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Haiti, un anno di terremoto

Un anno fa, il 12 gennaio 2010, s’è abbattuta su Haiti la più grande catastrofe naturale della storia moderna. 250mila morti e un milione e mezzo di senza tetto sono il bilancio del devastante terremoto del settimo grado Richter che ha colpito la capitale Porto Principe e i sobborghi distruggendo o danneggiando l’80% dei suoi edifici. Il paese più povero dell’emisfero occidentale tornò indietro di trent’anni in un solo minuto devastante. Il palazzo presidenziale e quasi tutte le altre sedi dei poteri dello Stato crollarono. Per qualche giorno l’isolamento fu totale fino al ripristino delle telecomunicazioni e all’arrivo di oltre diecimila militari statunitensi che ebbero sin dal principio un ruolo controverso: salvatori per alcuni, invasori per altri. Probabilmente entrambe le cose.

Nelle ultime settimane s’è parlato di Haiti a singhiozzo, sempre per qualche tragedia come il colera, che da ottobre ha già fatto 3800 morti, o per mostrarequanto sarebbero violenti e incivili questi haitiani che non riescono nemmeno a organizzare le elezioni politiche. Dopo un mese a Porto Principe, ospitato da un’associazione per la difesa dei diritti dell’uomo (Aumohd) nel febbraio 2010, posso dire di non aver mai visto un popolo così dignitoso e forte nell’affrontare i suoi drammi, pacificamente. Altro che barricate e sciacallaggi.

Dopo il sisma gli aiuti internazionali e la solidarietà non si fecero attendere e nel giro di poche settimane venne raccolta tra somma mai vista: 10.2 miliardi di dollari gestiti da una Commissione ad Interim per la ricostruzione presieduta dall’ex presidente americano Bill Clinton. Molti paesi, tra cui l’Italia, annunciarono la cancellazione del debito con Haiti, ma poi? Purtroppo meno del 10% dei fondi totali previsti dall’Onu è stato effettivamente destinato (il che non significa che sia stato già interamente speso, anzi…) alla ricostruzione del paese e ci sono state innumerevoli polemiche sulla natura dei progetti intrapresi che avrebbero favorito le grandi multinazionali, soprattutto americane, canadesi e francesi, interessate al business della ricostruzione (Vedi Link approfondimento). Il popolo haitiano è chiaramente il grande escluso dalla partita. Solo il 42% dello stanziamento previsto solo per il 2010 (poco più di 2 miliardi di dollari) è stato versato. Persino la multinazionale Monsanto ha generosamente donato un po’ dei suoi semi transgenici e brevettati per “aiutare” ed essere presenti ad Haiti, soprattutto quando i coltivatori avranno bisogno, un domani, delle nuove sementi e dei relativi pesticidi.

Anche per questo ho spesso parlato degli “aiuti selettivi” e della necessità di favorire il contatto diretto tra le realtà della società civile haitiana attive sul territorio e le associazioni, le Ong e le agenzie governative dei paesi donatori. Inoltre gli aiuti divennero da subito selettivi nel senso che le piccole associazioni haitiane, i gruppi organizzati di cittadini e in generale la popolazione dei 1150 campi di rifugiati di Port-au-Prince non hanno avuto voce in capitolo nella gestione dei fondi disponibili dell’Onu e delle altre “multinazionali della solidarietà” presenti in loco. Ad Haiti c’è chi va ad aiutare stando in hotel di lusso, rimasti magicamente intatti in mezzo a cumuli di macerie, e c’è chi cerca di aiutare partendo dai quartieri, dai campi di sfollati, scavando tra quelle stesse macerie e cercando di raccimolare qua e là qualche centinaio di euro per chi ne ha bisogno e non riceve nulla (Vedi iniziativa Haiti Emergency).

La “Perla dei Caraibi” è anche detta la “Repubblica delle ONG” per la presenza di circa 10mila(!) Organizzazioni Non Governative (ma anche agenzie statali provenienti da paesi terzi e militari delle Nazioni Unite) che svolgono senza un coordinamento centrale tutte le funzioni cui lo Stato ha da tempo rinunciato, specialmente salute, sicurezza ed educazione. Haiti ha oggi il sistema scolastico e sanitario più privatizzato del mondo ed è il peggiore d’America. La storia racconta che da decenni (o secoli?) il popolo haitiano è in balia di classi dirigenti corrotte e non certo democratiche (3 colpi di stato in meno di 20 anni di democrazia, due dei quali allo stesso presidente, Jean-Bertrande Aristide nel ’93 e nel 2004), di centinaia di sette e chiese eterodirette oltre che delle potenze straniere, Usa in primis, che da sempre influenzano pesantemente la politica dei paesi caraibici. Sembra quasi che queste non le abbiano mai perdonato il peccato originale d’essere stata la prima colonia dopo gli Usa a dichiarare la sua indipendenza nel lontano 1804 quando s’emanciparono dalla Francia.

Le forze di “pace” dei caschi blu ad Haiti si chiamano Minustah (Missione delle Nazioni Unite per Stabilizzazione di Haiti) e svolgono compiti militari e di sicurezza interna insieme alla polizia haitiana. Si tratta di 12mila soldati stranieri, sotto il comando brasiliano, che sono visti come una forza d’occupazione. Sono numerosi i casi documentati di violazioni ai diritti umani e di vere e proprie operazioni di guerra urbana che la Minustah ha compiuto in passato. Alcuni li descrivono, invece, come gli unici baluardi dell’integrità delle istituzioni e del mantenimento dell’ordine perché in qualche modo sostituiscono la corrotta polizia nazionale.

