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#AvenidaMiranda Puntata 2 su #Radio @cittadelcapo: Giù la testa, il #Nicaragua e l’ex brigatista latitante

Via_Fani_Roma_16_marzo_197827 giugno 2017 – Giù la testa, il Nicaragua e l’ex brigatista latitante

Sottotitolo: “Lotta armata italiana in esilio in Nicaragua”. La puntata di oggi, da Bologna e dagli stessi studi di Radio Città del Capo, è una testimonianza-intervista su un viaggio a Managua ed è a cura di Babe, RCDC e Pérez Gallo, dottorando presso la Universidad Nacional Autonoma de Mexico a Città del Messico. Ascolta il podcast qui: link RCDC    “Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.

Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn. LINK ALLA PAGINA DI AVENIDA MIRANDA SUL BLOG: lamericalatina.net/radio-avenida-miranda/ 

Al microfono della seconda puntata di Avenida Miranda Perez Gallo / Avenida Miranda – 27 luglio 2017 – Qui a questo link: tutte le puntate di Avenida Miranda

In difesa della terra. Il movimento campesino nicaraguense in marcia

di Matilde Sponzilli e Nicolò Peccatori (da Managua)

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Lo scorso 22 aprile, in occasione delle giornata internazionale della terra, il Consejo nacional en defensa de la tierra, del lago y de la Soberania, a nome del movimento campesino nicaraguense, ha indetto la sesta marcia nazionale contro il progetto di realizzazione del canale interoceanico.

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#NiUnaMenos: dal #Nicaragua l’allarme contro il governo reazionario della dinastia #Ortega

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Di Matilde Sponzilli. “C’è una buona notizia, vuoi saperla? Hanno arrestato il figlio di M.”. Per un attimo mi si gela il sangue. Com’è possibile che questa sia una buona notizia, com’è possibile che una madre desideri  vedere il proprio figlio allontanato e incarcerato, perché? Eppure quello di M. è stato un atto di coraggio, M. a differenza di tante donne ha avuto il coraggio di denunciare la violenza domestica subita da parte del figlio. M. si è messa da sola contro tutti: il marito che non ne voleva saperne niente, perchè tanto “è tuo figlio e sono affari tuoi”; i vicini che hanno chiuso gli occhi; la polizia, che l’ha accusata di non essere una buona madre, l’ha sbeffeggiata e derisa senza prendere sul serio le sue richieste; la giustizia che si è fatta gioco di lei, donna analfabeta, spingendola in un turbinio burocratico durato mesi che sembrava non avere né capo né coda. M. è andata avanti a volte con determinazione, altre per puro spirito di sopravvivenza, ma alla fine ce l’ha fatta, dimostrando che una donna non è costretta ad accettare la violenza.  Continua a leggere

Caso CIA-Narcos-Contras, Governo USA e Crack: Video-Testimonianze di Gary Webb

NarcoNewsTVRiporto da NarcoNews TV (The School of Authentic Journalism LINK ) una serie di tre brevi video con una delle ultime interviste del giornalista americano Gary Webb che, l’anno dopo, si sarebbe suicidato per le pressioni che aveva ricevuto dalla CIA e per l’impossibilità di contnuare il proprio lavoro. Negli anni ’90, infatti, Webb aveva fatto scoppiare lo scandalo CIA-Narcos-Contras. Aveva pubblicato dei reportage, la serie “Dark Alliance”, in cui smascherava le operazioni della CIA che prevedevano l’inondazione di crack e cocaina, cioè la deliberata spinta dell’offerta di droghe più distruttive e potenti provenienti dalla Colombia, nei ghetti delle città americane ed era stata orchestrata d’accordo col governo USA e con l’intermediazione dei narcos messicani del cartello di Guadalajara. L’obiettivo era finanziare i paramilitari controinsurrezionali delle contras che conducevano una “guerra sporca” alla rivoluzione sandinista in Nicaragua attaccando dall’Honduras per destabilizzare il governo e sconfiggere il “pericolo rosso” in Centroamerica. Ricordo che si tratta degli anni ’80, ultimo e cruento decennio della Guerra fredda tra il blocco sovietico e quello occidentale, e alla presidenza USA c’è Ronald (“Rambo”) Reagan… Che, in fin dei conti, non venne toccato da questo scandalo, anche se lo fu dall’altro caso, parallelo a questo, che è noto come Iran-Contras. Ne parlo in dettaglio anche nel libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga (inserirò alcuni estratti sul caso in futuro). Consiglio la visione del film “La regola del gioco” che spiega la storia di Gary Webb e della triangolazione CIA-Narcos (Colombia-Messico)-Contras (Nicaragua-Honduras). Sotto il trailer.

