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Haiti – Rivolta e colera – ONU Minustah – 2 morti – TG3 16 novembre 2010

DONAZIONI Scuola di Pace Roma – Aumohd Porto Principe

http://haitiemergency.blogspot.com/2010/10/per-inviare-una-donazione.html

PAGINA FACEBOOK EMERGENZA HAITI

http://www.facebook.com/#!/pages/Emergenza-Haiti-Urgence-Haiti-Haiti-Emergency/160614243961140

DUE NOTE:

1. LA GIORNALISTA DICE CHE I CASCHI BLU DELLA MINUSTAH SONO AD HAITI PER RIPORTARE LA PACE E AIUTARE LA POPOLAZIONE (MA NON C’E’ STATA NESSUNA GUERRA) MENTRE IL LORO COMPITO UFFICIALE E’ DI TIPO MILITARE E HANNO FUNZIONI DI POLIZIA INSIEME ALLE FORZE DELL’ORDINE HAITIANE.

2. “IL MORBO DEL COLERA CHE IL MONDO CIVILE HA DA TEMPO DEBELLATO”, NOI DEL MONDO CIVILE NON CAPIAMO CHE HAITI NON E’ UN PAESE INCIVILE, E’ POVERO…E LE PERSONE NON SONO, IN GENERE, VIOLENTE MALGRADO LE ENORMI CATASTROFI CHE HANNO SUBITO (TRA CUI ANNOVERO ANCHE L’ASFISSIANTE PRESENZA DI FORZE MILITARI STRANIERE).

Haiti, l’uragano Tomas e il colera

Visto che ormai non se ne parla più, facciamolo qui. L’epidemia di colera ad Haiti ha raggiunto la capitale e in particolare il sobborgo slum di Citè Soleil, la parte più povera, tanto per cambiare. Si segnalavano la settimana scorsa oltre 30 morti in quel quartiere: stiamo seguendo la situazione grazie ai comunicati di Aumohd, associazione per i diritti umani haitiana, e al blog della Scuola di Pace Roma che sta raccogliendo fondi per fornire di acqua alcuni villaggi haitiani (vi raccomando di seguire qui e sostenere le loro iniziative LINK)

I morti superano la cifra di 500 in meno di un mese e i ricoveri sono saliti a circa 8000 unità. L’epidemia sta mietendo vittime soprattutto nel centro-nord del paese, a Saint Marc nei pressi del fiume Artibonite, da cui pare provengano le acque contaminate che hanno dato via alla diffusione massiccia della malattia.

Lo straripamento del fiume dovuto alle intense piogge e al passaggio dell’uragano Tomas in questi gorni (ora la perturbazione ha perso forza e ha deviato la sua rotta su Cuba) ha peggiorato la situazione sanitaria nella regione. L’uragano Tomas ha fatto altri 20 morti e 36 feriti ad Haiti e ha devastato completamente 900 case e ne ha danneggiate gravemente altre 5000 per un totale di 6000 famiglie colpite dalla tragedia.

L’espansione dell’epidemia nella capitale e la persistenza delle piogge stanno mettendo a dura prova il milione e mezzo di sfollati che vivono nei campi d’accoglienza in mezzo al fango in attesa di venire ricollocati in nuove abitazioni e prefabbricati costruiti, teoricamente, coi soldi della cooperazione internazionale che stentano a farsi vedere…

Haiti ai tempi del colera: il BLOG per aiutare!

Segnalo un Blog che è stato realizzato dalla Scuola di Pace di Roma, un’associazione italiana che opera ad Haiti in collaborazione con l’organizzazione AUMOHD di Port au Prince (Haiti) di cui è presidente l’avvocato Evel Fanfan. Le nostre attività sono mirate a portare aiuto, solidarietà e conforto ai bambini e alle popolazioni colpite dalle guerre o dagli eventi naturali catastrofici. Per avere altre info, vedere foto, video e testimonianze delle nostre missioni, visita il sito www.lascuoladipace.org

Vi invito quindi a visitarlo per informarvi sulla reale situazione del colera e post terremoto ad Haiti con testimonianze coincise e dirette da Porto Principe. Trovate anche tra i post le migliori spiegazioni sulla malattia e sull’emergenza che vivono in questo momento oltre che sulla situazione dell’acqua.

