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Intervista con Idalina Bordignon: suora missionaria in Repubblica Dominicana impegnata nella difesa dei diritti dei migranti

di Raúl Zecca Castel

reconocido[in collaborazione con FrontiereNews] In Repubblica Dominicana, una discussa sentenza della Corte Costituzionale ha revocato la cittadinanza a oltre 200mila persone di origine haitiana determinando una situazione di forte conflitto sociale dai risvolti inquietanti. Abbiamo deciso di parlarne con Idalina Bordignon. Missionaria scalabriniana, Idalina Bordignon è direttrice del Centro de Atencion Jesus Peregrino, ONG religiosa che con il supporto dell’UNHCR è impegnata nella difesa e nella tutela dei diritti dei migranti. Fondato nel 1991 a Consuelo, nella provincia di San Pedro de Macoris – regione orientale della Repubblica Dominicana -, il CAJP svolge un lavoro prezioso, soprattutto in area di supporto legale, per migliaia migranti haitiani colpiti da una sentenza clamorosa.

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El impasse político de Haití @LaJornada @LaJornadaOnLine

impasse-haiti[Fabrizio Lorusso* Diario La Jornada – Lee también, en italiano: I migranti haitiani alla frontiera USA] Tras un año de tensiones políticas, fraudes electorales, calamidades naturales, protestas callejeras y cuatro postergaciones del voto popular, el pasado 20 de noviembre Haití vivió una jornada electoral en que se renovó un tercio de los congresistas y se eligió al nuevo presidente. El país llegó al voto con una economía estancada, una inflación de 10 por ciento y 80 por ciento de la población en la pobreza.

Gli haitiani alla frontiera USA e l’incognita Trump (intervista a Caterina Morbiato)

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Da frontiere news: INTERVISTA DI FABRIZIO LORUSSO, FOTO DI HERIBERTO PAREDES

Caterina Morbiato, antropologa italiana esperta di temi migratori in Messico, ha da poco visitato la frontiera tra Tijuana e San Diego presso cui sono bloccati migliaia di migranti haitiani che, dopo un viaggio estenuante e rischiosissimo dal Brasile al Centro America e al Messico, rischiano ora di non poter entrare negli Stati Uniti, loro obiettivo finale. La vittoria di Donald Trump alle presidenziali americana ha, ovviamente, complicato la loro situazione. 

In breve, come si spiega la presenza migliaia di haitiani bloccati a Tijuana, in Messico?

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#Haiti non esiste: i rifugiati haitiani alla frontiera di #Tijuana #Messico

haitiani-tijuana-1[Di Caterina Morbiato (foto di Heriberto Paredes) da Carmilla]. Tijuana é la cittá di frontiera per antonomasia: un approdo per naufraghi arrivati da ogni dove alla ricerca di un nuovo inizio o una nuova partenza. Esplorare le sue strade significa impastarsi le mani di una belleza sordida, nata dal transito di culture e di lingue che si ibridano e si contaminano. La frontiera plasma Tijuana con il continuo transito di genti diverse: ora i deportati dagli Stati Uniti; ora gli sfollati messicani che fuggono da zone seviziate dal narco e che cercano, invano, di essere riconosciuti come rifugiati; ora i migranti centroamericani che incarnano una crisi umanitaria che sembra non avere fine. Basterebbe osservare chi si muove attraverso e attorno a el bordo -come a Tijuana chiamano il confine, distorcendo la parola inglese “border”- per intuire quello che succede nell’intera regione. Da qualche mese una nuova presenza si somma a questa eclettica fusione di umanitá: sono le centinaia di uomini e donne haitiani che arrivano giornalmente dopo aver intrapreso un viaggio interminabile. Chi non riesce a trovare posto nei diversi centri di accoglienza, dorme in piccoli hotel o case di privati che hanno improvvisato alloggi informali, ma in molti si ritrovano a passare la notte per strada. Secondo l’Istituto Nazionale di Migrazione messicano da maggio di quest’anno ad oggi circa 14mila haitiani sarebbero entrati in Messico; a Tijuana sarebbero circa 6mila e ulteriori arrivi sono previsti nei prossimi mesi a causa dei danni provocati dall’uragano Matthew che a inizio ottobre si é abbattuto sull’isola.  Continua a leggere

Elezioni presidenziali ad #Haiti su @Radio1Rai @vocidelmattino @END_Edizioni

haiti-elections-2010A Voci del mattino, programma di Radio Uno Rai del 21 novembre, abbiamo parlato delle elezioni ad Haiti (dopo il minuto 6:30 ascolta a questo link il podcast). In studio Paolo Salerno.

