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Reseña de Mahahual de Pino Cacucci @JornadaSemanal

Un mexicano italiano – Fabrizio Lorusso


Mahahual, paraíso no reciclable. Historias, leyendas,
anécdotas de Quintana Roo,

Pino Cacucci,
Fundación Mahaual,
México, 2014.


“Cuanto más conozco México, tanto más me convenzo de que no basta una vida para saborearlo en su totalidad.” Así empieza la novela más reciente de Pino Cacucci. Es un diario de viaje histórico y cultural, una colección de memorias, vivencias y personajes caribeños, publicada tanto en México como en Italia, en este último país con Feltrinelli.

Pino es una de las referencias imprescindibles para conocer México a través de la mirada de un italiano que empezó a vivir y a viajar acá en la década de los años ochenta y que nunca dejó de cruzar y narrar sus tierras. De hecho, es “por su culpa” que cientos de italianos han radicado en la costa oaxaqueña, especialmente en Puerto Escondido, una playa mítica y anhelada por quienes leyeron la novela homónima de Pino.

De este libro, el director Gabriele Salvatores, ganador del Oscar en 1992 conMediterráneo, hizo una película sobre un México que quizá ya no existe: un país de pueblitos metafísicos, lejanos e incomunicados, donde el tiempo y los corazones laten con sus propios ritmos; de panoramas surrealistas y encantadores, donde el pensamiento vaga despreocupado; de huaraches, polvo y miradas firmes en el camino; de aprecio por la vida simple y la buena compañía entre horizontes incontaminados y anocheceres silenciosos.

Escritor, periodista, autor de guiones para el teatro y el cine, Pino es un tejedor de mundos imaginarios, descubre lugares y rescata figuras antes olvidadas gracias a una obra compuesta por más de veinte novelas y guiones, como el de Nirvana, filme del mencionado Salvatores, así como decenas de traducciones al italiano, por ejemplo de autores como Paco Ignacio Taibo II, Yuri Herrera y Gabriel Trujillo Muñoz.

Sus escritos privilegian la visión de los vencidos, tienen un alcance intercultural, intergaláctico e intergeneracional, y se mueven entre géneros: el noir, el cuento de viaje, el relato histórico y de vida, el reportaje, la novela policíaca.

Fueron muchos los manifestantes que, durante el movimiento estudiantil italiano de 2010, eligieron un título de Cacucci para armar su book bloc, es decir, un escudo de cartón y plástico pintado como la portada de un libro para avanzar compactos en las marchas: la cultura que desafía los toletazos.

En el Paraíso no reciclable de Mahahual hay de eso y más. Está la península de Yucatán con sus historias y su gente, los piratas y el revolucionario Felipe Carrillo Puerto. Su hermana Elvia, quien fundó la Liga Feminista Campesina en 1912, y Gonzalo Guerrero, español “renegado” que luchó junto a los mayas. También están las denuncias de la contaminación global que llega a Mahahual y amenaza su medio ambiente. Está la curiosa historia del pez león, deleite culinario local, las exploraciones a Punta Herrero y Bacalar, en donde los pobladores hablan de su vida, cuentan anécdotas y dicen algunas verdades sobre el chicle, el cacao, el “descubrimiento” de Chacchoben/Yucatán, la convivencia con los huracanes, los tiburones…

Entre sus novelas se encuentran en español Tina, sobre la fotógrafa Tina Modotti; San Isidro Futbol, aventuras de una aldea del México profundo; El polvo de México, diario de viaje mexicano; En cualquier caso, ningún remordimiento, sobre el anarquista francés Jules Bonnot; Demasiado corazón, de género policíaco, ambientada en Tijuana; Nahui, dedicado a la artista Carmen Mondragón, y Las ballenas lo saben, sobre Baja California.

