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Lo zapatismo si rafforza per affrontare le sfide politiche del Messico di AMLO

di Susanna De Guio

L’atmosfera a San Cristobal de las Casas è come sospesa negli ultimi giorni. Il cielo blu intenso dietro le montagne si copre nelle prime ore del pomeriggio, le nubi enormi si accumulano per poi scaricarsi in tempesta e un’ora dopo si torna a camminare sulla strada bagnata, colma di sole. Il clima tropicale sembrIMG_9142a accompagnare l’umore che predomina da quando, il 17 agosto, l’EZLN ha rilasciato un nuovo comunicato in cui annuncia: ¨abbiamo rotto l’isolamento¨. Agli storici cinque caracoles che conformano il territorio autonomo zapatista se ne aggiungono altri sette, si creano i Centros de Resistencia Autónoma y Rebeldía Zapatista (CRAREZ), si estendono i municipi autonomi.

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Denunciano nuova repressione in Chiapas, Messico

[Nonostante il Chiapas e il suo conflitto siano quasi spariti dai mass media europei, l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) e l’esperimento di autogestione politica, ormai consolidato nei “caracoles”, dell’autonomia neozapatista continuano a vivere e lavorare. Sono anche un esempio e un modello economico e sociale per altre comunità indigene sparse per il Messico. Allo stesso tempo, però, continuano l’ostilità e la repressione violenta, in genere di tipo paramilitare, dei gruppi politici dei partiti ostili, del governo locale e di quello centrale o delle comunità e dei municipi vicini nella regione. Il Chiapas continua ad essere lo stato più povero del Messico e il nuovo governo regionale di Manuel Velasco (del Partito Verde, alleato del PRI e del suo neoeletto presidente Enrique Peña Nieto) non promette tempi di distensione e collaborazione. Vale la pena aggiornarsi sulla situazione e segnalare quel che succede, quindi inserisco volentieri questo articolo, preoccupante e dettagliato, sulla situazione dell’estremo Sud messicano e delle sue comunità indigene in resistenza, Fabrizio Lorusso].

La controinsurrezione in Chiapas, decine di famiglie zapatiste sfollate. (da nota di YaBastaMilano e GlobalProject).

Noi che abbiamo combattuto sappiamo riconoscere il passo di ciò che si sta preparando e avvicinando. I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari: la guerra, come la paura, ha odore. E già ora si comincia a respirare il suo fetido odore nelle nostre terre. (Subcomandante Insurgente Marcos, dicembre 2007)

Nell’anno in corso, il 2012, si continua a respirare giorno per giorno l’odore della guerra, che lo stato messicano ha scatenato contro le comunità zapatiste.

La politica di controinsurrezione elaborata, con l’aiuto del governo USA, dopo l’insurrezione armata dell’EZLN nel 1994 (precisata nel documento denominato “Piano per la Campagna Chiapas 94”), ha fornito la struttura per una nuova forma di guerra contro le popolazioni indigene ribelli.

Negli ultimi mesi, le Giunte del Buon Governo di Morelia e La Realidad hanno denunciato le aggresioni subite dalle Basi di Appoggio del EZLN da parte della ORCAO (Organización Regional Cafeticultores Altamirano Ocosingo) nell’ejido1 Moisés Gandhi e da parte di gruppi affiliati al PRI, al PRD e al PVEM (Partido Verde Ecologista Mexicano). Queste provocazioni si aggiungono a quelle ben note in tutto il territorio zapatista, come nel caso di San Marcos Avilés, assediata dai paramilitari e per questo al centro di una campagna di solidarietà internazionale.

