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#AvenidaMiranda Puntata 32. Afrin: genocidio, silenzio internazionale e proteste in solidarietà col popolo curdo

PROTESTA EN APOYO AL PUEBLO KURDO

12 apr. – In questa puntata di Avenida Miranda Perez Gallo e Fabrizio Lorusso dal Messico parlano del genocidio in corso nella città di Afrin, nel nord della Siria, in cui l’esercito turco e una serie di gruppi jihadisti suoi alleati di Erdogan, hanno provocato 4000 morti e 150mila sfollati e stanno compiendo una vera e propria pulizia etnica contro i curdi che, pero’, resistono. Erdogan ha minacciato d’invadere anche i cantoni ad est di Afrin e di prendere Kobane, continuando cosi’ nel suo intento genocida e provando a distruggere la rivoluzione curda e il confederalismo democratico che stanno costruendo. In collegamento da San Cristobal de las Casas Fabio, compagno del Nodo Solidale che ci racconta delle iniziative portate avanti in solidrietà con la rivoluzione curda di Kobane e dei cantoni siriani in Messico e in America Latina.

Qui il PODCAST!

Genocidio y silencio internacional en Siria @desinformemonos @zonafrancaMX

Davide Grasso The north Siria[Columna publicada en Desinformémonos y Zona Franca – México – Fabrizio Lorusso] Hace poco más de dos semanas el dictador turco Recyp Erdogan anunció triunfalmente que su ejército ya había neutralizado, o sea matado, a 3,844 curdos en la septentrional ciudad siria de Afrín, en la frontera con Turquía, dentro de la operación Olive Branch (Rama de Olivo), una ofensiva militar unilateral comenzada el 20 de enero. La masacre, la limpieza étnica, las violencias sobre la población y los estupros masivos en Afrín son crímenes de lesa humanidad, susceptibles de ser juzgados en tribunales internacionales, por lo que en muchos países hubo protestas y marchas todo el mes de marzo y siguen las denuncias internacionales de esos crímenes, además de la guerrilla de la resistencia curda que no ha parado de defender Afrin. Dentro de este operativo genocida de Turquía, de hecho, no es posible distinguir entre los milicianos muertos en combate, mismos que aún resisten a la invasión en algunos barrios, y los civiles asesinados. Además 200,000 desplazados tuvieron que dejar sus casas que están siendo ocupadas por los turcos y los mercenarios extremistas islámicos que son sus aliados.

El gobierno turco pretende eliminar a los que considera terroristas ligados al Partido Comunista Curdo (PKK), organización perseguida e ilegal en Turquía, y de paso aniquilar en su frontera meridional a la población siria de etnia curda, que fue la única que pudo organizarse, derrotar al Estado Islámico (EI) en el campo de batalla y mantener cierta estabilidad en la zona.  Continua a leggere

Il Nuovo Presidente del Guatemala (Forse)

Il soldato guatemalteco si rivolge ai due giornalisti: “Li abbiamo solo portati qua e li abbiamo mostrati al Maggiore, poi lui li ha interrogati affinché dicessero qualcosa ma anche così no, non han detto niente. Né con le buone né con le cattive hanno parlato”.

Interviene quindi il trentenne Maggiore Otto Pérez Molina (favorito alle presidenziali del 2011 in Guatemala) che procede alla lettura di una lettera o volantino: “L’artigiano povero lotta affianco all’operaio, il contadino povero lotta affianco all’operaio, la ricchezza è prodotta da noi poveri, l’esercito viene a prendere i contadini poveri, uniti abbiamo più forza e siamo invincibili, tutta la famiglia sta dentro la guerriglia”.
Continua Pérez: “Ecco c’è un’altra cosa importante. L’Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP), hasta la victoria, siempre”.

Il giornalista: “Allora qui stanno dicendo che l’esercito, insomma, ha ucciso della gente”.
Pérez Molina: “Esatto”.