Gary Webb “It Was Outrageous But It Was True”

Part one in a series featuring Gary Webb in his own words. The interview was conducted and filmed by the Guerrilla News Network, scholars, and professors at the 2003 School of Authentic Journalism. Gary is the subject of the new feature film “Kill The Messenger” starring Jeremy Renner. You can read “Dark Alliance: The Story Behind the Crack Explosion” by Gary Webb in its entirety at http://www.narconews.com/darkalliance/

Gary Webb “People Realized They Had Been Lied to”

Part two in a series featuring Gary Webb in his own words. The interview was conducted and filmed by the Guerrilla News Network, scholars, and professors at the 2003 School of Authentic Journalism, a project of Narco News. Gary is the subject of the new feature film “Kill The Messenger” starring Jeremy Renner. You can read “Dark Alliance: The Story Behind the Crack Explosion” by Gary Webb in its entirety at http://www.narconews.com/darkalliance/

Gary Webb “You Could Read this Story Anywhere in the World”

Part three in a series featuring Gary Webb in his own words. The interview was conducted and filmed by the Guerrilla News Network, scholars, and professors at the 2003 School of Authentic Journalism, a project of Narco News. Gary is the subject of the new feature film “Kill The Messenger” starring Jeremy Renner. You can read “Dark Alliance: The Story Behind the Crack Explosion” by Gary Webb in its entirety at http://www.narconews.com/darkalliance/

Trailer in inglese del film KILL THE MESSENGER (La regola del gioco, com’é stato tradotto per l’uscita nelle sale in italiano)

A reporter becomes the target of a vicious smear campaign that drives him to the point of suicide after he exposes the CIA’s role in arming Contra rebels in Nicaragua and importing cocaine into California. Based on the true story of journalist Gary Webb.

Trailer in italiano del film KILL THE MESSENGER, diretto da Jeremy Renner (La regola del gioco, com’é stato tradotto per l’uscita nelle sale in italiano)

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Reforma política en Nicaragua y protagonismo presidencial

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El día 28 de enero, el Parlamento de Nicaragua aprobó una reforma política y constitucional que le otorga al presidente más poderes y facultades, según un patrón de progresiva concentración en sus manos de una serie de prerrogativas que antes eran atribuidas a otros poderes del Estado.

Desde los próximos comicios previstos para 2016, será válido el principio de la reelección presidencial, ya que el Parlamento del país centroamericano votó una enmienda constitucional para permitir que el jefe de Estado pueda ser votado indefinidamente. Entonces, el Presidente actual, el ex guerrillero sandinista de 68 años Daniel Ortega, podrá ser reelegido para un número indefinido de mandatos.

Ortega ya fue presidente de 1985 a 1990, durante la etapa revolucionaria dirigida por el Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN), y de 2006 a la fecha. En 2011, ganó en la urnas la presidencia con el 62.5% de los sufragios, pero hubo fuertes críticas, pues pudo postularse sólo gracias a un fallo favorable de la Corte constitucional, es decir, con base en una interpretación jurídica que flexibilizó o forzóde facto la limitación acerca de la “no reelección” presidencial.

