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Border Town #Film @YouTube su #Femminicidio #CiudadJuarez #Mexico #JenniferLopez

Per la Serie Film LatinoAmericanisti (qui link agli altri film)

Bordertown è un film del 2006 scritto e diretto da Gregory Nava, ed interpretato daJennifer Lopez (anche produttrice), Antonio Banderas e Martin Sheen. Il film narra la vera storia delle numerose donne assassinate a Ciudad Juárez, e di una reporter americana mandata sul posto dal suo giornale per scrivere un articolo. In Italia è uscito nelle sale cinematografiche il 23 febbraio 2007. WikiPedia

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Ferite Aperte: Femminicidio e NarcoGuerra – Radio AMISNET

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L’autrice chicana Gloria Anzaldua chiama il confine che divide il Messico dagli Stati Uniti l aherida abierta, la ferita aperta dove il terzo mondo si scontra col primo e sanguina. Link Originale trasmissione PASSPARTU’ di venerdì 26 giugno “La Herida Abierta”, “La ferita aperta”.

Ed è su questa frontiera complessa che si trova Ciudad Juárez, una di quelle città in cui si concentrano le tante contraddizioni che caratterizzano la realtà messicana. Una città che è diventata  tristemente famosa per le centinaia di casi di femminicidio che dal ’93 si ripetono mentre lo Stato inscrive i fatti nel registro della normalità. Li hanno definiti “femminicidi sessuali sistemici”. Perchè  nessun crimine dura così a lungo restando impunito e nessun governo parla con tanta leggerezza di ciò che generalmente è il risultato di una lunga ricerca: la ricerca di un movente, di un motivo, della ragione del crimine. Queste verità elementari a Ciudad Juárez diventano impronunciabili. Perchè a Ciudad Juárez tutto sembra essere parte di una grande macchina comunicativa i cui messaggi diventano comprensibili solo per chi si addentra nel suo codice. E come scrive l’antropologa Rita Laura Segato “nella lingua del femminicidio, il corpo femminile significa anche territorio”.

Ascolta qui il programma/podcast:

35 Passpartù Ciudad Juarez [ 30:01 ] Hide Player | Download

E partiamo da Ciudad Juárez per cercare di tessere quel filo rosso che collega ciò che molto spesso appare soltanto come una semplice successione di notizie.

Amisnet agenzia logo1Nel 2006 il presidente Felipe Calderón è salito al potere dichiarando  la cosiddetta guerra ai narcos, per lasciare la carica ad Enrique Peña Nieto nel 2012. Nonostante sia cambiata la strategia del potere, il bilancio della violenza è rimasto lo stesso: in meno di 9 anni sono stati registrate in tutto il Paese 100mila morti e 27mila desapareciones.  Ma che cos’è la NarcoGuerra?

Ospiti della puntata:

Chiara Calzolaio, Antropologa e ricercatrice all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi
Fabrizio Lorusso, Autore del libro NarcoGuerra e giornalista di  Carmilla online e deL’America Latina

Info sul libro NarcoGuerra e presentazioni: LINK

Passpartù:
La selezione musicale è curata da: Jahman
Passpartù, la radio a porte aperte è un programma a cura di Marco Stefanelli e Marta Menghi
In redazione questa settimana: Marta Menghi, Marco Stefanelli
Per notizie, suggerimenti e commenti scriveteci a: passpartuitalia@gmail.com

Passpartù è trasmesso da:
Radio Onde Furlane (Udine e Gorizia, 90.0) sabato 11.00
Radio Fragola (Trieste 104.5 – 104.8) domenica 10.40
Radio Onda d’urto (Brescia, Cremona, Piacenza, 99.6) sabato 9.30
Radio Beckwith (Torino) sabato 8.00 (in replica martedì 7.00)
Radio Flash (Torino 97.6) venerdì 15.00 (in replica venerdì 20.00)
Radio Città Fujiko (Bologna, 103.1) sabato 8.00
Radio Kairos (Bologna, 105.85) domenica 18.00 (in replica giovedì 15.00)
Radio Città Aperta (Roma, 88.9) sabato 11.00
Basilicata Radio 2 (Potenza 106.6, Matera e Taranto 93.8) venerdì 20.35
Radio Dirittozero (Web) martedì 20.00
Radio ROARR (Web) mercoledì 18.30
Radio Sonar (Web) mercoledì 15.30

