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Indice del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità

Santa Indice

A grande richiesta (??) riporto l’Indice del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità di Fabrizio Lorusso (ed. Stampa Alternativa, 2013)

Trovi il libro anche qui (IBS) e qui (Feltrinelli)

Prefazione

La Santa proibita di Valerio Evangelisti ……………………………. 113

Introduzione …………………………………………………. 117

Una Santa un po’ speciale ……………………………………………………… 112
Mille nomi nella terra dei nessuno…………………………………………… 112
Dove cominciò la schiavitù…………………………………………………….. 115
Mito e realtà, la Santa está presente ………………………………………….. 117
Diario messicano…………………………………………………………………… 123
Quella che non si scorda mai e il bis ……………………………………….. 123
Guerre di religione ……………………………………………………………….. 124
L’altare di Alfarería a Tepito …………………………………………………….. 128
Il rosario per la strada …………………………………………………………….. 135

Colori, altari, simboli, offerte ………………………………………………….. 140
Simbologia: il mondo stretto in una mano……………………………………. 140
I vestiti e i colori della Morte …………………………………………………… 148
Gli altari e le offerte dedicati alla Niña Blanca…………………………… 152

La Madonna dei narcos? ……………………………………………………….. 159
La Santa fotogenica e il “mozza orecchie”………………………………….. 159
Narcosanta?………………………………………………………………………… 162
Corridos e narcocultura………………………………………………………….. 165
Santa Muerte vs Jesús Malverde, San Giuda e la Guadalupe……………. 168
Un culto “sovversivo” ………………………………………………………….. 170

Le origini della Santísima Muerte………………………………………………. 174
Antefatto. La portentosa vita della morte ………………………………….. 174
La storia. Origini del culto per la Santísima Muerte ……………………… 177
Europa in America ………………………………………………………………… 179
Santa Inquisizione contro la Morte …………………………………………. 184 (continua…)

SantaMuertePatrona_copertinatutta

L’eterna fuga di San Pascualito Rey ………………………………………… 186
Africa in America …………………………………………………………………. 189

Da clandestina a Santa globale …………………………………………….. 194
Il giorno dei morti………………………………………………………………….. 194
Da Catemaco a Tepito ………………………………………………………….. 196
Santa crisi …………………………………………………………………………….. 197

San Bernardo a Tepatepec, Hidalgo…………………………………………….. 199
La Santa Muerte a La Noria e a Yanhuitlán………………………………… 100
El Niño de las Suertes, San La Muerte l’argentino e il Gauchito Gil …… 103
Donna Sebastiana…………………………………………………………………. 106

Lotte per il potere …………………………………………………………………. 110
L’autonominato arcivescovo della Santa Muerte ………………………….. 110
Santa Esperanza e Martín George ……………………………………………… 112
Il collasso della Iscat Mex–Usa ………………………………………………….. 114
Potere o morte ………………………………………………………………………. 117

Edicole ……………………………………………………………………………….. 120
La cattedrale…………………………………………………………………….. 124

Il Comandante Pantera……………………………………………………….. 125
Santa Prigione…………………………………………………………………….. 127

Santa Martha e le baby gang …………………………………………………. 128
Narcosatanici ………………………………………………………………………. 131
Ciudad Juárez………………………………………………………………………. 133

Tratti del culto per la Santísima Muerte ……………………………………… 135
Caratteristiche del culto………………………………………………………….. 135
Trasformazioni ……………………………………………………………………… 137
La Muerte e i diritti dell’uomo……………………………………………………. 139

Santa in rete e sulla pelle (tatuaggi Santa Muerte) ………………….. 141

Inserto fotografico ……………………………………………………… 145

Appendice …………………………………………………………………….. 161

La guardiana

Colloquio con Doña Enriqueta Romero Romero ……………………….. 162

Silenzio, parla Tepito

Colloquio con Alfonso Hernández………………………………………….. 171

Preghiamo insieme e diciamo “Santa Muerte del mio cuore”

Le preghiere indirizzate alla Santissima …………………………………. 177

Riferimenti bibliografici ……………………………………………. 182

FINE E… HASTA PRONTO !

Santa Muerte Protettrice del Popolo

Santa VicoloCannery

Questo reportage è uscito sulla rivista LOOP di ottobre/novembre 2011 (che vi invito a visitare qui!) e ora on line sul sito dell’Agenzia Letteraria Vicolo Cannery (e chiaramente vi invito a vistare anche quella!)

