Archivi tag: che guevara

La Higuera, un lugar en el mundo #Foto + #Reportaje #CheGuevara #Bolivia

Questo slideshow richiede JavaScript.

Brian, el niño sonriente (2) ©[Por Lautaro Actis – lautaroactis@hotmail.com – La Higuera, Bolivia, desde Revista Hekatombe] Existen lugares que por encontrarse en sitios remotos, poseer climas inhóspitos o por no disfrutar de ciertos servicios públicos, no son atractivos para muchas personas. La Higuera es uno de ellos. Lugar a donde llega quién realmente tiene un interés auténtico en conocer. Un camino largo, de tierra, entre montañas, en el cual las curvas vienen una atrás de otra en un eslabón cuya pendiente es pronunciada. Un clima seco que produce surcos tanto en la piel como en la tierra, lluvias sólo en un mes del año, el mismo mes en el que se puede conseguir alguna fruta. El sol parte el día en dos, toda actividad al aire libre se debe hacer antes de las 11 de la mañana o después de las 4 de la tarde. Agua, hasta apenas iniciada la tarde y luz eléctrica no hay. Internet, wi-fi, señal de celulares no se conocen allí. Lugar donde se queda quien realmente tiene un interés autentico en descubrir. Un pueblo polvoriento más se esos perdidos en la nada, a casi unos 2.000 m.s.n.m, al cual nadie hubiese conocido si no fuera porque allí, en la escuela del pueblo, fue asesinado una de las personalidades más trascendentes del siglo XX: Ernesto “Che” Guevara.  Continua a leggere

Le Cubane *1 – L’Avana è un taxi colectivo

di Simone Scaffidi – da CarmillaOnLine

p1100951

[Le cubane è un diario di viaggio scritto tra il marzo e l’aprile 2013 durante una permanenza di 35 giorni a Cuba in cui ho avuto modo di percorrere da occidente a oriente l’isola. Verrà pubblicato a puntate sulle pagine di Carmilla a partire da questo momento. Buona lettura].

L’Avana. Taxi. Fuori è buio ma sui muri, tra le fronde degli alberi, intravediamo facce barbute e bandiere cubane. Eloy, l’amico del nostro gancio transoceanico Camilo, ci accoglie nell’oscurità della madrugada. Il suo viso è gentile e sorridente e non mostra i segni di uno svogliato risveglio.

Notte. Il cancelletto bianco, sgualcito dai segni del tempo e dalle cicatrici della ruggine, si chiude alle nostre spalle mentre una casa coloniale bianco e azzurra, illuminata in chiaro scuro dalla luce fioca dei lampioni, si alza di fronte a noi. È una villa spoglia, come scopriremo l’indomani, arredata modestamente e dagli alti soffitti. Eloy è di poche parole, ci mostra la camera dove dormiremo. Orizzontali, godiamo di un materasso morbido, lenzuola bianca e cuscini bombati. La scomodità dei rigidi sedili della compagnia charter che ci ha portato fin qui sfuma via. Continua a leggere

K100. Ricordando Camilo Cienfuegos

Articolo di Simone Scaffidi Lallaro – CarmillaOnLine [Da Cuba, un ricordo del rivoluzionario Camilo Cienfuegos, K100, nato a L’Avana il 6 febbraio 1932 e scomparso nell’Oceano Atlantico (?) il 28 ottobre 1959]

Porta il nome che fu di Bolívar e passeggia lento intorno alla statua. Il cielo è scuro, il mare agitato e l’acqua s’infrange violenta sugli scogli. L’esplosione schizza gocce fini come aghi sul volto del vecchio e scalfisce lo strato di sale che lo ricopre. Il grande cappello, lo stesso che indossa la statua di pietra, nulla può contro l’attacco del mare. Il vecchio alza lo sguardo e inizia a parlarmi: «era il mio onomastico il giorno che se fue ma diedero l’allarme soltanto l’indomani. Lo annunciarono per radio».

Camilo Cienfuegos Cuba 1Si dà notizia attraverso questo mezzo all’opinione pubblica, che nel giorno di ieri, 28 ottobre, alle 6:01 del pomeriggio è partito dall’aeroporto di Camaguey, l’aereo bimotore delle FAR (Fuerzas Armadas Revolucionarias), modello Cessna 310 No. 53 da cinque posti, in direzione L’Avana, trasportando il Capo dello Stato Maggiore dell’Ejército Rebelde, Comandante Camilo Cienfuegos che viaggiava accompagnato dal pilota del suddetto aereo, Primo Tenente Luciano Fariñas Rodríguez e dal soldato ribelle Félix Rodríguez, i quali disgraziatamente, non sono arrivati a destinazione.