A un anno dal terremoto le scosse continuano ancora. Le tragedie non hanno smesso di colpire Haiti e come sempre dove c’è più povertà, l’impatto di qualunque evento naturale s’amplifica a dismisura. La stagione delle piogge e degli uragani s’è portata via le vite di decine di persone: 21 morti solamente il 5 novembre dopo il passaggio dell’uragano Tomas.

Poi il colera con migliaia di morti e oltre 170mila contagi (ne sono previsti 400mila per il prossimo anno). A novembre e dicembre l’indignazione e la disperazione della gente si sono fatte sentire nelle manifestazioni contro i caschi blu, specialmente contro il contingente nepalese, accusati di aver importato il colera come dimostravano gli studi di alcuni esperti. Le reazioni e gli spari tra la folla dei soldati Onu hanno provocato almeno 3 morti accertati. Certo è che le condizioni igieniche della popolazione prima e dopo il terremoto erano talmente insalubri che ci si aspettava lo scoppio di un’epidemia da un momento all’altro.

Dopo le elezioni del 16 dicembre scorso altri 5 manifestanti sono morti negli scontri seguiti a una giornata elettorale contestatissima. La candidata Mirlande Manigat, ex first lady e costituzionalista, e il candidato del potere Jude Celestine, sostenuto dall’attuale presidente Renè Preval, andranno al ballottaggio in data da definirsi. Le proteste dei sostenitori del candidato Michel Martelly, arrivato terzo, e le denunce di brogli hanno portato la OSA (Organizzazione Stati Americani) a fare una valutazione del voto e a “squalificare” Jude Celestine dal secondo turno aprendo, di fatto, una crisi istituzionale importante. Resta al consiglio elettorale haitiano la decisione. Intanto si prova a campare. Almeno 810mila persone sono ancora nei campi di rifugiati censiti. Solo il 5% delle macerie sono state sgomberate.

Ma come fare? Liberarsi da povertà e dipendenza non è semplice. Il modello corporativo può funzionare soprattutto nelle campagne e nei settori leggeri come il tessile come dimostrano molti progetti avviati, il decentramento di attività dalla capitale alle altre province può “redistribuire” lavoro e risorse. Si propone la riappropriazione progressiva del sistema educativo e di salute da parte dello stato, la lenta ma decisa ritirata delle forze Onu in concomitanza con la formazione di una polizia professionale, la co-gestione, dicesi anche joint venture, tra imprese haitiane e straniere della ricostruzione. Esistono piani interessanti di riconversione energetica “casa per casa” e per l’industria per sfruttare il sole e rendere Porto Principe una città più pulita (la dipendenza dal petrolio di Haiti è altissima). Altre possibilità vengono dal salto tecnologico, educativo e digitale che potrebbe farsi con investimenti specifici di medio periodo in infrastrutture moderne di telecomunicazione, in parte già funzionanti, anziché prevedere solo spese immediate per derrate alimentari che Haiti può produrre internamente. Altri due settori interessanti e poco valorizzati sarebbero il turismo sostenibile gestito da haitiani in associazione con stranieri (l’isola possiede migliaia di chilometri di coste vergini nel mar dei Caraibi, basti pensare alla vicina e turistica Repubblica Dominicana) e la riforestazione dell’interno del territorio che non ha praticamente più vegetazione.
Ricordo le strade, i cortili e le chiese piene di gente che cantava e ballava disperatamente. Ricordo la catarsi collettiva a Porto Principe e l’aria di rinascita che si respirava il 12 febbraio 2010, giorno in cui si commemorava il primo mese dal terremoto. I canti spensero per un po’ il dolore e i balli sfinirono anime e corpi per farli dimenticare. Oggi spero che Haiti voglia ancora reagire. Forse a ragione, tra speranze e delusioni, non sono pochi gli haitiani che chiedono al mondo di essere dimenticati e lasciati soli, padroni del loro destino.

Haiti senza aiuti – Video/Intervista Bucanero Radio Popolare Roma

Haiti senza aiuti RADIO POPOLARE ROMA: A 9 mesi dal terribile terremoto di Haiti e dalle tante promesse mediatiche internazionali siamo ancora in piena emergenza ed è sopraggiunta un’epidemia di colera. Ne parliamo con Fabrizio Lorusso (intervista del 31 ottobre 2010)

Haiti, l’uragano Tomas e il colera

Visto che ormai non se ne parla più, facciamolo qui. L’epidemia di colera ad Haiti ha raggiunto la capitale e in particolare il sobborgo slum di Citè Soleil, la parte più povera, tanto per cambiare. Si segnalavano la settimana scorsa oltre 30 morti in quel quartiere: stiamo seguendo la situazione grazie ai comunicati di Aumohd, associazione per i diritti umani haitiana, e al blog della Scuola di Pace Roma che sta raccogliendo fondi per fornire di acqua alcuni villaggi haitiani (vi raccomando di seguire qui e sostenere le loro iniziative LINK)

I morti superano la cifra di 500 in meno di un mese e i ricoveri sono saliti a circa 8000 unità. L’epidemia sta mietendo vittime soprattutto nel centro-nord del paese, a Saint Marc nei pressi del fiume Artibonite, da cui pare provengano le acque contaminate che hanno dato via alla diffusione massiccia della malattia.

Lo straripamento del fiume dovuto alle intense piogge e al passaggio dell’uragano Tomas in questi gorni (ora la perturbazione ha perso forza e ha deviato la sua rotta su Cuba) ha peggiorato la situazione sanitaria nella regione. L’uragano Tomas ha fatto altri 20 morti e 36 feriti ad Haiti e ha devastato completamente 900 case e ne ha danneggiate gravemente altre 5000 per un totale di 6000 famiglie colpite dalla tragedia.

