Archivi tag: firenze

Chi è Tomás Yarrington, politico messicano arrestato a Firenze per narcotraffico? Intervista su @radiondadurto

[Intervista di Andrea Cegna a Fabrizio Lorusso e testo a seguire ripresi da Radio Onda d’Urto] Era latitante da 5 anni l’ex governatore dello stato Tamaulipas, Tomas Yarrington. Ricercato da Messico e Usa per delinquenza organizzata e narcotraffico. La sua fuga si è fermata a Firenze domenica 9 aprile. Dal 2012 era uno dei ricercati internazionali più inseguiti. E’ stato arrestato in piazza Beccaria dalla polizia italiana, le accuse sul suo conto sono quelle di traffico internazionale di stupefacenti tra il Messico e gli Stati Uniti, riciclaggio, nonché frode bancaria.  ASCOLTA il Podcast dell’intervista – LINK Continua a leggere

#Ataf #Firenze e le multe facili

ataf firenze

Anche quest’anno faccio ritorno all’Italia estiva dal profondo Messico. Come spesso accade, le disavventure e le curiosità di questi che amo chiamare “viaggi di rimpatrio”, oppure “rientri flash al paesello”, finiscono su questo blog e documentano la visione di un italiano all’estero, un po’ straniero e un po’ stranito, sulle vicende dell’(ex?) Bel Paese. Vedi per esempio la questione “bagni pubblici in stazione”, un tormentone lamentoso degli anni addietro. Tra le varie di quest’anno, invece, la vincitrice è senz’altro “l’affaire Ataf – Firenze”, cioè (sottotitolo): le multe facili e l’azienda dei trasporti. Irriducibili.

In pratica: c’hanno fatto la multa. Chiaro è che tale provvedimento di per sé non giustificherebbe un post, anzi. Non mi permetterei di pubblicare “sfoghi personali” in questo spazio, ma la questione è strutturale. Basta vedere articoli e lamentele precedenti nelle cronache di Firenze oppure leggere qualche commento ai fatti di cui si parla. E’ normale che si facciano le multe e che queste si paghino. Certo che se la sanzione viene a colpire persone evidentemente (Cetto La Qualunque direbbe “dimostratamente”) in buona fede, un mamma con la bimba di sei mesi e il suo accompagnatore (il sottoscritto), entrambi carichi di valigie e comunque dotati di documento di viaggio, allora la situazione cambia. Perché mai?

Perché le multe facili e coatte, note popolarmente come “zitto e paga se no ti porto dalla polizia”, dei controllori e certe condotte ostili, tra l’intollerante e il grezzo, non sarebbero gradite da nessuno e nemmeno le beffe. Se una persona sale su un bus fiorentino, striscia due volte una carta prepagata su un sensore elettronico che per due volte (altrettante!) fa proprio un bel BIP e conferma l’avvenuta convalida del “titolo”, cioè del biglietto o della carta prepagata (come in questo caso che racconto), non è certo un delinquente. E’ uno che pensa legittimamente di aver pagato per due persone. E questo vale soprattutto se: (a) non vi sono altre indicazioni sull’uso della Carta sul mezzo o sulla carta stessa e (2) ancora di più vale se sul sito web della compagnia c’è scritto che convalidare così quella Carta è valido.

A questo link c’era l’informazione fino a pochi giorni fa, ma è stata prontamente eliminata non appena sono usciti gli articoli di denuncia e i comunicati stampa della mamma multata e del suo accompagnatore. Le scuse o i chiarimenti a noi, che abbiamo dovuto pagare immediatamente 50 euro di multa restando praticamente senza cash, non sono ancora arrivate. 50 euro così equamente divisi: 40 euro di sanzione e 10 euro (il 25%!) per “spese di procedimento”. Ma che spese di procedimento ci sono se è previsto il pagamento immediato “nelle mani del verificatore” (cosiddetto)? Misteri della burocrazia.

Comunque la storia è paradossale. Come paradossale è sentire per mezz’ora due funzionari multanti o verificatori che ti vogliono spiegare che in Italia e a Firenze le cose sono cambiate, le regole ora si rispettano, che in fondo loro sono quasi dei poliziotti e che la compagnia adesso è privata e via dicendo. Ergo, si deve fare la multa. Come se non avessimo rispettato le regole o non fossimo protagonisti di un chiaro malinteso. Ma tant’è.