Le ricerche effettuate fino ad ora, quelle che si sono continuate oggi in tutta l’area tra L’Avana e Camaguey, sono risultate infruttuose. La presenza di temporali a quell’ora tra Ciego de Avila e Matanzas, può aver procurato un qualche incidente, supponendosi che sia accaduto in un punto a nord della provincia di Camaguey, Las Villas, Matanzas. Le FAR, supportate dall’aviazione civile e da unità dell’Ejército Rebelde, si sono sforzate nella giornata di oggi, per trovare l’aereo scomparso.

 «Io non ci credevo, non ci potevo credere. Mi ripetevo che non poteva averlo ucciso uno stupido temporale. L’uragano Ike nel 2008 non è neppure riuscito a scalfire la sua statua e vuoi che una stupida tempesta a largo di Gibara abbia scaraventato il suo Cessna in mare? A me non la raccontano. E poi quel giorno un caccia con a bordo un ex ufficiale di Batista ha sorvolato Cuba, è atterrato sull’isola per rifornirsi e ha ripreso il volo verso la Florida..»

 «Quanti anni hai ragazzo?», ventisette. Borbotta qualcosa, quel numero sembra averlo irritato. Mi domando perché, ma non vado oltre i volti di Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain e di quello stronzo di Dave, che mi ha regalato un quadretto con le loro foto per il mio ventisettesimo compleanno.

Ritorno in un lampo con la mente in terra cubana, il vecchio è partito a raccontare, non aspettavo altro: «Gibara non era più riconoscibile dopo il passaggio dell’uragano, il Malecón completamente cancellato, le strade piene di fango e detriti di ogni genere. La statua di Camilo è l’unico baluardo rimasto in piedi in mezzo alla devastazione. La sola immagine verticale che ricordo della costa di Gibara».

Camilo Cienfuegos Cuba 2«Lo vedi il cappello che ho indosso? L’ho comprato prima del triunfo, barattandolo con la yuca del mio orto! È identico al suo», mi dice indicando la statua, «mi protegge dal mare quando vado a pescare». «E ha protetto anche Camilo al passaggio di Ike!». Sorrido e ironico gli dico che ora capisco perché lo sguardo del guerrigliero non è voltato verso il mare, in questo modo il cappello lo protegge! Ride di gusto, «Esattamente fratello! Proprio per questo, è quel fottuto cappello da far west che gli ha parato il culo!» Poi lo sguardo si fa duro per ammorbidirsi rapidamente in un riso amaro, «prima di ammazzarlo gliel’hanno sicuramente strappato di dosso, non l’ha ucciso una stupida tempesta ma i potenti mezzi del nemico: i radar, gli aerei da guerra di ultima generazione e il loro odio. Non una tempesta ma l’uragano a stelle e strisce».

Le sue parole fanno eco a quelle di Ernesto Che Guevara, grande amico di Camilo, che all’indomani della sua morte scriverà: «Lo ha ucciso il nemico, lo ha ucciso perché voleva la sua morte. Lo ha ucciso perché non ci sono aerei sicuri, perché i piloti non possono acquisire tutta l’esperienza necessaria, perché sovraccarico di lavoro voleva essere a L’Avana in poche ore».

Diretta o indiretta la responsabilità è del nemico e questo il Che lo ha già messo in chiaro. Ma la penna continua a scorrere sul foglio spinta dalla rabbia che lo logora. Ernesto conosce bene Camilo e si riconosce nelle sue azioni sprezzanti del pericolo. Scatta l’ammonimento rabbioso e fraterno, indirizzato tanto al compagno scomparso quanto a se stesso: «…e lo ha ucciso il suo carattere: Camilo non considerava il pericolo, lo utilizzava come divertimento, giocava con lui, toreava con lui, lo attirava e lo maneggiava; nella sua mentalità di guerrigliero una nube non poteva fermare o deviare un percorso tracciato».

Inizia a piovere, una pioggia finissima. «Cos’hai da fare ragazzo? Casa mia è proprio dietro quel rudere, vieni che ci mangiamo un po’ di yuca». Acconsento, felice dell’invito. Poi si ferma di scatto e mi intima di alzare lo sguardo verso la statua: «prima guardala bene!», mi redarguisce. «Non vedi che c’è qualcosa che proprio non torna?!» Non riesco a capire, rimango in silenzio, «seguimi su andiamo!» Mi indica un cumulo di legni imbruniti e mattoni spezzati: «quella era casa mia prima che ci facesse visita Ike».