Hasta entonces, en efecto, según una norma introducida en 1995, era posible ocupar la presidencia únicamente dos veces y no por periodos consecutivos. Ahora, ese principio, después de haber sido de alguna manera rebasado por los hechos y por la doctrina de la Corte, ha sido eliminado legalmente como consecuencia de las dos votaciones parlamentarias.

La primera fue en diciembre y la segunda este martes 28 de enero con 64 votos contra 25, según anunció el presidente de la Asamblea, René Núñez. Asimismo, la reforma aprobada en Nicaragua cancela otro vínculo, a saber, el umbral mínimo, equivalente al 35% de los votos totales, que tenía que obtener el candidato-presidente para resultar ganador. Si no se alcanzaba este porcentaje, se realizaba una segunda vuelta entre los dos candidatos más votados, mientras que ahora será suficiente conseguir una mayoría relativa para ganar las elecciones y no habrá jamás una segunda vuelta.

La reforma será definitiva tras la promulgación por parte del Ejecutivo y abre paso a la posibilidad de que se realicen nuevos comicios siguiendo las nuevas normas. Además, en el futuro el presidente podrá nombrar a militares y a miembros de las fuerzas de policía para cargos gubernamentales, en caso de considerarlo necesario para la seguridad nacional. La reforma también le otorga la facultad para emanar decretos ejecutivos con fuerza de ley y crear o modificar impuestos, lo que anteriormente era prerrogativa del Congreso.

Los sandinistas ya anunciaron futuras medidas, por ejemplo una reforma del Código Militar, para permitir a los integrantes del Ejército ocupar cargos en instituciones estatales que no sean de elección popular, para ampliar los años de servicio de 35 a 40 y aumentar la edad de jubilación de los 60 a los 65 años. Según las propuestas que se manejan en el Congreso, también se dejaría al presidente la posibilidad de extender indefinidamente el mandato del jefe del Ejército y de removerlo por insubordinación en cualquier momento.

Con la reforma recién aprobada, se da una gira de tuerca a las tendencias autoritarias y centralizadoras de la figura presidencial. Esto se torna más evidente, al considerar igualmente las prerrogativas previstas en las propuestas venideras y las que ya tiene el mandatario de Nicaragua, quien es también jefe de la policía nacional y, a través del FSLN, posee un alto nivel de control también dentro de los órganos institucionales de “balanceo”, como son los poderes judicial y electoral.  De Fabrizio Lorusso para Variopinto Twitter @FabrizioLorusso

Nicaragua al voto: la vittoria (scontata) di Daniel Ortega

Appare ormai scontata la rielezione del Presidente in carica del Nicaragua, il sessantaseienne Daniel Ortega, in testa nei sondaggi con oltre il 48% delle preferenze, alle elezioni di domenica 6 novembre. 3 milioni e mezzo di cittadini maggiori di 16 anni, su un totale di 5,8 milioni di abitanti, sono chiamati a scegliere i futuri membri del Parlamento nazionale e di quello centroamericano oltre alla massima carica dello Stato. Le ultime proiezioni sul voto indicano una forbice di 18 punti percentuali tra Ortega, ex comandante della guerriglia rivoluzionaria del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) che sconfisse la dittatura di Anastacio Somoza nel 1979, e il suo rivale più diretto, l’impresario e giornalista radiofonico Fabio Gadea del conservatore Partito Liberale Indipendente. La legge nicaraguense prevede la vittoria al primo turno del candidato che ottiene il 40% dei suffragi o anche solo il 35% con almeno 5 punti di distacco dal secondo candidato più votato.

In terza posizione, con l’11% delle preferenze, si colloca Arnoldo Alemán, sostenuto dal Partito Liberal-Costituzionalista, già eletto presidente dal 1997 al 2002 e più volte indagato per gravi atti di corruzione e abuso d’ufficio. Gli altri due aspiranti in lizza sono l’ex democristiano Róger Guevara dell’Alleanza per la Repubblica e il conservatore Enrique Quiñónez dell’Alleanza Liberale Nicaraguense che fu il partito più votato nelle elezioni del 2006.

