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Extorted and exploited: Haitian labourers on Dominican sugar plantations

Pubblichiamo oggi un articolo in inglese di Raúl Zecca Castel apparso il 14 novembre 2017 sul portale openDemocracy.  Si tratta di un breve ma intenso – e drammatico – resoconto di come il processo di privatizzazione dell’industria saccarifera dominicana abbia determinato l’emergenza di nuove forme di schiavitù basate sulla trappola del debito. A farne le spese, come sempre, gli ultimi della scala sociale: i migranti, in questo caso haitiani.

Haiti, a former sugar colony, was formed through the rebellion of slaves, yet now many Haitians find themselves completely subordinated to the private sugar companies of the Dominican Republic.

“We are like slaves in freedom, we work and we do not earn any money, we work for nothing … we cannot even buy shoes, a shirt, a pair of pants … we are like slaves in freedom because we are free to leave the job, we know that there are other places to go and work. We can leave, so we are free. But when one does this job he is like a slave, a prisoner, because without money he can’t go wherever he wants. He has to stay and pay debts at the shop … and then the job has to be finished.”

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“Come schiavi in libertà” su Open-Distribuzioni Dal Basso

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Con grande piacere segnaliamo l’inserimento di “Come schiavi in libertà” – documentario realizzato dal nostro Raúl Zecca Castel – nella libreria on-line della piattaforma OpenDDB-Distribuzioni Dal Basso: la prima rete distributiva di produzioni indipendenti in Europa.

Da oggi il documentario potrà essere scaricato e visualizzato in tutto il mondo con la possibilità di associare i relativi sottotitoli in lingua inglese e francese solo versando un contributo volontario che servirà alla rete di OpenDDB per gestire e continuare a sostenere progetti liberi e indipendenti, oltre che all’autore per investire nuove forze in ulteriori progetti.

Cliccando qui sarete diretti alla pagina specifica di OpenDDB dedicata al documentario.

Per tutte le info relative al documentario e al libro vi consigliamo di consultare la nostra pagina delle produzioni cliccando qui: “Come schiavi in libertà”.

Sopravvivere di spazzatura: la vita in una discarica della Repubblica Dominicana. Video+Fotogallery

di Raúl Zecca Castel

Contenuto originariamente pubblicato sul portale dominicano online Acento del gruppo BBC Mundo. Fotogallery in fondo all’articolo.

Terra di paradossi e contrasti, la Repubblica Dominicana non offre solo le meravigliose spiagge caraibiche e le bellezze naturali che attraggono ogni anno migliaia di turisti da ogni angolo del mondo. Alle periferie di San Pedro de Macoris, circondata da una natura esuberante, un’immensa discarica a cielo aperto accoglie migliaia di tonnellate di rifiuti urbani provenienti da tutto il circondario.

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“Adonis, il pugile fantasma” – [video]

Questo 23 maggio 2017, in Repubblica Dominicana, ricorreva il terzo anniversario dall’entrata in vigore della controversa Ley 169-14, meglio nota come Ley de Naturalización. Con questo provvedimento, il Governo dominicano intendeva porre rimedio alla riforma costituzionale del 2013 che, applicando retroattivamente nuovi criteri per l’acquisizione della nazionalità, di fatto, aveva prodotto oltre 200.000 apolidi. Tuttavia, ancora oggi, a tre anni di distanza, sono pochissime le persone che hanno potuto regolarizzare il loro status, mentre la maggior parte degli afectados resta sospesa in un limbo giuridico nel quale sono negati tutti i diritti civili. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni (IOM), inoltre, tra il 2015 e il 2016, circa 100.000 persone ritenute irregolari, quasi tutte di origine haitiana, sono state rimpatriate ad Haiti, in un clima di crescente tensione e violenza.

Questa è la storia di Adonis, un giovane pugile di talento nato e cresciuto in Repubblica Dominicana, il cui sogno di riscatto si è infranto contro il muro della burocrazia e del razzismo. Il corto, realizzato da Raúl Zecca Castel, è stato adottato e diffuso da Amnesty International all’interno della campagna di sensibilizzazione contro l’apatridia.

Per visualizzare la versione inglese clicca qui, mentre per quella in francese clicca qui.

Di seguito riproponiamo la lettura del reportage “Da schiavi a zombi”, sempre a firma di Raúl Zecca Castel, originariamente pubblicato sull’edizione online del Corriere della Sera il 12 gennaio 2017.