La nuova dimora è di legno pitturato di verde e giallo. Entro impaziente di gustare la yuca, sorseggiare l’immancabile succo naturale e ascoltare i suoi racconti. Ma il vecchio è più impaziente di me, non faccio in tempo a oltrepassare la soglia che lo vedo accucciarsi e ravanare in uno scassato mobile di legno. Si rialza con un grosso album in pelle fra le mani. Scorgo una scritta ma non riesco a metterla a fuoco, poi il vecchio toglie la polvere dalla copertina con un colpo di manica e la scritta appare più nitida: “rebeldes”, la “r” è minuscola.

Mi guarda con un sorriso condito d’orgoglio e prova a spiegarmi: «per anni ho collezionato le immagini e le fotografie dei rivoluzionari di mezzo mondo». Mi invita a sedere e poggia l’album sulle mie gambe: «sfoglialo ragazzo». Lo apro con cura e attenzione. Non faccio in tempo a sorridere alla vista di Emma Goldman e Vladimir Il’ič Ul’janov (alias Lenin) che il vecchio m’incalza: «guarda i loro volti, osserva la loro severità». Poi vedo Pancho Villa, ma ne ha anche per lui: «non si può dire che Villa non sorrida in queste foto, ma guardalo bene, lo fa solo con gli occhi! I denti non glieli vedi mai!» Mi prende l’album e gira un bel malloppo di pagine, «e anche gli zapatisti! Il subcomandante Marcos e i suoi compagni sorridono solo con gli occhi, non possono fare altrimenti! Loro sì che potrebbero fare concorrenza a Camilo, ma il passamontagna glielo impedisce!»

«Ora ripensa alla statua e guarda queste foto», apre due facciate di fotografie di Camilo Cienfuegos. «Cos’è che non torna ragazzo?» La statua non sorride. «Esattamente ragazzo! Li riesci a contare tutti quei denti su queste pagine?! Li riesci a contare?!», urla in una fragorosa risata. «Camilo è stato il rivoluzionario più sorridente della storia dei rivoluzionari! Ogni volta che vedo una sua foto, penso al suono di quella risata, quasi la posso sentire. E questi incapaci non sono neppure in grado di scalpellare una statua che ride. Hanno appeso il suo volto anche in Plaza de la Revolución, vicino a quello del Che, e anche in quel caso sono riusciti a non farlo sorridere! Ma io dico, lo capiscono o no che quella di Camilo è una rivoluzione nella rivoluzione! È sufficiente sfogliare questo benedetto album per accorgersene!»

Statua Camilo Cienfuegos CubaIl vecchio si è infervorato, «scusa lo sfogo ragazzo, ma queste cose mi fanno imbestialire». Non posso fare nient’altro che sorridere e ringraziarlo. Ci dimentichiamo della yuca e ci nutriamo di rivoluzionari. Tutti dovrebbero avere in casa un album come questo, penso. Dovrei cominciare a farlo anch’io, dico. Il vecchio sorride. Vedo le figure di Hatuey e Zumbi, due tra i leggendari ribelli delle Americhe. Il primo lottò sull’isola di Española e a Cuba per la cacciata degli spagnoli, il secondo fu l’ultimo leader del Quilombo dos Palmares, storico avamposto resistente in terra brasiliana. Volto la pagina e passiamo in rassegna i mambises: Carlo Manuel de Céspedes, Máximo Gómez e Antonio Maceopoi i vietnamiti Ho Chi Minh e Võ Nguyên Giáp e gli africani Thomas Sankara e Stephen Biko. Non posso fare a meno di sorridere ancora quando tra le pagine ingiallite incontro le facce di John Reed e Fela Kuti!

Nel 1953 Camilo Cienfuegos ha ventuno anni quando emigra negli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro che possa migliorare la sua condizione sociale e sostentare la sua famiglia. Presto si rende conto che l’impresa è ardua, che gli sfruttati stanno da una parte e gli sfruttatori dall’altra, così a Cuba come negli States. Mantiene però sempre un’ironia sdrammatizzante che conserverà tra le montagne della Sierra Maestra e si paleserà nella corrispondenza con il Che. Camilo si diverte a giocare con le parole come nella lettera inviata ai suoi cari da Kansas City, nella quale trasforma un nome proprio di città americana in un aggettivo in lingua spagnola, aiutato dalla sistematica omissione delle “s” da parte dei cubani: «good morning queridos viejos y hermanos acabamos de arribar a esta bonita ciudad de Kansas un poco KANSADOS después de 7 horas de viaje». E nelle lettere inviate al Che quando non lo sfotte ironicamente firmandosi “tu eterno chicharrón” o “tuo ammiratore segreto”, opta per utilizzare la sigla K-100, ovvero Ca-Cien.

