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Dalla lotta armata al buon governo, il subcomandante Marcos si racconta

Correva l’anno 2009…Ho recuperato un post dal blog di Gennaro Carotenuto che non avevo ripreso qui sul mio ed era mezza perso nella rete. L’ho ritrovato anche sul sito di Alegre. Intervista a Fabrizio Lorusso in qualità di traduttore del libro intervista a Marcos, Corte de Caja in Messico, Punto e a Capo in Italia gentilmente pensata e  redatta dall’amica giornalista e blogger di RottaASudOvest. (New Link Here) Alcune foto del libro (Di Ricardo Trabulsi) su Repubblica.

Un anno e mezzo dopo l’uscita sul mercato ispanico, è arrivato anche in Italia Corte de caja. Entrevista al Subcomandante Marcos, una lunga intervista della giornalista messicana Laura Castellanos al volto più mediatico dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). E’ un libro che aiuta a tracciare un bilancio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno, iniziato 7 anni a, e dell’iniziativa politica della Otra Campaña, alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza dei partiti tradizionali, lanciata 4 anni a. Il titolo italiano del libro è Punto a capo. Presente, passato e futuro del movimento zapatista (ed. Alegre,13 €, on-line su lafeltrinelli.it e ndanet.it), il ricavato delle vendite servirà a sostenere il movimento zapatista; la traduzione è a cura di Fabrizio Lorusso, blogger di lamericalatina.net e latinoamericaexpress.blog.unita.it, da otto anni a Città del Messico, che ha accettato di rispondere via email ad alcune domande di Rotta a Sud Ovest. Ecco le sue risposte:  Continua a leggere

Aggressioni ai giornalisti in Messico: denuncia di Laura Castellanos

In un paese come il Messico dove svolgere la professione del giornalista è un pericolo concreto e costante (il paese è da anni ai primi posti per gli omicidi e gli abusi commessi contro i giornalisti tanto che solo l’Iraq riesce a superarlo in questa speciale classifica) ci arriva la notizia e la denuncia riguardante Laura Castellanos, nota giornalista messicana che ha recentemente subito atti di aggressione che riporta nella sua lettera al giornale nazionale La Jornada. Speriamo che la diffusione in più paesi e in più lingue del comunicato possa aiutarla a sentirsi meno sola e in qualche modo a renderla meno vulnerabile alla viltà degli anonimi aggressori.

Lettera di denuncia a LA JORNADA: Sono una giornalista indipendente, autrice del libro Messico armato (1943-1981) e Corte de caja (in italiano Punto e a capo), intervista con il subcomandante Marcos e scrivo per la rivista Gatopardo. Ricorro a questo spazio per denunciare l’intimidazione crescente nei confronti dell’esercizio della mia professione di giornalista, orientato soprattutto ai movimenti radicali e guerriglieri. Sono stata vittima di controlli, intercettazioni telefoniche e su Internet e nei giorni scorsi, approfittando della mia assenza per un viaggio di promozione della mia opera, sono entrati a casa mia passando dal balcone.

Non è stato un atto di delinquenza comune dato che non hanno portato via niente di valore. Sono entrati nel bagno e hanno defecato e orinato oltre ad aver utilizzato i miei oggetti personali. Hanno lasciato aperta la finestra del bagno e del balcone affinché si otasse che ci erano passati. L’unica cosa che hanno rubato è il libretto da reporter che avevo affianco al PC. Il giorno dopo un uomo in bicicletta con aspetto da militare ronzava intorno al mio palazzo e, dopo essere stato scoperto, ha nascosto il suo volto.

Gli atti di controllo nei confronti della mia persona e domicilio sono evidenti. Sporgerò denuncia presso la Procura Speciale per la Difesa dei Delitti contro i Giornalisti della Procura Generale della Repubblica. Non perché credo nella sua giustizia, ma affinché il mio nome resti per i posteri negli archivi del’infamia. Faccio responsabile il Governo del presidente Felipe Calderon di qualunque atto contro la mia integrità e quella della mia famiglia. Non getto la spugna.

