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Canzoni o Canciones – Gente – Presuntos implicados

Una rola lenta y algo cursi quizás, pero hoy aprecié, Yo digo…

LETRA

Gente, que se despierta cuando aun es de noche
y cocina cuando cae el sol
Gente, que acompaña a gente en hospitales, parques
Gente, que despide, que recibe a gente
En los andenes
Gente que va de frente
Que no esquiva tu mirada
Y que percibe en el viento
¿Cómo será el verano?
¿Cómo será el invierno?

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazón

Gente, que pide por la gente en los altares
En las romerías
Gente, que da la vida
Que infunde fe
Que crece y que merece paz
Gente, que se funde en un abrazo en el horror
Que comparte el oleaje de su alma
Gente que no renueva la pequeña esperanza
De un día
Vivir en paz

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Te acomodo en un rincón de mi corazón

Para vivir así (así)
En miradas transparentes
Recibir su luz
Definitivamente
Nubes van (y van y van y van)
Y van pasando
Pero aquella luz
Nos sigue iluminando

Que fresca es la sombra que ofrecen
Que limpia el agua dulce de sus miradas
Es por ti que empiezo un nuevo día
Hay Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotros

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazón

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte…

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días…

Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada…

Dos, tres, horas para disfrutarte y…

Le Printemps en exil: intervista a Giuseppe Spina

[Presento qui un’intervista con Giuseppe Spina, uno dei co-autori del progetto “Le Printemps en exil” (La Primavera in esilio) che è un documentario multimediale o web-doc basato su narrazioni, storie di vita e lavoro di archivio che ricostruiscono, tra Tunisia, Francia e Italia, le vicende dei tunisini migranti, in esilio dopo le rivolte e la caduta di Ben Ali. L’idea è quella di realizzare un video-documento prodotto dal basso, grazie al contributo delle persone che in Italia e all’estero sono interessate a dargli vita e a diffonderlo on line liberamente. Così lo presentano i suoi promotori: “Sono migliaia – nessuno sa quanti con esattezza – i tunisini che dal gennaio del 2011, dai giorni delle rivolte, hanno provato a raggiungere l’Europa. Poco più di un anno fa alcuni scappavano dal regime, altri dalla rivoluzione e in entrambi i casi “l’esilio” sarebbe stata la condizione ultima; ma l’esilio, in qualche notte di mare nero, si trasforma in clandestinità e la rotta diventa incerta, pericolosa, preda di sfruttatori di ogni tipo… Il lavoro su “Le Printemps en exil” parte da Mineo, dal “centro di accoglienza per richiedenti asilo”, a 45km da Catania, circa un anno fa. Da quel periodo le storie e i luoghi si sono moltiplicati – così come l’apporto di amici fotografi, operatori, giornalisti – attraversando l’Italia, tracciando dei percorsi che arrivano fino a Parigi per poi ritornare in Tunisia”. Buona lettura, Fabrizio Lorusso @Carmilla]

Qual è il tuo ruolo nel progetto?

Di solito mi occupo di cinema di ricerca e, in piccolo, anche di produzione e distribuzione. Dell’ultimo progetto di web-documentario, “Le printemps en exil” sono co-autore insieme a Massimiliano Minissale e Marie Blandin, e faccio parte di frameOFF gruppo coinvolto e promotore del progetto insieme a House on Fire, società di produzione francese.

Cos’è Nomadica e come entra in questo progetto? 
Nomadica è il circuito di diffusione e produzione di cui mi occupo da 3 anni a questa parte. Sosteniamo dei film che fanno ricerca nel linguaggio come nello sguardo, ma anche dei “video-documenti” che vanno a colmare i tanti vuoti del classico e sterile sistema d’informazione. Ovviamente anche Nomadica, in qualità di media partner, sta spingendo questa nuova produzione.

