Video Port au Prince, Haiti (4). Il Palazzo nazionale distrutto, Sarkozy e la tendopoli di Campo di Marte

La Banca Interamericana per lo Sviluppo ha recentemente pubblicato una stima dei danni del terremo del 12 gennaio ad Haiti e ha concluso che si tratta della tragedia più costosa della storia in termini di vite umane e per l’economia  in relazione alla popolazione totale del paese (circa 9 milioni e mezzo di persone) e alla situazione precedente il sisma. I morti superano i 230mila e molti sono ancora sotto le macerie, l’infrastruttura distrutta viene stimata in 8000-14000 milioni di dollari (cifra superiore al PIL di Haiti di un anno) e si parla di decenni di recupero necessari per riportare l’economia allo stato in cui era prima del terremoto. Di certo non è un gran obiettivo dato che si trattava comunque del paese più povero delle Americhe. Normalmente le stime econometriche come questa si basano su una serie di variabili e fattori considerati costanti, il famoso “ceteris paribus” (a parità di condizioni) e servono spesso come unità di riferimento per orientarsi un po’ nel marasma di dati forniti e proiettati, quindi non credo si possa concludere che un paese, uno stato, un popolo siano per sempre spacciati anche perché lo sviluppo economico dipende da molti più fattori di quelli considerati di solito da queste analisi. Le proporzioni storiche dell’evento erano già note e le proiezioni economiche a futuro vanno sempre riviste.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy verrà in visita ad Haiti mercoledì prossimo e ha annunciato che discuterà dei piani di ricostruzione e degli aiuti francesi con il presidente Preval e con i giornalisti. Il 31 marzo a New York ci sarà l’incontro all’ONU sulla ricostruzione di Haiti in cui verranno stilati e completati i piani per la città di Port au prince e le altre come Leogane che son state completamente rase al suolo. L’idea è di evitare il sovrappopolamento dell’area metropolitana in futuro (gli abitanti della capitale erano 2 milioni, il 20% del totale del paese) e cercare di non ricostruire nelle zone più a rischio. Il palazzo nazionale, per esempio, secondo i piani francesi andrebbe rifatto da un’altra parte nonostante sia un simbolo nazionale importante. Si preannunciano mesi caldi per la negoziazione degli aiuti e dei contributi di ciascun paese: le visite di Stephen Harper, primo ministro canadese, e dei coniugi Clinton a più riprese (Bill Clinton ha addirittura cominciato una campagna insieme a Bush figlio) e ora quella di Sarkozy sottolineano come, oltre al Brasile, anche Francia, USA e Canadà siano fortemente interessati a mantenere forme di controllo-aiuto ad Haiti. Sono i primi paesi interessati ad evitare l’ingerenza russa e venezuelana nei Caraibi, ad avere la priorità nell’esplorazione delle risorse minerarie (petrolifere ma non solo) probabilmente abbondanti nelle acque haitiane e a mantenere la situazione umanitaria quantomeno stabile dato il “pericolo” di emigrazioni di massa nei loro territori.

Abbiamo avuto un incontro con la sezione italiana di Medici Senza Frontiere qui a Port au Prince per cercare di capire come fare per ricevere degli aiuti in medicine, personale e materiali medici per ricostituire una piccola clinica di quartiere che operava nella zona Delmas e che potrebbe ora ricominciare a offrire i suoi servizi dato che il personale medico è sopravvissuto e non ha lavoro. Le perosne che ci hannop ricevto sono state molto gentili e ci hanno spiegato come prepararsi per entrare nelle liste delle Nazioni Unite per ricevere aiuti. Non è semplicissimo ma sembra sia possibile. Bisogna partecipare a delle riunioni settoriali, dei “cluster”, dedicate a temi specifici quali “i materiali medici” o “gli aiuti alimentari” e cercare di inserire la propria organizzazione, sia essa locale o straniera, nella lista del cluster adatto e attendere. Mi perdoneranno gli esperti delle ONG e simili per la superficialità della spiegazione!

Le grosse ONG e gli organi governativi accedono a queste risorse quasi automaticamente proprio in virtù della loro notorietà e credibilità forse lasciando in secondo piano le piccole realtà legate al territorio che devono “risalire la china” o partire da zero nelle loro relazioni con le agenzie internazionali. Alcune realtà grandi come MSF (Medicins sans frontiers) preferiscono non dipendere dagli aiuti ufficiali in quanto vi sono dei condizionamenti cui non desiderano sottostare. Non abbiamo parlato della questione specificamente ma possiamo immaginare che anche la solidarietà possa venire condizionata a delle politiche specifiche, a delle prefernze stabilite dall’agenzia che la elargisce. Per esempio in America centrale e in Messico non è un segreto che la USAID (agenzia governativa statunitense), fortemente presente anche qui ad Haiti con gli aiuti del terremoto,  subordina i suoi esborsi “solidali” a politiche anti-abortiste o reazionarie rispetto alle tendenze sociali e politiche dei paesi riceventi. Tra l’altro legarsi in qualche modo all’esercito, alle truppe straniere o agli stessi caschi blu può portare a gravi problemi d’immagine per i gruppi che desiderano mantenere la loro immagine d’indipendenza e autonomia.

Riporto ancora l’appello per le donazioni all’Aumohd, l’associazione presso cui stiamo lavorando a Port au Prince è che è molto radicata nel quartiere e con le organizzazioni locali. I contributi vengono veramente consegnati al destinario e vengono utilizzati per l’acquisto diretto di medicine, tende e beni di prima necessità per gli abitanti del quartiere:

http://prohaiti2010.blogspot.com/

2 risposte a “Video Port au Prince, Haiti (4). Il Palazzo nazionale distrutto, Sarkozy e la tendopoli di Campo di Marte

  1. mwen se haitien mesie ti no mwen rele tinono neg jacmel

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