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Il filo rosso dell’amianto e di Stephen Schmidheiny tra Italia e America Latina

Amianto dangerLo portavano sempre con sé i pompieri, dentro le loro uniformi. Isola tetti, pareti e tubature. E’ fibroso, incombustibile, mortale. Non è un indovinello, ma la descrizione dell’amianto o di una sua varietà, l’asbesto, un minerale di fibre bianche, flessibili e assassine.

“Un lavoro pericoloso, saldare a pochi centimetri da una cisterna di petrolio. Una sola scintilla è in grado di innescare una bomba che può portarsi via una raffineria. Per questo ti dicono di utilizzare quel telone grigio sporco, che è resistente alle alte temperature perché prodotto con una sostanza leggera e indistruttibile: l’amianto. Con quello le scintille rimangono prigioniere e tu rimani prigioniero con loro e sotto il telone d’amianto respiri le sostanze liberate dalla fusione di un elettrodo. Una sola fibra d’amianto e tra vent’anni sei morto”.

Così scrive Alberto Prunetti, autore del romanzo, basato sulla vita di suo padre e della sua famiglia, Amianto. Una storia operaia (Ed. Alegre, Roma).

amianto alegreEd è la storia di milioni di lavoratori che, spesso ignari del pericolo o manipolati dalle imprese che li contrattano, ancora oggi in decine di paesi nel mondo inalano e portano su di sé o dentro di sé le fibre tossiche che provocano mesotelioma, tumore del polmone e della laringe, o gravi patologie come la asbestosi. Parole forse complicate ma cause semplici: se in casa stai lavando dei vestiti con dei residui di amianto, potresti respirarne una fibra che mai più uscirà dal tuo corpo e potrebbe produrre malattia e morte. Da un fascetto di minerale spesso un millimetro si possono liberare cinquantamila microfibre respirabili.

L’amianto è un minerale silicato, varietà di serpentino o di anfibolo, di composizione varia, e in composizione con il cemento forma il fibrocemento, che è altresì un marchio registrato, brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek come “Eternit”, cioè eterno, data la sua resistenza. Ed eternamente sprigiona polveri fatali quando è maneggiato o quando si logora. Tutti noi, per esempio in Messico, dove vivo, e comunque ove non sono state proibite la sua estrazione ed il suo uso, o dove non sono state realizzate le bonifiche, siamo in pericolo. In terra azteca l’asbesto è onnipresente, sopra le nostre teste, nelle pareti, a ricoprire tubi o nei negozi in cui ancora si commercializza. E’ rischioso lavorare a contatto con il minerale, vivere nei pressi degli stabilimenti o avere lamine, tubature, pastiglie dei freni, giacche e guanti rivestiti di amianto. Paiono ammonimenti scontati e banali in Italia o in Europa, ma suonano come inquietanti novità in gran parte dell’America Latina.

Asbesto-America e Russia

In Europa la bonifica delle strutture infestate dall’amianto è durata anni, da quando a poco a poco negli anni novanta il materiale cominciò a essere messo al bando e poi, nel 2005, la misura fu estesa definitivamente a tutti gli stati membri della UE. Oltre 50 paesi (link lista e cronologia dei divieti), includendo, nelle Americhe, il Cile, l’Honduras, l’Uruguay e l’Argentina, hanno fatto la stessa cosa, vietandone l’uso all’interno del proprio territorio. Ma le economie più importanti del continente americano e ai primi posti nel mondo, come Stati Uniti, Canada e Brasile, pur avendone limitato gli usi e avendolo proibito totalmente in alcuni stati, non l’hanno del tutto proibito e continuano a promuoverne il commercio.

Infatti, il Canada è uno dei primi esportatori dell’amianto bianco o crisotilo, gli Stati Uniti sono molto attivi nell’import-export dell’amianto e il Brasile è il terzo produttore mondiale e lo utilizza ampiamente in casa propria. Gli affari della fibra-killer vanno a gonfie vele anche per Russia, Cina, Tailandia, India e Kazakistan, che sono tra i principali produttori (vedi mappe qui e progetto giornalistico di ricerca su vari paesi “Danger in the Dust” qui).

