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Santa Muerte Virale

[Di Fabrizio Lorusso. Questo articolo è uscito sul quotidiano Il Manifesto (cartaceo) del 21 agosto 2017 e su Carmilla oggi. Le foto sono di F. L. e sono state scattate a Tultitlán, nell’hinterland della capitale messicana, presso il santuario di Enriqueta Vargas, madre del defunto Comandante Pantera o Jonathan Legaria Vargas, alias Padrino Endoque. Solo fa eccezione la foto della custode del culto nel quartiere di Tepito, Enriqueta Romero]

Negli ultimi cinque anni José Ramírez ha fatto il fattorino, il cameriere e il venditore porta a porta. Ha anche lavorato come muratore indocumentado a Los Angeles. Di ritorno in Messico ha provato a cercare lavoro ovunque, ma le porte restavano chiuse. Il Guanajuato, suo stato natale, è quello a maggior tasso d’emigrazione del Paese. José mi racconta la sua storia in un parcheggio del centro storico di León, capitale economica della regione, a 400 km da Città del Messico. Al collo porta un amuleto che raffigura la morte con un saio indosso, la falce in una mano e il mondo nell’altra.  Continua a leggere

#Foto Galleria del #Barrio #LaMerced a Città del #Messico #CDMX

Fotogalleria di Stefano Morrone del quartiere o barrio (che è molto di più di una semplice zona cittadina!) di Città del Messico “La Merced” (o “la meche”). Il reportage associato di Gimmi è uscito su CarmillaOnLine LINK. Clicca su una foto per ingrandire e passare allo slide-show.

Santa Muerte messicana sulla rivista Punto d’incontro

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Maggio 2013 – Santa popolare o setta satanica? Madonna della mafia o protettrice dei più deboli? Due, forse 5 o 10 milioni sono i devoti della Santa Muerte, una delle figure di culto che più preoccupano la Chiesa in America. Dal Messico agli USA e all’Argentina, una “santa” controversa si sta espandendo tra la gente dopo secoli di clandestinità.

Da santa border line a icona globale grazie al web, la Muerte messicana assume oggi forme nuove e si integra con le subculture giovanili e l’immaginario del narcotraffico.

Quando la morte si fa presente nella società —sconvolta da anni di guerra al narcotraffico— anche il suo culto ritorna.

Importata dall’Europa durante la conquista spagnola, contaminata dalle tradizioni afro-cubane, della santería e dalla postmodernità dei quartierislum di Città del Messico, la morte santificata diventa folclore, cultura e religione. È temuta e amata, venduta e osteggiata, ma resta sempre una realtà ineludibile per tutti. Ed in Messico è già santa.

Il libro Santa Muerte, patrona dell’umanità —che comprende un’introduzione dello scrittore Valerio Evangelisti e un allegato fotografico a colori— è in vendita alla Libreria Morgana di Città del Messico, ibs.it, Amazon e le principali librerie online italiane. L’autore, Fabrizio Lorusso, classe 1977, milanese è residente in Messico da 12 anni. Giornalista e saggista, Lorusso è corrispondente e blogger de L’Unità per l’America Latina, collaboratore e redattore di altre pubblicazioni online e cartacee ed insegnante di lingua e cultura italiana.

BOOKTRAILER !

ARTICOLI CORRELATI
La morte in Messico. Di María T. Vassileva.

(fabrizio lorusso / puntodincontro.mx / adattamento di massimo barzizza)

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Link all’originale.

Santa Muerte Patrona (capitolo introduttivo)

SantaMuertePatrona_copertinamezzaPresento qui il capitolo introduttivo del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità (link).

Oggi sei tra le braccia della vita,  

ma domani sarai nelle mie.  

Quindi vivi la tua vita. Ti aspetto.  

Distinti saluti, La Morte

(cartello anonimo).

Ecco il suo Blog Link.

