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Il libro #NarcoGuerra recensito su Corriere.It

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(Link all’originale della recensione ai libri NarcoGuerra e Ni vivos ni muertos su Corriere.It) Se ne parla troppo poco, specie in Italia. I riflettori dei media hanno illuminato le piaghe del Messico dopo la notte maledetta del 26 settembre 2014, quando 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa sono stati rapiti e, secondo la barcollante versione ufficiale, assassinati. Ma presto ce ne siamo dimenticati. Eppure in quel Paese infestato dai trafficanti di droga, oltre che oppresso da un apparato pubblico violento e corrotto, è in corso un’autentica guerra con oltre 100 mila morti, ai quali vanno aggiunti quasi 30 mila desaparecidos, scomparsi nel nulla, come in Argentina ai tempi della giunta militare. E le atrocità non hanno nulla da invidiare alla ferocia del Califfato: torture, decapitazioni, cadaveri esposti per strada o lasciati a penzolare dai ponti.

Chi volesse approfondire l’argomento ha ora a disposizione due libri scritti da giornalisti italiani che vivono in Messico da parecchi anni. NarcoGuerra di Fabrizio Lorusso (Odoya) è una ricognizione a vasto raggio nell’universo dei trafficanti di droga, zeppa di nomi, mappe, fotografie. Si sofferma sui criminali e sulla subcultura che fiorisce intorno a loro, dalle canzoni celebrative al culto idolatra della Santa Muerte, ma anche sulla corruzione dei politici, sul femminicidio di massa, su una giustizia ridotta a «fabbrica dei colpevoli», sui movimenti sociali che alimentano la speranza in un futuro migliore. Diversa la prospettiva adottata da Federico Mastrogiovanni: il suo Ni vivos ni muertos (DeriveApprodi), come suggerisce il titolo, si concentra sul fenomeno dei desaparecidos, che imputa alla polizia, all’esercito e alla classe dirigente forse ancor più che ai cartelli del narcotraffico.

Ricco di testimonianze toccanti, il libro di Mastrogiovanni nota che la falcidie spesso appare causale. Le autorità e la stampa tendono a «criminalizzare le vittime», collegandole alle attività della malavita, ma di solito queste illazioni «non hanno alcun fondamento». La tesi dell’autore è che sia in atto una «strategia del terrore», volta a fiaccare le potenziali resistenze allo sfruttamento delle risorse minerarie messicane da parte delle imprese multinazionali che godono di un rapporto privilegiato con il governo.

Bisogna tuttavia aggiungere che in quelle pagine si respira un clima di violenza endemica e diffusa, non tutta riconducibile al potere o ai narcotrafficanti. Per esempio Mastrogiovanni mostra che gravissimi abusi contro i migranti in viaggio verso gli Stati Uniti sono spesso perpetrati da «semplici cittadini, o famiglie intere», che derubano, sequestrano e stuprano senza appartenere necessariamente «a un’organizzazione criminale».

Nella storia del Messico purtroppo lo spargimento di sangue non è mai mancato. Anche per questo si è rivelata perdente la linea indirizzata a ripristinare l’ordine con una stretta repressiva, inaugurata dall’allora presidente Felipe Calderón nel dicembre 2006. Forse sarebbe più sensato rivedere, almeno in parte, la legislazione proibizionista in fatto di stupefacenti. Di certo, osserva Lorusso, la maniera forte da sola non paga: senza il rispetto dei diritti umani, necessario per «ricostruire il tessuto sociale e la credibilità delle istituzioni», non se ne esce, «nessuna lotta ai cartelli e alla criminalità organizzata è possibile». Sono parole che ricordano i moniti di Leonardo Sciascia sulla mafia. Così come i mali del Messico ricordano per alcuni versi i guai italiani, sia pure elevati all’ennesima potenza.

