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Tepito: barrio bravo nel cuore indomito del Messico

di Fabrizio Lorusso

ragazza-di-tepito-e-murale-di-suo-zio-defunto-el-power[Questo articolo è uscito sul numero 27 (luglio 2016) della rivista Il reportage e su CarmillaOnLine – Foto di Fabrizio Lorusso] La sala riunioni del Centro Studi sul quartiere di Tepito, nel cuore antico e dimenticato di Città del Messico, è un vero museo della memoria di una delle zone più famigerate dell’America Latina. Stigmatizzato dai mass media come covo di delinquenti, evitato da messicani e stranieri per la sua presunta pericolosità e considerato il tempio della merce di contrabbando, chiamata fayuca, Tepito è in realtà un’enclave di resistenza e creatività culturale senza pari. E’ formato da 56 isolati e cinquantamila abitanti, i tepiteños, distribuiti su un’area urbana dal tracciato trapezoidale e formalmente è parte del centro storico, dato che si trova solo a una decina d’isolati dalla cattedrale e dal zocalo, l’immensa piazza che è tappa obbligata del turismo tradizionale. Continua a leggere

#Foto Galleria del #Barrio #LaMerced a Città del #Messico #CDMX

Fotogalleria di Stefano Morrone del quartiere o barrio (che è molto di più di una semplice zona cittadina!) di Città del Messico “La Merced” (o “la meche”). Il reportage associato di Gimmi è uscito su CarmillaOnLine LINK. Clicca su una foto per ingrandire e passare allo slide-show.

Luchas sociales del Bajío y de León, Guanajuato frente a la descomposición global @Desinformémonos

jornadas-accion-colectiva

(Fabrizio Lorusso – De DesinformémonosLink a Zona Franca) Las agrupaciones Acción Colectiva, Comité Salvemos Temacapulín, Acasico y Palmarejo, el Movimiento Mexicano de Afectados por las Presas y en Defensa de los Ríos, la Red Mexicana de Afectados por la Minería y El Refugio del Barrio, centro cultural-comunitario del Barrio Arriba en la Ciudad de León (Guanajuato), han sido los convocantes y anfitriones de dos intensas jornadas de debates y presentaciones, los pasados viernes 28 y sábado 29 de octubre, para juntar fuerzas y razonar juntos sobre algunos graves conflictos socioambientales mexicanos y las luchas de resistencia en la región del Bajío. En estas Primeras Jornadas de Acción Colectiva y Ecologismo Popular en el Bajío Mexicano, el Comité Salvemos Temacapulín, Acasico y Palmarejo, así como el Instituto Mexicano para el Desarrollo Comunitario (IMDEC) y el Colectivo de Abogados (COA) estuvieron en la ciudad para explicar la actualidad jurídica y política de la resistencia en contra de la Presa El Zapotillo y posicionarse en torno a los últimos acontecimientos sobre el Acueducto y la empresa Abengoa. Además, al menos 25 organizaciones de la sociedad civil se han integrado a un espacio de denuncia y reflexión en torno a las diferentes injusticias socioambientales que, como producto de un modelo social, económico e ideológico imperante, sufren los pueblos del Bajío mexicano y del país.  Continua a leggere

“El Mostruo de Copilco”: No al #Helipuerto en #Copilco #CDMX @CopilcoN @CopilcoUniv

(Dar clic en una foto para agrandar y ver slideshow). A seguir… Video del Monstruo de Copilco:

Petición contra la degeneración del barrio debida al helipuerto: Firma aquí o difunde LINK

Helipuerto Copilco (8) (Small)