Di Fabrizio Lorusso (Nel pubblicare questo reportage, segnaliamo l’uscita di Santa Muerte Patrona dell’Umanità, il libro sulla Niña Blanca e il Messico edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri). Leggi anche il prologo e la descrizione su DinamoPress.It

Uno dei fenomeni sociali più interessanti e poco esplorati del Messico contemporaneo è senza dubbio l’emersione pubblica di un culto antico e semiclandestino a una santa popolare con le fattezze di uno scheletro, la Santissima Muerte. Ha una lunga storia che sta lentamente venendo fuori da ricerche sul campo e nelle biblioteche di questo paese. Una cosa è certa. Non va confusa con la famosa tradizione del giorno dei morti, dichiarata dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, che è d’origine cattolica e ha integrato alcuni elementi precolombiani e la cultura pop americana di Halloween.

Quella è una morte addomesticata dallo stato e dalla religione per fare festa e propagare lo stereotipo del messicano che non la teme mai e balla nei cimiteri. Tanti colori, statuette di donne borghesi scarnificate (le famose catrinas dell’artista del primo novecento Josè Guadalupe Posadas), teschi di marzapane, dolci, fiori gialli, e molta promozione turistica ma in fondo poca anima. La Santa Muerte è invece un’immagine più spaventosa, è vero. Ed è associata erroneamente al mondo del narcotraffico e della delinquenza, ai tamarri e ai poveri, come fosse una protettrice di reietti e malfattori. L’immaginario di morte, violenza e guerra al narcotraffico che il Messico esporta da alcuni anni ha contribuito a ingigantireil mito della “Madonna dei Narcos”. La realtà è però un po’ più complicata.

Si tratta di un’iconografia tardo medievale e barocca della morte scheletrica, con falce, mondo e bilancia, carica di simbolismo e mistero. Da decenni, anzi da secoli, è protagonista di un processo clandestino di canonizzazione o santificazione popolare. La Santa Muerte, alias Niña Blanca, Patrona, Señora, Flaquita (i suoi soprannomi sono praticamente infiniti), è un’entità santificata dal popolo. E’ l’idea della morte giustiziera che funge da intermediaria tra gli uomini e Dio e poi diventa oggetto di un culto specifico. La Chiesa non l’accetta. Se non sei vissuto non puoi mica essere Santo! Ma la gente è ormai stufa delle imposizioni delle istituzioni e della fede ufficiale, quella che decine di sette e gruppi cercano di brevettare per far soldi, e si ribella scegliendosi i propri intercessori divini e optando per una libera adesione alla religiosità.

E’ un movimento spontaneo che sorge in Messico, ma esiste anche in Argentina, dove prende il nome di San La Muerte, negli Stati Uniti e in Centro America. La morte santificata nasce nel mondo rurale e nelle comunità marginali di poveri e indios del Vicereame della Nuova Spagna, un territorio che s’estendeva dalla California a Panama, già nel diciassettesimo secolo quando gli spagnoli dominavano le colonie americane con la spada e con la croce. Erano infatti aiutati da eserciti di soldati dell’anima col saio indosso e la Bibbia in mano. La devozione alle figure della morte scarnificata che i religiosi cattolici avevano importato dall’Europa (per esempio i quadri delle Danze macabre e i Trionfi della morte-peste nera) prende in America nuove e inattese direzioni, sgradite alla Chiesa di Roma e malviste dal resto della società.

Quindi nel tempo questa morte fatta santa dai settori marginali si fonde e si confonde con le tradizioni locali, con le credenze e anche le superstizioni spesso legate a quel che resta della visione del mondo degli antichi messicani. Sopravvive clandestinamente alle persecuzioni dell’Inquisizione che accusa i suoi seguaci di “idolatria pagana” e “satanismo”. E sono le stesse espressioni di disprezzo, basate su preconcetti, con cui ancora oggi, dopo un decennio di boom mediatico della Santa Muerte, la stampa scandalistica e le gerarchie ecclesiastiche continuano a etichettare il suo culto senza comprenderlo. I devoti aumentano esponenzialmente da almeno un decennio e sono oltre cinque milioni, forse dieci. Il culto dilaga su Internet, nei mercati, tra i migranti, i poliziotti, i carcerati e ma anche nella classe media, tra i politici e nel mondo dello spettacolo.

Insomma parlare di satanismo e ignoranza non basta più. Ecco allora che emergono studi e analisi più serie e centrate sulla comprensione del fenomeno che non è “un problema” ma l’espressione creativa del sincretismo postmoderno e contro egemonico di settori crescenti della popolazione. Ad ogni modo spiegare esattamente che cos’è e cosa rappresenta la Santa Muerte è abbastanza difficile in poche righe (consiglio questo link https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/ e pure Questo che è il SUO blog). Le immagini dei suoi simpatizzanti e dei momenti importanti del culto così come le parole dei devoti di questa specialissima santa messicana possono forse descriverla più di tante analisi e speculazioni. ALBUM LINK

Araceli Morales, casalinga ed estetista di Chalco, Città del Messico.