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga, prologo di Pino Cacucci, Odoya, 2015, pagine 414, € 20

Federico Mastrogiovanni, Ni vivos ni muertos. La sparizione forzata in Messico come strategia del terrore, prefazione di Gianni Minà, prologo di Jaime Avilés, DeriveApprodi, 2015, pagine 175, € 17

di Antonio Carioti

Il presidente impossibile

Tarquini Angelucci Mujica presidente impossibileNadia Angelucci e Gianni Tarquini – Il presidente impossibile. Pepe Mújica, da guerrigliero a capo di stato,Nova Delphi Libri, pp. 224, € 12,50

Il Presidente Impossibile è la prima biografia italiana di José “Pepe” Mújica, ex guerrigliero che oggi è presidente dell’Uruguay. Ma è anche un testo utilissimo per capire la storia dell’America Latina e particolarmente dei paesi del Cono sud come il Cile, l’Argentina, il Brasile, il Paraguay e, appunto, il più piccolo di loro: l’Uruguay. Questo saggio, scorrevole come un romanzo e appassionante come un diario, chiarisce, trattando il caso di un paese specifico, il percorso e il ruolo di quelle sinistre latinoamericane che, dopo gli anni dell’autoritarismo supportato dagli USA e la restaurazione democratica, sono diventate forze di governo, ma che restano ancora le “grandi incomprese” dei mass media e del mondo politico occidentali. Gli autori di questo saggio, insieme a Rachele Masci e Manfredo Pavoni, conducono da anni Bucanero, un programma radiofonico di controinformazione sull’America Latina che va in onda su Radio Popolare Roma la domenica alle 12 e 30 ed è uno dei pochi spazi dedicati a questa regione. L’America Latina, l’autoritarismo, la repressione, le dittature, il militarismo, il populismo, le guerriglie, la lotta de los de abajo e la consolidazione democratica sono tutti argomenti al centro di questa biografia che sa andare ben oltre la vicenda personale e politica di Pepe Mújica.

Il Presidente impossibile è una voce che è composta a sua volta da tante altre voci, da interviste, documenti, testimonianze e articoli ben organizzati e narrati con fluidità. Il libro racconta a fondo l’Uruguay, è una storia e un diario di un paese da tre milioni di abitanti, incastonato tra due stati-continente come l’Argentina e il Brasile. Una realtà in cui il movimento guerrigliero, i Tupamaros in primis, aveva una connotazione nettamente urbana ed era considerato anomalo, soprattutto rispetto all’esperienza cubana e alfoquismo guevariano che avevano fatto della selva, dei contadini e delle montagne i loro alleati principali.

“Negli anni settanta la sinistra non parlamentare d’Italia era retrovia di molti movimenti rivoluzionari. Ospitammo e sostenemmo materialmente militanti delle lotte armate provenienti da tutte le parti del mondo”, spiega Erri De Luca nel prologo. Grazie all’approfondimento storiografico sull’Uruguay, che parte dagli anni ’30, e poi alla cronaca della nascita, dell’auge e del declino delle sinistre extraparlamentari, delle iniziative antagoniste e del conflitto armato negli anni ’60 e ’70, il testo va definendo anche un ottimo punto di partenza per una riflessione sugli anni della lotta armata in Italia, sui legami internazionali dei movimenti, sui loro militanti e sui diversi epiloghi delle loro lotte.

Un saggio su Mújica, personaggio estremamente mediatizzato e quindi, in qualche modo, “normalizzato”, incorporava il rischio di diventare apologetico e scontato. Invece Tarquini e Angelucci, da giornalisti esperti di America Latina e osservatori attenti delle vicende uruguaiane, non sono caduti nella trappola e sono riusciti a mettere in evidenza luci ed ombre di un uomo politico carismatico, perseverante, pragmatico e atipico, specialmente se paragonato ai rappresentanti di classi politiche abituate a magniloquenze, formalismi ed espressioni prive di contenuto e di coraggio.