NarcoGuerra su Libera Radio – Radio Città del Capo

logo-liberaradio1(Da Libera Radio LINK) Si intitola NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga, fresca pubblicazione delle edizioni Odoya di Bologna, e il suo autore, Fabrizio Lorusso è giornalista freelance e professore universitario a Città del Messico, dove vive da tredici anni. Collabora con numerose riviste e testate messicane e italiane ed è redattore della web-zine Carmilla. Il libro inizia con il bilancio di un lungo e complicato conflitto che, solo dal 2006 al 2014, ha causato 100.000 morti e 26.000 desaparecidos.

Radio_citta_del_capoParte da queste cifre, questo mosaico di cronache e narrazioni, interviste e reportage, ma poi, come ci racconta lo stesso autore “parla di tanti casi che compongono il complesso puzzle della narcoguerra messicana. Ai numeri più crudi – dice – è normale aggiungere anzi, dettagliare cronache e casi concreti per capire quanto sta accadendo”. Il capitolo zero, la ferita impossibile da rimarginare da cui parte la narrazione di Lorusso è la notte del 26 settembre 2014.

A Iguala, nello stato del Guerrero, 43 studenti della scuola normale di Ayotzinapa vengono sequestrati dalla polizia, controllata dal sindaco e dai narco-boss locali, e poi consegnati a dei narcotrafficanti. Desaparecidos. Polizia e narcos collusi: la norma in tante città messicane. La notizia sfonda gli argini del silenzio, l’indignazione è globale.

Una parte del paese si mobilita, i genitori dei ragazzi non accettano le versioni ufficiali, la piazze di tutto il mondo pretendono che lo stato ammetta le sue responsabilità. Si riaccendono così i riflettori “sulla narcoguerra, sulle violazioni dei diritti umani, sulla guerra alle droghe come strumento di controllo sociale e delle risorse”, spiega ancora Lorusso. Un caso che tocca tutti gli aspetti di questa guerra al narcotraffico e i punti più sensibili della società messicana.

Info e Presentazioni NARCOGUERRA LINK

La larga noche de Cd. Juárez, mural de Luciano Valentinotti

[De: VariopintoAlDía] En el mes de abril pasado el gran mural del artista italiano, radicado en México, Luciano Valentinotti, “La larga noche de Cd. Juárez”, el cual está dando la vuelta a México y al mundo estuvo expuesto en el palacio legislativo de San Lázaro. En la ceremonia de inauguración del 4 de abril, estuvieron presentes Ricardo Monreal, del Movimiento Ciudadano, Porfirio Múñoz Ledo y numerosos diputados mexicanos y representantes de la comunidad italiana en el país.

He aquí algunas fotos de la inauguración y detalles de la obra. Nótense los contrastes entre la pintura, con sus denuncias contra las tragedias de Cd. Juárez, la militarización, la narco-guerra, el feminicidio, y las violaciones a  de los derechos humanos, con la representación de víctimas y del caso del campo algodonero, y la parte inferior del espacio, en donde se celebran la armada, aviación y marina de México.

La dureza de las imágenes vertidas sobre el lienzo por Valentinotti es solamente una aproximación a la realidad de una ciudad y de una frontera que se han vuelto tristemente famosas en los últimos veinte años y, aún más, durante la última década de recrudecimiento de las desigualdades económicas y sociales y empeoramiento de la seguridad humana y ciudadana. El arte es para sentir, recordar y reflexionar y el mural sobre esta larga noche de Juárez y tantas otras regiones de México abre una brecha para la luz del día y del despertar de las conciencias. Fabrizio Lorusso      @FabrizioLorusso

