#Desaparecidos: nuova legge in #Messico, ma non basta da @espressonline

donde estan desaparecidosIl 17 novembre in Messico è entrata in vigore la Legge Generale in Materia di Sparizioni Forzate e Commesse da Privati, frutto del lavoro e delle pressioni di gruppi organizzati di familiari dei desaparecidos. Tanto di quelli degli anni ’70 e ’80, epoca della “guerra sporca” dello stato messicano contro i movimenti sociali e popolari, quanto di quelli creati più recentemente, con l’esplosione delle sparizioni nel contesto della cosiddetta “guerra alle droghe”. Un desaparecido non è semplicemente una persona che s’è persa, un “non localizzato”, ma è una vittima di violazioni gravi ai diritti umani, ossia una persona che è stata privata della libertà da un funzionario statale (o con la sua complicità) oppure da altri soggetti e della quale non vengono date notizie. Le sparizioni forzate sono compiute da un funzionario pubblico, per esempio un soldato o un poliziotto, o con l’acquiescenza di quest’ultimo, mentre ci si riferisce alle desapariciones commesse da privatiquando sono altri soggetti, come per esempio membri della delinquenza organizzata, a portarle a termine. Per capirci, sono simili ai sequestri di persona o rapimenti, ma per i desaparecidos non viene chiesto nessun riscatto e, anzi, il fine ultimo sta proprio nel nascondere il destino e il luogo di reclusione (o assassinio e occultamento) della vittima, creando una situazione d’incertezza costante e di terrore nei parenti, negli amici, nei vicini e, più in generale, nella società. 

La nuova legge unifica le diverse normative statali e crea meccanismi e organi permanenti per la ricerca dei desaparecidos in cui partecipano anche i familiari, i difensori dei diritti umani e la società civile. E’ un passo importante, ma era il minimo che si potesse fare, dopo anni di proteste popolari e promesse disattese, dopo il caso emblematico dei 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa, e data la drammatica situazione dei diritti umani nel paese. Il parlamento e il governo non potevano più ignorare e, così, ri-vitimizzare ad libitum gli oltre 33.000 desaparecidos che sono stati registrati dagli ultimi conteggi ufficiali del 31 luglio 2017. Sono più di 1000 le persone scomparse il cui caso è di competenza della Procura Generale della Repubblica della federazione (li chiamano “del fuero federal“), mentre gli altri 32.000 si riferiscono a casi di cui si occupano le procure dello stato in cui è stata vista per l’ultima volta la persona (“del fuero común“).

Attualmente il metodo di registrazione di queste persone, che produce le cifre del Registro Nazionale delle Persone Smarrite e Desaparecidas, fa acqua da tutte le parti, ma è l’unico strumento che ci avvicina ai dati reali. Questi in genere sono superiori ai numeri ufficiali, visto che spesso i delitti, anche se gravissimi come le sparizioni forzate, non sono denunciati o non vengono classificati correttamente dalle autorità (in)competenti o in mala fede. Basti solo ricordare che non si sa con certezza quanti degli oltre 33.000 desaparecidos in Messico sono vittime di sparizioni forzate, di sparizioni commesse da soggetti non statali o presunti casi di persone non localizzate o smarrite. Quello che sappiamo è che, anno con anno, le cifre non hanno smesso di crescere, specialmente a partire dal 2007, quando è iniziata la fase dura della narcoguerra, la “guerra alle droghe” condotta dalle forze armate e lanciata dall’ex presidente Felipe Calderón. Come per le ricerche dei propri cari e per la conduzione delle indagini, anche per l’elaborazione dei dati e delle relative analisi sulle sparizioni forzate è stata la società messicana a superare nettamente il governo e le istituzioni statali.

Per esempio da un paio di settimane è attiva la piattaforma http://personasdesaparecidas.org.mx che, grazie al lavoro meticoloso svolto da varie organizzazioni sociali e centri accademici, permette di visualizzare la lista completa dei desaparecidos in Messico coi loro nomi completi e e di creare filtri usando i dati sull’età, il sesso, la città o regione geografica, eccetera. Il sistema creato dal ministero degli interni, invece, solo permette di scaricare un file Excel in cui la ricerca di informazioni rilevanti è molto macchinosa. Sembra pensata apposta per non poter analizzare i dati. E’ comune che le procure, dal canto loro, facciano di tutto per far diminuire le cifre e mostrare risultati positivi o meno negativi: depennano le denunce fatte dai familiari, convincendoli a non seguire il caso o minacciandoli, mutilano le dichiarazioni, riclassificare i casi come sequestri o altro, dicihiarare la morte della persona scomparsa, svolgere analisi del DNA frettolose o false senza mostrarne i risultati ai familiari. In questo modo i desaparecidos vengono fatti sparire due o più volte e i parenti vivono in un girone dantesco e burocratico che li sfianca.