La trasformazione operata da stampa mainstream e reti sociali sulla figura José Mújica, divenuto in pochi mesi un’icona mediatica globale, cioè il “presidente più povero del mondo” che dà in beneficenza il 90% del suo stipendio, ha il difetto, tra gli altri, di far passare in secondo piano l’operato del suo governo e di banalizzare o rendere folclorica la sua storia e la sua complessità politica. E infine svia l’attenzione da quanto è stato fatto concretamente in Uruguay dai partiti raggruppati nel Frente Amplio Progresista e da quello che manca ancora da fare.

Tarquini e Angelucci ci riportano nel paese reale, c’immergono nella sua evoluzione e nelle sue problematiche, in cui il Frente Amplio, la coalizione di governo, da oltre 40 anni (precisamente dal 1971) riesce a tenere insieme cattolici progressisti ed ex guerriglieri, socialisti, comunisti e anche correnti d’ispirazione liberale e democristiana. Dopo essere stato proscritto durante la dittatura (1973-1985) e dopo quasi vent’anni d’opposizione, ilFrente ha conquistato la maggioranza parlamentare e la presidenza della Repubblica in due occasioni, nel 2004 con Tabaré Vázquez e nel 2009 con Pepe Mújica. Come forza di governo ha dovuto fare i conti con la crisi internazionale e il predominio dell’ideologia neoliberale, all’esterno, e con le opposizioni del Partido Colorado e del Nacional e con la sfida delle riforme, all’interno.

Di nuovo dal prologo di Erri De Luca: “Pepe Mújica è il compagno che ognuno avrebbe voluto a fianco e che molti hanno conosciuto sotto diversi nomi. La sua vicenda prima che politica è sentimentale, perché fondata sul primo sentimento che affiora alla coscienza: la giustizia”. Facendo uso di un gran numero di fonti giornalistiche e documentali, gli autori hanno ricostruito la gioventù del presidente, col suo fervore politico e l’adesione alla lotta armata nel Movimento di Liberazione Nazionale-Tupamaros, e poi i lunghi anni in carcere durante la dittatura, il suo amore per la terra, le cose semplici e soprattutto per la moglie, anche lei ex guerrigliera, Lucia Topolansky. Propongono anche scorci della loro vita attuale in campagna, nei dintorni della capitale Montevideo, vicini ai contadini, al mondo rurale e dei lavoratori.

Jose Mujica“La battaglia che stiamo perdendo contro il capitalismo è in realtà la battaglia contro il consumismo. E’ quella di questa società dei consumi che indirizza i nostri giovani in strada a cercare con qualsiasi mezzo ‘ciò che si usa oggi’, quel particolare tipo di cellulare, la marca di scarpe sportive alla moda. Ciò comporta che una persona qualsiasi che magari ha la sfortuna di arrivare a malapena a potersi procurare il necessario per vivere, s’indebiti per comprarsi il televisore al plasma. E questo a causa de mezzi di comunicazione di massa che s’incaricano di generare desideri travestiti da necessità; i genitori non sanno come negare ai figli quei prodotti che i pubblicitari si incaricano di vendere”, ha spiegato Lucia Topolansky in un’intervista esclusiva di pochi mesi fa che è stata inclusa nel volume.

“Il tema della terra e il legame di questa con l’uomo, che hanno segnato la vita di Mújica sin dalla sua infanzia, contribuiscono alla sua elaborazione politica e trascendono dal piano personale a quello pubblico”. Demetrio Mújica, padre di Pepe, era di origini basche e morì quando suo figlio aveva 8 anni. Sua moglie, Lucy Cordano, veniva da una famiglia contadina di migranti italiani: suo nonno arrivava, infatti, dalla zona di Rapallo in Liguria. Il nome del Movimento di Liberazione Nazionale uruguayano MLN-Tupamaros s’ispirava a Tupac Amaru II, ovvero a José Manuel Condorcanqui, meticcio andino-spagnolo discendente di Tupac Amaru, ultimo sovrano inca che fu giustiziato a Cuzco nel 1781 per aver organizzato la più imponente rivolta indigena contro gli spagnoli e che disse: “Domani tornerò e sarò milioni”.