L’espansione dell’epidemia nella capitale e la persistenza delle piogge stanno mettendo a dura prova il milione e mezzo di sfollati che vivono nei campi d’accoglienza in mezzo al fango in attesa di venire ricollocati in nuove abitazioni e prefabbricati costruiti, teoricamente, coi soldi della cooperazione internazionale che stentano a farsi vedere…

Haiti ai tempi del colera: il BLOG per aiutare!

Segnalo un Blog che è stato realizzato dalla Scuola di Pace di Roma, un’associazione italiana che opera ad Haiti in collaborazione con l’organizzazione AUMOHD di Port au Prince (Haiti) di cui è presidente l’avvocato Evel Fanfan. Le nostre attività sono mirate a portare aiuto, solidarietà e conforto ai bambini e alle popolazioni colpite dalle guerre o dagli eventi naturali catastrofici. Per avere altre info, vedere foto, video e testimonianze delle nostre missioni, visita il sito www.lascuoladipace.org

Vi invito quindi a visitarlo per informarvi sulla reale situazione del colera e post terremoto ad Haiti con testimonianze coincise e dirette da Porto Principe. Trovate anche tra i post le migliori spiegazioni sulla malattia e sull’emergenza che vivono in questo momento oltre che sulla situazione dell’acqua.

Potete donare qualcosa agli indirizzi che ricopio qui sotto, l’associazione di avvocati Aumohd di Porto Principe gestisce i fondi in arrivo. Con le prime donazioni è stato possibile comprare una cisterna d’acqua per un campo sfollati che non aveva riserve.

HAITI EMERGENCY

ZONE COLPITE DAL COLERA

da: http://haitiemergency.blogspot.com/

Esplode un’epidemia di Colera ad Haiti con centinaia di vittime.
A 10 mesi dal terremoto che ha sconvolto l’isola delle Antille la situazione sta di nuovo precipitando.
In questi mesi sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme…  ancor’oggi centinaia di migliaia di persone, solo nella capitale Port au Prince, vivono nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango.
Una bottiglia d’acqua potabile può fare la differenza tra la vita e la morte, in una regione tropicale dove il colera non è mai stato sconfitto e ritorna ogni volta che le condizioni igieniche generali tendono a degradarsi.
Una bottiglia d’acqua minerale ad Haiti costa un’enormità… circa 50/60 centesimi di euro.
La popolazione locale utilizza però dei barilotti di acqua depurata che si possono trovare a prezzi più contenuti.
Resta però il problema del possibile contagio di verdura e frutta che siano venute a contatto con i batteri del colera.
La Scuola di Pace ha attivo un progetto di solidarietà rivolto ai bambini e alla popolazione di Haiti.
Nello scorso Aprile siamo stati in missione a Port au Prince e in altre località di Haiti.
Da allora stiamo lavorando, in collaborazione con la Società Civile Haitiana, per i progetti di ricostruzione delle scuole e l’aiuto diretto ai bambini.
Chi voglia aiutare i bambini di Haiti, per i progetti di scolarizzazione, e contribuire all’acquisto in loco di acqua potabile, può inviare un contributo, tramite bonifico bancario bonifico bancario intestato a:
“La Scuola di Pace” c/c 0744-000159612 Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila Agenzia Roma 3 – IBAN:
IT49M0604003204000000159612, (specificare nella causale: AIUTO HAITI)
oppure con Paypal o Carta di Credito, dal nostro sito internet http://www.lascuoladipace.org/, tramite il pulsante DONAZIONE.
La Scuola di Pace – Roma

Resta comunque aperta anche l’iniziativa per raccogliere donazioni per le vittime del terremoto:

PRO HAITI 2010


Foto-Video per Haiti: un mese a Porto Principe

Video musica foto, Haiti, feb 2010. Donazioni utili http://prohaiti2010.blogspot.com/ (no international ONG) – Donaciones útiles http://prohaiti2010.blogspot.com/

PER I MEDIA, CENTRI SOCIALI, ASSOCIAZIONI, ONG ECC…

VISITA DI EVEL FANFAN DA HAITI leggi nota !! (ATTUALMENTE VISITA IN SOSPESO – PARTE RACCOLTA FONDI PER LA VISITA DA REALIZZARE PER LA RICORRENZA “un anno dal terremoto” il 12 gennaio 2011)

Reportage italiano y español:

(1) https://lamericalatina.net/2010/03/09/le-guerre-dimenticate-di-haiti-prima-e-dopo-il-terremoto-13/

(2) http://www.telesurtv.net/noticias/entrev-reportajes/index.php?ckl=480

DONAZIONI IN FAVORE DI http://aumohddwamoun.blogspot.com/

Link al VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=eoSY3zCccAQ

Haiti: appello urgente al Presidente René Preval (per diffusione)


15,000 quake refugees need Pres. Préval to follow court order

Three (3) Documents

1) Press Release, Mar. 18, 2010
2) English version of CIGC letter to Pres. Préval; Feb. 24, 2010
3)translation of Court Order May 4, 2006

1. PRESS RELEASE MARCH 18, 2010CONTACT: For technical banking information: Randolph Voyard, 954 801 9714 bhdvoyard@aol.com
For human rights context/Version française: Tom Luce, 510-229-3571,president@hurah.org
To sign the online petition yourself: Open the BHD Pres. Préval


PETITION TO PRESIDENT PRÉVAL TO OPEN THE HAITIAN DEVELOPMENT BANK (BHD):
A BETTER SOLUTION TO 15,000 QUAKE VICTIMS

On February 25, 2010 the officers (pictured with Tom Luce, Jan. 24, 2010) of the land Coop in Galette Chambon (CIGC) wrote Président Préval asking him to execute an outstanding court order for him to open the Haitian Development Bank (BHD). (see English translation below #2)
The CIGC, moved by the Jan. 12 earthquake, offered to resettle 15,000 refugees on its land. However, in order to begin to handle these many people, the President needs to enable the reopening of the financial agency (BHD) that would allow relief agencies and investors to join the effort.