Alcuni anni fa ho conosciuto la Morte, la santa scarnificata che oggi dispensa fede e speranza a milioni di devoti in America. Ogni giorno, da Nord a Sud, la falce dell’instancabile Santa Muerte s’innalza lucente dall’altopiano centrale di Città del Messico, mietendo a fasci migliaia di anime. Lo fa con giustizia e ispirazione profondamente democratiche. Ricchi e poveri, donne e uomini, giovani e vegliardi finiscono per accompagnarla senza discriminazioni né convenevoli. Una madre terribile coperta da una lunga tunica che lascia intravedere solo i piedi, il teschio e le ossa delle mani che reggono il mondo, una bilancia e una falce. Vivo in Messico da oltre undici anni. È un paese enorme, curioso, meraviglioso. La sua gente, tra le tante qualità, ne ha una che da sempre mi ha affascinato. La vita sembra proiettarsi su un telone ondulato, uno sfondo in movimento che sussulta e cambia continuamente direzione e intensità.

La misera ma dignitosa esistenza della maggioranza è un’ombra che viene distorta dall’abbaglio sottile e penetrante dei raggi multiformi della speranza. Si nutre della tendenza alla superstizione e non necessariamente della religione ufficiale, che sfuma piuttosto in una fede generica e personalizzata nel dominio dell’inspiegabile.

C’è una propensione diffusa verso il pensiero magico, la fantasia, la creatività, l’immaginazione, il sogno che si riflette nelle credenze popolari e nella mentalità delle persone. La meraviglia, i miraggi, le attese infinite, la speranza e l’incertezza della vita messicana non passano di certo inosservate agli occhi dello straniero, nemmeno dopo anni di lenta e gradevole assuefazione alla cultura locale. Le vicende di stregoni, sciamani, santoni, guaritori, miracolati, maghi e santi popolari, siano essi intesi come figure tradizionali o come invenzioni modaiole, sono una parte dell’immaginario collettivo cui non ci si può sottrarre. La portentosa vita della Santísima Muerte dentro le case, nelle anime e per le strade del Messico rappresenta ancora oggi un mistero.

Questa Santa messicana, protettrice dell’umanità intera, patrona dei dimenticati, è stata descritta più da miti, leggende e articoli sensazionalisti che da documenti e testimonianze: è la grande incompresa nella storia recente dei culti popolari. Quindi il mio viaggio insieme a lei è stato lungo e accidentato, ma ne è valsa la pena.

La Madonna dei narcos; un gozzoviglio di stregonerie e magia nera; una superstizione adatta ai reietti e ai disperati del popolino; una devozione satanica e pericolosa; un’adorazione buona solo per i delinquenti e i pervertiti, per i santoni del vudù e della santería cubana emigrati in terra azteca: questo è solo un campione casuale di quanto per anni hanno detto e scritto sulla Santa Muerte i diffidenti e i timorati, la Chiesa e la stampa. Tali e tante sono le denigrazioni verbali e le menzogne culturali alimentate dalla smania scandalistica dei media e da un certo perbenismo conservatore, ancora presente in ampi strati della società messicana. Innumerevoli sono le etichette marchiate a fuoco sulla pelle del culto popolare messicano che più è cresciuto dalla metà degli anni Novanta a oggi.

È innegabile che, a quelle latitudini, il Vaticano abbia perso progressivamente il suo monopolio tradizionale sul controllo delle anime e degli affari religiosi. I censimenti più recenti mostrano un allarmante calo dei “cattolici dichiarati”, non necessariamente praticanti, in un paese che veniva dato per totalmente acquisito dalla Chiesa di Roma. I momenti importanti della relazione tra la vita e sua sorella, la morte, sono stati gestiti per secoli dalle istituzioni religiose, impiantate con la forza dagli spagnoli durante la Conquista e dallo Stato messicano a partire dalla fine dell’Ottocento. La Chiesa e lo Stato hanno sempre il potere di ufficializzare i rituali di passaggio all’aldilà, però oggi sono numerose e inarrestabili le sette, le fedi alternative, le devozioni e i culti popolari che stanno minando il loro controllo assoluto.

