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L’America Latina: Immaginari e Storie dai Sud del Mondo

america-latina-disegno1[Questo post riassume la filosofia (o il “chi siamo”) del  blog L’America Latina: Immaginario, Narrazioni e Memoria dai Sud del Mondo]

L’America Latina è un blog collettivo, un diario che raccoglie scritture, memorie e visioni dagli innumerevoli Sud del mondo.

Nasce nel 2008 per iniziativa di Fabrizio Lorusso, all’epoca studente di dottorato in Studi Latinoamericani alla Università Nazionale Autonoma del Messico, docente di lingua-cultura italiana e giornalista freelance in Messico.

L’ispirazione per aprire un blog come L’America Latina proveniva da fonti diverse.

Intanto c’era una blogosfera molto vivace, cioè tante pagine web scritte in italiano e spagnolo dall’Italia o da qualche angolo del Latinoamerica che usavano queste piattaforme come forme d’espressione e, a volte, di controinformazione. Anche se i social network iniziavano a dominare la scena, questi blog raccontavano a fondo con testi, video e immagini le regioni, i viaggi, gli incontri, le frontiere spezzate, le culture esplorate, le questioni politiche e le curiosità che li legavano all’America Latina. A volte questi siti “italo-latino-americani” entravano in contatto tra loro, in rete, e funzionavano da cassa di risonanza per certe iniziative.

A Città del Messico, poi, c’era un collettivo di docenti di italiano all’estero, che si chiamava AlterIta, al cui interno si promuovevano logiche di condivisione dei saperi. “Saper fare un blog” per articolare e diffondere le nostre idee ed iniziative era essenziale. Fu il giornalista, docente, compagno e attivista Matteo Dean a insegnare agli integranti di AlterIta l’arte della gestione di un blog e di fare comunità.

Infine c’era l’esigenza di mantenere un contatto, un ponte, tra la realtà messicana e quella italiana, soprattutto in un contesto di espatrio e di relativa precarietà della vita e del lavoro, tra i territori d’immigrazione e quelli da cui ci si era allontanati. E ci voleva qualcosa di più duraturo, pensato e strutturato rispetto a una semplice pagina Facebook o a un Tweet di quando in quando.

Con il tempo il sito s’è trasformato in un archivio, un contenitore-diario e un megafono per voci e progetti e ha cominciato a ospitare contributi esterni. Dunque, dopo 9 anni di vita L’America Latina diventa nel 2017 un blog collettivo, pensato come un ponte tra le Americhe, l’Italia e i vari Sud del mondo.

I Sud sono punti cardinali e di fuga in senso geografico ma anche culturale e metaforico. L’alterità, la frontiera, la periferia, l’essere migrante, la lotta, la comunità, la storia degli esclusi e la politica in senso lato sono alcuni degli orizzonti che cerchiamo di catturare. Intendiamo l’America Latina non solo come luogo fisico ma come luogo di un immaginario comune, fonte inesauribile di narrazioni e discorsi.

L’idea è scrivere, fotografare, registrare, raccontare, archiviare, conoscere, sognare e descrivere visioni ed esperienze, cultura e memoria, lotte e politica, conflitti e società. Il blog è quindi una nicchia, un’oasi con la struttura di un diario sequenziale in cui s’alternano approfondimenti, produzioni e segnalazioni di diversa indole, tra immediatezza e riflessione, descrizione e analisi.

Costruiscono questo spazio un gruppo di redattori fissi, sparsi tra Americhe ed Europa, con l’aiuto di altri autori che li accompagnano di volta in volta. Il nocciolo duro è formato da Nino Buenaventura, Perez Gallo, Gimmi, Fabrizio Lorusso, Caterina Morbiato, Stefano Morrone, Simone Scaffidi e Raul Zecca.

L’America Latina non è una testata giornalistica e le opinioni espresse da ciascun autore sono da considerarsi personali. Non esiste una cadenza prefissata per la pubblicazione dei post, né una linea editoriale specifica, salvo quanto spiegato nelle righe precedenti e secondo le evoluzioni e composizioni della compagine redazionale.

Buona lettura e buona visione, hasta siempre.