Laura Castellanos

IN SPAGNOLO:

(Carta en La Jornada en español y en inglés)

Van saludos y agradecimientos por sus muestras de solidaridad. A continuación les hago llegar la carta que hoy publico en el correo ilustrado de La Jornada (29 de mayo de 2010) para denunciar las acciones de acoso en mi contra. Les agradeceré puedan circularla, y a mis colegas, difundirla. Gracias, Laura.

Greetings and my gratitude for the expressed solidarity and support. Please find following these lines the letter published today in the “correo ilustrado” of La Jornada to denounce the intimidation acts that I have been subject to.  I will appreciate all the help to circulate it and to my colleagues if they are willing to reproduce it.   Nota: agradezco la traducción al inglés de Bruno Renero-Hannan

Periodista denuncia hostigamiento
Soy periodista independiente, autora del libro México armado (1943-1981) y Corte de caja, entrevista con el subcomandante Marcos, y escribo en la revista Gatopardo. Recurro a este espacio para denunciar la intimidación creciente sobre mi ejercicio periodístico, enfocado particularmente en movimientos radicales y guerrilleros. He sido víctima de vigilancia, intervención telefónica y cibernética, y en días pasados, aprovechando mi ausencia por un viaje de promoción de mi obra, ingresaron a mi departamento por el balcón. No fue un acto de delincuencia común, pues no sustrajeron nada de valor. Se dirigieron al baño y defecaron y orinaron, además de que manipularon mis objetos de uso personal. Dejaron abierta la ventana del baño y del balcón para que fuera ostensible su paso. Lo único que sustrajeron fue la libreta de reportera que tenía al lado de la computadora. Al día siguiente un hombre en bicicleta con apariencia castrense rondó mi edificio, y al ser descubierto ocultó su rostro.
Los actos de vigilancia hacia mi persona y domicilio fueron evidentes. Interpondré una denuncia en la Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas de la PGR. No porque crea en su justicia, sino para que mi nombre quede para la posteridad, en los archivos de la ignominia. Artículo 19 afirma que 65 por ciento de las agresiones a periodistas de México en 2009 fueron perpetradas por el Estado. Hago responsable de cualquier acto contra mi integridad y la de mi familia al gobierno de Felipe Calderón. Sigo con la pluma en la mano.

IN INGLESE:

Journalist Denounces Harassment

I am a freelance journalist, author of two books-México armado (1943-1981) and Corte de caja, an interview with Subcomandante Marcos-and I write for the magazine Gatopardo. I am resorting to this channel in order to denounce the increasing use of intimidation being targeted against my journalistic work, which focuses primarily on radical political movements and guerrillas.

I have become the victim of illegal surveillance and interference with my telephone and e-mail; and in recent days, while I was traveling abroad to promote my latest book, intruders broke into my apartment through the balcony. However, this was not a common burglary for the assailants did not steal any objects of value. They went into the bathroom where they defecated and urinated, as well as rummaged through my personal items. They left the bathroom window and balcony open so as to leave visible traces of their presence. The only object that they stole was my reporter’s notepad, which was next to the computer. The following day I noticed a man with a military semblance prowling around my building on a bicycle, and upon being discovered the man hid his face.
The surveillance activities directed against me and my home were evident. I will present a formal complaint before the Special Prosecutor’s Office for Crimes against Journalists (Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas) of the Attorney General’s Office (PGR). Not because I hold any faith in its justice, but in order for my name to be recorded for posterity, in the archives of ignominy. Article 19 affirms that in 2009 sixty-five percent of all attacks against journalists in Mexico were committed by the State. I hereby hold the government of Felipe Calderón responsible for any actions taken against my physical integrity or that of my family. I remain with pen in hand.

