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#Messico: Obrador pretende dal re di Spagna scuse per il colonialismo, polemiche dal mondo indigeno @radiondadurto

Recibe-Lopez-Obrador-Baston-de-Mando-de-pueblos-indigenas.jpg[Intervista di Andrea Cegna/Radio Onda d’Urto con Fabrizio Lorusso, docente all’Università Iberoamericana Leon e giornalista. Testo ripreso dal sito della radio. Ascolta o scarica qui LINK]

Andres Manuel Lopez Obrador chiede che Spagna e Vaticano chiedano scusa per il colonialismo e il trattamento delle popolazioni indigene ed originarie. Critiche dalla Spagna, per voci di Pedro Sanchez. Ma anche in Messico.

María de Jesús Patricio Martínez, Marichuy, “portavoce” del Consiglio Nazionale Indigeno del “Congresso Nacionl Indigena” definisce ipocrita Obrador, e aggiunge “quello che deve fare è smetterla di rubare la terra alle comunità indigene”.

Lo scontro retorico è forte e anche politico, perchè da un lato il neo presidente continua a raccontarsi come altro rispetto al passato neo-liberale e colonialista allo stesso tempo è acceleratore di grandi opere, progetti estreattivi e molto altro. Le critiche ad AMLO non mancano, nonostante tutto molti sondaggi dicono che il suo governo è molto popolare.

Intervista a Fabrizio Lorusso, docente all’Università Iberoamericana Leon e giornalista Ascolta o scarica

Libia: la vergogna senza fine di noi Occidente in guerra

Con un tempismo che non lascia àdito a dubbi, ecco in cosa si è tradotto lo “scatto d’orgoglio” che, secondo il nostro Presidente della Cosiddetta Repubblica, avrebbe manifestato l’Italia, nella giornata di marketing per i 150 anni dall’erezione di questo Stato Pietoso: si è tradotto nella cifra genica di questo stesso Paese, cioè la crudeltà, il trasformismo, la furbizia idiota e malvagia, l’entusiastica salita sul carro dei vincitori delle prossime ore. E’ come fosse “firmato Diaz” e invece è “firmato Giorgio Napolitano” questo intervento che lascia attoniti, a poche ore dalla rilettura del celebre quanto inutilissimo articolo costituzionale n°11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Noi, gli assassini che hanno massacrato libici decenni prima di baciare loro anelli e osculi anali, agiamo da Iago perché siamo consapevoli che è il petrolio che conta, e che si prepara il nuovo ordine del Mediterraneo. A cui la Penisola, che ne sarebbe una portaerei in mezzo al, fa proprio questo: porta gli aerei.

