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La vera notte di Iguala e il caso Ayotzinapa: intervista con Anabel Hernández

[di Fabrizio Lorusso – da Carmilla e FrontiereNews] Anabel Hernández è una delle giornaliste d’inchiesta più riconosciute del Messico. E’ autrice, tra gli altri, dei libri La terra dei narcos. Inchieste sui signori della droga[*], Messico in fiamme. L’eredità di Calderón e La vera notte di Iguala, l’inchiesta più attuale e contundente sul caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, scomparsi a Iguala, nel meridionale stato messicano del Guerrero, la notte del 26 settembre 2014. Per le minacce e le aggressioni ricevute, che hanno coinvolto direttamente lei, la sua famiglia e i suoi vicini, Anabel vive da più di sei anni sotto scorta. Dall’agosto del 2014 e all’agosto del 2016, s’è dovuta rifugiare negli Stati Uniti, dove ha potuto vivere coi suoi figli grazie a una borsa di studio del programma di studi in giornalismo dell’Università della California a Berkeley. Ho conversato con lei delle sue scoperte sul caso dei 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa, sulla corruzione delle autorità e il ruolo dell’esercito, sulla situazione dei cartelli del narcotraffico, sul muro di Trump e sulla legalizzazione delle droghe. Questa è la versione integrale dell’intervista di cui alcuni estratti sono usciti su Huffington e su Ctxt. Esce oggi su Carmilla in collaborazione con Frontiere News [Foto “Ayotzinapa” di Diego Simón Sánchez / Cuartoscuro].  Continua a leggere

#43 poeti per #Ayotzinapa. Voci per il #Messico e i suoi #desaparecidos @

[Da Nazione Indiana] A due anni dalla notte di Iguala, con la scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa, vogliamo ricordare tutti i figli delle violenze in Messico attraverso alcuni stralci dal libro appena uscito: 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos (a cura di Lucia Cupertino, con prefazione di Fabrizio Lorusso e postfazione di Francesca Gargallo), Edizioni Arcoiris, 2016. Il libro sostiene la causa della scuola normale rurale di Ayotzinapa, storica fucina di cambiamento in Messico, appoggia le famiglie e tutti i membri della scuola e comunità e pertanto il ricavato sarà devoluto all’Associazione dei genitori della Scuola Normale Rurale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa.]

I 43 SONO FIGLI DI TUTTO IL MESSICO E I POETI LO SANNO

di Francesca Gargallo

43-poeti-per-ayotzinapa-copertina43 poeti per scacciare la morte, per dar sfogo a una indignazione vitale. La poesia come una affermazione, sono qui, sono con te, sono per tutti. Dove tutti significa molte persone, tutte le vive, tutte le sparite, tutte le torturate, tutte le assassinate di questo Messico contemporaneo, immerso in una guerra contro i poveri, contro chi si sente sicuro di fare il proprio dovere, contro chi vuole essere libero. Molte di più dei 43 studenti desaparecidos dall’esercito, la polizia e i narcotrafficanti ad Iguala la notte tra il 26 e il 27 settembre 2014. Però quei 43 ragazzi risvegliano la poesia: sono stati trasformati dal desiderio popolare di mettere fine alla violenza di stato e della delinquenza (nessuno sa dove finisce una e comincia l’altra) in semi di speranza. Continua a leggere

#Ayotzinapa: La Verdadera Noche de Iguala. #AnabelHernández y #MarioPatrón presentan libro en @FILGuadalajara @YouTube

verdadera noche iguala.jpgPresentación del libro LA VERDADERA NOCHE DE IGUALA (Grijalbo, 2016) de la periodista mexicana Anabel Hernández, 1 de diciembre de 2016, Feria Internacional del Libro de Guadalajara, México. Para leer: “Fueron los militares, la verdadera noche de Iguala” (adelantos) y “El ejército ordenó, orquestó y organizó la noche en que desaparecieron los 43 estudiantes de Ayotzinapa” (link artículo).