La religione ufficiale ha sempre combattuto le espressioni culturali dissidenti. Lo fece prima nel Vecchio Continente, all’epoca dell’Inquisizione, e poi durante la sanguinosa conquista delle Indie: la spada dei conquistadores Cortés e Pizarro era in stretta alleanza con la croce. Per questo oggi la falce della Muerte ritorna a essere temuta e viene condannata come idolatra e pagana. Antonio Gramsci sosteneva che esistono numerose e diverse visioni del mondo, potenzialmente una per ognuno di noi. In questo senso ogni uomo può essere filosofo con il proprio modo di interpretare la realtà, dunque anche la vita e la morte. I luoghi di questa filosofia sono il linguaggio, il senso comune, o buonsenso, e la religione popolare.

L’avventura della Santa Muerte è l’esplorazione di quest’ultimo luogo, uno spazio di libertà della fede e del pensiero, un mondo di nuove pratiche ed emancipazioni nel Messico dalle profonde contraddizioni.

Le preghiere dei fedeli contengono suppliche rivolte a Dio, alla Vergine o a uno dei tanti santi, ufficiali e non, che sono a disposizione dei credenti in quell’immenso paese. In genere non si tratta di richieste particolarmente esose: lavoro, amore, denari, felicità o qualcosa che vi si avvicini. Oppure si chiede di poter tornare a casa sani e salvi, soprattutto se si vive nelle zone marginali del centro o sulle colline periferiche in cui proliferano case di mattoni e lamiere prive di ogni servizio e del tutto simili alle favelas brasiliane. Scomparire è facile negli slums e non solo. L’impunità è praticamente garantita per i malfattori d’ogni sorta. Il sequestro express è la nuova modalità di rapina in voga. Rapida, spesso indolore, sempre efficace: si rapisce la vittima per qualche ora, poco prima della mezzanotte, per obbligarla a prelevare almeno due volte il massimo consentito dallo sportello ATM: un prelievo alle undici e un altro un paio d’ore dopo. E dopo adiós, se tutto va bene. Altrimenti si continua per qualche giorno fino ad esaurimento del conto in banca. Non sono pochi i casi in cui i sequestri sono coperti ma anche organizzati da bande deviate di poliziotti che poi, magari, devono investigare su loro stessi quando arrivano le denunce. Va da sé che i risultati e gli arresti scarseggino.

Santa Reloj 137

La Santa Muerte, almeno lei, ci proteggerà, forse. Dunque è meglio sperare, accendere un cero del colore preferito e poi stare sempre allerta, en las vivas. Il motto ufficiale del Comune di Città del Messico, riprodotto su cartelli, giornali e mezzi pubblici, fino a pochi anni fa recitava solennemente “México, La ciudad de la esperanza”, la città della speranza. Ora è stato aggiornato in “México, ciudad en movimiento”, città in movimento, per ispirare una parvenza di modernità e ufficializzare un ideale di dinamismo e sviluppo. La gran ciudad è il teatro in cui si muovono la vita e la morte, l’anima e il corpo di milioni di messicani. Ci sono anche tanti forestieri innamorati del suo caos perenne.

La Muerte santificata non discrimina e muove le marionette nel teatro. Il progresso cittadino è materia e rumore, viene scandito dai martelli pneumatici delle decine di cantieri aperti per migliorare la viabilità cittadina e rendere umano un traffico giornaliero di oltre sei milioni di veicoli.

D’altro canto il progresso sociale e il riconoscimento dei diritti delle minoranze non hanno pari in America. Sembra una contraddizione, ma è parte della realtà disuguale e frammentata di questo paese. Pericolo e diritti, smog e servizi, poveri e ricchi.

Negli ultimi anni le misure adottate dal governo cittadino hanno recepito e, in alcuni casi, anticipato le rapide evoluzioni sperimentate dal Messico globalizzato e hanno prodotto la commercializzazione libera della pillola del giorno dopo, la legalizzazione dell’aborto, delle coppie di fatto e dei matrimoni tra coppie omosessuali con relativo diritto all’adozione. Sono diritti garantiti dalla legge, almeno nella capitale messicana, anche l’accesso universale alla sanità pubblica e gratuita, così come il sussidio di disoccupazione e le borse di studio per studenti meritevoli delle medie e superiori. Infine la Ley de Voluntad Anticipada (Legge della Volontà Anticipata), sebbene non preveda esplicitamente l’eutanasia, garantisce ai malati terminali la possibilità di scelta sulla continuazione dell’accanimento terapeutico e dei trattamenti per la riduzione del dolore. Quando la morte, la povertà e l’incertezza riemergono nella società, la Santa Muerte appare, consola e protegge le sorti dell’umanità. Da CarmillaOnLine

Santa Muerte Patrona dell’Umanità di Fabrizio Lorusso, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013, pp. 192, 15 € / 12,75 € (link).

