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Lit-blogs y blogosfera literaria en Italia: relevancia en el sistema literario y debate actual, Fabrizio Lorusso en libro: Longhitano, S. (Ed.), La Italia del siglo XIX al XXI: literatura, crítica, historia, cultura, México, FFYL-UNAM

logo unam[Capítulo de libro de Fabrizio Lorusso: “Lit-blogs y blogosfera literaria en Italia: relevancia en el sistema literario y debate actual”, en Longhitano, S. (Ed.), La Italia del siglo XIX al XXI: literatura, crítica, historia, cultura, México: FFYL-UNAM-catedra Extraordinaria Italo Calvino, 2017, 187-197. ISBN 978-607-02-9948-3 978607029948 PDF download – link al libro entero]

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#AvenidaMiranda @cittadelcapo Puntata 27 La mia vita tra gli indigeni Yanomami. Intervista con Loretta Emiri

Emiri15 feb 2018 – Nella puntata di oggi, Raúl Zecca Castel intervista Loretta Emiri. Scrittrice, educatrice, poetessa, indigenista, Loretta Emiri ha trascorso quasi 20 anni in Brasile, molti dei quali spesi nel cuore della foresta amazzonica, a stretto contatto con la popolazione Yanomami, condividendone la vita quotidiana, i riti, le tradizioni e, soprattutto, imparando a riconoscerne i valori. Autrice di preziosi lavori di ambito accademico e didattico quali il Dizionario Yanomami-Portoghese, è anche scrittrice di racconti e poesie. In questa intervista, Loretta Emiri ripercorre la sua storia di vita, dal giorno della sua partenza per il Brasile, fino al suo rientro in Italia, dove trova un mondo che non riconosce più come suo. L’ultima fatica, in ordine di pubblicazione, si intitola “A passo di tartaruga. Storie di una latinoamericana per scelta” (Arcoiris, 2016).  LINK AL PODCAST DELLA PUNTATA

Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 13 alle 13.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.​ Tutte le puntate di Avenida Miranda.  Redazione  Foto da Lamacchinasognante.com

Río Bravo, nuovo blog latinoamericanista su @espressonline

Muro rio bravo[Questo è un breve post di presentazione di un nuovo blog che, in dialogo diretto con l”America Latina, è sbucato come fungo allucinogeno sulla pagina web della rivista l’Espresso e si chiama Rìo Bravo, F.L.] Il Río Bravo messicano, che gli statunitensi chiamano Río Grande, come l’omonimo western con John Wayne che tesse le lodi delle gesta criminali dei gringos contro il popolo apache, è il fiume che fugge da ovest a est lungo gran parte del confine tra Stati Uniti e Messico. Da un lato tocca gli stati del Nuovo Messico e del Texas e, dall’altro, il Chihuahua, il Coahuila, il Nuevo León e il Tamaulipas. La prima coppia di grandi città gemelle, o twin cities, che il rio divide è Ciudad Juárez-El Paso, poi Laredo e Nuevo Laredo, McAllen e Reynosa, infine Brownsville e Matamoros. Dopo alcuni anni di Messico è facile impararle a memoria e completare la lista con altre città di frontiera che, per motivi cinematografici o per via delle cronache drammatiche su femminicidi, narcoguerra, migrazione e traffici di droghe, armi, persone e speranze, sono diventate famose: San Diego e Tijuana, Yuma-Calexico e Mexicali. Sono nomi che descrivono il confine terrestre più lungo al mondo, oltre 3200 km, tra una potenza economica mondiale e un paese “in via sviluppo”, con i contrasti che ne derivano. E descrivono anche le linee della frontiera, tracciate col righello in California e Arizona e poi dopo Juárez, sinuose e fedeli alle curve del Río Bravo, che Trump vuole finire di murare e in cui ogni anno perdono la vita migliaia di migranti in cerca del sogno americano, o meglio, in fuga dall’incubo centroamericanoContinua a leggere

L’America Latina: Immaginari e Storie dai Sud del Mondo

america-latina-disegno1[Questo post riassume la filosofia (o il “chi siamo”) del  blog L’America Latina: Immaginario, Narrazioni e Memoria dai Sud del Mondo]

L’America Latina è un blog collettivo, un diario che raccoglie scritture, memorie e visioni dagli innumerevoli Sud del mondo.