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Old School USB – 3 e mezzo e 5 e un quarto

Dischetti Vecchi 006 (Small)

Una galleria della nostalgia. Ripulendo la stanza milanese di ricordi e vettovaglie, incontrai i miei vecchi dischetti da 5 e un quarto e da 3 e mezzo. Ah, il 5 e un quarto di Doble Dragon II originale non è in vendita! (per ora?)

Dischetti Vecchi 013 (Small)

Faccio notare il vecchio metodo per proteggere da scrittura i dischetti (come quello nero sopra) che consisteva nell’apporre una fascetta adesiva che andava a tappare la fessura visibile in alto a destra. Un po’ come si faceva con le cassettine o audio-tape in cui bisognava  spezzare la protezione se erano originali per poterle incidere o riregistrare o, al contrario, si doveva tappare con lo scotch la parte inferiore in due punti per evitare la riscrittura se per errore ci scappava il dito sul tasto REC. Per dettagli, ecco la galleria fotografica esclusivissima.

Racchetta sterminatrice di insetti ad alto voltaggio

Il post inutile. Ore 23.51 mentre si scrive. In inglese, sulla confezione della racchetta sterminatrice c’è scritto semplicemente Fly-Killer ma in spagnolo c’è il titolo completo e prolisso di 7 parole che non ripeto perché lo avete in italiano in calce. Alcuni le hanno avvistate, a volte, nel sud d’Italia. Sono arrivate anche in Messico le portentose e sadiche racchette anti-zanzare che poi in realtà uccidono tutti e tutto al loro passaggio. E non cresce più l’erba. Le immortalo in quest’istantanea cellulare a 2 MegaPixels tanto per gradire. Data l’alta marea e la luna piena in questi giorni, dicono i locali, sulla costa pacifica messicana non v’è quasi traccia di mosquitos e moscas ma presto torneranno. Lo sappiamo. La pacchia non è eterna. Quella in mezzo, la verde, è made in China ma l’ho acquistata ad Haiti, dove è usatissima e apprezzatissima per la presenza di stormi di zanzare che escono da armadi, tende e case a milioni. Magari a milioni no, ma fino a un centinaio in una botta vi assicuro di sì.

Funziona a batteria ricaricabile mentre le due gemelle messicane a destra e sinistra vanno a pile AA “normali” anche se gliela diamo vinta sull’estetica. Nessun modello presentato va toccato mentre si preme il pulsantino nero e s’accende la luce rossa. In alcune cantine del centro di Città del Messico si offrono a pagamento delle scosse elettriche, tanto la gente è ubriaca e si diverte così, ma non provateci con queste, sono peggio (ammetto di averne sfiorato per errore le maglie metalliche un paio di volte lanciando poi la racchetta lontano lontano per lo spavento e l’intensità della scossa, senza aver bevuto=full pain). E l’alto voltaggio? Tutto fumo e niente arrosto? Nient’affatto. 3 V in entrata e va beh. Però >1000 V in uscita ! Ma come fanno?

PS. Non ho nessuna azienda che produce questi marchingegni e i prossimi post del blog potrebbero essere anche peggiori di questo. Meno male.

Ri-PS. o Nota: dopo il primo elettroshock radicale involontario ho ucciso una formica con lo sguardo per la tensione in circolazione dal piatto al cuore mio. Brutto segno.

Giorno dei morti con la Santa Muerte (2)-Día de muertos con la Santa Muerte (2)

Altare di Alfarería Niña Blanca. Flusso di energia e collegamento.

Dignitosa fla di centinaia di metri di devozione.

Azul Flaquita e preghiera.

Multicolor embrace Tepiteño.

Tatuajes Santísima Muerte y dialogo frente a frente.

Niña Bonita con Guadaña.

Ri-Grazie per le foto a Giuseppe Spina e Giulia. Suerte compañeros. A presto.

Giorno dei morti con la Santa Muerte – Día de muertos con la Santa Muerte 2010

Alfarería, Tepito, México DF 2010. Banda y ofrenda Santísima Muerte.

Donde antes. Cuando antes. Fabrizio y un cuate. Pacífico rica en la mano.

Niña Blanca, mano abierta y otra Señora colgada. Más, devota mexicana.

Amparo entre fuegos y ofrenda entre almas desveladas.

De blanco va vestida en su cumpleaños.  Seria sería.

La mejor del día, sin más.

Grazie per le foto a Giuseppe Spina e Giulia. Suerte compañeros. A presto.