Mahahual

Mahahual libro italiaRecensione di Fabrizio Lorusso al libro: Pino Cacucci, Mahahual, Feltrinelli, 2014, pp. 128, € 12. Da CarmillaOnLine

L’ultimo viaggio di Pino Cacucci si chiama Mahahual. Siamo sul Mar dei Caraibi, dove finisce il Messico e comincia il Belize e dove ancora non arrivano le grandi masse di turisti che popolano e, a volte, infestano il resto della famosa Riviera Maya, cioè il tratto di costa che va da Cancun a Playa del Carmen fino a Tulum. Mahahual è una cittadina caraibica con un migliaio di abitanti. Si trova all’estremo sudorientale della penisola dello Yucatan, nello stato messicano del Quintana Roo, a circa 140 km da Chetumal e dalla meravigliosa Laguna Bacalar. Per raggiungere il villaggio si deve percorrere una strada impressionante: oltre cinquanta chilometri in linea retta tra selve e lagune conducono a spiagge bianche, da cui si scorge la barriera corallina, e a immense estensioni di mangrovie e palmeti che quasi invadono il centro abitato.

Ho scoperto questi luoghi durante un paio di brevi soggiorni: nel 2008, dopo il passaggio dell’uragano Dean che distrusse le spiagge e rase al suolo buona parte delle abitazioni nei pressi della costa, e di nuovo nel 2013, per la seconda edizione del “Festival Mahahual Cruzando Fronteras” (“attraversando frontiere”), durante la quale Pino Cacucci ha presentato il suo libro su Mahahual e il Quintana Roo. Dopo la ricostruzione degli ultimi anni, l’aspetto del paesello e del porticciolo è tornato normale, con i suoi piccoli alberghi, le caffetterie in riva al mare, con le sue acque cristalline, l’ombra paziente delle palme sulle spiagge di sabbia finissima, le sue bellezze sottomarine e paesaggistiche. A tratti la zona del lungomare e alcuni ristoranti del centro appaiono più adatti ai gusti dei turisti tradizionali ed esigenti che a quelli dei viaggiatori-esploratori e dei backpacker, ma non intaccano comunque il carattere rustico del pueblo, né sconfinano nel cattivo gusto, come invece succede in molte altre località che in pochi anni di “sviluppo” diventano irriconoscibili e invivibili. Inoltre a Mahahual le costruzioni rispettano ancora l’armonia dell’ambiente circostante, a pochi passi dal centro regnano la tranquillità e la natura incontaminata e infine non mancano le opzioni economiche per accampare e nutrirsi.

Nei racconti di Pino Cacucci, che mai si stanca di raccontare il Messico, le sue meraviglie ma anche le sue problematiche, Mahahual è un “paradiso non riciclabile”. Sopravvive in un equilibrio instabile e delicato, costantemente minacciato da tentativi di speculazione edilizia e gigantismo turistico, incompatibili con l’ecosistema e con la conservazione dell’intorno socio-culturale della zona, e dai rifiuti che minacciano la costa. “La corrente del mare porta al largo delle nostre coste i rifiuti di mezzo mondo, sono di continenti diversi perché vediamo bottiglie del Venezuela, della Spagna o degli USA, per cui il Festival è anche una riflessione su come affrontare il problema”, spiega Luciano Consoli, del comitato organizzatore di Cruzando Fronteras.

Mahahual 056 (Medium)Ma il nuovo vagabondaggio di Pino, autore di oltre venti romanzi quasi sempre legati al Messico tra cui ricordo Tina, Puerto Escondido, San Isidro Futból, La polvere del Messico e In ogni caso nessun rimorso,va oltre Mahahual e, infatti, il sottotitolo dell’edizione messicana, curata da Fundación Mahahual, è “Storie, leggende e aneddoti del Quintana Roo”. Si tratta di una zona del Messico di cui si conosce molto poco, anche se il suo passato è pieno di ribellioni, personaggi, memorie, lotte ed eventi molto interessanti. “Più conosco il Messico e più mi convinco che non basta una vita per assaporarlo tutto. Troppo vasto, troppo intenso, per giunta mutevole: mi capita di tornare in luoghi dove sono stato e riscoprirli diversi da come li ricordavo. Mahahual ha i ritmi sonnacchiosi di sempre, silenziosa e sgangheratamente genuina, il Messico come l’ho conosciuto trent’anni fa”.