Siamo nel cosiddetto “triangolo Ixil”, nel territorio maya della regione del Quiché, nel Nord-Ovest del Guatemala. Anno 1982: nel pieno della guerra civile, proprio nella sua fase più cruenta con stragi e rastrellamenti continui contro la popolazione. Più tardi, negli anni novanta, la Commissione per la Verità promossa dall’ONU col nome di “Memoria de silencio” avrebbe classificato queste operazioni come un vero e proprio genocidio contro le etnie di origine maya.

L’EGP, l’esercito del popolo, è stato fondato in questa zona ed è particolarmente attivo grazie anche al sostegno di buona parte degli abitanti. A livello nazionale le guerriglie d’ispirazione marxista si stanno associando per resistere alla dura controffensiva militare del dittatore in carica Ríos Montt e fondano l’esercito Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca – URNG.

Nel paese centroamericano tra il 1960 e il 1996, anno in cui si firmarono gli accordi di pace, la guerra causò oltre 200mila morti, 40mila desaparecidos e 450mila rifugiati costretti ad abbandonare le loro case. L’esercito aveva il supporto logistico e militare statunitense e si serviva altresì di armi israeliane. Il Guatemala vive in un regime “tendenzialmente” democratico dal 1985-86, anno in cui terminò l’ultimo periodo della dittatura militare.
Nel 1982 la giunta era presieduta dal Generale Efraín Ríos Montt il quale s’è addirittura candidato per la presidenza ed è stato sconfitto nel 1999.

Il video presentato sopra mostra “al lavoro” il (probabile) prossimo presidente del Guatemala, vincitore al primo turno delle elezioni di domenica 11 settembre e favorito per il ballottaggio del 6 novembre contro il già noto “Berlusconi del Petén”, il quarantenne avvocato Manuel Baldizón. Pérez spiega la situazione ai giornalisi e legge una lettera o un volantino sottratto ai prigionieri appena giustiziati. http://www.carmillaonline.com/

PER FINIRE ALCUNI LINK DI APPROFONDIMENTO

questo link trovate il seguito dell’intervista all’allora Maggiore dell’esercito guatemalteco Otto Pérez Molina e ad altri militari che spiegano l’uso delle armi di provenienza israeliana che hanno in dotazione. Descrivono anche alcune loro azioni di rastrellamento della popolazione civile durante il conflitto armato.

L’organizzazione per la difesa dei diritti dell’uomo RightsAction segnala a questo Link il video del 1982 del Generale specificando (originale in inglese) che:

In data 6 luglio 2011, tre attivisti per i diritti umani hanno formalmente presentato un rapporto con rispettiva lettera sulla tortura al professor Juan Mendez, il Delegato Speciale sulla Tortura delle Nazioni Unite.
La lettera sostiene che il Generale Otto Pérez Molina è stato coinvolto direttamente nell’uso sistematico Della tortura e in atti di genocidio durante la lunga guerra civile del Guatemala. Era al comando specificamente nel Triangolo Ixil nel 1982 durante le campagne di massacro condotte villaggio per villaggio ed è stato direttamente responsabile per la lunga detenzione e tortura e la sparizione del prigioniero di guerra Efrain Bámaca Velasquez. Gruppi di manifestanti a Washington hanno chiesto recentemente l’annullamento del visto di Pérez Molina per gli Stati Uniti che oggi si presenta come un riformista moderato sostenitore della pace.
Leggi tutto qui: LINK

Il sito guatemalteco di controinformazione e giornalismo PLAZA PUBLICA ha una serie di articoli in spagnolo molto interessanti 1. QUI e 2. QUI e un’intervista completa con Pérez Molina 3. QUI.

1. Il primo link s’intitola “Per le sue azioni lo conoscerai” ed è un reportage dettagliato della carriera militare e politica del Generale.

2. Il secondo “Otto Pérez: finanziatori, alleanze, Nebaj e i Mendoza”. Sui nessi col mondo del narcotraffico, i finanziamenti della campagna elettorale 2007 (riflessi in parte anche su quella “vittoriosa” di quest’anno”) e le accuse legate al periodo della guerra civile.

3. L’intervista infine s’intitola “Voglio proprio vedere qualcuno che mi dimostra che c’è stato un genocidio” e il titolo parla da sé.