Marío Patrón (en el video siguiente), del centro Agustín Pro Juárez para la defensa de los derechos humanos, introduce a Anabel Hernández y su libro sobre La verdadera noche de Iguala y el caso de los 43 normalistas desaparecidos de Ayotzinapa.  FIL Guadalajara 1 de diciembre de 2016

A seguir, la breve presentación del libro en CNN con Carmen Aristegui, cito: “La periodista Anabel Hernández presentó para Aristegui Noticias el libro #LaVerdaderaNochedeIguala, donde revela en 28 minutos, con su propio estilo, y comentando el contexto sobre la lectura, una historia “de horror” de lo que hicieron las autoridades federales con los 43 estudiantes desaparecidos y con los detenidos en Iguala el 26 de septiembre de 2014″.

 

Ayotzinapa due anni dopo: più di 43 motivi per continuare la lotta #Ayotzinapa243

da Carmilla Online

di Perez Gallo e Nino Buenaventura (da Città del Messico)

nos-faltan“Ayotzinapa non è un fatto isolato, è la viva immagine della repressione di Stato!”. È all’insegna di queste parole che si è commemorato, oggi 26 settembre, il secondo anniversario dei tragici fatti di Iguala, quando nella cittadina dello stato messicano del Guerrero, un gruppo di studenti “normalisti” (magistrali) appartenenti alla scuola rurale di Ayotzinapa – un’istituzione scolastica ereditata dalla Rivoluzione in cui gli alunni studiano per diventare maestri nelle comunità contadine e da cui uscirono figure guerrigliere rivoluzionarie come Lucio Cabañas e Génaro Vázquez – furono brutalmente attaccati dalla polizia messicana. Tre di loro, insieme ad altre tre persone che si trovavano sul luogo, incluso un quattordicenne calciatore di una squadra locale, rimasero sul terreno, uccisi da proiettili al volto. Al termine di quella notte altri 43 giovani non furono più ritrovati, e ancora oggi rimangono nell’immaginario collettivo come l’emblema di un fenomeno brutale e terribilmente comune nel Messico odierno: quello delle “sparizioni forzate”. Dal 2006, anno di entrata al potere dell’ex presidente Felipe Calderón, che iniziò la cosiddetta “narcoguerra”, ad oggi, quando ci avviciniamo alla fine del mandato del suo successore Enrique Peña Nieto, si stima che i desaparecidos nel paese ammontino a più di trentamila, anche se i numeri reali del fenomeno sono probabilmente molto maggiori, essendo la stragrande maggioranza di essi migranti centroamericani finiti nel buco nero del lavoro schiavistico per i cartelli della droga e le cui sparizioni non sono mai state registrate dalle statistiche governative.

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There is no real solidarity shown towards the families of the disappeared: The Other Disappeared of Iguala @NAliadas

Xitlalli mirandaInterview with Xitlali Miranda Mayo, coordinator of the The Other Disappeared of Iguala Search Committee

(Originally published in Latinamerican Press – link – Para leerlo en español – Noticias Aliadas – link)

Xitlali Miranda Mayo is a psychologist in Iguala, Guerrero. She coordinates the The Other Disappeared of Iguala Search Committee, founded after the disappearance of 43 students from the teachers college in Ayotzinapa on Sep. 26, 2014. The search for students alive uncovered a dramatic situation: the area is littered with unmarked graves and human remains of missing persons in the context of the ongoing internal conflict triggered by the militarization of the territories, the infiltration of organized crime within the state and the so called “war on drugs.”

Fabrizio Lorusso, Latinamerica Press collaborator, spoke with Miranda Mayo regarding the search efforts for those disappeared, and what led the relatives to organize themselves to find their missing loved ones. According to the National Register of Data on Lost or Disappeared Persons, there are currently 27,659 people that are considered disappeared in Mexico; with the states of Guerrero, Tamaulipas and Veracruz having the highest number of victims of enforced disappearance in the country.

When was The Other Disappeared of Iguala Search Committee formed? 