Alfonso Hernández habla en la #CasaBlanca de #Tepito #México #Barrio

En una entrevista de pocos minutos, dentro del Safari Tour del barrio de Tepito, en el centro de la Ciudad de México (Google Map), Alfonso Hernández, hojalatero social y director del Centro Estudios Tepiteños, nos habla de la historia de la Casa Blanca de Tepito, una vivienda muy notoria por haberse escrito allí el texto de LOS HIJOS DE SÁNCHEZ (1961) por parte del antropólogo Oscar Lewis. Tras el sismo de 1985 los proyectos de reconstrucción del estado mexicano, dirigidos por fondos y líneas del Banco Mundial y FMI, interesaron al barrio de Tepito y contribuyeron a destruir y fragmentar su tejido social tradicional, sus vecindades en las cuales antiguamente se comerciaba, se trabajaba, se jugaba, se vivía integralmente y la familia quedaba unida. Ahora, más bien, esa funciona la medio cumple el tianguis, aunque en formas diferentes. En esta charla se da la historia del origen del barrio “bravo” de Tepito, el lugar en donde empezó la esclavitud, pues aquí fue apresado el último tlatoani Cuauthémoc el 13 de agosto de 1521. En fin, el gobierno le apuesta a la impunidad y la descomposición en Tepito, para que allí se consolide un santuario de narco-impunidad y “se maten entre ellos”, pero la gente, los 50mil habitantes de la zona, resisten y siguen trabajando para mantener identidad, calidad de vida y honestas tradiciones. (Mapa-guía de barrio por la revista Chilango).

Casa Blanca de Tepito

 

Safari Tour de Tepito @Mexico City

Un documentario breve ma intenso sull’esperienza del Safari Tour di Tepito, il barrio (rione) ribelle di Città del Messico che è una zona selvaggia e sconosciuta come la giungla. Per sopravviverci il tour è indispensabile, ma serve soprattutto ad apprezzare il patrimonio culturale immenso di questo quartiere spesso stigmatizzato, temuto e maltrattato da messicani e stranieri. ME XI CO – TE PI TO – “Molti messicani parlano male di Tepito, ma non si accorgono che ormai il Messico viene visto da fuori come il Tepito del mondo”

“Zafari de Tepito”
Emaupm Productions
Un documental dentro de Tepito, en el cual el señor Alfonso Hernandez (Guia del Safari) nos habla sobre los puntos más importantes del llamado “Barrio Bravo”,en donde conoceremos su historia, su cultura, religión, asi como algunos de los personajes mas singulares de este barrio.
-ESTE DOCUMENTAL NO TIENE FINES DE LUCRO-

Radio Reportage sulla Santa Muerte

Chi è la Santa Muerte? O dovremmo forse chiederci, che cos’è?
Ce lo comincia a spiegare in questo bel reportage radiofonico, il primo dedicato alla Santísima Muertein Italia, la giornalista Sara Milanese che ha svolto un lavoro sul campo a Città del Messico e in particolare nel più famoso e famigerato quartiere popolare del centro storico, el barrio bravo de Tepito. Anche il numero della rivista Loop di novembre si occupa della Santissima Muerte con un reportage mio e del fotografo Giuseppe Spina.
E’ difficile riassumere in pochi minuti l’essenza di un culto che è allo stesso tempo devozione popolare e dell’elite, mediatico e tradizionale, antichissimo ma rielaborato di continuo su Internet, demonizzato dalla Chiesa e adottato da sempre più gente, religioso e superstizioso. Per anni la stampa e i settori conservatori l’hanno satanizzata identificandola con Lucifero o, nel migliore dei casi, come la Madonna dei narcos, ispiratrice di crimini efferati. Ma in realtà le cose e la storia non stanno proprio così… Infatti, la Santa Muerte o Niña Blanca (Bimba Bianca, come la chiamano i suoi devoti) è un fenomeno sociale molto più complicato e radicato nella socità messicana. Non va confuso con le celebrazioni del Giorno dei morti dell-1 e 2 novembre né con la figura del teschio e della Catrina, gli scheletri vestiti da borghesi francesizzati che il disegnatore José Guadalupe Posadas rese popolari all’inizio del secolo scorso.
Quella è la morte addomesticata dallo Stato e dalla Chiesa, le due grandi istituzioni che hanno retto i destini della Nuova Spagna, prima, e del Messico indipendente, poi. La Santa Muerte è un culto della ribellione, la voce dei diseredati e degli esclusi che invocano la potenza più micidiale, ma anche democratica e giusta, che dal passato e dalla clandestinità della repressione inquisitrice ha saputo emergere fino a noi e nell’epoca digitale ha già affascinato milioni di devoti. Protezione dà la falce, giustizia la sua bilancia, speranza il suo mito.  Ho aggiunto delle foto per condire il reportage. Buon ascolto e buon viaggio. [Fabrizio Lorusso, CarmillaOnLine].  Fonte audio: Link.

