Video Port au Prince, Haiti (3). Cattedrale a pezzi e il ritiro americano (?)

L’arcivescono di Porto Principe è morto sotto le macerie della cattedrale capitalina il 12 gennaio, giorno del terremoto che ha cambiato la storia di Haiti. Fino a pochi giorni fa c’erano ad Haiti qualche migliaio di soldati dell’ONU – MINUSTAH (della forza di controllo presente qui dal 2004 in realtà, quando il presidente Aristide venne cacciato dal paese e vi fu un vero e proprio colpo di Stato) accompagnati da ben 22mila militari americani giunti a pioggia dopo il sisma e dislocati nell’aeroporto e nei campi di accoglienza degli sfollati senza tetto in tutta la città. La minaccia di un’occupazione militare che possa stabilire una specie di protettorato sembra una possibilità concreta in un paese che ha perso la maggior parte dei deboli apparati statali e ha visto la distruzione fisica dei ministeri e del palazzo del governo.

Mercoledì 24 febbraio il presidente francese Nicolas Sarkozy verrà in visita a Port au Prince e sorvolerà la città in elicottero con il presidente haitiano Preval per osservare le zone distrutte dal terremoto e probabilmente verrà annunciato l’ammontare di un’aiuto economico significativo. La Francia non vuole restare indietro negli affari legati alla sua ex-colonia e allo stesso tempo desidera limitare l’ingerenza americana e brasiliana nel paese. Lo stesso ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, ha dichiarato che auspica la continuazione della missione ONU che è capeggiata dal Brasile e il ritiro di tutte le altre forze militari straniere quando l’emergenza sarà rientrata. La visita di Sarkozy è la prima di un mandatario francese dal 1804, anno dell’indipendenza di Haiti dalla Francia.

Ciononostante questa settimana è arrivato l’annuncio del ritiro di 9mila uomini che porterà la presenza USA a 13mila unità “solamente”. Pur restando comunque la principale autorità presente ad Haiti, l’esercito USA ha ridimensionato il suo impegno. Ad ogni modo il presidente haitiano Renè Preval è vicino all’establishment che propiziò la fuga ed esilio di Aristide nel 2004 ed è anche bene accetto alla diplomazia nordamericana. Governa da una tendopoli e con poche forze un popolo orgoglioso ma anche dipendente dagli aiuti in questo momento (e spesso nella sua storia) con una elite che preferisce il cosiddetto “imperialismo su invito” alla lotta nazionale per lo sviluppo e l’equità. In questi giorni di crisi estrema (ma forse anche durante un’annata normale) non si trovano prodotti haitiani, tutto viene da fuori, dagli USA e dalla Repubblica Dominicana, nulla apporta alla ricchezza nazionale salvo le rimesse dei connazionali all’estero da cui milioni di cittadini dipendono. Quindi può anche darsi che gli USA preferiscano alleggerire i costi della missione una volta che si siano consolidati i meccanismi di distribuzione degli aiuti e i piani di ricostruzione per poi continuare ad avere un controllo light ma pur sempre efficace sul governo haitiano e sulle risorse minerarie, includendo anche il petrolio, che sembrano abbondare nei mari e nei territori haitiani.

Dopo il giorno di lutto con stop di tutte le attività decretato per il 12 febbraio e il martedì grasso di vacanza il paese sembra pronto a riprendere le attivita: le scuole non danneggiate dal terremoto hanno ripreso le attività regolarmente, anche se si segnala un alto tasso di diserzione; a Port au Prince 4000 istituti educativi sono stati danneggiati o distrutti quindi la ripresa non è ancora possibile e si attendono le scuole mobili (la repubblica Dominicana per esempio ne ha donate 15 da 40 posti a sedere l’una che saranno operative in alcune città di frontiera); l’aeroporto Toussaine-Louverture, dopo oltre un mese di chiusura, dovrebbe riaprire il 19 febbraio ai voli commerciali di alcune compagnie come Air France, American Airlines e Air Canada. Ieri la Banca Interamericana per lo Sviluppo ha stimato in circa 14 miliardi di dollari i costi della ricostruzione e ha parlato di vari decenni di crescita prima che il paese possa recuperare il suo prodotto interno pre-terremoto.

Vi raccomando ancora il sito per le DONAZIONI (che non vanno perdute nella burocrazia) in favore di Aumohd, l’associazione presso cui sto lavorando qui a Port au Prince, Haiti, e che offre servizi alla comunità e sta lavorando a vari progetti di cucina comunitaria e di pronto soccorso per la popolazione colpita dal sisma: http://prohaiti2010.blogspot.com/

2 risposte a “Video Port au Prince, Haiti (3). Cattedrale a pezzi e il ritiro americano (?)

  1. Mari Carmen Bautista

    Grazie Fabrizio di farci vedere la realtá!
    Come si puó ricostruire una nazione quando praticamente tutto é crollato???

  2. Ciao MariCarmen, beh potere si puo’, da zero, ma son piu’ le menti e gli spiriti che vanno ricostruiti!

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