The Coop in Galette Chambon (CIGC) has had plans since 1999 for the settlement of Haitians that use sustainable, green agricultural practices, ensure education for all children, and which develop cooperatively owned businesses such as agro-tourism.

The problem is that the Haitian Central Bank suspended the Haitian Development Bank in 2002 halting all further development. In 2006 the CIGC and the BHD members sued the government in court to reopen the BHD. They won their case but the President has not yet acted to execute the court order.
As everyone in disaster relief services is eyeing the oncoming onslaught of the rainy season and knowing the repeated disastrous consequences for those already victimized from the new hurricane season, the question is, “Why wouldn’t President Préval follow the court order and allow the immediate preparation of permanent settlement for 15,000 people living in tent cities?
The CIGC and its allies have now mounted an international petition campaign to convince President Préval to sign the court order and allow this sustainable solution for quake victims to go forward. With the re- empowerment of the Haitian National Bank not only could CIGC absorb 15,000 refugees, but the model could be replicated throughout the country enabling other Coops to absorb thousands more refugees.
Tom Luce, President of Hurah, Inc.–a human rights advocate for Haitians– met in February with representatives from three different inner city communities, all victims of the Jan. 12 tragedy– Grand Ravin, Pele Simon, Croix-des-Bouquets. When Luce explained what the CIGC offer was, the response of these human rights defenders was unanimous, “give us the green light and you’ll have the 15,000 tomorrow!”
Living conditions before the quake in these overcrowded neighborhoods were wretched and dangerous. Earning a living, getting schooling for their children, all the basics for a decent life were difficult at best and more often impossible. The vision of an agricultural based, cooperative style community that wasn’t just a pipe-dream seemed like a no-brainer to them.
“It’s time for President Préval,” says Luce, “ to follow the law and support CIGC in bringing in their sisters and brothers languishing in tent cities to a new way of living in Haiti. “Social entrepreneurship in Haiti has roots in the 1000+ cooperatives working for local development,” says Randolph Voyard, interim president of the BHD.
“This development requires the backing in the international credit market place provided by the BHD, controlled by the cooperatives. An efficient, rational, sustainable response to the earthquake is what President Préval must support,” according to Voyard.

note: to obtain a copy of the court order (in French), e-mail Tom Luce president@hurah.org
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2. Letter from CIGC to Pres. Préval
Translated from the French by Tom Luce, president@hurah.org 510-229-3571, original available by request.
The Galette Chambon Cooperative – CIGC
1 Place Charles, Galette Chambon, Ganthier, Haiti Tel 509-39-06-21-02 / 34-67-10-85 / 954=801-9714
Galette Chambon , Saturday Feb. 21, 2010
To the President of the Republic of Haiti, Mr. René Garcia Préval
Mr. President:
The Galette Chambon Cooperative, CIGIC, greets you and cries with you over our dead and our victims of the earthquake of Jan. 12, 2010.
Faced with this challenge, the Executive Committee of the CIGC is proposing to you in the name of the 450 founding members its participation in the collaborative project here below which would allow welcoming about 15,0000 displaced persons (IDP) and to integrate them in the settlement plan, “Bel Azuei” on more than 450 hectares surveyed and titled that we have been developing since 2003 with the Haitian Bank of Development, S.A. Having discussed with our partners in Haiti, in France, and in the USA, we have since initiated within the context of sustainable development in “Bel Azuei”, a program to set up, on receivingyour agreement, the following facilities:
A. 2-4 filtered water wells with a capacity of 10,000 to 25,0000 gallons
B. A completely equipped field hospital with 500 beds
C. Kitchens producing 25,000 to 100,000 meals, 25% of which would be sent to Port-Au-Prince
D. A tractor, a generator, an excavator, two trucks plus maintenance equipment
E. 1,000 family tents for 5,000 persons
F. A composting toilet system for 30,000 persons
G. Two storage depots 1,000 square meters each
H. School equipment for 7,000 children
I. Construction of 2,000 family lodging units with an average of 70 sq. meters
More than 2,000 IDP’s will work on the infrastructure and environmental jobs.
The implementation of this program requires two actions on the part of the presidency:
A. Reopen the BHD (Haitian Development Bank)
Execute the order issued by the County Court of Port-Au-Prince, May 4, 2006, that will give confidence to our financial partners in France and the USA who are ready to structure a credit plan for the construction and production.
B. Support a local model development project already in existence
The validation by the Haitian Executive of the development plan, “Bel Azuei” in Galette Chambon that, within the framework of local development strategy in collaboration with the BHD, has already accomplished the management, engineering and urban studies. These studies have been pursued until the present day. This is why the CIGC would be, at this very moment, operational.

These two actions would confirm the engagement of Haitian actors for their future in Haiti.

Mr. President, we are counting on your support, about which we have no doubt , for this operation inspired by the common good and a lasting development.
Pres. Estima Vil, Vice-President: Eddy Dolcius, Treasurer: Bertran Berthier, Secretary: Bouzy Afriette
Received Feb. 25 at the National Palace.

