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Chablekal, sede del Grupo Indignación, rueda de prensa con la candidata del CNI María de Jesús Patricio Martinéz #Marichuy

marichuy-1[De: Tano, Versión en Italiano LINK] TV Azteca: ¿Hace unos días AMLO, persona de izquierda y candidato de morena hablaba de una posible amnistía para los jefes del narcotráfico, cuál sería la posición que Marichuy tomaría en cuanto a este problema?

Pues, más bien primero quisiera aclarar que no somos un partido. No hay así que digamos algo diseñado y así es como vamos, que digan un plan como es el acostumbrado, lo que nos han pedido pues, porque nuestra propuesta es diferente. Es una propuesta organizativa, más que llegar al poder, nuestra propuesta es y siempre ha sido nuestra palabra donde vamos recorriendo que es una propuesta a como la tenemos acostumbrada, a que alguien ya de arriba ya lleva algo diseñado ya nada más para que se cumpla o se apruebe pues, y nosotros no. Nuestra propuesta es diferente, es una construcción que se tiene que hacer desde abajo, tiene que surgir de la misma condiciones que se tengan desde los pueblos, lo que es una propuesta desde los pueblos para México. Entonces surge desde los pueblos pero se tiene que ir reconstruyendo, alimentando, fortaleciendo con la participación de todos, verdad?. Entonces, en particular qué opinión tenemos, más bien nosotros estamos pensando que todo está mal pues, todo está mal, todo está diseñado, todo lo que tiene que ver con territorios y comunidades indígenas porque hay acuerdos que se toman desde arriba que vienen a perjudicar a las comunidades, verdad? Como las entradas de los megaproyectos que vienen a despojar los territorios, que vienen a contaminar aguas, destruir los árboles, los cerros…entonces consideramos que nuestra propuesta tiene que surgir a la inversa: construir el poder desde abajo, para qué? Para que exista un gobierno pero que sea el que obedezca al pueblo, y solamente lo va a ser cuando haya esta organización desde abajo pues. Entonces es así como el soñar el pensar, el diseñar un México a la inversa de cómo tenemos acostumbrados, que de arriba se toman las decisiones y de abajo se cumple o se lleva acabo y ahora es como voltear un poco que el pueblo decida y qué los de arriba hagan lo que el pueblo dice. Entonces pues…un poco, no hay algo así en particular  porque creemos que se tiene ir trabajando.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 15. Internazionalismo, Nodo Solidale e la candidatura indigena di Cni ed Ezln

ezln19 ottobre 2017 – Nella puntata di oggi Perez Gallo intervista Giovanni, militante del collettivo italo-messicano e internazionalista Nodo Solidale, e residente in Chiapas.

Al centro il tema, “spinoso”, della candidatura indigena alla presidenza della Repubblica, per le elezioni del prossimo luglio. A fronte di chi dice si sia trattato di un tradimento dei principi autonomi zapatisti, Giovanni ricorda che lo zapatismo ha sempre avuto un dialogo e una negoziazione politica con lo Stato: “già nel 2001, al termine della ‘marcha del color de la tierra‘, la comandanta Esther era entrata addirittura nel Parlamento per esigere il rispetto degli accordi di San Andrés”. E afferma: “gli zapatisti con questa mossa non stanno chiamando al voto, stanno chiamando a organizzarsi contro l’estrattivismo”. Contro chi invece, da una posizione più moderata, critica una candidatura che rischierebbe di indebolire la sinistra e di far vincere un’altra volta il partito-Stato PRI, ricorda che la sinistra istituzionale è già organica al “priismo”, inteso come sistema di potere basato sui cartelli della droga e sul clientelismo.

Infine, Giovanni ha raccontato come l’esperienza del Nodo Solidale porti a un “ripensamento dell’internazionalismo”: lo scorso 27 settembre è stato realizzato l’Incontro per la Resistenza Globale Autonoma, che ha visto la partecipazione di molte realtà resistenti messicane e di molte altre da fuori, dal popolo Guaraní in Brasile e Paraguay a esperienze italiane come la fattoria occupata Mondeggi, nei dintorni di Firenze, e il Movimento No Tav.

Qui il PODCAST!

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Z come Zapatismo. Il colore della terra

[Di Fabrizio Lorusso. Racconto estratto da Nuova Rivista Letteraria (Semestrale di Letteratura Sociale fondato da Stefano Tassinari) n. 15 (n. 5 Nuova Serie) del maggio 2017. Il numero della rivista ha 21 testi letterari, uno per ogni lettera dell’alfabeto, dedicati ai vari tentativi rivoluzionari e di trasformazione sociale della storia. on line su Carmilla e L’America Latina]

Sono il primo di tanti passi degli zapatisti a Città del Messico

e in tutti i luoghi del Messico. Speriamo che tutti voi camminiate insieme a noi.

Comandanta Ramona (1959-2006), EZLN, 1996

Città del Messico, 30 giugno 2018

A ventiquattr’ore dal voto di domenica primo luglio nel quartier generale del candidato AMLO, acronimo che distilla il suo lungo nome completo, Andrés Manuel López Obrador, si respira già aria di vittoria. Sarebbe la prima volta nella storia per un partito di sinistra a livello nazionale. Le bandiere del Movimento di Rigenerazione Nazionale o MoReNa, il partito creatura del leader, sventolano un po’ ovunque nella capitale messicana che, da sempre, è la roccaforte delle varie anime del centrosinistra.  Continua a leggere

Amilcingo: cronache di una elezione di usos y costumbres e di una vittoria del pueblo

amilcingo folla[Di un redattore de L’America LatinaÈ il 17 maggio 2017. M. manda una rapida mail al gruppo di sostegno alla escuelita (scuolina) popolare di Amilcingo, comunitá indigena Nahua nello Stato di Morelos, nel centro-sud del Paese. “Ragazzi, ho sentito S., è una cosa urgente: sabato ad Amilcingo ci sono le elezioni di usos y costumbres (modalità di organizzazione politica di certi municipi e comunità indigeni, in Messico prevista dalla Costituzione, che passa per un forte assemblearismo e non per elezioni tra i partiti e i loro rappresentanti, ndr). Hanno preso contatti con una ong, vorrebbero che andassimo come osservatori umanitari, temono violenze nel processo elettorale. Avete mezza giornata per confermare”.

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#VamosPorTodo: la candidatura indigena è una proposta anticoloniale

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[di Matilde Brunetti, foto di Isabela LunelliLa chiamata a un Consejo Indígena de Gobierno arriva dopo più di due secoli dall’indipendenza del Messico. Eppure è da intendersi come un passo storico verso la decolonizzazione, non più dal dominio spagnolo, ma dalla depredazione sistematica delle terre e delle risorse, messa in atto dall’invasione selvaggia neoliberista a braccetto col narcogoverno messicano.

Le numerosissime comunità indigene presenti sul territorio nazionale che hanno eroicamente resistito a secoli di colonialismo, preservando la loro lingua e identità, rischiano di soccombere davanti all’apertura sconsiderata che il governo priista garantisce al capitale straniero, interessato all’estrazione delle grandi ricchezze minerarie, acquifere e petrolifere del Messico.

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EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

supGaleano

SupGaleano

[di Perez Gallo da Carmilla, foto di Isabela Lunelli] Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.  Continua a leggere