Con inusitata fantasia, tutta di marca Ansa, i maggiori quotidiani italiani on line hanno titolato che è “Pioggia di bombe sulla Libia”. Speravo di non leggere mai più, dopo i timori e tremori della mia pubertà condizionata dalla incertezza militare e geopolitica, il nome Cruise, se non negli annali di Scientology. Eppure eccoli di nuovo qui,i missili statunitensi, un centinaio, sempre di marca nordamericana, sempre la stessa solfa paratexana dell’esportazione della democrazia, quando l’evidenza denuncia la consistenza morale degli attori in gioco.
Anzitutto il Premio Nobel Per La Pace Barack Obama, questo eletto dagli svedesi, questa versione angosciante del Sir Bis di Mowgli, questo assassino che avrebbe pure origini africane, questo paladino della speranza che fa un discorso da illuminato al Cairo davanti a Mubarak pochi mesi prima di scaricarlo in quella che solamente gli ingenui entusiasti potevano salutare come “primavera”. Telecomandati da americani e francesi, i vertici militari di Egitto e Tunisi si sono mossi secondo direttiva. E lo spontaneismo, al solito, è stato virato contro la sincera volontà di masse enormi di popolo. Era stato predetto, qui, su Carmilla, grazie all’occhio di lince del compianto Sbancor, che entro la decade si sarebbe passati a una risistemazione geopolitica del Nord Africa e del medio Oriente. Dai sultanati più a est, dove si stanno muovendo rivolte ambiguissime, potrebbe nascere lo Stato-AlQaeda, come annunciava esuberante di colori la cartina Usa citata dallo stesso Sbancor. Mai però si sarebbe immaginato che, ad avallare una simile perversione politica, sarebbe stato questo Presidente che in due anni e mezzo ha già pareggiato il conto con Bush in fatto di sceriffato internazionale. La Cina dovrà andarsi a cercare il petrolio altrove, per il momento: era ora di agire e l’Occidente morente l’ha fatto. E lo ha fatto con una miopia inverosimile, oltre che vergognosa per il sangue che sta spargendo in questi drammatici minuti. E’ miope inseguire il petrolio nel momento in cui si sta per lanciare, come sostituto dello Shuttle, una nuova navetta che va a idrogeno.
La Francia è il secondo attore di questo affaire lurido e stagnante come i depositi di oro nero e cariato che stanno sotto le distese di sabbia libiche. E’ incredibile che, anche grazie all’intervento del filosofo del nulla Bernard-Henri Lévy, si dia appoggio a una unica fazione di una guerra civile di un Paese straniero, lanciando i valori e i missili della Marsigliese. La verità vera e ovvissima è che la Francia, così come la Gran Bretagna e la Germania, ha semplicemente interrato la presenza in quelle che non sono affatto le sue ex colonie africane: sono ancora propriamente le sue colonie. E che bella occasione sfruttare gli Stati Uniti per ampliare l’estensione del proprio dominio! Andare a prendere la Libia, considerata, non si sa perché, “territorio di conquista italiano”, quando da lustri è il contrario di ciò che accadde sotto Mussolini. Quanto contano le quote libiche in Fiat? E in Unicredit? E nella campagna elettorale dell’Ulteriore Nano a capo di una nazione europea? Questa “vittoria diplomatica” è, a nostro modesto parere, una delle macchie più ingiustificabili dai tempi dell’Algeria, per l’Eliseo.
Il terzo attore che brilla per indecenza, come già accennato, siamo noi: gli italiani, questa specie all’avanguardia di Fine Impero, gli spaghettari che condiscono col plasma altrui la loro pasta e le loro pastette. Non vorrei altro scrivere, poiché dispongo di un formidabile dialogo a distanza tra i paladini di quello che, nel 1994, fu battezzato come “il nuovo”, grazie a Tangentopoli, cioè la finta rivoluzione con cui l’Italia iniziò a praticare il piano di rinascita di Gelli: e cioè Bossi e Di Pietro. Saranno sufficienti le dichiarazioni di questi due emeriti paladini della sincerità a risultare più efficaci di qualunque commento:
Ha dichiarato Umerto Bossi:

«Il mondo è pieno di famosi democratici, che sono abilissimi a fare i loro interessi, mentre noi siamo abilissimi a prenderla in quel posto: il maggior coraggio a volte è la cautela. Io penso che ci porteranno via il petrolio e il gas e con i bombardamenti che stanno facendo verranno qua milioni di immigrati, scappano tutti e vengono qua. La sinistra sará contenta di quel che succede in Nordafrica perchè per loro conta solo portar qui un sacco di immigrati e dargli il voto. È questo l’unico modo che hanno per vincere le elezioni».

Ha dichiarato Antonio Di Pietro:

«Bossi non ha fatto una dichiarazione ipocrita (“se bombardiamo la Libia ci porteranno via petrolio e gas e arriveranno immigrati a milioni”), ma nel merito fa un errore. Sul piano economico l’errore che fa Bossi è pensare che stando con Gheddafi un domani ci saranno ancora petrolio e gas. Ormai è partita la coalizione, bisogna giá pensare al dopo Gheddafi. Il “domani” e l’approvvigionamento delle materie prime dalla Libia sarà a disposizione di coloro che hanno aiutato la transizione, non di coloro che si sono messi contro. Fare parte della coalizione non crea problemi, semmai il contrario. Ma non deve essere questa – conclude – la ragione per la quale non andiamo in Libia, sarebbe ragione volgare».

