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“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche del Messico”. Corrispondenza su lotte, clima elettorale, privatizzazione dell’acqua e difesa delle risorse @Radiondarossa

foto Messico

Corrispondenza con un compagno dal Messico su lotte e clima pre-elezioni del primo luglio 2018. Ripreso da RADIO ONDA ROSSA – Ascolta qui link
“C’è una guerra dietro alle cartoline turistiche delMessico”
Capitalismo di espropriazione, narcos, guerra civile, paramilitarismo, risorse in Chiapas e violenza politico-criminale. Interessante podcast e testimonianza diretta.
Data di trasmissione

 

 

¡Por el bien de todos, primero los pobres! La prima volta della sinistra con López Obrador

di Fabrizio Lorusso

mapa resultados mexico 2018.jpg[Quest’articolo esce anche sul quotidiano Il Manifesto in una versione ridotta. Per maggiori approfondimenti su López Obrador leggi anche qui] Il Messico cambia direzione dopo una giornata elettorale storica, celebrata per le strade da messe popolari festanti. I partiti conservatori e neoliberisti al potere negli ultimi decenni hanno subito una pesante sconfitta alle presidenziali di domenica scorsa. Per la prima volta la sinistra governerà, guidato da Andrés Manuel López Obrador, noto come «Amlo». «La terza è quella buona», ripeteva Obrador in campagna elettorale, e dopo aver perso nel 2006 e 2012 ora ha vinto col maggior numero di voti della storia. I problemi non sono mancati durante il voto: in alcuni Stati gruppi armati hanno rubato o distrutto le schede e ci sono stati cinque omicidi legati alla violenza politico-criminale.

Durante la campagna elettorale e subito prima sono stati ben 140 i politici o i candidati assassinati. OBRADOR-AMLO era in testa di 20 punti nei sondaggi sugli oppositori – Ricardo Anaya del conservatore Partido Acción Nacional (Pan), José Antonio Meade del centrista Revolucionario Institucional (Pri) e l’indipendente Jaime Rodríguez – ma i conteggi preliminari hanno superato le aspettative e il presidente dell’Istituto elettorale ha comunicato che, con un’affluenza del 64%, Obrador ha il 54% delle preferenze, Anaya il 22%, Meade il 15 e Rodríguez il 5%. La vittoria del suo Movimiento Regeneración Nacional (Morena) si conferma nella capitale, con Claudia Sheinbaum come prima governatrice donna della città, e nei governi di Chiapas, Morelos, Tabasco, Veracruz. Il Pan prende lo Yucatan e Guanajuato, ed è in bilico con il Morena a Puebla. Il Pri perde ovunque. Nel Jalisco vince il Movimiento Ciudadano, partitino di centrosinistra alleato col Pan.  GLI SCONFITTI e lo stesso presidente in carica, Enrique Peña Nieto, hanno subito riconosciuto il risultato, augurando «per il bene di tutto il Messico» che il prossimo presidente abbia successo e garantendo un’opposizione «responsabile e democratica». Amlo, coi suoi 64 anni spesi quasi tutti in politica, è un dirigente navigato.

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Né Trump, né Chávez. Il prossimo presidente messicano AMLO assomiglia a Lula – Rio Bravo Blog @espressonline

amlo2[di Fabrizio Lorusso da Rio Bravo blog de l’Espresso] Domenica primo luglio il Messico affronta le elezioni più importanti della sua storia: sono quasi 89 milioni gli aventi diritto che votano per oltre 3400 funzioni pubbliche, tra cui la presidenza della repubblica, camera e senato, nove governi statali e migliaia di comuni. Nell’aria ci sono sentimenti contrapposti: paura e speranza allo stesso tempo. Per la prima volta è in testa da mesi in tutti i sondaggi un candidato popolare di sinistra, Andrés Manuel López Obrador (soprannominato AMLO per le iniziali). La paura nasce dalle guerre mediatiche sporche delle opposizioni che hanno paragonato Obrador con Chávez e, senza fondamenti, sbandierano lo spauracchio del Venezuela e riprendono antiche campagne di disprezzo contro di lui dipingendolo come “un pericolo” per il Messico. Lascio stare qui la discussione sui limiti e i progressi del Venezuela di Chávez, ma va osservato come in tutta l’America Latina miti e realtà sul Venezuela siano utilizzati da tutte le destre come spaventapasseri propagandistici contro qualunque candidato d’opposizione (come Gustavo Petro in Colombia, per esempio).

