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Vídeo Trailer. Bienvenidos a México: alla scoperta del Messico di Narcos @NetflixIT @Thevisioncom

Bienvenidos a México. Un viaggio alla scoperta del Messico di Narcos – Quarta stagione della serie di Netflix ambientata in Messico. Leggi l’articolo legato a questo video qui su The Vision: https://goo.gl/asX9Uc o qui su L’America Latina: https://bit.ly/2QJlGPW

Trascrizione testo video: Il Messico è un Paese di estreme meraviglie e contraddizioni. Il suo nome significa “nell’ombelico della luna”, un crocevia di traffici e popoli, frontiera tra l’America latina e quella anglosassone. Oggi è tra i luoghi più visitati al mondo, sebbene viva un conflitto armato, povertà e disuguaglianze, un terreno fertile per il crimine e i patti narco-politici. Le grandi disuguaglñianze e un conflitto armato per il controllo delle risorse hanno fatto 250mila morti e 37mila desaparecidos, mentre il business della droga resta fiorente grazie alla corruzione a sud e a nord del confine.

narcos mexico

 

“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche del Messico”. Corrispondenza su lotte, clima elettorale, privatizzazione dell’acqua e difesa delle risorse @Radiondarossa

foto Messico

Corrispondenza con un compagno dal Messico su lotte e clima pre-elezioni del primo luglio 2018. Ripreso da RADIO ONDA ROSSA – Ascolta qui link
“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche delMessico”
Capitalismo di espropriazione, narcos, guerra civile, paramilitarismo, risorse in Chiapas e violenza politico-criminale. Interessante podcast e testimonianza diretta.
Data di trasmissione

 

 

#Messico: un Paese in guerra interna su #Radio @RSInews @RSIonline

guerra messico narcos policia[Possiamo parlare di guerra civile in Messico? Perché l’escalation di violenza sembra imparabile? Sono stati oltre 29.000 i morti per omicidio doloso nel 2017 in Messico e 35.410 è il totale delle persone ufficialmente desaparecidas all’inizio del 2018. Podcast della trasmissione radio d’attualità e intrattenimento Albachiara – Radio Svizzera Italiana Rete Uno] In un recente studio sulle città più pericolose del mondo, tra le prime dieci, cinque sono in Messico. Eppure le cose sembravano migliorare negli ultimi anni però, ecco un nuovo scivolone nella violenza con numeri da bollettino di guerra. Una guerra non fra Nazioni, ma guerre interne, fra criminali e criminali, fra criminali e polizia, e a volte anche fra polizia e polizia.. Perché? È un caso o una causa che il Messico si appresta il primo luglio a votare per le presidenziali? Ne discutiamo con il giornalista e docente universitario di geopolitica a Città del Messico Fabrizio Lorusso. Ascolta il podcast qui a questo link o clicca direttamente sul link qui sotto.

https://tp.srgssr.ch/p/rsi/inline?urn=urn:rsi:audio:10279916

I tre italiani desaparecidos in Messico, la guerra civile e la criminalizzazione delle vittime

desaparecidos_notas__2016.jpg_1718483347[Da Rio Bravo Blog l’Espresso] “Stavamo mettendo la benzina, ci ha fermato la polizia. Due moto e un’auto, ci hanno detto di seguirli. Stiamo andando, abbiamo due moto davanti e un’auto alle spalle”. L’ultimo messaggio vocale inviato da Antonio Russo e Vincenzo Cimmino il 31 gennaio ai propri cari, prima che si perdessero le loro tracce, è stato riportato dai media italiani lo scorso week-end. Stavano cercando a Tecalitlán, nello stato del Jalisco, Raffaele Russo, padre di Antonio, che non rispondeva più al telefono ed è anche lui desaparecido. La notizia della loro sparizione ha fatto il giro del mondo, partendo dall’Italia e dalla nota diffusa da Ansa-Brasile sabato 17 febbraio, vari giorni dopo i fatti. Sabato sera e domenica la notizia è stata ripresa anche qui in Messico. Prima non era stato pubblicato praticamente nulla, c’era traccia della denuncia dei familiari delle vittime solo su una pagina Facebook e su un blog, come spesso accade nelle decine di casi di desapariciones che si registrano ogni settimana in tutto il paese e che quasi non vengono diffusi. Alcune stime mostrano che in Messico spariscono, per differenti motivi, sei persone al giorno. Solo nel Jalisco sono quasi 3000 i desaparecidos.  Continua a leggere