Non riporto tutto qui. Ne parlano nei dettagli il portale News Nove Firenze nell’articolo “Ataf, la Carta non segna la corsa, controllori non sentono ragioni” e Firenze Today col pezzo “Ataf, Carta agile non timbra per due, controllori non tollerano l’errore”. E comunque l’Ataf di Firenze non è nuova alle polemiche (Vedi Link). Ecco il comunicato stampa che riassume i fatti:

Viaggio paradossale di una mamma e di un amico che vive in Messico da 12 anni ieri sulla linea del 23 a Firenze. I due adulti, con la piccola di sei mesi della donna, hanno scelto i mezzi pubblici perché meno cari e più sicuri per andare alla stazione, ma sono stati puniti dalla miopia dei controllori ATAF, che per l’ennesima volta si sono mostrati più interessati a riscuotere subito la multa in denaro che di informare i cittadini sui loro diritti, fino a minacciare di portarli alla polizia.

Salgono sul bus carichi di valigie e passeggino, passano la “carta agile” due volte (una per ciascuno) e proseguono il viaggio alla volta della stazione di Santa Maria Novella dove fra poco parte il loro treno per Milano. La carta agile è indicata come carnet: una serie di titoli di viaggio liberamente utilizzabili e non nominativi.

Ma i controllori che salgono poco dopo, mostrando finta comprensione della loro buona fede, li dichiarano colpevoli di aver vidimato un solo biglietto e insistono per il pagamento immediato della sanzione, senza informarli sulle possibilità di contestazioni o accettare il pagamento via SMS per il secondo passeggero. Ma c’è di più: si dichiarano addirittura offesi che uno di loro, abitante di Città del Messico da oltre un decennio, si dichiari sprovvisto di carta di identità italianafino ad arrivare alle minacce di condurli alla polizia ferroviaria. La donna, pressata su ogni fronte e in situazione di oggettiva ansia e difficoltà, sull’orlo del pianto, paga la sanzione. Ma non finisce qui.

Salviamo La Citè a Firenze: un appello

La cite

LUNGA VITA A LA CITE’ : Appello ai Cittadini e alle Istituzioni per difendere il diritto di esistere di una delle realtà culturalmente più vive della città di Firenze, la “LibreriaCafè La Citè”.

Ho ricevuto e firmato questo importante appello per salvare la Citè, un caffè letterario e progetto culturale con cui ho collaborato e che funziona nel quartiere San Frediano di Firenze: ECCO IL LINK per sostenere l’iniziativa e di seguito il testo della petizione (Fabrizio Lorusso).

Centro culturale polivalente ma anche realtà sociale, questa libreria caffè è uno spazio di accoglienza nel quartiere, frequentato da persone di ogni provenienza ed età, dove da sempre si organizzano attività diurne come presentazioni, seminari, corsi, esposizioni, e attività serali come concerti, cabaret e teatro; e da 7 anni è la casa in cui molti artisti sono cresciuti, hanno intrecciato relazioni, creato nuovi progetti.

Una realtà imprenditoriale etica e autosostenibile portata avanti con passione da giovani gestori, anche attraverso reinserimenti lavorativi di ex detenuti, rifugiati, stagisti da tutta Europa e dall’Università di Firenze.

Da Giugno 2013 la Libreria Cafè La Citè è sotto sequestro preventivo per disturbo della quiete pubblica su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria: l’accusa è di attentare ai beni costituzionalmente garantiti, come la salute psicofisica del vicinato, il che si configura come reato penale. Si pensi che in Borgo San Frediano in soli 50 mt coabitano almeno 7 attività di somministrazione, fra bar, ristoranti e locali notturni mentre con questo provvedimento si addossa ad un solo spazio la responsabilità di una strada piena di persone.

Grazie alla sua centralità nel quartiere di San Frediano La Citè è una vetrina della Firenze contemporanea sul mondo, visitata ogni giorno da turisti appassionati che trovano un posto polivalente, legato alle tendenze internazionali e contemporanee. In seguito all’apertura de La Cité, Borgo San Frediano ha visto un vero fiorire di nuove attività, che hanno ripopolato fondi commerciali rimasti vuoti per molti anni, e che la rendono un luogo vivace in controtendenza con le drammatiche cronache della crisi economica. Questo è stato anche un servizio alla città, non solo per il valore intrinseco dei contenuti culturali della Cité, ma anche perché sappiamo che sottrarre spazi all’abbandono significa più sicurezza per tutti e tutte.