Negli anni sessanta e settanta il conflitto è scandito dalle azioni armate, dalle “carceri del popolo”, dall’ampio sostegno popolare, dagli espropri proletari, dalle azioni dimostrative ma anche dai sequestri, come quello dell’agente FBI Dan Mitrione, che degenerò nell’omicidio dell’agente, e dalle fughe epiche, come quella da Punta Carretas nel 1971. Parallelamente, però, s’acuisce la controffensiva dello stato coi processi, le condanne, le incarcerazioni, e infine con la stretta finale contro i Tupamaros che porta al loro smantellamento e all’imprigionamento di tutti i leader, compreso Mújica. Questi, dopo vari arresti e fughe, viene catturato e rinchiuso definitivamente nel 1972. Alla fine dell’esperienza della lotta armata, nel contesto della Guerra fredda e delle svolte autoritarie in quasi tutto il sottocontinente latinoamericano, comincia una dittatura militare che dura dal 1973 al 1985. E’ l’epoca del Plan Condor, operazione regionale volta alla repressione sistematica di ogni dissidenza coordinata dai regimi dittatoriali sudamericani e dalla CIA, cui aderiscono, oltre alla cupola militare dell’Uruguay, anche quelle del Brasile (al potere dal 1964), del Cile di Pinochet (dopo il golpe del 1973), dell’Argentina (dal 1976), della Bolivia (governata dai militari dal 1964) e del Paraguay, che  viveva nella tirannia dal 1954.

Il centro del capitolo “Sepolti vivi” è l’esperienza della prigione e della dittatura, sia dal punto di vista del popolo e della società, che provava a resistere all’autoritarismo, alla repressione del dissenso e alla “politica” delle desapariciones, sia da quello dei “sepolti”, cioè di quei guerriglieri e quelle guerrigliere cui era stato riservato il carcere duro e che rischiavano d’impazzire o d’ammalarsi, come effettivamente accadde in alcuni casi.

Il libro dedica uno spazio di digressione, preziosissimo e necessario, al caso delle rehenas(ostaggi) della dittatura, cioè undici donne prigioniere la cui vita carceraria fu particolarmente dura, resa impossibile cinicamente dal regime che così intendeva “dare l’esempio”: il martirio di alcuni serviva per tutti. Le storie e le testimonianze dei detenuti uomini della dirigenza guerrigliera tupamara sono note da anni, mentre per quanto riguarda le donne c’è stato un silenzio trentennale, interrotto solo nel 2012 da Marisa Ruiz e Rafael Sanseviero con il libro Las rehenas. Historia oculta de once presas de la dictadura(Ed. Fin de Siglo, Montevideo). Tarquini e Angelucci ci parlano della resistenza di queste donne e delle condizioni della loro reclusione, ci raccontano della “grammatica terrorista” dello stato uruguayano che, nel suo delirio totalitario e intimidatorio, prevedeva “l’appropriazione del corpo delle persone alla mercé di un potere abusivo”. Espressione di ciò furono il regime d’isolamento carcerario assoluto, la sottoalimentazione, la disidratazione, le sevizie, le violenze, le percosse, le sessioni  di tortura e la rotación, ossia lo spostamento coatto e continuo del prigioniero tra varie caserme.

Appena uscito dal carcere, nel marzo 1985, Mújica si riappropria della sua vita familiare, personale, sociale e politica. Va a stare da sua madre per un po’. Rincontra l’attuale moglie, Lucia Topolansky, anche lei finita in prigione dal 1972 al 1985, e da allora non se ne separa più. Con lei riprende la militanza politica. Dieci anni dopo diventa il primo ex tupamaro a diventare deputato. In seguito nel governo di Tabaré Vázquez ricopre la carica di ministro dell’agricoltura e nel 2009 diventa candidato presidenziale per il Frente e vince le elezioni. Il libro non indugia nei trionfalismi e si dedica a spiegare i cinque anni di governo di Mújica, che quest’anno volgono al termine, così come i suoi provvedimenti, i discorsi ormai storici del presidente guerrigliero, ma anche i suoi limiti e le critiche che gli sono state rivolte da destra e da sinistra.

