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#AvenidaMiranda Puntata 26 Raúl Zibechi: nuovi movimenti sociali e crisi dei governi progressisti in #AmericaLatina

avenida-miranda-america-latina8 feb. – Questo giovedì Avenida Miranda vi propone un’intervista realizzata da Pèrez Gallo a Raùl Zibechi a fine 2017. L’autore, militante e giornalista uruguayano racconta la sua analisi dell’America latina di oggi, con la nascita di nuovi movimenti sociali di donne, giovani, indigeni e afro-discendenti, con la crisis politica e di immaginario dei governi progressisti e con nuove speranze emancipatorie. Ci racconta anche quel che più gli piace delle esperienze sociali italiane e della relazione di solidarietà che c’è tra Europa e America latina.

Qui il PODCAST!

Gli #eBook di #CarmillaOnLine: Fuga, di Mauro Baldrati

cover.ridCarmilla apre nuove strade, propone nuove letture, mentre offre nuove scritture. Contestualmente al sito infatti, accanto agli articoli, ai saggi, alle inchieste e ai testi letterari, abbiamo deciso di esplorare altri percorsi dell’editoria web. Raccoglieremo testi che, per la loro natura e il loro stile, hanno una carattere di consequenzialità, o di serialità, già pubblicati su Carmilla oppure parzialmente o totalmente inediti. Li “editeremo”, cioè li sottoporremo a un lavoro di revisione e adattamento, per farne dei testi che sviluppino alcune caratteristiche che qualificano Carmilla: creatività, analisi politica, reportage, recensioni, e opposizione. Opposizione, attraverso diversi linguaggi, a un Pensiero Unico che, con la disinformazione, e la “coltura” di sentimenti bassi sta devastando l’immaginario di questo paese.

Saranno eBook da scaricare direttamente dal sito, gratuitamente secondo la licenzacreative commons. Alcuni ritroveranno articoli o testi di narrativa già letti, talvolta in fretta, o parzialmente, in nuove versioni e con inserimenti inediti, che si potranno leggere sul pc o scaricare sul reader, oppure stampare, per chi preferisce questa modalità. Sarà quindi una integrazione del flusso di lettura che ogni giorno scorre sul sito, ma con sviluppi inediti e una ritrovata “lentezza”, oggi quanto mai utile per invertire il meccanismo perverso di consumo-spreco che, attraverso il continuo susseguirsi di annunci confusi e bugiardi, contribuisce a distruggere la riflessione e la volontà di cambiare il mondo.

Inauguriamo la serie con Fuga, del nostro redattore Mauro Baldrati, un thriller avventuroso di fantapolitica che, se corrisponde al vero la teoria di William Gibson secondo cui la fantascienza parla del presente, getta una luce nerissima e paradossale sul nostro tempo attuale. E’ un testo che nasce da cinque racconti pubblicati su Carmilla (e ripubblicati sul sito Una montagna di libri contro il TAV), che l’autore ha revisionato e collegato a una seconda parte inedita che ne fa un romanzo compiuto. Due militanti NO TAV, in fuga da una condanna a trent’anni per avere bruciato un compressore d’aria, attraversano un paese devastato dalla speculazione e dalla dittatura, braccati dagli sgherri del Partito Unico, il Partito Democratico, verso l’ultima forma possibile di resistenza, quella della battaglia e dell’amore. Link al post originale

Scarica l’ebook: Mauro Baldrati, Fuga, 2015 Carmilla Ebook epub , mobi , pdf.

Oggi Tocca A Me

Oggi tocca a me libroIn quest’ultimo giorno (per ora…) di pubblicazioni de l’Unità scrivo un post breve che forse resterà qui on line solo 12 ore o poco più. Mentre scorro i comunicati dei giornalisti, sinceri, arrabbiati, preoccupati e delusi, e osservo da lontano i giochini della politica che cercano di affondare questo giornale, magari per riviverlo come un non-morto tra qualche settimana e recuperarne il brand, magari rendendolo uno strumento politico più flessibile e comunque low cost (beh, ricordiamo che c’è sempre la Crisi, la Globalizzazione, la discesa della carta stampata e tutto il resto, no?), non posso non segnalare un ultimo libro, un romanzo, secondo me un imprescindibile, e auspicare una svolta positiva per i lavoratori del quotidiano.

