Archivi tag: zapatismo

#AvenidaMiranda Puntata 30. Ni una menos e la memoria di Berta Cáceres: intervista a Francesca Gargallo

berta-cáceres8 mar. – Nella puntata di Avenida Miranda di oggi Pérez Gallo intervista Francesca Gargallo, scrittrice e femminista italiana in Messico da 38 anni. Francesca è in procinto di partire per il caracol zapatista di Morelia, in Chiapas, per l’”Incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano”.

E ci racconta le origini del movimento globale di Non Una di Meno, l’attivismo della sua amica Berta Cáceres, ambientalista indigena e femminista honduregna assassinata il 2 marzo 2016 dai sicari di un’impresa idroelettrica, e l’attuale criticissima situazione dell’Honduras, in mobilitazione permanente dopo il golpe elettorale di novembre.

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#AvenidaMiranda Puntata 26 Raúl Zibechi: nuovi movimenti sociali e crisi dei governi progressisti in #AmericaLatina

avenida-miranda-america-latina8 feb. – Questo giovedì Avenida Miranda vi propone un’intervista realizzata da Pèrez Gallo a Raùl Zibechi a fine 2017. L’autore, militante e giornalista uruguayano racconta la sua analisi dell’America latina di oggi, con la nascita di nuovi movimenti sociali di donne, giovani, indigeni e afro-discendenti, con la crisis politica e di immaginario dei governi progressisti e con nuove speranze emancipatorie. Ci racconta anche quel che più gli piace delle esperienze sociali italiane e della relazione di solidarietà che c’è tra Europa e America latina.

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#Messico, #EZLN: bilanci e prospettive #2018 su @Radiondarossa #Podcast

messico zapatistiIntervista (ascolta qui link) di Radio Onda Rossa con Fabrizio Lorusso, giornalista freelance e docente-ricercatore in Messico (qui il blog collettivo l’America Latina): parliamo di Messico e di Chiapas. Ricordiamo che tutto iniziò il primo gennaio 1994, quando l’Ezln – l’esercito zapatista di liberazione nazionale – occupò cinque municipi del Chiapas…e arriviamo fino alla candidatura indigena alla presidenza di Marichuy e agli scenari per il 2018. Scarica l’audio qui link. 
Data di trasmissione: 
Ascolta il podcast a questo link: Messico, Fabrizio Lorusso

#AvenidaMiranda Puntata 15. Internazionalismo, Nodo Solidale e la candidatura indigena di Cni ed Ezln

ezln19 ottobre 2017 – Nella puntata di oggi Perez Gallo intervista Giovanni, militante del collettivo italo-messicano e internazionalista Nodo Solidale, e residente in Chiapas.

Al centro il tema, “spinoso”, della candidatura indigena alla presidenza della Repubblica, per le elezioni del prossimo luglio. A fronte di chi dice si sia trattato di un tradimento dei principi autonomi zapatisti, Giovanni ricorda che lo zapatismo ha sempre avuto un dialogo e una negoziazione politica con lo Stato: “già nel 2001, al termine della ‘marcha del color de la tierra‘, la comandanta Esther era entrata addirittura nel Parlamento per esigere il rispetto degli accordi di San Andrés”. E afferma: “gli zapatisti con questa mossa non stanno chiamando al voto, stanno chiamando a organizzarsi contro l’estrattivismo”. Contro chi invece, da una posizione più moderata, critica una candidatura che rischierebbe di indebolire la sinistra e di far vincere un’altra volta il partito-Stato PRI, ricorda che la sinistra istituzionale è già organica al “priismo”, inteso come sistema di potere basato sui cartelli della droga e sul clientelismo.

Infine, Giovanni ha raccontato come l’esperienza del Nodo Solidale porti a un “ripensamento dell’internazionalismo”: lo scorso 27 settembre è stato realizzato l’Incontro per la Resistenza Globale Autonoma, che ha visto la partecipazione di molte realtà resistenti messicane e di molte altre da fuori, dal popolo Guaraní in Brasile e Paraguay a esperienze italiane come la fattoria occupata Mondeggi, nei dintorni di Firenze, e il Movimento No Tav.