Laura Castellanos

Aggressioni ai giornalisti in Messico: denuncia di Laura Castellanos

In un paese come il Messico dove svolgere la professione del giornalista è un pericolo concreto e costante (il paese è da anni ai primi posti per gli omicidi e gli abusi commessi contro i giornalisti tanto che solo l’Iraq riesce a superarlo in questa speciale classifica) ci arriva la notizia e la denuncia riguardante Laura Castellanos, nota giornalista messicana che ha recentemente subito atti di aggressione che riporta nella sua lettera al giornale nazionale La Jornada. Speriamo che la diffusione in più paesi e in più lingue del comunicato possa aiutarla a sentirsi meno sola e in qualche modo a renderla meno vulnerabile alla viltà degli anonimi aggressori.

Lettera di denuncia a LA JORNADA:


Sono una giornalista indipendente, autrice del libro Messico armato (1943-1981) e Corte de caja (in italiano Punto e a capo), intervista con il subcomandante Marcos e scrivo per la rivista Gatopardo. Ricorro a questo spazio per denunciare l’intimidazione crescente nei confronti dell’esercizio della mia professione di giornalista, orientato soprattutto ai movimenti radicali e guerriglieri. Sono stata vittima di controlli, intercettazioni telefoniche e su Internet e nei giorni scorsi, approfittando della mia assenza per un viaggio di promozione della mia opera, sono entrati a casa mia passando dal balcone.

Non è stato un atto di delinquenza comune dato che non hanno portato via niente di valore. Sono entrati nel bagno e hanno defecato e orinato oltre ad aver utilizzato i miei oggetti personali. Hanno lasciato aperta la finestra del bagno e del balcone affinché si otasse che ci erano passati. L’unica cosa che hanno rubato è il libretto da reporter che avevo affianco al PC. Il giorno dopo un uomo in bicicletta con aspetto da militare ronzava intorno al mio palazzo e, dopo essere stato scoperto, ha nascosto il suo volto.

Gli atti di controllo nei confronti della mia persona e domicilio sono evidenti. Sporgerò denuncia presso la Procura Speciale per la Difesa dei Delitti contro i Giornalisti della Procura Generale della Repubblica. Non perché credo nella sua giustizia, ma affinché il mio nome resti per i posteri negli archivi del’infamia. Faccio responsabile il Governo del presidente Felipe Calderon di qualunque atto contro la mia integrità e quella della mia famiglia. Non getto la spugna.


Laura Castellanos

IN SPAGNOLO:

(Carta en La Jornada en español y en inglés)

Van saludos y agradecimientos por sus muestras de solidaridad. A continuación les hago llegar la carta que hoy publico en el correo ilustrado de La Jornada (29 de mayo de 2010) para denunciar las acciones de acoso en mi contra. Les agradeceré puedan circularla, y a mis colegas, difundirla. Gracias, Laura.

Greetings and my gratitude for the expressed solidarity and support. Please find following these lines the letter published today in the “correo ilustrado” of La Jornada to denounce the intimidation acts that I have been subject to.  I will appreciate all the help to circulate it and to my colleagues if they are willing to reproduce it.   Nota: agradezco la traducción al inglés de Bruno Renero-Hannan

Periodista denuncia hostigamiento
Soy periodista independiente, autora del libro México armado (1943-1981) y Corte de caja, entrevista con el subcomandante Marcos, y escribo en la revista Gatopardo. Recurro a este espacio para denunciar la intimidación creciente sobre mi ejercicio periodístico, enfocado particularmente en movimientos radicales y guerrilleros. He sido víctima de vigilancia, intervención telefónica y cibernética, y en días pasados, aprovechando mi ausencia por un viaje de promoción de mi obra, ingresaron a mi departamento por el balcón. No fue un acto de delincuencia común, pues no sustrajeron nada de valor. Se dirigieron al baño y defecaron y orinaron, además de que manipularon mis objetos de uso personal. Dejaron abierta la ventana del baño y del balcón para que fuera ostensible su paso. Lo único que sustrajeron fue la libreta de reportera que tenía al lado de la computadora. Al día siguiente un hombre en bicicleta con apariencia castrense rondó mi edificio, y al ser descubierto ocultó su rostro.
Los actos de vigilancia hacia mi persona y domicilio fueron evidentes. Interpondré una denuncia en la Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas de la PGR. No porque crea en su justicia, sino para que mi nombre quede para la posteridad, en los archivos de la ignominia. Artículo 19 afirma que 65 por ciento de las agresiones a periodistas de México en 2009 fueron perpetradas por el Estado. Hago responsable de cualquier acto contra mi integridad y la de mi familia al gobierno de Felipe Calderón. Sigo con la pluma en la mano.