Sono credente della Santa da 23 anni, da quando ero una bambina. Ho avuto un’infanzia molto brutta, molto forte e lei mi ha aiutato molto e ha fatto sì che non prendessi nessun vizio, non stessi in strada ma imparassi a essere una buona madre e una buona moglie.

Ho quattro figli, tre femmine e un maschio. Ora vengo a ringraziarla perché il mio bimbo, appena nato, stava male e le ho promesso dei fiori e un cero. Mi manca oggi il mazzo di fiori ma intanto le ho portato il cero e i fiori li prenderò presto, glieli devo. Son stata una buona moglie ma mio marito mi ha lasciato in cinta di quattro mesi dopo quindici anni di vita insieme.

Per me la Santa è un sostegno quando sto affondando e lei mi aiuta mentre molti dicono che è cattiva, non è vero, cattive sono le persone che le chiedono cose. A volte chiediamo cose impossibili e sì vengono concesse, ma in cambio di altre cose molto forti che io personalmente non farei.

Ho il mio altare in casa con tutti suoi colori e di fatto, in verità, sono l’unica che crede in lei nella mia famiglia con cui ho discusso varie volte. Anche mio marito se n’è andato perché diceva che io gli facevo del male usando lei, ma era solo un pretesto. Io mai gli ho fatto del male con lei. E’ molto molto miracolosa ed è vero ma non bisogna chiedere cose troppo forti che non si possono concedere.

Armando Maldonado, 32 anni, disoccupato, Città del Messico, Iztapalapa

Sono devoto da dieci anni e prima comunque la rispettavo. L’ho conosciuta attraverso la televisione e quello che si diceva. Mi attirava il fatto che è molto buona, ti aiuta quanto le si chiede, ma è anche molto gelosa quando non mantieni le tue promesse. Sono cattolico, cioè credo alla Vergine, a Dio e tutto ma dicono che, beh, bisogna avere fede in qualcosa e ora veramente questa è la mia Santa. Lavoro, anzi, adesso sto cercando lavoro per questo son passato a vederla perché mi dia una mano. Lei mi ha aiutato varie volte ma quella che mi ha colpito di più è stata quando mi ha aiutato a trovare un buon lavoro e anche a tornare con mia moglie dopo che ci eravamo separati. Ho il mio altare in casa, le metto un cero, dei sigari, la purifico col fumo, le metto acqua, cannella, sale. Vado spesso a un altare a Iztapalapa, il 2 di ogni mese. Fanno il rosario e va il padre, si fa il rosario e le richieste di ciascuno per qualche malato o altro. Io ho prego soprattutto per mia mamma malata.

María, 39 anni, casalinga e commerciante del quartiere periferico Iztapalapa.

Io sto con la Santa da almeno vent’anni, faccio la commerciante in un negozietto di zona ma anche la casalinga in realtà. La Santa mi ha salvato due volte la vita e la devo ringraziare. Fu quando stavo con mio marito, beh il mio ex, il padre delle mie tre figlie. Mi picchiava e mi maltrattava e due volte mi ha rischiato veramente di ammazzarmi. Per fortuna ci siam separati proprio per questo, la violenza. Ho il mio altare e le mie bambine sono devote anche loro. Hanno 10, 12 e 15 anni.

Arturo Salazar, tassista, zona Santo Domingo, Città del Messico.

Conosco l’immagine da cinque anni e non da subito sono diventato un devoto. L’ho conosciuta per la strada, in un altro quartiere, tramite un amico che era in prigione. Per me oggi significa molto, è la tua fede, il tuo sentire e vivere. Le chiedo che ci aiuti ad andare avanti e a vivere. Ho avuto problemi di sicurezza col taxi, son saliti su dei rapinatori e la sua immagine mi ha aiutato e non mi hanno rapinato. Mi hanno detto che non mi avrebbero fatto nulla perché l’avevo lì nel taxi, avevo un’immaginetta e una collana.

Questa è una conversazione che ho avuto il piacere d’intrattenere con Alfonso Hernàndez, cronista di quartiere e direttore del Centro Studi su Tepito (Barriodetepito.Com), sul culto alla Santa Muerte e sulla vita in questa zona. Tepito viene a torto identificato come un covo di narcos e delinquenti, una pericolosa comunità anarchica e fuorilegge, ma che in realtà è uno dei pochi quartieri di Città del Messico ad aver conservato la sua identità culturale e storica malgrado la delinquenza, la droga e le vicissitudini di una modernità tronca e ingiusta.

F.L. – Quali sono le origini del culto alla Niña Blanca in Messico e qui nel quartiere di Tepito?

