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Le Cubane *3 – Plaza de la Revolución omosexual

di Simone Scaffidi

Plaza de la RevolucionL’Avana. Plaza de la Revolución. Eloy ci serve la colazione: latte, caffè, goiaba, uovo con pancetta. Poi ci dà qualche consiglio per visitare il quartiere Vedado. Alla modica cifra di dieci pesos moneda nacional, ovvero meno di quaranta centesimi di euro, arriviamo fino a Plaza de la Revolución in taxi. Qui osserviamo le solenni effigi di Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos che dominano la piazza, l’una sulla parete del Ministerio del Interior e l’altra sulla facciata del Ministerio de Informática y Comunicaciones. I loro faccioni dai contorni metallici non sorridono e se per Guevara possiamo pure in parte accettarlo, per Camilo no. L’imponente monumento dedicato al padre della patria José Marti si erge altissimo davanti ai due comandanti. Ai suoi piedi un museo a lui dedicato e su lato occidentale della piazza la biblioteca che porta il suo nome. Grazie a un ascensore raggiungiamo la cima del monumento e scopriamo L’Avana da una prospettiva nuova. Le facce di Guevara e Cienfuegos si sono rimpicciolite, e da quassù ora è la piazza a dominarle. Riconosciamo l’inconfondibile architteturra dell’Hotel Nacional e col dito tracciamo nell’aria il profilo del Malecon. Ci ritornano in mente il tramonto di ieri e i pescatori. Il sole batte forte. La piazza è grigia. Il mare azzurrissimo. L’Avana dall’alto è un’esplosione di contrasti che si tuffano nell’oceano.

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#Collection (1) Materiali e #Info sulla #SantaMuerte #NiñaBlanca #Mexico #Flaquita #HolyDeath

SantaMuertePatrona_copertinamezza

A questo LINK il libro SANTA MUERTE. PATRONA DELL’UMANITA’ e IL SUO BLOG

Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

In Uscita A INIZIO FEBBRAIO 2013 nelle librerie e on line Santa Muerte. Patrona dell’Umanità 

ma qui…  IL SUO BLOG SANTA MUERTE PATRONA,

libro in italiano sul culto alla Santissima Muerte di Fabrizio Lorusso, edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri 

Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà… Intanto vi segnalo un reportage 2012 sulla Santa Muerte da Linkiesta.It

Mentre scorri le meraviglie di questa Santa Pagina Web e clicchi su foto, video e link vari…ascoltati anche questo radio reportage di Sara Milanese / Radio Popolare sulla Santísima Muerte.

Per ora invito a leggere L’intervista esclusiva alla Santa Muerte LINK INTERVISTA (o la versione in spagnolo dal settimanale messicano La Jornada Semanal) e anche questo articolo: LINK Articolo

Scarica il numero speciale della rivista accademica della UAM (Universidad Autónoma Metropolitana) di Città del Messico sulla Santa Muerte e San Judas Tadeo, “La religión y los jóvenes”: QUI LINK   La rivista si chiama El Cotidiano, numero 169, settembre ottobre 2011, anno 26, ISSN 1186-0840.

Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

Questa che avete appena visto (suppongo) è una salsa scritta per la Santissima Muerte come espressione della cultura popolare dedicata a questa particolare icona. Esistono anche canzoni di altri generi che sono votate alla Santa: rap, corridos, cumbia, musica banda o ranchera, ecc…sotto altri esempi in video.

Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

Video qui sopra: spiegazione e lettura dall’articolo “Quei dieci milioni di devoti di Santa Muerte” (PARTE I e PARTE II), di Fabrizio Lorusso, L’Unità, p. 42-43 – Sezione cultura del 2 febbraio 2012, all’interno del programma radiofonico di Radio3 Rai – Pagina 3

Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

Un documentario di un quarto d’ora in spagnolo sul culto alla Santa Muerte nella città di Saltillo, nel nord del Messico. Buona visione!

Sopra: Foto di una Santa Muerte siciliana !

Sotto: Devoto nella sala dei ceri presso l’altare di Tepito calle Alfareria 12.

Sotto: Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli

Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK

Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.

C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.

Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.

(1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

(2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi o calaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1” e “La Morte al Tuo Fianco 2”:

UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Interrompiamo con un pezzo hip hop per la Santa Muerte del rapper Mr Vico, trascinante e lancinante:

Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

Tipiche ofrendas del dìa de muertos

Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewis in cui si parla della Santa morte nel 1961.

Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

Mercato…

Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.

Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).

La Confraternita della Buona Morte
Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

Tornando in Messico…video…


Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…)

Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…

Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…

0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI

1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI

2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI

3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI

4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI

5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI

6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI

7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI

9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI

10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI

11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI

12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUI e foto QUI

13) Fotogalleria del Times  QUI

14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI

15) Fotogalleria de La Stampa  QUI

A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.


Continuo coi link…

16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI

17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI

18) WikiPedia in Italiano Santa Morte   QUI

19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita (QUI)

20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI

21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI

21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)   QUI

22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI

23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI

24) Intervista trascritta. Entrevista con el maestro Roberto García Zavala, sobre los cultos populares y la adoración a la Santa Muerte en México.  QUI

25) 2 Reportage di Proceso sulla Santa Muerte a Guadalajara 1-QUI (la fe nos mueve) e 2-QUI (nueva devoción en Guadalajara) anche la audio intervista al giornalista di proceso Julío Ríos, 3 marzo 2011    QUI

26) Entrevista con la Santa Muerte di Fabrizio Lorusso, La Jornada Semanal,            8 maggio 2011  QUI

27) Santa Muerte: foto-galleria personale QUI  e video canale YouTube QUI

28) Mini reportage BBC Mundo 1/6/11 “La ascensión de la Santa Muerte”  QUI

29)  Entrevista completa con la Santa Muerte (versione lunga in spagnolo), articolo di Fabrizio Lorusso, Rivista Visioni LatinoAmericane della Università di Trieste   QUI

30) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI

31)  A questo link i tre video della conferenza tenuta a Torino da Fabrizio Lorusso (io), al Café Liber, sulla Santa Muerte in collaborazione con il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si ringraziano Tiziana Bertaccini, Marco Bellingeri, Roberto Novaresio e tutta la gente del Cafè Liber.

