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#AvenidaMiranda Puntata 43. La vittoria del fascista Bolsonaro

bolsonaro-mitra1 nov. – Terza puntata di Avenida Miranda nella nuova stagione ancora una volta dal Brasile Pérez Gallo dialoga con Marco Dalla Stella sulle recenti elezioni brasiliane, la vittoria del fascista Jair Bolsonaro, le cause della crisi attuale e le prospettive e preoccupazioni per il futuro nello scenario nazionale e internazionale.

Qui il PODCAST, dove trovereta anche l’intervista fatta a Pérez Gallo da Radio Cittá del Capo il giorno dopo le elezioni.

Articoli nostri sul tema:

Pérez Gallo, Il 28 ottobre brasiliano: ascesa di un fascismo periferico

Fabrizio Lorusso, Cristo Messia Bolsonaro e il catrame

Il 28 ottobre brasiliano: ascesa di un fascismo periferico

bolsonaro haddad

di Pérez Gallo

Un’elezione surreale

Tra poche ore sapremo chi sarà il prossimo presidente del Brasile, al termine della campagna elettorale più assurda della storia, antica e recente, del paese sudamericano. Fino ad ora é successo di tutto: il candidato favorito, l’ex presidente Lula (del Partito dei Lavoratori, PT) é stato prima arrestato e poi impedito dalla giustiza elettorale, mentre il secondo nei sondaggi, l’estremista di destra Jair Bolsonaro ha ricevuto una pugnalata durante un evento elettorale e si é rifiutato di partecipare ai dibattiti con gli sfidanti. Nel primo turno elettorale Bolsonaro ha portato a casa una vittoria schiacciante (46%), inondando migliaia di gruppi di WhatsApp con 20 mila fake news grazie all’aiuto -pagato piú di 3 milioni di dollari- di 156 imprese “amiche”.

Finalmente peró oggi sapremo chi governerá il paese nei prossimi quattro anni.

O forse no, forse nemmeno a seggi chiusi si saprà chi sarà il prossimo presidente. Soprattutto se a spuntarla dovesse essere, come è improbabile ma non impossibile, il candidato petista Fernando Haddad, dato in crescita nell’ultima settimana e avvicinatosi a Bolsonaro. Secondo gli ultimi sondaggi la differenza tra i due —che all’indomani del primo turno era di 18 punti: 59% contro 41%— sarebbe ora oscillante tra gli 0 e gli 10 punti: 50-55% di Bolsonaro contro 4550% di Haddad. Questo in un contesto di volatilità senza precedenti, dove quasi un elettore su cinque decide il giorno stesso del voto.

Forse non lo sapremo perché il candidato di estrema destra Bolsonaro, ex ufficiale resosi celebre per le sue dichiarazioni misogene, razziste, favorevoli alla dittatura militare che governò il paese tra il 1964 e il 1985, e favorevoli alla tortura e ai crimini di Stato, ha già annunciato a più riprese che riconoscerà solo il risultato che lo dovesse dare per vincente. Lo ha fatto avvalendosi dell’appoggio di una parte importante (ancora non è chiaro quanto, e questa è forse la maggior incognita del post elezioni) dell’esercito, rappresentata dal suo vice General Mourão e dai molti ufficiali candidati ed eletti nelle file del suo Partito Social Liberale (PSL). Lo ha fatto anche con l’appoggio delle più importanti chiese evangeliche e pentecostali che negli ultimi anni hanno ottenuto un potere enorme nella politica e nella società brasiliana grazie a capitali faraonici e un’azione sociale tenace nelle periferie e nelle favelas, dove sono riuscite a scalzare le militanze della sinistra tradizionale e delle correnti progressiste della Chiesa cattolica.

Bolsonaro ha inoltre goduto del sostegno di molti settori strategici del capitalismo brasiliano e mondiale come i latifondisti dell’agro-business della soya e, come lo hanno rivelato i rialzi in borsa dopo la sua vittoria del primo turno, il grande capitale finanziario e speculativo transnazionale, sedotto dal programma iper-privatizzatore e di forti tagli ai diritti sociali tredicesima e ferie del consulente economico di Bolsonaro, il Chicago boy Paulo Guedes. Eduardo Bolsonaro, figlio del candidato reazionario e deputato federale appena eletto con il maggior numero di voti della storia brasiliana, ha già avvisato che nel caso in cui la vittoria di suo padre non fosse riconosciuta, per chiudere il Supremo Tribunale Federale basterebbe “un caporale e un soldato”. Un altro avvertimento lo ha dato la polizia federale quando, pochi giorni fa, ha fatto irruzione in molte università federali del Paese, violandone l’autonomia. Obiettivo dell’incursione: sequestrare “materiali antifascisti” di straordinaria pericolosità quali manifesti, volantini e adesivi, e mettere sotto indagine 181 docenti accusati di fare campagna elettorale per il PT in questi ultimi giorni in cui è proibito. E un avvertimento pare lo abbiano dato pure le milizie del narcotraffico, che venerdì hanno lasciato una macchina con un cadavere proprio di fronte alla Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) mentre si stava svolgendo un’iniziativa antifascista. Avvertimenti continui, infine, li sta facendo l’ala più militante del bolsonarismo di base, con decine e decine di aggressioni a giovani di sinistra che hanno portato, in un caso, all’assassinio di un maestro di capoeira di Salvador da Bahia. E un altro omicidio ai danni di un sostenitore di Haddad nello stato del Ceará si é realizzato proprio mentre scrivevo queste righe.

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Bolsonaro dixit (columna de @desinformemonos)

bolsonaro[De Desinformémonos] Como se esperaba, el domingo 7 de octubre salió ganador de la primera vuelta de las elecciones presidenciales brasileñas, con el 46% de los sufragios y un 16% más que su principal adversario, Fernando Haddad del Partido de los Trabajadores, el inquietante antidemócrata y ex militar Jair Messias Bolsonaro, alias “Trumpinho”. O sea pequeño Trump, debido a la semejanza ideológico-degenerativa del personaje con el presidente gringo. Semejanza que se refrenda como un loop descerebrado también con varias calamidades más llamadas M. Salvini, V. Orban, M. Le Pen, entre otros fascistas del siglo XXI que se van incrustando en los gobiernos de distintos países y logran dominar el discurso de odio social.

Con políticas neoliberales en lo económico e iliberales en lo político-social, empezando por su menosprecio de toda institución y proceso democrático, van avanzando en oleadas populistas y xenófobo-racistas los intereses del gran capital, que ya es casi todo financiero y globalizado: tras el resultado subieron repentinamente el Real brasileño frente al dólar y la bolsa de San Pablo, pese a que hay un riesgo concreto de decaimiento de la democracia en el país más importante de América Latina. Esto significa que el mercado descuenta y aprecia este efecto antidemocrático con tal de que haya por lo menos buenas condiciones para la inversión y la apertura forzada de nuevos mercados vía la privatización de todo. Y es el plan anunciado por Bolsonaro si llega a ganar, junto a los recortes de pensiones, salarios y gasto público que en dos años de golpe de Estado no ha podido acabar el deslegitimado títere presidencial Michel Temer.  Continua a leggere