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La destra in Paraguay: Horacio Cartes nuovo presidente

Cartes-celebracion-banderadi Fabrizio Lorusso @CarmillaOnLine – Domenica 21 aprile il Paraguay ha scelto il suo presidente, ha rinnovato il suo parlamento e 17 governatori ed ha cambiato colore politico. Migliaia di camicie rosse rumoreggianti hanno invaso le strade della capitale Asunción per festeggiare la vittoria di Horacio Cartes del Partido Colorado (PC). Ma l’apparenza spesso inganna e i “rossi” non erano militanti comunisti o del PT brasiliano, né erano simpatizzanti del neoeletto presidente venezuelano Nicolás Maduro o del progetto socialista dello scomparso comandante Hugo Chávez. Infatti, il PC si colloca decisamente a destra nel panorama politico del paese sudamericano, è stato al governo per 61 anni e ha sostenuto la dittatura di Alfredo Stroessner tra il 1954 e il 1989.  Solo nel 2008 la candidatura di Fernando Lugo, sostenuto dal conservatore Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA) e da altre formazioni di area progressista (diciamo, socialdemocratica), riuscì a dare un governo diverso al paese, anche se poi già dai primi mesi il fronte comune di centro-sinistra si sfaldò e si cominciò a sentir parlare di possibili colpi di Stato più o meno “istituzionali”. Cosa che, di fatto, accadde puntualmente l’anno scorso.

Questa volta, però, Horacio Cartes, milionario imprenditore cinquantaseiennem in politica solo dal 2009, ha ottenuto il 45,8% dei suffragi e s’è imposto sul principale rivale, Efraín Alegre del PLRA, fermo al 36,9%. L’affluenza è stata del 68,6% su 3,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto (e su un totale di 6,5 milioni di abitanti). E’ la più alta nella storia democratica del paese che ha realizzato sei elezioni in 23 anni di democrazia. Nettamente staccate le coalizioni progressiste Avanza País, al 5,88%, e Frente Guasú, con il 3,32%. Tra le file del Frente milita anche l’ex presidente e sacerdote Fernando Lugo che ha ottenuto un seggio al senato. Cartes, proprietario dell’omonima holding di 24 compagnie e laureato negli USA in meccanica aeronautica, possiede aziende nei settori più disparati: dalle sigarette al commercio di carne e bevande, dall’abbigliamento ai trattamenti contro l’obesità. Immancabile anche il suo interesse per il calcio: dal 2001 Cartes ha vinto sette campionati con il Club Libertad.

Cartes

Nel giugno 2012 Lugo ha accusato Cartes, e in generale tutto il PC, di aver cospirato contro di lui, siccome venne deposto con un “giudizio politico”, un procedimento sommario previsto dalla Costituzione ma mai applicato in Paraguay. I colorados e i liberali hanno giudicato e destituito il presidente in meno di 24 ore, sostenendo che fosse il responsabile di una mattanza di contadini e poliziotti nella località di Curuguaty nonché del clima d’insicurezza nel paese.

Come espresso dal discorso tenuto da Lugo all’indomani di questo vero e proprio golpe istituzionale, il sostegno di entrambi i partiti storici e anche del Vaticano in questa torbida operazione fu palese e mirava a garantire la continuità dell’establishment tradizionale.

I Capi di Stato di mezza America Latina, specialmente quelli dei paesi membri del Mercosur (Mercato Comune del Sud) come l’Argentina, il Brasile, la Bolivia e l’Uruguay, presero posizione contro il colpo di Stato e sospesero il Paraguay dai blocchi commerciali regionali per violazione delle clausole democratiche.

All’inizio del mandato di Lugo l’entusiasmo popolare per la vittoria di un “uomo nuovo” e per le promesse di riforma agraria e redistribuzione della ricchezza era alle stelle, ma scemò lentamente. L’opposizione parlamentare dei colorados e il ripensamento dei liberali, sempre più ostili al cambiamento promosso dall’outsider “sinistroide” e alla sua vicinanza con alcuni presidenti della regione come il brasiliano Lula, il boliviano Morales e il venezuelano Chávez, hanno sterilizzato l’azione di governo fino alla defenestrazione finale.

Il neoeletto Cartes resterà in carica fino al 2018, ma non potrà contare su una maggioranza parlamentare. Alla Camera sono disponibili ottanta seggi, mentre al Senato sono quarantacinque. Le stime dei risultati per la camera non sono definitive, ma quelle per il senato indicano percentuali del 36% per il PC, del 30,6% per i liberali in alleanza con i democratici progressisti, del 9,6% al Frente Guasú, del 5% ad Avanza País, mentre il resto va ad altri piccoli partiti.