Poi il visto turistico scade e Camilo continua a lavorare clandestinamente finché le autorità non lo rispediscono a Cuba. Sull’isola resta il tempo di partecipare a una manifestazione studentesca, farsi bastonare dalla polizia ed essere ricoverato in ospedale per le ferite riportate a una gamba. Poi riparte per gli States dove rimane dal marzo al settembre 1956, quando decide di raggiungere gli esuli cubani in Messico. Qui incontra Fidel, Guevara e altri settantanove compagni pronti a tutto per liberare Cuba dalla dittatura batistiana. Sono il manipolo di idealisti che il 2 dicembre 1956 innescano la miccia della Revolución, gli ottantadue guerriglieri che partecipano alla rocambolesca spedizione del Granma arenatasi tra i fondali paludosi e le mangrovie nei pressi di Playa Las Coloradas. Camilo è l’ultimo ad aggregarsi alla ciurma e il primo, insieme a Ernesto Che Guevara, a entrare a La Habana il 2 gennaio 1959.

Si è fatto tardi. «Mi dispiace non averti cucinato la yuca». Corre nell’altra stanza, sento dei rumori. Torna e mi porge un sacchetto pieno di yuca. Poi mi ordina: «domani portalo al commesso de El Rapido e chiedigli in cambio un cappello uguale a quello di Camilo. Sarà un bel ricordo di Cuba».

Ci stringiamo la mano con due grossi sorrisi sulla faccia, poi il vecchio si toglie il cappello e finisce il racconto: «era il 28 ottobre 1959, sia io che K-100 avevamo ventisette anni quando lui se fue, ora li hai tu ragazzo e Camilo non è ancora morto. Rinasce ogni 6 febbraio con i denti ben in vista e il cappello in testa».

Accompagnamento musicale (e fotografico): C. Puebla, Canto a Camilo, 1960.

Poesie di Mario Benedetti II – Allende + Contraofensiva / Controffensiva

ALLENDE

Para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que congregar todos los odios
y además los aviones y los tanques
para batir al hombre de la paz
tuvieron que bombardearlo hacerlo llama
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
tuvieron que desatar la guerra turbia
para vencer al hombre de la paz
y acallar su voz modesta y taladrante
tuvieron que empujar el terror hasta el abismo
y matar más para seguir matando
para batir al hombre de la paz
tuvieron que asesinarlo muchas veces
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
tuvieron que imaginar que era una tropa
una armada una hueste una brigada
tuvieron que creer que era otro ejército
pero el hombre de la paz era tan sólo un pueblo
y tenía en sus manos un fusil y un mandato
y eran necesarios más tanques más rencores
más bombas más acciones más oprobios
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que afiliarse para siempre a la muerte
matar y matar más para seguir matando
y condenarse a la blindada soledad
para matar al hombre que era un pueblo
tuvieron que quedarse sin el pueblo.

ALLENDE

Per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero riunire tutti gli odi
e in più gli aerei e i carri armati
per battere l’uomo della pace
dovettero bombardarlo renderlo fiamma
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
dovettero scatenare una guerra torbida
per vincere l’uomo della pace
e zittire la sua voce modesta e martellante
dovettero spingere il terrore fino al baratro
e uccidere per continuare ad uccidere
per battere l’uomo della pace
dovettero assassinarlo molte volte
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
dovettero immaginare che era una truppa
un’armata una milizia una brigata
dovettero credere che fosse un altro esercito
però l’uomo della pace era soltanto un popolo
e aveva nelle sue mani un fucile e un mandato
ed eran necessari più carri armati più rancori
più bombe più azioni più obbrobri
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero affiliarsi per sempre alla morte
uccidere e uccidere di più per continuare ad uccidere
e condannarsi alla blindata solitudine
per uccidere l’uomo che era un popolo
dovettero rimanere senza il popolo.

CONTRAOFENSIVA

Si a uno
le dan
palos de ciego
la única
respuesta eficaz
es dar
palos
de vidente.

……

CONTROFFENSIVA

Se a qualcuno
danno
bastoni da cieco
l’unica
risposta efficace
è dare
bastoni
da vedente.