 

Non si tratta qui assolutamente di difendere un furbone vestito come se stesse recitando ilNabucco al teatro di Forlimpopoli. Che Gheddafi sia un criminale è patente dallo scorso secolo. Craxi e Andreotti gli salvarono la vita telefonandogli nel deserto un quarto d’ora prima che gli aerei di Reagan bombardassero la sua tenda da harem. Ciò fu interpretato patriottisticamente, quando era una servile delazione di un atto di killeraggio spietato.
Tuttavia è incredibile che si adducano le ragioni che si sono addotte all’ONU per intervenire in Libia, con la risoluzione-lampo. L’impegno umanitario per garantire la salvezza dei civili andrebbe speso anzitutto in Darfur, e non con le armi.
La risoluzione dell’ONU è per ragione filologica ciò che attende questo vergognoso Occidente che muove guerra costantemente: il ri-scioglimento è la fine delle esistenze comode, dello stile di vita garantitoci a spese della vita altrui. La fine del crimine made in Usa & allies. Non ci si illuda che il crimine sia emendato dalla storia umana. Soltanto, non avrà più questo retrogusto da Stranamore.
Osserviamo con denunciante avvilimento uno dei penultimi sussulti di una civiltà al tramonto, che si crede Sansone e però prima fa morire tutti i filistei e poi continua a non crepare.
Ormai siamo tuttavie alle ultime. Che sia la rivoluzione dell’idrogeno, l’avvento di India e Brasile sul piano militare globale o una catastrofe ambientale poco importa. Ciò che accadrà farà sì che una situazione tragica qual è quella libica oggi si ripeta con altre modalità e altri attori.

L’iniziativa Haiti Emergency e come aiutare Haiti

bannerhaiti.jpgCon questo post voglio presentarvi un progetto a cui collaboro dal mio remoto rifugio di Città del Messico e che si realizza grazie a tante persone, vicine e lontane, che s’interessano alla drammatica situazione di Haiti ai tempi del colera, a quasi un anno dal terremoto devastante che, solo per un po’, ha suscitato l’attenzione del mondo e dei media. Il progetto, curato dalla Scuola di Pace di Roma, è agli inizi e ha bisogno di diffusione e sostegno. Si basa sulla solida esperienza dei volontari e delle organizzazioni coinvolte e sull’azione congiunta di haitiani e persone volenterose di tutto il mondo che amano Haiti e il suo popolo. Nasce dall’idea che è necessario aiutare e portare solidarietà, ma ogni aiuto deve favorire le possibilità di ripresa e autogestione degli haitiani, per poter uscire dall’impoverimento in cui il mondo li ha messi.

Cicloni, terremoto e ora il colera…1700 morti e oltre 20mila contagi in poco più di un mese. Una tempesta di sventure sembra accanirsi contro Haiti ma i motivi del disastro non sono da ricercare semplicemente nella sfortuna, nell’arretratezza o, come si insinuava in alcuni TG italiani, nella presunta “inciviltà” (sì, in un servizio del Tg3 hanno usato proprio questa parola dalle reminiscenze positiviste e coloniali) del popolo haitiano. Bisogna piuttosto guardare alla storia, alle vicende coloniali e postcoloniali ed anche alle depredazioni patite da questo paese. Insieme possiamo cambiare questa realtà e far trionfare la verità, la giustizia e i diritti per una nuova Haiti.

Chi siamo? Come già accennato, il progetto prende forma per iniziativa della Scuola di Pace di Roma. Già nel 2009 eravamo stati per 6 mesi all’Aquila, gestendo una ludoteca per i bambini del terremoto, nella tendopoli di Piazza D’armi, la più grande tra quelle allestite per l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
All’indomani del terribile terremoto ad Haiti del 12 Gennaio 2010 ci siamo attivati con il progetto “Una scuola della gioia per i bambini di Haiti” che ci ha permesso di poter svolgere una prima missione umanitaria ad Aprile. La missione si è potuta attuare grazie ai primi contributi inviati daalcune scuole italiane.