Chi è, infine, José Pepe Mújica? “E’ un vecchio che ha sulle spalle parecchi anni di carcere, e qualche proiettile in corpo”, ha dichiarato lui stesso, “e che si sente molto felice, tra le tante ragioni, di contribuire a rappresentare umilmente chi non c’è più e dovrebbe esserci […] Chi non coltiva la memoria, non sfida il potere. E’ questo lo strumento per costruire il futuro che, in ogni caso, è nostro perché non hanno potuto sconfiggerci”.

Il libro fa parte della collana Viento del Sur di Nova Delphi Libri. Un vento che il giornalista e accademico argentino Adolfo Gilly ama descrivere con queste parole, citate in apertura deIl presidente impossibile: “Da Genova a Buenos Aires, le città sono nostre. Ancora una volta osiamo pensare e immaginare il socialismo, una società di persone uguali e libere, contro questa barbarie senza senso e senza pietà che è il mondo globale del capitale: ecco il messaggio che possiamo leggere in questo nuovo vento del Sud”. Fabrizio Lorusso @Carmilla

Link:

L’Uruguay del Frente Amplio – Intervista a Monica Xavier (presidenta del Frente)

L’anno di Mújica e dell’Uruguay

8 libri per l’estate e oltre

8 libri estate 2014

Nel boschetto della mia fantasia ci sono 8 storie che s’incrociano meravigliosamente e altrettanti libri che vorrei consigliare. E’ una specie di percorso di lettura a ostacoli ma anche godereccio. Le Sultane (Elliot edizioni) della scrittrice Marilù Oliva sono tre bolognesi over 70 e si chiamano Wilma, Mafalda e Nunzia. Non ballano la salsa come la Guerrera, protagonista della precedente trilogia noir di Marilù, ma, secondo me, starebbero bene a passeggiare per le Avenidas di Montevideo accanto a José “Pepe” Mújica. L’ex guerrigliero, attuale presidente dell’Uruguay, è raccontato come mai prima da un saggio dei giornalisti Nadia Angelucci e Gianni Tarquini, edito da Nova Delphi. Il Presidente Impossible ha una prefazione di Erri De Luca e lotta gomito a gomito con Juri Di Molfetta…

Cioè con l’autore che ha scritto Oggi tocca a me. Una guerra per bande (Eris Ed.), un romanzo ambientato in Val di Susa e impreziosito dalla prefazione di Luca Abbà (No Tav) e le splendide illustrazioni di Erika Bertoli. Parlando di storie, lotte e narrativa il filo rosso porta all’accecante Sole dell’Avvenire di Valerio Evangelisti (Mondadori), romanzo storico, epico e imprescindibile uscito a fine 2013. In attesa del seguito che sarà in libreria tra qualche mese penso sia valido associare le vicende romagnole di fine ‘800 in esso narrate ad alcune lotte odierne, per esempio quella dei facchini a Bologna. Il loro sciopero è al centro di un libro-inchiesta di Fulvio Massarelli, Scarichiamo i Padroni, edito da Agenzia X di Milano e basato sulle voci in presa diretta dei lavoratori e dei militanti del Crash di Bologna oltre che su una serie di “Documenti della lotta nel settore della logistica 2013-2014 a Bologna” riportato in appendice.

E infine Messico. Agenzia X ha da poco pubblicato 20zln. Vent’anni di zapatismo e liberazione, raccolta di testi sinceri e militanti “abajo y a la izquierda”, a cura di Andrea Cegna e Alberto “Abo” di Monte. Ho divorato le sue pagine che ripercorrono la storia recente dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) attraverso lo sguardo dei movimenti e collettivi italiani, messicani e globali che hanno accompagnato negli ultimi 20 anni la lotta zapatista dalla Selva Lacandona del Chiapas fino a Città del Messico e ai vari Sud e Nord della Terra. E’ il primo libro in Italia che racconta a fondo l’esperienza delle Escuelitas Zapatistas del 2013-2014, un esperimento collettivo di trasmissione delle pratiche e dei saperi in territorio zapatista che ha coinvolto oltre 6mila attivisti di tutto il mondo. Ma per capire più a fondo la storia dell’EZLN e degli indigeni del Chiapas è necessario approfondire e senza dubbio il testo migliore per farlo è Siamo Ancora Qui di Alessandro Ammetto, edito da Red Star Press.

