Archivi tag: elezioni

Cattiva reputazione/4 Petro: il grande Lebowski

da Semana, 24 maggio 2018

«Noi politici di provincia non siamo altro che semplici tirapiedi dell’élite bogotana», mi disse una volta con sarcasmo un importante leader dell’uribismo. «A Serpa[1] hanno chiuso la strada verso la Presidenza perché è nato in un paesino, ha studiato all’università pubblica, indossa abiti economici e porta un baffo da sempliciotto», aggiunse. «Ma dai!», gli dissi ridendo, «per essere un uribista hai un bel senso dell’umorismo». Il  copione, pensai, è scritto affinché una manciata di famiglie occupino il trono di Bolivar. È una politica già scritta, che risveglia soltanto sbadigli e astensionismo.

Così stavano le cose fino a che non è entrato in scena qualcuno che veniva dato per spacciato: Gustavo Petro. La scenografia che era stata preparata cadde a terra. Gli autori del copione avevano già emesso la sentenza sulla sorte di Petro, così come fa l’autoritario e spietato vecchio oligarca del Grande Lebowski, lo straordinario film dei fratelli Coen: «La vostra rivoluzione è finita signor Lebowski, condoglianze. Gli sbandati hanno perso». “Drugo” (interpretato da Jeff Bridges) rifiuta il ritornello del vecchio e decide di cercare per conto suo le persone che gli hanno pisciato sul tappeto.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 35. La Colombia alla vigilia di un voto storico

A poche settimane dalle elezioni presidenziali, Avenida Miranda torna a occuparsi di Colombia. Marco Dalla Stella ci presenta le personalità che si troveranno a competere il prossimo 27 maggio e il complicato contesto nel quale il Paese sudamericano si avvicina al voto. Gli arresti e crescenti violenze contro componenti della ex-guerriglia delle Farc stanno mettendo a dura prova la tenuta degli Accordi di Pace, mentre alla frontiera con l’Ecuador va prendendo forma una polveriera pronta a esplodere dove paramilitarismo, guerriglia dissidente e grandi cartelli del narcotraffico si spartiscono la principale zona cocalera del paese.

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Cattiva Reputazione 2/Inventario della Colombia in-umana

da Semana, 10 maggio 2018

Violenza. «Qui puzza di povero», disse la signora entrando al ristorante. Per il singolare olfatto della signora la “puzza di povero” proveniva da due operai sudati che uscivano dal locale con le loro cassette degli attrezzi. Questa storia, avvenuta a Bogotà, me l’ha raccontata Irene. A Irene, che ha viaggiato per mezzo mondo, quel commento è sembrato così spregevole che è stata sul punto di alzarsi dal tavolo e prendere a schiaffi la signora. Irene non ha ucciso nella sua vita nemmeno uno scarafaggio, ma in quell’occasione in cui il sangue le è salito alla testa si è trovata sul punto di diventare violenta.

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Colombia. La pace alle urne

di Marco Dalla Stella, per WOTS, 7 maggio 2018

Lucas Carvajal è considerato uno dei volti nuovi delle Farc. Poco più che trentenne e con una passione per la musica metal – anche se, ci tiene a specificarlo, non ama i Led Zeppelin – è stato tra i più giovani componenti del team di negoziatori dell’ex gruppo guerrigliero a L’Avana. È una giornata di novembre quando lo incontriamo al parco Loma de la Cruz, uno dei punti turisticamente più affascinanti di Cali grazie ai murales che lo adornano e alla splendida vista di cui si può godere. Distinguiamo chiaramente la Torre di Cali, un freddo grattacielo di 45 piani che nei primi anni Novanta è stato simbolo dello spregiudicato potere del Cartello di Cali.

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Cattiva Reputazione 1/Fra la primavera politica e il Mondo Cane

da Semana, 02/05/2018

La Colombia è come una moneta. Testa e croce. Parrebbe che il suo destino sia quello di vivere due realtà in uno stesso tempo. Da una parte gli alberi fioriscono, dall’altra appassiscono. La primavera della politica che si è risvegliata nelle piazze del paese come conseguenza della originale campagna elettorale di Gustavo Petro [1] convive con un’atomizzazione della violenza nei quartieri marginali delle città e nelle frontiere selvatiche del territorio. Mentre i candidati espongono i loro programmi di fronte a un festivo auditorio caraibico, altrove le bocche di fuoco uccidono alla cieca.

