirtiéndose en un hito común a todos los artículos, sin importar su procedencia ideológica o el medio:

(1) la distancia cultural y física de los autores y de sus mismos planteamientos;

(2) las tendencias amarillistas de los medios desde los nacionales, impresos y televisivos, hasta los locales y los exclusivamente digitales en línea;

(3) el tradicional descuido de la prensa y la televisión italiana hacia las problemáticas sociales y políticas del exterior y, en particular, de América Latina y de los países del que se solía denominar “tercer mundo” o en “vías de desarrollo”, lo cual se refleja, en menor proporción, en los medios presentes solamente en Internet;

(4) la idea preexistente y muy poco definida en Italia de lo que es México, de su historia y de la reciente “guerra al narcotráfico” lanzada por el Presidente Felipe Calderón y, en general, los temas de la violencia y la muerte entendidos como “productos culturales” de exportación pero, asimismo, como fuentes de burdos estereotipos;

(5) específicamente, el muy precario conocimiento de la historia y la actualidad del culto a la Santa Muerte, lo que lleva a demonizar gratuitamente un fenómeno social e incluso un país entero, al tratar de explicar la violencia con argumentos fáciles, ligados al satanismo, a los sacrificios humanos (quizás una reminiscencia de las antiguas prácticas aztecas, tan notorias y mistificadas en Italia) o una simple guerra entre bandidos con nombres y pasados “llamativos” para el público;

(6) la influencia de la prensa amarillista de medio-bajo nivel, pero igualmente de medios masivos influyentes y “profesionales” los cuales, tanto en México como en otros países del mundo, han distorsionado enormemente el fenómeno de la violencia y todo lo que, erróneamente, se la ha ido ligando y asociando con mecates invisibles y artificiales.