E parlo di questo romanzo perché ha a che vedere con la lotta, con la dignità, coi valori ed è bello: Oggi tocca a me (Eris, 2014) di Juri Di Molfetta racconta una storia e una valle, la Val di Susa, di quelle che cambiano le persone, che fanno incazzare e pensare, agire e riflettere senza mai perdere il ritmo. Di quelle che partono dall’abbandono e da un’apatica periferia, priva di senso e piena di rancori, e arrivano alla coscienza individuale e a quella collettiva, all’adrenalina e al significato della lotta, alla ribellione contro le ingiustizie. Con la prefazione di Luca Abbà e le splendide illustrazioni di Erika Bertoli Oggi tocca a me. Una guerra tra bande, questo il titolo completo, merita di essere letto, pianto, copiato, commentato e diffuso perché contiene i movimenti, ma anche la stampa malandrina e bugiarda, contiene l’Italia di questi anni (e oltre), da Genova a Chiomonte, contiene gli abusi e le domande giuste per affrontarli, per superarli e rilanciare. Eccone la trama, tratta dal sito della casa editrice/associazione culturale Eris:

“Un fratello non si lascia nella merda. E questo il Teppa lo sa. Per questo accetta l’aiuto da uno come Benza. Ma per un fratello si fa di tutto, anche vendere coca per tirare su i soldi per l’avvocato. Ma le cose vanno storte, c’è sempre un ostacolo per quelli come lui. Uno sbirro lo frega ma il Teppa sa dov’è, deve solo trovarlo tra migliaia di altre persone. Val di Susa: 3 luglio 2011, una delle più grandi manifestazioni No Tav degli ultimi anni. Inizia la ricerca. Teppa non è solo, con lui ci sono Giamaica e Panza. Sono più di tre amici, sono un branco, se parte uno partono tutti. Funziona così per chi ha sedici anni e vive nelle case popolari di un quartiere di periferia, tra bisogni frustrati e cassonetti della carta incendiati per noia.

Ci sono così tanti agenti che Teppa non li aveva mai visti neanche allo stadio, come trovare un ago in un pagliaio, ma il destino non lo lascia solo, anche altri lo aiuteranno, ognuno con una storia, voglia di rivalsa e un personale senso di giustizia. Una spirale di eventi li porterà a essere tutti nello stesso posto nello stesso momento per pareggiare i propri conti, passati e presenti, perché la vita è come un ristorante, se vuoi davvero uscire devi passare dalla cassa e se hai consumato più di quello che ti potevi permettere nessuno ti fa sconti. Il problema è solo tuo”.

Per ora dico “adiós” o meglio “hasta luego” e “até” ai 20 o 30 lettori del LatinoAmericaExpress, ci vediamo tra Città del Messico e Puntarenas, a la próxima… Qui il book trailer del libro che spacca:

Appello dei familiari dei quattro No Tav accusati di terrorismo

no-tavINTRO (si seguito l’appello) [Dice: l’incendio di un compressore è un atto terroristico. Dice che rischiano anni di galera: decine di anni. Terrorismo: perché hanno causato un “grave danno al paese”. Quegli altri, invece, dicono che sparare con fucili militari contro due pescatori inermi e ammazzarli non è terrorismo: due marò che causano la morte di due indiani di sicuro non sono un “grave danno al paese”, vuoi che siano due indiani? Di sicuro valgono meno di un compressore. E cercare l’anima a forza di botte fino a spezzare i manganelli su un ragazzo di Ferrara non è terrorismo, è “omicidio colposo”: sei mesi di galera e poi di nuovo in servizio. Quattro poliziotti che causano la morte di un ragazzo di sicuro non sono un “grave danno al paese”, vuoi che sia un ragazzo? Di sicuro vale meno di un compressore. Ci sono vite che valgono meno di un compressore, e vite che invece no. Le vite di Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio, per noi, pesano quanto le montagne e le valli che difendono. Baissatz-vos montanhas, dice il canto degli occitani: come le montagne, anche le mura che ci negano questi compagni devono andar giù. Per questo pubblichiamo  quest’appello con la piena adesione dei redattori di Carmilla]

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. È forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?

Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.

Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.

Questa lettera si rivolge:

Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trobino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto..

Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.

Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.

Grazie.

I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

Carmilla, No Tav e la repressione

VIDEO Polizia sfonda vetrata bar a caccia dei NoTav – Presento due articoli sui fatti recenti in Val di Susa firmati da Sandro Moiso ma rappresentativi della visione di CarmillaOnLine – Visita anche http://www.notav.eu/

ARTICOLO: FECCIA ROSSA di Sandro Moiso – CarmillaOnLine

Reporter: ”C’è il diritto di cronaca”
Poliziotto: ”Per adesso no”

E’ ormai evidente che la partita che si sta giocando in Val di Susa va ben al di là delle istanze ambientali, locali e anche di condanna dello sperpero di denaro pubblico su cui è cresciuta, fin dagli anni novanta, la mobilitazione del popolo No Tav.

Oggi, tra Chianocco, Bussoleno e l’area destinata al prospetto preparatorio per il mega-tunnel ferroviario, si gioca il futuro dei rapporti tra cittadini e stato e tra capitale e lavoro.
Non solo a livello nazionale, ma, anche, a livello europeo.

Era inevitabile che la peggiore crisi affrontata dal sistema economico capitalistico occidentale dovesse dare luogo ad una radicalizzazione dei conflitti sociali ed ad un irrigidimento delle posizioni di chi è portavoce, esecutore e profittatore degli interessi del capitale finanziario internazionale.
La democrazia, ammesso che quella parlamentare possa definirsi come tale, vive di compromessi e di margini, per quanto stretti, di manovra politica ed economica, ma oggi tali margini non esistono più. Il governo dei banchieri, dietro cui si nascondono i nani della politica italiana di ogni colore, non può più ammettere alcuna concessione nei confronti delle richieste provenienti dal basso.
La separazione tra alto e basso infatti non è mai stata così netta, così definita.

Marx con la previsione dell’impoverimento progressivo del proletariato e della classe operaia ha vinto, ma un circo infinito, e scadente più di quello di Moira Orfei, cerca di distrarre l’attenzione da ciò per convincerci ad accettare ancora una merce scadente, scaduta e priva di qualsiasi garanzia. Clown, ballerine, trapezisti novantenni, prestigiatori da strapazzo, leoni sdentati e spelacchiati occupano il centro di uno spazio mediatico attorno al quale il pubblico, anche meno smaliziato, non può far altro che sbadigliare o allibire per la scarsa o nulla qualità del programma proposto.

Rimangono efficienti soltanto i domatori, con le loro fruste e con le loro pistole che usano, senza riguardo e con cinica violenza, su chiunque osi interferire con tale programma.
Tutta la retorica nazionalista e populista viene dispensata a larghe mani per giustificare la repressione e la cancellazione definitiva di qualsiasi forma di resistenza e di lotta.
L’orrido populismo pasoliniano del “poliziotto figlio del popolo” viene sbandierato insieme all’encomio per il carabiniere (“figlio di operai”) che ha sopportato la terribile provocazione di essere stato chiamato “pecorella”.

Ma il cattivo è già stato fermato e, come ai tempi della banda Dooley & Dalton o del brigantaggio post-unitario, la foto della sua cattura è stata diffusa con orgoglio.
Che schifo!
Ma questo schifo, questa violenza, quest’opera di macelleria sociale, che oggi si consuma anche sulle carni di coloro che resistono al più sfrontato degli attacchi e alla più immotivata delle spese, non potranno far altro che rafforzare ed ampliare la volontà e il fronte di chi resiste.