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Inizio di campagna elettorale in #Messico @ilmanifesto

amlo[Di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto dell’8 aprile 2018Al via la campagna elettorale più lunga della storia del paese. Nei sondaggi un testa a testa tra il partito Morena (sinistra) e la destra unita, ma si vota a luglio. I candidati promettono di lottare contro il femminicidio e la violenza. Sulle urne pesano anche l’eredità delle politiche neoliberali e la nuova minaccia che arriva da Trump]

Si è aperta in Messico la campagna per le elezioni del primo luglio, quando 88,3 milioni di aventi diritto, su un totale di 128 milioni di abitanti, eleggeranno il nuovo presidente, i membri delle due camere, 9 governatori e altri 2700 rappresentanti locali. L’elezione più ampia della storia per numero di votanti e cariche.

IN TESTA NEI SONDAGGI, con preferenze del 40%, c’è l’ex sindaco di Città del Messico, il sessantaquattrenne Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, fondatore del partito di sinistra Morena (Movimiento de regeneración nacional) che ci prova per la terza volta dopo le sconfitte del 2006 e del 2012.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 25. Elezioni Messico 2018 – Il prologo

mexico-20181 feb. – Il primo luglio 2018 in Messico si vota per eleggere il nuovo presidente e le camere, oltre a centinaia tra sindaci, deputati e senatori dei singoli stati. Fabrizio Lorusso e Pérez Gallo fanno il bilancio delle prime settimane di pre-campagna elettorale tra i principali schieramenti/coalizioni e candidati indipendenti. La campagna inizia ufficialmente in aprile, ma già da dicembre sappiamo quali sono i candidati e le alleanze. La posta in gioco è enorme per il Messico dopo che il 2017 è stato l’anno più violento dell’ultimo ventennio (29mila omicidi dolosi e la cifra dei desaparecidos che ha raggiunto le 35mila persone) e il presidente Peña Nieto (del partito PRI) è ai minimi storici di approvazione. A sinistra le opzioni sono poche: la novità più genuina e dal basso è la candidatura indipendente di Marichuy Patricio, indigena portavoce del Consiglio Indigeno di Governo emanato dall’EZLN e dal Congresso Nazionale Indigeno, mentre a livello di partiti Andrés Manuel López Obrador, in testa nei sondaggi, ci prova per la terza volta con Morena (sua creazione) e con un’alleanza pragmatica e discussa con un partitino di destra legato alle chiese evangeliche (Encuentro Social). Marichuy invece sta facendo i conti con la raccolta delle firme e difficilmente raccoglierà le 864.000 necessarie, ma ha raggiunto lo scopo di mantenere nell’agenda politica e sociale le lotte dei los de abajo e degli esclusi.

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#AvenidaMiranda Puntata 21. Honduras: presidenziali in bilico, brogli elettorali, proteste e repressione militare

honduras
7 dic. – Oggi per Avenida Miranda una puntata speciale. Fabrizio Lorusso al telefono con il giornalista e corrispondente dall’America centrale Giorgio Trucchi, il quale si trova a Tegucigalpa per coprire le elezioni presidenziali in Honduras e la crisi che tiene in scacco il paese da quasi due settimane.
Il 26 novembre ci sono state le elezioni, il candidato di sinistra Salvador Nasralla, sostenuto dall’ex presidente Manuel Zelaya (deposto da un golpe nel 200), stava vincendo nettamente, ma poi una “caduta del sistema” ha dato la vittoria (ancora non ufficializzata) al presidente in carica José Orlando Hernández, uomo di Washington e delle oligarchie in Honduras. La gente protesta per le strade dal 27 novembre, ma il presidente ha stabilito uno stato d’eccezione, un coprifuoco di 10 giorni e ha militarizzato le strade. La polizia sciopera perché non vuole reprimere il popolo e ci sono stati già 14 morti, 13 dei quali per mano dell’esercito. Ne parliamo quindi con Giorgio Trucchi che ci spiega tutti i dettagli di questo “colpo di stato” elettorale e dei brogli in corso. Qui il PODCAST!
A questo link un’intervista con Manuel Zelaya.