– Beh, io ho 65 anni e da 50 anni conosco questo culto grazie alle mie zie e le mie nonne che tenevano quest’immagine in qualche angolo nascosto della casa, ma la particolarità di Tepito è che proprio in questo quartiere viene esposta per la prima volta in strada come l’immagine di uno scheletro di dimensioni naturali e questo fenomeno si riproduce in lungo e in largo per tutta la città. Questo è quanto abbiamo visto oggi in via Alfarerìa 12, cioè un santuario in cui si venera quest’immagine che può essere una divinità della crisi, può essere o un’immagine per dei fedeli che ormai hanno smesso di credere alle altre immagini e religioni, ai partiti politici, alle istituzioni e che ricorrono a Lei in un momento di crisi. La Vergine di Guadalupe continua a restare al suo posto come un’immagine che fa miracoli, ma la Santa Muerte ti dà una mano, ti evita lo sgamo, cioè ti fa un “paro”.

– E questa è un’altra cosa. Come spiegheresti questo concetto che è molto messicano?

– Ci son cose che non si possono chiedere alla Guadalupe, le puoi chiedere cose buone ma non che ti tolga un maleficio o un’invidia. Invece la Santa Muerte si muove di più in un altro terreno, più nel campo dell’oscuro, del nero, beh sì le puoi chiedere che ti difenda e che con la sua falce recida le invidie e i malefici che incombono su di te.

– In questo senso sarebbe più potente della Vergine di Guadalupe, che dici?

– Più cabrona [testarda, dura, stronza, n.d.t.], non più potente, più cabrona.

Estratto di un’intervista a Doña Enriqueta (Queta) Romero Romero, guardiana dell’immagine e dell’altare alla Santa Muerte più importante del Messico in Calle Alfarerìa, nel quartiere popolare  di Tepito del centro della capitale.

F.L. – Quando hai cominciato ad abbracciare il culto alla Santa morte?

E. R. – Ho 65 anni e sono devota della Santissima Morte da 54 anni. Sono nata nel centro nella Calle Motolonía e mia zia era una devota. Tutta la vita poi l’ho passata qui a Tepito.

– Avevate un’immagine in casa?

– Sì, ma non c’erano figure di legno, piuttosto immagini di carta.

– Era comune il culto alla Santa quando siete arrivati qui?

– Non tanto ma la cosa era più che altro privata e si svolgeva nelle case di ciascuno. Le gente è iniziata a venire quando io ho messo fuori l’altare. E’ stato il 31 ottobre di 9 anni fa, nel 2001. L’immagine dell’altare me l’ha regalata mio figlio Marcos, il maggiore.

Preghiera alla Santissima Muerte (secondo il testo sul culto di Juán Ambrosio)

Santa Morte del mio cuore,

non lasciarmi senza la tua protezione,

e non lasciare mai tizio(a)… (nome della persona)

un solo momento tranquillo(a), infastidiscilo(a)

in ogni momento, mortificalo(a), inquietalo(a), inquietalo(a)

perché sempre pensi a me. Amen.

(Si recitano tre padre nostro)

Oh Morte Sacra,

reliquia di Dio,

toglimi dalla sofferenza

avendo te.

Che la tua ansia infinita

di voler fare il bene

sia sempre con me

tutta la nostra gioia

senza sapere per chi.

Che la tua bilancia divina

con la tua sfera celeste,

ci ripari sempre

la tua sacra tunica

Santissima Morte.

Per concludere una strofa della canzone del gruppo rap Cartel de Santa, da Monterrey.

“…Lei apre i nostri occhi alla realtà, dicono che morire è svegliarsi, io non so se ci sia un paradiso o un inferno, però la unica cosa sicura in questa vita è che solo Lei comprendo”.

Santa Muerte Patrona (capitolo introduttivo)

SantaMuertePatrona_copertinamezzaPresento qui il capitolo introduttivo del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità (link).

Oggi sei tra le braccia della vita,  

ma domani sarai nelle mie.  

Quindi vivi la tua vita. Ti aspetto.  

Distinti saluti, La Morte

(cartello anonimo).

Ecco il suo Blog Link.

Alcuni anni fa ho conosciuto la Morte, la santa scarnificata che oggi dispensa fede e speranza a milioni di devoti in America. Ogni giorno, da Nord a Sud, la falce dell’instancabile Santa Muerte s’innalza lucente dall’altopiano centrale di Città del Messico, mietendo a fasci migliaia di anime. Lo fa con giustizia e ispirazione profondamente democratiche. Ricchi e poveri, donne e uomini, giovani e vegliardi finiscono per accompagnarla senza discriminazioni né convenevoli. Una madre terribile coperta da una lunga tunica che lascia intravedere solo i piedi, il teschio e le ossa delle mani che reggono il mondo, una bilancia e una falce. Vivo in Messico da oltre undici anni. È un paese enorme, curioso, meraviglioso. La sua gente, tra le tante qualità, ne ha una che da sempre mi ha affascinato. La vita sembra proiettarsi su un telone ondulato, uno sfondo in movimento che sussulta e cambia continuamente direzione e intensità.