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Natale con i huichol per salvare Wirikuta

[Questo articolo è uscito sul quotidiano italiano L’Unità del 24 e 25 dicembre 2011, lo ripropongo qui su LamericaLatina sperando che il nuovo anno porti consiglio e una buona svolta per i wixárika in lotta per la difesa del loro territorio] Il Messico ancestrale è sotto attacco. Anche in terra azteca i bambini aspettano l’arrivo di Santa Claus, alias Babbo Natale, con il suo carico di regali, ma c’è un popolo che, invece, dal Nord riceverà solo del carbone. E non è una semplice metafora. Wirikuta, una porzione di deserto costellata da montagne rocciose e villaggi tipo far-west a 600 km dalla capitale, rischia d’essere sconvolta dagli scavi della compagnia estrattiva canadese First Majestic Silver. “La zona rappresenta il più importante centro cerimoniale degli indigeni huichol o wixárika negli stati settentrionali di San Luís Potosí e Zacatecas: da secoli è oggetto di pellegrinaggi e venerazione oltre ad avere un enorme valore culturale e naturalistico”, spiega Manuela Loi, antropologa dell’Università Autonoma del Messico.

Il Canada è il paese con il maggior numero di multinazionali al mondo che gestiscono miniere a cielo aperto, le più dannose per l’ambiente, e il Messico è un suo partner strategico: il 70% delle minerarie che vi operano sono canadesi.

Dal 1988 la regione fa parte della Rete Mondiale dei Luoghi Sacri Naturali dell’Unesco, è una riserva protetta dallo Stato messicano e si colloca al primo posto nell’emisfero occidentale per la sua biodiversità.

Sono ormai svanite le promesse del Presidente Felipe Calderón che, con indosso un abito tipico wixárika, partecipò tre anni fa alla firma di un accordo tra i governatori delle regioni centrali del paese per la salvaguardia della cultura huichol. Infatti, un anno dopo rilasciò 22 concessioni di sfruttamento minerario alle filiali messicane di First Majestic.

Nonostante lo Stato di San Luis Potosí abbia approvato nel 2010 una legge che vincola i progetti di sfruttamento delle risorse naturali a una consultazione previa dei popoli indigeni, i huichol non sono mai stati sentiti. La loro terra sacra è stata svenduta alla First Majestic che, forte di un giro d’affari di 100 milioni di dollari all’anno, ne ha pagati solo tre per le concessioni.

Sette cittadine, tra cui Matehuala e Real de Catorce, famose in Italia per il film di Salvatores Puerto Escondido, dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci, saranno interessate dagli scavi.

“Lo Stato messicano sta assassinando e sequestrando il nostro santuario, vogliono sfinirci e uccidere la nostra Madre Terra”, ha dichiarato Santos de la Cruz, un rappresentante della comunità wixárika. Scavare in queste zone è “come costruire un benzinaio in Piazza San Pietro”, spiega.

Il 70% dell’area concessa alla First Majestic si trova in quest’area “tutelata”. I huichol, uniti nel Fronte per la Difesa di Wirikuta, denunciano già lo scempio ambientale che deriverà dalla “brama d’argento” dei canadesi: l’inquinamento da cianuro, usato per la dissoluzione dei metalli estratti, è un rischio concreto tanto per il territorio come per le falde.

In cambio la compagnia offre la costruzione di un museo e 750 posti di lavoro. Un po’ poco per i huichol: infatti, “se Wirikuta si distrugge, il mondo finisce”, sostengono. Le loro montagne hanno un valore cerimoniale paragonabile a quello delle piramidi maya di Chichén Itzá, ma in questo caso esiste ancora un popolo che le difende e vi abita.