Così esordisce l’esplorazione di Pino in uno Yucatan dimenticato, sempre in bilico nel corso della sua storia tra il più becero tradizionalismo sfruttatore, coloniale e patriarcale, e la ribellione dei popoli che lo abitano, maya in primis, e delle donne, dei lavoratori, così come della natura e del clima, così estremi e bizzosi in questa regione. A titolo di esempio basti pensare che, nei territori che oggi conosciamo per i siti archeologici della ruta maya, i tour sfrenati e i tragici pacchetti all inclusive, le spiagge bianche, gli ex porti di pescatori trasformati in città come Cancun e Playa del Carmen, fino a pochi anni fa vigeva ancora loius primae noctis o, in spagnolo, derecho de pernada, per cui i latifondisti delle piantagioni avevano il diritto di avere relazioni sessuali con le figlie dei mezzadri prima che si sposassero con un altro contadino.

Mahahual 062Antropologico, cronachistico ma soprattutto narrativo e storico, questo romanzo riscatta dall’oblio varie figure della vicenda storica locale, nazionale e mondiale: pirati, corsari, conquistatori, condottieri ribelli, indigeni e meticci, e soprattutto la gente della penisola dello Yucatan, una regione decisamente splendida e contraddittoria come tutto il Messico, soprattutto se si sconfina al di là dei circuiti tradizionali del turismo. E questo romanzo lo fa, esce dal sentiero stabilito e ci rende complici di nomadismi compulsivi nel tempo e nello spazio.

E quindi vi troviamo il rivoluzionario Felipe Carrillo Puerto e sua sorella Elvia, che fondò la Lega Femminista Contadina nel 1912. C’è Gonzalo Guerrero, spagnolo “rinnegato” che lottò e morì affianco ai maya che i suoi ex commilitoni vollero, invano, annichilire. C’è la denuncia dell’isola di plastica, estesa come il Canada, che naviga nell’Oceano Pacifico e che, sebbene in proporzioni diverse, ricorda il fenomeno del passaggio dei residui plastici e di altra natura, spesso ignota, al largo delle coste di Mahahual. E ci sono le persone che popolano questa terra con i loro aneddoti, le loro storie familiari, i ricordi e le curiosità tramandate di generazione in generazione. C’è lo strano caso dei Pesci Leone, voracissimi predatori, forse (?) fuggiti dal famoso acquario di Miami, che fanno la concorrenza ai pescatori del posto e che sono diventati, loro malgrado, vittime e prelibatezze della vendicativa cucina locale. Ci sono le esplorazioni della mitica Punta Herrero e di Bacalar, le testimonianze di famiglie e comunità, e ancora alcune cruciali verità sul cacao, sulla gomma da masticare o chicle, sulla convivenza con gli uragani e gli squali, sulla scoperta di Chacchoben-Yucatan e molte altre che la polvere del Messico e Pino Cacucci hanno di nuovo portato fino a noi.

Cruzando Fronteras en Mahahual (Jornada Semanal)

Mahahual Pez

Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal – Por segundo año consecutivo, el pueblo caribeño de Mahahual, Quintana Roo, se convirtió en un cruce de culturas, en una frontera virtual entre los dos lados del charco, entre México e Italia, el Mediterráneo y el Caribe.

Del 1 al 8 de marzo, se realizó la segunda edición del Festival de dos Culturas Cruzando Fronteras en Mahahual recibió al público y a un centenar de invitados, entre ellos, artistas plásticos, periodistas, escritores, actores, músicos, pintores, cantantes, académicos, artesanos, guionistas y fotógrafos.