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Entrevista a Emory Douglas: arte, Black Panthers y zapatismo

douglas

Por Pérez Gallo y Martino Sacchi desde Desinformemonos

Hoy, 15 de octubre de 2017, se celebran los 51 años del nacimiento en Oakland, California, del Partido de las Panteras Negras. El año pasado en la misma fecha publicamos para el portal independiente italiano Carmilla, esta entrevista que hicimos hace 3 años. La reproducimos ahora en este blog traducida al español.

En el diciembre de 2013 encontramos en San Cristobal de las Casas, Chiapas, a Emory Douglas, Ministro de la Cultura del Black Panther Party hasta la disolución de este movimiento. Como nosotros, Douglas fue uno de los 5000 estudiantes que asistimos a la escuelita zapatista: momento en el cual las comunidades zapatistas del sureste mexicano abrieron sus casas para hospedar activistas de todo el mundo y enseñar sus caminos de autonomía llevados adelante a lo largo de más que veinte años de lucha. Algunos meses después tuvimos la posibilidad de encontrarlo otra vez en su casa en la periferia de San Francisco, y le hicimos esta entrevista, que más que otra cosa ha sido una charla sobre su biografía de militante, de artista, de internacionalista. Como buen camarada, afroamericano, heredero de una tradición de lucha que se ha desarrollado sobre todo a través de líneas de fuga, movimientos, deportaciones y éxodos (desde el middle passage atlántico a las experiencias anti-esclavistas del cimarronaje), no nos sorprendió su natural capacidad de poner en relación resistencias y luchas en diversos contextos como lo de una periferia como Oakland en la década de 1960 y 1970 y lo de las montañas y las selvas indígenas del sureste mexicano hoy en día. A partir de las descripciones directas de un artista callejero como Emory Douglas, es posible rastrear aquellos circuitos políticos revolucionarios que han ligado las Panteras Negras a la China de Mao, a las páginas de Fanon y a los movimientos de liberación en Angola. En el arte de Douglas se entrelazan estas trayectorias transnacionales, desde el arte de la Revolución Cultural a los manifiestos por la Conferenza Tricontinental de Cuba en 1966, hasta el proyecto “Zapantera Negra”, empezado en el año 2012 en apoyo a las luchas en Chiapas.

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CompArte: dal Cideci a Oventik. L’estetica della reiterazione.

Proponiamo qua una riflessione sull’estetica che si è espressa durante la seconda edizione del CompArte, festival zapatista di arti. La riflessione ci è sembrata particolarmente interessante in quanto mette in discussione la concezione occidentale di espressione artistica e di genio creativo.

Articolo tratto da Regeneración Radio di Francesca Gargallo, Carlos Ogaz y Helena Scully, tradotto da Nino Buenaventura.

CompARTE-0Per due giorni, all’incirca 250 rappresentazioni teatrali, poetiche, balli, musica e performance delle diverse regioni e comunità dei cinque caracol zapatisti hanno coronato, accompagnati dalla sala istallata nel Auditorio Emiliano Zapata di Oventik in cui sono state esposte opere pittoriche e scultoriche, il CompArte per l’umanità nella sua seconda edizione; un festival e una assemblea per condividere, ovvero vivere e dialogare prospettive a proposito dell’arte come linguaggio estetico. Tutte le rappresentazioni sono state il frutto dell’educazione artistica zapatista e della libertà di espressione che ha risvegliato il sentire delle generazioni zapatiste dopo l’insurrezione del 1994. Continua a leggere

EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

supGaleano

SupGaleano

[di Perez Gallo da Carmilla, foto di Isabela Lunelli] Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.  Continua a leggere

#México, #Trump y los modelos de desarrollo @LaJornada @lajornadaonline

trump mexico[Fabrizio Lorusso – La Jornada] Hablar de modelos de desarrollo hoy día parece algo obsoleto y demodé. Suena como expresión de la jerga económica de antaño, de cuando los estados todavía planeaban su política industrial, económica y social para generar no sólo el crecimiento del producto interno bruto (PIB), sino también el desarrollo, o sea, una mejora cualitativa, más que puramente cuantitativa, de la actividad económica y, sobre todo, de la vida de las personas.

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