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Amilcingo: cronache di una elezione di usos y costumbres e di una vittoria del pueblo

amilcingo folla[Di un redattore de L’America LatinaÈ il 17 maggio 2017. M. manda una rapida mail al gruppo di sostegno alla escuelita (scuolina) popolare di Amilcingo, comunitá indigena Nahua nello Stato di Morelos, nel centro-sud del Paese. “Ragazzi, ho sentito S., è una cosa urgente: sabato ad Amilcingo ci sono le elezioni di usos y costumbres (modalità di organizzazione politica di certi municipi e comunità indigeni, in Messico prevista dalla Costituzione, che passa per un forte assemblearismo e non per elezioni tra i partiti e i loro rappresentanti, ndr). Hanno preso contatti con una ong, vorrebbero che andassimo come osservatori umanitari, temono violenze nel processo elettorale. Avete mezza giornata per confermare”.

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#VamosPorTodo: la candidatura indigena è una proposta anticoloniale

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[di Matilde Brunetti, foto di Isabela LunelliLa chiamata a un Consejo Indígena de Gobierno arriva dopo più di due secoli dall’indipendenza del Messico. Eppure è da intendersi come un passo storico verso la decolonizzazione, non più dal dominio spagnolo, ma dalla depredazione sistematica delle terre e delle risorse, messa in atto dall’invasione selvaggia neoliberista a braccetto col narcogoverno messicano.

Le numerosissime comunità indigene presenti sul territorio nazionale che hanno eroicamente resistito a secoli di colonialismo, preservando la loro lingua e identità, rischiano di soccombere davanti all’apertura sconsiderata che il governo priista garantisce al capitale straniero, interessato all’estrazione delle grandi ricchezze minerarie, acquifere e petrolifere del Messico.

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EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

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[di Perez Gallo da Carmilla, foto di Isabela Lunelli] Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.  Continua a leggere