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3. English Translation of Court Order, May 4, 2006
(translated by Peter and Tom Luce from the French (French available in toto, 8 pages)

COURT ORDER May 4, 2006 by Judge Napela Saintil directing the Bank of Haiti (BRH) to follow the procedures of Art. 54 of the decree of Nov. 1980 concerning banking institutions including the naming of a Provisional Comptroller of the Haitian Development Bank (BHD), a case brought on behalf ot BHD shareholders by Randolph Voyard

(preceded by the minutes of the Court Bailiff)

On May 4, 2006, a petition was made by Mr. Randoph Voyard, homeowner, living in Port-au-Prince, but with legal residence in the United States of America, identified both by his American passport, [redacted], and by his Social Security number, [redacted], acting on his own behalf and on that of C.V.G. Development and of the BHD, S.A., the Haitian Development Bank, represented by his attorneys Antoine O. Vilaire and Guy Joseph of the Port-Au-Prince Bar Association, respectively identified, verified, having submitted numbers 003-023-186-614840, A-11432 and 003-011-251-7, 591545 and A-1020173, with the offices of one of them hereafter identified as located in this city at #20, Avenue Lamartinière (Bois-Verna)

I, André Elias, Court Bailiff, registered in and residing in Port-Au-Prince, with identification #003-004-7004, undersigned, gives notice to the following:
1) The Bank of the Republic of Haiti (BRH), represented by its Governor, Mr. Raymond Magloire, homeowner, living and residing at the headquarters of said Bank, situated in this city on Rue Quai, on behalf of and speaking for Mr. Fernad Celestin, employee
2) The Haitians represented by the Director General of the General Management of Taxes (DGI), Mr. Frantz Richard, in his central office situated in this city on Rue Paul IV, in front of the Casernes, on behalf of or speaking for the lady who has received my copy and seen my original,

and hereby declares:
According to the copy of the Order of final judgment rendered by the presiding judge on April 13, 2006 in the petitioner’s favor, FOR THESE REASONS it was decided that due to the urgency of the matter, consequently, the BRH is ordered to respect in its letter and spirit the prescriptions of Article 54 of the decree of Nov. 14, 1980 : “Nomination of a provisional comptroller to control and manage the assets of its shareholders”, and where shareholders may bring any action permitted by law before the competent jurisdiction should this function not be respected.

Decision delivered by us, Napela Saintil, Presiding Judge, on this day April 13, 2006, assisted by citizen Toussaint Louis, Clerk of the Court.

All Court Officers are hereby required and instructed to place this immediately executable order into the hands of the officers of the Public Ministry of Civil Tribunals and to all officials and to the police force to provide active assistance when legally required.

In accordance with which, the original copy of the present order is signed by the Presiding Judge and Clerk of the Court here named.

Signed: Napela Saintil, Judge; Toussaint Louis, Clerk of the Court.

To the plaintiff’s request, his domicile, choice of domicile, and to the power granted to his attorneys and in all the capacities described above, I, the Court Bailiff, mentioned above and signed below, and speaking in the capacity stated above, hereby ORDER in the name of the Republic, of the Law and of Justice, that the requirements of the court order consisting of the naming of a provisional Comptroller must be abided. This, by virtue of article 54 of the decree of November 1980 concerning banking institutions;
So that no pretext such as ignorance can be claimed, I, The Court Bailiff, above named and signed below and acting and speaking in the same capacity, leave a copy of the order separately with the Haitian State and also with the BRH as represented above, and leave a copy of the Ordonnance upon which the order is based as well as its explanation. To which act I affix a special stamp of the JPT both on the original as well as on the copy. The cost is seven hundred gourdes.

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Tom Luce, President
Hurah, Inc. – Human Rights Accompaniment In Haiti
800 US Advocates – a Vermont 501(c)(3)
1515 Fairview St. Apt. 3
Berkeley, California 94703-2317
E-mail: president@hurah.org
Web: http://hurah.org
Skype Name: tomluce
510-229-3571 Berkeley
510-926-3465 Port-Au-Prince
Buy our book, “Challenges Of Judicial Reform In Haiti” by Jean Sénat Fleury
at Lulu’s
To donate (tax exempt org 501(c)(3)) send check to “Hurah, Inc” c/o
Florencia Blackburn
2325 Adeline St.
Oakland, Ca 94607
or online

http://hurah.org/donate

Intervista-Interview al Maggiore Larry Jordan, US Army at Petion Ville Camp, Port au Prince, Haiti

Prima parte dell’intervista del 18 febbraio 2010 con il Major Larry Jordan, uno degli incaricati della gestione della missione USA nell’accampamento più grande di Porto Principe, Haiti, dopo il terremoto del 12 gennaio. 22mila soldati americani erano presenti al momento dell’intervista sull’isola anche se 9mila unità sono state ritirate poco dopo.

L’area del campo, conosciuto anche come Camp Delmas 40-B (che è l’indirizzo preciso), accoglie dalle 30 alle 50 mila persone stipate in circa 3-4mila tendoni di plastica e tende canadesi distribuite su spianate e collinette che costituivano prima un campo da golf-country club di proprietà di un cittadino statunitense. Molte Ong internazionali come Oxfam, Save the Children, il Catholic Relief  Service (di Sean Penn) e anche il World Food Programme stanno lavorando per offrire alcuni servizi di base a una buona parte della popolozione ospitata qui mentre risultano più “oscure” le motivazioni della massiccia presenza militare statunitense nell’accampamento dato che i compiti di sicurezza sono coperti dalla Minustah (caschi blu) e dalla polizia locale.

Seconda parte.

Terza parte.