La Muerte è così sicura di se stessa che ci dà tutta una vita di vantaggio…

 

 

Fare comunità (di Matteo Dean)

MatteoDeanBrujula.jpgRiprendo da Carmilla un testo che vale la pena rileggere e commentare. [Ho deciso di tradurre in italiano un testo chiamato “Hacer comunidad”, un manifesto dell’’anima e dell’azione che Matteo Dean, amico giornalista recentemente scomparso a Città del Messico, aveva scritto e postato nel suo blog qualche anno fa. Il brano è stato letto da Diego Lucifreddi durante la serata commemorativa del 16 giugno scorso all’Istituto Italiano di Città del Messico in cui s’è provato a ricomporre il puzzle delle tante iniziative di cui Matteo s’occupava in questo lato del mondo. In quel blog, dove trovate il testo originale in spagnolo, si annunciavano e si seguivano le attività comunitarie del barrio di Tepepan in cui Matteo viveva e lavorava a molte iniziative autonome per il quartiere. Quindi “Fare comunità” s’ispira anche a quelle esperienze e ne ha poi a sua volta motivate tante altre con colleghi e compagni nella Gran Ciudad de México. Fabrizio]
Quando il freddo arriva nella terra delle anatre, all’improvviso, senza che nessuno dica niente, senza che vi sia un’assemblea che lo decida, una qualunque di loro si alza in volo. Il becco dritto verso sud e le ali che sbattono con la forza della voglia di stare meglio. Questa prima anatra si alza in volo e, senza che si debba voltare per dirlo, le altre si alzano in volo e la seguono. Non chiederanno mai nulla perché conoscono la ragione del volo. Quando la prima anatra si stanca, si fa da parte e quella dietro di lei la sostituisce in prima linea. E così fino ad arrivare alla meta. Alla fine del viaggio tutti avranno guidato il gruppo e nessuno potrà dire che c’è un capo, un dirigente. Tutti avranno partecipato, tutti avranno diretto di comune accordo.
Dire comunità oggi può significare tante cose. Se da una parte ci raccontano che “comunità” è la società in cui viviamo, che rispettare le leggi e i precetti è fare il bene della comunità, se ci dicono che il funzionario pubblico lavora per la comunità, dall’altra parte possiamo cominciare a pensare (perché ne abbiamo gli strumenti) a un altro concetto di comunità. Questa non è più una cosa che ci viene spiegata e definita dall’alto, che ci dicono cos’è, quanto piuttosto qualcosa che dal basso – proprio da qui, dove ci troviamo – possiamo immaginare e costruire.
La parola comunità e il concetto in essa nascosto hanno un’origine tanto semplice quanto invece è complessa la sua interpretazione. La parola “comune” dà origine a quel concetto. Comune è tutto ciò che ci unisce, tutto quanto ci fa condividere tempo e sogni. Comuni sono i desideri. Comune è l’idea che qualcosa va male, comune è la voglia di rompere con tutto ciò per trasformarlo.
Abbiamo detto rompere? Abbiamo detto trasformare? E come si fa?
L’anatra che si alza in volo non ha la risposta. Nessuno ce l’ha. C’è molto istinto in tutto questo. Quell’istinto che le fa volare verso sud. Quell’istinto che le fa volare verso un luogo caldo dove possano stare bene.
Abbiamo detto ROMPERE. La rottura di quest’ordine di cose che ci dicono chiamarsi società, si fa tutti i giorni. Si fa cominciando dalla voglia di sognare fino alla pratica quotidiana. La rottura risiede precisamente nel sogno di costruire qualcosa di meglio, perché il mondo in cui viviamo vuole che smettiamo di sognare, vuole che ci adeguiamo a quel poco che ci è concesso, che restiamo quieti sottomessi al ritmo della musica che ci vendono, che ci narcotizziamo con le droghe che ci vendono, che ci abituiamo alla vita che ci è permessa. La rottura sta quindi nel sogno di qualcosa di diverso. La rottura oggi è renderci incompatibili con quel sistema, la rottura è scappare dalle sue regole troppo strette per i nostri desideri. Incompatibili, quello siamo.
Abbiamo detto TRASFORMARE. La trasformazione, invece, non si sogna ma si pratica. La pratica della trasformazione è la pratica del comune che ci unisce.