Ad ogni modo tanto nei sondaggi come nelle piazze pare prevalere la speranza, l’idea di un orizzonte di rinnovamento democratico e morale della vita pubblica e di cambiamento sociale ed economico che il probabile prossimo presidente ha saputo suscitare. AMLO è stato sindaco di Città del Messico nel 2000-2005 e candidato a presidente nel 2006 e nel 2012 per il partito di centrosinistra PRD (Partido Revolución Democrática). Il PRD ha seguito la parabola del PD italiano e, dopo una svolta centrista e neoliberista e una serie di abbandoni eccellenti che ne hanno sancito il declino inesorabile, è finito nelle mani delle destre e sostiene il giovane yuppy conservatore Ricardo Anaya, dato al secondo posto con venti punti sotto AMLO. Al terzo posto i sondaggi collocano José Antonio Meade, ex ministro tecnico ed economista “Chicago boy” duro e puro proposto dal partito di governo (PRI).  Continua a leggere

Cattiva reputazione 5/ 39 minuti

da Semana, 21 giugno 2018

Quattordici uomini e una donna. In tempi di pari opportunità questo dice molto. La silhouette femminile si riesce appena a scorgere. L’oratore, che spicca in primo piano, sembra relegare la donna al ruolo di vaso ornamentale per la foto. Non c’è una sola persona di colore nell’immagine. Nè un indio o un mulatto. Sono i membri dell’autodenominatosi Consejo Nacional Gremial [1] che annunciano il loro supporto a colui che fu candidato e che oggi è presidente eletto: Iván Duque. I dati erano chiari e soltanto “un miracolo”, come l’ha chiamato Petro nel suo discorso dello scorso 17 gennaio, avrebbe cambiato la storia canaglia della Colombia.

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Cattiva reputazione/4 Petro: il grande Lebowski

da Semana, 24 maggio 2018

«Noi politici di provincia non siamo altro che semplici tirapiedi dell’élite bogotana», mi disse una volta con sarcasmo un importante leader dell’uribismo. «A Serpa[1] hanno chiuso la strada verso la Presidenza perché è nato in un paesino, ha studiato all’università pubblica, indossa abiti economici e porta un baffo da sempliciotto», aggiunse. «Ma dai!», gli dissi ridendo, «per essere un uribista hai un bel senso dell’umorismo». Il  copione, pensai, è scritto affinché una manciata di famiglie occupino il trono di Bolivar. È una politica già scritta, che risveglia soltanto sbadigli e astensionismo.

Così stavano le cose fino a che non è entrato in scena qualcuno che veniva dato per spacciato: Gustavo Petro. La scenografia che era stata preparata cadde a terra. Gli autori del copione avevano già emesso la sentenza sulla sorte di Petro, così come fa l’autoritario e spietato vecchio oligarca del Grande Lebowski, lo straordinario film dei fratelli Coen: «La vostra rivoluzione è finita signor Lebowski, condoglianze. Gli sbandati hanno perso». “Drugo” (interpretato da Jeff Bridges) rifiuta il ritornello del vecchio e decide di cercare per conto suo le persone che gli hanno pisciato sul tappeto.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 35. La Colombia alla vigilia di un voto storico

A poche settimane dalle elezioni presidenziali, Avenida Miranda torna a occuparsi di Colombia. Marco Dalla Stella ci presenta le personalità che si troveranno a competere il prossimo 27 maggio e il complicato contesto nel quale il Paese sudamericano si avvicina al voto. Gli arresti e crescenti violenze contro componenti della ex-guerriglia delle Farc stanno mettendo a dura prova la tenuta degli Accordi di Pace, mentre alla frontiera con l’Ecuador va prendendo forma una polveriera pronta a esplodere dove paramilitarismo, guerriglia dissidente e grandi cartelli del narcotraffico si spartiscono la principale zona cocalera del paese.

Qui il PODCAST

Cattiva Reputazione 2/Inventario della Colombia in-umana

da Semana, 10 maggio 2018

Violenza. «Qui puzza di povero», disse la signora entrando al ristorante. Per il singolare olfatto della signora la “puzza di povero” proveniva da due operai sudati che uscivano dal locale con le loro cassette degli attrezzi. Questa storia, avvenuta a Bogotà, me l’ha raccontata Irene. A Irene, che ha viaggiato per mezzo mondo, quel commento è sembrato così spregevole che è stata sul punto di alzarsi dal tavolo e prendere a schiaffi la signora. Irene non ha ucciso nella sua vita nemmeno uno scarafaggio, ma in quell’occasione in cui il sangue le è salito alla testa si è trovata sul punto di diventare violenta.

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Colombia. La pace alle urne

di Marco Dalla Stella, per WOTS, 7 maggio 2018

Lucas Carvajal è considerato uno dei volti nuovi delle Farc. Poco più che trentenne e con una passione per la musica metal – anche se, ci tiene a specificarlo, non ama i Led Zeppelin – è stato tra i più giovani componenti del team di negoziatori dell’ex gruppo guerrigliero a L’Avana. È una giornata di novembre quando lo incontriamo al parco Loma de la Cruz, uno dei punti turisticamente più affascinanti di Cali grazie ai murales che lo adornano e alla splendida vista di cui si può godere. Distinguiamo chiaramente la Torre di Cali, un freddo grattacielo di 45 piani che nei primi anni Novanta è stato simbolo dello spregiudicato potere del Cartello di Cali.

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