Nasce nel 2008 per iniziativa di Fabrizio Lorusso, all’epoca studente di dottorato in Studi Latinoamericani alla Università Nazionale Autonoma del Messico, docente di lingua-cultura italiana e giornalista freelance in Messico.

L’ispirazione per aprire un blog come L’America Latina proveniva da fonti diverse.

Intanto c’era una blogosfera molto vivace, cioè tante pagine web scritte in italiano e spagnolo dall’Italia o da qualche angolo del Latinoamerica che usavano queste piattaforme come forme d’espressione e, a volte, di controinformazione. Anche se i social network iniziavano a dominare la scena, questi blog raccontavano a fondo con testi, video e immagini le regioni, i viaggi, gli incontri, le frontiere spezzate, le culture esplorate, le questioni politiche e le curiosità che li legavano all’America Latina. A volte questi siti “italo-latino-americani” entravano in contatto tra loro, in rete, e funzionavano da cassa di risonanza per certe iniziative.

A Città del Messico, poi, c’era un collettivo di docenti di italiano all’estero, che si chiamava AlterIta, al cui interno si promuovevano logiche di condivisione dei saperi. “Saper fare un blog” per articolare e diffondere le nostre idee ed iniziative era essenziale. Fu il giornalista, docente, compagno e attivista Matteo Dean a insegnare agli integranti di AlterIta l’arte della gestione di un blog e di fare comunità.

Infine c’era l’esigenza di mantenere un contatto, un ponte, tra la realtà messicana e quella italiana, soprattutto in un contesto di espatrio e di relativa precarietà della vita e del lavoro, tra i territori d’immigrazione e quelli da cui ci si era allontanati. E ci voleva qualcosa di più duraturo, pensato e strutturato rispetto a una semplice pagina Facebook o a un Tweet di quando in quando.

Con il tempo il sito s’è trasformato in un archivio, un contenitore-diario e un megafono per voci e progetti e ha cominciato a ospitare contributi esterni. Dunque, dopo 9 anni di vita L’America Latina diventa nel 2017 un blog collettivo, pensato come un ponte tra le Americhe, l’Italia e i vari Sud del mondo.

I Sud sono punti cardinali e di fuga in senso geografico ma anche culturale e metaforico. L’alterità, la frontiera, la periferia, l’essere migrante, la lotta, la comunità, la storia degli esclusi e la politica in senso lato sono alcuni degli orizzonti che cerchiamo di catturare. Intendiamo l’America Latina non solo come luogo fisico ma come luogo di un immaginario comune, fonte inesauribile di narrazioni e discorsi.

L’idea è scrivere, fotografare, registrare, raccontare, archiviare, conoscere, sognare e descrivere visioni ed esperienze, cultura e memoria, lotte e politica, conflitti e società. Il blog è quindi una nicchia, un’oasi con la struttura di un diario sequenziale in cui s’alternano approfondimenti, produzioni e segnalazioni di diversa indole, tra immediatezza e riflessione, descrizione e analisi.

Costruiscono questo spazio un gruppo di redattori fissi, sparsi tra Americhe ed Europa, con l’aiuto di altri autori che li accompagnano di volta in volta. Il nocciolo duro è formato da Nino Buenaventura, Perez Gallo, Gimmi, Fabrizio Lorusso, Caterina Morbiato, Stefano Morrone, Simone Scaffidi e Raul Zecca.

