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Mujeres de Kurdistán a sus hermanas zapatistas: “A 100 años del asesinato de Emiliano Zapata la revolución de los pueblos nos junta”

YPJ-EZLN-e1523449802784-820x410Da Kurdistán América Latina

El 10 de abril 1919 fue asesinado el revolucionario Emiliano Zapata en Chinameca, en el Estado mexicano de Morelos.

Zapata inspiró la insurrección del movimiento zapatista y las luchas de los movimientos sociales contra toda explotación. En el 9 y 10 de abril, en dos días de movilizaciones nacional e internacional, recordando que las aspiraciones de Zapata representan las aspiraciones de los pueblos del mundo contra la opresión, fue leído y compartido un comunicado del Movimiento de las Mujeres del Kurdistán en la asamblea general, en Amilcingo, del Consejo Nacional Indígena (CNI) y durante la marcha multitudinaria en el pueblo de Chinameca.

A continuación transcribimos el comunicado completo:

Queridas  compañeras, queridos compañeros

Hermanas  y hermanos en la lucha,

Participamos hoy como Movimiento de Mujeres de Kurdistán desde Latinoamérica, unidas en el amor por la tierra y libertad y en la defensa de la sociedad contra cada injusticia que atente a los valore éticos y políticos desarrollado en autonomía por la historia de la libertad de los pueblos y de las mujeres en el mundo. Esta historia ancestral compartida nos acerca a la lucha sin fin que realizó Emiliano Zapata y que  sigue hasta ahora. Y con la conciencia de que esa lucha no terminará en su intensidad hasta que no obtengamos todo lo que nos corresponde: construir un mundo sin explotación estatal, sin racismo, sin capitalismo y patriarcado, en donde las mujeres jueguen un rol motor de transformación en todo los ámbitos de la vida.

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A 100 anni dalla sua morte, il Morelos ricorda Emiliano Zapata e piange il suo erede Samir Flores. Articolo + fotogallery

zapata muerteDi Redazione,

Il 10 aprile del 1919, Emiliano Zapata Salazar, generale dell’Ejército Libertador del Sur, il cui centro di operazioni era il piccolo stato indigeno e contadino di Morelos, distante pochi km al sud di Città del Messico, cadeva in un’imboscata del generale Pablo González e del colonnello Jesús Guajardo, alti ufficiali dell’Ejército Constitucionalista del presidente Venustiano Carranza, nella hacienda morelense di Chinameca. Quello stesso giorno, come scrive lo scrittore Francisco Pineda Gómez, “nel Palazzo Nazionale, Venustiano Carranza si riuniva con ‘importanti uomini d’affari’ di Chicago. In ‘vagoni treno di lusso’, insieme a fotografi e cineasti, arrivarono a Città del Messico contingenti delle compagnie petroliere, minerarie, industriali, commerciali e bancarie degli Stati Uniti”.

Nei 9 anni precedenti, Zapata era stato il più tenace e radicale dei protagonisti della Rivoluzione Messicana. Il 20 novembre 1910 aveva risposto al Plan de San Luís, l’appelo del liberale Francisco Ignacio Madero che prometteva, oltre al ritorno delle libertà democratiche, la restituzione alle comunità delle terre usurpate dai grandi hacendados nei decenni precedenti, e si era sollevato in armi contro il dittatore Porfirio Diaz. Non prima, tuttavia, di sotterrare in un luogo sicuro, in qualità di rappresentante comunitario, i titoli ancestrali della proprietà collettiva del suo pueblo. In seguito alla vittoria di Madero e l’esilio di Diaz, tuttavia, le terre non erano state distribuite e Zapata, invece di restituire le armi, guidò una riforma agraria popolare, nel Morelos e, via via che il raggio d’azione degli zapatisti si ampliava, anche in porzioni dei vicini stati di Puebla e di Guerrero. Il Plan de Ayala, proclamato dagli zapatisti il 25 novembre 1911, sintetizzava questo progetto di riforma e i principi dell’autonomia indigena e contadina e la necessità di portare avanti la Rivoluzione tradita da Madero. Negli anni a seguire, il colpo di Stato reazionario di Victoriano Huerta contro Madero non fece indietreggiare la resistenza zapatista. Tra il 1914 e il 1916, mentre il regime di Huerta entrava in crisi sotto i colpi dei generali del nord Carranza, Alvaro Obregón e Francisco “Pancho” Villa, gli zapatisti diedero vita alla leggendaria Comune del Morelos, l’esperimento di autonomia, autogestione e giustizia sociale più rivoluzionario della storia del Messico, almeno fino al levantamiento neozapatista del 1 gennaio 1994 in Chiapas. Il 6 dicembre 1914, quando l’Ejército Libertador del Sur e la División del Norte di Villa entrarono trionfalmente nella capitale e i due generali si sedettero sulla silla presidencial, si racconta che Zapata si trovasse talmente poco a suo agio sugli scranni del potere statale, da decidere di ripiegare rapidamente nel Morelos. Negli anni successivi, l’avanzata dell’esercito “moderato” dei carranzisti, sempre più convintamente appoggiato dagli Stati Uniti e dalle nazioni europee, costrinse Villa e Zapata e ritirarsi nei propri territori di origine, fino a un lungo logoramento che terminò, in entrambi i casi, con il tradimento, l’imboscata e la morte violenta.