E questa resistenza ha già prodotto un autentico capolavoro poiché tutti i leader politici hanno dovuto gettare la maschera e mostrare il loro vero, unico volto: quello della protervia del potere, dello stato e del capitale finanziario.
Il fuoco di fila lo aveva aperto una settimana fa il solito D’Alema, come presidente del Copasir; seguito a ruota da Bersani, Alfano, Bossi e anche da coloro che, come Di Pietro e Vendola, fingono di suggerire qualche possibile trattativa per poi condannare, innanzitutto, qualsiasi offesa ai pennivendoli di regime e qualsiasi resistenza nei confronti delle uniche , vere forze del disordine.

Tanto la trattativa proposta non può essere costituita che dall’offerta del solito, immangiabile piatto di lenticchie. Tanto in Val di Susa quanto sul piano dei futuri contratti lavoro.
Ed è sicuramente ridicolo chi, come Corradino Mineo, invoca il bon ton da parte di chi fa informazione, pur difendendo tutte le ragioni di chi vuole continuare ad arricchirsi sulla pelle di milioni di giovani e di lavoratori.

Meglio chi ci chiama Feccia Rossa.
Siamo orgogliosi di essere Feccia Rossa, come i Comunardi o gli insorti di Amburgo e Berlino del primo dopoguerra, come gli operai delle magliette a strisce degli anni sessanta e i giovani guerrieri disordinati e colorati degli anni settanta.
Di là delle nostre linee non vediamo altro, però, che servii e cani da guardia fascisti del capitale finanziario internazionale!

DISTRUTTO DI POLIZIA di Sandro Moiso – CarmillaOnLine

Luca_traliccio2-.jpgDa qualche tempo le bancarelle dei libri usati stanno facendo un sacco di affari con me.
Vado lì e scarico un sacco di libri. Sono tutti polizieschi o, meglio, poliziotteschi.
Ma come, dirà qualcuno, non eri tu il fissato con i gialli, le crime novel, i noir?
Certo…e allora? A me gli sbirri hanno rotto le palle.
In tutte le forme e in tutti i sensi.
Chiaro? Punto e stop.

E allora basta con gli sceriffi buoni di Elmore Leonard, i cavalieri blu, i chierichetti o i ragazzi del coro di Wambaugh.
Senza mancare di citare gli italiani.
Sì, quelli scritti da poliziotti veri che poi, magari, qui e là citano anche Woody Guthrie, tanto per fare i piacioni democratici.
Per non parlare dei legal thriller (mai apertone uno comunque) o di quegli orrori letterari rinchiusi nei romanzi dove primeggiano le anatomo-patologhe.

Sempre problematiche loro: sesso, coppia, carriera… mica si fan mancare nulla per fingere di avere anche una psiche.
Già perché la moda, da parecchi anni oramai, è questa: riempire di strazi famigliari, sessuali, carrierali (sì, sì non si dice , ma ci sta..) i protagonisti di storie dove la giustizia (borghese) deve sempre trionfare sul male.

Anche quando se ne tracciano i contorni sociali, questo male è sempre e solo proprio un cancro.
Che va sradicato, igienizzato, ripulito…insomma coraggio fatti ammazzare!!
Da uomini e donne che sono come noi, che hanno i nostri stessi problemi: corna, figli, delusioni.
Eh già, comodi così: fate sempre come cazzo vi pare e poi vi lamentate anche.
Il pubblico deve commuoversi, appassionarsi…maledetta Hill Street giorno e notte che ne lanciò la moda televisiva. E anche Robert McKee che ne fu lo sceneggiatore e con cui nel ’91 ho pure fatto un corso di sceneggiatura.

E poi l’87° distretto di McBain, con tutti quei poliziotti buoni, magari con la moglie cieca o muta o altro ancora. Dagli accattivanti nomi italo-americani e sempre disponibili a proteggere i deboli e ad ammazzare, quasi sempre per forza, i cattivi. Balle…come sempre.
Senza contare che, in Italia, ci fanno anche il film problematico, come ACAB, con il poliziotto che vede il marcio tra i colleghi…ma alla fine, si sa, siamo tutti creature di Dio e, quindi, fratelli.
Ma va, vatti a nascondere! Sparisci… eccheccazzo!!