Cos’è PDB e cosa si propone in generale?
ProduzioniDalBasso è una piattaforma web dove è possibile proporre dei progetti che la gente può sostenere mediante dei micro-capitali che ne rendono possibile la realizzazione. In pratica un sito web in cui la gente può aiutarci a co-produrre, e invitiamo tutti a farlo! E’ possibile prenotare le proprie quote e così finanziare il nostro ultimo progetto: Info Link! e le quote sono di 10 €, come un paio di spritz. Alcuni componenti di frameOFF hanno già utilizzato questo sistema di finanziamento partecipato, personalmente nel 2007 ho realizzato un “film di viaggio” in Burkina Faso, grazie al supporto di 760 co-produttori (Même père même mère).

Da dove nasce l’idea di Printemps?
L’idea nasce poco più di un anno fa, a pochi chilometri dal CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo. Conoscemmo un ragazzo tunisino, lo aiutammo a fuggire dall’Italia e poi a Parigi abbiamo avuto modo di diventare amici. Il tutto filmando ovviamente, com’è nostra abitudine. Questa storia, spesso casualmente, ha portato ad altre amicizie, ad altre storie, collegando infine i tre Stati (Tunisia, Francia, Italia) attraverso il nostro sguardo soggettivo e il suo ribaltamento.

Che motivi sociali e/o politici puoi sottolineare?I motivi sono tantissimi. Molti non conoscono quanto è successo e succede nei tre Stati in questione, cosa si cela dietro “il traffico” dei migranti, quanta corruzione da parte dello Stato e delle aziende a cui fa riferimento, o di cosa sta succedendo oggi in Tunisia, ecc. Attraverso il nostro web-documentario e l’archivio con il quale si intreccia cercheremo di ridare questi motivi – anche grazie all’aiuto di giornalisti, fotografi, videasti, e di tutti coloro che vorranno contribuire con materiali di ogni tipo.

Come verrà realizzato? (chi, quando) e come verrà diffuso? 
Nel sito indicato sopra si può già vedere l’impronta iniziale del lavoro, è possibile visionare un teaser di 20minuti, leggere già qualche articolo di ottimi giornalisti come Antonio Mazzeo, che ritengo uno tra i più preparati e combattivi oggi in Italia. La diffusione avviene attraverso il web, siamo alla ricerca di distributori che nel nostro caso potrebbero essere delle testate giornalistiche.

Che opinione ti sei fatto delle “primavere” arabe? E di quella tunisina?
Il concetto di “primavera” è europeo, in Tunisia non esiste, lo abbiamo ripreso anche nel titolo della nostra opera proprio per ridare questa distanza. L’informazione “occidentale” ha incasellato in una stagione dell’anno un movimento che si forma, si muove, e agisce in vari modi, nei vari Stati arabi, da anni ormai. Per molti europei dunque la “primavera” è passata, ma non è così, in Tunisia ma anche in altri Stati, continuano le manifestazioni e le rivolte anche contro i nuovi governi eletti “democraticamente”.

Che ne pensano gli esiliati o i rifugiati? 
Ognuno ti lascia il suo punto di vista, così come ognuno fugge per motivi diversi. Abbiamo incontrato chi scappa perché vicino al governo Ben Ali e chi, al contrario, scappa perché ha partecipato attivamente alle rivolte. A questa domanda dunque non posso risponderti con esattezza, forse andando avanti con il lavoro riuscirò a farmi un’idea, anche se non credo che questo accadrà.

Qual è la loro meta concreta oggi? 
La meta per molti è Parigi, perché convinti che lì troveranno lavoro, o perché hanno dei parenti che in qualche modo possono aiutarli, ospitarli. Molti si perdono, dormono in luoghi di fortuna, la maggior parte sta molto male. In Italia invece, un anno fa, nessuno o quasi aveva intenzione di fermarsi, volevano tutti andare in Francia, ho saputo di tanti italiani che hanno aiutato i migranti a fuggire.