Certo, non ci rincresce affermarlo, “la vita fa rumore”, e forse questa spontanea fioritura stride con le cieche istanze della “città-vetrina” o “città-fossile”, piegata al turismo di massa e alle iniziative da cartolina. Ma ci sono molte città in Europa in cui si è giunti ad un equilibrio tra l’innegabile diritto al riposo e il diritto a vivere gli aspetti sociali, culturali e di intrattenimento serali, anche attraverso la reciproca tolleranza e il rispetto di regole stabilite collettivamente: a Firenze si lascia invece che la diatriba si sprechi fra riposo contro rumore, senza distinguo o condivisione di valori aggiunti.

L’assenza di chiari regolamenti comunali, il permanere di mentalità obsolete e poteri forti, le decisioni lasciate in mano ai Tribunali nell’indecisione della politica, minacciano la vita di questa realtà e il bagaglio culturale costruito in 7 anni di esperienza, nonché il rilevante indotto economico che l’attività crea col suo lavoro.

Riteniamo inaccettabile che il potere politico non si faccia promotore di un’iniziativa decisa per modificare uno stato di cose che contrasta anche con le traiettorie programmatiche che l’Amministrazione Comunale si era prefissa rispetto agli ambiti su cui La Cité quotidianamente insiste: cultura, socialità, turismo sostenibile.

Chiediamo a tutti gli organi del Comune di Firenze di farsi carico in modo concreto di questa situazione e di trovare una soluzione che permetta una lunga vita alla Libreria Cafè La Citè. La Firenze del Futuro è una città dove progetti come questo vengono rinforzati, sostenuti e protetti dalla politica comunale. Questo è un appello per la vita de La Cité e per quella della città!  LINK CITE’

Primi Promotori della petizione:

Paolo Hendel – Attore

Sergio Staino – Cartoonist

Banda Bardò – Musicisti

Vanni Santoni – Scrittore

Millelemmi – Rapper

Pape Diaw – Oltre l’Africa

Santa Muerte Patrona a Firenze, Libreria-Caffè La Citè (12 giugno)

santa savages_cult_of_the_dead

Presentazione del libro: SANTA MUERTE – PATRONA DELL’ UMANITA’

Di FABRIZIO LORUSSO – Edizioni Stampa Alternativa – Prologo di Valerio Evangelisti

Mercoledì 12 giugno – Ore 19 – Evento su Facebook LINK

Come e dove?      Firenze, LibreriaCafè La Citè – Borgo San Frediano 20, (Fi)

Che cosa?                 Santa Muerte Patrona dell’Umanità

Con chi?                      Con l’autore e Giulio Pedani dalla Citè

E sul Web?                    http://www.lacitelibreria.info/

SantaMuertePatrona_copertinamezzaLa morte santificata, tramutata in oggetto di culto, in una sorta di Madonna dei diseredati, dei carcerati e dei “banditi”: è il culto per la Santa Muerte, fenomeno religioso molto diffuso in Messico, ma anche in Argentina e Stati Uniti, con 10 milioni di seguaci.

L’autore di questo saggio ci accompagna alla scoperta della Santa Muerte, il culto che unisce tradizioni antiche dell’America latina, folclore afro-cubano e il cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli. Andando oltre i luoghi comuni che considerano la devozione per la Santa Muerte alla stregua di una setta satanica o di una religione per narcotrafficanti, si comprendono così aspetti più vasti della situazione latinoamericana, al di là dei pregiudizi.

La cite

Blog dell’autore:

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

Blog del libro: http://santamuertepatrona.wordpress.com/

http://latinoamericaexpress.com.unita.it/

http://www.carmillaonline.com/archives/cat_osservatorio_america_latina.html

Travel Songs I: Caetano Veloso – Não Enche + Os Argonautas

Per non scordare alcune canzoni di questa mia breve tappa europea, estiva e berlinese, ventosa, umida, fiorentina e milanese allo stesso tempo, appunto qui alcuni video in qualche post che fa sempre bene e comincio con l’allegria di Caetano Veloso – Não Enche

Me larga, não enche
Você não entende nada
E eu não vou te fazer entender…

Me encara, de frente
É que você nunca quis ver
Não vai querer, nem vai ver
Meu lado, meu jeito
O que eu herdei de minha gente
Eu nunca posso perder
Me larga, não enche
Me deixa viver, me deixa viver
Me deixa viver, me deixa viver…