Gli osservatori internazionali dell’Unione Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani, accreditati dal Consiglio Superiore Elettorale (CSE), si sono distribuiti nei 19 dipartimenti del Nicaragua, ma alcune organizzazioni nazionali come Ipade, Hagamos Democracia e la statunitense Carter Center non sono state ammesse all’osservazione del processo. “E’ discutibile che il CSE dia l’autorizzazione solo a osservatori locali più accondiscendenti con il governo e la neghi a organismi più critici”, ha dichiarato la settimana scorsa il capo della missione europea, José Antonio de Gabriel.

L’altra annosa questione riguarda la presunta illegittimità della ricandidatura del Presidente dato che la Costituzione vieta la rielezione per periodi consecutivi e per più di due volte in totale di qualunque cittadino. Nel 2009 la Corte Suprema, dominata da giudici legati all’FSLN, ha aperto la strada con una controversa sentenza a Ortega che, però, ha già governato dal 1985 al 1990 e dal 2007 al 2011.

Il suo discorso antimperialista e anticapitalista ha costruito un ampio consenso popolare e una solida alleanza con il suo omologo venezuelano Hugo Chávez. La scarsa coesione dei partiti d’opposizione e i seri limiti delle loro proposte elettorali hanno finito per fare il gioco del governo in carica, anche se i tempi della rivoluzione sandinista degli anni ottanta sembrano tramontati.

L’amministrazione di Ortega ha subito la condanna di Amnesty International e del Comitato contro la Tortura dell’Onu per non aver riformato le norme, in vigore in Nicaragua e in pochissimi altri paesi nel mondo, che penalizzano l’aborto terapeutico, anche in caso di pericolo di vita della madre o di violenza sessuale.

A livello economico il rispetto dei patti con il Fondo Monetario Internazionale sulla stabilità dei conti pubblici ha favorito la diminuzione del debito estero e il recupero dalla crisi del 2009-2010, nonostante il mercato del lavoro languisca tra precarietà e bassi salari. Secondo il direttore della testata nicaraguense Confidencial, Carlos Chamorro, “il modello di Ortega, battezzato come socialista, cristiano e solidale, è autoritario a livello politico, business oriented in economia e populista nel sociale, usa una retorica rivoluzionaria e religiosa e, a differenza di Chávez, assicura la continuità del neoliberismo e delle alleanze con il gran capitale”.

Grazie all’iniezione di capitali, aiuti e investimenti del governo venezuelano, pari a 500 milioni di dollari all’anno, cioè al 7,5% del PIL del Nicaragua, è possibile mantenere un’ampia base sociale con programmi di tipo assistenziale che alleviano sensibilmente la grave situazione economica: con il 45% della popolazione sotto la soglia della povertà e un tasso di crescita medio del 2,7% su 5 anni il paese centramericano è uno dei più poveri del continente. Original Link?