L’America Latina non è una testata giornalistica e le opinioni espresse da ciascun autore sono da considerarsi personali. Non esiste una cadenza prefissata per la pubblicazione dei post, né una linea editoriale specifica, salvo quanto spiegato nelle righe precedenti e secondo le evoluzioni e composizioni della compagine redazionale.

Buona lettura e buona visione, hasta siempre.

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Voto a #Haiti, la parola all’esperto – Intervista parte 2 su @Lettera43

(Testo introduttivo, intervista a Fabrizio Lorusso e aggiornamento su Haiti dopo il passaggio dell’uragano Matthew, di Francesco Giappichini – Blog Americanos43 su Lettera43). Il voto a Haiti, cui facciamo riferimento nel titolo, è stato rinviato a causa del disastroso passaggio dell’uragano Matthew; il cui mortifero transito ha provocato – nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola – oltre novecento vittime, e la minaccia dell’aggravarsi dell’epidemia più terribile: il colera. Il Consiglio elettorale provvisorio (Cep) ha disposto che nella giornata di mercoledì prossimo sarà stabilita la nuova data del voto; che dopo innumerevoli rinvii e annullamenti, dovrà designare un nuovo presidente della Repubblica, e rinnovare i due rami del Parlamento nazionale. Molti giudicheranno di cattivo gusto che si affrontino questioni di politica interna, dinanzi a una tragedia con centinaia di morti. (prima parte intervista link)

Il passaggio dell'uragano Matthew nei Caraibi

Mappa: Il passaggio dell’uragano Matthew nei Caraibi

Siamo tuttavia convinti del contrario. L’occhio del ciclone Matthew – con la sua categoria 4 (ossia “fortissimo”) – a osservare bene le mappe sarebbe invero passato su Cuba: in particolare sulle cittadine guantanamera di Baracoa (nota come la città cubana più antica) e Maisí. Quest’ultimo centro è conosciuto soprattutto per un modo di dire: i cubani – per indicare il Paese nella sua interezza, ed esprimere l’idea di “tutta Cuba da occidente a oriente” – usano appunto l’espressione «da Cabo San Antonio a Punta Maisí». Tuttavia nella Maggiore delle Antille non è morto nessuno: si registrano solo inevitabili danni, ma nelle ore in cui scriviamo – solo per fare un esempio – la linea telefonica di Baracoa è già stata riattivata.  Continua a leggere

I Linguaggi della #NarcoGuerra @Odoyaeditore #Recensione su @MilitantBlog

Militant libro i-linguaggi-della-narcoguerra

[Riproduco di seguito una parte della recensione al libro NarcoGuerra, che è in compagnia di quella dei romanzi di Don Winslow e della serie Narcos, dal blog di Militant] La “guerra alla droga” è lo strumento politico attraverso cui gli Stati uniti mantengono il controllo amministrativo ed economico di alcuni Stati dell’America Latina e centrale. Non è una lotta del “bene contro il male”, soprattutto laddove il primo è rappresentato dagli Usa o, peggio ancora, dalle sue particolari agenzie repressive (Cia, Dea, Nsa); l’obiettivo non è quello di estinguere il problema, sia perché questo è il prodotto di una domanda incontrollabile dei paesi occidentali, sia perché droga e narcos costituiscono privilegiati strumenti di controllo di territori e dinamiche sociali da utilizzare come “agenti di prossimità”; è, infine, una questione eminentemente politica e non semplicemente criminale, d’ordine pubblico, militare o in qualche modo tecnica: è politica perché deriva da specifiche cause sociali che la determinano; perché è prodotto diretto degli accordi neoliberisti di libero scambio tra paesi subalterni all’economia Usa; perché serve ai politici locali per costruire legittimazione che poi riversano controle popolazioni povere dei rispettivi contesti e per facilitare gli accordi di libero scambio di cui sopra. Sebbene scomparsa dai radar dei media occidentali, la lotta alla droga costituisce uno dei più rilevanti ambiti di gestione imperialista dei territori. In questi anni è soprattutto il mondo della cultura di massa ad essersene occupata, con linguaggi e obiettivi differenti, a volte opposti. E’ interessante capire come avviene il racconto della “guerra alla droga”, alla luce di alcuni specifici lavori usciti in questo anno, che contribuiscono a dare una panoramica degli interessi e delle sensibilità sul tema in questione. Continua a leggere