32) Articolo sulla festa di San Pacual Bailón in Chiapas, patrono della Iglesia Católica Ortodoxa mexicana QUI e link al blog della diocesi dei preti guaritori di suddetta chiesa che hanno incorporato la Santa Muerte tra le figure devozionali della loro Chiesa QUI

33) Breviario in spagnolo sul culto nella sua versione “esoterica”  QUI

34) Video del gruppo “Embargo” intitolato Santa Muerte  QUI

35) Articolo del LA TIMES in inglese sulle lotte intestine tra i presunti leader del culto in Messico QUI

36) Articolo sulla storia della Santa Muerte in italiano QUI

37) Video reportage di 6 minuti sulla Santa di un blogger di LA TIMES QUI

38) Sulla cosiddetta guerra santa tra la Chiesa e la Santa Muerte QUI

39) Da Repubblica + .it un articolo che cita la Santa Muerte di striscio… QUI

40) Reportage BBC su María Lionza, santa popolare venezuelana QUI

41) Radio Reportage in italiano sulla Santa Muerte di Sara Milanese QUI

42) Rivista El Cotidiano – No 169 dedicato alla Santa Muerte PDF completo QUI

43) Tepito, Mexico’s grim reaper saint   QUI

44) Sistema trasmutatorio Santisima muerte di Daniele Mansuino   QUI

45) Santisima Muerte Mexican Flok saint (libro)   QUI

46) Articolo su Donna Sebastiana (un’origine iconografica della Santa Muerte)   QUI

47) Magia y brujería en México di Lilian Scheffler   QUI

(Nel video sopra: la canzone di salsa del gruppo Los Llayras nel video ufficiale. Compare l’auto-nominato Arcivescovo della Santa Muerte David Romo con alcuni devoti durante alcune scene della sua liturgia. Attualmente Romo è in carcere in attesa di giudizio, accusato nel gennaio 2011 di sequestro di persona).

48) Breviario con pratiche e riti della devozione QUI

49) Preghiere in inglese   QUI

50) San La Muerte – Tratado Santa Muerte   QUI

51) Reportage completo gennaio 2012 sulla Santa Muerte su Linkiesta.It  QUI

52) Articolo ironico in spagnolo su Inciclopedia   QUI

53) La Santuzza Farealata siciliana diventa la Santa Muerte – Prima expo in Italia di questa figura  QUI

54) Libro intero in inglese di B. Andrew Chesnut – Devoted to death – Santa Muerte – The Skeleton Saint   (Oxford Univ. Press)  QUI

55) Blog Post con bellissimi disegni e bozze Santa Muerte e i bambini QUI

56) Documentario sulla Santa Muerte a Saltillo nel Nord del Messico QUI

57) Foto e reportage di Max Gibson. Santa Muerte: The Cult of Saint Death QUI

58) Ottima galleria fotografica sulla Santissima Muerte  QUI

59) Repressione e Santa Muerte da La Stampa Multimedia, negano il visto USA ad adepto: QUI

60) Post in inglese sulla Santa Muerte di Curandero Güero: QUI

61) Il sito Holy Death punto Com: QUI

62) Foto di Time.Com: QUI

63) “L’armadio della Santa Muerte” da un blog della rivista Gatopardo: QUI

64) La Santa Muerte, post del blog Dama de Negro: QUI

65) Aggiornamento dei trailer e documentari dell’Opificio Ciclope! QUI

66) In inglese, Crónicas de la Santa Muerte (storia riassunta): QUI

67) Documentario del 2012 di canale ONCE TV Messico – Santa Muerte

68) Dal blog “Miles Christi”: Santa Muerte culto falso QUI

69) “Bajo el manto de la Santa Muerte”, articolo “critico” El País QUI

70) Fotoreportage su Repubblica.It   QUI

71) Blog SKELETON SAINT Most Holy Death QUI

72) Report dell’FBI in tre parti. Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killigs  – UNO  DUE   TRE

73) Altri link d’interesse, curiosi o semplicemente bizzarri in italiano, in genere recenti, che parlano del fenomeno:

http://www.almaradio.it/blog/il-culto-della-santa-muerte-e-l’eterno-dualismo-messicano/

https://ilterzoorecchio.wordpress.com/2011/01/04/il-potere-dellacqua/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/07/14/news/da_re_maya_alla_santa_muerte_ecco_l_italia_delle_mille_sette-18441036/

http://gazzettadelmistero.blogspot.com/2011/11/santa-muerte.html#comment-form

http://www.ilcrogiuolo.it/wordpress/index.php/tag/la-santisima-muerte/

http://enigmaeparadigma.fotoblog.it/archive/2011/09/22/santa-muerte.html

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/polveri-e-pozioni/incenso-della-santa-muerte.asp

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/la-santisima-muerte-anonimo.php

Sopra avete visto… Mini mostra fotografica della Santa Muerte a Tepito e dintorni, Città del Messico. Autunno 2011, incipiente. Stop.

…chiudo (per ora) con il trailer del documentario di Opificio Ciclope sottotitolato in italiano…



Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen e…un ultimo Rap, poi una cumbia colombiana e un narco-corrido intitolato Reina de Reinas (Regina di Regine):

Cruzando Fronteras en Mahahual (Jornada Semanal)

Mahahual Pez

Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal – Por segundo año consecutivo, el pueblo caribeño de Mahahual, Quintana Roo, se convirtió en un cruce de culturas, en una frontera virtual entre los dos lados del charco, entre México e Italia, el Mediterráneo y el Caribe.

Del 1 al 8 de marzo, se realizó la segunda edición del Festival de dos Culturas Cruzando Fronteras en Mahahual recibió al público y a un centenar de invitados, entre ellos, artistas plásticos, periodistas, escritores, actores, músicos, pintores, cantantes, académicos, artesanos, guionistas y fotógrafos.

“Somos soñadores y nos atrae un gran reto: crear un Festival Cultural que una nuestras dos culturas que han estado siempre en contacto y se han comunicado entre sí: la mexicana y la italiana”, se lee en la web del festival.

Mahahual es una pequeña ciudad que se asoma al Caribe, en el extremo sur oriental de la península de Yucatán, pegado a Belice. Es la última frontera situada entre el arrecife y el manglar y está a la vanguardia en la lucha para protegerlos de la contaminación.

El evento representó una ocasión única de intercambio en la región, ya que su filosofía es “para aquellos que sienten la necesidad de soñar, de nutrir utopías” en el ámbito de un “viaje colectivo” que tiene significado por “las emociones que se viven a lo largo del camino”.

Por un lado, uno de los objetivos del festival fue compartir el trabajo de artistas e intelectuales mexicanos e italianos, tanto de los más conocidos como de los muchos artesanos del intelecto capaces de dejar su huella y de “ofrecer un millar de probaditas, sin provocar indigestión de grandilocuencia”.

Por otro lado, la defensa de la naturaleza y de los delicados equilibrios de este sitio de ecoturismo tiene prioridad sobre el puro interés cultural, que nunca debería ser un fin en sí mismo, y la voluntad de dar a conocer y promover el lugar y sus bellezas.