In Russia a Kazakistan le aziende leader sono rispettivamente la  Orenburg Minerals e la Kostanai Minerals, controllate dalla britannica United Minerals Group Limited dal 2003, secondo un report stilato dagli investitori di Kostanai Minerals. Nel 2004 la compagnia ha una quota del mercato mondiale dell’asbesto crisolito del 30% e cambia nome: diventa laEurasia FM Consulting Ltd., ma non è chiaro se tuttora l’impresa controlli Orenburg e Kostanai. Cito da un reportage del 2010 del progetto “Dangers in the Dust”:

“Una compagnia con sede a Cipro, la UniCredit Securities International Ltd. — parte di UniCredit, uno dei gruppi bancari più grandi del mondo, con 10.000 filiali in 50 paesi — possiede  sia in Orenburg Minerals che nella Kostanai Minerals “per conto di clienti occulti”, secondo quanto detto dal portavoce di UniCredit, Andrea Morawski, a ICIJ [International Consortium of Investigative Journalists] via mail. Morawski ha sottolineato, comunque: “Noi non esercitiamo nessun controllo su [Orenburg Minerals or Kostanai Minerals] né siamo beneficiari delle partecipazioni detenute. Fin dove siamo ragionevolmente a conoscenza, noi non siamo stati beneficiari di nessuna commissione/profitto derivante da attività legate all’asbesto”.

Asbesto MAPA 1 exporta5asbesto2

L’asbesto non è vietato negli USA che, al contrario, sono sempre stati un gran importatore d’asbesto e il maggior consumatore mondiale del minerale, mentre hanno fornito storicamente solo una piccola percentuale dell’output estratto globalmente. Riporto dal portale Asbestos.com (sezione “Storia”):

“Una regolamentazione presentata dalla Agenzia per la Protezione Ambientale, che bandiva la maggior parte dei prodotti contenenti asbesto, venne ribaltata dalla Corte d’Appello del Quinto Circuito a New Orleans nel 1991 per le pressioni dell’industria dell’asbesto. Anche se si tratta ancora di un bene legale ed è presente in molti edifici e prodotti d’uso comune nelle case, l’uso dell’asbesto è declinato considerabilmente negli Stati Uniti. L’ultima miniera è stata chiusa nel 2002, mettendo fine a quasi un secolo di produzione di asbesto nel Paese”.

Amianto fibraAd ogni modo negli USA, secondo il US Geological Survey relativo al 2012, sono entrate 1.060 tonnellate di asbesto dal Brasile. Fondamentalmente il commercio e gli affari non si sono mai fermati, l’amianto di tipo bianco-crisolito è ancora utilizzato nei materiali da costruzione, per l’isolamento, i freni delle automobili e in altri prodotti, malgrado esistano alternative valide per il settore manifatturiero. Di conseguenza una trentina di statunitensi muoiono ogni giornoper le patologie ad esso relazionate.

Da anni il Canada è additato come un “paese canaglia” per la sua reticenza nell’includere l’amianto nella lista internazionale dei materiali pericolosi. Le attività minerarie canadesi cominciarono intorno al 1850, quando furono scoperti i giacimenti di crisolito a Thetford, e un quarto di secolo dopo s’estraeva una cinquantina di tonnellate all’anno nel Quebec. Negli anni ’50 del secolo scorso la cifra arrivò a oltre 900.000 tonnellate.

Nel 2011, la miniera “Jeffrey Mine in Asbestos” del Quebec è finita al centro dell’attenzione dopo che il governo canadese aveva proposto un finanziamento da 58 milioni di dollari per riaprire la miniera. Siccome gli investitori privati fallirono nel tentativo di raccogliere 25 milioni di dollari per la data del primo luglio 2011, che era la deadline per acquisire la miniera, il finanziamento del governo del Quebec è stato rimandato a tempo indefinito. Questo spostamento è volto a dare più tempo agli investitori per raccogliere fondi. Di nuovo nel 2011 il Canada ha deciso di non supportare la decisione di aggiungere l’asbesto crisolito nella lista delle sostanze pericolose della Convenzione di Rotterdam, un trattato internazionale che promuove unità e responsabilità riguardo all’esportazione e importazione di sostanze e prodotti chimici pericolosi (su Canada e settore/compagnie minerarie segnalo il link Republic of Mines).