Che succede in #Messico? Intervista con @FrancescoGiappi su @Lettera43

[LINK INTERVISTA DI FRANCESCO GIAPPICHINI CON FABRIZIO LORUSSO: ORIGINALE PARTE I E PARTE II] In queste ore, segnate dalla visita di papa Francesco in Messico, è d’obbligo porci qualche domanda sulla Nazione ispanoamericana. Che se da un lato vanta il quattordicesimo posto tra le maggiori potenze mondiali, dall’altro è sconvolta da un’ondata di violenza, che rischia di sancirne l’assoluta inaffidabilità.  Continua a leggere

El #Haití preelectoral y los derechos humanos @JornadaSemanal #Mexico

(Artículo publicado en La Jornada Semanal del 13/09/2015) Foto: Personas acampadas delante de los escombros del Palacio de Gobierno de Haití, destruido por el terremoto. Fuente: commons.wikimedia.org/ CC BY 3.0 BR

Evel Fanfan es un abogado de cuarenta años, director de Aumohd (Asociación de Unidades Motivadas por un Haití de Derechos), defensor de los derechos humanos y laborales. Por su labor, Evel vive bajo amenaza y está protegido por las autoridades; su esposa tuvo que refugiarse en Estados Unidos. Colaboramos con él desde 2010, año del terremoto que arrojó 250 mil víctimas. Para nuestro libro La fame di Haiti (END, Aosta, 2015), lo entrevistamos sobre la situación actual, en vísperas de las elecciones presidenciales de octubre. En 2015 la coyuntura del país más pobre de las Américas fue marcada por tres hechos importantes. El jaque parlamentario, que se arrastraba desde 2014, por lo que el presidente Michel Martelly ha estado gobernando por decreto debido a la imposibilidad de celebrar comicios y renovar el Congreso, se destrabó en agosto pues se votó en primera vuelta para 119 diputados y veinte senadores. Segundo, en 2014 se frenó la expansión del cólera, imparable desde 2010, y que hasta el 25 de julio de este año muestra un recrudecimiento con 171 muertes y 20 mil 43 infecciones. Finalmente, el conflicto con República Dominicana, determinado por una decisión de la Suprema Corte de ese país que quita retroactivamente la ciudadanía a miles de descendientes de extranjeros, y ha provocado la deportación forzada de cientos de haitianos, con repetidas violaciones a derechos humanos, y una crisis diplomática entre Puerto Príncipe y Santo Domingo, además de condenas de la comunidad internacional y fundadas acusaciones de racismo.
Evel Fanfan dirige la Asociación de Unidades Motivadas por un Haití de Derechos.
El próximo mes de octubre se celebran elecciones presidenciales en el país caribeño.

Entrevista con Evel Fanfan

Fabrizio Lorusso y Romina Vinci

–¿Cuál es la situación actual de Haití?

–El terremoto del 12 de enero de 2010 destruyó buena parte del territorio. Diría que la situación no ha cambiado realmente. Es como si para algunos el sismo acabara de pasar, como si hubiese ocurrido sólo hace un año. En el país, pese a la generosidad de los ciudadanos y las organizaciones de todo el mundo, el cambio no es apreciable. Dependemos todavía de las ayudas humanitarias, aún hay escombros a la vista y hospitales, escuelas, instituciones públicas que esperan ser reconstruidas. Miles de personas siguen viviendo en pésimas condiciones sanitarias, ambientales y de seguridad. La nueva ciudad-miseria de Canaan es un ejemplo concreto de lo que digo.

–¿Qué pasó con la reconstrucción y el dinero internacional?