The search for the disappeared was started by students from Ayotzinapa, and that made many people reflect on the situation. Members of UPOEG (Union of Peoples and Organizations-State of Guerrero) arrived here when the students disappeared because several of the students are from communities where the organization works: in Costa Chica and La Montaña regions. They decided to travel to Iguala to find the students alive; but when they walked the hills they discovered graves; they even dug some of them up and found some human remains. The news caused a national outcry, but they turned out not to be the students from Ayotzinapa. So the question came up: “Who are they?” And no one cared. The authorities and the prosecutor’s office came, they saw the graves, and the response was just as absurd, “Well, they are not the students.” We could not overlook something like this the same way they did.  Continua a leggere

#Ayotzinapa in #Italia: Proiezioni del #Documentario “Cronaca di un Crimine di Stato” #Messico #InformeGIEI

Sopra: Trailer del documentario che sarà proiettato nel week end del 26-27 settembre in numerose città italiane: AYOTZINAPA in ITALIA

Nella notte tra il 26 e 27 settembre si compirà un anno dall’attacco e dalla sparizione forzata dei 43 studenti normalisti della Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa (Guerrero, Messico). In Italia verrà proiettato il documentario “Ayotzinapa: cronaca di un delitto di Stato” di Xavier Robles, che descrive i fatti che hanno sconvolto la società messicana e puntato i riflettori sul problema della sparizione forzata, una strategia di controllo sociale attuata dal governo ormai da vari decenni.

Ecco la lista (che verrà aggiornata durante la settimana – Napoli appena aggiunta! E anche Venezia e Treviso-Fregona e Vicenza + Roma-Bis) dei luoghi in cui verrà proiettato:

Seregno
Cinema Roma
Via Umberto I 14 Seregno (MB)
Giovedi 24 settembre 2015 ore 21,30 entrata libera

Settimo Milanese
Cinema Auditorium
Via Grandi 12 Settimo Milanese (MI)
Giovedi 24 settembre 2015 ore 21,30 entrata libera

Padova
Hub – Culture, Food and Sport
Piazza Gasparotto, Padova
Giovedi 24 settembre 2015 ore 21,15
organizza l’Associazione Ya Basta – Caminantes e Libera – Presidio di Padova

Monselice
Parco Buzzaccarini
Via San Giacomo, 52 Monselice (PD)
Sabato 26 settembre 2015 ore 18,30

Bologna
Labàs occupato
Via Orfeo, 46 40124 Bologna
Venerdì 25 settembre dalle ore 18,00
organizza Bologna por Ayotzinapa e Ya Basta

Catania
Comitato Popolare Experia Via Plebiscito, 903 Catania
Sabato 26 settembre 2015 ore 17:30 – Link Evento

Milano
Piano Terra
Via Federico Confalonieri 3, 20124 Milán
Domenica 27 settembre 2015 ore 21,00

Roma
Piazza Nuccitelli Persiani Pigneto, 00176 Roma
Sabato 26 settembre 2015 ore 19,00

Rho
Centro Sociale SOS Fornace
Via Moscova, 5 Rho (MI)
Giovedi 24 settembre 2015 ore 21,00

Cagliari
Facoltà di Scienze Politiche
Viale Fra’ Ignazio Da Laconi, 17, 09123 Cagliari
Lunedì 28 settembre 2015

Torino
Circolo Arci* No.à.
Corso Regina Margherita, 154 – Torino
Sabato 26 settembre 2015 ore 21,00
organizza Carovane Migranti

Bergamo
Circolo Barrio Campagnola
Via Ferruccio Dell’Orto 20, Bergamo
Domenica 27 settembre ore 20,30
organizza il Comitato Maribel Bergamo

Napoli
Aula Mura Greche, Università Orientale di Napoli Palazzo Corigliano
Venerdì 25 settembre Ore 16:30
Organizzano Zero 81 – Coop Rebelde Napoli

Venezia
LISC Ca’ Bembo Fondamenta San Gian Toffetti Rio de San Trovaso Dorsoduro
Sabato 26 settembre alle 17:00
Organizzano Ya Basta Edi Bese e Ca’ Bembo