Reportage sulla repressione in Honduras

Por Dick y Mirian Emanuelsson

VIDEOREPORTAGE della repressione (6,30 min.): vimeo.com/​21181376

17 marzo 2011. 50 feriti e arresti nella capitale Tegucigalpa e a Comayagua, Honduras. Una protesta pacifica di migliaia di persone che continua da vari giorni s’è trasformata giovedì scorso in un inferno di lacrimogeni come risposta del regime del presidente dell’Honduras Porfirio Lobo, eletto polemicamente dopo un colpo di Stato contro il suo predecessore Manuel Zelaya che è stato deportato con la forza dal paese il 28 giugno 2009. La manifestazione è stata convocata dagli insegnanti in lotta contro la vessatoria riforma del sistema pensionistico (innalzamento dell’età pensionabile a 70 anni con una speranza di vita media generale di 69,37 anni, molto inferiore, però, nelle fasce più povere della popolazione) e contro il saccheggio perpetrato dal regime golpista transitorio di Roberto Micheletti nel 2009 ai danni dell’istituto di previdenza sociale (denunciano la scomparsa di oltre 250 milioni di dollari Usa). L’Instituto de Previsión del Magisterio (Inprema) è in bancarotta e non potrà garantire le future pensioni quindi s’è pensato bene di mettere mano al sistema facendo pagare la riforma ai docenti. Il 18 marzo 2011 è stata uccisa dalla polizia un’insegnante, Ilse Velàsquez, scesa in piazza in difesa della scuola pubblica e colpita da un lacrimogeno. Inoltre la polizia ha invaso e attaccato con gas lacrimogeni anche gli edifici pubblici della Commissione Nazionale per lo Sviluppo dell’Educazione Alternativa Non Formale per catturare un gruppo di giovani manifestanti. Molti paesi sudamericani di Unasur (Unione della Nazioni Sudamericane, formata da Argentina, Brasile, Bolivia, Colombia, Cile, Equador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay eVenezuela.) e anche il vicino Nicaragua non hanno riconosciuto ufficialmente il regime post-golpista di Porfirio Lobo. In una realtà come quella dell’Honduras, in cui l’età media è intorno ai 20 anni, è un paradosso amaro e inaccettabile l’idea d’imporre un’età pensionabile più alta di quella dei paesi europei che hanno un’età media superiore ai 40 anni.

In spagnolo, nota completa:

TEGUCIGALPA / 2011-03-17 / Un pacifico plantón de miles de personas fue convertido este jueves en un infierno de gases lacrimógenos. Fue la respuesta del régimen del señor Porfirio Lobo a los maestros que sigue en pie de lucha en defensa de sus derechos que el régimen Lobista y el Congreso Nacional han revocado.

Miles de maestros, mujeres, hombres, jóvenes, estudiantes, obreros, campesinos y nosotros periodistas fuimos brutalmente agredidos por la policía preventiva y el Comando Cobra en la capital de Tegucigalpa. Pero también en las ciudades como Danli, Paraíso y Comayagua fueron agredidos por los uniformados. En Comayagua fueron detenidos y golpeados 22 manifestantes y uno de ellos fue victima por una bala de un arma de alto calibre, según Jaime Rodríguez, presidente del colegio magisterial COPEMH. En Tegucigalpa fueron detenidos, según Radio Globo, 27 personas.

– Habíamos acordado con Mario Chamorro (Comisionado y jefe de la Policía Metropolitana, Distrito Central) de clausurar nuestras acciones a las 12.30 del mediodía. Faltaban diez minutos cuando comenzaron a disparar las bombas, dice Gerardo Serrano, integrante de la dirección del Colegio de Profesores de Educación Media de Honduras, COPEMH.

BEBÉ AFECTADO POR LOS GASES

Y cuando estamos entrevistando al líder magisterial, los Cobras, apoyado por dos tanquetas, arremeten por segunda vez este día contra los maestros agrupados en el Instituto Nacional de Previsión del Magisterio (INPREMA). Los gases hacen imposible respirar. El inspector de Policía Preventiva, Daniel Molina, encabeza el literal bombardeo de gases de todos tipos. En los cartuchos de las granadas las instrucciones dicen claramente en impreso, que son altamente peligrosas y toxicas para el ser humano. Pero se ve que Molina “esta en su salsa” y su asistente le suministra granada tras granada a su mando que a su vez las dispara directamente hacia el interior de Inprema.

Una granada irrumpe el duro vidrio en el segundo piso del nuevo edificio de Inprema y se ve el humo de los gases que salen por el hoyo de unos diez centímetros.

Pocos minutos después vemos como salen mujeres y hombres y en los brazos de un maestro es llevado la bebé de tres meses, Anaí Cristela López Murillo y su hermana mayor, Nicy Lidebeth López Murillo. El vomito sale de la boca de la bebé.

Pero Molina, Chamorro y los otros mandos policiales no les importa, por que atacan este día una tercera vez a los maestros y el pueblo que apoya al magisterio en la defensa de la educación publica. Y cuando cae la noche informa una maestra en Radio Globo que las instalaciones de Inprema han sido militarizadas.