Cruzando Fronteras es un festival independiente, organizado por gente local, aunque se vale del apoyo de un conjunto de instituciones italianas y mexicanas como el gobierno del estado de Quintana Roo, el Conaculta, el Ayuntamiento Othón P. Blanco y el de Bacalar, la embajada de Italia en Ciudad de México y su oficina cultural, la Fundación Mahahual, la Universidad de Quintana Roo, el Instituto Italo-Latinoamericano y el fideicomiso Gran Costa Maya, entre otras.

Este año los organizadores convocaron a los pintores, muralistas y escultores para transformar Mahahual en un museo a cielo abierto, pintando las fachadas de las casas, hoteles y restaurantes o construir monumentos y esculturas de materiales reciclados.

El proyecto del museo a cielo abierto, contó con la colaboración de artistas como Antun Koijton y Arbey Rivera, dos pintores mexicanos; del muralista italiano Eddy Prigol y de Dario Varrica, pintor italiano activo en Tijuana, despertó el interés no sólo de los realizadores, quienes aceptaron la invitación de la Fundación Mahahual, sino de los habitantes y visitantes del pueblo.

En esta edición, Cruzando Fronteras tuvo como cultura invitada a Argentina. La escultora de ese país, Sabrina Coco, también contribuyó con el museo a cielo abierto de Mahahual con una figura de seis metros por cuatro, hecha con 30 mil botellas de plástico PET en la entrada del municipio.

La obra quedará como símbolo del grave problema ambiental que vive esta zona, pues “las corrientes del mar traen la basura de todo el mundo, miles de toneladas de basura, y sabemos que provienen de distintos continentes, porque vemos botellas de Venezuela, España, Estados Unidos, situación que afecta a los que habitamos Mahahual, y que a pesar de no ser los causantes, intentamos resolverlo, limpiándolo. Por ello, buscaremos atender este problema en medio de tanta cultura y arte”, señaló Luciano Consoli, organizador del evento y presidente de la Fundación Mahahual.

Al respecto, el escritor y periodista italiano Pino Cacucci, autor de novelas traducidas al español como El polvo de MéxicoSan Isidro futbolTina y Demasiado corazón, presentó su más reciente libro, Mahahual, un paraíso no reciclable, justamente para relatar la historia y tradiciones de esta región y sensibilizar sobre el peligro que constituyen cientos de toneladas de residuos tóxicos que el mar arroja en los arenales de la Costa Maya. Pese a la amenaza ecológica y a los llamados para que se actúe rápidamente, en el horizonte de Mahahual siguen prevaleciendo los árboles, un océano azul al este, un océano verde de selva al oeste y un cielo terso en el cual las fragatas de grandes alas negras navegan, a veces inmóviles, aprovechando las corrientes de aire. Sin embargo, no sabemos por cuánto tiempo seguirá siendo así.

Según Consoli, se trata de romper fronteras “de la forma más original para acercar la cultura al mayor número de personas, especialmente a aquellos que no tienen la oportunidad de visitar un museo o galería de arte. Los artistas se han enriquecido y estimulado por esta presencia constante y el arte popular que destruye todas las barreras para ser disfrutado por todos”.

Por eso las actividades previstas fueron diversas: la escritora de origen italiano Ángeles Mastretta presentó su nueva obra y se inauguraron debates y tertulias sobre temas culturales y sociales como las economías alternativas, la Santa Muerte, el estado del periodismo y la espiritualidad. El pueblo fue invadido por exposiciones permanentes de pintura, escultura y fotografía, presentaciones de libros con los autores y tertulias, sesiones de meditación y proyección de documentales. La actriz italiana Maria Teresa Trentin amenizó con su teatro de títeres. También hubo conciertos nocturnos de reggae con Congal Tijuana, de country con Javier Trejo, de blues con Alberto Colombo, Fer Ruvel y Edher Corte, de rock con Se Renta Baños, de clásica y piano con Luca Rebola y María Carmen Delgado, de música tradicional y canción popular con Corazón y Vida Maya, entre otros.

Il libro Santa Muerte Patrona sul Web Magazine Mi Caribe

santa muerte tatuaggio

Da Mi Caribe: La “chiesa” della Santa Morte è un fenomeno di religione popolare molto diffuso in Messico, ma ha seguaci anche in Centro America, Argentina e negli Stati Uniti, per un totale stimabile attorno a circa 10 milioni di persone.

Questo culto in Europa  è conosciuto solo da una ristretta cerchia di addetti ai lavori e da pochi iniziati presenti soprattutto nel nordEuropa.  Stiamo parlando di un rituale che è un mix di tradizioni antiche dell’America latina, di folclore afrocubano, di sincretismi come vodù e candomblè e del cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli.

Un frullato di mistero, magia, miti, simboli, ribellione alla chiesa ufficiale, musica corrido, cumbia, scheletri, carretti della morte, altari macabri. Questo e altro ancora, una realtà piena di contraddizioni come lo sono il Messico, i pensieri dei vari sincretismi religiosi imperanti nel continente sudamericano, il tutto sempre molto difficile da decodificare.

Ecco allora che Fabrizio Lorusso, milanese, giornalista, ricercatore, in esilio volontario a Città del Messico da una dozzina di anni, ci viene in aiuto e ci accompagna alla scoperta di questa religione popolare  messicana  (che qualche voce importante del Vaticano ha definito un culto blasfemo) attraverso le 180 pagine del libro SANTA MUERTE – PATRONA DELL’UMANITA’  di Fabrizio Lorusso (Stampa Alternativa).

Recensione/segnalazione del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità nel Web Magazine Mi Caribe – Ass. Italiana Rapporti Culturali con Cuba e Caraibi: http://www.micaribe.it/2013/07/libri-nuovi-e-ripescati/

Mitos, imposturas y nuevos emblemas (Revista Variopinto)

Variopinto15En los ochenta, las sectas eran consideradas como enclaves de poder; en la década siguiente comenzó a hablarse de las trasnacionales de la fe; pero fue en los pliegues finiseculares donde se dio ese perverso maridaje entre culto y poder que hoy envuelve a políticos, empresarios, estrellas de la farándula y fanáticos, pero también a narcotraficantes. Hoy, la pérdida de sentido está hipotecando el futuro y se alimenta de violencia, lo mismo en México que en los demás países de la región y en Europa, antaño tan proclive al tragicismo de los fascistas y los nazis. Y en medio de esta parafernalia emergen nuevos mitos, acaso impostados, y emblemas como el de la Santa Muerte. El futuro semeja un abismo. Artículo de Fabrizio LorussoRevista Variopinto – Número 15 Septiembre de 2013

Henry Kissinger se hizo famoso con el aforismo: “El poder es un afrodisiaco”. Giulio Andreotti, el padrino de la política italiana del siglo xx solía decir: “El poder consume a quien no lo tiene”. Y hay quienes, con tal de conseguirlo y mantenerlo, entregan su destino a fuerzas ocultas.