Lo stato messicano è in guerra contro un nemico interno: l’EZLN, contro le comunità zapatiste in resistenza e soprattutto contro l’autonomia, la cultura e la vita dei popoli indigeni che non accettano di essere assimilati al modello di sviluppo capitalista. Il messaggio che le Giunte del Buon Governo hanno lasciato nelle varie denunce è chiaro: il governo, attraverso menzogne, promesse di terra e finanziamenti, sta rianimando i gruppi paramilitari e armando altre organizzazioni, affinché questi alimentino l’ostilità e le aggressioni contro coloro che si oppongono all’omologazione neoliberista. La strategia del governo contro la resistenza si sviluppa su due fronti: da una parte la “guerra di bassa intensità” impiegando le formazioni paramilitari così da evitare le ripercussioni internazionali che si avrebbero con l’impiego diretto dell’esercito e dall’altra, la cosiddetta linea morbida, con l’impiego massiccio di progetti assistenzialisti per calmare la fame, creare dipendenza e logorare la resistenza, concentrando i progetti nelle zone dove è più forte la lotta contro il governo.

L’8 settembre la Giunta del Buon Governo “Nueva Semilla Que Va a Producir” del Caracol V di Roberto Barrios ha denunciato la nuova invasione paramilitare nelle terre del nuovo villaggio Comandante Abel, del Municipio Autonomo La Dignidad, Municipio ufficiale di Sabanilla. Il 12 settembre una nuova denuncia della stessa Giunta sottolineava la gravità della situazione: 70 donne e bambini sfollati dal nuovo Villaggio Comandante Abel e 14 persone scomparse nella vicina comunità di Unión Hidalgo.

Gli antefatti

Il nuovo villaggio Comandante Abel si trova in zona indigena di lingua ch’ol, nelle terre recuperate dall’EZLN nel 1994.

Fino a maggio di quest’anno la popolazione si trovava nella comunità di San Patricio che fin dagli anni ’90 ha vissuto resistendo ai persistenti attacchi paramilitari.

Esattamente un anno fa, il 6 settembre 2011, quelle terre furono invase dai paramilitari provenienti dalla vicina comunità di Ostilucum, causando lo sfollamento della popolazione, fame e malattie. La comunità riuscì a tornare, ma ormai si trovava derubata dei raccolti che i paramilitari si erano portati via; per questo dovette dipendere dagli aiuti alimentari organizzati dalla Giunta del Buon Governo della Zona Nord. Nel frattempo sono continuate le minacce di una nuova invasione e di un massacro, così che, nel mese di maggio, le famiglie base di appoggio del EZLN hanno preso la decisione di ricostruire la comunità nel vicino presidio “La Lampara”, mostrando nei fatti la volontà degli zapatisti di cercare forme pacifiche di risolvere conflitti, con coloro che essi definiscono fratelli ingannati dal malgoverno. Nonostante questa, ovviamente sofferta, decisione, le minacce sono continuate e il 6 di settembre i paramilitari della località di Unión Hidalgo hanno invaso le terre del nuovo villaggio Comandante Abel, sparando contro gli zapatisti e provocando la fuga forzata, verso la montagna, dei bambini e della maggioranza delle donne che non riuscivano a sopportare la situazione, mentre gli uomini e alcune donne rimanevano sul luogo, per difendere la comunità.

Una carovana di Solidarietà e Documentazione

Per rompere l’accerchiamento, mostrare solidarietà e documentare le violazioni ai diritti umani si è organizzata una carovana di Solidarietà e Documentazione a Comandante Abel. La carovana, organizzata da Organismi dei Diritti Umani, osservatori internazionali, da compagni impegnati nel movimento e nella comunicazione indipendente, è partita da San Cristobal de Las Casas, Chiapas il 18 settembre del 2012. Ha visitato tre comunità: quella assediata – Comandante Abel -, la comunità autonoma di San Marcos e la comunità Zaquitel Ojo de Agua. Nelle ultime due comunità i partecipanti alla carovana hanno potuto intervistare le donne sfollate di Comandante Abel e gli sfollati di Unión Hidalgo.