Asbesto entrega_de_laminas__2_Il Canada è l’unica nazione del G8 a non aver votato per includere l’asbesto nel trattato, un scelta che il governo ha sostenuto anche nel 2015. Internamente, però, l’uso del minerale è vietato, ma questo non accade, ipocritamente, per la sua produzione e commercializzazione all’estero. Ormai il paese non lo produce più, anche se lo commercia: il valore dei prodotti importati contenenti amianto è passato da 4,9 nel 2013 a 6 milioni di dollari nell’anno successivo, mentre le esportazioni di tali beni sono state di 1,8 milioni di USD.  Nel 2013 la Russia, lo Zimbabwe, il Kazakhstan, l’India, il Kyrgyzstan, il Vietnam e l’Ucraina si sono opposti in blocco all’inclusione, mentre il Canada per la prima volta ha potato per la neutralità.

Nonostante la sua posizione oltranzista, il Canada oggi di fatto usa molto meno amianto di prima, ma fino al 2011, anno di chiusura dell’ultima miniera, il Quebec da solo era il primo produttore mondiale ed esportava il 96% del minerale grezzo estratto nei paesi asiatici (vedi: Asbestos.Com) posizionandosi come superpotenza esportatrice del minerale. Le prossime elezioni federali canadesi, previste per il 19 ottobre, potrebbero segnare un punto di svolta in caso di vittoria del Liberal Party, da sempre ambiguo sull’amianto ma ora riconvertitosi a una linea “verde”, o del New Democratic Party, oggi all’opposizione e contrario a ogni tipo di asbesto, mentre una vittoria del Conservative Party di Stephen Harper sarebbe un toccasana per le lobby pro-amianto. Il Bloq Québéquois ha mostrato anch’esso non poche ambiguità e tentennamenti, ma pare orientarsi verso l’estensione delle restrizioni, così come il Green Party che da sempre combatte il blocco estrattivista.

Italia, Brasile, Messico

Pure l’Italia, in cui il divieto risale al 1992, continua a importarlo aggirando la normativa. “Negli ultimi anni ne abbiamo importato 34 tonnellate e i numeri sono indicati per difetto. I rumors si rincorrevano da mesi (…), la procura di Torino ha aperto un fascicolo d’indagine, ma la conferma ufficiale è arrivata solo qualche giorno fa alla Camera dei Deputati”, spiega Stefania Divertito su BioEcoGeo.

amianto mexico2Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, in un’interpellanza sull’argomento ha ottenuto una risposta chiara ma incompleta dal sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione: “No, noi non importiamo amianto ma manufatti contenenti amianto”. Cioè facciamo come Stati Uniti e Canada, per esempio, e tra il 2011 e il 2014 ne sono entrate 34 tonnellate in prodotti che non conosciamo, dato che il sottosegretario non ha fornito dettagli al riguardo. Di Maio ha precisato che “secondo un documento dell’ente minerario del Governo indiano, l’Italia nel 2011 e nel 2012 sarebbe risultato il maggiore importatore al mondo di amianto con rispettivamente oltre 1.040 tonnellate e 2.000 tonnellate”. Il minerale sarebbe ancora usato nell’edilizia e anche da una partecipata di Finmeccanica, la Agusta Westland che fornisce elicotteri alle forze armate ed è guidata da Daniele Romiti. Insomma lo sporco e mortifero business dell’amianto non molla la presa. E l’Italia è in buona compagnia dato che, per esempio, anche altri paesi, come Australia, Gran Bretagna, Svezia e Giappone, continuano comunque a commerciarlo malgrado il divieto di utilizzarlo internamente.

In Brasile si stima che l’amianto abbia ucciso 150.000 persone in 10 anni, cioè 15.000 in media all’anno, cifra che equivale a circa il 15% del totale mondiale. Nel gigante sudamericano operano 16 grandi aziende che “nelle elezioni finanziano trasversalmente tutti i partiti politici”, denuncia Fernanda Giannasi, ex supervisore del Ministério do Trabalho e attivista anti-amianto. I militanti come lei hanno sia i mass media che l’industria contro, visto che cercano d’informare la popolazione sui rischi e le complicità politico-imprenditoriali del settore in un intorno ostile e poco sensibile alla tematica. Se ne parla ancora poco e il pericolo non viene eliminato, però la sua percezione sì.