IN INGLESE:

Journalist Denounces Harassment

I am a freelance journalist, author of two books-México armado (1943-1981) and Corte de caja, an interview with Subcomandante Marcos-and I write for the magazine Gatopardo. I am resorting to this channel in order to denounce the increasing use of intimidation being targeted against my journalistic work, which focuses primarily on radical political movements and guerrillas.

I have become the victim of illegal surveillance and interference with my telephone and e-mail; and in recent days, while I was traveling abroad to promote my latest book, intruders broke into my apartment through the balcony. However, this was not a common burglary for the assailants did not steal any objects of value. T

hey went into the bathroom where they defecated and urinated, as well as rummaged through my personal items. They left the bathroom window and balcony open so as to leave visible traces of their presence. The only object that they stole was my reporter’s notepad, which was next to the computer. The following day I noticed a man with a military semblance prowling around my building on a bicycle, and upon being discovered the man hid his face.
The surveillance activities directed against me and my home were evident. I will present a formal complaint before the Special Prosecutor’s Office for Crimes against Journalists (Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas) of the Attorney General’s Office (PGR). Not because I hold any faith in its justice, but in order for my name to be recorded for posterity, in the archives of ignominy. Article 19 affirms that in 2009 sixty-five percent of all attacks against journalists in Mexico were committed by the State. I hereby hold the government of Felipe Calderón responsible for any actions taken against my physical integrity or that of my family. I remain with pen in hand.

Laura Castellanos

Dalla lotta armata al buon governo, il subcomandante Marcos si racconta

Riporto qui l’intervista a Fabrizio Lorusso (sempre io, che egocentrico…) in qualità di traduttore del libro intervista a Marcos, Corte de Caja in Messico, Punto e a Capo in Italia gentilmente pensata e  redatta dall’amica giornalista e blogger di RottaASudOvest.

Un anno e mezzo dopo l’uscita sul mercato ispanico, è arrivato anche in Italia Corte de caja. Entrevista al Subcomandante Marcos, una lunga intervista della giornalista messicana Laura Castellanos al volto più mediatico dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). E’ un libro che aiuta a tracciare un bilancio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno, iniziato 7 anni a, e dell’iniziativa politica della Otra Campaña, alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza dei partiti tradizionali, lanciata 4 anni a. Il titolo italiano del libro è Punto a capo. Presente, passato e futuro del movimento zapatista (ed. Alegre,13 €, on-line su lafeltrinelli.it e ndanet.it), il ricavato delle vendite servirà a sostenere il movimento zapatista; la traduzione è a cura di Fabrizio Lorusso, blogger di lamericalatina.net e latinoamericaexpress.blog.unita.it, da otto anni a Città del Messico, che ha accettato di rispondere via email ad alcune domande di Rotta a Sud Ovest. Ecco le sue risposte