Le guerre dimenticate di Haiti prima e dopo il terremoto (1/3)

Campo.jpgQuesto reportage nasce dall’esperienza diretta, dalle fonti documentali e giornalistiche, dalle testimonianze, i video e le interviste che io e l’amico Diego Lucifreddi abbiamo raccolto durante il mese di febbraio 2010, periodo in cui siamo rimasti nel quartiere Delmas di Port au Prince, Haiti, per collaborare con l’Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti) che è un associazione di avvocati volontari dedicati alla difesa dei diritti umani e civili delle persone più povere e svantaggiate soprattutto in quartieri difficili e tristemente famosi come Cité Soleil e Gran Ravine. Visto l’alto livello di corruzione e ingiustizia sociale e giuridica ad Haiti l’associazione si occupa dall’anno della sua nascita (2002) di aiutare i cittadini imprigionati ingiustamente (circa il 90% della popolazione carceraria di Porto Principe), ma nei momenti di crisi come questo, in una metropoli sconvolta da quei 36 secondi di terremoto che ne hanno cambiato la storia, l’Aumohd e il suo presidente Evel Fanfan provvedono a fornire servizi di ogni tipo alla popolazione del quartiere, ai sindacati, ai gruppi di base e alla gente in generale nei limiti delle proprie possibilità. Sono inoltre aperti alla creazione di reti internazionali di supporto e scambio d’informazioni oltre ad accogliere persone volenterose e interessate a conoscere la realtà haitiana. Dopo il terremoto si sta promuovendo una raccolta fondi via PayPal che può consultarsi qui: http://prohaiti2010.blogspot.com/

La peggiore della storia
Il bilancio provvisorio dei danni del sisma del 12 gennaio 2010, del 7,3 grado della scala Richter, su Port au Prince, la capitale d’Haiti, e le città limitrofe è quello della più grande catastrofe della storia moderna: i danni all’infrastruttura sono stimati in 14 miliardi di dollari, i morti accertati (ma molti sono ancora sotto le macerie e quindi s’è azzardata la cifra realista di 300mila morti), sono 230 000, il 90% dei quali nella zona cittadina; 310 928 i feriti; 559 i dispersi; 1 milione e mezzo le persone colpite; 1 milione duecentotrentasettemila i senza tetto; 509 202 gli sfollati; 105 369 case distrutte; 208 164 abitazioni danneggiate. Non si segnalano ancora pericoli epidemiologici nel paese anche se una trentina di ospedali della capitale non sono operativi mentre la piaga delle zanzare e la stagione delle piogge sono le maggiori minacce per le precarie tendopoli installate un po’ dappertutto a Porto Principe e dintorni.
Cuba è il paese che ha fornito più medici: sono oltre 1700 i dottori presenti ad Haiti, 1300 arrivati dopo il sisma. Il Venezuela, da anni presente sull’isola con progetti di cooperazione dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe), ha incrementato il suo contingente di protezione civile già dal 13 gennaio, ha condonato il debito haitiano con Petrocaribe e gestisce gli aiuti in varie tendopoli (Video Intervista Capo Missione Venezuela-3 parti).
Mentre il presidente haitiano Renè Preval si trovava in Messico per assistere al Vertice per l’Unità dell’America Latina e dei Caraibi, un sistema di alleanze regionali che si dovrebbe contrapporre all’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) controllata dagli USA, è stata fissata la data del 31 marzo in cui l’Onu e i paesi donatori discuteranno i piani per la ricostruzione di Haiti. L’Unione Europea ha annunciato un “piano Marshall” per Haiti, secondo le parole del ministro degli esteri dell’Unione, Catherine Ashton. Per ora il totale degli aiuti europei ammonta a 609 milioni di euro di cui 309 di aiuti umanitari e 300 per la ricostruzione: si parla di decentramento amministrativo, di rifondazione dello stato e ricostruzione del paese, si promette la cancellazione del debito estero anche se non si dice che potrebbe venire prontamente rimpiazzato da nuovi debiti accesi per la ricostruzione e la cooperazione internazionale…

Sfilate di stelle cadenti e politica internazionale
Il trentasettenne rapper Wyclef Jean, ex membro del gruppo Fugees residente negli Stati Uniti, ha ricevuto il 26 febbraio scorso un premio dell’associazione NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) come riconoscimento dei suoi sforzi umanitari in favore delle vittime del terremoto del 12 gennaio. Il musicista ha la nazionalità haitiana ed è stato il primo tra le “star” a livello mondiale a visitare Port au Prince dopo la catastrofe, seguito poi dall’attore Sean Penn, patrocinatore del CRS (Catholic Relief Service), un’agenzia che sta gestendo gli aiuti in molte tendopoli in cui s’è insidiato l’esercito americano, da Angelina Jolie, come rappresentante dell’UNICEF, e da John Travolta che ha portato il sacro verbo e la solidarietà di Scientology in terra caraibica. George Clooney s’è invece limitato a un multimilionario Telethon per la raccolta fondi mentre gli ex presidenti Bill Clinton e G. W. Bush (non è uno scherzo) si sono associati per la creazione di un fondo speciale promosso su questo sito www.clintonbushhaitifund.org e in televisione. Sono tutti dei filantropi?
Nonostante siano in qualche modo apprezzabili gli sforzi degli uomini politici e di spettacolo oltre che delle agenzie, delle ONG e delle numerose chiese cristiane e cattoliche che operano ad Haiti per raccogliere fondi, non ci si può dimenticare di alcune considerazioni circa gli interessi e le intenzioni nascoste di questo tipo di solidarietà. Oltre ai dichiarati obiettivi umanitari che motivano le loro missioni bisogna anche citare i vantaggi economici e d’immagine, gli elementi ideologici e discrezionali di cui ognuna di queste è portatrice come tassello necessario per la quadratura del cerchio della politica estera delle potenze straniere coinvolte, tradizionalmente gli USA, il Canada e la Francia che così esportano prodotti, influenze culturali, politiche e religiose, visioni del mondo, know how, imprese, dipendenze di vario tipo e, in sintesi, soft power nei paesi “beneficiari”. Anche la solidarietà è condizionata a delle politiche specifiche, a delle preferenze stabilite dall’agenzia che la elargisce.