Qual è la loro speranza per il futuro? 
Avere dei documenti, essere in regola è l’obiettivo. Avere un lavoro naturalmente. Molti però non vogliono restare in Francia, ma tornare in Tunisia, nella propria terra. Ed è anche per questo che dopo Parigi (al momento l’ultima parte del teaser che proponiamo nel sito) vogliamo raggiungere la Tunisia. Per incontrare quelli che sono tornati, o per conoscere i parenti e gli amici di coloro che sono scappati.

Cosa deve fare chi vuole sostenere l’iniziativa e come può collaborare (più o meno direttamente)?
Ripeto il link, qui si potrà trovare la descrizione dell’opera e prenotare le proprie quote. Ci tengo a sottolineare che quest’opera, che la gente può aiutarci a produrre, sarà aperta a tutti, gratuitamente, potenzialmente visionabile da milioni di persone. Quindi i co-produttori non riceveranno un DVD, non “acquisteranno” nessun oggetto materiale, ma andranno a sostenere un’opera che si dà liberamente. Inoltre l’archivio permetterà di moltiplicare i punti di vista (che non saranno “solo” quelli degli autori del progetto), sarà un lavoro partecipato, collettivo, che andrà ad approfondire tante questioni, ma anche un’opera poetica, soggettiva e di ricerca.

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Radio Reportage sulla Santa Muerte

Chi è la Santa Muerte? O dovremmo forse chiederci, che cos’è?
Ce lo comincia a spiegare in questo bel reportage radiofonico, il primo dedicato alla Santísima Muertein Italia, la giornalista Sara Milanese che ha svolto un lavoro sul campo a Città del Messico e in particolare nel più famoso e famigerato quartiere popolare del centro storico, el barrio bravo de Tepito. Anche il numero della rivista Loop di novembre si occupa della Santissima Muerte con un reportage mio e del fotografo Giuseppe Spina.
E’ difficile riassumere in pochi minuti l’essenza di un culto che è allo stesso tempo devozione popolare e dell’elite, mediatico e tradizionale, antichissimo ma rielaborato di continuo su Internet, demonizzato dalla Chiesa e adottato da sempre più gente, religioso e superstizioso. Per anni la stampa e i settori conservatori l’hanno satanizzata identificandola con Lucifero o, nel migliore dei casi, come la Madonna dei narcos, ispiratrice di crimini efferati. Ma in realtà le cose e la storia non stanno proprio così… Infatti, la Santa Muerte o Niña Blanca (Bimba Bianca, come la chiamano i suoi devoti) è un fenomeno sociale molto più complicato e radicato nella socità messicana. Non va confuso con le celebrazioni del Giorno dei morti dell-1 e 2 novembre né con la figura del teschio e della Catrina, gli scheletri vestiti da borghesi francesizzati che il disegnatore José Guadalupe Posadas rese popolari all’inizio del secolo scorso.
Quella è la morte addomesticata dallo Stato e dalla Chiesa, le due grandi istituzioni che hanno retto i destini della Nuova Spagna, prima, e del Messico indipendente, poi. La Santa Muerte è un culto della ribellione, la voce dei diseredati e degli esclusi che invocano la potenza più micidiale, ma anche democratica e giusta, che dal passato e dalla clandestinità della repressione inquisitrice ha saputo emergere fino a noi e nell’epoca digitale ha già affascinato milioni di devoti. Protezione dà la falce, giustizia la sua bilancia, speranza il suo mito.  Ho aggiunto delle foto per condire il reportage. Buon ascolto e buon viaggio. [Fabrizio Lorusso, CarmillaOnLine].  Fonte audio: Link.

La Muerte è così sicura di se stessa che ci dà tutta una vita di vantaggio…

 

 

La Santa Muerte IV – Documenti e link

Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…

Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…

0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI

1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI

2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI

3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI

4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI

5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI

6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI

7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI

9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI

10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI

11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI

12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUIfoto QUI

13) Fotogalleria del Times  QUI

14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI

15) Fotogalleria de La Stampa  QUI

A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.