La polemica sull’uso del termine genocidio è QUI.

Infine un blog con molti contenuti critici sulla situazione del Guatemala QUI.

Nota final. El periodista que entrevista a OPM es Allain Nair, a quien se observa tomando fotografías es; Jean-Marie Simon. El clip es parte del documental Titular de Hoy: Guatemala, el cual fue filmado en 1982. El documental esta disponible en su totalidad en el mismo usuario de Youtube, allí también está la información para adquirirlo en versión DVD

Argentina. La morte del dittatore Massera

“Ma com’è possibile? Un notaio avrebbe quindi orchestrato tutto quest’imbroglio per prendersi l’eredità del fioraio?”, chiese. Ñanku anticipò Osvaldo: “Non ti devi stupire, casi come questi sono stati frequenti ai tempi del governo militare. Pensa che il dittatore Massera aveva creato una serie di società immobiliarie e finanziarie che gestivano i beni sequestrati ai desaparecidos. Queste società arrivarono a maneggiare beni per oltre 140 milioni di dollari”. “Diavolo!”, esclamò l’italiano. Il mapuche continuò “Prima arrivavano i gruppi d’azione dell’esercito, perquisivano i beni e sequestravano le persone. Poi a casa dei parenti dei sequestrati si presentava un giorno un notaio… minacciava i parenti rimasti, dicendo di andarsene via, sennò qualcuno sarebbe venuto ad ammazzare tutti. Sapevi che su uno dei terreni sequestrati illegalmente dall’ammiraglio Massera è stato costruito un quartiere? Sai che nome ha dato alle strade? Calle Onore, calle Patria, calle Onestà. Bei nomi, per un ladro e un assassino!”

(Da Il fioraio di Perón di Alberto Prunetti).

Riporto qui la mia traduzione di un articolo dello scrittore argentino Osvaldo Bayer sulla morte, avvenuta per infarto in ospedale l’8 novembre scorso, del genocida dittatore Emilio Eduardo Massera (artefice del colpo di stato contro Isabel Martínez in Perón il 24 marzo 1976 e integrante della prima Giunta dei Comandanti con Jorge Rafael Videla e Orlando Ramón Agosti, su cui potete leggere alcune note biografiche e le vicende legate ai processi contro di lui in questo articolo in spagnolo: http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-156578-2010-11-09.html. Massera è stato il responsabile del centro di detenzione e tortura che si stabilì per 7 anni nella ESMA, l’ex scuola meccanica delle forze armate argentine, ed è stato condannato all’ergastolo per omicidio, tortura, privazione della libertà e furto ma ha beneficiato dell’indulto concesso dal presidente Menem nel 1990 dopo solo 5 anni di reclusione. Nel resto della sua vita è riuscito a prendersi gioco dello stato e delle vittime allegando problemi di salute e sfuggendo all’incarcerazione per i crimini commessi che via via venivano scoperti e provati.

Osvaldo Bayer. Necrologio dell’ammiraglio genocida

Un personaggio così completo come il morto non lo ritroviamo in tutta la storia argentina. Completo nella sua totale decadenza morale, crudeltà, ambizione fuori da ogni limite. Ammiraglio della Marina Militare della Nazione. Massera, e basta.

Ha tradito, come tanti altri uomini in divisa nella nostra storia dal 1930, il suo giuramento prestato al momento di ricevere il grado di guardiamarina, in cui dichiarava di restare fedele alla Costituzione Nazionale. Ma, chiaro, di fronte a tanti altri esempi, da Uriburu nel ’30, si tratterrebbe quasi solo di un altro delitto argentino. Invece no, la ferocia della sua condotta si può sintetizzare in una sola parola: la ESMA (Scuola Superiore di Meccanica dell’Armata a Buenos Aires, trasformatasi in centro di detenzione e tortura durante la dittatura 1976-1983, n.d.t.). Perché aggiungere altro? Basta vedere la piccolissima cella in cui son state rinchiuse, buttate per terra, per sei mesi le tre prime Madri di Plaza de Mayo. Gettato, in seguito, da un aereo, vive, nel fiume. Ammiraglio Massera, questa fu la sua massima azione di guerra come ammiraglio. Ammiraglio argentino.