Fregona (Treviso)
Circolo ARCI Gallo Rosso, via San Martino 3
Venerdì 25 settembre ore 21
organizza Circolo Arci Gallo Rosso

Vicenza
Centro sociale Bocciodromo Via Alessandro Rossi 198
Sabato 26 settembre ore 17
organizza Coordinamento degli studenti medi

Roma-Bis
CSOA La Strada

Via Passino 24 Free Garbatella
Sabato 26 settembre 2015 – Ore 20
Organizzano La Strada e Ya Basta Roma Moltitudia, Casetta Rossa SPA, Collettivo Politico Galeano

Aosta  
Espace Populaire
Via J.C. Mochet, 7 11100 Aosta
Sabato 26 settembre Ore 17:45

Trento
Centro Sociale Bruno
Via Lungadige San Nicolò 4
Mercoledì 30 settembre Ore 20:30

Pavia
Osteria Sottovento – Via Siro Comi 8
Lunedì 28 settembre dalle 19:30
Organizza La Mongolfiera

ayotzinapa crimine di stato documentario

Aggiornamento #Ayotzinapa #Messico Settembre 2015 #InformeGIEI

Video realizzato per la presentazione della nuova rivista on-line “La macchina sognante” a Bologna: il 18 e il 19 settembre, al Giardino del Guasto a partire dalle ore 19 e il 25 settembre allo Spazio Centotrecento dalle 18,30. http://www.lamacchinasognante.com/ che contiene un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga https://lamericalatina.net/narcoguerra/

La presentazione ufficiale avverrà invece l’8 ottobre alla Biblioteca Casa di Khaoula dalle 18,30. Aggiornamenti Ayotzinapa e America Latina: http://www.carmillaonline.com/categorie/osservatorio_america_latina/

Retrato-Jhosivani-Guerrero-de-la-Cruz-Ayotzinapa-43

Mexique: l’ombre de l’armée sur Ayotzinapa

Articolo di Fabrizio Lorusso – Tradotto da  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي Da LINK (francese) e LINK (spagnolo)

Dès début octobre, les groupes de guérilla dans l’État de Guerrero, d’abord l’Armée Populaire Révolutionnaire (EPR) puis l’Armée révolutionnaire du peuple insurgé les (ERPI), ont émis plus de 10 communiqués impliquant l’armée mexicaine dans la disparition des 43 normaliens à Iguala.

Leurs déclarations sont passées presque inaperçues, bien que de nombreuses déclarations de parents et de membres de l’Union des peuples et des organisations de l’État de Guerrero (UPOEG), dont font partie plusieurs parents des étudiants disparus, se soient orientées vers la même hypothèse, qui est plutôt une accusation.

Le message signalait que parmi les responsables de la disparition des 43 normaliens, il avait deux officiers du 27ème Bataillon d’infanterie : le lieutenant Barbosa et le capitaine Crespo, impliqués dans l’organisation.

En outre, cette semaine, les parents d’Ayotzinapa eux-mêmes ont demandé explicitement aux autorités et au Procureur général de la République, de pousser à fond l’enquête, y compris sur les militaires, ce qui signifie entrer dans les casernes et briser le mur d’inaccessibilité qui protège en quelque sorte le 27ème bataillon d’infanterie, stationné à Iguala et, plus généralement, les forces armées dans le Guerrero.

Historiquement, au moins depuis les années 1970, en pleine Guerre froide et guerre sale, le fait demeure que les militaires étaient en charge de l’attaque répressive de l’État mexicain contre la population, par la torture, l’occupation et le contrôle militaire et les disparitions forcées comme l’une des “techniques” pour “gagner la guerre”.