Testimonianza delle donne sfollate nella Comunità San Marcos

Alla fine della lunga valle che da Sabanilla si estende verso lo stato di Tabasco, si trova la comunità di San Marcos. La comunità si trova in posizione gradevole, a fianco del fiume Sabanilla che si attraversa passando per un ponte sospeso. La comunità ha dimostrato la sua solidarietà nei confronti degli sfollati di Comandante Abel, ospitandoli nella scuola del villaggio e condividendo il loro scarso mais e il cibo.

Le donne e le autorità della comunità hanno ricevuto i carovanieri e quattro donne e due membri della Giunta del Buon Governo hanno dato la loro testimonianza. Lucia ed Elvira hanno raccontato di quell’8 settembre quando, per la paura e la percezione di non essere in grado di proteggere la vita dei propri bambini, sono fuggite per la montagna, passando per precipizi, dormendo sotto le liane, correndo verso San Marcos, l’unico luogo che sentivano sicuro, in una zona percorsa dai paramilitari di Paz y Justicia già dagli anni ’90, da soldati e da elementi corrotti della Pubblica Sicurezza.

Nello stato di timore e confusione in cui si trovavano, alcune si sono perdute. “Arrivate qui eravamo intorpidite dalla paura e non sentivamo i nostri corpi, sentivo che una tigre mi seguiva. Ci siamo perdute, eravamo spaventate, mi sembrava di non essere più in questo mondo” racconta Lucia.

Un compagno della Giunta spiega: “Le compagne non sopportavano più le sofferenze. Ma gli zapatisti non piangono. Torneremo a lavorare per resistere e vivere”.

Quando le donne sono arrivate a San Marcos ne mancavano due con i loro bambini. Subito si sono organizzate le ricerche con il timore che fossero state sequestrate dai paramilitari. Il giorno 11, quattro giorni dopo la fuga dal villaggio, i compagni e le compagne che cercavano gli scomparsi, hanno sentito il pianto di un bambino scoprendo così il loro nascondiglio. Erano tremanti di freddo e allo stremo per la fame e la stanchezza. “Abbiamo dato loro pozòl2, ci siamo caricati sulle spalle i bambini e siamo ritornati tutti a San Marcos”.

Carmen e Jessica sono i nomi delle due donne che si erano perdute: “Avevamo molta paura quando siamo fuggite. Abbiamo faticato ad attraversare il fiume, siamo rimaste indietro e non siamo state in grado di seguire il percorso delle altre. Abbiamo proseguito ma per la paura di incontrare i paramilitari, ci siamo nascoste sotto una pietra, una specie di caverna. Lì ci siamo nascoste la prima notte. I giorni seguenti ci siamo fatte largo nel monte cercando di orientarci ma ci siamo perdute. Abbiamo mangiato erba momo e arance per calmare la fame. Per la paura di essere individuate dai paramilitari scendevamo al fiume per gettare le bucce”. Jessica guarda intensamente il suo piccolo che piange perché respinge il seno della mamma. “La paura mi ha asciugato il seno” – dice – “Mia figlia ha la febbre e non le passa”.

Gli sfollati di Unión Hidalgo

Il giorno seguente la carovana ha visitato la Comunità Zaquitel Ojo de Agua, accessibile solo camminando per 3 ore verso la cima del monte che abbraccia la valle Sabanilla. Si trova in una bella posizione tra monti, grandi alberi chiamati “ceibas” e torrenti. Come a San Marcos, tra le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua, c’è una grande solidarietà. Da Unión Hidalgo si sapeva che c’erano 10 scomparsi e si temeva per la loro vita e, come a San Marcos, gli scomparsi sono stati ritrovati dopo 3 notti, dopo aver affrontato le forti piogge stagionali d’alta montagna.