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Manifestazione per Samir Flores a Città de Messico. Fotogallery

Ieri, venerdì 22 febbraio, si sono svolte manifestazioni in tutto il Messico in seguito al brutale omicidio dell’attivista di Amilcingo (Morelos) Samir Flores Soberanes. Scopo delle proteste è denunciare l’ennesimo omicidio di un attivista in difesa del territorio e disconoscere la consulta che il governo di López Obrador sta imponendo oggi e domani negli stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala per l’approvazione dei progetti estrattivi e di infrastruttura legati al PIM (Proyecto Integral Morelos) in quanto non conforme ai criteri di accesso all’informazione e democrazia richiesti dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Proprio contro quei progetti e le modalità con cui si sta portando avanti la consulta Samir Flores si batteva, e per questo è stato assassinato. López Obrador ha denunciato l’omicidio ma ha ipocritamente detto che lo stesso non deve essere strumentalizzato per fini “politici”.

Fotogallery di Stefano Morrone della manifestazione di Città del Messico, dall’Ángel de la Independencia al Zócalo.

Omicidio di Samir Flores. Interviste radio del Nodo Solidale

samirAll’indomani dell’omicidio dell’attivista Samir Flores Soberanes a Amilcingo, Morelos, un’intervista del Nodo Solidale per Radio Popolare (qui il PODCAST, all’interno del GR), e una, piú completa, per Radio Onda Rossa  (qui il PODCAST).

Oggi, venerdí 22 febbraio, varie mobilitazioni in Messico:
1. Manifestazione da Huexca a Cuautla, Morelos. 9 am
2. Manifestazione dal Calvario al Zocalo di Cuernavaca. 9 am
3. Manifestazione dal Angel de la Independencia al Zócalo, Cittá del Messico. 4 pm
4. CPresidio nel Zócalo di Puebla. 11 am
5. Occupazione degli uffici della CFE (Comisión Federal de Electricidad) a Huajuapan, Oaxaca. 9 am
6. Occupazione degli uffici della CFE a Matías Romero, Oaxaca
7. Protesta al Palacio Nacional, Cittá del Messico. 7:30 am
8. Presidio di fronte agli uffici di zona della CFE a Coatzacoalcos e manifestazione al parco independencia 11:30 am
Campagna tweet storm per chiedere giustizia per Samir e fermare la falsa consulta per il Proyecto Integral Morelos:

veglia samir

Qui una foto della veglia funebre di ieri a Amilcingo.

Messico: ucciso l’attivista Samir Flores Soberanes.

samir

Samir Flores Soberanes era originario della comunitá di Amilcingo, nello stato di Morelos e faceva parte di una rete di organizzazioni che si oppongono al Progetto Integrale Morelos: un insieme di megaprogetti di cui abbiamo giá parlato in un articolo uscito su questo blog.

Pubblichiamo il comunicato diffuso dalla piattaforma “Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y el Agua Morelos, Puebla, Tlaxcala”.

ASESINAN A SAMIR FLORES SOBERANES, MIEMBRO DEL FPDTA-MPT Y OPOSITOR AL PROYECTO INTEGRAL MORELOS

El día de hoy 20 de febrero, a las afueras de su casa, fue asesinado de 2 balazos en la cabeza el defensor de derechos humanos SAMIR FLORES SOBERANES de la comunidad de Amilcingo, Mpo. Temoac, Morelos. Alrededor de las 5 de la mañana, dos automóviles se estacionaron afuera de su casa y comenzaron a llamarlo hasta que Samir salió, se escucharon 4 disparos y dos de ellos ultimaron a nuestro compañero en la cabeza.

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