–Lo que pasa es que el dinero para las víctimas, reunido por personas solidarias y la comunidad internacional, ha sido orientado en beneficio de los mismos gerentes de la comunidad internacional. El 13 de octubre de 2014, al expresidente de EU, Bill Clinton, y al exprimer ministro haitiano, Jean Max Bellerive, copresidente de la Comisión Interina para la Reconstrucción de Haití (CIRH), se les pidió que publicaran los informes de su gestión de los fondos recolectados y ejercidos por la Comisión durante dieciocho meses de administración, pero todavía en 2015 la gente sigue esperando una rendición de cuentas.

–¿Continúa la emergencia del cólera?

–El cólera fue introducido en Haití por la misión Minustah de la ONU, a través del batallón nepalés, cuyas heces contaminaron por negligencia las aguas del río más largo del país. La epidemia ha ocasionado más de 8 mil 500 víctimas y 700 mil contagios, y las Naciones Unidas siempre han rechazado reconocer oficialmente su responsabilidad.

–A raíz de la “suspensión” del Parlamento en enero y por ser año electoral, hubo muchas marchas, protestas y presos políticos. ¿Qué ha hecho Aumohd?


Solidaridad de dominicanos en recuerdo del terremoto que afectó al país caribeño el 12 de enero de 2010. Foto: sotojose2004. Fuente: www.flickr.com/ CC BY 2.0

–Durante el mandato de Martelly, muchos ciudadanos han sido detenidos por sus convicciones políticas. Por ejemplo, está el caso de los hermanos Josué y Eneld Florestal, emblemático de las violaciones a los derechos humanos. El 1 de mayo de 2014 fueron arrestados doce activistas políticos y echados a la cárcel. Aumohd y su equipo de abogados intervinieron para defender a los presos ante el fiscal. El 20 de mayo seis de ellos fueron liberados, los demás salieron el 6 de junio por falta de pruebas. El 18 de octubre, dieciocho activistas que participaban en una manifestación pacífica fueron atacados, humillados y apresados por un grupo de individuos con el uniforme de la policía nacional, sin ninguna orden de aprehensión ni evidencia de flagrancia, sólo por ser militantes. El 26 de octubre dos líderes políticos, Rony Thimoté y Biron Spiritually, fueron detenidos, igualmente sin flagrancia de algún crimen, durante una protesta que habían organizado para pedir respeto a la Constitución y el regreso de la vida democrática en Haití. Desde el encarcelamiento de los dieciocho, hemos trabajado por ellos de distintas maneras, actuando en todas las instancias judiciales y logrando su liberación en noviembre de 2014, aunque aún estamos siguiendo el caso de Thimoté y Spiritually.

–¿El expresidente, expulsado dos veces por golpes de Estado y ahora de nuevo en el país, Jean Bertrand Aristide, juega todavía un papel en el partido que fundó, el Lavalas, y en las protestas?

–Sí, el partido del expresidente tiene un papel importante dentro de los movimientos de protesta y en las calles. Hay cuatro grupos que están reactivando la protesta popular: Pitit Desalinn, Fanmi Lavalas, MOPOD y MONOP Platfom.

–¿Cuáles son las perspectivas para Haití en los próximos meses?

–En este “estado de emergencia haitiano”, en la segunda parte de 2015 tienen que realizarse elecciones. Mi esperanza es que sean libres y democráticas, para renovar a la clase política y hacer que el país vuelva a una situación normal, según la Constitución. Ojalá que esto se dé sin interferencias ni imposiciones por parte de la comunidad internacional, como fue el caso de la elección del actual mandatario. Aumohd debe seguir desarrollando una gran labor de promoción de los derechos y la dignidad de las personas. Mientras contesto estas preguntas, encaramos desafíos económicos para seguir adelante, por lo que, agradeciendo de antemano, debo lanzar una petición de ayuda para continuar nuestras actividades.

(Contacto: presidentaumohd@yahoo.fr)