Archivi tag: elezioni

Cattiva Reputazione 2/Inventario della Colombia in-umana

da Semana, 10 maggio 2018

Violenza. «Qui puzza di povero», disse la signora entrando al ristorante. Per il singolare olfatto della signora la “puzza di povero” proveniva da due operai sudati che uscivano dal locale con le loro cassette degli attrezzi. Questa storia, avvenuta a Bogotà, me l’ha raccontata Irene. A Irene, che ha viaggiato per mezzo mondo, quel commento è sembrato così spregevole che è stata sul punto di alzarsi dal tavolo e prendere a schiaffi la signora. Irene non ha ucciso nella sua vita nemmeno uno scarafaggio, ma in quell’occasione in cui il sangue le è salito alla testa si è trovata sul punto di diventare violenta.

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La nuova vita delle FARC

di Marco Dalla Stella

Quando la oramai ex guerrigliera olandese si presenta lo fa usando il suo vero nome, Tanja. Quello di battaglia, Alexandra, per il momento giace in disparte, assieme alla tuta mimetica e agli AK-47 incrociati sulla bandiera colombiana. Tanja Nijmeijer, classe 1978, ci accoglie nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Carlos Patiño” di La Elvira, una delle 26 aree create per favorire il reintegro degli ex combattenti delle FARC. Raggiungere una qualsiasi di queste zone significa avventurarsi in lunghi viaggi in minibus fra i monti colombiani, prima di dover affittare una motocicletta – o un fuoristrada – e lanciarsi in tortuose strade sterrate fra paesaggi che tolgono il fiato e posti di blocco dell’esercito. Non di rado ci si trova ad attraversare appezzamenti verdissimi di una pianta autoctona che a questi climi cresce rigogliosa: la coca.

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Cattiva Reputazione 1/Fra la primavera politica e il Mondo Cane

da Semana, 02/05/2018

La Colombia è come una moneta. Testa e croce. Parrebbe che il suo destino sia quello di vivere due realtà in uno stesso tempo. Da una parte gli alberi fioriscono, dall’altra appassiscono. La primavera della politica che si è risvegliata nelle piazze del paese come conseguenza della originale campagna elettorale di Gustavo Petro [1] convive con un’atomizzazione della violenza nei quartieri marginali delle città e nelle frontiere selvatiche del territorio. Mentre i candidati espongono i loro programmi di fronte a un festivo auditorio caraibico, altrove le bocche di fuoco uccidono alla cieca.

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Inizio di campagna elettorale in #Messico @ilmanifesto

amlo[Di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto dell’8 aprile 2018Al via la campagna elettorale più lunga della storia del paese. Nei sondaggi un testa a testa tra il partito Morena (sinistra) e la destra unita, ma si vota a luglio. I candidati promettono di lottare contro il femminicidio e la violenza. Sulle urne pesano anche l’eredità delle politiche neoliberali e la nuova minaccia che arriva da Trump]

Si è aperta in Messico la campagna per le elezioni del primo luglio, quando 88,3 milioni di aventi diritto, su un totale di 128 milioni di abitanti, eleggeranno il nuovo presidente, i membri delle due camere, 9 governatori e altri 2700 rappresentanti locali. L’elezione più ampia della storia per numero di votanti e cariche.

IN TESTA NEI SONDAGGI, con preferenze del 40%, c’è l’ex sindaco di Città del Messico, il sessantaquattrenne Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, fondatore del partito di sinistra Morena (Movimiento de regeneración nacional) che ci prova per la terza volta dopo le sconfitte del 2006 e del 2012.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 25. Elezioni Messico 2018 – Il prologo

mexico-20181 feb. – Il primo luglio 2018 in Messico si vota per eleggere il nuovo presidente e le camere, oltre a centinaia tra sindaci, deputati e senatori dei singoli stati. Fabrizio Lorusso e Pérez Gallo fanno il bilancio delle prime settimane di pre-campagna elettorale tra i principali schieramenti/coalizioni e candidati indipendenti. La campagna inizia ufficialmente in aprile, ma già da dicembre sappiamo quali sono i candidati e le alleanze. La posta in gioco è enorme per il Messico dopo che il 2017 è stato l’anno più violento dell’ultimo ventennio (29mila omicidi dolosi e la cifra dei desaparecidos che ha raggiunto le 35mila persone) e il presidente Peña Nieto (del partito PRI) è ai minimi storici di approvazione. A sinistra le opzioni sono poche: la novità più genuina e dal basso è la candidatura indipendente di Marichuy Patricio, indigena portavoce del Consiglio Indigeno di Governo emanato dall’EZLN e dal Congresso Nazionale Indigeno, mentre a livello di partiti Andrés Manuel López Obrador, in testa nei sondaggi, ci prova per la terza volta con Morena (sua creazione) e con un’alleanza pragmatica e discussa con un partitino di destra legato alle chiese evangeliche (Encuentro Social). Marichuy invece sta facendo i conti con la raccolta delle firme e difficilmente raccoglierà le 864.000 necessarie, ma ha raggiunto lo scopo di mantenere nell’agenda politica e sociale le lotte dei los de abajo e degli esclusi.