Da quaggiù lo stormo di anatre disegna un bel quadro nel cielo. Se ci fai veramente attenzione, ti rendi conto che disegna una rete. Una rete nella quale ogni anatra rappresenta un nodo di un filo invisibile che le unisce tutte.
Siamo una rete, una rete di individui, di persone, di esseri umani. Siamo una rete di sogni prima di tutto. Siamo una rete di pratiche, forme e punti di vista. Infine siamo una rete di conoscenze. Quello che ci fa rete è la volontà di stare in comune, di condividere le nostre conoscenze per il bene comune. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere. La volontà di condividere, di cooperare tra di noi e di trovare il modo di condividere con altre persone.
Se durante il volo un’anatra si stanca, se una di loro s’indebolisce, subito altre due la fiancheggiano e l’aiutano a volare, a sostenersi, perché qui non si tratta di arrivare per primi, ma che tutti arrivino alla propria destinazione. La destinazione ci fa comuni. La destinazione è la meta che tutti vogliamo: stare meglio.

La cooperazione tra noi non è altro che la cooperazione sociale, la ricchezza di cui disponiamo per realizzare i nostri sogni. Qui non si tratta di chi possiede le idee, o di chi possiede i mezzi per metterle in pratica, o di chi ha la conoscenza per portarle a termine. La questione è, piuttosto, che quella conoscenza, quei mezzi e quelle idee vengano fuori dalla cooperazione. Tutti abbiamo idee, tutti siamo capaci. Guardiamo alle istituzioni educative come il non plus ultra della conoscenza, quando invece il valore più alto della conoscenza si ottiene dalla sperimentazione, dall’incontro e dalle soluzioni che tra tutti possiamo scoprire.

Questa conoscenza prodotta dalla cooperazione sociale è la vera ricchezza. Vogliamo sentirlo dire con altre parole? Dunque, nessuno sa come alzare un recinto, nessuno sa come si fa una rivista, nessuno sa come si porta a termine un ciclo di film all’aperto, nessuno sa come s’organizza una cena, nessuno sa come si raccoglie il denaro per tutte queste iniziative, nessuno sa come si fa un’inchiesta, nessuno sa come si cambia il mondo. Ma forse tra tutti, provandoci una volta e poi un’altra, troveremo un modo. E quella conoscenza nessuno te la regala. Te la sudi però domani ce l’avrai, pronta per essere usata ovunque. E tutto questo non farà altro che rendere più grande il nostro comune e farà delle nostre idee una ricchezza inestimabile.
Nelle rete che siamo l’unica forma di sopravvivenza è la solidarietà. La solidarietà che tende la mano a chi adesso non ce la fa, che comprende lo sforzo di tutti e lo rispetta. La solidarietà sincera che critica per aiutare, che aiuta per superare, che coopera per crescere, che cresce per cambiare, che cambia per migliorare, che migliora per potere, finalmente, essere felici. Ma questa solidarietà dev’essere sincera e degna. Sincera quando dice le cose, quando esprime dubbi e certezze, quando dà opinioni e quando ascolta. E degna tutte le volte che afferma e difende la sua affermazione. Senza timori perché nessuno è stupido. Senza timori perché nessuna idea è vuota, al contrario, tutto può arricchire, assolutamente tutto. E’ necessario crederci, nient’altro.
Nella Bibbia, meraviglioso libro di storia e filosofia, spettacolare romanzo, incredibile metafora della vita dell’essere umano, si racconta di quando Mosè un giorno decide di ribellarsi agli egizi. La tirannia del faraone chiede troppo al popolo. Ed è così che si decide di disobbedire alle regole del tiranno. Il popolo ebreo decide di sottrarsi al dominio. Esiste il momento della guerra, il conflitto, ma c’è anche il momento della disobbedienza, della detrazione. Il popolo ebreo, racconta la Bibbia, decide di andarsene in un’altra terra, la terra promessa. Inizia così l’esodo. Ognuno raccoglie le proprie cose, si prende le cose che vuole portarsi via, che sono per costruire un nuovo paese in un’altra terra.
L’esodo a un’altra nuova terra. Il nostro è un esodo a un altro mondo. Quello che stiamo facendo è andarcene, sottrarci a questo mondo verso un altro più accogliente in cui possiamo costruire e realizzare i nostri desideri.

Cominciamo a camminare, quindi, iniziamo a camminare verso un altro mondo. Portiamoci i nostri sogni, raccogliamo le nostre idee che sono quelle di tutti noi. E’ una grande responsabilità, quella di cominciare a camminare insieme. Significa tendere la mano a chi è stanco. Significa difenderci dall’esercito egizio che ci perseguita perché significa avere fiducia l’uno nell’altro e far sì che l’altro si fidi di te.