“Somos soñadores y nos atrae un gran reto: crear un Festival Cultural que una nuestras dos culturas que han estado siempre en contacto y se han comunicado entre sí: la mexicana y la italiana”, se lee en la web del festival.

Mahahual es una pequeña ciudad que se asoma al Caribe, en el extremo sur oriental de la península de Yucatán, pegado a Belice. Es la última frontera situada entre el arrecife y el manglar y está a la vanguardia en la lucha para protegerlos de la contaminación.

El evento representó una ocasión única de intercambio en la región, ya que su filosofía es “para aquellos que sienten la necesidad de soñar, de nutrir utopías” en el ámbito de un “viaje colectivo” que tiene significado por “las emociones que se viven a lo largo del camino”.

Por un lado, uno de los objetivos del festival fue compartir el trabajo de artistas e intelectuales mexicanos e italianos, tanto de los más conocidos como de los muchos artesanos del intelecto capaces de dejar su huella y de “ofrecer un millar de probaditas, sin provocar indigestión de grandilocuencia”.

Por otro lado, la defensa de la naturaleza y de los delicados equilibrios de este sitio de ecoturismo tiene prioridad sobre el puro interés cultural, que nunca debería ser un fin en sí mismo, y la voluntad de dar a conocer y promover el lugar y sus bellezas.

Cruzando Fronteras es un festival independiente, organizado por gente local, aunque se vale del apoyo de un conjunto de instituciones italianas y mexicanas como el gobierno del estado de Quintana Roo, el Conaculta, el Ayuntamiento Othón P. Blanco y el de Bacalar, la embajada de Italia en Ciudad de México y su oficina cultural, la Fundación Mahahual, la Universidad de Quintana Roo, el Instituto Italo-Latinoamericano y el fideicomiso Gran Costa Maya, entre otras.

Este año los organizadores convocaron a los pintores, muralistas y escultores para transformar Mahahual en un museo a cielo abierto, pintando las fachadas de las casas, hoteles y restaurantes o construir monumentos y esculturas de materiales reciclados.

El proyecto del museo a cielo abierto, contó con la colaboración de artistas como Antun Koijton y Arbey Rivera, dos pintores mexicanos; del muralista italiano Eddy Prigol y de Dario Varrica, pintor italiano activo en Tijuana, despertó el interés no sólo de los realizadores, quienes aceptaron la invitación de la Fundación Mahahual, sino de los habitantes y visitantes del pueblo.

En esta edición, Cruzando Fronteras tuvo como cultura invitada a Argentina. La escultora de ese país, Sabrina Coco, también contribuyó con el museo a cielo abierto de Mahahual con una figura de seis metros por cuatro, hecha con 30 mil botellas de plástico PET en la entrada del municipio.

La obra quedará como símbolo del grave problema ambiental que vive esta zona, pues “las corrientes del mar traen la basura de todo el mundo, miles de toneladas de basura, y sabemos que provienen de distintos continentes, porque vemos botellas de Venezuela, España, Estados Unidos, situación que afecta a los que habitamos Mahahual, y que a pesar de no ser los causantes, intentamos resolverlo, limpiándolo. Por ello, buscaremos atender este problema en medio de tanta cultura y arte”, señaló Luciano Consoli, organizador del evento y presidente de la Fundación Mahahual.

Al respecto, el escritor y periodista italiano Pino Cacucci, autor de novelas traducidas al español como El polvo de MéxicoSan Isidro futbolTina y Demasiado corazón, presentó su más reciente libro, Mahahual, un paraíso no reciclable, justamente para relatar la historia y tradiciones de esta región y sensibilizar sobre el peligro que constituyen cientos de toneladas de residuos tóxicos que el mar arroja en los arenales de la Costa Maya. Pese a la amenaza ecológica y a los llamados para que se actúe rápidamente, en el horizonte de Mahahual siguen prevaleciendo los árboles, un océano azul al este, un océano verde de selva al oeste y un cielo terso en el cual las fragatas de grandes alas negras navegan, a veces inmóviles, aprovechando las corrientes de aire. Sin embargo, no sabemos por cuánto tiempo seguirá siendo así.