– Come è stato tradurre questo libro in italiano?
Da un punto di vista personale è stata un’avventura piacevole ed entusiasmante dato che da anni mi occupo di temi politici e sociali latino americani, quindi i movimenti sociali e l’esperimento zapatista in Chiapas mi hanno sempre appassionato. Dal punto di vista “tecnico” il lavoro di trasposizione linguistica e soprattutto culturale dell’idiosincrasia della varietà messicana dello spagnolo è stata la sfida più interessante. Spesso tradurre un “¡Orale pues!” messicano con un semplice “Dai va!” italiano è limitante, però ho cercato di fare del mio meglio in tutti i casi simili!
– Per buona parte dello scorso decennio il subcomandante Marcos è stato uno dei volti più carismatici del movimento anti-globalizzazione. Poi i riflettori, almeno quelli internazionali, si sono spenti. Cosa è successo?
Nel libro Marcos spiega la progressiva ritirata mediatica del movimento. Un primo silenzio inizia dopo la Marcia del Colore della Terra nel 2001, con cui gli zapatisti hanno “conquistato” Città del Messico e la sua gente con tre obiettivi strategici: liberare il Chiapas dalla militarizzazione, chiedere la libertà dei detenuti politici del movimento e, la più importante, dare rango costituzionale agli accordi di San Andres, negoziati e rimasti lettera morta nel 1996. Il “tradimento” dei partiti politici in parlamento porta al ripiego e alla riflessione sul futuro del movimento, che nel 2005-2006 lancia la Otra Campaña, come reazione al sistema dei partiti e della politica messicani. A partire dal 2006 e dalle discusse elezioni presidenziali, l’EZLN si propone come elemento di unificazione di diverse anime della protesta sociale nazionale ed estende la sua presenza, e, parallelamente, Marcos comincia a ridurre la presenza negli spazi mediatici sempre più rari concessi dai media. La prassi politica dei caracoles comincia a rappresentare un’alternativa rilevante, mentre l’aspetto militare della lotta passa in secondo piano. I riflettori si sono relativamente spenti, quindi, per molti motivi diversi: perché l’EZ sembra “passato di moda”, perché ha mollato i partiti tradizionali e ha favorito una politica “subalterna” e di base o forse perché vengono trascurate le notizie dal Chiapas dove quotidianamente si registrano nuovi soprusi, detenzioni e violazioni dei diritti umani.

– Vivi in Messico e quindi hai contatto diretto con la sua realtà: cosa è oggi del movimento zapatista? Continua ad avere una sua presenza o Marcos non fa più “paura” all’establishment come quando portò migliaia di persone nello Zocalo? Dall’estero si ha come l’impressione che violenza e narcotraffico abbiano messo un po’ da parte le cause degli indigenas nelle preoccupazioni della società messicana.

Sì, come dicevo poco fa, l’EZLN ha deciso di riconvertirsi alla politica del buon governo, della trasparenza e dell’autonomia, che sta dando buoni risultati anche se limitati dai problemi secolari e strutturali e dall’ostilità delle istituzioni statali nella regione. Non credo sia corretto parlare di “paura” generata dall’EZLN nell’élite, anche se è vero che nella classica lista delle preoccupazioni della popolazione, il narcotraffico, l’insicurezza nelle città, i sequestri, scalano le classifiche dei temi caldi. Un esperimento sociale e politico come quello dei caracoles attira più l’attenzione di altri paesi, mentre viene ignorato in Messico o nella nostra Italia, arenata su stessa e sul suo immobilismo gerontocratico.
– Nelle anticipazioni uscite un paio di anni fa, ai tempi dell’uscita del libro nel mercato latinoamericano, Marcos esprimeva giudizi taglienti anche su leaders che sarebbero a lui vicini come Chavez, che non esita a considerare a rischio caudillo, Cristina Fernandez o Evo. Gli unici che sembrano avere la sua stima sono Fidel e il Che. Dove collochiamo, allora, il movimento zapatista nello scacchiere latinoamericano?
Una tendenza un po’ semplicista lo colloca in un pentolone unico, magari con il ruolo di precursore, insieme a tanti altri movimenti identificati per la loro opposizione a una o più tendenza della globalizzazione o al neoliberismo. Non credo molto in queste etichette e preferisco avvicinarmi alle peculiarità di ogni movimento sociale e alle sue rivendicazioni. Credo che il Sub e l’EZ guardino con interesse e simpatia alle esperienze politiche delle “nuove sinistre progressiste” venezuelane, argentine e boliviane o, in generale, latino americane che, anche loro, mostrano vari livelli e forme d’antiamericanismo e d’opposizione alla globalización neoliberal.