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Intervista con Idalina Bordignon: suora missionaria in Repubblica Dominicana impegnata nella difesa dei diritti dei migranti

di Raúl Zecca Castel

reconocido[in collaborazione con FrontiereNews] In Repubblica Dominicana, una discussa sentenza della Corte Costituzionale ha revocato la cittadinanza a oltre 200mila persone di origine haitiana determinando una situazione di forte conflitto sociale dai risvolti inquietanti. Abbiamo deciso di parlarne con Idalina Bordignon. Missionaria scalabriniana, Idalina Bordignon è direttrice del Centro de Atencion Jesus Peregrino, ONG religiosa che con il supporto dell’UNHCR è impegnata nella difesa e nella tutela dei diritti dei migranti. Fondato nel 1991 a Consuelo, nella provincia di San Pedro de Macoris – regione orientale della Repubblica Dominicana -, il CAJP svolge un lavoro prezioso, soprattutto in area di supporto legale, per migliaia migranti haitiani colpiti da una sentenza clamorosa.

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El impasse político de Haití @LaJornada @LaJornadaOnLine

impasse-haiti[Fabrizio Lorusso* Diario La Jornada – Lee también, en italiano: I migranti haitiani alla frontiera USA] Tras un año de tensiones políticas, fraudes electorales, calamidades naturales, protestas callejeras y cuatro postergaciones del voto popular, el pasado 20 de noviembre Haití vivió una jornada electoral en que se renovó un tercio de los congresistas y se eligió al nuevo presidente. El país llegó al voto con una economía estancada, una inflación de 10 por ciento y 80 por ciento de la población en la pobreza.

Gli haitiani alla frontiera USA e l’incognita Trump (intervista a Caterina Morbiato)

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Da frontiere news: INTERVISTA DI FABRIZIO LORUSSO, FOTO DI HERIBERTO PAREDES

Caterina Morbiato, antropologa italiana esperta di temi migratori in Messico, ha da poco visitato la frontiera tra Tijuana e San Diego presso cui sono bloccati migliaia di migranti haitiani che, dopo un viaggio estenuante e rischiosissimo dal Brasile al Centro America e al Messico, rischiano ora di non poter entrare negli Stati Uniti, loro obiettivo finale. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americana ha, ovviamente, complicato la loro situazione. 

In breve, come si spiega la presenza migliaia di haitiani bloccati a Tijuana, in Messico?

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#Haiti non esiste: i rifugiati haitiani alla frontiera di #Tijuana #Messico

haitiani-tijuana-1[Di Caterina Morbiato (foto di Heriberto Paredes) da Carmilla]. Tijuana é la cittá di frontiera per antonomasia: un approdo per naufraghi arrivati da ogni dove alla ricerca di un nuovo inizio o una nuova partenza. Esplorare le sue strade significa impastarsi le mani di una belleza sordida, nata dal transito di culture e di lingue che si ibridano e si contaminano. La frontiera plasma Tijuana con il continuo transito di genti diverse: ora i deportati dagli Stati Uniti; ora gli sfollati messicani che fuggono da zone seviziate dal narco e che cercano, invano, di essere riconosciuti come rifugiati; ora i migranti centroamericani che incarnano una crisi umanitaria che sembra non avere fine. Basterebbe osservare chi si muove attraverso e attorno a el bordo -come a Tijuana chiamano il confine, distorcendo la parola inglese “border”- per intuire quello che succede nell’intera regione. Da qualche mese una nuova presenza si somma a questa eclettica fusione di umanitá: sono le centinaia di uomini e donne haitiani che arrivano giornalmente dopo aver intrapreso un viaggio interminabile. Chi non riesce a trovare posto nei diversi centri di accoglienza, dorme in piccoli hotel o case di privati che hanno improvvisato alloggi informali, ma in molti si ritrovano a passare la notte per strada. Secondo l’Istituto Nazionale di Migrazione messicano da maggio di quest’anno ad oggi circa 14mila haitiani sarebbero entrati in Messico; a Tijuana sarebbero circa 6mila e ulteriori arrivi sono previsti nei prossimi mesi a causa dei danni provocati dall’uragano Matthew che a inizio ottobre si é abbattuto sull’isola.  Continua a leggere