Nicaragua: due commenti sul tradimento del Sandinismo e la crisi delle ultime settimane

Foto di Jorge Mejía Peralta

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COSA SUCCEDE REALMENTE IN NICARAGUA?

Di: Eduardo Flores Arróliga* per SubVersiones (30/4/2018) https://subversiones.org/archivos/132273

Traduzione: Fabiana Palombo

La storia cambia a seconda di chi la governa. Per questo è importante contestualizzare a livello nazionale le cause che hanno portato, ad oggi, studenti di diverse università del paese a riempire le strade per reclamare i propri diritti e al perché la Polizia Nazionale li sta uccidendo.

Dopo che il Frente Sandinista de Liberación Nacional, FSLN, perse le elezioni presidenziali del 1990, in un contesto di guerra e povertà estrema nel paese, questo partito ha iniziato a frammentarsi; le differenze interne hanno fatto sì che molti dirigenti e intellettuali che avevano lottato contro la dittatura dei Somoza uscissero dalle basi del Frente. Durante il decennio degli anni ’90, il partito sviluppò una lotta costante contro i governi neoliberisti, i quali, tra corruzione e inattività, non furono in grado di far uscire il paese dallo stato di povertà.

Quando Daniel Ortega, presidente del FSLN, tornò al potere nel 2007, la popolazione necessitava di un cambiamento e il partito si convinse che utilizzando i simboli della rivoluzione nazionale avrebbe potuto realizzare cambiamenti positivi per il paese. Almeno questo fu il discorso di Ortega e di sua moglie Rosario Murillo, i quali hanno governato finora il paese a proprio piacimento. Entrambi si sono appropriati della simbologia del sandinismo per creare basi solide all’interno di diversi settori della popolazione. Il loro potere è cresciuto fino a destabilizzare ogni tipo di opposizione, tra cui diversi gruppi universitari che hanno manifestato contro le azioni contraddittorie di questo governo erroneamente chiamato sandinista.

I simboli e le argomentazioni sono aumentati negli anni. Rosario Murillo iniziò a promuovere un discorso di pace, amore e solidarietà a partire da un’ottica omogenea che lei stessa, la sua famiglia e un gruppo di seguaci selezionati, considerarono come i simboli di questa nuova epoca sandinista. Si tratta di simboli che si trovano in tutte le strade del paese con l’obiettivo di creare un’onnipresenza autoritaria, come per esempio gli “alberi della vita” – alberi di metallo da 17 a 21 metri di larghezza, foglie di 13 metri per 9,7 tonnellate di peso e 15 mila luci al led per ciascun albero – e i mega cartelloni con le immagini delle autorità, contro i quali la popolazione ha incanalato il proprio malcontento nelle recenti manifestazioni, nell’intento di distruggere i simboli di questo governo sedicente sandinista dell’ultimo decennio. Dalla roccaforte del potere è stata promossa la manipolazione propagandistica e un discorso che stravolge le reali motivazioni della lotta dei primi sandinisti (oggi relegate nell’oblio).foto nica 2

Per questo è importante chiarire che il popolo nicaraguense, attualmente, non sta lottando contro quel partito sandinista che un tempo ha portato il Nicaragua nei dibattiti mondiali; e nemmeno lotta contro la Juventud Sandinista che organizzò una delle migliori crociate che la generazione dell’epoca portò avanti durante gli anni ’80, assieme ai propri leader. Per quale motivo sta quindi lottando il popolo nicaraguense oggi?

Oggi si lotta contro una famiglia che utilizza a proprio piacimento questo passato attraverso argomentazioni perverse che, oltre a convincere i cittadini di un’unità conciliatoria, mettono in evidenza le politiche autoritarie che censurano qualsiasi tipo di dialogo diverso dal proprio. In questo aprile 2018, le problematiche in Nicaragua sono fuoriuscite. Le decisioni arbitrarie del presidente Daniel Ortega e della vicepresidente Rosario Murillo hanno scatenato la reazione degli studenti che sono scesi per le strade, pacificamente, per manifestare e protestare contro questi errori. Le autorità, dal canto loro, si sono scagliate con il pugno di ferro contro gli studenti, pensando che con la paura li avrebbero ammutoliti, mentre invece hanno provocato una giro di boa che mantiene il paese nel caos più totale. Il governo del Nicaragua ha dimenticato le parole d’ordine di quel partito di Carlos Fonseca Amador e gli ideali che hanno fatto in modo che molti paesi si unissero alla causa nicaraguense.