La misera ma dignitosa esistenza della maggioranza è un’ombra che viene distorta dall’abbaglio sottile e penetrante dei raggi multiformi della speranza. Si nutre della tendenza alla superstizione e non necessariamente della religione ufficiale, che sfuma piuttosto in una fede generica e personalizzata nel dominio dell’inspiegabile.

C’è una propensione diffusa verso il pensiero magico, la fantasia, la creatività, l’immaginazione, il sogno che si riflette nelle credenze popolari e nella mentalità delle persone. La meraviglia, i miraggi, le attese infinite, la speranza e l’incertezza della vita messicana non passano di certo inosservate agli occhi dello straniero, nemmeno dopo anni di lenta e gradevole assuefazione alla cultura locale. Le vicende di stregoni, sciamani, santoni, guaritori, miracolati, maghi e santi popolari, siano essi intesi come figure tradizionali o come invenzioni modaiole, sono una parte dell’immaginario collettivo cui non ci si può sottrarre. La portentosa vita della Santísima Muerte dentro le case, nelle anime e per le strade del Messico rappresenta ancora oggi un mistero.

Questa Santa messicana, protettrice dell’umanità intera, patrona dei dimenticati, è stata descritta più da miti, leggende e articoli sensazionalisti che da documenti e testimonianze: è la grande incompresa nella storia recente dei culti popolari. Quindi il mio viaggio insieme a lei è stato lungo e accidentato, ma ne è valsa la pena.

La Madonna dei narcos; un gozzoviglio di stregonerie e magia nera; una superstizione adatta ai reietti e ai disperati del popolino; una devozione satanica e pericolosa; un’adorazione buona solo per i delinquenti e i pervertiti, per i santoni del vudù e della santería cubana emigrati in terra azteca: questo è solo un campione casuale di quanto per anni hanno detto e scritto sulla Santa Muerte i diffidenti e i timorati, la Chiesa e la stampa. Tali e tante sono le denigrazioni verbali e le menzogne culturali alimentate dalla smania scandalistica dei media e da un certo perbenismo conservatore, ancora presente in ampi strati della società messicana. Innumerevoli sono le etichette marchiate a fuoco sulla pelle del culto popolare messicano che più è cresciuto dalla metà degli anni Novanta a oggi.

È innegabile che, a quelle latitudini, il Vaticano abbia perso progressivamente il suo monopolio tradizionale sul controllo delle anime e degli affari religiosi. I censimenti più recenti mostrano un allarmante calo dei “cattolici dichiarati”, non necessariamente praticanti, in un paese che veniva dato per totalmente acquisito dalla Chiesa di Roma. I momenti importanti della relazione tra la vita e sua sorella, la morte, sono stati gestiti per secoli dalle istituzioni religiose, impiantate con la forza dagli spagnoli durante la Conquista e dallo Stato messicano a partire dalla fine dell’Ottocento. La Chiesa e lo Stato hanno sempre il potere di ufficializzare i rituali di passaggio all’aldilà, però oggi sono numerose e inarrestabili le sette, le fedi alternative, le devozioni e i culti popolari che stanno minando il loro controllo assoluto.

La religione ufficiale ha sempre combattuto le espressioni culturali dissidenti. Lo fece prima nel Vecchio Continente, all’epoca dell’Inquisizione, e poi durante la sanguinosa conquista delle Indie: la spada dei conquistadores Cortés e Pizarro era in stretta alleanza con la croce. Per questo oggi la falce della Muerte ritorna a essere temuta e viene condannata come idolatra e pagana. Antonio Gramsci sosteneva che esistono numerose e diverse visioni del mondo, potenzialmente una per ognuno di noi. In questo senso ogni uomo può essere filosofo con il proprio modo di interpretare la realtà, dunque anche la vita e la morte. I luoghi di questa filosofia sono il linguaggio, il senso comune, o buonsenso, e la religione popolare.

L’avventura della Santa Muerte è l’esplorazione di quest’ultimo luogo, uno spazio di libertà della fede e del pensiero, un mondo di nuove pratiche ed emancipazioni nel Messico dalle profonde contraddizioni.