Según Consoli, se trata de romper fronteras “de la forma más original para acercar la cultura al mayor número de personas, especialmente a aquellos que no tienen la oportunidad de visitar un museo o galería de arte. Los artistas se han enriquecido y estimulado por esta presencia constante y el arte popular que destruye todas las barreras para ser disfrutado por todos”.

Por eso las actividades previstas fueron diversas: la escritora de origen italiano Ángeles Mastretta presentó su nueva obra y se inauguraron debates y tertulias sobre temas culturales y sociales como las economías alternativas, la Santa Muerte, el estado del periodismo y la espiritualidad. El pueblo fue invadido por exposiciones permanentes de pintura, escultura y fotografía, presentaciones de libros con los autores y tertulias, sesiones de meditación y proyección de documentales. La actriz italiana Maria Teresa Trentin amenizó con su teatro de títeres. También hubo conciertos nocturnos de reggae con Congal Tijuana, de country con Javier Trejo, de blues con Alberto Colombo, Fer Ruvel y Edher Corte, de rock con Se Renta Baños, de clásica y piano con Luca Rebola y María Carmen Delgado, de música tradicional y canción popular con Corazón y Vida Maya, entre otros.

Santa Muerte, cinema e TV

Santa Muerte Playa Mahahual Mexico 004
Santa Muerte ora pro nobis! – Viaggio da culto made in Mexico: da Dexter a 21 Grammi, passando per Le belve di Oliver Stone, quanta devozione…
[di Giacomo d’Alelio – Cinematografo.It] Da anni, ben 12, Fabrizio Lorusso, giornalista e ricercatore di Milano, si trova in México, nella  capitale, il DF. Nel 2013 ha pubblicato con Stampa Alternativa Santa Muerte. Patrona dell’umanità, presentato i giorni scorsi al Festival Cruzando Fronteras a Mahahual. Dal 2001 la devozione popolare diffusa della Niña Blanca è uscita allo scoperto grazie a Doña Queta, sua custode, la prima a costruire un altare ufficiale, statua protetta da una teca, a Tepito, il barrio (quartiere, ndr) più antico e più povero del DF. Da allora, oltre che aumentare la quantità di devoti, è cresciuta la sua presenza su piccolo e grande schermo. Ma come?
dexter
“Sono pochi quelli che parlano davvero di quello che rappresenta – ci dice Lorusso -. Si rimane al rapporto coi narcos, o a ipotetici influssi paranormali, come ha fatto, in un film bruttissimo, Paco Del Toro: La Santa Muerte. Ci si butta sull’effetto più facile, e non si pensa al resto, alla verità che la accompagna. Nel 2006 Eva Aridjis, figlia, d’arte, dello scrittore Homero Aridjis, autore de La Santa Muerte, ha realizzato un documentario dal titolo omonimo (voce narrante Gael García Bernal, ndr). A Tepito non è visto di buon occhio, soprattutto l’opera del padre. Sono persone che vivono a Chatulpetec, nei quartieri alti, e non conoscono la realtà dei bassifondi.” Anche Dexter, in una puntata proprio chiamata Santa Muerte, è andato a navigare in quelle acque. “Soprattutto all’inizio il culto era poco conosciuto, proprio a livello di ricerca. Dexter appartiene ancora a quell’epoca, tanto che l’associa alla comunità venezuelana di Miami, il che è abbastanza strano, perché non sono né centro americani, né méxicanos, né chicanos…”
E la scena dei due sicari méxicanos in Breaking Bad, che prima di partire in missione per uccidere Walter White pregano in una cappella nel deserto? “È una scena anche realistica, nessuno può escludere che succeda e ci sono testimonianze dirette dei gruppi nel DF, che chiedono protezione alla Santa Muerte anche quando vanno ad uccidere. Sono comunque persone vulnerabili, e più soggette al pericolo, come lo sono i poliziotti, i tassisti, le prostitute, le comunità lesbiche, gay, transessuali della città. I poveri sono i più esposti di tutti, figuriamoci nei narcos: la manovalanza criminale viene da lì… Ma il culto è molto più complesso, più storico, più antico, più interessante di tutto questo”. Ne hanno parlato anche due pezzi da novanta che non ti aspetti. “La CIA, nel 2003, con un report che la definiva la “Santa dei narcos”. E recentemente l’FBI, con Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killings”. Perché tutto questo? “Fa più notizia un milione o due di devoti che fanno il rosario tutte le domeniche, o un sacrificio umano ogni tanto, un omicidio con una statua a fianco che crea mistero, un narcotrafficante più o meno famoso con la Santa Muerte?” E la figura di Benicio Del Toro, tatuato, disperato e “rinato” in 21 Grammi di Iñárritu? “Se ci muoviamo dal trattare la sola Santa Muerte e ci spingiamo verso la devozione popolare, troviamo molti riferimenti. Il caso delle pandillas (gang, ndr) locali, che usano il tatuaggio, o la sua immagine come “collante”, come forma di espiazione, è uno di questi, ed è sempre esistita. Ma oltre a lei ci sono tante altre figure.”
Ancora qualche titolo? “El Infierno di Luis Estrada, Le belve di Oliver Stone, ma sono film sui narcos, ed è presente solo come sfondo. Potrei citare anche Per una vita migliore, con Demian Bichir, un Ladri di biciclette con migranti méxicani: c’è nella sua dimensione naturale, dentro le case, come qualunque altra figura devota. È strano invece che non ci sia in Dal tramonto all’alba di Rodriguez… ma forse era ancora troppo presto (era il 1996, ndr)”.
E l’Italia? “C’è un progetto indipendente dell’Opificio Ciclope di Bologna, iniziato nel 2006. Sono riusciti a rimontarlo solo l’anno scorso, e sta girando per i festival: da vedere”. Fabrizio Lorusso ci saluta con un codice morale da seguire: “Contro tutti quelli che cercano di sfruttarla in modo indebito o commerciale, i devoti credono che la Santa si arrabbi… in genere a Tepito dicono che “no solapa a pendejos, ni enaltece a cabrones”: non nasconde gli stupidi, né eleva gli approfittatori”.