Ogni anno centinaia di comunità indigene seguono il rituale della caccia nel deserto e, dopo giorni di marcia a digiuno, offrono agli dei il sangue del sacro Cervo Azzurro, rappresentato dal cactus allucinogeno peyote o hikuri. Le visioni che provoca permettono di “avventurarsi senza paura sullo stretto ponte oltre l’abisso tra il mondo ordinario e l’aldilà”, secondo la tradizione. L’ingestione di uno spicchio dell’amaro hikuri è quindi un’esperienza mistica, spirituale e religiosa.

Da mesi i huichol invadono Mexico City con tamburi e colori, ma anche con manifestazioni e campagne informative. Nel 2011 il movimento ha ottenuto l’adesione di molte Ong, intellettuali ed attori come il messicano Gael García. In febbraio è previsto un megaconcerto di Manu Chao, dei messicani Café Tacuba e dei portoricani Calle13 con lo slogan di “Salviamo Wirikuta”. S’è mosso anche l’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani in Messico che realizzerà l’anno prossimo una visita speciale per dare un parere ufficiale sulla controversia tra il Messico profondo e i canadesi.

Call for papers – Convocazione colloquio internazionale antropologia e letteratura a Lima – Luglio 2011

VII COLOQUIO INTERNACIONAL DE ANTROPOLOGIA Y LITERATURA JOSE MARIA ARGUEDAS

CENTENARIO DEL NACIMIENTO DE JOSE MARIA ARGUEDAS

LIMA JULIO DE 2011

COLEGIO PROFESIONAL DE ANTROPOLOGOS DE LIMA

PRIMERA CONVOCATORIA

Don Quijote de la Mancha
Don Quijote
Pablo Picasso (1955)

ANTECEDENTES:

El 18 de enero de 2011 se cumple el Centenario del nacimiento de José María Arguedas cuya relevancia no es sólo peruana sino latinoamericana y mundial.

El Colegio Profesional de Antropólogos de Lima, se suma a la Celebración de este acontecimiento. En este contexto nuestra institución -en coordinación con la Escuela Nacional de Antropología e Historia (México), la Universidad Autónoma Metropolitana Unidad Azcapotzalco (México), la Sociedad Científica Andina de Folklore (SCAF), la Universidad Nacional Mayor de San Marcos, la Universidad Nacional Agraria La Molina, la Universidad Ricardo Palma y otras-, continuando con los Coloquios Internacionales anteriores, convoca a las instituciones y personalidades nacionales e internacionales al “VII COLOQUIO INTERNACIONAL DE ANTROPOLOGIA Y LITERATURA JOSE MARIA ARGUEDAS“.

El Colegio Profesional de Antropólogos de Lima, celebra al distinguido literato e insigne antropólogo, cuyos aportes constituyen hoy un pilar de la Antropología.

José María Arguedas, desarrolla la Literatura  y la Antropología porque la cultura tradicional forma parte de su existir. Es alumno fundador de la Escuela de Antropología en la Universidad Nacional Mayor de San Marcos que crea Luis E. Valcárcel.

Arguedas, por sus cualidades escudriñadoras, creativas y su compromiso social, sintetiza el quehacer de la Antropología y, dentro de ella, el folclore, la literatura, la pedagogía ejercida en diversos colegios, conferencias y proyectos que dirige a través del Ministerio de Educación, donde trabaja; y luego, de la Casa de la Cultura (antecedente del Instituto Nacional de Cultura) que dirige. Desarrolla las bases de una política cultural que reivindica la diversidad.

Es forjador de sueños que nos permiten conocer ese mundo que él busca plasmar tomándolo de su realidad cercana, que en otro tiempo otros odiaron, menospreciaron, rechazaron, considerándolos carentes de realidad y de vida.

No es el interés propio lo que guía a José María Arguedas en cada una de sus obras, sino el interés de su pueblo.

El dolor de la ausencia de su lar nativo, lo hace permanecer en ese ambiente de múltiples maneras; plasmándose en su acercamiento a los grupos migrantes indígenas, a los sectores urbanos-marginales y a la música.

Siempre añora regresar al mundo donde ha nacido; sin embargo, jamás puede retornar de una manera definitiva, aunque sí está en permanente contacto a través de múltiples viajes de estudio, de trabajo de campo, por motivos amicales, familiares, y otros.