Nel corso della missione abbiamo realizzato un primo intervento di “terapia della gioia” per i bambini di Port au Prince in Haiti. Inoltre è stato stabilito un rapporto di partenariato con l’organizzazione AUMOHD di cui è presidente il Sig. Evel Fanfan. AUMOHD si batte per difendere i diritti civili degli haitiani, delle donne e dei bambini.
Si sono poi stabiliti altri collegamenti con l’Ecole de Théâtre di Delmas a PaP, l’associazione “Adozioni Senza Frontiere” che, insieme a SOS bambini International Adoption Onlus, all’associazione “Lo Scoiattolo ONLUS” e alla “Missione delle Suore Salesiane di Don Bosco – Figlie di Maria Ausiliatrice”, stanno portando avanti un progetto per la ricostruzione di una scuola a Cité Militaire in Haiti, e altre organizzazioni e giornalisti già da tempo impegnati per Haiti. Tra questiFabrizio LorussoMartin Iglesias Silvestro Montanaro.

Abbiamo così potuto inviare altri aiuti ad Haiti per i progetti di scolarizzazione dei bambini, ed è stato stabilito un rapporto di collaborazione tra AUMOHD e Adozioni senza Frontiere, per il progetto di ricostruzione dell’edificio scolastico a Cité Militaire.
Ad Ottobre 2010 altre sciagure incombono su Haiti… Il Colera ha attaccato l’isola delle Antille provocando finora migliaia di morti e più di 50.000 contagi.
In questi mesi, da gennaio ad ora, sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme… ancor’oggi un milione di persone, solo nella capitale Port au Prince, vive nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango. L’epidemia di colera è come lo spettro dell’apocalisse su di una popolazione già duramente provata.
La Scuola di Pace, in collaborazione con gli amici e le amiche di Haiti, le scuole e tutti i sostenitori, in Italia e nel Mondo, si sta dando da fare per cercare di cambiare questa realtà. Questo può avvenire nella pratica, sviluppando tutta una serie di microprogetti ad Haiti, con l’aiuto di tutti i sottoscrittori, e può avvenire anche attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica, facendo uscire Haiti dal silenzio dei Media.

Progetto 2011 Haiti è un paese non povero ma impoverito. Impoverito da tutte le nazioni che, nel corso della storia, si sono impossessate delle sue risorse.
Un intervento nell’isola delle Antille deve tener conto di ciò e muoversi perché ogni aiuto sia una opportunità per recuperare le risorse che le sono state sottratte.
Ci muoviamo partendo dall’Emergenza e dalla Solidarietà, perché Haiti è in una continua emergenza. Vorremmo realizzare una prospettiva di liberazione dalle logiche dell’emergenza, perché gli haitiani possano ritornare ad essere gli attori del loro futuro.bimbo_haiti.jpg
Per far ciò è necessario AIUTARE, stimolando tutte le azioni che realizzano non solo attività nel presente ma costruiscano le fondamenta della casa del futuro.
L’educazione è il primo passo, soprattutto ad Haiti, dove il sistema educativo è disastroso e, data la ritirata pressocchè completa dello Stato, resta in balia di centinaia di istituzioni private, per lo più di origine confessionale e straniero, e inaccessibili per buona parte della popolazione. Per esempio, è attraverso la scolarizzazione dei bambini e la sensibilizzazione all’igiene che si può ottenere una migliore prevenzione del colera.

L’informazione è altrettanto o anche più importante degli aiuti materiali. Non ci sono solo le televisioni e la carta stampata. Nell’epoca della globalizzazione basta diffondere e comprendere le tante verità alternative e le prospettive rinnovate che ci si presentano di fronte quotidianamente affinchè queste pian piano si facciano strada per poter cambiare la realtà.
Ognuno può collaborare come crede: inviando una donazione, diffondendo le notizie, realizzando eventi, partendo come volontario, ecc.
Per l’aspetto culturale Haiti ha molto da dare, e noi possiamo unirci dando del nostro… Con le scuole realizzeremo gemellaggi culturali. Per il Carnevale 2011 faremo in modo che i ritmi e i colori di Haiti siano in tutto il mondo. Lo potremo fare con l’aiuto di tutti e anche con il tuo.