Tranquillità, una parola abusata dalle voci autoritaria che non mettono in pratica le parole d’ordine passate. Questi leader esprimono una specie di attitudine passivo-agressiva nei confronti delle proteste degli studenti delle Università Nazionale di Ingegneria (UNI), di Agraria (UNA), Centroamericana (UCA), Nazionale Autonoma di Nicaragua (UNAN), UNAN-León, Università Politecnica del Nicaragua (UPOLI), i quali, insieme a cittadini e cittadine che non sopportano l’intolleranza del governo nicaraguense, sono stati destabilizzati dall’abuso di potere onnipresente in questo paese.

Questa assenza di tranquillità dei nicaraguensi è un esempio, tra molti, del non accettare nessun tipo di repressione. “Anime vuote e mediocri”, così Rosario Murillo ha definito gli studenti che continuano a protestare da settimane per gli eventi accaduti nello scorso mese di aprile. Soprattutto rispetto all’annuncio del governo, del 16 aprile, di una nuova riforma dell’Istituto di previdenza sociale (INSS) che pregiudica la classe lavoratrice nicaraguense.

In diversi dipartimenti la popolazione si è mobilitata per visibilizzare il proprio malessere, ma la repressione è stata la stessa da parte della polizia nazionale, così come delle folle vestite con magliette bianche veicolanti messaggi solidali, pacifici e riconciliatori, e che ora si travestono da civili per seminare il caos e il terrore nella popolazione. Queste persone hanno organizzato bande di delinquenti armati di coltelli, tubi, pale, pietre e ogni tipo di oggetto contundente che possa danneggiare l’integrità delle persone che reclamano i propri diritti come cittadini nicaraguensi. Mentre la polizia nazionale protegge delinquenti che purtroppo utilizzano il nome di coloro che una volta, realmente, furono la Juventud Sandinista.

Mercoledì 18 aprile le marce convocate spontaneamente da studenti universitari e altri cittadini, in diverse zone del paese, sono state attaccate e intimorite del braccio repressivo del governo. La situazione nazionale è diventata critica, tanto che diversi mezzi televisivi sono stati censurati affinché la popolazione non si rendesse conto di quel che stava succedendo. Ma era ormai troppo tardi, perché il 19 aprile la repressione si è intensificata e sono morti i primi studenti.

Il 20 aprile i morti e le persecuzioni nei confronti degli studenti continuavano ad aumentare; molti sono scomparsi. Gli abitanti sono inferociti, non dormono; e le città si consumano tra l’incendio e il terrore. Ma nessuno vuole essere influenzato dalle autorità che non permettono ai cittadini di diversi luoghi del paese di esprimere la propria critica nel momento in cui si sentono offesi a causa dello scellerato dispotismo.

La paranoia aumenta e la ricerca di organizzazione è latente a livello nazionale. Era molto tempo che non si vedevano manifestazioni forti in Nicaragua. Diversi abitanti si riversano nelle strade a qualsiasi ora. Studenti che dormono in casa di sconosciuti o nelle stesse aule dove ricevono le lezioni per riprendere le forze e seguire lo scontro con il regime degli Ortega-Murillo. Studenti che dovrebbero essere nelle aule, approfittando della propria adolescenza per crescere e costruire il proprio futuro, ma che invece oggi ricordano i morti di questi giorni caduti per mano del terrore e dell’ingiustizia. Sono stati denunciati più di 60 morti. La maggior parte erano studenti universitari che hanno partecipato alle proteste, poliziotti, civili, un bambino di 15 anni e un giornalista. Inoltre, questi scontri hanno lasciato più di 200 persone ferite e vari scomparsi.

Le autorità di questo paese si sono spaventate nel vedere la propria polizia nazionale destabilizzata, difendendosi con bombe e gas lacrimogeni, armi da fuoco e saccheggiando gli arsenali perché non si aspettavano che le generazioni dei mal giudicati “millenials” potessero anche loro costruire barricate di cemento, realizzate con la forza della cittadinanza e sostenute dalla trasmissione dal vivo di altre mani amiche che si biforcano in diverse reti sociali. Questi studenti sono stati appoggiati da ogni abitante che è andato a comprare cibo per lasciarlo nei punti di raccolta e nelle università, perché tutte e tutti siamo stanchi di non poter manifestare in maniera civile e de vivere nella repressione.

Nella notte la vicepresidente Murillo tiene un discorso, infettata da parole piene di doppia morale, per cercare di calmare le acque di un paese in rivolta che cerca de-territorializzare il proprio discorso verticale. A Ortega gli è costato molto pronunciarsi, è spaventato perché il paese che lui vede come una proprietà, è fuori controllo. Molti dei seguaci gli stanno voltando le spalle e si sono uniti alle file del popolo. Il presidente tiene un discorso pieno di luoghi comuni decontestualizzati al fine di auto rappresentarsi come una vittima nazionale e internazionale della cospirazione dell’opposizione finanziata, sostiene, da organizzazioni statunitensi che vogliono destabilizzare il governo. Si tratta di un presidente manipolatore che chiama criminale il popolo nicaraguense, nella stessa maniera in cui, una volta, Somoza e Moncada chiamarono “bandolero” il generale Sandino.

foto nica 3C’è qualcosa di marcio in Nicaragua, il cadavere marcio cambia ogni tot di anni. Il cadavere del nostro presente utilizza il nome di rivoluzione e sandinismo, anche se questo è sparito da un pezzo, insieme al misticismo socialista. Gli studenti non vogliono più immagini che simboleggiano l’autoritarismo. Per le strade hanno capito il senso della vita: istantanea, fragile e assurda.