E’ “Una storia indigena del Chiapas e dell’EZLN” che spiega a fondo il Messico, la sua politica e la sua storia, e si concentra sugli ultimi trent’anni, anche se fa incursioni doverose sulle epoche  della dominazione spagnola e del Messico indipendente dopo il 1821. Un saggio e un racconto vissuto in prima persona dall’autore, soprattutto nelle parti più attuali che descrivono tutte le fasi e le evoluzioni nella costruzione dell’autonomia zapatista. Dulcis in fundo, resto in Messico, per la precisione a Mahahual, dove Pino Cacucci, reduce dalla Seconda Edizione Festival Cruzando Fronteras sulle spiagge dei Caraibi ci porta più a sud di Tulum e poco a nord del confine col Belize. A un’ora di macchina da Chetumal e dalla splendida laguna Bacalar, Pino ci racconta le storie dei personaggi dimenticati dello Yucatan con Mahahual. Un paraíso no reciclable. Historias, leyendas, anécdotas de Quintana Roo (Mahahual. Un paradiso non riciclabile. Storie, leggende, aneddoti del Quintana Roo, stato occidentale della penisola dello Yucatan, da Cancún a Chetumal e al Belize). Il romanzo è edito in Messico dalla Fundación Mahahual e in Italia da Feltrinelli.

 

Santa Muerte Patrona a Bologna. Libreria Trame, 12 Luglio Ore 12

SantaMuertePatrona_copertinamezzaQUANDO: Sabato 12 Luglio alle 12

DOVE:
alla libreria Trame in via Goito 3/C a Bologna

COSA
: presentazione + aperitivo del libro di Fabrizio Lorusso “Santa Muerte Patrona dell’Umanità” (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2013).

CHI:
l’autore ne parlerà con la scrittrice Marilù Oliva.

“Santa Muerte”
è un libro sul Messico e sul culto alla Santa popolare più controversa, amata e perseguitata degli ultimi anni nelle Americhe e nel mondo. La Muerte scheletrica, con la sua falce e il mondo tra le mani, è la vera patrona dell’umanità ed in Messico è già santa, nonostante la Chiesa la combatta strenuamente. Questo libro è  un saggio, un diario di viaggio e un testo di giornalismo narrativo. Ci spiega le origini della devozione, la storia e i significati di quest’icona messicana che è diventata globale nell’ultimo decennio e che ormai ha 10 milioni di fedeli.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAFabrizio Lorusso vive a Città del Messico da oltre 12 anni e fa il giornalista free lance per media italiani e messicani, il traduttore e l’insegnante. Ha studiato un master e un dottorato di ricerca in Studi Latino Americani, è redattore della rivista web CarmillaOnLine e autore del libro reportage “Le macerie di Haiti”, scritto con la giornalista Romina Vinci. Attualmente lavora a un nuovo libro: NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga. Ha partecipato con il racconto “Mia” alla collettanea “Nessuna più. 40 scrittori contro il femminicidio” a cura di Marilù Oliva. In Messico ha pubblicato una raccolta di poesie in spagnolo che si chiama Memorias del mañana.
Marilù Oliva vive a Bologna e insegna lettere alle superiori. Ha scritto cinque romanzi, di cui tre dedicati al personaggio della Guerrera: “¡Tú la pagarás!” (Elliot, 2011), finalista al Premio Scerbanenco, “Fuego” (Elliot, 2011) e “Mala Suerte” (Elliot, 2012), gli ultimi due vincitori del Premio Karibe Urbano per la diffusione della cultura latino-americana in Italia. L’ultimo romanzo è “Le Sultane”, appena uscito per Elliot. Ha scritto un saggio su Gabriel García Márquez, “Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo” (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, L’Unità online.
Blog Santa Muerte Patrona (LINK)
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Santa Muerte Patrona a Firenze, Libreria-Caffè La Citè (12 giugno)