LOS GOLPISTAS SAQUEARON LOS FONDOS PENSIONALES

Según Jaime Rodríguez, Inprema fue saqueado después del golpe de estado el 28 de junio de 2009 por el primer régimen de facto de Roberto Micheletti de una suma de casi cinco mil millones de lempiras o en dólares aproximadamente 250 millones de dólares. Una persona clave en apoyo de ese régimen fue Vilma Morales, ex presidenta de la Corte Suprema de Justicia.

Es la misma persona que ahora va a encabezar una comisión que dizque va a investigar la situación interna de Inprema, instituto que se encarga de prestamos y las jubilaciones de los maestros hondureños. O, como dice Rodríguez y los maestros; “Los responsables de un crimen siempre regresan al lugar del crimen”. Y en el caso de Morales es para tapar el robo de Inprema, agregan. Y como fuera poco, la doña Morales ahora también es presidenta de la Comisión Nacional de Bancos y Seguros (CNBS)

¿JUBILARSE A LOS 70 AÑOS CUANDO ME MUERO A LOS 67,8?

Y los maestros y maestras jubilados están sumamente preocupados por su futuro. La señora Morales propone subir la edad de la jubilación para todos los empleados públicos a 70 años que ha sido recibido como una bofetada ya que la expectativa de vida al nacer es en la población total 69,37 años. Para hombres 67,81 años mientras las mujeres son de 71,01 años (1). Y esa es una edad promedio que para las clases populares es menos.

Más contradictorio se vuelva la propuesta de Morales de subir la pensión, si tomamos en cuenta que “solamente el 6.2% de la población pertenece a la tercera edad (mayor de 60 años). La edad promedio de la población hondureña es de 20.7 años. En el Reino Unido la edad promedio es de 40 años!”, escribe el columnista Ricardo Romero González en La Tribuna el 19 de febrero de 2011 (2)

Mientras Vilma Morales y sus “socios” de la clase social que pertenecen mueren a los 80-90 años por la cómoda y rica vida que viven, los albañiles, los trabajadores y empleados privados que son obligados a trabajar muchas veces doble turnos por el salario mínimo, mueren mucho antes a de los 70 años propuesta por “La Suprema Justicia de Honduras”.

“CAMBIAR EL BASTÓN POR UNA AMETRALLADORA”

Cuando ya podemos respirar otra vez después de haber sido objeto de una gaseada sin precedentes en Plaza Miraflores, pasan dos maestras jubiladas con los ojos llorosos y una de ella dice:

– ¡Cómo me hubiese gustado que éste, y levanta su bastón, hoy habría sido una ametralladora, los “chepos” (policias/Cobras) no habían sido tan prepotentes!

– Pero la lucha continúa, hoy más que nunca nos hemos dado cuanta que apenas ha comenzado contra este régimen de terror, resume.

¿Fue este rostro que quería mostrar la ministra de Derechos Humanos del régimen del señor Lobo que en este momento se encuentra en Ginebra y la Comisión de Derechos Humanos de la ONU? La misión es presidida por la secretaria de Justicia y Derechos Humanos, Ana Pineda, e integrada además por la fiscal de Derechos Humanos del Ministerio Público, Sandra Ponce, entre otros funcionarios.

Mientras los policías de Porfirio Lobo hoy intentaban de asfixiar una bebe, niñas, abuelas, maestras, hombres y mujeres jubiladas en Inprema, el señor Lobo se reunió con el ante EE.UU. servil secretario general de la ONU, Ban Ki-moon, para convencerles que en Honduras todo esta tranquilo y así dar la imagen que Honduras debe retomar su lugar en la OEA.

DANIEL ORTEGA AUSENTE EN REUNION CON LOBO

El gran ausente fue Daniel Ortega, presidente de Nicaragua que no asistió a la reunión con Ban Ki-moon, tampoco asistió el canciller nicaragüense, Samuel Santos. Nicaragua es el único país centroamericano que no ha restablecido relaciones diplomática con el régimen de Lobo que ha decidido de retirar sus embajadas de los países de ALBA y la gran mayoría de UNASUR, países suramericanos que consideran que el gobierno de Lobo es ilegitimo y la prolongación del golpe de estado.