Stato di polizia in #Messico con la nuova legge di sicurezza #SeguridadSinGuerra @ilmanifesto

images (1)(Di l quotidiano Il Manifesto del 17 12 2017) Narcoguerra come scusa. Le norme appena varate contestate da opposizione sociale e organizzazioni internazionali, impugnate come anticostituzionali, ma saranno operative nel 2018, anno elettorale e potranno conferire ai militari poteri quasi illimitati, incluso per sedare conflitti sociali e politici

Il Messico non aveva mai ricevuto così tante critiche contro l’approvazione di una legge come nell’ultima settimana. Con i voti del partito del presidente Peña Nieto, il Pri (Partido Revolucionario Institucional) e dei suoi alleati delle destre, il Senato ha approvato venerdì la contestata legge sulla sicurezza interna tra le proteste della società civile, unita nel collettivo #SeguridadSinGuerra (Sicurezza senza guerra), e di istituzioni internazionali come l’Onu, l’Europarlamento e la Commissione interamericana dei diritti umani.

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#Desaparecidos: nuova legge in #Messico, ma non basta da @espressonline

donde estan desaparecidosIl 17 novembre in Messico è entrata in vigore la Legge Generale in Materia di Sparizioni Forzate e Commesse da Privati, frutto del lavoro e delle pressioni di gruppi organizzati di familiari dei desaparecidos. Tanto di quelli degli anni ’70 e ’80, epoca della “guerra sporca” dello stato messicano contro i movimenti sociali e popolari, quanto di quelli creati più recentemente, con l’esplosione delle sparizioni nel contesto della cosiddetta “guerra alle droghe”. Un desaparecido non è semplicemente una persona che s’è persa, un “non localizzato”, ma è una vittima di violazioni gravi ai diritti umani, ossia una persona che è stata privata della libertà da un funzionario statale (o con la sua complicità) oppure da altri soggetti e della quale non vengono date notizie. Le sparizioni forzate sono compiute da un funzionario pubblico, per esempio un soldato o un poliziotto, o con l’acquiescenza di quest’ultimo, mentre ci si riferisce alle desapariciones commesse da privatiquando sono altri soggetti, come per esempio membri della delinquenza organizzata, a portarle a termine. Per capirci, sono simili ai sequestri di persona o rapimenti, ma per i desaparecidos non viene chiesto nessun riscatto e, anzi, il fine ultimo sta proprio nel nascondere il destino e il luogo di reclusione (o assassinio e occultamento) della vittima, creando una situazione d’incertezza costante e di terrore nei parenti, negli amici, nei vicini e, più in generale, nella società.  Continua a leggere

Intervista con Padre @alejandrosolalinde @ilmanifesto: “La mia vita (a rischio) per i #Migranti” @HCIxtepec ‏

padre-solalinde-8c [Articolo/intervista di Fabrizio Lorusso, pubblicata su Il Manifesto del 21 ottobre 2017] Alejandro Solalinde è un sacerdote messicano, Premio nazionale dei Diritti umani 2012 e fondatore a Ixtepec (Oaxaca) del rifugio Hermanos en el camino (Fratelli in cammino) per i migranti centro e sudamericani che rischiano la vita per raggiungere gli Usa sul treno noto come «La Bestia». In questi giorni padre Alejandro Solalinde è in Italia per un tour di presentazioni dell’autobiografia (con prefazione di don Ciotti) «I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini» (Emi), libro denuncia scritto insieme alla giornalista Lucia Capuzzi. Oggi sarà a Ventimiglia (Sant’Agostino, ore 16) e a Sanremo (San Giuseppe, ore 21). Lunedì 23 tappa a Fuorigrotta, Napoli (Parrocchia del Buon pastore, ore 19)

Che bilancio fa a 10 anni dalla nascita del rifugio?

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Su @Radio24_news parliamo di #Narcos #Messico #Violenza #Tijuana #Cartelli con @Giampaz di @NessunLuogo24 #Podcast

tijuana no cruzar

[di Fabrizio Lorusso] “Messico: il paese del cartello”. Nella puntata (link) di Nessun luogo è lontano (blocco iniziale o primi minuti) di Radio24 del 23 agosto abbiamo affrontato il tema dell’escalation di violenza che, di nuovo, vive il Messico e soprattutto la città di Tijuana (1000 omicidi dolosi in 7 mesi nel 2017).

“In Messico, terra di frontiera e di commercio di trafficanti.Per i giornalisti lavorare in questo paese sta diventando sempre più difficile e a rischio di morte, com’è successo ieri a Candido Rios. Dall’inizio di quest’anno sono morti 9 giornalisti e il mese di giugno è stato il mese più sanguinolento degli ultimi 20 anni con più di 2200 vittime causate dalla guerra tra narcotrafficanti e polizia”. Ascolta la puntata qui. O qui in MP3.