In Messico il mesotelioma è aumentato dai 23 casi del 1979 ai 220 del 2010, ma c’è una sottostima probabile del 70% che porterebbe la media annua a 500 casi e, secondo altre stime, anche fino a 1.500. La “cifra sommersa” si relaziona ai casi in cui non si diagnostica la malattia o non risulta dai documenti relativi al decesso, anche perché è conveniente non riconoscere le patologie come “lavorative”. L’asbesto è presente in innumerevoli strutture nel cuore delle città. La CTM (Confederazione dei Lavoratori Messicani, sindacato pro-governativo) ha addirittura difeso l’uso del materiale, dato che il settore impiegherebbe 8-10.000 persone e non ci sarebbero prove di decessi per mesotelioma, il che è falso e nasconde il problema. Insomma, è come tornare indietro di due o tre decenni almeno. L’estrazione mondiale di amianto è stata nel 2013 di 2,1 milioni di tonnellate e dal 1995 s’è mantenuta abbastanza stabile, tra le 2 e le 3 tonnellate, con un totale di oltre 1800 aziende che lo utilizzano (sul caso messicano: link 1: Datato, 1986 – Link 2: 2010-Mesotelioma Messico – Link 3 Globalizzazione e trasferimento di industrie pericolose).

amianto mexicoAnche se in Messico non esiste una vera e propria associazione di vittime dell’amianto o un movimento significativo contro l’uso del minerale, per cui lo Stato è sostanzialmente indifferente all’argomento, l’organizzazione messicana Ayuda Mesotelioma denuncia e lotta da 5 anni, vale a dire da quando le due fondatrici, Sharon Rapoport e sua sorella Liora, hanno visto come loro padre s’ammalava gravemente. In cinque decenni il Messico ha importato oltre 500.000 tonnellate d’asbesto e solo nella capitale lo utilizzano 42 imprese. Qui si può fare, maneggiarlo è legale, anche se eticamente deplorabile: i proventi per le quantità importate e processate internamente sono raddoppiate tra il 2011 e il 2012 passando da 9 a 18 milioni di dollari.

Amianto-Mondo

“A eccezione della polvere da sparo l’amianto è la sostanza più immorale con la quale si sia fatta lavorare la gente; le forze sinistre che ottengono profitti dall’amianto sacrificano gustosamente la salute dei lavoratori in cambio dei benefici delle imprese”, ha dichiarato l’ex eurodeputato olandese Remi Poppe. I sintomi del mesotelioma compaiono tra 15 e 50 anni dopo l’inalazione delle microfibre e non esiste realmente nessun livello “sicuro” di esposizione.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ogni anno muoiono 107.000 persone in seguito a malattie contratte per il contatto con l’amianto. Per lo stesso motivo nel secolo XX le morti premature furono 10 milioni e s’ammalarono 100 milioni di persone. Oggi 125 milioni di lavoratori rimangono esposti direttamente al minerale. La Commissione Federale per la Protezione dei Rischi Sanitari del Ministero della Salute messicano ha riconosciuto la sua tossicità, ma s’è limitata a suggerire che “le aziende ne controllino l’uso”.

amianto brasil abreaLa Legge della Salute di Città del Messico parla di “precauzioni” da prendere sull’amianto, ma non lo vieta. Secondo i dati dell’istituto di statistica nazionale il 21% delle case messicane ha un tetto di lamine metalliche, cartone o asbesto e l’1% ha pareti di cartone, amianto, fusti di piante, bambù o palma. Nel 2014 sono state concesse delle quote del Fondo di Apporto per la Struttura Sociale per strutture ad uso abitativo nel quartiere periferico di Iztapalapa e le regole stabilivano che per essere beneficiari del programma “i pavimenti, i muri e/o i soffitti devono essere di stanze da letto o cucine all’interno della casa in lamina di cartone, metallica, di amianto o di materiale di scarto”. In sostituzione, secondo la Gazzetta Ufficiale della capitale, si prevedeva di costruire pavimenti, tetti e muri di fibrocemento, quindi di Eternit!