Jaime e Auxiliadora raccontano delle minacce subite dai paramilitari di Unión Hidalgo. “Giorno e notte, con altoparlanti ci gridavano che avrebbero mangiato le nostre carni. Dicevano che siamo fuori dalla legge e che non abbiamo diritti e non possiamo ricorrere alla giustizia. Ci trattano come animali”. Il racconto è la dimostrazione della strategia psicologica del governo, ancora in vigore in Chiapas, di disumanizzare gli oppositori e legittimare gli attacchi nei loro confronti.

Narrano che le minacce sono cominciate nell’anno 2000, quando le famiglie zapatiste rifiutavano, come tuttora, i programmi assistenzialistici. Le minacce venivano dai dirigenti del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) della comunità, collegato con il gruppo paramilitare Paz y Justicia. Nel 2003 saccheggiarono il negozietto collettivo delle donne zapatiste. Armati di bastoni, machete e pietre colpirono una nostra compagna alla testa con una pietra. Quella volta ci rubarono tutta la merce, le tavole e la lamina del negozietto e anche 1800 chili di mais”. Lo sguardo di Auxiliadora mostra indignazione e fermezza. “Un anno fa le minacce sono peggiorate” racconta. “Con gli altoparlanti ci dicevano che, se non fossero riusciti a impossessarsi delle terre di Comandante Abel, avremmo subìto noi le conseguenze e ci avrebbero massacrato”. Jaime e Auxiliadora raccontano che hanno temuto per la loro vita e, insieme ad altre, hanno lasciato il villaggio, lasciando 10 compagni nella comunità, a difendere semenze, animali e casa che sono garanzia di sopravvivenza. “Ci siamo incamminate per la montagna senza una meta precisa – spiegano – finché al terzo giorno abbiamo incontrato le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua. Non sapevamo dove andare. Abbiamo raccontato loro delle minacce e ci hanno accolto”. Ora sono alloggiati nella scuola della comunità ma alcuni bambini si sono ammalati per la pioggia e il freddo.

La resistenza nel Nuovo Villaggio Comandante Abel

Nel nuovo villaggio Comandante Abel, 22 compagni e 5 compagne, rimasti a difendere il villaggio, ricevono la carovana in una casa che mostra i segni delle pallottole. I fori dei proiettili sono la testimonianza della furiosa sparatoria dell’8 settembre, quando 150 aggressori, guidati da leader paramilitari, hanno tentato di fare un strage tra le famiglie zapatiste del villaggio. I paramilitari hanno occupato la terra recuperata che si trova dall’altra parte del fiume, prendendosi quella già seminata. Stanno costruendo case e, nella notte, si avvertono i loro movimenti con armi. A neanche 400 metri dal villaggio, alcuni elementi della Pubblica Sicurezza, dal 16 settembre, hanno occupato quella che era la scuola autonoma zapatista. Raccontano che il 18 settembre, da quella postazione di polizia, sono partiti due spari in direzione degli zapatisti.

I viveri stanno per esaurirsi e non è possibile né seminare, né raccogliere legna per il forte rischio di essere attaccati.

Gli aggressori sono ben conosciuti dai compagni. Sono dirigenti politici del malgoverno di Unión Hidalgo. Questi ultimi non agiscono autonomamente. I compagni zapatisti raccontano: “Il 4 settembre sono venuti qui il segretario del governo del Chiapas Noé Castañon accompagnato da due alti funzionari del malgoverno e da membri della pubblica sicurezza statale. Si sono riuniti con i paramilitari per dir loro che quelle terre erano loro”. Due giorni dopo si è scatenato l’attacco contro le basi di appoggio dell’EZLN.

Le Basi di Appoggio Zapatiste non si arrendono

Nonostante le sofferenze provocate da questo attacco del malgoverno nella regione, le donne e gli uomini zapatisti che parlano ai partecipanti alla carovana, danno mostra di essere più convinti che mai nella loro lotta e resistenza. La richiesta è l’immediato ritiro dei paramilitari.