Cuidado, oxente!
Está no meu querer
Poder fazer você desabar
Do salto, nem tente
Manter as coisas como estão
Porque não dá, não vai dá…

Quadrada! Demente!
A melodia do meu samba
Põe você no lugar
Me larga, não enche
Me deixa cantar, me deixa cantar
Me deixa cantar, me deixa cantar…

Eu vou
Clarificar
A minha voz
Gritando
Nada, mais de nós!
Mando meu bando anunciar
Vou me livrar de você…

Harpia! Aranha!
Sabedoria de rapina
E de enredar, de enredar
Perua! Piranha!
Minha energia é que
Mantém você suspensa no ar
Prá rua! se manda!
Sai do meu sangue
Sanguessuga
Que só sabe sugar
Pirata! Malandra!
Me deixa gozar, me deixa gozar
Me deixa gozar, me deixa gozar…

Vagaba! Vampira!
O velho esquema desmorona
Desta vez prá valer
Tarada! Mesquinha!
Pensa que é a dona
E eu lhe pergunto
Quem lhe deu tanto axé?
À-toa! Vadia!
Começa uma outra história
Aqui na luz deste dia “D”
Na boa, na minha
Eu vou viver dez
Eu vou viver cem
Eu vou vou viver mil
Eu vou viver sem você…(2x)

Eu vou viver sem você
Na luz desse dia “D”
Eu vou viver sem você…

 

Emotivamente irresistibile, poeticamente indiscutibile! Os Argonautas – Caetano Veloso

O Barco!
Meu coração não aguenta
Tanta tormenta, alegria
Meu coração não contenta
O dia, o marco, meu coração
O porto, não!…

Navegar é preciso
Viver não é preciso…(2x)

O Barco!
Noite no teu, tão bonito
Sorriso solto perdido
Horizonte, madrugada
O riso, o arco da madrugada
O porto, nada!…

Navegar é preciso
Viver não é preciso (2x)

O Barco!
O automóvel brilhante
O trilho solto, o barulho
Do meu dente em tua veia
O sangue, o charco, barulho lento
O porto, silêncio!…

Navegar é preciso
Viver não é preciso…(6x)

 

 

 

Vanni Santoni: SE FOSSI FUOCO, ARDEREI FIRENZE

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Editori Laterza/Contromano, pp. 158, € 10,00. Recensione di Fabrizio Lorusso. Che cos’è Firenze? E cos’è il suo genio, la sua storia? Mille orme che sono una sola. Un dedalo continuo e affascinante di intrecci in una guida romanzo. Anzi, in un romanzo guida che è una miccia accesa di esistenze concatenate: per lo più ventenni ed ex ventenni, lustro più, lustro meno. Se fossi fuoco, arderei Firenze, il nuovo romanzo di Vanni Santoni, autore di Personaggi precari (2007) e Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2009), provoca e incuriosisce già dal titolo. Su una cosa siamo d’accordo. Anch’io, dopo aver letto il romanzo, la brucerei, Firenze, se non me ne fossi invece innamorato (un’altra volta…). Ma si tratta di un amore arrabbiato e incomprensibile. Capita. Così come capita a tutti di non poter decidere, definirsi, e di restare sospesi nel limbo dell’attesa, in balia della scintilla furente del caso e di un carico interiore pieno di ricordi. Santoni racconta gli adolescenti che eravamo e quelli che adesso lo sono, o continuano testardi ad esserlo, perduti tra i vicoli e i rioni vetusti ma vitali della sua città. E questi s’infiammano, gridano, entusiasmano e deludono durante il viaggio. Sarà il peso della storia, forse, ma abitare in un museo a cielo aperto resta una gran sfida.

Di piazza in piazza, dal campanilismo italiano al cosmopolitismo sbandierato dall’America, ciò che conta non è la meta, ma la ricerca. Girare, anche fosse a vuoto: in macchina, a piedi o in bicicletta, mentalmente o fisicamente, da Firenze al mondo: andata e, inevitabilmente, ritorno. Tornare è d’obbligo, soprattutto se è troppo difficile stare fuori dal gruppo, dalle origini del branco. Santoni ci racconta il quotidiano straniamento e la meravigliosa vertigine del vivere grazie a una staffetta di personaggi che si passano il testimone della storia per arrivare a un’ipotetica chiusura del cerchio anche se poi, in realtà, la storia è infinita, come il susseguirsi delle generazioni e il ripetersi delle loro peripezie.