Panorama commerciale america latinaPer questo da subito Cartes ha lanciato un (classico) appello all’unità nazionale e all’alleanza almeno tra i partiti maggiori per “migliorare la situazione del Paraguay, correggere il tiro e aprire nuove strade che vogliamo tutti”, ha affermato. “Dobbiamo lavorare per tutti i paraguayani perché siamo stati votati anche da elettori di altri partiti ed è un messaggio per l’unità”, ha aggiunto fiducioso.

Le priorità per i primi mesi di governo (i fatidici e tanto mediatizzati “cento giorni”) sono senza dubbio la lotta alla povertà, un fenomeno che interessa circa il 60% della popolazione (di cui il 20% almeno in stato di vera e propria indigenza o miseria), e la riforma agraria, visto che secondo l’ultimo censimento nazionale l’85,5% delle terre sono in mano al 2,06% degli abitanti, una vera e propria classe di latifondisti.

Di fatto, il 15 giugno dell’anno scorso, fu la degenerazione violenta di un conflitto tra polizia e contadini per l’occupazione di alcuni terreni nella comunità di Curuguaty che provocò 17 morti (sei poliziotti e undici contadini) e fu poi usata dai partiti per spodestare Fernando Lugo e mettere al suo posto Federico Franco del PLRA come presidente ad interim. Ad oggi le responsabilità della strage non sono state ancora chiarite dai magistrati.

Altre 4 accuse piuttosto strumentali vennero rivolte all’ex presidente: aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica presso una base militare nel 2009; aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a dei brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto; aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento. Il “processo” relativo a queste accuse e a quella più grave relativa ai fatti violenti di Curuguaty è stato condotto sommariamente, senza possibilità di contraddittorio o replica, dalle camere e non da un giudice previa investigazione. Con un tempismo sospetto l’Ambasciata statunitense ad Asunción ha aumentato significativamente il suo personale nell’ultimo anno prima delle elezioni di domenica 21 aprile.

Riguardo la giornata elettorale l’Unione Europea e la OSA (Organizzazione Stati Americani) hanno accettato i risultati pur denunciando la mancanza di adempimento delle legge elettorale, la cooptazione massiccia di votanti da parte dei funzionari di partito, la violazione della legge che proibisce la divulgazione degli exit polls e, infine, l’irregolarità del comportamento del vicepresidente del Tribunal Supremo de Justicia Electoral (TSJE), Juan Manuel Morales, che domenica, prima della chiusura dei seggi, ha di fatto compromesso i risultati dichiarando pubblicamente che il rivale di Cartes, Alegre, “dovrà accettare le tendenze” che davano la vittoria allo stesso Cartes.

Panaroma politico america latinaA livello interno (ma anche internazionale in realtà) Cartes dovrà cercare di svincolarsi dalle accuse di legami col narcotraffico che, anche da dentro il suo partito, gli sono state rivolte a più riprese, malgrado non vi siano formalmente processi aperti contro di lui.

L’oppositore Efrain Alegre ha denunciato le connessioni del vincitore con il narcotraffico, oltre ad aver ricordato in campagna elettorale (con lo slogan “Contro il Paraguay delle mafie”) i tre mesi di detenzione che nel 1985 Cartes scontò per una questione di traffico di denaro.

Nel 2000 un piccolo aeroplano, immatricolato in Brasile e carico di cocaina e marijuana, venne ritrovato in una sua proprietà in territorio paraguayano, nella zona della frontiera col Brasile nota come “il prossimo Messico” ma formalmente chiamata Pedro Juan Caballero. In questa regione uno zio del politico, Juan Domingo Viveros Cartes, è stato arrestato più volte dagli anni 80 al 2012 per aver pilotato velivoli che trasportavano droghe. Cartes era amico di Fahd Jamil, noto nella triplice frontiera Paraguay-Argentina-Brasile per i suoi traffici illeciti e condannato a 30 anni in contumacia da un tribunale brasiliano per traffico di stupefacenti, evasione fiscale e riciclaggio. Jamil è stato in seguito graziato dalla Corte Suprema brasiliana, ma intanto l’amico di vecchia data è tornato prima delle elezioni, dopo 7 anni di silenzio, per “complimentarsi” con Cartes per la sua candidatura.