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Nell’aprile scorso il grande murale dell’artista italiano residente in Messico da oltre 40 anni, Luciano Valentinotti, intitolato “La larga noche de Cd. Juárez” (La lunga notte di Ciudad Juarez), che sta facendo il giro del Messico e del mondo, è rimasto esposto presso la sede del parlamento messicano. Durante la cerimonia d’inaugurazione del 4 aprile erano presenti Ricardo Monreal, del partito progressista Movimento Ciudadano, lo storico leader della sinistra messicana Porfirio Múñoz Ledo, vari deputati messicani e rappresentanti della comunità italiana nel paese. Presento qui alcune foto dell’evento e dell’opera. Si notino i contrasti tra il dipinto, con le sue denunce della tragedia di Juarez, della militarizzazione, della narcoguerra, del femminicidio, delle violazioni ai diritti umani, con la rappresentazioni delle vittime e del caso del “campo di cotone” (algodonero), e la parte inferiore dell’allestimento, in cui sono celebrati l’esercito, l’aviazione e la marina messicane. La durezza delle immagini trasferite su tela da Valentinotti è solo un’approssimazione alla realtà di una città e di una frontiera, quella con gli USA, che sono diventate tristemente famose negli ultimi 20 anni e, ancor più, nell’ultimo decennio di imbarbarimento, di incremento delle disuguaglianze economiche e sociali e peggioramento della sicurezza umana e cittadina. L’arte è per sentire, ricordare e riflettere. Il murale di questa lunga notte di Juarez e di tante altre zone del Messico apre una breccia per la luce del giorno e del risveglio delle coscienze. Fabrizio Lorusso      @FabrizioLorusso

La larga noche de Ciudad Juárez (exposición de Luciano Valentinotti)

INVITACION LUCCIANO FTE internetLa lunga notte di Ciudad Juárez è il titolo dell’opera murale di Luciano Valentinotti che sarà esposta a Città del Messico. L’inaugurazione sarà mercoledì 6 marzo alle ore 19, alla Casa della Cultura di San Ángel, sud Mexico City.

MIÉRCOLES 6 DE MARZO, A LAS 19 HORAS, EN LA ESPLÉNDIDA CASA DE LA CULTURA DE SAN ÁNGEL, INAUGURAREMOS LA EXPOSICIÓN DEL MURAL DE LUCIANO VALENTINOTTI “LA LARGA NOCHE DE CIUDAD JUÁREZ”. LOS ESPERAMOS A TODOS PARA PODER REAFIRMAR, JUNTOS, EL VÍNCULO ENTRE ARTE Y MEMORIA. PARA NO OLVIDAR, NOS VEMOS EL PRÓXIMO MIÉRCOLES. EN SAN ÁNGEL.

 

Storia della narcoguerra in Messico 2005-2011

L’articolo è stato rimosso, ma presto la “Storia della narcoguerra” in Messico apparirà su Carmilla On Line aggiornata al 2015.

Un altro attentato ad attivista di Ciudad Juárez

Riporto e diffondo da Città del Messico una breve nota di Clara Ferri, ancora una volta su Ciudad Juárez e il dramma del femminicidio (leggi il testo “Una lettera dal Messico”) e le uccisioni di attiviste. L’altro ieri pomeriggio (2 dicembre) l’attivista Norma Andrade ha subito un attentato all’uscita dal lavoro ed è stata ferita con 5 colpi di pistola in una presunta rapina, che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio attentato. L’attivista è stata ricoverata d’urgenza e in questo momento è ancora in prognosi riservata, in attesa di essere operata (ha il tasso glicemico molto alto e la stanno stabilizzando).

Norma è madre di Alejandra Lilia, una delle migliaia di giovani donne e bambine vittime di femminicidio a Ciudad Juárez. Dopo la scomparsa della figlia nel 2001, come parte di un fenomeno, il femminicidio, scoppiato almeno 17 anni fa, ha fondato -insieme alla figlia Malú e alla professoressa di Alejandra, Marisela Ortiz- l’associazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa, A.C.”, che si occupa di seguire i casi di femminicidio nella città di frontiera.