Dalla USAID a Sarkozy
Per esempio in America centrale e in Messico non è un segreto che la USAID (agenzia governativa statunitense), molto presente anche ad Haiti con gli aiuti del terremoto, subordina da sempre i suoi esborsi “solidali” a politiche anti-abortiste e reazionarie rispetto alle tendenze sociali e politiche dei paesi riceventi. L’anno scorso il governo del Distrito Federal, la capitale del Messico, ha perso i contributi della USAID proprio perché è stato legalizzata la libertà di decisione delle donne in tema di aborto.
Delmas.jpgTorniamo ad Haiti. In febbraio le visite di Stephen Harper, primo ministro canadese, dei coniugi Clinton a più riprese e infine quella di Sarkozy, primo presidente francese in visita nella storia indipendente di Haiti, sottolineano come, oltre al Brasile, anche la Francia, gli USA e il Canada vogliano mantenere forme di controllo-aiuto sul paese. Sono i primi interessati ad evitare l’ingerenza russa, cinese e venezuelana nei Caraibi, ad avere la priorità nell’esplorazione delle risorse minerarie (petrolifere ma non solo), probabilmente abbondanti nelle acque haitiane, e a mantenere la situazione umanitaria quantomeno stabile dato il “pericolo” di emigrazioni di massa nei loro territori (già oltre un milione di haitiani vivono negli USA contro 9 milioni e mezzo in patria).
Il presidente francese è stato ad Haiti in una visita lampo di 5 ore lo scorso 17 febbraio e ha presentato un pacchetto di aiuti da 326 milioni di euro sottolineando che Haiti non ha bisogno di tutele esterne, in allusione alla presenza militare americana e alle ipotesi di un “protettorato” per Haiti, e che il progetto di ricostruzione del paese sarà tutto haitiano. Ecco, magari invece le imprese, i materiali, i futuri debiti esteri, i capitali, le lobby politiche, i giacimenti minerari e i nuovi mercati saranno anche un po’ più francesi di prima, oltre che americani e canadesi. Suonerà sarcastico ma il prode Nicolas ha addirittura ringraziato Haiti perché grazie all’ex colonia caraibica “il francese è potuto diventare la seconda lingua ufficiale delle Nazioni Unite”, “bella soddisfazione!” dirà la maggioranza degli haitiani che parla il creolo.

Gli USA e le agenzie, un po’ di storia e colpi di stato
Un esempio interessante di cosa intendo per “elementi ideologici e discrezionali” è rappresentato dal caso di Wyclef Jean e della sua fondazione Yelè Haiti che dal 2005 raccoglie fondi per borse di studio, progetti ambientali, sportivi e artistici per il paese caraibico. Suo zio, Raymond Joseph, è uno degli uomini dell’establishment d’Haiti a Washington e nel marzo 2004 fu nominato ambasciatore di quel paese negli USA dal duo repressore formato dal presidente ad interim Boniface Alexandre e dal suo primo ministro Gerard Latortue.
Come dichiarato in un’intervista da Tom Luce, presidente dell’Ong statunitense Hurah-inc attiva da molti anni ad Haiti con progetti di cooperazione e protezione della popolazione in collaborazione con Aumohd (Associazione di Unità Motivate da un’Haiti dei Diritti), questi arrivarono al potere spodestando il presidente legittimo Jean-Bertrande Aristide dopo la sua deportazione nella Repubblica Sudafricana il 29 febbraio 2004. L’operazione venne messa in atto da agenti della CIA e propiziata da mesi di destabilizzazione e crisi provocata da bande di paramilitari e da vari elementi d’opposizione extraparlamentare legati alla stessa CIA, all’IRI (International Republican Institute) e a settori conservatori europei, in particolare della Francia di Chirac e Sarkozy (in quell’epoca ministro degli interni), ed il principale era il gruppo 184 o G184, un’ambigua organizzazione per la “difesa dei diritti umani” che è in realtà un’agenzia reazionaria ed etero diretta che ha ricevuto finanziamenti anche dalla Commissione Europea.
Che successe in realtà durante il golpe del 2004?
Una versione storica di quelle caotiche settimane sostiene che Aristide si sia dimesso in seguito a una crisi istituzionale e si sia quindi dichiarato impotente di fronte a una serie di “rivolte popolari”. Queste ribellioni erano in realtà provocate da squadroni armati dall’opposizione con metodi terroristici e illegali perciò lo stesso ex mandatario haitiano ha sempre negato la versione ufficiale (o statunitense) della vicenda. Alcuni periti traduttori negli Stati Uniti hanno confermato che il testo originale della presunta lettera di dimissioni scritta in creolo dall’ex presidente non costituiva affatto una rinuncia all’incarico.
Sempre a detta di Luce e secondo gli articoli del giornalista americano Kevin Pina, anche l’IRI (International Republican Institute), un’emanazione del governo statunitense creata da Ronald Reagan negli anni ottanta con l’obiettivo di insegnare la democrazia nel resto del mondo e finanziata con denaro pubblico prelevato ogni anno dalle tasche dei tax payers USA, ha realizzato sistematicamente quest’opera di sovvertimento dell’ordine democratico ad Haiti, specialmente durante la gestione di Stanley Lucas, rappresentante dell’agenzia sull’isola. La controparte dell’IRI legata al partito democratico statunitense è l’NDI (National Democratic Institute) che, almeno nel caso di Haiti, è stato invece ritenuto un interlocutore più imparziale dal momento che ha lavorato con diverse parti politiche incluso il partito Lavalas di Aristide. Entrambi sono finanziati all’interno del programma conosciuto come National Endowment for Democracy o NED.