……..

Secondo post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.

QUI     Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che

Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Una decente serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK

Questa splendente versione italiana di Contraofensiva e di Allende è stata cordialmente attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alcune volte ha scritto cose accettabili che trovi QUI (link hyper).

Poesie di Mario Benedetti I – Acerca del Che / Riguardo al Che

ACERCA DEL CHE                                 RIGUARDO AL CHE

Consternados, Rabiosos                                    Costernati, Rabbiosi
Vámonos, derrotando afrentas.                         Andiamo, sconfiggendo affronti.
Ernesto “Che” Guevara                                      Ernesto “Che” Guevara
Así estamos                                                        Siamo così
consternados                                                     costernati
rabiosos                                                              rabbiosi
aunque esta muerte sea                                     benché questa morte sia
uno de los absurdos previsibles                          una delle assurdità prevedibili
da vergüenza mirar                                             è una vergogna guardare
los cuadros                                                          i quadri
los sillones                                                           i divani
las alfombras                                                       i tappeti
sacar una botella del refrigerador                    tirar fuori una bottiglia
………………………………………………………dal frigorifero
teclear las tres letras mundiales                       digitare le tre lettere mondiali
de tu nombre                                                    del tuo nome
en la rígida máquina                                         con la rigida macchina
que nunca                                                          che mai
nunca estuvo                                                     mai ha avuto
con la cinta tan pálida                                        il nastro così pallido
vergüenza tener frio                                          vergogna avere freddo
y arrimarse a la estufa como siempre            e accostarsi alla stufa come sempre
tener hambre y comer                                       aver fame e mangiare
esa cosa tan simple                                          questa cosa così semplice
abrir el tocadiscos                                              aprire il giradischi
y escuchar en silencio                                        e ascoltare in silenzio
sobre todo si es un cuarteto de Mozart            soprattutto se è un quartetto
……………………………………………………..di Mozart
da vergüenza el confort                                     è vergognoso il comfort
y el asma da vergüenza                                     e l’asma è una vergogna
cuando tú comandante estás cayendo            quando tu comandante stai cadendo
ametrallado                                                         mitragliato
fabuloso                                                              favoloso
nítido                                                                   nitido
eres nuestra conciencia acribillada                sei la nostra coscienza crivellata
dicen que te quemaron                                       dicono che ti han bruciato
con qué fuego                                                     con quale fuoco
van a quemar las buenas                                   bruceranno le buone
las buenas nuevas                                              le buone nuove
la irascible ternura                                              l’irrascibile tenerezza
que trajiste y llevaste                                          che portasti e ti portasti via
con tu tos                                                             con la tua tosse
con tu barro                                                         col tuo fango
dicen que incineraron                                         dicono che hanno incenerito
toda tu vocación                                                  tutta la tua vocazione
menos un dedo                                                    meno un dito
basta para mostrarnos el camino                    basta per mostrarci la strada
para acusar al monstruo y sus tizones           per accusare il mostro
……………………………………………………..e i suoi tizzoni
para apretar de nuevo los gatillos                   per premere di nuovo il grilletto
así estamos                                                          così siamo
consternados                                                       costernati
rabiosos                                                                rabbiosi
claro que con el tiempo la plomiza                   chiaro che con il tempo la plumbea
consternación                                                       costernazione
se nos irá pasando                                               ci starà lasciando
la rabia quedará                                                   la rabbia resterà
se hará mas limpia                                               si farà più pulita
estás muerto                                                        sei morto
estás vivo                                                             sei vivo
estás cayendo                                                      stai cadendo
estás nube                                                           sei nube
estás lluvia                                                           sei pioggia
estás estrella                                                        sei stella
donde estés                                                          ovunque tu sia
si es que estás                                                      se ci sei
si estás llegando                                                   se stai arrivando
aprovecha por fin                                                 approfitta infine
a respirar tranquilo                                             per respirare tranquillo
a llenarte de cielo los pulmones                        per riempirti i polmoni di cielo
donde estés                                                          ovunque tu sia
si es que estás                                                      se ci sei
si estás llegando                                                   se stai arrivando
será una pena que no exista Dios                     sarà un peccato che Dio non esista
pero habrá otros                                                   ma ce ne saranno altri
claro que habrá otros                                           chiaro che ce ne saranno altri
dignos de recibirte                                                degni di riceverti
comandante.                                                          comandante.

………

Primo post commemorativo con una poesia in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo. Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Delirante versione italiana attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alle volte ha scritto cose che trovi QUI.