Brujos, magos, curanderos, santos prohibidos y ritos esotéricos siempre han estado presentes en las crónicas sobre poderosos y famosos, empresarios, políticos, estrellas de la farándula o mitos de la televisión y el cine. La tentación de buscar favores y vibras, éxito y poder, a través de limpias y “trabajos especiales” atrae a todos, pero quizás más a los políticos.

El ex gobernador de Oaxaca, Ulises Ruiz, la ex líder magisterial Elba Esther Gordillo —recluida en el penal de Santa Martha Acatitla— y el otrora secretario de Seguridad Pública de Calderón, Genaro García Luna, compartían un interés por creencias esotéricas. Todos ellos ejercieron el poder de manera autoritaria.

El periodista José Gil Olmos, autor de Los brujos del poder La Santa Muerte, describió la pasión de Ulises Ruiz por la magia negra, la santería y la Santa Muerte: huesos, figuras caribeñas, talismanes y santeros de cabecera, en calidad de consejeros, lo rodean. Durante el conflicto magisterial de 2006 en Oaxaca, su aparato represivo dejó 25 muertos, decenas de heridos, siete desaparecidos, 500 detenidos y 380 casos de tortura.

Los flujos de esperanzados hacia Catemaco, tierra de brujos y hechiceros, son frecuentes y van de la mano del pensamiento mágico y del misticismo que radican en México. Varios famosos habrían acudido allí en alguna ocasión: Carlos Salinas, José Córdoba Montoya, Pedro Aspe, Cuauhtémoc Cárdenas, Andrés Manuel López Obrador, Marta Sahagún, Beatriz Paredes y Raúl Velasco, el otrora conductor estrella de Televisa, tan proclive a las vibraciones cósmicas.Según los brujos, la magia negra o blanca es lo que más piden los gobernantes; la figura de la Santa Muerte también es usada, junto a otros santos populares para realizar sueños de gloria y planes políticos.

Muchos brujos “trabajan” con la Santísima, aunque la esencia de su culto es otra, ya que es una devoción popular a la figura de la Muerte que lleva siglos en México, pero se popularizó en los noventa, sin el reconocimiento de la Iglesia. Hoy tiene entre cinco y 10 millones de seguidores en el mundo y guarda muchas diferencias con la brujería y la magia.

Éstas son prácticas, no cultos, y se usan para modificar la realidad externa a través de evocaciones, rituales, fórmulas y con la fuerza de voluntad. La Santa Muerte se identifica con una deidad-entidad, la muerte, representada con la imagen medieval descarnada que trajeron los españoles y las cofradías católicas durante la Conquista. Espada y cruz. La Gran Segadora huesuda con la guadaña y el mundo en sus manos se parece a las catrinas de Posadas, pero es distinta; en su versión santificada le dicen Niña Blanca, Bonita o Flaquita.

Beto Quintanilla, El mero león del corrido, decía en su canción dedicada a la Santa: “ya hay millones que le rezan, la iglesia empieza a temblar / Abiertamente ya hay curas que la empiezan a adorar / Mafiosos y de la ley se la empiezan a tatuar / Políticos y altos jefes también le tienen su altar”. En el fondo, los corridos hablan con la verdad y el poder, a veces, unen lo sagrado y lo profano, el espíritu y la carne.

Todo culto tiene aspectos exotéricos, pero sobre todo esotéricos, es decir, ocultos y misteriosos. Son exotéricos los rosarios callejeros a la Flaquita o la veneración del pueblo para el Niño Fidencio, San Pancho Villa o Juan Soldado. Son esotéricas las fórmulas que un brujo usa para amarrar a la persona amada y los rituales iniciáticos de una secta.

 Una alianza non sancta

Históricamente la política, en su sentido de ejercicio del poder, ha mostrado cierta atracción por lo esotérico o secreto.

La cercanía de la médium personal de la esposa de Abraham Lincoln y de la astróloga de Nancy Reagan, Joan Quigley, con sus respectivos maridos-presidentes fue emblemática, así como lo es el ascenso de la Skull & Bones, la sociedad secreta más influyente de América, gracias a la adhesión de los Bush, padre e hijo. En Italia, Letizia Moratti, ex secretaria de Educación y alcaldesa de Milán de 2006 a 2011, quien se sentía la Thatcher italiana, se valió de los servicios de un célebre sensitivo que incluso habría influido en la conformación del gobierno municipal.

El líder político y magnate televisivo Silvio Berlusconi es conocido por su vida excéntrica. La revista L’Espresso mostró que su villa de Cerdeña se inspira en una simbología erótico-esotérica, tal vez porque el empresario perteneció a la logia masónica propaganda due (p2), declarada criminal y subversiva por el Parlamento en 1982.  El Venerable Maestro y fundador de esa logia reaccionaria, Licio Gelli, tejió relaciones con el general argentino Eduardo Massera, miembro de la Junta Militar que instauró la dictadura de 1976 a 1983 en ese país sudamericano.

Mito

En el país austral hubo mezcla entre culto y poder. José López Rega, hechicero manipulador de Juan Domingo Perón, en los setenta era el contacto argentino de la p2 y llegó a ser Ministro del Bienestar Social. Mabel Iam era la pitonisa del “presidente de la crisis financiera”, Fernando de la Rúa, mientras que el mandatario populista Carlos Menem tenía una vidente personal en los noventa. También en África, la brujería no sólo es un legado ancestral y tribal, sino que se integra a la política y al capitalismo de cuño europeo: los gobernantes la usan para ganar elecciones y poder.

Por cierto, América le debe mucho al continente negro en cuanto a religiones como la santería, el vudú y el palo mayombe. Éstas, tal como el culto a la Niña Blanca y la brujería, no necesariamente se relacionan con magia negra o negatividades, al contrario. Sin embargo, todo depende de quién las utiliza y para qué.

Y aquí en México, en la época de Fox, García Luna fue jefe de la hoy extinta Agencia Federal de Investigación (afi) y tenía una estatua de la Flaquita en su oficina. Luego, Calderón lo nombró Secretario de Seguridad. Al parecer, García Luna sustituyó la figura típica de la Santa Muerte, el esqueleto con sayal franciscano, con el Ángel de la Muerte, tal como lo recomendaba el autonombrado arzobispo de la Santa Muerte, David Romo, hoy sentenciado a 12 años de cárcel.  Romo fue quien en vano trató de transformar este culto espontáneo y horizontal en una especie de religión, con una institución vertical, una doctrina oficial, sacerdotes y ceremonias establecidas.