Phrases du Secrétaire à la Marine

Le Secrétaire à la Marine du Mexique, Vidal Francisco Soberón, a prononcé une série de phrases pour défendre le gouvernement et en même temps, détourner l’attention et viser à criminaliser la protestation sociale: “ça m’énerve encore plus qu’ils manipulent les parents, c’est-à-dire qu’ils manipulent ces gens, parce que c’est ce qu’ils font, ils les manipulent également pour qu’ils désavouent (le gouvernement) ou pour intensifier encore plus ça. Et ça m’enrage encore plus que ces gens qui manipulent les parents ne sont intéressés ni par les parents, ni par ces jeunes, la seule chose qui les intéresse, c’est d’atteindre leurs objectifs de groupe ou de parti “. les déclarations d’EPN (Enrique Peña Nieto) le mois dernier, lorsqu’il a parlé de “tentatives de déstabilisation”, allaient dans la même direction.

“Je pense que c’est parfaitement clair: oui, il y a des groupes, et les groupes et individus qui apparaissent continuellement avec eux, je pense qu’il n’est pas nécessaire de te répondre exactement qui ils sont, ils viennent à la télévision et donc ils ont des noms, et ce groupe qui apparaît partout, en bloquant les routes et tout ça, et en cherchant d’autres choses, non? … partis ? Je n’ai fait allusion à aucun parti “, a poursuivi le secrétaire, qui soutient l’idée, commune et qui n’a rien de nouveau, souvent utilisé pour discréditer les mouvements sociaux, que les manifestants le font sous le contrôle ou la manipulation de quelqu’un d’autre qui utilise leur douleur à d’autres fins. Une autre façon de détourner l’attention.

Jacobo Silva Nogales, El Charco I, huile sur toile, 2001

Seigneur de la Mort

En de nombreuses occasions, les forces armées ont été porteuses d’une tradition de contre-insurrection dans cette région et dans d’autres. Il suffit de rappeler le massacre perpétré par des soldats à El Charco en 1998, quand Ángel Aguirre était gouverneur adjoint. De même, c’est un fait que la militarisation du territoire impulsée par Calderón et maintenue par Peña Nieto a accru le rôle de premier plan, le pouvoir de fait et les ressources de la Marine et de l’Armée de terre et a aggravé la situation déjà chancelante des droits de humains dans le pays, comme les cas emblématiques de Zongolica et Tlatlaya l’ont montré. Et ce ne serait pas les seuls exemples. Le cas du dirigeant communautaire Rosendo Radilla Pacheco, arrêté le 25 août 1974 et disparu après être passé par la caserne militaire d’Atoyac, a suscité la première condamnation historique de la Cour interaméricaine des droits humains contre le gouvernement mexicain en 2009.

Le 28 novembre, dans une interviex avec Variopinto, le général José Francisco Gallardo a parlé de manœuvres de l’armée et de son implication dans la disparition de 43 normaliens, expliquant que “tout ce spectacle -attraper le maire, trouver un seul coupable -, c’est pour éviter que les regards se portent sur l’armée”. Et il a aussi dénoncé la militarisation croissante, dans leur formation et dans leurs pratiques, des police elles- mêmes, qu’elles soient locale, étatique ou fédérale.

Dans le sondage récent du Centre de la Recherche et de la Sécurité Nationale (CISEN), commenté par son ancien directeur Guillermo Valdés, un Mexicain sondé sur quatre attribue la responsabilité de l’assassinat et des disparitions d’Iguala à l’armée, entre autres acteurs, mais aussi à des personnes (Aguirre, EPN, Abarca et son épouse), à des partis politiques (PRD, d’abord, et aussi les autres), à des groupes criminels (Guerriers Unis) et aux forces de police. Cela montre que l’idée d’une collusion à des multiples niveaux et multi-institutionnelle s’est ancrée dans la population.

En 2011, Human Rights Watch (HRW) avait dénoncé la disparition de six personnes dans une boîte de nuit à Iguala, qui s’était produite à 22h30 le 1er mars 2010, en partie enregistrée et confirmée par certains témoins qui ont décrit les ravisseurs et les personnes qui les accompagnaient comme appartenant aux forces armées à en juger par leurs véhicules et leurs uniformes. Le procureur de l’État du Guerrero ouvrit une enquête, mais du renvoyer l’affaire devant la justice militaire, qui dans les 18 mois qui suivirent, n’avait prononcé aucune inculpation concernant le crime: HRW conclut qu’il existe des preuves qui suggèrent fortement l’implication de l’armée. Les six disparus le sont toujours et l’affaire n’est toujours pas éclaircie.