Indipendentemente dai numeri, sono ormai migliaia le storie personali, familiari e collettive che sono emerse dal silenzio in cui erano state relegate e che raccontano una realtà durissima, fatta di sofferenze indicibili e torture permanenti ai danni delle famiglie dei desaparecidos e del loro intorno sociale in cui, inevitabilmente, si generano paura e sconforto. Il crimine che sta dietro alle sparizioni di persone è continuo e permanente, non cessa mai, fino a che non si sa se la persona è viva o morta con certezza scientifica, fino a quando non ricompare in vita o vengono rinvenuti e identificati alcuni suoi resti.

Si parla di un limbo che consuma la vita e l’energia dei suoi cari e che in alcuni casi li spinge alla ricerca e alla denuncia, all’organizzazione collettiva e alle azioni di protesta contro l’inerzia e inefficacia delle autorità. In altri casi, però, esiste un processo di negazione e di “superamento forzoso”, non processato e metabolizzato, del dolore e della perdita o anche una fase di isolamento sociale, determinata dalla criminalizzazione delle vittime che predomina e cade come uno stigma sull’intera famiglia del desaparecido. “Se l’è cercata, se l’han portato via, qualcosa avrà pur fatto”: sono espressioni comuni che escludono le vittime indirette dalla reintegrazione nel tessuto sociale e, quando pronunciate dai media e dai funzionari pubblici che dovrebbe, invece, aiutare a risolvere il caso, provocano la ri-vittimazione del desaparecidos, la cui memoria viene infangata, e dei suoi cari. E’ piuttosto comune, infatti, che governatori statali, sindaci o parlamentari tendano a sminuire cinicamente la violenza strutturale che vive il paese e i crimini delle sparizioni forzate parlando di “fughe e scappatelle d’amore” o di “gente che se ne va negli Stati Uniti e non avvisa nessuno” per cercare di coprire un fenomeno drammatico e vergognoso che, spesso, coinvolge le forze dell’ordine o mette in evidenza l’inettitudine delle autorità e il controllo dei territori da parte delle organizzazioni criminali.

I dati che ho citato sono abbastanza noti anche in Italia, dove negli ultimi anni sono cominciate a circolare le denunce dei collettivi di familiari dei desaparecidos messicani e, tra le varie iniziative, s’è data più visibilità alle carovane delle madri centroamericane che cercano i loro figli migranti, spariti nel nulla in terra azteca durante il loro viaggio della speranza, o meglio della disperazione, verso gli USA. In realtà proprio nel nulla non spariscono, anzi, ormai è evidente e dimostrato che tra i principali responsabili vi sono le stesse autorità migratorie, il famigerato INM (Instituto Nacional de Migración) messicano, in combutta con la criminalità organizzata, e che nelle centinaia di fosse clandestine scoperte nell’ultimo decennio lungo i percorsi battuti dai migranti vi siano migliaia di corpi. Si parla di decine di migliaia di centroamericani e sudamericani scomparsi in Messico, che verrebbero a sommarsi agli oltre trentamila desaparecidos “ufficiali”.  Le dimensioni della catastrofe umanitaria che vive il paese sono, dunque, appena immaginabili e non basterà una legge, che ora rischia di restare lettera morta per via degli scarsi finanziamenti assegnati e della tornata elettorale del 2018, a cambiare le cose. E’ un piccolo passo avanti lungo un cammino tortuoso e sdrucciolevole, dato che le cause strutturali delle sparizioni forzate e di quelle commesse dal crimine organizzato non vengono meno e persiste un modello di esclusione e disuguaglianza socioeconomica. In questo contesto il ruolo attivo dei collettivi dei familiari dei desaparecidos, dei difensori dei diritti umani e del giornalismo critico messicano  diventerà sempre più centrale e necessario.

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