Non ci sono dubbi sul far ricadere tutta la responsabilità sul governo messicano. “Non vogliamo scontrarci con coloro che appartengono alla nostra stessa razza indigena anche se appartengono ad altri partiti e si sono venduti al mal governo” spiegano i compagni che resistono nel nuovo villaggio Comandante Abel.

Le donne sfollate a San Marcos dicono a voce alta: “Non ci arrendiamo, non ci lasceremo convincere da progetti come Oportunidades o Procampo3 con i quali il malgoverno cerca di tappare i nostri occhi e comprare le nostre coscienze”. “Il denaro lo produciamo con il niostro sudore e anche se dobbiamo curare i nostri bambini piccoli sappiamo allevare polli e oche, sappiamo lavorare il mais come gli uomini. Per quanto non mangiamo come mangiano quelli del governo, chiediamo di poter vivere nelle nostre case e che il governo ritiri i suoi paramilitari”. Un’altra compagna dichiara ”Resisteremo finché dio ci conserva in vita. Vogliamo insegnare ai nostri figli come si deve vivere”.

 1 L’ejido è una forma di proprietà comunitaria della terra, tuttora riconosciuta dalla Costrituzione messicana, dai tempi della rivoluzione di Zapata e Villa, nei primi anni del secolo scorso. La terra viene anche lavorata collettivamente.

2 Pozòl: bevanda, a base di mais spesso fermentata, in uso in tutto il Messico.

3 Oportunidades, Procampo fanno parte della strategia del governo per ridurre l’appoggio indigeno all’EZLN. Il governo offre appoggi in denaro e prestiti ai campesinos indigeni a condizione che non appoggino l’EZLN ed entrino nelle organizzazioni politiche governative

Estratti da Punto e a capo, il libro intervista al Subcomandante Marcos

E’ uscito finalmente in Italia “PUNTO E A CAPO. Presente, passato e futuro del movimento zapatista”, la traduzione del libro “CORTE DE CAJA. Entrevista al Subcomandante Marcos”, arrivato alla sua quarta ristampa in Messico e già tradotto in tedesco, che comprende una lunga intervista realizzata in due sessioni dalla giornalista messicana Laura Castellanos alla più nota figura e portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), il Subcomandante Insurgente Marcos a 7 anni dall’inizio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno e a 4 anni dal lancio dell’iniziativa politica della Otra Campaña, proposta come alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza dei partiti tradizionali.

Il libro rappresenta un bilancio a 7 anni dall’inizio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno e a 4 anni dal lancio dell’iniziativa politica della Otra Campaña, proposta come alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza partitica.

Dal 18 novembre è infatti nelle librerie PUNTO E A CAPO. Presente, passato e futuro del movimento zapatista, edito da Edizioni Alegre con oltre cento pagine di dialoghi realizzati dalla giornalista messicana Laura Castellanos con Marcos, alias Delegado Cero, e alcune foto inedite, scattate dal fotografo messicano Ricardo Trabulsi, del Subcomandante sullo sfondo del caracol de La Garrucha in Chiapas.
Trovalo qui: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788889772348/Punto_e_a_capo/Subcomandante_Marcos.html?cat1=1&cat2=1101&cat3=20131
http://www.ndanet.it/puntoeacapo.php

Ecco infine alcuni brevi estratti delle parole di Marcos:

Risultati:

“L’EZLN si trova in uno stato d’indeterminazione, siamo abituati a questo ed è così che ci vengono meglio le cose”.

“Nelle comunità zapatiste non è che si sia ricchi però non c’è più la fame. Prima c’era mentre ora tutti hanno da mangiare grazie al loro lavoro”.

“Quello che è successo con l’Ezln è che l’organizzazione ha prodotto un altro tipo di persone: la gioventù che è cresciuta nella resistenza”.

“Quello che vogliamo è evitare che la politica sia dei professionisti e che diventi una carriera o un modo di vivere”.

“D’altra parte si tratta di un processo di governo partecipativo. Vogliamo farla finita con l’idea secondo cui governare è una faccenda da specialisti”.