Inoltre nel 2004 l’impresario fu indagato in Brasile da una commissione parlamentare in quanto proprietario della Banca Amambay, accusata di riciclaggio di denaro sporco dopo la pubblicazione di un reportage basato sui report dell’agenzia antidroga americana, la Drug Enforcement Administration (DEA),  e confermati da filtrazioni di WikiLeaks. Vi sarebbero quindi informazioni abbondanti nei documenti di Wikileaks riguardanti Cartes e le operazioni che lo legano al riciclaggio di denaro, al finanziamento del commercio di stupefacenti negli USA, in Brasile e Argentina, e al contrabbando di alcool e tabacco. Al riguardo le accuse di contrabbando provengono da una Commissione Parlamentare di Indagine brasiliana che ha indicato come l’azienda di Cartes Tabesa (Tabacalera del Este SA, di proprietà del nuovo presidente e della sua sorella minore Sarah) sia una di quelle che introducevano illegalmente le sigarette paraguayane in Brasile.

[Nota finale. La cartina del “Panorama politico dell’America Latina” è puramente indicativa, serve solo a dare un’idea “cromatica” dei governi del subcontinente. Personalmente non considererei “di centro” il governo messicano, ma lo farei sfumare più nel blu che nel giallo. C’è stato un po’ di daltonismo nel dipingere la mappa!]

Crisi politica o golpe in Paraguay? Le chiavi di lettura

Lo scorso 22 giugno una decisione fast track del senato del Paraguay, adottata dopo solo 5 ore di discussione in aula con 39 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astenuti, ha sancito la destituzione immediata del presidente Fernando Lugo, ex prete cattolico progressista in carica dal 2008. Il suo mandato sarebbe terminato tra meno di un anno dato che le prossime elezioni nel paese sudamericano sono fissate per l’aprile 2013. L’articolo 225 della Carta Magna dice che la camera dei deputati può proporre al senato di emettere un “giudizio politico” sull’operato del presidente della Repubblica decretando così la sua rimozione dall’incarico senza appelli né possibilità di difesa in aula.

Secondo il parlamento Lugo sarebbe colpevole di un “cattivo esercizio delle sue funzioni”, in particolare per aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica in una base militare nel 2009, per aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a cittadini brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto, aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e per la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento.

Ma l’accusa determinante riguarda l’occupazione di alcune terre site a 400 km a nordest dalla capitale Asunción, appartenenti a Blas Riquelme, ex senatore dell’opposizione, da parte di alcuni gruppi di contadini senza terra che ne rivendicavano il possesso. Sono numerosi i conflitti rurali di questo tipo determinati dall’insicurezza giuridica ereditata dalla dittatura e dall’inefficienza statale nella risoluzione del problema.

I tentativi di sgombero e gli scontri con la polizia del 15 giugno hanno fatto 17 morti, 11 occupanti e 6 poliziotti. Lugo ha subito istituito una commissione d’inchiesta e ha rimosso il capo della polizia e il ministro degli interni del Plra, il Partido Liberal Radical Autentico,  sostituendolo con un esponente dell’opposizione per accattivarsi il consenso dei membri dell’opposizione del Partido Colorado. Questo partito, l’unico legale durante la cruenta dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989), è stato al potere per 61 anni, fino al 2008, e ha votato insieme alla maggioranza per rimuovere il presidente.

A Lugo è quindi subentrato il suo vice, Federico Franco, anche lui esponente del Partido Liberal Radical Autentico, la formazione che aveva permesso a Lugo di vincere le elezioni quattro anni fa, ma che s’è progressivamente svincolato dal suo programma di riforme sociali per l’universalizzazione del welfare, la redistribuzione della ricchezza e la limitazione della presenza militare statunitense sul territorio. La coalizione di Lugo era formata dai liberali, da alcuni partiti di sinistra e dai movimenti sociali che vedevano in questo sacerdote “scomodo” per il Vaticano e amato dalla gente un outsider capace di garantire una speranza di cambiamento dopo decenni d’immobilismo. In particolare la riforma agraria era percepita come uno degli assi portanti in un paese poco industrializzato poco popoloso (6,4 milioni di abitanti), privo di sbocchi marittimi, con il 40% degli abitanti sotto la linea della povertà e l’80% delle terre coltivabili in mano al 2% della popolazione.

L’inesperienza e l’accondiscendenza conciliatoria di Lugo con l’opposizione, gli scandali legati ai suoi figli concepiti quando era ancora prete, la debolezza fisica causata dalla sua battaglia contro il cancro, così come la resistenza dell’élite politico-imprenditoriale paraguayana, poco avvezza alla democrazia e al cambiamento, hanno frustrato le alte aspettative dei settori sociali che lo sostenevano. Lo stesso Franco, ostile al corteggiamento del presidente ai rivali Colorados, aveva provato senza successo in più occasioni a spingere le camere ad usare l’arma del giudizio politico contro Lugo.