Vi segnalo un cortometraggio di Alejandra Sánchez che ho sottotitolato qualche anno fa e che contiene un’intervista a Norma e a Malú: http://blip.tv/NESSUN’ALTRA / NI UNA MAS

Le altre due attiviste sono state costrette a lasciare Ciudad Juárez da vari mesi, dopo aver ricevuto minacce dirette di morte e subito vari attentati nel corso degli anni. Malú è sotto la protezione delle autorità di Città del Messico, mentre Marisela è dovuta espatriare negli Stati Uniti.

Ultimamente gli attacchi agli attivisti si susseguono: esattamente un anno fa è stata uccisa Marisela Escobedo davanti al palazzo di governo di Chihuahua, mentre esigeva giustizia per sua figlia Rubí, vittima di femminicidio. Di recente sono stati giustiziati Carlos Sinhué Cuevas (studente e attivista universitario), Nepomuceno Moreno (padre di un desaparecido e militante del movimento “Paz con Justicia y Dignidad”), Christian Sánchez (militante del movimento LBGT), e sempre ieri Julia Marichal (attrice e attivista sociale) e Joel Santana (figlio di un attivista ecologista del meridionale Stato di Guerrero).

Malú ha deciso di raggiungere la madre, nonostante il rischio che corre nel rimettere piede a Ciudad Juárez. Chiaramente ora più che mai è necessaria la solidarietà internazionale e la diffusione dell’informazione. Qualunque aggiornamento lo potete trovare sul blog dell’associazione: Nuestras Hijas de regreso a casa (Le nostre figlie di ritorno a casa).

I paesi più violenti dell’America Latina (e del mondo)

La pubblicazione di uno studio aggiornato su sviluppo e violenza (intesa qui solamente come  numero di omicidi ogni 100.000 abitanti in un paese) realizzato dalla Dichiarazione di Ginevra sulla Violenza Armata e lo Sviluppo, un’iniziativa diplomatica della Svizzera e dell’Onu, è l’occasione per parlare di America Latina anche se con un po’ di preoccupazione. La regione si può considerare, infatti, (ancora un volta) la più violenta del mondo con il Centro America in testa: il primo paese è El Salvador con un tasso di omicidi superiore a 60 per 100.000 abitanti (ma altre fonti riportano cifre più elevate, meno “prudenti”). La situazione del paese centroamericano è quindi paragonabile a quella dell’Iraq, secondo in questa triste classifica.

La Giamaica, l’Honduras, la Colombia, il Venezuela e il Guatemala occupano le posizioni successive. Dopo alcuni paesi africani troviamo il Belize con un tasso superiore ai 30 per ogni 100.000 abitanti. Sono 14 i paesi che superano questa cifra (vedi grafico sopra). Sono invece 58 gli stati che superano la cifra di 10 ogni 100.000 ab, è un’altra soglia preoccupante ma meno allarmante in cui comunque rientrano altri paesi latino americani come il Brasile, l’Ecuador, Porto Rico, la Guyana, il Paraguay, Panama, il Nicaragua e infine il Messico (che dal 2010 ha raddoppiato il suo tasso che era quasi “europeo” fino a pochi anni fa) e il Perù.

La media mondiale s’è attestata nel 2009 sui 7,9 omicidi per 100.000 abitanti, valore che ci fa capire le dimensioni del problema nell’estremo occidente. Il Messico ha un tasso di 18,4, alto rispetto a Usa ed Europa ma comunque accettabile rispetto ai suoi vicini. Un fattore che lo studio svizzero non considera sono le enormi differenze che possono esserci all’interno di ciascun paese: infatti, per citare un esempio noto, la regione settentrionale di Chihuahua, in Messico, mostra tassi di violenza/omicidi quasi centro americani e Ciudad Juárez raggiunge la spaventosa cifra di 170 omicidi ogni 100.000 abitanti, 20 volte la media globale. Le regioni di Queretaro e lo Yucatan, invece, hanno mantenuto una media molto bassa. Il rapporto mostra anche che il 90% delle vittime della violenza armata nel mondo non proviene da paesi formalmente in guerra, quindi la prima causa di morte è attribuibile alla criminalità organizzata.