Ripensamento personale:

“Se pensassi di cambiare qualcosa sarebbe questo, non essere stato così protagonista nei media”

Amore:

– Come vivi l’amore in clandestinità?

– Cazzo! Difficile! – Lo disse con sincero rammarico. – Adesso è più complicato di prima, quando io ero io, mentre ora non sono più interamente io. Oggi sono in parte me stesso e in parte un altro.

I mass media:

– Tanto per fare un esercizio di giornalismo, chi ti piacerebbe intervistare?

– Mi piacerebbe intervistare un pezzo grosso di una qualche televisione come Emilio Azcárraga Jean di Televisa o Ricardo
Salinas Pliego di Televisión Azteca per chiedergli come fanno a rovesciare la realtà dei fatti.

Oppure il padrone della Cnn per domandargli come hanno riscritto tutta la storia della prima guerra in Iraq per presentarla in una determinata maniera. Chiederei loro anche come si sentono quando lo fanno.

Passamontagna:

– E che si sente ad andare in giro con il passamontagna?
– Molto caldo quando fa caldo e quando fa freddo, siccome la tela è molto sottile, si attacca alla pelle e si indurisce. Davvero, non mi solleverò più in armi con il passamontagna!

Latino America:

“Il Che ci ha anticipato. È un uomo di una generazione che non è ancora nata”.

Gli irrinunciabili:

“Sì, ho un esemplare del Don Chisciotte. I libri a volte me li porto dietro per un po’ e dopo li mollo, ma gli irrinunciabili sono il Chisciotte, un’antologia di Miguel Hernández e un’altra di Pablo Neruda, I versi del Capitano”.

Futuro:

“L’EZLN si trova in uno stato d’indeterminazione, siamo abituati a questo ed è così che ci vengono meglio le cose. Sappiamo su che cosa non possiamo contare. Non sappiamo se quello che s’è risvegliato durante la Otra Campaña, e la gente sparsa per tutto il Paese, apriranno la strada a una nuova forma di organizzazione per portare a termine il programma nazionale di lotta, o se quella strada la dovrà aprire l’Ezln da solo”.

PUNTO E A CAPO. Dal 18 novembre l’intervista al Sub Marcos nelle librerie italiane

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PUNTO E A CAPO. Presente, passato e

futuro del movimento zapatista.

Laura Castellanos dialoga col Subcomandante

Marcos.

Fotografie di Ricardo Trabulsi

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

Edizioni Alegre – Collana Tempi Moderni

Recensione di Matteo Dean


“L’EZLN si trova in uno stato d’indeterminazione,

siamo abituati a questo

ed è così che ci vengono meglio le cose”.

Sub Marcos.

Esce finalmente in Italia la traduzione del libro CORTE DE CAJA. Entrevista al Subcomandante Marcos, arrivato alla sua quarta ristampa in Messico e già tradotto in tedesco, che comprende una lunga intervista realizzata in due sessioni alla più nota figura e portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), il Subcomandante Insurgente Marcos a 7 anni dall’inizio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno e a 4 anni dal lancio dell’iniziativa politica della Otra Campaña, proposta come alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza partitica.

Dal 18 novembre è infatti nelle librerie PUNTO E A CAPO. Presente, passato e futuro del movimento zapatista, edito da Edizioni Alegre con oltre cento pagine di dialoghi realizzati dalla giornalista messicana Laura Castellanos con Marcos, alias Delegado Cero, e alcune foto inedite del Subcomandante sullo sfondo del caracol de La Garrucha in Chiapas. L’ottima traduzione dallo spagnolo all’italiano è curata da Fabrizio Lorusso, accademico e poeta italiano da otto anni a Città del Messico.

