Il Messico al voto: opzioni, narcos e partiti

IN SINTESI: Ottanta milioni di messicani sono chiamati alle urne in questa domenica 1° luglio per eleggere presidente, Parlamento, sei governatori e il sindaco di Città del Messico. Il Partito rivoluzionario istituzionale potrebbe tornare a vincere, ma il Paese vive un’emergenza senza precedenti, per cui in alcune regioni bisogna chiedere il permesso alle bande criminali per fare campagna elettorale e ci sono stati dei candidati a livello locale “giustiziati” dai criminali, quindi i politici devono destreggiarsi nel fuoco incrociato di narcos e cacicchi locali.

PAN: L’opzione liberale che teoricamente il suo partito rappresenta è tradita da proposte, dettate da vincoli storici con le gerarchie ecclesiastiche, contro la libertà di decisione delle donne sull’interruzione della gravidanza – l’aborto è addirittura un reato punito con la prigione in molti stati governati dal Pan – e i matrimoni omosessuali.

JOSEFINA VAZQUEZ MOTA: Dopo sei anni di militarizzazione del territorio contro la criminalità organizzata, con un saldo di 60.000 morti e una crescita annuale dell’1,96% – la media latino americana è del 3,61% –, sembrava che la cattura per lo meno del figlio del capo dei capi, vista l’incapacità di prendere il boss latitante dal 2001, potesse invertire la tendenza alla discesa nei sondaggi della candidata. La strategia di Vázquez è mantenere la presenza dei militari, oltre 20.000, con funzioni di polizia cui va affiancata una nuova polizia nazionale ancora da creare.

NARCOS: In questo contesto l’infiltrazione dei narcos nelle elezioni, specialmente a livello locale e amministrativo, è un dato di fatto: il Nordest del paese, dominato dal cartello degli Zetas, e Guerrero, lo stato di Acapulco, vivono un’emergenza senza precedenti per cui bisogna «chiedere il permesso alle bande criminali» per fare campagna elettorale.

AMLO: Andres Manuel Lopez Obrador, candidato delle sinistre, ha definito in anticipo i membri del suo futuro governo, considerati autorevoli ed elementi di forza della sua proposta, e ha parlato di una riforma fiscale progressiva, di tagli ai costi della politica, di lotta alla corruzione e ritiro progressivo dell’esercito. È criticato dai suoi detrattori per il suo passato “radicale”, i tentennamenti su temi sociali come l’aborto e i matrimoni gay e la sua difesa a oltranza della sovranità nazionale, per esempio con la chiusura totale della compagnia petrolifera Pemex agli investimenti privati.

STUDENTI e YOSOY132: A queste iniziative s’è unito anche il movimento studentesco YoSoy132, la grande novità di questo momento politico. IoSono132 è nato in maggio grazie alle reti sociali, in reazione all’autoritarismo del Pri mostrato in alcune dichiarazioni di esponenti del partito contro gli studenti, e in opposizione alla dittatura mediatica del duopolio televisivo nazionale.

PEÑA NIETO e PRI: Peña è alleato dei verdi, un partito gestito da una sola famiglia che da anni propone la pena di morte per i colpevoli di rapimento e pratica il trasformismo per non perdere la sua quota di seggi.

Il probabile ritorno al governo del PRI, partito egemonico al potere per 71 anni fino alla sconfitta nel 2000 contro il Pan, e la vittoria di Peña significano per molti messicani una regressione democratica per cui da due mesi si moltiplicano le iniziative popolari contro questa possibilità: tre manifestazioni anti-Peña, convocate per la prima volta sui social network contro un candidato e non contro un presidente in carica, hanno riempito le piazze di Città del Messico e di altre 20 città in maggio e giugno riunendo tra le 50.000 e le 100.000 persone ogni volta. Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/messico-elezioni#ixzz1zHrX9sRx

Leggi il resto. Fabrizio Lorusso: SU Linkiesta.It

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