Italia y México se encontrarán en Mahahual

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[Fabrizio Lorusso – Variopinto al día] Mahahual está donde termina México. Es un pueblito que se asoma al Mar del Caribe, en el extremo sur oriental de la península de Yucatán, pegado a Belice y a unos 140 km de carretera de Chetumal. Es la última frontera ubicada entre el arrecife y el manglar y está en primera línea en la lucha contra la contaminación que los amenaza. Esta pequeña ciudad de pescadores, sin perder su identidad, progresivamente se ha ido transformando también en un sitio ecoturístico alternativo, con respecto de las muy concurridas localidades de Cancún, Tulum y Playa del Carmen.

Es en este pueblo donde se van a encontrar la cultura italiana y la mexicana gracias a la segunda edición del Festival de dos Culturas “Cruzando Fronteras” que, entre el 1 y el 8 de marzo, recibirá al público en general y a un centenar de invitados, entre ellos artistas plásticos, periodistas, escritores, actores, músicos, pintores, cantantes, académicos, artesanos, guionistas y fotógrafos. Entonces, por segundo año consecutivo, Mahahual y el Estado de Quintana Roo, la entidad en que se encuentra esta playa paradisiaca, se convertirán en un cruce de culturas, en una frontera virtual entre los dos lados del charco, entre México e Italia, el Mediterráneo y el Caribe.

“Somos soñadores y nos atrae un gran reto: crear un Festival Cultural que una nuestras dos culturas que han estado siempre en contacto y se han comunicado entre sí: la mexicana y la italiana”, se lee en la página del evento. Esta manifestación es única en México y Centroamérica y está pensada “para los que sienten la necesidad de soñar, de nutrir utopías dentro de un viaje colectivo” que tiene significado por las emociones que se viven a lo largo del camino.