La OMS, al contrario, ha chiesto: di eliminare l’uso di ogni tipologia di asbesto, compreso quello bianco o crisolito che le lobby del settore pretendono di presentare come “pulito”; apportare informazioni su soluzioni per sostituirlo con prodotti sicuri; sviluppare meccanismi economici e tecnologici al riguardo; evitare l’esposizione durante il suo uso e il suo smaltimento; migliorare la diagnosi precoce, il trattamento e la riabilitazione medica e sociale dei malati dell’asbesto; registrare le persone esposte attualmente o nel passato (link a mappe e grafici aggiornati sull’amianto nel mondo di International Ban Asbestos Secretariat-IBAS).

Il “guru” Stephen Schmidheiny, il Costa Rica, l’America Latina

asbesto1203-1000 COLOMBIALa filiera tossica dell’amianto passa anche per il Costa Rica, la cosiddetta “Svizzera del Centroamerica”. La Garita è un piccolo paradiso, un angolo tropicale nel centro del paesem vicino alla città di Alajuela. Le strutture della INCAE Business School, la miglior scuola di business latinoamericana, spiccano tra le palme, le fattorie, una placida strada a due corsie e una distesa di prati verdissimi. INCAE è famosa per il suo approccio basato sullo sviluppo sostenibile e l’etica d’impresa. Possiede un campus in Nicaragua e uno in Costa Rica. E’ un progetto per l’insegnamento e la ricerca in gestione d’impresa che nasce nel 1964 sotto l’egida della Allianza per il Progresso, lanciata in funziona anti-cubana dal presidente statunitense J. F. Kennedy, dalla HBS (Harvard Business School), dell’agenzia UsAid e dei capi di stato e gli imprenditori di sei paesi centroamericani (Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica e Panama).

Negli anni ’90 la sua storia s’incrocia con quella di un impresario che, soprattutto nelle Americhe, s’è costruito una fama di irriducibile guru dello sviluppo sostenibile, mentre in Europa è ben noto come il “Re dell’Eternit”: Stephen Schmidheiny. Uomo d’affari per vocazione ed eredità familiare (cementera Holcim, Wild-Leitz di strumenti ottici, l’elettrotecnica BBC Brown Boveri e la multinazionale Eternit), è nato a Heerbrugg, Svizzera, nel 1947, e ha ammassato una fortuna con il business dell’amianto. Il suo recordpersonale è macchiato da processi giudiziari controversi e accuse pesantissime.

AVINA, Ashoka e lo spirito del filantrocapitalismo

INCAE STEPHEN SCHMIDHEINYLa fondazione AVINA, creata dall’impresario nel 1994 e attiva in 21 paesi latinoamericani, collabora da tempo con la scuola e nel 1996 Schmidheiny, che è stato amministratore di Eternit e oggi siede nel consiglio direttivo di INCAE, ha partecipato alla creazione del Centro Latinoamericano per la Competitività e lo Sviluppo sostenibile dell’università, il CLACDS. Ci sono altre organizzazioni senza fini di lucro fondate dal magnate svizzero: per esempio Fundes (1984) e il fidecommesso Viva Trust (2003) su cui si sostiene AVINA. In questo è confluito il valore della vendita della partecipazione dello svizzero in GrupoNueva, consorzio specializzato nel business forestale e dei derivati del legno che ha spostato la sua sede principale a San José, Costa Rica, nel 1999. L’imprenditore ha venduto anche le sue azioni del gruppo Eternit alla fine degli anni ’80.

Avina Logo-FundesLe fondazioni, a partire dai trasferimenti di capitale dello svizzero, si sono costituite come enti autonomi dai suoi precedenti assete patrimoni d’impresa e promuovono attività istituzionali, come la rete SEKN (Social Enterprise Knowledge Network), di cui fa parte INCAE, filantropiche e anche alleanze su temi socio-ambientali: acqua, città sostenibili, energia, industrie estrattive, innovazione politica, riciclaggio e cambiamento climatico.

Esistono forti movimenti d’opposizione che applicano l’etichetta “filantrocapitalismo”quando si parla di AVINA e della sua alleata Ashoka, fondazione filantropica statunitense presente in 70 paesi. “Il capitale cerca di appropriarsi dei movimenti ecologisti ragionevoli per riconvertirli in capitalismi verdi addomesticati o forme di business con l’esaurimento del pianeta”, ha commentato al riguardo l’ingegnere attivista spagnolo Pedro Prieto di ASPO (Asociación para el Estudio del Auge del Petróleo y del Gas).