…e lo zio di Wyclef è ancora lì
Dunque nel biennio 2003-2004 l’IRI utilizzò fondi dell’agenzia nordamericana USAID, organizzazione presente in quasi tutta l’America Latina e oggi ampiamente coinvolta nella raccolta e gestione degli aiuti ad Haiti dopo il terremoto del 12 gennaio 2010, per corrompere parlamentari e fornire armi a circa 600 ribelli che si organizzarono in squadroni della morte al comando di Guy Philippe, ex capo della polizia della seconda città di Haiti, Cap-Haitien, e dell’ex sergente golpista dell’esercito Louis-Jodel Chamblain. Questi criminali di guerra sono stati in seguito presentati come dei freedom fighters (lottatori per la libertà) agli occhi dell’opinione pubblica grazie alla propaganda ufficiale dell’epoca post Aristide.Gringos.jpgMalgrado i milioni e milioni di dollari spesi per la “promozione delle democrazia” e dei candidati pro-yankee con strategie tipiche della guerra fredda e una costante violenza politica, questi sforzi finanziari, mediatici e militari non hanno dato i loro frutti visto che nessun candidato della destra reazionaria ha potuto ottenere consensi generalizzati ad Haiti e la gente continua in massa a sostenere Aristide e non crede alle versioni adulterate della storia del secondo colpo di stato perpetrato ai suoi danni. Lo stesso Guy Philippe si candidò nel 2006 ed ebbe solo l’1% dei suffragi, cosa che rivelò lo scarsissimo consenso e anzi il ribrezzo che la sua figura suscitava nella popolazione che lo identifica tuttora come un mercenario, paramilitare e narcotrafficante.
Dopo tutti questi anni così turbolenti l’ambasciatore Raymond Joseph, il personaggio con cui ho aperto questa parentesi storica, venne comunque riconfermato a Washington da Renè Preval, l’attuale capo di Stato haitiano poco propenso ai cambiamenti sgraditi all’elite.

Wyclef Jean, l’istruzione e la solidarietà tronca
Ma torniamo ancora alle stelle cadenti della solidarietà. Per poter chiudere l’esempio sulla fondazione di Wyclef Jean bisogna prima sottolineare che il 95% delle scuole haitiane prevede il pagamento di tasse d’iscrizione e il sistema scolastico nel suo complesso è dominato pesantemente dalle istituzioni private e confessionali, dalle Ong e dai piccoli imprenditori dell’educazione a pagamento, con le relative esclusioni dal diritto universale allo studio che ne derivano e che hanno contribuito insieme ad altri fattori economici e sociali a una situazione insostenibile: alti tassi di mortalità materna (523 donne muoiono ogni 100mila parti), un bambino su 8 muore prima di compiere i 5 anni e uno su 14 prima dell’anno di vita, la speranza di vita è di soli 59 anni per gli uomini e 63 per le donne; il tasso di alfabetismo della popolazione adulta non arriva al 60% e quello dei bambini che frequentano un’istituzione educativa non supera il 50%, Oltre 500mila bambini in età scolastica non sono mai entrati in una scuola (Rapporto Clacso-Rebelion sull’Educazione). La Unesco ha stabilito che almeno la metà delle 15mila scuole elementari e medie del paese sono state danneggiate severamente o distrutte e così anche il ministero della pubblica istruzione e le altre sedi dei poteri statali. Messe.jpg
Soprattutto per le ragazze dei quartieri poveri (ma non solo) è molto difficile concludere gli studi a livello secondario inferiore e superiore dati i costi delle istituzioni scolastiche private e il regime escludente che le governa, oltre al fatto che il sistema sociale e culturale prevalente è ancora legato alla tradizione cattolica conservatrice, a una vera e propria abitudine alla dipendenza materiale e spirituale della popolazione dal benefattore di turno o dalla volontà divina vista come fatalità o destino predeterminato. Tra gli altri, questi fattori spingono le donne ad essere relegate ai soli ruoli di casalinghe e madri, regolarmente abbandonate dai rispettivi mariti dopo pochi anni di convivenza e procreazione. Quindi tra un figlio e un altro, tra un uragano devastante e un terremoto, le possibilità concrete di uno sviluppo umano, lavorativo e sociale sono ridottissime per le donne che gestiscono giorno per giorno l’economia e la vita domestiche in uno stato endemico d’emergenza e privazione. Le donne sole a capo di una famiglia numerosa sono la normalità a Porto Principe.
Le borse di studio concesse con le donazioni in favore della fondazione Yelè vengono promosse al pubblico come strumenti importantissimi che beneficiano ogni anno migliaia di bambini, ma questa è solo una parte della verità. Infatti, come informa Tom Luce in un’intervista, il godimento di queste elargizioni è ristretto solo alcune istituzioni private religiose e non è fruibile dai singoli individui richiedenti, quindi è inutile cercare di intervenire e segnalare i casi delle famiglie e dei bambini veramente più bisognosi, dato che questi non vengono nemmeno considerati dagli uffici e dagli operatori preposti in loco i quali adottano piuttosto un modus operandi burocratico e ostacolante.

Fine della prima parte (1/3)

Sostegno aiuti http://prohaiti2010.blogspot.com/
Video Port u Prince di Diego Lucifreddi: YouTube FabrizioLorussoMexFoto Haiti e Aumohd: Picasaweb.google.com Album Haiti
Alcune fonti necessarie:
http://www.haitiaction.net/
http://www.haitiinformationproject.net/
http://www.haitianalysis.com/
http://www.blackcommentator.com/67/67_pina.html
Trailer documentario Kevin Pina: The Untold Story
http://www.teledyol.net/KP/HUS/HUS.mp4
Lamericalatina.Net