La ESMA: una fabbrica del massimo orrore alla Massera. Sì, questa espressione resterà per sempre nella storia: Torturare alla Massera, far sparire alla Massera, rubare bambini alla Massera.

E la sua ambizione, i suoi affari, il suo affanno per apparire, la sua ansia di potere: voleva essere presidente, milionario, possidente, proprietario di tutto quello che aveva davanti. E arrivò ad essere solamente un infame e un corrotto traditore di ogni principio dell’etica, dell’umanesimo, della grandezza. Questo sì, quando entrava in una chiesa era il primo a inginocchiarsi e a farsi il segno della croce. Completo. Dove imparò tutto questo? Dai suoi genitori, alla Scuola Navale, nei corsi ufficiali, nel suo conosciuto fervore cattolico?

Massera. Un vocabolo che resterà per sempre tra i padri della strumento di tortura noto come “picana”, pungolo, elettrico, un’invenzione argentina. Una galleria interminabile che comincia con il commissario Polo Lugones, il colonello Falcón, il tenente colonello Varela… e la lista sarebbe interminabile in questa storia argentina che comincièo con quegli incredibili uomini di Maggio. Li nomino: Belgrano, Moreno, Castelli, Monteagudo. E sorge la domanda disparata: che è successo a noi argentini? Da quel mese di maggio a quel marzo del è ’76 in cui sarebbe iniziata la marcia verso la sparizione del rispetto alla vita. Comincia la “desaparición” chiamata ormai “muerte argentina” nei dizionari di idee afín. Per sempre Videla, Massera, Agosti, Viola, Galtieri, y cento, mille altri, tutti quelli che obbedirono e i loro poliziotti in borghese: Martínez de Hoz e i ministri che hanno giurato su “Dio e la Patria” e i loro ambasciatori, spiani e ruffiani.

Che altro possiamo scrivere su quest’essere che è appena morto: dei suoi negoziati, le sue velleità, le sue febbri, il suo sorriso sempre cinico? Per che cosa? Se basta nominare quanto già abbiamo nominato: la ESMA. Detto tutto. Il tempio dell’infamia più perversa della storia umana. Un sinonimo di Auschwitz. Noi argentini, sì che abbiamo la nostra Auschwitz. E il nostro Himmler. Uno silenzioso, dallo sguardo col retrogusto di disprezzo nei confronti della vita; il nostro, rumoroso, con la risata sonora, che ti dà la pacca da amico sulla spalla, l’abbraccio. Quello, cupo come un corvo senza sottana; il nostro, sempre sorridente, amichevole, un galantuomo con spada nella cintura e il cappello carico di perversioni.

Sì, già lo so, mi direte che mi mancano gli aggettivi. No, mi sobbarca il dolore, pensando agli ultimi minuti di Rodolfo Walsh nella ESMA e a tutti i Rodolfo Walsh e le Azucena Villaflor che sono cadute tra le mani di quel boia sporco e vorace.

Mi si permetta questo scritto in cui cerco di fare un riassunto dei sentimenti che mi provoca questa e quella di tutti i servi che gli ha dato retta e gli hanno detto: “Comandi, mio ammiraglio”. Ci rimarrà per sempre il dolore. Rodolfo, Azucena. In nome di migliaia.

Magari esistesse l’inferno per l’ammiraglio della morte, i negoziati e la corruzione. Se lo merita. Laggiù con Roca, Falcòn, il Polo… e tanti altri. Una galleria argentina. In contrapposizione all’altra galleria argentina. Quella degli Eroi del Popolo, dei Figli del Popolo, come cantava loro la gente umile degli inizi del secolo scorso a cui davano tutto per una vita migliore. Quelli che credevano in un mondo di mani tese contro quelli che sempre hanno voluto la ESMA.

Traduzione di Fabrizio Lorusso http://lamericalatina.net

Originale di Osvaldo Bayer “El almirante que mostrò la hilacha”

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-156579-2010-11-09.html