In difesa della terra. Il movimento campesino nicaraguense in marcia

di Matilde Sponzilli e Nicolò Peccatori (da Managua)

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Lo scorso 22 aprile, in occasione delle giornata internazionale della terra, il Consejo nacional en defensa de la tierra, del lago y de la Soberania, a nome del movimento campesino nicaraguense, ha indetto la sesta marcia nazionale contro il progetto di realizzazione del canale interoceanico.

Nel giugno del 2013 a seguito dell’accordo siglato tra il capo di stato nicaraguense Daniel Ortega e l’imprenditore Wang Jing della società cinese HKNP, è stata approvata la legge 840 (Ley Especial para el Desarrollo de Infraestructura y Transporte Nicaragüense Atingente a El Canal). Grazie a questa legge, passata senza alcun confronto con la popolazione, l’impresa concessionaria cinese potrà disporre per più di cento anni di tutte le risorse naturali, delle proprietà pubbliche, private o comunitarie, in qualsiasi parte del territorio, che ritenga necessarie per la realizzazione del progetto del canale. La legge 840 autorizza inoltre la società HKNP a realizzare alti progetti collaterali al canale come aeroporti, porti navali, centrali elettriche, complessi turistici ecc.

                                                                                                                                                                                             foto mati 2                                                                                      

Il progetto del canale prevede un’estensione di 278 chilometri, 105 dei quali all’interno del lago Nicaragua, il più grande bacino naturale dell’America centrale e ricco di una biodiversità unica al mondo e che verrebbe distrutta dalla realizzazione del canale.

Al di là del devastante impatto ambientale che il progetto avrebbe, la criticità centrale di questa legge è la concessione del potere di esproprio ai danni delle circa 24 mila famiglie che abitano nelle zone attraverso le quali dovrebbe passare il canale.

Ad oggi, dopo quasi 4 anni dalla firma dell’accordo, i lavori non sono ancora iniziati ed è molto probabile che non avranno mai inizio: dietro alla reale fattibilità del progetto del canale, infatti, ci sono stati da subito molti dubbi e sono in tanti in Nicaragua a pensare che sia un grande bluff i cui interessi reali rimangono non chiariti.

Ciò che invece certamente rimane è la legge 840, che nonostante la sua assurdità non rappresenta certo un eccezione in un paese in cui già le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo.

foto mati 5 Per chiedere l’abrogazione di questa si sono svolte in questi anni 87 mobilitazioni nei territori interessati, tra cui 5 manifestazioni nazionali. Alla crescente partecipazione delle comunità alla protesta ha corrisposto una reazione repressiva dello Stato sempre più sistematica.

Nel Paese era attesa una mobilitazione importante e così è effettivamente avvenuto: già a partire dal giorno precedente, il 21 aprile, numerose carovane di contadini provenienti dalle diverse regioni del paese erano in marcia per raggiungere la città di Juigalpa, nel dipartimento di Chontales.

Il governo ha risposto con un imponente dispiegamento di forze dell’ordine che hanno bloccato con schieramenti di reparti antisommossa tutte le principali vie di accesso alla città, impedendo alle comunità di contadini di giungere a Juigalpa e partecipare alla manifestazione.

foto mati 7Nei posti di blocco a Tule, Boaco, Nueva Guinea, San Carlos non sono mancate intimidazioni, scontri e fermi con decine di persone arbitrariamente detenute per diverse ore.

A fronte della diffusa militarizzazione messa in campo dal governo di Daniel Ortega, i contadini hanno ugualmente protestato in ogni luogo in cui venivano fermati, organizzando lunghi presidi.

Lungo la strada principale di Juigalpa, alcuni gruppi di attivisti solidali con il movimento anti-canale e alcuni rappresentanti delle comunità in lotta sfuggiti ai controlli, hanno mantenuto un presidio nonostante fossero accerchiati da numerosi reparti della polizia.

                                                                                                         foto mati 1

Intanto a Juigalpa, alcuni gruppi di attivisti solidali con il movimento anti-canale e alcuni rappresentanti delle comunità in lotta sfuggiti ai controlli, manifestavano accerchiati da numerosi reparti della polizia con un plantón di protesta sulla strada principale di entrata alla città, contro la repressione della giornata di mobilitazione.

Nella stessa Juigalpa il governo aveva organizzato una contro manifestazione dal titolo “Amor a la Naturaleza, Corazón Verde, annunciata in fretta e furia dalla potente vicepresidente Rosario Murillo il giorno precedente, per screditare l’iniziativa campesina.

La giornata del 22 aprile mostra ancora una volta il volto autoritario e repressivo di questo governo che tra corruzione, populismo e propaganda assomiglia sempre più a un regime in cui non c’è spazio per il dissenso.

Sottolinea però anche lo sviluppo di un movimento sempre più cosciente e consapevole della sua forza, capace di farsi portavoce di una lotta che va al di là della semplice contrapposizione ad una grande opera. Un movimento che si contrappone alla politica economica di asservimento al capitale straniero nel segno dell’estrattivismo, delle grandi opere e dello spossessamento delle comunità rurali e che prende coscienza politica nella battaglia per la sovranità e la difesa della terra.

foto mati 6                   Un movimento nato dal campo che ha sempre rivendicato la sua autonomia dalle forze politiche istituzionali del paese e dalla sua complessa storia.

“Ci temono” – dicono in molti tra i manifestanti – “ci temono perché come contadini non siamo salariati, produciamo noi stessi la nostra ricchezza a partire dalla terra”. Questa consapevolezza rafforza in loro il coraggio di sfidare il potere finché saranno liberi di coltivare la loro terra, in autonomia dai ricatti del lavoro salariato clientelare statale.

Francisca Ramirez, detta doña Chica, combattiva contadina della Fonseca, è riconosciuta da tutti come la leader del movimento campesino nicaraguense. All’operazione di personalizzazione del movimento effettuata dai media, Francisca ha però sempre risposto ricordando che non è il suo movimento ma la lotta delle migliaia di campesinas e campesinos nicaraguensi e anzi ha sempre specificato che in gioco c’è la sovranità stessa del Nicaragua e che l’intero paese dovrebbe mobilitarsi.

foto mati 3 Il movimento attraversa oggi una fase importante in cui si riconosce il tentativo di incontro con altre esperienze di lotta sociale. Si prospetta un’alleanza sempre più stretta tra il movimento anti-canale e le tante altre esperienze contadine di organizzazione dal basso in difesa dell’ambiente contro gli interessi economici di gruppi industriali.

Crescono inoltre le sinergie con movimenti non prettamente contadini. Da una parte il movimento femminista che già da tanti anni rappresenta un soggetto politico autonomo e cruciale negli spazi di conflitto della società nicaraguense, che ha dimostrato in tutte le occasioni solidarietà con la causa contadina. Dall’altra si è aperto un dialogo con i movimenti indigeni e afro-discendenti in difesa della terra della regione atlantica del paese, storicamente marginalizzata dalle politiche dalla società nicaraguensi.

In un Paese che sembra non essere in grado di reagire a una condizione di diffusa sfiducia e disillusione verso la speranza di un cambiamento dell’esistente, che il ritorno al potere del “sandinista” Ortega nel 2007 aveva rappresentato, la determinazione delle e dei contadini a non arrendersi rappresenta una rottura coraggiosa.

Ci ricordano infatti i campesinos che il potere ha sempre paura di chi non ha paura.

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