Continuo coi link…

16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI

17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI

18) WikiPedia in Italiano Santa Morte    QUI

19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita(QUI)

20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI

21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI

21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)    QUI

22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI

23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI

24) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI

…chiudo (per ora) con il trailer del documentario di opificio Ciclope sottotitolato in italiano…


Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen.

LISTA LINK AGGIORNATA:

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La Santa Muerte III – Storia

Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

Tipiche ofrendas del dìa de muertos

Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewisin cui si parla della Santa morte nel 1961.

Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

Mercato…

Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.

Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).

La Confraternita della Buona Morte
Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

Tornando in Messico…video…


Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…).

Tutto sta qui: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

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La Santa Muerte II – Video

Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.

C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.

Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.

(1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

(2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi ocalaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1″ e “La Morte al Tuo Fianco 2″:

UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

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La Santa Muerte I – Foto

Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà…

Per ora basterà cominciare a leggere questo articolo: LINK Articolo

Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli

Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK

E poi…Tutto sta qui: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

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Guerre di religione

Città del Messico, nel mezzo della calura primaverile a 30 e passa gradi C. Di passaggio in moto nella via o calle Soledad, solitudine. Strapiena di gente e bancarelle a dir la verità. Il dedalo di strade è fatale per chi non ha un ottimo senso dell’orientamento e tanta fortuna. In molte vie del centro storico come questa, in particolare nel settore orientale, è pieno di altari semovibili della Santissima Muerte ma quelli di San Giuda Taddeo sono ancora più numerosi e fanno pensare a una strategia di lotta da parte della Chiesa cattolica che cerca d’imporre il suo “Santo delle cause disperate” contro la Santa dei dimenticati scarnificata e “bonita”. Il dicembre scorso la diocesi di Città del Messico aveva assunto degli esorcisti per cercare di limitare l’espansione grandiosa del culto alla Santa Muerte, una devozione popolare messicana che avrebbe tra i 2 e i 10 milioni di seguaci in molte parti del mondo, soprattutto negli Usa, in Messico e America centrale. Come se si trattasse di gente posseduta da qualche demonio! Non ci siamo. La gente è semplicemente stufa dei santi tradizionali e della distanza sociale e l’esclusione che la religione istituzionale ormai rappresenta a queste latitudini. La Santa Muerte invece non discrimina.

I due altari sono posizionati uno di fronte all’altro come in un’epica sfida per la conquista delle anime, una specie di guerra di religione. In realtà i devoti della Santa Muerte non smettono di definirsi cattolici e in generale sono anche affezionati alle Vergine di Guadalupe, la Madonna messicana per eccellenza. Perché tanto accanimento allora? Perché sfuggono all’autorità e reinventano forme di convivenza e credenza che la Chiesa pensava di poter controllare totalmente mentre invece non è più così (o non lo è mai stato, dato che il culto ha forse due o tre secoli di vita). Il controllo della vita e della morte, delle cerimonie e delle liturgie viene ripreso dalla gente comune che lo fa proprio al di fuori dello stato e della chiesa.

Non per fare il partigiano ma vorrei ricordare che San Judas o San Giuda Taddeo è stato sovrapposto negli ultimi 20-30 anni al patrono della capitale messicana che è San Ippolito ed è stato scelto come protettore della città nel 1528, a soli 7 anni dalla fine dell’impero azteca provocata dagli spagnoli che erano capeggiati dal sanguinario Hernàn Cortès. I templi del popolo sconfitto vennero distrutti e al loro posto si eressero chiese e ville ad uso e consumo dei nuovi potenti. San Judas è molto amato nelle classi popolari così come la Santa Muerte. Ciononostante San Judas rappresenta il continuatore della conquista spirituale cominciata oltre 500 anni fa in terra americana ed è il Santo prescelto dalle gerarchie ecclesiastiche per riguadagnarsi i fedeli perduti. Ogni 28 del mese migliaia di devoti portano nel metro e per le strade le immagini e le statue del Santo e vanno in pellegrinaggio fino al tempio di San Ippolito presso la fermata della Metro” Hidalgo”.