La gente che si unisce alle proteste aumenta con i giorni; ci sono vari focolari di lotta nel Pacifico, nell’Atlantico e nella zona centrale del paese. Ogni studente, ogni famiglia, chiesa, ogni lavoratore dell’impresa privata o dello stato e altri cittadini, supportano dalle proprie trincere, esprimendo con le proprie azioni che la diversità è l’arma perfetta per combattere la repressione coperta di intolleranza e mediocrità nel momento in cui governa un paese.

Di fronte alla atrocità commesse in questo mese, e che seguiranno aumentando fino a quando non si troverà una soluzione concreta, i giardini della cultura continueranno ad accogliere le anime primaverili che desiderano e fomentano la giustizia, la critica e lo sviluppo. Le parole causano timore e in Nicaragua i tiranni rapidamente si dimenticano che la parola critica alimenta la mente, mentre i colpi sparati distruggono cervelli. Per questo non possiamo dimenticarci, quando uno studente muore, una madre piange, una famiglia si destabilizza e un popolo grida, che la violenza è stata attivata dal governo e che la morte di questi studenti che hanno difeso i propri diritti è stata causata dalla mediocrità di un sistema perverso di governo.

E molto difficile rispondere alla domanda che si stanno facendo in molti nel mondo: “che succede realmente in Nicaragua?”. Il problema non è solamente che il governo, il 16 aprile, abbia annunciato una riforma ingiusta per i pensionati e che il 22 aprile questa stessa riforma è stata revocata per creare una supposta stabilizzazione nel paese, e nemmeno che il governo abbia lasciato che bruciasse una delle riserve naturali più importanti del centro America. I problemi sono diversi, come l’incremento della benzina e dell’elettricità, lo scarso investimento per una condizione degna e di qualità per tutti gli studenti, la paura che provoca una polizia che violenta la popolazione in ogni momento dell’anno, rubandole indiscriminatamente. La lista di ingiustizie aumenta con l’ascolto delle voci dei cittadini nicaraguensi che non trovano un’opzione politica che amalgami la pluralità e la diversità di richieste attuali e che dia una risposta alternativa e coerente di fronte a questi eventi di abuso, così come di fronte a un governo che mente e finge tranquillità mentre il paese si sta erodendo, consumandosi costantemente e violentemente.

*Docente di Filosofia, Università Centroamericana (UCA)

foto nica 4Ay Nicaragua, Nicaragüita

Di Raúl Zibechi, per La Jornada (27/04/2018)
http://www.jornada.unam.mx/2018/04/27/opinion/020a2pol

Traduzione di Marco Dalla Stella

Come fare per non diventare fascisti anche se (soprattutto se) si crede di essere militanti rivoluzionari?”. La frase di Michel Foucault descrive alla perfezione il processo in atto in Nicaragua.

Su consiglio del FMI, il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha decretato una riforma della previdenza sociale che, fra le altre cose, impone una riduzione del cinque per cento delle pensioni allo scopo di raddrizzare i conti dell’Istituto Nicaraguense di Previdenza Sociale (Instituto Nicaraguense de Seguridad Social – INSS). La situazione economica si è deteriorata a seguito della crisi venezuelana, ma i danni li pagheranno i più poveri.

Ormai sappiamo che la repressione governativa ha causato fra i 25 e i 30 morti in appena quattro giorni. Il Coordinamento Femminista Nicaraguense denuncia un tipo di repressione molto particolare, “contro giovani universitari e la popolazione che li appoggia attivamente”, e che unisce le forze antisommossa della Polizia Nazionale con le forze paramilitari conformate da giovani, teoricamente organizzati in quella che loro chiamano “Gioventù Sandinista”.

La maggior parte dei morti sono stati causati da colpi sparati da poliziotti antisommossa a difesa dei paramilitari. Il governo ha momentaneamente chiuso “i pochi mezzi di informazione indipendenti che ancora sopravvivono nel paese”, secondo quanto denunciano le femministe e che definiscono il governo degli ultimi 11 anni come “patriarcale, escludente e misogino”.

Ciò che è nostro compito svelare è come si è giunti a questa situazione. Com’è stato possibile che una forza politica rivoluzionaria, e i capi che hanno costituito il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, si siano trasformati in assassini del loro stesso popolo? Credo che questa crisi metta in luce almeno quattro questioni.