En 2005, Gobernación quitó el reconocimiento legal a su Iglesia Santa Católica Apostólica Tradicional México-Estados Unidos, pero la actividad del Padre continuó hasta su encarcelamiento en 2011. La modelo Carmen Campuzano también es devota de la Santa Muerte y le pidió salir de sus problemas de adicción. Gil Olmos cuenta que hasta María Félix la veneraba. Asimismo, en 2004, la cantante y actriz cubana-mexicana Niurka Marcos y su ex pareja Boby Larios se casaron en la Iglesia de Romo.

También hay altares y creyentes en Alemania, España, Italia, Dinamarca, Centro y Sudamérica, Japón y Estados Unidos, pues la migración, el turismo y el internet concurren a su difusión masiva. Las jerarquías eclesiásticas combaten la expansión del culto que, sin embargo, es imparable y autónomo con respecto a instituciones y sacerdotes. En el mercado de Sonora en la Ciudad de México (gran expendio de productos esotéricos del Distrito Federal) la Santa sólo es superada en ventas por la Virgen de Guadalupe, la patrona nacional. No funcionaron los intentos del Vaticano de “liberar del diablo” a los devotos de la Flaca con amenazas de excomunión, con la siembra de altares de su “rival”, San Judas Tadeo, o con la capacitación de exorcistas especializados. Y es que no hay ningún Satanás que extirpar del alma de los “santamuertistas”.

Lo que hay es la crisis de la Iglesia en América, endémica como la pérdida de fieles frente a la avanzada de pentecostales y protestantes o de multinacionales como la Iglesia de la Cienciología y Pare de sufrir. No obstante, el Vaticano sigue en la cúspide de un poder religioso y temporal, global y milenario.

Entre los poderosos, también narcos y criminales, por lo general, son muy religiosos. La conexión mediática Delincuencia-Santa Muerte surgió tras la captura en 1998 del secuestrador Daniel Arizmendi, El Mochaorejas, quien tenía un altar a la Niña Blanca, mismo que se llevó a su celda en La Palma. Sin embargo, Arizmendi tenía también una imagen de la Virgen que pocos medios mostraron.

En abril de 2001, fue arrestado Gilberto García Mena, El June, lugarteniente de Osiel Cárdenas, jefe del cártel del Golfo. En el jardín de su mansión, el ejército halló un santuario de la Blanca: así nació el mito de la narco-santa. Cada vez más, los operativos de la guerra al narcotráfico arrasan los “recintos sagrados” de la Santa Muerte, sobre todo en las carreteras del Norte del país. No obstante, los santos favoritos de los narcos son muchos más de lo que se cree: la Guadalupe y San Judas son importantes, así como el “Robín Hood” de Sinaloa, Jesús Malverde, y la Santísima. En 1996, hasta el poderoso Señor de los Cielos, Amado Carrillo Fuentes, jefe del Cártel de Juárez, le habría mandado a hacer un altar, pero el fenómeno de las narcolimosnas ha involucrado a todo tipo de santos y santuarios, católicos y alternativos.

 Misticismo impostado

 La investigadora argentina Lía Dansker, quien trabajó en correccionales de menores del Distrito Federal, encontró que San Juditas es el más popular entre los jóvenes detenidos, procedentes en su mayoría de barriadas de la capital; que la Santa Muerte crece y está en segundo lugar; y que todos tienen un trasfondo común católico.

Lía conquistó la confianza de los chavos con sus cuentos sobre el primo argentino de la Santa, San La Muerte, y el Gauchito Gil, otro santo prohibido. Para ellos, no sólo se hacen tatuajes o mandas, sino que los más fervientes se implantan una figurilla suya bajo la piel. Si el cuerpo se infecta y la rechaza, no habrá milagro. Históricamente, culto, misticismo y poder se maridaron en la Alemania nazi: una corte de magos, astrólogos y ocultistas rodeaba a Adolf Hitler que los incluyó en las filas de las SS. El jefe de esta organización militar, Heinrich Himmler, solía retirarse en su alcázar de Wewelsburg para realizar rituales iniciáticos y esotéricos, mientras que el führer consultaba a su astrólogo personal antes de tomar decisiones importantes. Hasta su aliado italiano Benito Mussolini tuvo un consejero-esotérico: Giuseppe Cambareri.

El misticismo nazi se basaba en mitos, leyendas y visiones político-religiosas que justificaban la superioridad de la raza aria y los delirios de potencia de sus creadores. Hoy en día, el nazismo esotérico caracteriza, por ejemplo, un partido político como Alba Dorada, que participa en el gobierno de Grecia, y los neofascistas italianos. Un nazi-esotérico conocido en Latinoamérica fue Miguel Serrano, diplomático e intelectual chileno, amigo del poeta fascista Ezra Pound y autor de Hitlerismo esotérico Adolf Hitlerel último avatar.

La organización Nueva Acrópolis, fundada en Argentina por el poeta Jorge Ángel Livraga en 1957, presente en México y otros 40 países, fue definida por el Parlamento Europeo en 1984 como una “agrupación fascista y paramilitar”. El periodista argentino Alfredo Silletta calificó su ideología como un mix de elementos “esotéricos, teosofía, orientalismo, alquimia, astrología y un poco de filosofía griega”.

Los neonazis suelen mezclar y recrear tradiciones y símbolos, ya sean musicales, religiosos o literarios, apropiándose de los más adecuados para su ideología y para sumar adeptos a causas políticas convertidas en cultos y dogmas. Hasta el icono de la Santa Muerte parece apetecible para estos grupos, ya que es muy llamativa y se presta a instrumentalizaciones fáciles, al recordarles elementos fundacionales de la ideología nazi como el sacrificio, la guerra, el valor y, por cierto, la exaltación de la muerte.

De este lado del charco, en Tepito, dicen que la Santa Muerte “no solapa a pendejos, ni enaltece a cabrones”, y es razonable hablando de cultos, poder e ideologías, pues hay límites a la ambición material y espiritual. Tepito es un barrio de artesanos, comerciantes y vividores donde la Santísima es la Patrona porque es “más cabrona que la Virgen” y “hace paros, no sólo milagros”, según sus seguidores. Finalmente, los devotos piden una vida y una muerte buenas, sin dobles finalidades.

Cuenta Alfonso Hernández, sumo cronista tepiteño, que “los mexicanos desprecian Tepito y no se dan cuenta de que a México lo consideran el Tepito del mundo”. Así que del barrio bravo no se escapa, sino que se aprende, porque la sabiduría barrial puede ser directa y filosa como una navaja o estar escondida entre callejones y albures finos.