Potete donare qualcosa agli indirizzi che ricopio qui sotto, l’associazione di avvocati Aumohd di Porto Principe gestisce i fondi in arrivo. Con le prime donazioni è stato possibile comprare una cisterna d’acqua per un campo sfollati che non aveva riserve.

HAITI EMERGENCY

ZONE COLPITE DAL COLERA

da: http://haitiemergency.blogspot.com/

Esplode un’epidemia di Colera ad Haiti con centinaia di vittime.
A 10 mesi dal terremoto che ha sconvolto l’isola delle Antille la situazione sta di nuovo precipitando.
In questi mesi sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme…  ancor’oggi centinaia di migliaia di persone, solo nella capitale Port au Prince, vivono nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango.
Una bottiglia d’acqua potabile può fare la differenza tra la vita e la morte, in una regione tropicale dove il colera non è mai stato sconfitto e ritorna ogni volta che le condizioni igieniche generali tendono a degradarsi.
Una bottiglia d’acqua minerale ad Haiti costa un’enormità… circa 50/60 centesimi di euro.
La popolazione locale utilizza però dei barilotti di acqua depurata che si possono trovare a prezzi più contenuti.
Resta però il problema del possibile contagio di verdura e frutta che siano venute a contatto con i batteri del colera.
La Scuola di Pace ha attivo un progetto di solidarietà rivolto ai bambini e alla popolazione di Haiti.
Nello scorso Aprile siamo stati in missione a Port au Prince e in altre località di Haiti.
Da allora stiamo lavorando, in collaborazione con la Società Civile Haitiana, per i progetti di ricostruzione delle scuole e l’aiuto diretto ai bambini.
Chi voglia aiutare i bambini di Haiti, per i progetti di scolarizzazione, e contribuire all’acquisto in loco di acqua potabile, può inviare un contributo, tramite bonifico bancario bonifico bancario intestato a:
“La Scuola di Pace” c/c 0744-000159612 Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila Agenzia Roma 3 – IBAN:
IT49M0604003204000000159612, (specificare nella causale: AIUTO HAITI)
oppure con Paypal o Carta di Credito, dal nostro sito internet http://www.lascuoladipace.org/, tramite il pulsante DONAZIONE.
La Scuola di Pace – Roma

Resta comunque aperta anche l’iniziativa per raccogliere donazioni per le vittime del terremoto:

PRO HAITI 2010


Video Port au Prince, Haiti (2). In moto tra rovine e

In questo video girato da una motocicletta che versa in uno stato pietoso ai limiti di una ragionevole e dovuta rottamazione che non arriverà mai, attraversiamo il centro della città di Port au prince, capitale di Haiti, a qusi un mese dal terremoto del 12 gennaio scorso che ha causato oltre 220mila vittime con una scossa di un minuto del 7,3 grado della scala Richter. Le strade sono piene di gente e il traffico è caotico. Tutti cercano qualcosa, vendono, parlano o semplicemente vagano in attesa della notte. La città è diventata un’immensa tendopoli da oltre un milione di “abitanti sfollati” che dormono negli accampamenti ufficiali (gestiti dal governo e protetti dall’esercito americano e dall’Onu) o in quelli autorganizzati in spazi pubblici e per le strade.

L’infrastruttura cittadina dalle strade agli edifici pubblici e privati sembra essere stata colpita da settimane di bombardamenti. nel video passiamo vicino al mercato generale lungo la via Dessalines, una delle grosse arterie che conducono al vero e proprio centro, la zona in cui si trovavano il Palazzo presidenziale, sede del potere escutivo, e la cattedrale, entrambi distrutti dal sisma. Nel centro si trova anche il campo di rifugiati più grande del paese e la gente viene in questa zona per comprare a buon mercato i pochi prodotti e lo scatolame che si trovano: aglio, uova, pasta, acqua in bottiglia o in sacchettini e poc’altro. Le macerie e la spazzatura invadono tutte le strade e in alcune di queste si sente ancora la puzza moplto forte dei cadaveri rimasti sotto piani e piani di edifici crollati e non ancora esplorati e ripuliti (sono la maggior parte).