La prima consiste nel ricordare che non è la prima volta che ciò accade con i movimenti rivoluzionari al potere. È la storia dell’Unione Sovietica di Stalin, ma anche la terribile storia di Sendero Luminoso, della guerriglia salvadoregna che assassinò Roque Dalton per divergenze politiche e che organizzò l’omicidio della comandante Ana María. Questioni scomode delle quali non si vuole parlare e tanto meno imparare.

La seconda è che lo sposalizio Ortega-Murillo ha commesso dei crimini senza che la sinistra egemonica abbia pronunciato una sola parola, perché la cosa importante per loro era il mantenimento del potere, a qualunque costo. Quando Zoilamérica Narváez, figlia di Murillo e figliastra di Ortega, denunciò quest’ultimo per abuso sessuale nel 1998, i partiti membri del Forum di San paolo non alzarono la voce, né misero in discussione l’accusato. Quando l’attuale vicepresidente del Nicaragua, la signora degli anelli e dei gioielli, prese le difese del marito contro sua figlia al solo scopo di rafforzarne il suo podere, le sinistre guardarono verso un’altra parte.

Non si alzò la voce nemmeno quando fu firmato il patto di Ortega con l’uomo di destra Arnoldo Alemán, anch’esso nel 1998, per spartirsi il paese e difendere le proprie ricchezze. Non si denunciò l’alleanza col potere economico, la scandalosa corruzione della cupola del FSLN, le minacce agli oppositori di sinistra, che sono i veri sandinisti e che considerano traditori la cricca di Ortega e Murillo.

Probabilmente una delle analisi più lucide sulla degenerazione del governo l’ha scritta Mónica Baltodano, pubblicata dalla rivista Envío a gennaio 2014 con il titolo di “Che regime è questo? Quali trasformazioni ha sperimentato il FSLN fino a diventare ciò che è oggi?”. L’ex comandante guerrigliera indica quattro cambiamenti nell’orteguismo che spiegano la deriva attuale.foto nica 5

In primo luogo, sostiene che si è rafforzato “come mai prima di allora” un regime politico ed economico contrario ai poveri e favorevole alla concentrazione della ricchezza e del potere. In secondo luogo, menziona che “si è radicata la subordinazione del paese alla logica globale del capitale”, che approfitta delle ricchezze naturali e della mano d’opera a basso costo presenti in Nicaragua. La terza è che “l’attuale sistema socio-economico ha bisogno di chiudere con le resistenze sociali e il regime di Ortega ci riesce esercitando un severo controllo sociale”. La quarta considerazione è sulla concentrazione di potere della cricca Ortega-Murillo.

La privatizzazione del Frente Sandinista è stato un processo che si è sviluppato “prima della creazione dell’oligarchia economico-finanziaria del Frente, cosa che gli ha permesso di avere controllo assoluto delle principali istituzioni del paese”, per usare “quel potere concentrato per riprodursi, installarsi e consolidarsi nella cupola dello Stato per anni”. Considera che si tratta di una simbiosi degli Ortega con il potere economico nicaraguense, fra la borghesia tradizionale e la “borghesia rossonera” emergente.

La terza questione che illumina la crisi nicaraguense è la messa a nudo della povertà etica e politica delle sinistre. Più che povertà, decomposizione in piena regola. Ci sono ancora “intellettuali” (“mercenari”, come dice un veterano militante comunista) che continuano a menzionare l’intervento dell’imperialismo in Nicaragua come giustificazione per i crimini commessi. Non ho alcun dubbio che gli Stati Uniti spingano i giovani nicaraguensi a voltare le spalle a Ortega. Ma questo non ha alcuna importanza, perchè non si tratta di giocare una partita a scacchi geopolitici, ma di difendere la vita dei popoli, quella stessa vita che il governo di Managua si impegna per distruggere.

La quarta questione è che dobbiamo lavorare duramente per rompere con un dilemma di ferro: la politica come guerra, fosse anche per altri mezzi, come detto da Clausewitz e celebrato da Lenin. La guerra consiste nella sconfitta e annichilamento del nemico, con o senz’armi. Credo che dobbiamo difenderci dai nemici, fosse anche con le armi. Ma fondare la politica nella guerra (con strategie, tattiche e con arti militari) rappresenta un cammino che conduce la lotta per l’emancipazione verso un abisso insondabile. Su questa tradizione ci siamo formati, ma è tempo di ripensarla.

Quando i giovani nicaraguensi gridano “Ortega e Somoza, sono la stessa cosa”, è perché sull’altare del potere si è andato perdendo il polo nord. Ci resta l’esempio dei curdi e degli zapatisti, che resistono senza per questo trasformarsi in criminali.

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