En México, la Santa Muerte ha tenido cierto éxito entre los pudientes, pero mucho más entre las clases populares, a menudo excluidas por la Iglesia, el Estado y esos mismos poderosos. La Flaca es un soporte espiritual que da protección, trabajo, salud, dinero y seguridad. Son bienes escasos para esos devotos silenciosos que del poder huyen, más que buscarlo.

Foto de Rodrigo Cruz “Mito”.

Santa Muerte, Haiti e Messico a Bologna con Bartleby e Pino Cacucci

Bologna SantaHaitiLatinoAmerica Bartleby

Conversazione con Fabrizio Lorusso e Pino Cacucci

Dalla Santa Muerte messicana ai movimenti in America Latina

Bologna, Piazza Verdi, 1 luglio, ore 19. Con Bartleby e Pino Cacucci parliamo di Messico, Haiti, Santa Muerte e movimenti in America Latina.

Link evento su Facebook QUI

“La guerra tra stato messicano e i cartelli della droga, i movimenti sociali in Messico,cooperazione internazionale e neo colonialismo dietro la ricostruzione di haiti. Questi sono alcuni degli argomenti trattati da Fabrizio Lorusso nei suoi libri (“la santa muerte patrona dell’umanità” e “le macerie di haiti”) o di cui si occupa nel suo lavoro di ricerca e giornalismo free lance in Messico. Si tratta di interessanti punti di partenza per parlare insieme dell’america latina, dei cambiamenti che l’attraversano e dei movimenti politici che ne nutrono le lotte, fino alle rivolte brasiliane di questi giorni”. Firmato: Assemblea BARTLEBY Smaschieramenti, NOA e altre favolose soggettività – http://bartleby.info/

Santa Muerte + Macerie di Haiti @Macao (Milano, 9 giugno)

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L’AMERICA LATINA IN 2 LIBRI:

9 GIUGNO 2013 – ORE 19-20.45 – VIA MOLISE 68 MILANO

FABRIZIO LORUSSO (AUTORE) – COLLETTIVO MACAO MILANO – FILIPPO CASACCIA (CARMILLA & LE IENE) PRESENTANO:

SANTA MUERTE PATRONA DELL’UMANITA’ (di Fabrizio Lorusso) + LE MACERIE DI HAITI (di F.L. e Romina Vinci)

Evento su Facebook

Evento dal sito web Macao e più info sui libri

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Vi invito alla presentazione di due libri. Uno è sul culto alla Santa Muerte, santa popolare messicana ormai globale, e l’altro è sul lavoro a 4 mani con la giornalista Romina Vinci, un reportage-diario scritto tra le macerie di Haiti dopo il terremoto del 2010 e dopo l’emergenza colera del 2011. I proventi del libro vanno all’associazione haitiana per la difesa dei diritti umani AUMOHD. @FabrizioLorusso

Prossimi appuntamenti con Santa Muerte Patrona dell’Umanità (aggiornamenti a questo link):

Mercoledì 12 giugno – Ore 19 – Evento su Facebook LINK

Come e dove?                     Firenze, LibreriaCafè La Citè – Borgo San Frediano 20, (Fi)

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona dell’Umanità

Con chi?                                Con l’autore e Giulio Pedani dalla Citè

E sul Web?                           http://www.lacitelibreria.info/

Giovedì 27 giugno – Ore 20

Come e dove?                     Padova, Festival Sherwood – Park Nord Stadio Euganeo Viale Nereo Rocco – Padova

Che cosa?                             Santa Muerte. Patrona dell’Umanità

Con chi?                                Con l’autore e Marco Maschietto – Sherwood Web TV

E sul Web?                           http://webtv.sherwood.it/

Sabato 29 giugno – Ore 17

Come e dove?                     Seregno (MB), Libreria “Un mondo di libri” Corso del Popolo 54/56 (Interno della Corte del Borghesan)

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona + Le macerie di Haiti

Con chi?                                Con l’autore e Antonio Zappa

E sul Web?                           http://www.monlibri.com/

Domenica 30 giugno – Ore 17.30 / 19.30

Come e dove?                     Novate Milanese (MI), Casa del Popolo – Circolo Steve Biko Rif. Comunista – Via Garibaldi, 11

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona + Le macerie di Haiti

Con chi?                                Con l’autore e Nino Demeo dal Circolo S. B. Rif. Com.

E sul Web?                           http://rifondazionenovate.it/

Domenica 30 giugno – Ore 20

Come e dove?                     Seregno, Arci-Circolo culturale Malasangre – Via Milano, 8 – Seregno (MB)

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona dell’Umanità + Concerto della rock band “Santa Muerte”

Con chi?                                 Con l’autore e il gruppo “Santa Muerte”

E sul Web?                           http://www.facebook.com/casamalasangre

Prossime presentazioni de Le Macerie di Haiti:

Sabato 29 giugno – Ore 17

Come e dove?                     Seregno (MB), Libreria “Un mondo di libri” Corso del      Popolo 54/56 (Interno della Corte del Borghesan)

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona + Le macerie di Haiti

Con chi?                                 Con l’autore e Antonio Zappa

E sul Web?                           http://www.monlibri.com/

Domenica 30 giugno – Ore 17.30 / 19.30

Come e dove?                     Novate Milanese (MI), Casa del Popolo – Circolo Steve Biko Rif. Comunista – Via Garibaldi, 11

Che cosa?                             Santa Muerte Patrona + Le macerie di Haiti

Con chi?                                Con l’autore e Nino Demeo dal Circolo S. B. Rif. Com.

E sul Web?                           http://rifondazionenovate.it/

Blog Santa Muerte: S.M. Patrona dell’Umanità

Su Haiti: LamericaLatina.Net

Santa Macao

Infine il Book Trailer Santissima Muerte by Nomadica.

L’eredità di Hugo Chávez dal Venezuela all’America Latina

CHAVEZParlare di Venezuela e di Chávez, un leader storico indiscusso e per questo amato e odiato allo stesso tempo, suscita sempre emozioni e dibattiti. Ci ho provato in varie occasioni, ascoltando voci diverse, dal cuore al cervello, dai latino americanisti fedeli al socialismo bolivariano ai critici duri del sistema. Oggi in Messico si respira un’aria strana, c’è il lutto e ci sono le prese di distanza, c’è l’affetto e ci sono le indifferenze. Ci saranno 7 giorni di lutto nazionale in Venezuela e a Caracas in questo momento ci sono manifestazioni massicce per le strade. E’ la sua gente che scorta il feretro in corteo insieme ai familiari e ai ministri, insieme alla musica delle bande musicali e alle preghiere. Intanto i presidenti del subcontinente e del mondo mandano messaggi di cordoglio e solidarietà. Il Presidente del Venezuela, il cinquantottenne Hugo Chávez, è mancato martedì 5 marzo alle 16:25 (21:25 ora italiana), secondo l’informazione diffusa a reti unificate dal Vicepresidente e successore di Chávez, Nicolás Maduro. Era arrivato a Caracas il 18 febbraio scorso da L’Avana, Cuba, dove aveva ricevuto le ultime cure per un paio di mesi. Ha passato gli ultimi giorni in compagnia delle figlie e dei suoi nipoti nell’Ospedale Militare della capitale venezuelana. L’8 dicembre aveva inviato l’ultimo messaggio alla nazione in cui indicava Maduro come suo successore in caso lui venisse a mancare. Dopo la morte del Presidente, che aveva sconfitto l’oppositore Henrique Capriles l’anno scorso conquistando la presidenza per il periodo 2013-2019, saranno convocate entro un mese nuove elezioni presidenziali in Venezuela.