La stagione delle piogge si avvicina e abbiamo già avuto un paio di anticipi questa settimana: le vie s’inondano dfi fango e i campi dei rifugiati diventano invivibili. La spazzatura dentro i campi e per la strada non viene portata via ma solo in parte smaltita dalla gente che fa ovunque dei falò per bruciare quel che si può. Gli aiuti della comunità internazionale arrivano ai campi più grandi ma non riescono a coprire tutte le necessità degli abitanti. Ad ogni modo l’intenzione degli americani è di non rendere stabili le strutture dei campi per poter procedere al più presto alla costruzione di fabbricati e case di legno più sicure. Non sembra che vi sia però un piano chiaro in tal senso e quindi la ricerca di tende coperte e teli di plastica resta una priorità per gli haitiani senxza una casa.

Segnalo l’appello per le donazioni che servono davvero, cioè per poter dare qualcosa all’associazione che ci ospita qui a Porto principe che è haitiana e non è legata a nessun circuito internazionale ma è molto utile e presente a livello locale nel quartiere Delmas: http://prohaiti2010.blogspot.com/ I progetti a breve sono la riapertura con personale medico locale di un piccolo centro-clinica per le necessità di base della popolazione; una cucina comunitaria per circa 60 pasti caldi al giorno. Ogni euro conta !

Port au Prince e la notte di pioggia a un mese dal terremoto

Ad Haiti non è ancora ufficialmente iniziata la stagione delle piogge, per fortuna manca ancora qualche mese come nel resto dei Caraibi, ma anche qui ci sono i mesi pazzi e alle 4 del mattino dell’11 febbraio, la capitale ha vissuto ore di disagio e paura per le piogge intense cadute durante alcune ore. Rispetto agli uragani che periodicamente sconvolgono il paese o alle piogge torrenziali di maggio e giugno quello dell’altra sera poteva considerarsi solo uno “sfogo temporalesco” notevole ma non eccessivo. Purtroppo anche un po’ d’acqua può far notizia.

Circa un milione e duecentomila sfollati si sono infatti ritrovati ai bordi di fiumi di fango e detriti, con le loro tende e i giacigli invasi dall’acqua, secondo un copione che potrebbe ripetersi ogni giorno se nelle prossime settimane non verrà risolto il problema delle abitazioni. Gli accampamenti ufficiali e spontanei che sono stati allestiti nei parchi, nelle piazze e per le strade non sono pronti per drenare i flussi d’acqua piovana e quindi gli interventi previsti dalla comunità internazionale, dalle autorità e dagli stessi campi autogestiti dovranno presto cercare di risolvere questo problema.

Ormai le cifre relative alle vittime hanno superato ogni stima iniziale e si parla di 220mila morti mentre dal punto di vista degli aiuti ricevuti i giornali locali (segnalo “Le Nouveliste”) riportano un altro dato allarmante fornito dal Bureau de coordination des affaires humanitaires (Ocha) che segnala che solo 50mila famiglie (cioè 272mila persone) hanno ottenuto “materiali d’emergenza” come tende e materassi. Per chi non ha un tetto proprio questi beni elementari si trasformano in preziose ancore di salvataggio e, sebbene non costituiscano una dimora stabile e dignitosa, sono pur sempre un appiglio utile e, direi, quasi un privilegio. Per questo motivo Evel Fanfan, il presidente dell’associazione (Aumohd) che ci ospita nel quartiere Delmas, ci aveva chiesto di portare tende e materiali da campeggio come le pile elettriche e i sacchi a pelo oltre alle sempre necessarie medicine. Anche qui nel parcheggio dove abbiamo piantato un paio di canadesi ci siamo dovuti svegliare all’improvviso per cercare protezione dallo scrosciare della pioggia che non dava segni di cedimento e soprattutto per evitare che i computer e le stampanti, protette solamente da un telone di plastica, non venissero danneggiati.

In una conferenza stampa l’ambasciatore americano a Porto Principe, Kenneth H. Merten, ha dichiarato che le tende non rappresentano l’unica priorità e che è meglio pensare già da ora a soluzioni più stabili come per esempio i prefabbricati di legno e plastica che sono più resistenti. Inoltre – sintetizzo le sue parole – l’idea è quella di evitare che la gente si abitui alle tendopoli che potrebbero trasformarsi in città permanenti che ostacolerebbero l’opera di ricostruzione generale e i piani di ricollocamento della popolazione in zone più sicure. Intanto però la gente se la deve cavare con quello che c’è o con i teloni di plastica che in città sono diventati carissimi e ricercatissimi tanto che alcune persone che ci hanno visto per la strada ci hanno chiesto di procuraglieli pensando che siamo americani.