Contrôle social, protection de l’économie et des investissements

Voilà qu’Obama veut maintenant assister le Mexique dans l’enquête. Le business de la guerre est l’un des plus rentables, comme le montrent, ces derniers temps, le Plan Merida et l’introduction massive d’armes dans le pays, et il ne fait aucun doute que parmi les bénéficiaires d’un “état de siège” permanent ou d’une guerre de «basse intensité», se trouvent les secteurs militaires.

Ensuite, cela n’a pas beaucoup d’importance si ces opérations de répression sociale, en particulier dans les régions les plus pauvres du pays, Oaxaca, Guerrero et Chiapas, sont camouflées en protection des infrastructures et des investissements étrangers, ou sont présentées comme visant à la sécurité touristique, économique et logistique des territoires pour que ceux-ci “soient en paix”, puisqu’en fin de compte, elles se traduisent par la militarisation et des garanties offertes aux entreprises, pas pour la population en général. De fait, même la gendarmerie a été créée [avec l’assistance française, NdT] avec pour fonction de protéger les investissements et les installations. L’idée même du président de créer un «corridor» et des zones spéciales pour le “développement” du sud du Mexique est ancienne et ressemble beaucoup à une réédition minimaliste du Plan Puebla Panama de la période de Vicente Fox, mais avec un contrôle plus étroit sur les ressources, les investissements et les structures. Dans ce contexte et avec une conflictualité sociale plus élevée, les tâches militaires ont plus de raisons d’être et de prospérer.

En outre, la «guerre de basse intensité» contre les mouvements sociaux et les attaques de la propagande officielle contre les voix critiques pourront se transformer facilement en répression explicite et déterminée lorsque le feu des projecteurs de la presse internationale et nationale sur Ayotzinapa et le Mexique se sera éteint. Nous avons déjà pu l’expérimenter dans une certaine mesure dans le District fédéral, avec des tentatives de disparitions, des arrestations arbitraires, des infiltrés (dans les manifestations) et des agressions policières, et à plus fortes «doses» à Chilpancingo et dans le Guerrero, avec des affrontements violents et l’écrasement de protestations, mais l’envoi de 2000 policiers fédéraux dans le capitale de l’État, et de presque autant à Acapulco, indique une réponse musclée, non au crime organisé, mais au mécontentement social et à l’exigence de justice et de refondation des institutions pourries.

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Ombres

Ce ne sont pas là des certitudes, mais des hypothèses et des indices. Mais, à ce jour, les affirmations du procureur Murillo Karam sont aussi des hypothèses : avec «fatigue» et mu par le désir de clore le dossier et de le présenter comme un événement local et non un crime d’État, le 7 novembre il a rendue publique la version donnée par trois détenus du groupe “Guerriers Unis”, censés avoir brûlé les corps des normaliens sur la décharge de Cocula et jeté leurs corps dans des sacs en plastique dans une rivière.

Il y a beaucoup d’éléments qui font douter de cette histoire: les pluies qui sont tombées dans la matinée du 27 sur  Cocula; des rapports sur des incendies dans d’autres lieux proches mais pas sur la décharge; le comportement hostile de l’armée, rapportée les étudiants survivants, dans la nuit du 26; la non-intervention des forces armées face à ce qui se passait et leur justification  les jours suivants; et enfin la déclaration de l’équipe de légistes argentins qui, s’ils ont bien identifié, à Innsbruck, les os calcinés du normalien Alexander Mora, n’ont pas  pu certifier comment ces restes sont arrivés dans la zone où ils ont été collectés dans des sacs en plastique.