“Riceviamo l’informazione più dura e tragica che potessimo trasmettere al nostro popolo. Alle 4.25 del pomeriggio di oggi 5 marzo è venuto a mancare il nostro comandante presidente Hugo Chávez Frías”, ha detto Maduro che per qualche settimana, fino alle nuove elezioni, sarà il presidente ad interim del paese. La maggior parte dee paesi sudamericani e il Nicaragua hanno decretato tre giorni di lutto. Amici e alleati si stringono intorno ai familiari del comandante. Il Venezuela avrà una settimana di riflessione per esprimere le condoglianze verso il suo presidente scomparso. La presidentessa argentina Cristina Fernández e Mújica, capo di Stato uruguayano, sono partiti subito per Caracas per assistere ai funerali.

L’eredità del chavismo è difficile da determinare, probabilmente è ancora presto, ma sicuramente trascenderà le frontiere del paese andino e caraibico che l’ha generato e trascenderà alcune generazioni, così com’è successo con alcuni aspetti del peronismo argentino o con le idee stesse di Simón Bolivar e José Martí e la loro spinta per la creazione di una Patria Grande. L’America Latina oscillerà tra i diversi modelli del progressismo continentale, dal Brasile di Lula e Dilma Roussef all’Uruguay di Pepe Mújica, dall’Ecuador di Rafael Correa (indicato spesso come il più logico e vicino “successore” di Chávez in Sudamerica anche se i loro rispettivi paesi hanno presenze e influenze diverse nella regione), alla Bolivia di Evo Morales e all’argentina di Nestor e Cristina Kirchner. Oppure ci sarà in alcuni paesi un’alternanza con le destre (come in Cile) che, però, dovrebbero aver capito le lezioni dolorose del liberismo selvaggio e dell’autoritarismo del passato che, ciononostante, a volte si fa rivedere (come successo in Paraguay nel 2012 e in Honduras nel 2009 con dei colpi di Stato più o meno “istituzionali” o anche militari).

L’ondata di rifiuto delle politiche economiche e sociali imposte dalle agenzie internazionali e dai paesi creditori, che strozzavano lo sviluppo latino americano con l’austerità, ha creato tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio le condizioni propizie per una ridiscussione del modello e per la nascita di alternative progressiste. Ogni paese, però, ha elaborato la propria alternativa (più o meno radicale, più o meno includente) in questo quadro comune a seconda delle condizioni storiche, le negoziazioni interne, le diverse élite nazionali ed esperienze preesistenti nella realtà nazionale. Le alleanze continentali, propiziate dal Presidente Chávez, hanno in qualche modo consolidato una visione collettiva e comune in America Latina e favorito obiettivi di emancipazione, con un tono nazionalista in difesa della sovranità, e di sviluppo, oltre la semplice cifra della crescita economica.

Cuba, il Venezuela, il Nicaragua, il Messico e l’America centrale e caraibica non possono veder spiegata la loro storia senza considerare l’egemonia statunitense che, nel suo backyard, ha spesso fatto leva sulle armi, sullo spionaggio e sul cosiddetto hard power piuttosto che sulla diplomazia e sull’influenza soft e ideologica per ottenere i suoi obiettivi e il controllo regionale (controllo delle risorse, protezione degli investimenti e degli interessi strategici, egemonia politico-culturale). Tra il bastone e la carota, non c’è dubbio che storicamente abbia prevalso quest’ultimo e che ciò abbia generato reazioni altrettanto forti, soprattutto dentro i progetti contro-egemonici latino americani che hanno radicalizzato le loro posizioni, spesso più a livello retorico che nei fatti. Questo processo è avvenuto anche in Venezuela dove l’élite tradizionale dei partiti, legata agli interessi esterni, al petrolio e alla grande impresa, aveva raggiunto livelli di distacco dalla società, privilegi di casta, sprechi e corruzioni indicibili. Già il caracazo del febbraio 1989, una due giorni di proteste feroci della popolazione repressa nel sangue dal presidente Pérez (si parla nelle cifre ufficiali di 300 morti, ma altre fonti indicano oltre 3000 morti) era un gravissimo segnale d’allarme. Inascoltato.

Chávez ha alzato le bandiere del Socialismo del Secolo XXI e della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela e nelle Americhe anche grazie alla creazione di istituzioni latinoamericane come l’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), UNASUR (Unión de Naciones Suramericanas) e la CELAC (Comunidad Estados Latinoamericanos y Caribeños) che puntano a ridurre l’egemonia statunitense nella regione, come obiettivo implicito, ma che fondamentalmente sono strumenti di quel regionalismo aperto sudamericano che s’era arenato con il MERCOSUR e la COMUNIDAD ANDINA.

L’opposizione della destra venezuelana, composta dagli estremisti conservatori e tradizionali, dai vecchi partiti COPEI e AD e da una parte di democratici liberali, s’è caratterizzata per la cecità verso le esigenze delle masse popolari impoverite dai decenni perduti, gli anni ottanta della crisi del debito e gli anni novanta del non-recupero economico. Avevano provato a rimontare posizioni l’ottobre scorso con una proposta moderata, socialdemocratica, che però non ha convinto la maggioranza dei votanti e nascondeva incognite e mancanze troppo importanti per essere presa sul serio dalla maggioranza della popolazione beneficiata dal chavismo.

Al contrario di quanto previsto da FMI e Banca Mondiale la crescita dei paesi latinoamericani, anche quando negli anni 90 si sono riaperti i flussi del credito e i prestiti internazionali, è stata precaria e insufficiente. Credo che la maggioranza dell’elettorato venezuelano non sia pronta né disposta a tornare a un modello nettamente neoliberista controverso e criticato da buona parte delle stesse classi dirigenti latino-americane e, oggi, europee. Le speranze e le aspettative risvegliate da Chávez, così come la partecipazione alla vita politica favorita dai suoi 14 anni al potere, sono eredità difficili da cancellare e una società più attiva è un cavallo difficile da domare tanto per il PSUV (il governativo Partito Socialista Unito del Venezuela) che per l’opposizione capeggiata dal rampollo conservatore Henrique Capriles.