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Presentazione del libro: SANTA MUERTE – PATRONA DELL’ UMANITA’

Di FABRIZIO LORUSSO – Edizioni Stampa Alternativa – Prologo di Valerio Evangelisti

Mercoledì 12 giugno – Ore 19 – Evento su Facebook LINK

Come e dove?      Firenze, LibreriaCafè La Citè – Borgo San Frediano 20, (Fi)

Che cosa?                 Santa Muerte Patrona dell’Umanità

Con chi?                      Con l’autore e Giulio Pedani dalla Citè

E sul Web?                    http://www.lacitelibreria.info/

SantaMuertePatrona_copertinamezzaLa morte santificata, tramutata in oggetto di culto, in una sorta di Madonna dei diseredati, dei carcerati e dei “banditi”: è il culto per la Santa Muerte, fenomeno religioso molto diffuso in Messico, ma anche in Argentina e Stati Uniti, con 10 milioni di seguaci.

L’autore di questo saggio ci accompagna alla scoperta della Santa Muerte, il culto che unisce tradizioni antiche dell’America latina, folclore afro-cubano e il cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli. Andando oltre i luoghi comuni che considerano la devozione per la Santa Muerte alla stregua di una setta satanica o di una religione per narcotrafficanti, si comprendono così aspetti più vasti della situazione latinoamericana, al di là dei pregiudizi.

La cite

Blog dell’autore:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

Blog del libro: http://santamuertepatrona.wordpress.com/

http://latinoamericaexpress.com.unita.it/

http://www.carmillaonline.com/archives/cat_osservatorio_america_latina.html

Santa Muerte messicana sulla rivista Punto d’incontro

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Maggio 2013 – Santa popolare o setta satanica? Madonna della mafia o protettrice dei più deboli? Due, forse 5 o 10 milioni sono i devoti della Santa Muerte, una delle figure di culto che più preoccupano la Chiesa in America. Dal Messico agli USA e all’Argentina, una “santa” controversa si sta espandendo tra la gente dopo secoli di clandestinità.

Da santa border line a icona globale grazie al web, la Muerte messicana assume oggi forme nuove e si integra con le subculture giovanili e l’immaginario del narcotraffico.

Quando la morte si fa presente nella società —sconvolta da anni di guerra al narcotraffico— anche il suo culto ritorna.

Importata dall’Europa durante la conquista spagnola, contaminata dalle tradizioni afro-cubane, della santería e dalla postmodernità dei quartierislum di Città del Messico, la morte santificata diventa folclore, cultura e religione. È temuta e amata, venduta e osteggiata, ma resta sempre una realtà ineludibile per tutti. Ed in Messico è già santa.

Il libro Santa Muerte, patrona dell’umanità —che comprende un’introduzione dello scrittore Valerio Evangelisti e un allegato fotografico a colori— è in vendita alla Libreria Morgana di Città del Messico, ibs.it, Amazon e le principali librerie online italiane. L’autore, Fabrizio Lorusso, classe 1977, milanese è residente in Messico da 12 anni. Giornalista e saggista, Lorusso è corrispondente e blogger de L’Unità per l’America Latina, collaboratore e redattore di altre pubblicazioni online e cartacee ed insegnante di lingua e cultura italiana.

BOOKTRAILER !

ARTICOLI CORRELATI
La morte in Messico. Di María T. Vassileva.

(fabrizio lorusso / puntodincontro.mx / adattamento di massimo barzizza)

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Link all’originale.

