Haiti: militarizzazione, caos, presenza USA e italiana

Riporto qui un paio di brevi interventi di Tito Pulsinelli su Selvas.org da cui emergono alcune interessanti informazioni trascurate dai media italiani sulle missioni USA e di altri paesi ad Haiti. Pur nel rispetto degli sforzi internazionali per soccorrere la straziata popolazione del paese caraibico, è urgente considerare tutti gli aspetti delle operazioni non atto per evitare errori del passato e la copertura di strategie meno umanitari e di atti di forza mascherati. Nel post precedente avevo lanciato una provocazione sul debito riprendendo le considerazioni del Comitato Internazionale per la Cancellazione del Debito del Terzo Mondo, ma il tema non è assolutamente esaurito così come non lo sono le questioni della presenza militare americana e di come si muove l’Italia in questo contesto. Il qudro della situazione geopolitica: A QUESTO LINK.

Presenza militare statunitense

Non c’è “terrorismo”, non ci sono armi di distruzione di massa, nemmeno laboratori per la raffinazione della coca, non vi è traccia di pirateria o armi atomiche disperse, ma le truppe USA passeranno dagli attuali 15mila a 20mila uomini.
All’Assemblea Generale dell’ONU, l’ambasciatore nordamericano ha risposto indignato alle accuse della Bolivia, del Nicaragua e del Venezuela che in sostanza esigono più medici e meno soldati: “…vogliono politicizzare l’emergenza di Haiti”. Quindi, militarizzare o politicizzare?

Dapprima presero possesso dell’aeroporto internazionale di Port au Prince, impedirono l’atterraggio di numerosi aerei, poi allontarono la stampa internazionale, infine completarono lo schieramento delle truppe sul territorio metropolitano. I convogli militari nordamericani sfoggiano armi, non distribuiscono cibo né acqua, e mettono sotto controllo i punti nevralgici della capitale. Il porto è nelle loro mani. Aerei e navi, in partenza o in arrivo, devono sottostare alle condizioni del comando militare degli Stati Uniti.

Ad otto aerei di Medici senza frontiere, nonostante l’autorizzazione scritta delle autorità di Washington, è stato impedito l’atterraggio: ad Haiti comanda il Pentagono. Ora stanno completando lo schieramento delle truppe e dei mezzi sul resto dell’isola. Impediscono o rallentano le operazioni umanitarie che fanno capo ad altri Paesi ed organismi internazionali.
Gli elicotteri sorvolano i centri abitati della costa ed avvisano che chiunque espatria clandestinamente sarà fatto prigioniero, e inviato alla base militare di Guantanamo a far compagnia ai “terroristi arabi”.

Dunque, è in atto la militarizzazione del terremoto o una politicizzazione dell’emergenza? Avallare la centralizzazione/accaparramento degli aiuti internazionali o rafforzare la vigilanza permanente della società civile internazionale?
Ieri, a La Paz, durante le celebrazioni del nuovo periodo presidenziale di Evo Morales, Chávez ha ricordato come nel 1999, in occasione dell’alluvione che causò la più grave catastrofe naturale in Venezuela, che distrusse il litorale centrale, gli USA tentarono di inviare 1200 marines. Era una iniziativa personale di Bill Clinton, non una richiesta di Caracas: in quel caso, dovettero fare dietrofront.

Sembra una “prassi”. Ad Haiti è in atto una invasione al nuovo stile del smart power, camuffata, come il golpe in Honduras, e che punta ad “auto-finanziarsi” con i soccorsi internazionali.La portaerei italiana Cavour è salpata verso Haiti. L’intera operazione è circondata da scarsissime informazioni ufficiali.

Dal fronte italiano…

Il Ministro La Russa ha parlato di “missione di aiuto a tutta la popolazione, ma in particolare ai bambini orfani” (Adnkronos 16 gennaio). Nessuna dichiarazione in merito alle effettive modalità operative e alla tempistica della missione” – sottolineano Rete Disarmo e la Tavola della pace.

Da quale organismo è pervenuta all’Italia la richiesta di inviare una portaerei? Finora il Ministro della Difesa La Russa ha parlato solo di “operazione congiunta con il Ministero della Difesa brasiliano” senza specificare la necessità e l’origine di tale richiesta.

Le due associazioni, che raccolgono un’ampia gamma di organizzazioni del pacifismo italiano, chiedono quindi spiegazioni “sulla effettiva necessità della portaerei Cavour e l’approvazione della sua missione… “sulle modalità d’impiego e la tempistica dell’operazione”. Nei giorni scorsi il sito di Unimondo, con due lunghi articoli aveva portato all’attenzione diversi aspetti poco chiari del “battesimo operativo” e del “silenzio tombale del mondo politico” sull’iniziativa governativa.

Chiedono trasparenza “sui costi della missione e il loro sostegno”. E puntano l’attenzione sulle “dichiarazioni alquanto singolari” rilasciate da La Russa. Haiti ha bisogno di aiuti di natura prettamente civile, cioè di medici non soldati. In un primo momento il ministro Frattini aveva verbalmente anunciato che l’Italia condonava il debito di Haiti.

Poi, con La Russa, c’è un cambio totale di registro, e siamo giunti alla sponsorizzazione dell’imprenditoria privata (e non) di una spedizione militare dagli obiettivi poco chiari, presentata come una sfilata promozionale del Made in Italy bellico, sulla passarella caraibica. “Le aziende saranno in grado di coprire il 90% dei costi dell’operazione e si tratta di società come Finmeccanica, Fincantieri, Eni, molte di queste che lavorano con il militare e che hanno realizzato questa nave” (Agi, 19 gennaio).

Pax Christi rende noto che “Haiti ha bisogno di cooperazione non di portaerei. Questa nave di 235 metri è costata 1200 milioni di euro, ed in ogni ora di navigazione consuma 25mila litri di carburante. Ci chiediamo quante sale operatorie ed ospedali da campo si possono realizzare con una spesa così folle”.

Foto: www.jenniferbrowningphotography.com

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