Mañana seguimos presentando más videos/entrevistas.

VIDEOREPORTAJE (7 min.) Los presos políticos de Lobo en la posta policial en la Colonia Kennedy:   vimeo.com/​21183278

Honduras e il XXVI Premio Diritti Umani nel Giornalismo

Riporto il messaggio inviatomi in seguito alla premiazione di Giorgio Trucchi per il lavoro svolto in Honduras.

Condivido questo breve articolo che annuncia il premio che mi è stato assegnato a Porto Alegre, Brasile, il 10 diciembre, con il popolo honduregno in resistenza e con le migliaia di volti che ogni giorno continuano a marciare e manifestare il loro rifiuto al colpo di Stato, sfidando la barbarie,  con le persone che hanno perso la vita o che hanno sofferto la repressione sistematica, con tutti i lettori, le lettrici ed i mezzi di comunicazione che hanno ripreso gli articoli  che la Rel-UITA mi ha dato il privilegio di pubblicare in esclusiva in spagnolo e che l’Associazione Italia-Nicaragua ha pubblicato in italiano. Con tutti i giornalisti e giornaliste con cui ho camminato per le strade dell’Honduras …e con tutte quelle persone ed organizzazioni che per mancanza di spazio non posso citare.

XXVI Premio Diritti Umani nel Giornalismo Premiato Giorgio Trucchi, corrispondente della Rel-UITA
Il nostro corrispondente in Centroamerica, Giorgio Trucchi, è stato premiato per il suo lavoro giornalistico di sensibilizzazione e denuncia del colpo di Stato in Honduras lo scorso 28 giugno.
Il 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, si è celebrata a Porto Alegre la XXVI edizione del Premio Diritti Umani nel Giornalismo.
Il Movimiento de Justicia y Derechos Humanos (MJDH), la Orden de Abogados de Brasil (OAB/RS), la Segreteria Regionale della UITA, con il sostegno della Asociación de Reporteros Fotográficos y Cinematográficos de Río Grande del Sur (ARFOC/RS) y la ARFOC/Brasil, hanno istituito nel 1984 il “Premio Diritti Umani nel Giornalismo”, con l’obiettivo di stimolare il lavoro giornalistico di denuncia delle violazioni e di vigilanza del rispetto dei diritti umani.
Quest’anno, Giorgio Trucchi ha ricevuto una menzione speciale per il suo lavoro in Honduras, dove è rimasto per più di 80 giorni informando sulla lotta del popolo honduregno e del Fronte nazionale contro il colpo di Stato, denunciando contemporaneamente sul posto la brutale violenza che si è scatenata contro la società civile da parte delle forze repressive e i gruppi di potere.
Giorgio era già stato premiato nel 2005, durante la XXII edizione dello stesso Premio. In quell’occasione, il giurato aveva messo in risalto il lavoro di denuncia a favore delle migliaia di lavoratori agricoli colpiti dagli effetti del pesticidia Nemagón in Nicaragua.
Adesso, dalla pagina web della Rel-UITA, centinaia di fotografie, decine di video e più di 90 articoli hanno raccontato momento per momento, giorno per giorno, queste gesta leggendarie del popolo honduregno resistendo pacificamente a un colpo di Stato che ha sacrificato varie vite nelle strade del paese.
Giorgio ha realizzato un lavoro professionalmente impeccabile, portato sempre a termine in condizioni estreme, e ciò mette in risalto il suo spirito giornalisticamente impegnato e personalmente deciso e coraggioso.
Da parte di tutta l’equìpe della Segreteria Regionale i nostri più vivi complimenti, caro Giorgio!
(di Gerardo Iglesias – Rel-UITA – originale in spagnolo
© (Lista Informativa “Nicaragua y más” di Associazione  Italia-Nicaragua –  www.itanica.org )