Le preghiere dei fedeli contengono suppliche rivolte a Dio, alla Vergine o a uno dei tanti santi, ufficiali e non, che sono a disposizione dei credenti in quell’immenso paese. In genere non si tratta di richieste particolarmente esose: lavoro, amore, denari, felicità o qualcosa che vi si avvicini. Oppure si chiede di poter tornare a casa sani e salvi, soprattutto se si vive nelle zone marginali del centro o sulle colline periferiche in cui proliferano case di mattoni e lamiere prive di ogni servizio e del tutto simili alle favelas brasiliane. Scomparire è facile negli slums e non solo. L’impunità è praticamente garantita per i malfattori d’ogni sorta. Il sequestro express è la nuova modalità di rapina in voga. Rapida, spesso indolore, sempre efficace: si rapisce la vittima per qualche ora, poco prima della mezzanotte, per obbligarla a prelevare almeno due volte il massimo consentito dallo sportello ATM: un prelievo alle undici e un altro un paio d’ore dopo. E dopo adiós, se tutto va bene. Altrimenti si continua per qualche giorno fino ad esaurimento del conto in banca. Non sono pochi i casi in cui i sequestri sono coperti ma anche organizzati da bande deviate di poliziotti che poi, magari, devono investigare su loro stessi quando arrivano le denunce. Va da sé che i risultati e gli arresti scarseggino.

Santa Reloj 137

La Santa Muerte, almeno lei, ci proteggerà, forse. Dunque è meglio sperare, accendere un cero del colore preferito e poi stare sempre allerta, en las vivas. Il motto ufficiale del Comune di Città del Messico, riprodotto su cartelli, giornali e mezzi pubblici, fino a pochi anni fa recitava solennemente “México, La ciudad de la esperanza”, la città della speranza. Ora è stato aggiornato in “México, ciudad en movimiento”, città in movimento, per ispirare una parvenza di modernità e ufficializzare un ideale di dinamismo e sviluppo. La gran ciudad è il teatro in cui si muovono la vita e la morte, l’anima e il corpo di milioni di messicani. Ci sono anche tanti forestieri innamorati del suo caos perenne.

La Muerte santificata non discrimina e muove le marionette nel teatro. Il progresso cittadino è materia e rumore, viene scandito dai martelli pneumatici delle decine di cantieri aperti per migliorare la viabilità cittadina e rendere umano un traffico giornaliero di oltre sei milioni di veicoli.

D’altro canto il progresso sociale e il riconoscimento dei diritti delle minoranze non hanno pari in America. Sembra una contraddizione, ma è parte della realtà disuguale e frammentata di questo paese. Pericolo e diritti, smog e servizi, poveri e ricchi.

Negli ultimi anni le misure adottate dal governo cittadino hanno recepito e, in alcuni casi, anticipato le rapide evoluzioni sperimentate dal Messico globalizzato e hanno prodotto la commercializzazione libera della pillola del giorno dopo, la legalizzazione dell’aborto, delle coppie di fatto e dei matrimoni tra coppie omosessuali con relativo diritto all’adozione. Sono diritti garantiti dalla legge, almeno nella capitale messicana, anche l’accesso universale alla sanità pubblica e gratuita, così come il sussidio di disoccupazione e le borse di studio per studenti meritevoli delle medie e superiori. Infine la Ley de Voluntad Anticipada (Legge della Volontà Anticipata), sebbene non preveda esplicitamente l’eutanasia, garantisce ai malati terminali la possibilità di scelta sulla continuazione dell’accanimento terapeutico e dei trattamenti per la riduzione del dolore. Quando la morte, la povertà e l’incertezza riemergono nella società, la Santa Muerte appare, consola e protegge le sorti dell’umanità. Da CarmillaOnLine

Santa Muerte Patrona dell’Umanità di Fabrizio Lorusso, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013, pp. 192, 15 € / 12,75 € (link).

Link:
Stampa Alternativa
Blog Santa Muerte Patrona
Pagina Info
La Santa Su Carmilla qui e qui

 

Una presentazione del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità

santa muerte velas movidasDal blog della casa editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri una breve presentazione del culto e del libro Santa Muerte Patrona dell’UmanitàSanta popolare o setta satanica? Madonna delle mafie e dei narcos messicani o protettrice dei più deboli e dei dimenticati? Un culto ancestrale di origine azteca oppure un feticcio commerciale 2.0? Tante sono state le accuse e tanti i falsi miti diffusi in questi anni che ancora oggi la Santa Muerte risulta un fenomeno sfumato e incompreso (link al suo blog).

Due, forse 5 o 10 milioni sono i devoti del culto che più preoccupa la Chiesa in America. La chiamano Niña Bianca o Bonita (Bimba Bianca o Carina), Patrona, Flaquita (Magrolina) o Hermosa (Bella), ma resta sempre Lei, la Morte scarnificata con il saio francescano indosso, la falce e il mondo tra le mani ed il fedele gufo ad accompagnarla. Lei ti protegge, ma prima o poi ti porta via. E’ democratica perché non fa distinzioni tra ricchi e poveri. E’ potente perché l’ha creata Dio, ma sta sopra ai santi e a tutti i comuni mortali.