Così alla fine mi sono tenuto solo quelli di Hugues Pagan, Didier Daeninckx e Frédéric Fajardie, tutti ex-sessantottini non pentiti, i cui poliziotti spesso si suicidano a degna conclusione di una vita di merda. Ma il soggetto, il poliziotto in tutte le sue declinazioni letterarie, televisive e cinematografiche è così irritante che anche un genio assoluto come Jean-Patrick Manchette finì col perdere un po’ di smalto proprio nei pochi testi in cui provò a mettere in pista un poliziotto

callaghan.jpgDi quelli televisivi attuali si è fatto l’elenco qualche giorno fa proprio qui, sulle pagine di Carmilla, e non vale più la pena di parlarne. Anche se mi piace ricordare che l’immagine rassicurante del commissario Maigret e della sua consorte, interpretati in Italia da Gino Cervi e Lina Volonghi, fu rapidamente cancellata dalla mente della mia generazione dalle cariche dei celerini e dai nervosi agenti della Digos che, nelle automobili senza segni di riconoscimento, seguivano i cortei della fine degli anni settanta stringendo nervosamente in pugno i fucili a pompa.
Shotgun se vi piace di più l’inglese (Torino, Piazza della Repubblica, 1977 o 1978).

Di solito quello fu sempre il massimo del dialogo che riuscirono a dimostrare con i movimenti antagonisti. Come in via Fracchia a Genova oppure con Pinelli a Milano.
Eppure il fatto che Gino Cervi abbia prestato il volto a Maigret e a Peppone, l’irriducibile stalinista del PCI, non mi dispiace, anzi sembra suggerire qualcosa ancora valido oggi.
Soprattutto se penso a Pinocchio D’Alema mentre discetta di ordine pubblico, rivendicando il suo ruolo di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica), con Monti.

maigret.jpgCome direbbe il poeta zen in un suo haiku: Eppure, eppure
Eppure oggi il dilagare di telefilm e letteratura poliziottesca sembra aver assorbito al proprio interno qualsiasi altro tipo di realtà, con tanto di dibattito critico-letterario sul fatto che la letteratura noir abbia sostituito il romanzo realistico nella descrizione della realtà contemporanea.
Ok, se per noir intendiamo gli autori sopraccitati con l’accompagnamento di un André Héléna o di altri come MassimoCarlotto o Serge Quadruppani o ancora, se vogliamo andare più indietro nel tempo, di un Jim Thompson o di un Cornell Woolrich.

peppone.jpgTutti autori che non hanno mai, o quasi, avuto dei poliziotti o degli ispettori come protagonisti, ma che, anzi, spesso li hanno visti solo come antagonisti, nemici, cattivi.
Poliziotti che si arricchiscono con traffici loschi oppure che perseguitano la plebe delle metropoli, spesso, solo per esercitare il piacere sadico del dominio. E da questo punto di vista sia sempre benedetto il film Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin.

Eppure, eppure oggi si celebra con magniloquenza Mani Pulite e l’infinita retorica sull’autonomia della magistratura che servì nella sostanza soltanto ad iniziare un gigantesco e mai concluso taglio di ogni tipo di Welfare. Potremmo anzi dire che Mani Pulite servì proprio a dar vita al tatcherismo o al reganismo all’italiana.
E a null’altro, considerato il successivo sviluppo di ogni forma di corruzione politica, sociale e mafiosa. Come l’attuale sentenza del processo Mills ancora conferma.

Una specie di non dichiarato codice Hayes, quello che nell’America della crisi del ’29 impose che i film di gangster non dovessero più esaltare la figura del bandito, ma sempre punirla con il trionfo della Legge, ha fatto sì che si giungesse ad una sorta di nuovo patto lateranense in cui la figura dell’ agente in servizio potesse addirittura essere beatificata.
Così come si propose qualche anno addietro per la figura del commissario Calabresi.