Por 8 días se compartirán los trabajos de artistas e intelectuales mexicanos e italianos, pero el objetivo es también sensibilizar acerca de la defensa de la naturaleza y de los equilibrios en peligro en este sitio ecoturístico. La cultura no es un fin en sí misma y se acompaña de la voluntad de promover el lugar y sus bellezas, por un lado, y de la capacidad de llamar la atención sobre el peligro ecológico que corre la región entera, por el otro.

“La corriente del mar, trae la basura de todo el mundo, miles de toneladas de basura, sabemos que es e distintos continentes porque vemos botellas de Venezuela, España, Estados Unidos, por lo que este Cruzando Fronteras también será un foro de reflexión de cómo atender este problema”, expresó Luciano Consoli, presidente de la Fundación Mahahual y organizador del evento.

Cruzando Fronteras es un Festival independiente organizado por locales, aunque se vale del apoyo de un conjunto de instituciones italianas y mexicanas como el Gobierno del Estado de Quintana Roo, el CONACULTA, el Ayuntamiento Othón P. Blanco y el de Bacalar, la Embajada de Italia en la Ciudad de México y su oficina cultural, la Fundación Mahahual, la Universidad de Quintana Roo, el Instituto Italo-Latinoamericano y el Fideicomiso Gran Costa Maya, entre otras.

Las actividades previstas son de las más diversas: la escritora de origen italiano Ángeles Mastretta va a presentar su nueva obra, se inaugurarán exposiciones fotográficas, además de debates y tertulias sobre temas culturales y sociales. El pueblo será invadido por exposiciones permanentes de pintura y escultura, presentaciones de libros con los autores y encuentros, sesiones de meditación y proyección de documentales sobre los temas más variados como las economías alternativas, la Santa Muerte, la literatura de varios países, la situación de Haití, la espiritualidad y los “mantras mexicanos” con Prem Dayal, el arte maya, la fotografía, el periodismo en México e Italia. La actriz italiana Maria Teresa Trentin amenizará con su teatro de títeres. También habrá conciertos nocturnos de reggae con Congal Tijuana, de country con Javier Trejo, de blues con Alberto Colombo, Fer Ruvel y Edher Corte, de rock con Se renta baños, de clásica y piano con Luca Rebola y María Carmen Delgado, de baile y canción popular con Corazón y Vida Maya, entre otros.

De particular interés es el proyecto de “Museo a cielo abierto” con el cual se pretende transformar la apariencia de la ciudad. De hecho, dentro del legado cultural que dejarán los artistas en Mahahual, se encuentra un monumento de seis metros a base de material reciclado. Será un monumento al mar, que realizará la escultora argentina Sabrina Coco, usando 30 mil botellas de plástico PET, y que se ubicará en la entrada de la comunidad para convertirse en un nuevo símbolo de Mahahual. El material empleado para esta obra escultórica, es producto de las jornadas de limpieza que se realizan por la costa en un área ubicada entre Xcalak y Mahahual, donde caprichosamente las corrientes marinas arrojan estos desperdicios procedentes de tres continentes.

Consoli también destacó que, además de los murales que ha realizado el pintor Eddy Prigol en fachadas de hoteles y casas, habrá una presentación del escritor italiano Pino Cacucci, autor de novelas sobre México como “El polvo de México”, “Puerto Escondido”, “Tina” y “San Isidro futbol”, quien escribió su nuevo libro “Mahahual, un paraíso no reciclable”, justamente sobre el problema ambiental de esta zona. Pese a la amenaza ecológica en el horizonte de Mahahual, aún prevalecen el verde de la selva al oeste y un océano azul cristalino al este, No obstante, no se sabe por cuánto tiempo será así. Mientras tanto, quedamos en la espera del Festival.  Twitter @FabrizioLorusso