Il sistema paraguayano non è parlamentare ma presidenziale, come quello di tutti i paesi dell’America Latina e degli Stati Uniti. Dunque non è comune né facile che il presidente, capo di stato e di governo, venga destituito dal parlamento o sia coinvolto in un impeachment. In questo caso, secondo lo stesso Lugo, «c’è una classe politica di partiti tradizionali che sfiorano l’irrazionalità», avendolo giudicato e defenestrato in meno di 24 ore. In realtà hanno voluto blindare le elezioni dell’anno prossimo da possibili sorprese per evitare altri outsider.
Non si tratta di una semplice “sfiducia”, ma di una procedura straordinaria molto più drastica che analisti e politici della regione assimilano a un golpe o una sospensione della democrazia dato che non sono previste forme di difesa per l’accusato e il “giudizio politico” può prestarsi a interpretazioni strumentali.

Sebbene il presidente abbia accettato la decisione delle camere, ha presentato comunque un ricorso contro la sua destituzione alla Corte Suprema, che s’è espressa negativamente. Ha rinunciato alla sua partecipazione, annunciata nei giorni scorsi, al vertice del 28 giugno del Mercato Comune del Sud (Mercosur, formato da Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e dagli associati Cile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Perù e Bolivia), ma ha chiesto una «presa di posizione sulla rottura della democrazia» in Paraguay. Il paese è stato temporaneamente sospeso da questo meccanismo d’integrazione regionale in quanto non si sarebbe rispettata la “clausola democratica” imposta ai membri, dunque il nuovo presidente Franco non è stato invitato al vertice.

Da sabato scorso migliaia di manifestanti scendono per le strade della capitale Asunción mentre una parte della comunità internazionale, in particolare alcuni paesi dell’Unasur (Unión Naciones Sudamericanas) come il Venezuela, l’Argentina e il Brasile, parla di un vero e proprio «colpo di stato del parlamento», come lo ha definito il segretario dell’Unione, Alì Rodríguez, che chiede la celebrazione «del dovuto processo legale».

Otto governi latino americani (Cuba, Venezuela, Honduras, Repubblica Dominicana, El Salvador, Perù e Nicaragua) non hanno riconosciuto il nuovo presidente Franco, mentre la Spagna, la Germania e il Vaticano sono stati i primi a farlo. Di fatto la prima riunione del nuovo presidente è stata con il nunzio apostolico, Benedetto Ariotti, che ha definito il nuovo governo «una benedizione di Dio».

Lugo, forte dell’appoggio internazionale, accusa l’élite del paese, specialmente «i settori egoisti e insensibili che hanno sempre vissuto di privilegi e non hanno mai voluto condividere i benefici della prosperità con il popolo», di aver voluto la sua «defenestrazione», una «ferita profonda alla democrazia». Con i suoi ex ministri ha formato un governo ombra per «resistere fino a recuperare il comando, per diventare controllori e monitorare tutto quel che faranno i nuovi ministri».

Franco risponde inviando l’esercito a mantenere l’ordine nelle piazze occupate dai manifestanti «per scongiurare una guerra civile», ma promettendo di implementare la riforma agraria che contadini e imprenditori agricoli richiedono. La situazione è tesa ma pacifica al momento. In un eccesso retorico Franco ha voluto ricordare ad Argentina e Brasile la dipendenza energetica delle città di Buenos Aires e San Paolo dalle centrali idroelettriche condivise con il Paraguay lungo le rispettive frontiere: un monito per le posizioni critiche dei suoi vicini.

Il sostegno al governo di Franco si basa sul parlamento e sui due partiti principali, sull’influente clero cattolico paraguayano e sulla solidarietà degli imprenditori e dell’Unione degli Industriali il cui presidente, Eduardo Felippo, ne ha ribadito la legittimità.

Fernando Lugo, invece, conta sul sostegno di alcuni settori contadini pronti a mobilitarsi, sui partiti minori della sinistra e sull’attivismo dei paesi sudamericani che intendono sanzionare economicamente e politicamente il nuovo governo. La sua situazione è stata paragonata a quella di Mel Zelaya, presidente dell’Honduras cacciato dal suo paese nel 2009, anche se in quel caso vi fu un’azione militare, mentre ora si tratterebbe di una modalità soft, di un “neo-golpismo” più istituzionale e non violento rispetto al passato, come lo definisce l’opinionista argentino Juan Tokatlian citando come esepmio la ribellione fallita della polizia contro il presidente ecuadoriano Rafael Correa nel 2010. (Di Fabrizio Lorusso da Linkiesta.It)