Dal Messico agli USA, dalla Spagna all’Argentina, una Santa controversa e miracolosa sta conquistando le anime della gente dopo secoli di clandestinità e un decennio di invasioni mediatiche su TV, giornali e internet. Da santa border line a icona globale grazie al web: la Muerte messicana, inesorabile, assume ogni giorno nuove forme e arriva a penetrare le subculture giovanili e l’immaginario del narcotraffico, la cosiddetta narcocultura. Ma le sue origini e la sua storia hanno più a che vedere con le forme di sincretismo e di resistenza popolare all’imposizione religiosa e culturale dei conquistadores spagnoli che con le mistificazioni strumentali della stampa messicana ed estera.

SantaMuertePatrona_copertinamezzaE attenzione, non bisogna confondere la Santísima con la tipica Calavera, con i teschi e le figurine della morte del disegnatore Guadalupe Posada, né con il tradizionale Día de muertos (Giorno dei morti) cattolico che in Messico, grazie all’assimilazione controllata di elementi delle culture indigene e alle politiche di Stato, è diventato Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e ineguagliabile attrazione turistica. Questa è la morte addomesticata.

Qui, invece, parliamo della Patrona dell’Umanità che non è un patrimonio di pochi, ma una devozione popolare dalle mille sfaccettature che non si lascia inquadrare e cooptare negli schemi classici. Parliamo della Signora di Tepito, il barrio (quartiere) slum e il mercato a cielo aperto più famoso dell’America Latina dove la dignità non si vende, però la vita e la morte vanno a braccetto, in un’eterna sfida tra comari.

Quando la morte si fa presente nella società, sconvolta da oltre 80mila morti in 6 anni per la guerra ai cartelli dei narcos, ecco che anche il suo culto ritorna. Forse importata dall’Europa durante la conquista spagnola, contaminata dalle tradizioni afro-cubane della santería e dall’anima postmoderna e caotica dei quartieri marginali di Città del Messico, la morte santificata è folclore, cultura, religione, storia e politica. E’ il Messico profondo sperduto nell’apocalittica globalizzazione. Lei è temuta e amata, venduta e osteggiata, è testarda e vendicativa, salvatrice e viziosa, ma resta sempre la Patrona dell’umanità che ci porterà via tutti. Ed in Messico è già Santa. Fabrizio Lorusso.

Santa Muerte Patrona su l’Unità: il bugiardino di Marilù Oliva

santa muerte sicilianaTitolo:  Santa Muerte

Sottotitolo:  Patrona dell’umanità

 Autore:  Fabrizio Lorusso

 Editore:   Stampa Alternativa

 Collana:  eretica speciale

 Prefazione: Valerio Evangelisti

Il libro: La morte santificata, tramutata in oggetto di culto, in una sorta di Madonna dei diseredati, dei carcerati e dei “banditi”: è il culto per la Santa Muerte, fenomeno religioso molto diffuso in Messico, ma anche in Argentina e Stati Uniti, con 10 milioni di seguaci.

L’autore di questo saggio ci accompagna alla scoperta della Santa Muerte, il culto che unisce tradizioni antiche dell’America latina, folclore afro-cubano e il cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli. Andando oltre i luoghi comuni che considerano la devozione per la Santa Muerte alla stregua di una setta satanica o di una religione per narcotrafficanti, si comprendono così aspetti più vasti della situazione latinoamericana, al di là dei pregiudizi.

Uscito  2013

Pag.  192

Euro  15,   LINK q u i   a 12,75

ISTRUZIONI PER L’USO

 

Categoria farmacologica:

Elisir di lunga vita

Composizione ed eccipienti:

Un reportage messicano, una storia un po’ magica un po’ antropologica. Colori, simboli, altari e offerte.

Un’accurata bibliografia, un suggestivo apparato bibliografico. La Morte e gli uomini, la Morte e il potere. La Morte e i suoi mille nomi: La Señora, Bonita, Chiquita, la Jefa, Mi Amor. La Morte e i suoi attributi: giustizia, speranza, saggezza. Todo es posible.

Indicazioni terapeutiche:

Questo libro cura la paura della morte.

Consigliato a tutti, benefico per:

Superstiziosi e fifoni.

Chi pensa che il Messico siano solo le spiagge di Puerto Escondido

Chi veste sempre di nero.

Chi si fida troppo delle leggende metropolitane.

Chi intende la morte solo vestita di abiti lugubri.

Chi disdegna i quartieri popolari.

Controindicazioni:

Non contaminare con altri amuleti: basta sfogliare due pagine per sentirne la portata apotropaica.

Posologia, da leggersi preferibilmente:

Alla luce delle candele, magari con in mano un bel bicchire di aguardiente, tequila o mezcal.

Effetti indesiderati:

Ma avete davvero voglia di giocarvela con l’eternità?