Gli Scrittori Precari e la Santa

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Esperienze. Scrittori Precari. Blog. Santa popolare. Racconto. Saggio. Parto con i tag, ormai contagiato da una chiara distorsione professionale tipica dei blogger. Il titolo inganna perché non si parla qui di vati e scrittori aspiranti alla santità né  di santi specificamente dedicati al precariato letterario o a quello ordinario. Invece, freddamente, riporto un estratto dal blog Scrittori Precari dal libro Santa Muerte Patrona. Se piace, si può continuare a leggere al link indicato in fondo. E se no, pace:

La mia conoscenza con la Santa Muerte, Patrona dell’Umanità e santa popolare messicana, è avvenuta passo dopo passo, proprio perché la sua presenza cominciava a diventare insistente e inevitabile anche per un osservatore distratto dei fenomeni religiosi e sociali. Molti la incrociano per le strade o su un altarino, la guardano, ma poi la schivano dopo aver emesso sentenze e giudizi perentori di condanna.

Io ho sempre percepito la sua carica emotiva. Al principio ne avevo rispetto e addirittura timore, dato che non la conoscevo e nessuno me l’aveva saputa presentare senza legarla ai luoghi comuni, al satanismo, alle cronache della narco-guerra o alle malefatte di sequestratori e serial killer.

Oltre ai miti creati negli ultimi quindici anni e alla forte presenza virtuale in migliaia di pagine web, il culto della Santissima Muerte rappresenta una porta formidabile per accedere alle manifestazioni della religiosità popolare messicana. È un’entrata angusta che apre una prospettiva unica da attraversare giorno dopo giorno, per poi scoprirne tutti gli angoli nuovi e le interpretazioni alternative. Magari si possono scorgere le entrate adiacenti e i dettagli più inattesi, a patto che si mantengano cuore e occhi aperti, senza pregiudizi.

Sovente i santi cattolici compiono questa funzione dal carattere miracoloso o “sovrannaturale”, ma forse i santi popolari, compresi quelli non ammessi dalla Chiesa, sono i destinatari privilegiati delle richieste più problematiche, là dove sfuma il confine tra bene e male, tra volontà legittima di beneficiarsi e influenza indebita sull’altrui esistenza. In genere i fedeli pagano un tributo, detto manda, sotto forma di oblazioni, azioni, preghiere, offerte in natura e persino promesse di cambiamento personale, come corrispettivo di un favore, un miracolo o una grazia ricevuta dalla Santissima Muerte. Proprio come accade con i santi “ordinari” e i fioretti.

Il racconto continua a questo link…          Ringrazio Scrittori Precari !

Quanto sopra trattasi di un estratto del I capitolo di Santa Muerte patrona dell’umanità (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri 2013), saggio di Fabrizio Lorusso dedicato al culto messicano di santificazione della morte. Al libro è dedicato anche un blog.

Santa Muerte Patrona dell’Umanità (libro) è on line!

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Fabrizio Lorusso – SANTA MUERTE Patrona dell’umanità

Prologo di Valerio Evangelisti

COLLANA: Eretica speciale
GENERE: Saggio, Reportage
pp. 192 (con sezione fotografica)
Anno: 2013
PREZZO: 12,75 euro
(15% di sconto sul prezzo di copertina: 15,00 euro)
ISBN: 9788862223300


La morte santificata, tramutata in oggetto di culto, in una sorta di Madonna dei diseredati, dei carcerati e dei “banditi”: è il culto per la Santa Muerte, fenomeno religioso molto diffuso in Messico, ma anche in Argentina e Stati Uniti, con 10 milioni di seguaci.
L’autore di questo saggio ci accompagna alla scoperta della Santa Muerte, il culto che unisce tradizioni antiche dell’America latina, folclore afro-cubano e il cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli.
Andando oltre i luoghi comuni che considerano la devozione per la Santa Muerte alla stregua di una setta satanica o di una religione per narcotrafficanti, si comprendono così aspetti più vasti della situazione latinoamericana, al di là dei pregiudizi.

Visita il Blog del libro Santa Muerte Patrona QUI


Gerhard Altzenbach Parca