Ecco gli argomenti della puntata: Sarkozy fuori nel primo turno delle primarie del centrodestra francese. Le elezioni presidenziali ad Haiti. Rischio genocidio in Burundi. La prima settimana della cucina italiana nel mondo, vetrina del made in Italy. Il punto sulle indagini della magistratura sulla xylella nel Salento. Il programma: Voci del Mattino propone quotidianamente notizie, rassegna dei media esteri e approfondimenti sull’attualità, con particolare attenzione ai temi internazionali. Conducono, dal lunedi al venerdi Paolo Salerno, il sabato Lorenzo Opice In redazione: Rita Pedditzi, Colomba Sampalmieri Assistenti al programma: Francesca Alibrandi, Roberta Genuini, Maria Grazia Santoe Claudio Urbani. Regia di Mauro Convertito

#Haiti elezioni e situazione socioeconomica su #Esteri @RadioPopMilano @END_edizioni @emavalenti

HaitiNeverDiesA Esteri di Radio Popolare dal minuto 18 parliamo del lunghissimo processo elettorale haitiano, cominciato più di un anno fa e rinviato più volte per le proteste, i brogli e le calamità naturali. In studio Emanuele Valenti. Scarica il podcast a questo link – Ascolta a questo link   

Di seguito l’indice della puntata: 1- Le ultime amministrazioni americane hanno dimenticato poveri e lavoratori…Dietro al fenomeno Trump tante promesse mai mantenute. L’intervista all’economista americano Antonio Callari, Franklin and Marshall College, Lancaster).2- Francia. La destra tranquilla di Francois Fillon. L’ultra-liberale è il grande favorito al ballottaggio delle primarie del centro-destra di domenica prossima (Francesco Giorgini).3-“Abbiamo i piedi consumati, non riusciamo più a camminare”…In viaggio con i migranti del Centro-America verso gli Stati Uniti. Quarta puntata (Sara Milanese).4- Haiti. Dopo un anno di rinvii si è votato per eleggere il nuovo presidente. Erediterà un paese che ha sempre più problemi. Molte le responsabilità della comunità internazionale (Fabrizio Lorusso).5- RB Lipsia. La squadra di calcio più odiata in Germania, nonostante il secondo posto in classifica (Dario Falcini).

El vudú neocolonial contra Haití @LaJornada @lajornadaonline

Fabrizio Lorusso – La Jornada – Haití fue la primera república negra y antiesclavista independiente del mundo. Sin embargo, desde su exitosa revolución contra la Francia bonapartista en 1804, el yugo colonial euroamericano ha seguido en su obra de estigmatización racista y explotación económica del país. A partir de la enorme deuda de guerra impuesta por Francia tras la independencia, con la que cargaron los gobiernos haitianos del siglo XIX y parte del XX, y de la invasión estadunidense, que se tradujo en el dominio colonial sobre la nación caribeña entre 1915 y 1934, la maldición de este país se ha relacionado mucho más con la geopolítica y la economía que con los caprichos de la naturaleza. De 1957 a 1986, las dictaduras de Papá Doc, François Duvalier, y su hijo, Jean-Claude Baby Doc, en contubernio con Washington durante la guerra fría, hundieron al país en el terror. Tras su expulsión de Haití, Baby Doc fue bien recibido en París, junto a la inmensa riqueza que robó a su pueblo para garantizarse un exilio dorado. Hasta pudo regresar a su tierra, en 2011, y morir allí impune tres años después. En cambio, en 1991 y 2004 dos golpes cortaron las experiencias de gobierno popular y democrático del teólogo de la liberación Jean-Bertrande Aristide.

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Voto a #Haiti, la parola all’esperto – Intervista parte 2 su @Lettera43

(Testo introduttivo, intervista a Fabrizio Lorusso e aggiornamento su Haiti dopo il passaggio dell’uragano Matthew, di Francesco Giappichini – Blog Americanos43 su Lettera43). Il voto a Haiti, cui facciamo riferimento nel titolo, è stato rinviato a causa del disastroso passaggio dell’uragano Matthew; il cui mortifero transito ha provocato – nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola – oltre novecento vittime, e la minaccia dell’aggravarsi dell’epidemia più terribile: il colera. Il Consiglio elettorale provvisorio (Cep) ha disposto che nella giornata di mercoledì prossimo sarà stabilita la nuova data del voto; che dopo innumerevoli rinvii e annullamenti, dovrà designare un nuovo presidente della Repubblica, e rinnovare i due rami del Parlamento nazionale. Molti giudicheranno di cattivo gusto che si affrontino questioni di politica interna, dinanzi a una tragedia con centinaia di morti. (prima parte intervista link)

Il passaggio dell'uragano Matthew nei Caraibi

Mappa: Il passaggio dell’uragano Matthew nei Caraibi

Siamo tuttavia convinti del contrario. L’occhio del ciclone Matthew – con la sua categoria 4 (ossia “fortissimo”) – a osservare bene le mappe sarebbe invero passato su Cuba: in particolare sulle cittadine guantanamera di Baracoa (nota come la città cubana più antica) e Maisí. Quest’ultimo centro è conosciuto soprattutto per un modo di dire: i cubani – per indicare il Paese nella sua interezza, ed esprimere l’idea di “tutta Cuba da occidente a oriente” – usano appunto l’espressione «da Cabo San Antonio a Punta Maisí». Tuttavia nella Maggiore delle Antille non è morto nessuno: si registrano solo inevitabili danni, ma nelle ore in cui scriviamo – solo per fare un esempio – la linea telefonica di Baracoa è già stata riattivata.  Continua a leggere