Avvertenze:

Conservare lontano da oggetti sacri, perché ne verrebbero irrimediabilmente tentati.

Somministrazioni:

SantaMuertePatrona_copertinamezza«Alcuni anni fa ho conosciuto la Morte, la santa scarnificata che oggi dispensa fede e speranza a milioni di devoti in America. Ogni giorno, da Nord a Sud, la falce dell’instancabile Santa Muerte s’innalza lucente dall’altopiano centrale di Città del Messico, mietendo a fasci migliaia di anime. Lo fa con giustizia e ispirazione profondamente democratiche. Ricchi e poveri, donne e uomini, giovani e vegliardi finiscono per accompagnarla senza discriminazioni né convenevoli. Una madre terribile coperta da una lunga tunica che lascia intravedere solo i piedi, il teschio e le ossa delle mani che reggono il mondo, una bilancia e una falce. ».

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«Tepito è una palestra di esistenze al limite, foriera di tragiche storie e dignitose resistenze. Tepis – questo è uno dei suoi tanti nomignoli – è un armadio da rovistare, sempre pieno di sorprese per i poveri in cerca di rimedi e occasioni, mentre è un cancro da estirpare secondo i più ricchi del reame, gli altolocati che vivono a pochi chilometri di distanza sulle colline dorate in stile “primo mondo”, dove ogni casa è un bunker blindato votato all’autosufficienza totale. Tepito è un vivaio di campioni, celebre per i suoi pugili e i suoi ballerini, artisti del movimento sincopato dalle movenze incredibilmente simili tra loro. I primi le usano per difendersi e colpire, mentre i secondi insegnano ad affascinare e amare a suon di salsa.»

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«Se la Santa indossa un abito rosso significa che si desidera invocarla per questioni di passione, sentimento e amore in senso lato, siano esse legate al nostro partner, alle relazioni familiari e d’amicizia o all’aspirazione di conquistare qualcuno. Il famoso amarre, o legame di conquista, dellasantería cubana è favorito dal colore rosso, che serve anche a recuperare la persona amata dopo una separazione o a far restare una persona per sempre al nostro fianco. Il rosa, in particolare, sembra indicato per ammorbidire i cuori più duri.»

L’autore: Fabrizio Lorusso, milanese dall’estate del ’77, vive a Città del Messico da dieci anni e si dedica all’insegnamento, alla traduzione e alla ricerca. È giornalista free lance per “L’Unità”, “Linkiesta”, “Radio Popolare”, della rivista cilena “America Economia”, del quotidiano messicano “La Jornada” e di diverse riviste dell’America Latina. Gestisce il blog LamericaLatina.Net e lo spazioLatinoAmericanoExpress sul portale de l’Unità on-line. Ha aperto il blog SantaMuertePatrona.Word Press.Com legato a questo libro.

È autore insieme a Romina Vinci del reportage Le macerie di Haiti (L’Erudita 2012) e del racconto “Johan Messican a la descoverta de la Padania” nella collettanea Sorci Verdi (Alegre 2011). Dallo spagnolo ha tradotto Punto e a capo, intervista al Subcomandante Marcos di L. Castellanos e R. Trabulsi (Alegre 2009). Ha curato la versione messicana del romanzo di Amara Lakhous Scontro di civiltà per un ascensore in Piazza Vittorio (Elephas 2012). È tra i redattori della web zineCarmillaOnline, diretta da Valerio Evangelisti che ospita numerosi contenuti in italiano sul culto alla Santissima Muerte.

Da Bugiardino l’unità.

Santa Muerte Patrona dell’Umanità (libro) è on line!

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Fabrizio Lorusso – SANTA MUERTE Patrona dell’umanità

Prologo di Valerio Evangelisti

COLLANA: Eretica speciale
GENERE: Saggio, Reportage
pp. 192 (con sezione fotografica)
Anno: 2013
PREZZO: 12,75 euro
(15% di sconto sul prezzo di copertina: 15,00 euro)
ISBN: 9788862223300


La morte santificata, tramutata in oggetto di culto, in una sorta di Madonna dei diseredati, dei carcerati e dei “banditi”: è il culto per la Santa Muerte, fenomeno religioso molto diffuso in Messico, ma anche in Argentina e Stati Uniti, con 10 milioni di seguaci.
L’autore di questo saggio ci accompagna alla scoperta della Santa Muerte, il culto che unisce tradizioni antiche dell’America latina, folclore afro-cubano e il cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli.
Andando oltre i luoghi comuni che considerano la devozione per la Santa Muerte alla stregua di una setta satanica o di una religione per narcotrafficanti, si comprendono così aspetti più vasti della situazione latinoamericana, al di là dei pregiudizi.

Visita il Blog del libro Santa Muerte Patrona QUI


Gerhard Altzenbach Parca