Ci si chiede in Messico, e ancor di più in Sudamerica, quali siano i progetti latino americani o “latino americanisti” che possano convivere con gli Stati Uniti in una logica di contrapposizione senza conflitto, di autonomia senza ingerenza. L’ideale di una confederazione democratica di paesi che possa convivere con gli USA al Nord e con le proprie diversità e specificità geopolitiche e culturali a Sud, fomentando l’uso e lo sviluppo delle risorse interne per fini economici con visione sociale e includente, non dovrebbe scomparire e potrebbe essere una lezione appresa dal passato che crea immaginario e unità politica e d’intenti.

Chávez, el comandante, è nato nel 1954 da una famiglia povera e sognava di diventare un pittore o un giocatore di baseball professionista, ma poi il suo destino fu differente. Cresciuto in campagna, in povertà ma senza stenti, ha spesso nutrito la sua retorica politica degli aneddoti dell’infanzia e del carisma naturale che lo hanno contraddistinto. Le sue origini umili l’hanno sicuramente aiutato nel duro compito di creare empatia e legami con le classi marginali venezuelane che riuscivano a vederlo quasi come “un membro della loro famiglia”.

Da militare, come tenente colonnello delle forze armate, meditò a lungo una cospirazione di soldati dalle tendenze progressiste e anti-elitiste per spodestare i politici tradizionali e nel 1992 condusse un colpo di Stato, fallito nelle prime ore, contro il Presidente Carlos Andrés Pérez. Inaspettatamente quello fu l’inizio della sua presenza mediatica e della carriera politica. Il breve discorso che fece, portando il suo famoso basco rosso, prima di essere imprigionato lo catapultò nelle simpatie di milioni di cittadini venezuelani.

Dopo aver beneficiato di un indulto, Chávez condusse una campagna politica per le elezioni del 1998, vinse e assunse il suo primo incarico da Presidente nel 1999. Per molti votanti la sua ascesa significava novità e riscatto popolare, dopo decenni di politiche di austerity, governi indifferenti alle necessità delle classi meno abbienti e corruzione politica cui s’era arrivati con l’alternanza democratica, stabilita a tavolino, del “Patto del Punto Fisso” (31 ottobre 1958) . Questo era un Patto di governo tra i due partiti principali (AD, socialdemocrazia, e COPEI, democrazia cristiana) che garantiva la stabilità di governo e l’alternanza a tavolino ma che in realtà generava corruzione e spartizione del potere ad libitum. Durò 40 anni fino all’ascesa di Hugo Chávez nel 1998.

L’opposizione anti-chavista dei mezzi di comunicazione privati e dei leader del settore privato fu feroce, vista la prima serie di leggi proposte dal presidente che li interessavano direttamente. Nel 2002 un gruppo di politici e truppe dissidenti, con il sostegno statunitense secondo rivelazioni di WikiLeaks e le denunce dello steso presidente, realizzarono un golpe e deportarono il Capo di stato su un’isola dei Caraibi.

Due giorni dopo, però, fu rimesso al suo posto da settori fedeli dell’esercito e fu osannato da folle e manifestazioni popolari in tutto il paese. Per l’opposizione e gli USA fu un boomerang. Chávez ha accusato gli Stati Uniti, un “impero decadente e guerrafondaio”, di un tentativo di omicidio contro di lui e di aver orchestrato il golpe del 2002. Il presidente ha ottenuto un enorme sostegno da parte dei settori popolari venezuelani anche grazie all’uso della spesa pubblica, all’espansione della sanità e dell’istruzione gratuita e dei programmi per le case popolari con le risorse ottenute dall’industria petrolifera. Ha minacciato varie volte di sospendere il flusso di greggio verso gli USA, anche se questo non è masi successo e, piuttosto, le esportazioni di crudo venezuelano si sono diversificate verso la Cina, la Bielorussia, l’Iran e la Siria.

L’ispirazione principale di Hugo Chávez è stata l’esperienza cubana e del suo grande amico Fidel Castro per cui la via delle nazionalizzazioni, della redistribuzione della ricchezza e l’accentramento governativo e presidenziale dei poteri segue il modello dell’isola caraibica con la sua revolución. L’opposizione l’ha accusato di eccessi repressivi contro i suoi critici, di assistenzialismo e di spreco di denaro pubblico, in particolare di quello della compagnia petrolifera PDVSA, e di “spaventare gli investitori” con espropriazioni a vari livelli.

D’altro canto, grazie alle politiche redistributive chaviste, negli ultimi 14 anni gli indici di povertà e di indigenza in Venezuela sono stati drasticamente ridotti e la crescita s’è mantenuta, anche se altalenante, dopo la crisi del 2008-2009. Lo stile di Chávez attingeva dalla tradizione populista latino-americana, con l’uso di un linguaggio energico e colorito, con prestiti dal gergo militaresco, patriarcale e contadino e comizi di varie ore in piazza e in TV, però, nonostante le critiche dell’opposizione e di buona parte della comunità e dei mass media internazionali, il consenso popolare, mostrato a livello elettorale in numerose occasioni, ha subito poche erosioni in tutte le prove cui s’è sottoposto.

Infine l’opposizione ha sempre accusato il presidente di concentrare un potere mediatico senza precedenti. In realtà c’è stata certamente una crescita (anche se non spettacolare) della presenza mediatica e del controllo governativo sui media venezuelani (sia come tempi di presenza che come numero effettivo di media presumibilmente “allineati”) rispetto all’inizio del periodo chavista (1998-1999) in cui praticamente nessun mezzo di comunicazione nutriva particolari simpatie per il presidente, però non si può parlare di un controllo totalitario. In proposito esiste una letteratura specifica, anche se è difficile districarsi proprio perché è difficile considerare e valutare tutti i media (radio, Tv analogica e digitale, nazionale e straniera, giornali, riviste, internet, ecc…) con il loro campo e profondità di influenza. Inoltre non sempre esiste uno schieramento netto e totale. Rimando a questo articolo “Television in Venezuela: Who Dominates the Media?” (link).

Non so come concludere, lo confesso. So solo che ne parleremo ancora a lungo. Siamo ancora nel mezzo di una stagione di grossi cambiamenti in America Latina che né inizia né finisce con Chávez, ma che ha avuto in lui un propulsore e un ispiratore nel rispetto delle differenti esperienze nazionali e delle strade che poi ciascun paese ha deciso e deciderà d’intraprendere. Quindi vamos a ver y adelante. Fabrizio Lorusso CarmillaOnLine