Qui il PODCAST!

#AvenidaMiranda Puntata 21. Honduras: presidenziali in bilico, brogli elettorali, proteste e repressione militare

honduras
7 dic. – Oggi per Avenida Miranda una puntata speciale. Fabrizio Lorusso al telefono con il giornalista e corrispondente dall’America centrale Giorgio Trucchi, il quale si trova a Tegucigalpa per coprire le elezioni presidenziali in Honduras e la crisi che tiene in scacco il paese da quasi due settimane.
Il 26 novembre ci sono state le elezioni, il candidato di sinistra Salvador Nasralla, sostenuto dall’ex presidente Manuel Zelaya (deposto da un golpe nel 200), stava vincendo nettamente, ma poi una “caduta del sistema” ha dato la vittoria (ancora non ufficializzata) al presidente in carica José Orlando Hernández, uomo di Washington e delle oligarchie in Honduras. La gente protesta per le strade dal 27 novembre, ma il presidente ha stabilito uno stato d’eccezione, un coprifuoco di 10 giorni e ha militarizzato le strade. La polizia sciopera perché non vuole reprimere il popolo e ci sono stati già 14 morti, 13 dei quali per mano dell’esercito. Ne parliamo quindi con Giorgio Trucchi che ci spiega tutti i dettagli di questo “colpo di stato” elettorale e dei brogli in corso. Qui il PODCAST!
A questo link un’intervista con Manuel Zelaya.

Zelaya: «In Honduras la dittatura piace agli Usa» – Intervista con l’ex presidente @ilmanifesto

honduras-proteste[Fabrizio Lorusso, dal quotidiano Il Manifesto del 7 dicembre 2017 – Ascolta qui l’intervista a Giorgio Trucchi nel nostro programma (Avenida Miranda) su RCDC Bologna, corrispondente dall’America centrale che si trova ora in Honduras e spiega tutti i dettagli della situazione] Manuel Zelaya, ex presidente dell’Honduras (2006-2010), venne estromesso dal potere da un colpo di stato nel 2009. Ora coordina «l’Alleanza d’opposizione contro la dittatura», coalizione elettorale di centrosinistra che sostiene il candidato Salvador Nasralla contro José Orlando Hernández, attuale presidente che cerca un secondo mandato col Partito nazionale. Il conteggio finale dei voti espressi il 26 novembre, realizzato dal Tribunale supremo elettorale (Tse), ha dato la vittoria a Hernández col 42,98%, contro il 41.39% del suo rivale, ma dopo una «caduta del sistema informatico» e denunce di brogli, Nasralla, sostenuto dai suoi simpatizzanti nelle piazze, non ha riconosciuto i risultati e ha chiesto di ricontare le schede.

Come interpreta quanto è successo in Honduras dopo il voto del 26 novembre, le falle del sistema, i presunti brogli, le proteste e l’imposizione dello stato di emergenza e del coprifuoco?

Si tratta di un assalto al potere da parte di quelli che già lo hanno assaltato nel 2009, cioè c’è una continuità col golpe.   Continua a leggere

#Haiti elezioni e situazione socioeconomica su #Esteri @RadioPopMilano @END_edizioni @emavalenti

HaitiNeverDiesA Esteri di Radio Popolare dal minuto 18 parliamo del lunghissimo processo elettorale haitiano, cominciato più di un anno fa e rinviato più volte per le proteste, i brogli e le calamità naturali. In studio Emanuele Valenti. Scarica il podcast a questo link – Ascolta a questo link   

Di seguito l’indice della puntata: 1- Le ultime amministrazioni americane hanno dimenticato poveri e lavoratori…Dietro al fenomeno Trump tante promesse mai mantenute. L’intervista all’economista americano Antonio Callari, Franklin and Marshall College, Lancaster).2- Francia. La destra tranquilla di Francois Fillon. L’ultra-liberale è il grande favorito al ballottaggio delle primarie del centro-destra di domenica prossima (Francesco Giorgini).3-“Abbiamo i piedi consumati, non riusciamo più a camminare”…In viaggio con i migranti del Centro-America verso gli Stati Uniti. Quarta puntata (Sara Milanese).4- Haiti. Dopo un anno di rinvii si è votato per eleggere il nuovo presidente. Erediterà un paese che ha sempre più problemi. Molte le responsabilità della comunità internazionale (Fabrizio Lorusso).5- RB Lipsia. La squadra di calcio più odiata in Germania, nonostante il secondo posto in classifica (Dario Falcini).