In questa intervista Marcos fa un corte de caja, un bilancio, di quanto s’è perduto e quanto è stato conquistato a partire dalle origini del movimento (in realtà dalla sua preistoria) fino alla data dell’intervista e oltre parlando dei dilemmi che decideranno il suo futuro. Non si tratta solo di quelli riguardanti l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ma anche di quelli sulla sua persona e la sua leadership. “Se pensassi di cambiare qualcosa sarebbe questo: non essere stato così protagonista nei media”, afferma.

L’origine del libro si risale a un reportage apparso sulla rivista messicana Gatopardo all’inizio del 2008, intitolato “Ritratto radicale”, di Laura Castellanos. Punto e a capo raccoglie due interviste rilasciate nella capitale messicana e nella località La Garrucha, Chiapas, nell’autunno del 2007. In queste Marcos riflette sulle ragioni dell’isolamento del movimento, della sua rottura con la classe politica e l’intellighenzia progressista del paese e sull’avanzata della strategia controinsurrezionale nei confronti delle comunità zapatiste.

Marcos rivisita la sua storia personale e quella dell’EZLN rispondendo qui alle critiche che gli sono state rivolte da più parti negli ultimi anni. Parla anche, per la prima volta, di alcuni presidenti latinoamericani come Fidel Castro, Hugo Chávez, Evo Morales, Cristina Fernández de Kirchner, delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), la più antica guerriglia del continente, e colloca il movimento del Chiapas nelle coordinate della politica continentale, prendendo posizione rispetto a temi capitali, come la relazione dell’EZLN con atre organizzazioni armate. Inoltre apre uno spiraglio per parlare di se stesso, della sua persona, in un tono quasi confidenziale, con l’ironia e lo humour che da sempre lo caratterizzano.

L’intervista rappresenta anche un modo per avvisare i lettori: “l’EZLN si trova isolato e vulnerabile, mentre sta avanzando la strategia antinsurrezionale contro le comunità zapatiste”. Sullo sfondo della ricostruzione storica del movimento zapatista, che ha fissato la difesa dei diritti indigeni nell’agenda politica del mondo, è questo il messaggio che il Subcomandante Marcos ha voluto comunicare al lettore. Un avvertimento che assume oggi speciale rilevanza, soprattutto alla luce degli avvenimenti di questi mesi: la scarcerazione di buona parte dei colpevoli della strage di Acteal (22 dicembre 1997) e la pubblicazione dei documenti ufficiali che coinvolgono il governo federale della strategia paramilitare contro la ribellione indigena.

Certo, sentir parlare Marcos attraverso la pagine di Punto e a capo sembra strano, proprio oggi che l’EZLN tace. Ma forse, in realtà, è un ottimo spunto per riprendere un discorso mai concluso e che, probabilmente, ripartirà in modo acceso il prossimo anno, quel 2010 che sarà il centesimo anniversario della Rivoluzione messicana.

Da segnalare, infine, che i ricavi ottenuti dalla vendita del libro serviranno per sostenere economicamente il movimento zapatista.

A ottobre PUNTO E A CAPO, intervista al Subcomandante Marcos sul futuro dello zapatismo e la politica latinoamericana

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Annuncio finalmente l’uscita in Italia la traduzione del libro Corte de Caja, di Laura Castellanos e Ricardo Trabulsi, con l’intervista completa al Sub Comandante Marcos dopo anni di silenzio. Durante il mese di ottobre si troverà infatti nelle librerie PUNTO E A CAPO, il titolo scelto per la versione nostrana.

Oltre cento pagine di dialoghi realizzati in due sessioni includendo anche alcuni scatti inediti dai caracoles del Chiapas. La traduzione all’italiano è curata da Fabrizio Lorusso (che poi sono io) e l’edizione con foto in anteprima qui sopra sarà promossa e distribuita in Italia da Edizioni Alegre di Roma. Maggiori dettagli e recensioni presto sul blog !

Pronto la versión italiana de Corte de Caja, Entrevista de Laura Castellanos y Ricardo Trabulsi al Subcomandante Insurgente Marcos.