Revoke-Convicted-Asbestos-Criminal-Stephan-Schmidheiny-honorary-Yale-doctorate_edited-2Perché? “Gli imprenditori sociali lavorano con quelle popolazioni e la loro attività consiste nell’avvicinarle alle multinazionali mentre salvaguardano gli interessi di queste”, ha detto María Zapata, direttrice di Ashoka in Spagna. In un’intervista col portale spagnoloRebelión, il ricercatore Paco Puche racconta che le fondazioni si infiltrano nei movimenti attraverso la “cooptazione di leader” e che “AVINA è vincolata al magnate svizzero Schmidheiny, che deve la sua fortuna al criminale business dell’amianto. Diciamo che tutti quelli che hanno ricevuto denaro e altri benefici da questa fondazione (e dopo averla conosciuta, non le hanno rifiutate) si portano dietro la maledizione della polvere dell’amianto nelle viscere”.

Processo Eternit

Nel febbraio 2013 il tribunale di Torino ha condannato Schmidheiny e il suo ex socio nella multinazionale Eternit Group, il barone belga Louis De Cartier, di 92 anni d’età in quel momento, a 16 anni di prigione per disastro doloso e rimozione di misure contro gli infortuni: la sentenza era attesa dai familiari di 3000 vittime. Il 3 giugno 2013 in appello la condanna è stata aumentata a 18 anni di reclusione, ma il nobile belga era morto pochi giorni prima. Lo svizzero “Re dell’Eternit” è stato condannato per le sue responsabilità come amministratore dell’azienda nel decennio 1976-1986 e assolto da altri capi d’accusa per il periodo 1966-1975. Le cause dell’asbestosi e del mesotelioma erano già state scoperte negli anni ’60 e, dopo quel decennio, i due magnati si sono avvicendati nella gestione dell’azienda.

Amianto eternit_sentenzaNonostante tutto, il business di Eternit continuò, per cui la condanna parla di “dolo”: gli imputati avrebbero nascosto consapevolmente gli effetti cancerogeni dell’amianto. Il 20 novembre 2014 la Corte di Cassazione, nell’ultimo livello di giudizio, ha annullato la sentenza precedente argomentando che i reati sono stati commessi ma che è sopraggiunta la prescrizione. E’ stato preso come inizio dei termini per la prescrizione l’anno 1986, quando Eternit ha dichiarato il fallimento, e la decisione è polemica, visto che il disastro ambientale ancora continua a succedere, non s’interrompe con il fallimento dell’azienda. E’ uno schiaffo a vittime, familiari e alla società intera. La giustizia s’allontana insieme alla possibilità di congrui risarcimenti.

Nel maggio 2015 s’è aperto il processo “Eternit Bis”: Schmidheiny non è più accusato di “disastro” ma di omicidio doloso aggravato di 258 persone, ex impiegati di Eternit o abitanti di Casale Monferrato, uno dei comuni in cui operava l’impresa che sono deceduti tra il 1989 e il 2014 per mesotelioma pleurico. Dal canto suo, il magnate sulla sua pagina web si presenta come “pioniere nell’eliminazione dell’asbesto nell’industria manifatturiera”. I magistrati di Torino considerano come aggravante il fatto che l’imprenditore avrebbe commesso il reato esclusivamente per “fini di lucro” e “in modo insidioso”, cioè avrebbe occultato ai lavoratori e ai cittadini l’informazione sui rischi che correvano, promuovendo una “sistematica e prolungata opera di disinformazione”.

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A fine luglio gli atti del processo sono stati inviati alla Consulta e il procedimento è stato sospeso in attesa della decisione della Corte circa le eccezioni di costituzionalità sollevate dai legali di Stephen Schmideheiny in base al principio del “Ne bis in ibidem”, secondo cui nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato. Nel frattempo i PM stanno integrando altri 94 casi di morti legate all’amianto da contestare al manager svizzero, nel caso in cui la Corte Costituzionale accolga le richieste degli avvocati difensori.