Oppure all’esaltazione di un immaginario tecnologico e scientifico in cui i sistemi di indagine più costosi ed avanzati permettono di risolvere con certezza anche i casi più difficili.
Ora questo nella patria della bufala sui “neutrini più veloci della luce” e della Gelmini appare tutto piuttosto incredibile…alla faccia dei vari CSI o delle varie Kay Scarpetta.

Eppure, eppure giovani e meno giovani corrono felici a sostenere le liste di un ex-poliziotto semi-analfabeta e del suo stretto giro di ex-magistrati, fingendo di trovare in quel populismo maldestro, degno corrispettivo della Lega Nord, qualcosa di sinistra.
Ma va là, iateve a cuccà, non siete buoni a caricare la sveglia…come disse un comunista napoletano ai membri del VI Esecutivo allargato dell’Internazionale ex-comunista.

L’ordine deve regnare a Berlino ed in ogni nazione. L’ordine borghese del capitale, della finanza e della proprietà dei mezzi di produzione e la diffusione della visione letterario-poliziottesca della realtà è uno strumento fondamentale per il mantenimento dello stesso.
La lotta di classe scompare, scompaiono le classi, rimane solo un po’ di umanitarismo d’accatto come sfondo, quando va bene, di un’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la Giustizia e il Caos.

chiomonte_polizia_280xFree.jpgL’ordine deve regnare a Torino ed in ogni stazione e la continua diffusione di ipotesi di complotto locale, nazionale o internazionale che sia, deve servire a cementare la coesione sociale oppure, come il solito Grande Vecchio è solito dire, l’unità nazionale.
Così realtà e finzione letteraria si confondono, costruiscono un mondo virtuale in cui è solo la visione politica del Capitale a trionfare.

Così i poliziotti sono democratici in Svezia come in America, a Roma come ad Atene e il nemico è sempre il demone esterno oppure la mela marcia che inquina un sistema in sé potenzialmente perfetto.
Tu sei il male e io sono la cura, come nei peggiori film di Callaghan.
Ma quando mai?!

L’ordine deve regnare in Val di Susa e non importa se il capo della polizia che si associa a D’Alema nel denunciare i pericoli provenienti dalle frange anarco-insurrezionaliste e dai rimasugli dell’antagonismo degli anni settanta è il manager di stato meglio pagato.
Loro sono i buoni ed hanno il diritto di avere anche cinque anni di sconto per andare in pensione.
I cani da guardia vogliono sempre un bell’osso dal padrone.

L’ordine deve regnare nel mondo e non importa se dei pescatori indiani vengono ammazzati dai marò italiani, padroni delle acque internazionali.
L’ordine deve regnare e non importa se un piccolo agricoltore e un compagno cade da un traliccio perché è soltanto un cretinetti.
Ma nel riscrivere il plot della storia il movimento reale non dimenticherà nulla.

(per Luca e per tutti i resistenti sulla A32)

Il “giornalista” de “La Stampa” e il movimento No Tav

Da Carmilla, Girolamo De Michele. Riprendiamo (e ringraziamo) dal sito uomo in polvere questa notizia, a commento del video soprastante (la notizia cui ci riferiamo viene data dal minuto 9:45, il post originario è qui):

«A luglio un notav di nome Alessandro Lupi viene ferito al volto da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo durante una manifestazione a Chiomonte. Nei giorni successivi fa girare la sua storia sulle mailing list del movimento, e poco dopo inizia a ricevere le mail di un certo Alessio il quale, dicendo di essere dalla sua parte, sostiene però di avere visto che si è fatto male cadendo da solo (parliamo di numerose fratture ad ossa del viso). Alessandro denuncia per diffamazione questo ignoto, e pochi giorni dopo riceve una mail scritta con lo stesso stile di questo Alessio in cui l’autore si scusa ma ribadisce di averlo visto cadere da solo. Piccolo dettaglio, questa mail proviene dall’indirizzo di posta di Massimo Numa, ‘giornalista’ de “La Stampa”, per la precisione dal suo indirizzo di lavoro».