L’ambasciatore ha anche risposto a una domanda di un giornalista haitiano su una questione poco nota: una percentuale (intorno al 3%) dei soldi raccolti negli USA viene incamerata come contributo direttamente dall’esercito americano anziché venire usata per l’acquisto di ulteriori beni per gli haitiani e a questo Mr. Merten ha affermato che per ora gli Stati Uniti hanno stanziato ufficialmente 537 milioni di dollari e che quindi si giustifica un piccolo prelievo sulla raccolta fondi. E’ vero che ogni paese gestisce le proprie missioni umanitarie in modi differenti però possiamo dire che i cittadini americani che hanno donato per Haiti lo stanno effettivamente facendo col 97% del loro denaro e con il restante 3% stanno anche pagando la missione dell’esercito, cosa che forse non era chiarissima e che può assimilarsi a una tassa nascosta. E’ stato anche annunciato un relativo allentamento delle norme migratorie riguardanti gli haitiani che si trovavano negli USA prima del 12 gennaio e che potranno rimanere legalmente nel paese per altri 18 mesi.

Il 12 gennaio tutto il paese si ferma per ricordare le vittime del terremoto a un mese dalla catastrofe. Si pregherà dalle 7 del mattino alla sera tardi. Sarà un giorno di calma e di riflessione per cercare di intravedere la speranza, gli aiuti, la ricostruzione e il futuro.

Continuo a segnalare QUESTO LINK . per le donazioni dato che sto lavorando con loro qui a Port au Prince e stanno cercando in varti modi di aiutare la popolazione del quartiere esclusa dalla solidarietà internazionale ufficiale.

A questo link invece c’è un album fotografico sulla capitale haitiana che spero possa interessarvi e da cui si può attingere citando la fonte (!):

http://picasaweb.google.com/FabrizioLorussoMex/Haiti

Note di Diego Lucifreddi. Quando un telo ti cambia la vita, ad Haiti

di Diego Lucifreddi, da Port au Prince

Soprattutto le donne camminano per strada caricando pesi sulla testa. Non solo cose pesanti, ho visto una ragazza portare in equilibrio il piatto da cui stava mangiando.

A distanza di un mese la gente continua a avere paura di una replica del terremoto.

La casa del nostro ospite è crollata, ma per fortuna l’ufficio è ancora in piedi, e infatti ci siamo sistemati qui. Evel ci ha assicurato che l’edificio è apposto, glielo ha detto un ingegnere, e che possiamo accomodarci con tranquillità dove vogliamo, stanno magari attenti che le cose là fuori non stiano tremando.

Lui comunque dorme all’aperto, prima su un materasso sistemato per terra, adesso in una delle tende che gli abbiamo portato.

Con 4 teloni di plastica blu, di quelli che noi chiamiamo da campeggio, ha involto il cortile che adesso ospita 6 persone, e tutti quelli che vengono occasionalmente durante la giornata.

Anche la cyberpostazione è sotto il tendone composta da un tavolo, due stampanti varie laptop dal vintage all’ultra moderno e una piccola tv, dove domenica scorsa sono riuscito a vedere la partita della Roma. Il sistema è alimentato da un generatore a benzina rumoroso e puzzolente e collegato per mezzo di un accrocco di cavi e trasformatori in cui scorazzano lucertoloni e topolini.

Siamo addirittura collegati a internet, un po’ alternativamente.

E tutto questo sotto e grazie ai teloni che proteggono dal sole, dalla notte e soprattutto, se fissati per bene, evitano che anomali temporali tropicali si portino tutto via.

È così efficace che lo useranno anche per la sala di accoglienza del prossimo centro medico che l’associazione vuole riattivare nel quartiere,

Il tapis quindi è diventato proprio un materiale da costruzione: leggero, adattabile, colorato, forse ecosostenibile ma non certo economico, infatti l’inflazione “sciacalla”, quella che fa alzare i prezzi in occasione delle sciagure, su questo bene necessario ha colpito del 50%.

Oggi una signora che forse mi ha visto bianco, mi ha chiesto perché non gliene regalavo un paio di metri.