Enfin, le 11 décembre, des scientifiques de l’Université nationale autonome de Mexico (UNAM) ont réfuté l’hypothèse du bureau du Procureur général (PGR): “Il est impossible qu’ils aient été brûlés à Cocula, et les autorités ont un grave problème, parce que s’ils n’ont pas été brûlés à Cocula, qui les a brûlés et où ont-ils été brûlés ? », demande Jorge Montemayor, chercheur à l’Institut de Physique de l’UNAM. Selon le chercheur, pour incinérer 43 cadavres, on a besoin de 33 tonnes de grumes de quatre pouces de diamètre, l’équivalent de deux camions de bois de chauffage et 53 litres d’essence par corps sont nécessaires. Si, comme le soutient également la PGR, sur la base des aveux des trafiquants de drogue, le bûcher a été alimenté avec des pneus, selon les scientifiques de l’UNAM, 995 pneus de voitures auraient été nécessaires pour mener à bien l’opération, de sorte qu’ils considèrent que l’hypothèse officielle ne reposerait sur “aucun fondement dans les faits physiques et chimiques naturels”.

Tout cela ouvre la port à des interprétations différentes, y compris celles pouvant impliquer dans la tuerie d’autres acteurs, dont l’armée et, surtout, le 27ème bataillon qui a opéré “comme si de rien n’était” dans une zone pleine de fosses communes pendant des années. “Rappelez-vous que dans la guerre sale, si quelqu’un était expert dans les disparitions forcées, c’était précisément l’armée”, a déclaré Omar Garcia, l’un des normaliens survivants. Même une narcomanta* présumée, signée par le caporal Gil, lieutenant du chef des Guerriers Unis Sindronio Casarrubias, accrochée le 31 octobre, indiquait l’armée, mentionnant les noms du lieutenant Barbosa et du capitaine Crespo comme responsables de la disparition des 43.

En dépit d’indices pour le moins “suggestifs”, aucune enquête n’a été officiellement ouverte sur

l’implication de l’armée. Francisco Javier García, maire de Chilapa, Guerrero a dit il ya environ 10 jours que, malgré la forte présence des forces fédérales dans la ville, le crime organisé continue d’agir, essentiellement à l’ombre de l’armée. Ce n’est qu’un autre exemple, de toute évidence pas le seul. De même, Abarca est un exemple parmi tant d’autres, couverts par les autorités pendant des années.  Le “couple impérial,” les Abarca,  avait des relations étroites non seulement avec les narcos du Guerrero bras armé et complices de la police municipale et du maire, mais aussi avec les commandants militaires de haut rang à Iguala, bien que ceux-ci aient déclaré que leurs relations n’étaient qu’institutionnelles.

En juillet 2013, le portail internet de l’État de Guerrero a signalé la disparition de 17 autres étudiants à Cocula et, selon certains témoignages, avec l’implication de la police municipale. Est-ce que l’armée n’était pas sur place pour assurer la sécurité des citoyens et combattre les narcos dans le cadre de la «guerre contre la drogue»? Si la police et les narcos sont devenus des associés agissant en collusion, la Marine et l’Armée de terre ne vont-elles pas intervenir pour freiner cette dérive? Pourquoi sont-elles là? Il semble bien que les forces de sécurité, et pas seulement l’armée, s’installent plus pour garantir une protection minimale aux entreprises minières, aux infrastructures et aux multinationales et pour le contrôle social que pour «pacifier». D’ailleurs la notion même de “faire la paix” avec des armes est un oxymore en soi.

* Les narcomantas sont des messages publics sous formes de banderoles, laissés par des groupes criminels, appartenant à un cartel de la drogue, pour revendique et justifier leurs assassinats ou adresser des mises en garde à des groupes rivaux, des politiciens ou des entrepreneurs, ou même offrir des récompenses pour la capture de membres de groupes rivaux. Ci-dessous la narcomanta évoquée par l’auteur [NdT]

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Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.revistavariopinto.com/variopintoaldia/nota.php?id=4531
Data dell’articolo originale: 11/12/2014
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=14156