La notizia lascia a dir poco stupiti. Massimo Numa, giornalista di un quotidiano di peso come “La Stampa”? Sì, d’accordo: a Torino questo giornale è sempre stato noto come “la busiarda” – ma sembrava che queste illazioni fossero tramontate con la fine delle ideologie. E soprattutto, con l’arrivo a “La Stampa” di un direttore come Mario Calabresi, che aveva fatto dell’imparzialità e della professionalità la propria bandiera per il rilancio del giornale.

Quello stesso Massimo Numa considerato «profondo conoscitore del movimento No Tav», al punto da essere interpellato per confermare le cifre fornite dalle forze dell’ordine?
Quello stesso Massimo Numa che ha nel proprio palmares addirittura il “Premio Igor Man” per «l’accuratezza e la sensibilità» con cui informano i lettori?
Ebbene sì: proprio lui.
massimo_numa__massimiliano_peggio.jpgQuello stesso Massimo Numa che ha dichiarato, lo scorso giugno, di essere stato maltrattato dai No Tav, che gli avrebbero impedito di svolgere il proprio mestiere e addirittura rigato la vettura. Peccato che la sua ricostruzione sia stata smentita non solo dai testimoni, ma soprattutto dalle foto che i militanti No Tav hanno ben pensato di scattare, non appena riconosciutolo: come si legge e si vede qui.
Quello stesso Massimo Numa che il 16 Novembre del 2001, contravvenendo all’art. 2 del Codice Deontologico dei giornalisti, si presentò nella sede dell’Associazione “Exit-Italia – Centro di studi e documentazione sull’eutanasia” sotto false spoglie, spacciandosi per tale Mario Ghiso, e munito di un registratore nascosto nella sua giubba di pelle, affermando di avere una madre in fin di vita (la denuncia completa è scaricabile in pdf qui)?
Quello stesso Massimo Numa che ha trascritto nome e cognome di un cittadino, accusandolo in un articolo su “La Stampa” di attività svolta il 14 agosto in Val di Susa, laddove questo stesso cittadino era ritornato da giorni al proprio paese, come ha denunciato con ampia serie di prove in diversi luoghi del web?
Quello stesso Massimo Numa che sarebbe stato riconosciuto nell’agosto 2010 come uno dei due individui che, giunti “su una scena del crimine”, vengono ripresi dalle telecamere mentre «con fare trafelato (e alquanto disperato) si appropinquano verso il cassonetto dei rifiuti di casa sua e come due barboni cominciano a rovistare tra tutta la sua spazzatura, analizzando scatolette, foglietti e liquami vari» (fonte: Indymedia Piemonte)?
Quello stesso Massimo Numa querelato per diffamazione da un cittadino che ha avuto la ventura di ritrovarsi su “La Stampa” improvvidamente – e in ogni caso in assenza di una sentenza giudiziaria – descritto come capo di una rete di prostituzione internazionale (la querela è qui)?

Pare proprio di sì.

Ha niente da dire il direttore de “La Stampa”, Mario Calabresi?
Ha niente da dire l’Ordine dei Giornalisti?
Ha niente da dire la magistratura piemontese, così solerte nel perseguire i militanti No Tav?

Genova, dieci anni dopo

A 10 anni dalla repressione delle manifestazioni per il G8 di Genova del 20-21 luglio 2001. A dieci anni dalla scomparsa di Carlo Giuliani e dalle efferatezze della Scuola Diaz e la Caserma di Bolzaneto. Video fotografico della giornata del 23 luglio 2011 a Genova, per non dimenticare. 2001 – 2011: dieci anni, il movimento dei movimenti globale, la repressione brutale, la morte violenta di Carlo Giuliani, qualche mese e poi le torri gemelle in frantumi. E le guerre, quelle nuove in cui siamo voluti entrare e quelle che abbiamo dentro di noi, dentro un paese decadente ma resistente. Direzione: sconosciuta. Canzone del video: Somos Viento di Amparanoia dal Messico. Dedicato a chi c’è e continua nonostante tutto. Aggiungo solo un link all’ottimo dossier di GlobalProject

Conferenza stampa dei comitati No Tav – Val di Susa – 4 luglio

Da Global project Tv. Commento Latino America Express.