Leggi l’articolo sul nostro blog: Haiti al tempo del Colera

Ascolta l’intervista su Haiti, il colera e i problemi nella gestione degli aiuti: LINK


Il Link alla pagina delle Donazioni:
http://www.haitiemergency.org/dona.htm

PROMOTORE: La Scuola di Pace – C.P. 4096, 00182 Roma
www.lascuoladipace.orgTel.: 0039 + 0695558064 – 0039 + 3400585167
lascuoladipace@gmail.com
emergencyhaiti@gmail.com

AUMOHD – justice pour les pauvresaussi:  http://aumohddwamoun.blogspot.com/

SELVAS.org Osservatorio Informativo indipendente sulle Americhe: http://www.selvas.eu/

Pro haiti 2010: http://prohaiti2010.blogspot.com/

America Latina – Altri occhi e parole: https://lamericalatina.net/

Ecole de théâtre “Petit Conservatoire” Port au Prince: Daniel Marcelin a Radio Bobo
http://www.youtube.com/watch?v=1fJWiXe5-WU

Grazie per l’attenzione e per qualunque opera di diffusione e sostegno che vogliate realizzare!

Haiti ai tempi del colera: il BLOG per aiutare!

Segnalo un Blog che è stato realizzato dalla Scuola di Pace di Roma, un’associazione italiana che opera ad Haiti in collaborazione con l’organizzazione AUMOHD di Port au Prince (Haiti) di cui è presidente l’avvocato Evel Fanfan. Le nostre attività sono mirate a portare aiuto, solidarietà e conforto ai bambini e alle popolazioni colpite dalle guerre o dagli eventi naturali catastrofici. Per avere altre info, vedere foto, video e testimonianze delle nostre missioni, visita il sito www.lascuoladipace.org

Vi invito quindi a visitarlo per informarvi sulla reale situazione del colera e post terremoto ad Haiti con testimonianze coincise e dirette da Porto Principe. Trovate anche tra i post le migliori spiegazioni sulla malattia e sull’emergenza che vivono in questo momento oltre che sulla situazione dell’acqua.

Potete donare qualcosa agli indirizzi che ricopio qui sotto, l’associazione di avvocati Aumohd di Porto Principe gestisce i fondi in arrivo. Con le prime donazioni è stato possibile comprare una cisterna d’acqua per un campo sfollati che non aveva riserve.

HAITI EMERGENCY

ZONE COLPITE DAL COLERA

da: http://haitiemergency.blogspot.com/

Esplode un’epidemia di Colera ad Haiti con centinaia di vittime.
A 10 mesi dal terremoto che ha sconvolto l’isola delle Antille la situazione sta di nuovo precipitando.
In questi mesi sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme…  ancor’oggi centinaia di migliaia di persone, solo nella capitale Port au Prince, vivono nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango.
Una bottiglia d’acqua potabile può fare la differenza tra la vita e la morte, in una regione tropicale dove il colera non è mai stato sconfitto e ritorna ogni volta che le condizioni igieniche generali tendono a degradarsi.
Una bottiglia d’acqua minerale ad Haiti costa un’enormità… circa 50/60 centesimi di euro.
La popolazione locale utilizza però dei barilotti di acqua depurata che si possono trovare a prezzi più contenuti.
Resta però il problema del possibile contagio di verdura e frutta che siano venute a contatto con i batteri del colera.
La Scuola di Pace ha attivo un progetto di solidarietà rivolto ai bambini e alla popolazione di Haiti.
Nello scorso Aprile siamo stati in missione a Port au Prince e in altre località di Haiti.
Da allora stiamo lavorando, in collaborazione con la Società Civile Haitiana, per i progetti di ricostruzione delle scuole e l’aiuto diretto ai bambini.
Chi voglia aiutare i bambini di Haiti, per i progetti di scolarizzazione, e contribuire all’acquisto in loco di acqua potabile, può inviare un contributo, tramite bonifico bancario bonifico bancario intestato a:
“La Scuola di Pace” c/c 0744-000159612 Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila Agenzia Roma 3 – IBAN:
IT49M0604003204000000159612, (specificare nella causale: AIUTO HAITI)
oppure con Paypal o Carta di Credito, dal nostro sito internet http://www.lascuoladipace.org/, tramite il pulsante DONAZIONE.
La Scuola di Pace – Roma

Resta comunque aperta anche l’iniziativa per raccogliere donazioni per le vittime del terremoto:

PRO HAITI 2010