Fighetti, alternativi, robbosi, studenti del contado e urbanizzati, americane, sfigati e brillanti, artisti e aspiranti, scrittori bravi e falliti, nostalgici, “gambrini”, viaggiatori veri e finti, immigrati, esteti, tamarri, coppie in crisi, genitori, ex-discotecari, matti, pusher, rinsaviti e mondane: nella Firenze ardente c’è di tutto, ci sono tutti, in un distillato di racconti che dipingono un affresco della città di oggi, ma si stingono dinnanzi alla maestosità del suo passato. Ci sono clan che si conoscono e riconoscono, altri che s’ignorano. Alcuni si sfiorano, si scontrano e si fondono, uguali e diversi allo stesso tempo, immersi in fatti e memorie che, dall’adolescenza irrisolta al momento, sempre rimandato, dell’autonomia e della maturità, sparano a raffica contro il mondo dal cuore della loro gioventù in fuga.

L’università può diventare un eterno pretesto, non si sa se sia un mezzo o un fine in sé, e i fuori sede s’inventano un’altra città, da comparse o da protagonisti, in mezzo a orde di turisti americani e studenti stranieri che brulicano sullo sfondo. “Firenze è infinita, e si potrebbe andare avanti e girarla in lungo e in largo per giorni, con la certezza che di Sante Croci ce ne sono almeno cento”, ma poi il pensiero sfuma in un ricordo, fatto di altre età, più felici, e di strade, più libere, “bei tempi, tempi non militarizzati, i tempi del suo arrivo in città, in cui erano un luogo da fiasco di vino e chitarra”. Parla Sylvie, una delle fiorentine d’adozione che compongono la costellazione di storie del romanzo.

“Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un’esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di parentele, conoscenze, amicizie, relazioni per niente dinamiche? E nelle altre città d’Europa, sarà davvero diverso? O farei la stessa fine, con le stesse scarse opportunità, lo stesso pugno di magre certezze, lo stesso lavoro, l’unica differenza il pranzo – al posto del lampredotto il sushi, o alle brutte un falafel”. Firenze: quando la bellezza senza limiti, leggera per i visitatori, diventa insostenibile per chi ci nasce, per chi ci vive o per chi solo ci è di passaggio.

In un continuo ritorno, un po’ vizioso, un po’ virtuoso, i personaggi – ragazzi, ragazze, gente – inanellano vicende e sequenze filmiche che sono quadro e diagnosi di una generazione, la X tardiva, forse più verso la Y (?), o semplicemente un’età perduta nelle definizioni asettiche appioppatele dai contemporanei e dalla Tv. In fondo, non solo a Firenze, siamo stati – chi poco, chi assai – vere anime perse che si ritrovavano sommerse dal dubbio cosmico, nella speranza riposta senza slancio nel domani, quello che non arriva mai, e nelle bugie del benessere, ormai in caduta libera verso la mediocrità delle fantasie di un paese decadente e trasognato. E forse la Firenze che brucerebbe Vanni Santoni è una metafora di tutta l’Italia, bellissima ma decisamente depistata.

La lettura viaggia liscia, senza intoppi, ed è condita da sapori forti: si gustano le leccornie dei trippai ma anche i luoghi segreti da esplorare nell’anima di Firenze, che sono perle divine per il forestiero, e un flashback resuscita in campo Roberto Baggio, appena passato dai viola alla Juve, ed anche il più remoto passato fiorentino, oggi stanco di ripetersi uguale a se stesso per i turisti, infelice di navigare troppo lentamente in acque rafferme. “Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto gli appare non ferma, impegnata in un lunghissimo ralenti come se stesse faticosamente scorrendo via…”.

Ma se è così non c’è niente per cui vale la pena restare. “Cos’è sta storia per cui ormai una si deve giustificare se rimane?”, si chiede Annabel, altra anima vagante dell’urbe irresistibile.. Lo sa Diego. Sperava di tornare cambiato dal Sudamerica, ma si ritrova ingabbiato nell’immagine storica, incrostata, che da sempre tutti conservano di lui, come un dipinto che non cambia mai, uno col destino già scritto dagli altri. C’è chi non ci sta ed emigra per non tornare più indietro. C’è chi non vuole fuggire perché ama morbosamente la sua identità, la sua città. Alla fine se fossi fuoco, arderei Firenze, ma risparmierei almeno il libro di Vanni alle vampe delle fiamme e del tempo infame. By Carmilla.