– La definizione che dà del Che è a suo modo poetica: appartiene a una generazione che non è ancora nata. La condividi? nascerà mai la generazione del Che? E, soprattutto, l’America Latina ne ha bisogno?
Probabilmente il Che e Fidel sono i personaggi, i volti e i miti che più hanno contraddistinto l’America Latina a livello internazionale dagli anni 60 in poi e hanno forgiato l’identità regionale militante, insieme a altri grandi come Simon Bolivar, il General San Martin, Benito Juarez, Garcia Marquez, Mario Benedetti, Ruben Dario, Villa, Zapata, i fratelli Flores Magon, Mariategui, Josè Martì, Salvador Allende, eccetera (e davvero chiedo scusa se solo ne nomino alcuni qui a titolo d’esempio). L’appropriazione delle lotte sociali e culturali di questi personaggi varia però da paese a paese e tra i diversi gruppi, partiti e movimenti, decennio dopo decennio. Penso che l’America Latina abbia bisogno della sua storia ma soprattutto di un rinnovamento ideologico e culturale, non tanto di figure forti e carismatiche, che possono avere un impatto importante, ma non fanno la differenza se prese così da sole.
– Nel libro Marcos fa sfoggio di umorismo, di ironia e di autoironia (ricordo che Angelina Jolie suo amore impossibile finì anche sui giornali italiani), quali sono le pagine in cui l’hai più apprezzato per questo?
Un po’ in tutto il testo Marcos fa dell’ironia e del sarcasmo su sé stesso, sui mass media e anche sui momenti difficili della sua storia come personaggio pubblico e privato. Scherza amaramente sull’amore clandestino e sulla donne, forse mostrando un po’ di quel maschilismo che gli viene spesso rimproverato e che costituisce un’altra importante sfida culturale in evoluzione che devono affrontare le comunità autonome e la società per democratizzare effettivamente i loro sistemi di governo.
– Una delle cose che dice e che mi hanno colpito, sempre dalle anticipazioni, è che se tornasse indietro cercherebbe di apparire meno sui media. Perché? In fondo hanno dato visibilità (e dunque potere) alla sua causa…
Sicuramente l’EZLN e Marcos sono stati uno dei primi movimenti globali, che hanno convogliato un’attenzione mediatica senza precedenti, anche grazie a Internet e all’interesse che ha risvegliato in tutto il mondo. Simultaneamente è nato un movimento no global articolato in decine, anzi centinaia di anime postmoderne accomunate da uno spirito di ribellione e protesta. Quindi le casse di risonanza e il potere che ne poteva derivare sono state molte e potenti. D’altro canto anche le possibili distorsioni della realtà e delle strutture del neozapatismo sono state pregiudicate, dato che la creazione di un leader non era prevista, anzi, indeboliva il movimento, scaricando tutte le responsabilità, i successi e le inquietudini su una sola persona, che poteva essere colpita più facilmente per screditare il lavoro di tutti. C’è quindi un trade off difficile da controllare e da gestire per i movimenti sociali che possono passare dal silenzio alla iper-presenza mediatica in pochi mesi, senza comunque aver potuto trasmettere integralmente le ragioni della loro lotta.
– Un tuo bilancio della parabola di Marcos, dopo aver tradotto questo libro in italiano? Come è cambiata, se è cambiata, la tua opinione su di lui?
Il libro ha chiarito alcuni punti oscuri della storia dell’EZLN e di Marcos. Sia che lo vediamo come un illuso o un sognatore che come pensatore politico, scrittore o sperimentatore autonomista e democratico, resta chiaro che il lavoro che viene svolto nei caracoles e nelle Juntas de Buen Gobierno trascende i confini del Chiapas e del Messico. Marcos chiarisce inoltre la sua relazione con gli altri gruppi armati del Messico come l’EPR ed evidenzia il carattere pacifista in questa fase dell’EZLN. L’opinione su Marcos diventa quindi un giudizio sul suo percorso, sugli errori del movimento e i suoi risultati, che si è arricchito durante la lettura e la traduzione di questa lunga intervista, ma vorrei lasciare aperta la risposta per invitare i lettori alla riflessione e al dibattito su Punto e a capo.