Arguedas nos acerca en sus obras literarias y antropológicas a aquellos lugares en los que jamás será un desarraigado. Traza el camino de cómo asumir la investigación y el trabajo antropológico, desde el compromiso y la visión de un futuro mejor para nuestros pueblos.

OBJETIVOS:

Entablar el diálogo y debate entre las corrientes de opinión y de pensamiento sobre los retos de la contemporaneidad y los ejes de reflexión Arguediana.

Renovar la vigencia y actualidad del pensamiento de José María Arguedas en todos los ámbitos sociales y académicos del país.

METODOLOGIA:

  • El Congreso Internacional, Centenario del nacimiento de José María Arguedas, deberá estructurarse por simposios. Cada simposio está signado por una temática y uno o dos responsables académicos.
  • Cada simposio contará con un coordinador, quien debe introducir el tema y presentar a cada uno de los ponentes, y enunciar algunos datos de su vida profesional y académica.
  • Los especialistas expondrán durante 20 a 30 minutos y el coordinador resumirá las ideas principales.
    El auditorio formulará preguntas y dudas que los ponentes podrán aclarar y responder
  • Se distribuirá un resumen escrito de los principales puntos de cada ponencia a tratar en el simposio.
  • Estos eventos se realizaran en diversos locales universitarios con Plenarias centrales en un local definido.

FECHAS: Tercera semana de Julio.

LOCALES: diversos auditorios Universitarios: Universidad nacional Mayor de San Marcos, Universidad Nacional Agraria la Molina, Universidad Ricardo Palma.

PARTICIPANTES: Expertos en los temas Arguedianos, docentes universitarios, Investigadores sociales, literatos, artistas, estudiantes, representantes de Instituciones públicas y privadas, organizaciones sociales y público en general.

TEMARIO: los ejes temáticos serán definidos por la Comisión organizadora.

ACTIVIDADES COLATERALES: Se realizará un programa coordinado de actividades académicas y culturales previas al congreso en los locales definidos y en fechas importantes, cercanas y durante el Congreso:

  • Hacer un Programa para el CENTENARIO, que se inicien con una Romería el día 18 de enero día de su muerte. URP.
  • Actividades Académicas y Culturales UNALM.
  • Actividades Académicas y Culturales UNMSM.
  • Actividades Académicas y Culturales URP.
  • Hacer recitales de poesía Quechua.
  • Recitales de Música andina.
  • Propiciar una visita a su tumba en Andahuaylas en caravana los que quieran.
  • Concurso de Poesía, cuento en centros educativos.
  • Otros actos culturales.

ACTIVIDADES PREVIAS:

Por la necesidad de lograr un programa y un Congreso de todas las sangres y con amplia participación, se desarrollaran las siguientes actividades con las entidades invitadas e interesadas en compartir la responsabilidad mediante:

  • Conformación de la Comisión Organizadora.
  • Identificación de entidades auspiciadoras.
  • Conformación del equipo de coordinadores por ejes temático.
  • Conformación del equipo de logística y comunicaciones.
  • Otras comisiones de trabajo.

En base a esta propuesta queremos hacer la más amplia convocatoria para participar en este magno evento a todas las instituciones universitarias, públicas y privadas, ONGs, Organizaciones sociales, personalidades, artistas, investigadores sociales y público en general, en los diversos actos y actividades establecidas y en la diversidad de acciones preparatorias a realizarse.

Para comunicarse con el Colegio Profesional de Antropólogos de Lima y con la revista digital TUTAYKIRI le sugerimos dirigirse al Sr. Decano Antropólogo Walter Saavedra a la siguiente dirección electrónica: Tutaykiri@gmail.com

Y para consultas al teléfono 2653819 en horario de oficina. Para informaciones sobre el Centenario puede escribirse a: centenariodearguedas@gmail.com

Y visitar el blog: http://centenariodearguedas.blogspot.com

Esperando su participación, agradecemos su gentil atención a la presente.

Lima 23 de marzo del 2010

Walter Saavedra

Decano

Colegio Profesional de Antropólogos de Lima