Purtroppo l’ecatombe dell’amianto durerà ancora per decenni e la tendenza, già in atto almeno da una ventina d’anni, è quella di un graduale spostamento dei rischi e dell’uso del minerale verso i paesi in via di sviluppo. Dunque la lotta per la sua messa al bando e la riparazione del danno provocato a milioni di vittime, pur con difficoltà e differenti percorsi più o meno avviati oppure solo incipienti, tende anch’essa a globalizzarsi, passando dall’Europa all’America Latina e agli altri continenti. @FabrizioLorusso CarmillaOnLineLamericaLatina.Net

#Asbesto #Amianto: un asesino en casa @JornadaSemanal #Mexico

Amianto danger

[De La Jornada Semanal del 30 de agosto de 2015] Lo traían los bomberos en sus uniformes. Aísla techos, paredes y tuberías. Es fibroso, incombustible, mortal. No es una adivinanza sino la descripción del asbesto o amianto, un mineral de fibras blancas, flexibles y asesinas.

“Un trabajo peligroso, soldar a pocos centímetros de una cisterna de petróleo. Una sola chispa es capaz de activar una bomba que puede arrastrar una refinería. Por eso te dicen que utilices esa lona gris sucia, que es resistente a las altas temperaturas porque es producida con una substancia ligera e indestructible: el amianto. Con eso las chispas quedan prisioneras y tú quedas prisionero con ellas y debajo de la lona de amianto respiras las substancias liberadas por la fusión de un electrodo. Una sola fibra de asbesto y en 20 años estás muerto”. Así escribe el autor italiano Alberto Prunetti en la novela, basada en la vida de su padre, Amianto. Una historia obrera (Ed. Alegre, Roma).

Amianto prunetti

Es la historia de millones de trabajadores que inhalan y portan sobre sí o dentro de sí esas fibras tóxicas que provocan cáncer mesotelioma, del pulmón, de la laringe y graves patologías como la asbestosis. Palabras complicadas, causas simples: si en tu casa lavas ropa sucia de amianto, podrías inspirar una fibra que jamás saldrá de tu cuerpo y producirá enfermedad o muerte. De un haz de un milímetro se desprenden 50.000 microfibras respirables.

El asbesto es un silicato de alúmina, hierro y cal que junto al cemento forma el fibrocemento, patentado en 1901 por el austriaco Ludwig Hatschek como “Eternit”, eterno, por su resistencia. Al ser manipulado o al desgastarse, libera polvos fatales. Todos, en México y en donde aún no se ha prohibido su extracción y uso, estamos en peligro. Es riesgoso laborar con el mineral, vivir cerca de las fábricas o tener techos, láminas, tubos, balatas o guantes revestidos de asbesto.

En Europa la bonificación del amianto tardó años, desde que en 1999 el material fue vedado. Otros 55 países, incluyendo Canadá y Estados Unidos, hicieron lo mismo. Sin embargo, el negocio es boyante en otros lados: Rusia, China, Brasil, Tailandia, India y Kazajstán son importantes productores y México, entre 2011 y 2012, duplicó las cantidades importadas y procesadas de 9 a 18 millones de dólares.

En Brasil se estima que el amianto ha matado a 150.000 personas en 10 años, es decir 15.000 al año (casi 15% del total mundial). Allí operan 16 grandes empresas que “en las elecciones van financiando transversalmente a todos los partidos políticos”, relata Fernanda Giannasi, ex supervisora del Ministério do Trabalho. Los activistas anti-asbesto tienen los medios y la industria en su contra, pues tratan de informar a la población sobre los riesgos y las complicidades político-empresariales.

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En México el mesotelioma ha aumentado de 23 casos en 1979 a 220 en 2010, pero hay un subregistro estimado del 70% que llevaría el promedio anual a 500 casos. La “cifra negra” se relaciona con los casos en que no se diagnostica la enfermedad o no consta en las actas de defunción, también porque conviene no reconocerla como afectación laboral. El asbesto está en miles de instalaciones alrededor de nosotros. La CTM, en el pasado, hasta defendió el uso del material, ya que el sector emplearía entre 8 y 10.000 personas y no habría constancia de fallecimientos por mesotelioma, lo cual es falso y solapa el problema. La extracción mundial de asbesto fue, en 2013, de 2.1 millones de toneladas y desde 1995 se ha mantenido entre 2 y 3 millones de toneladas, siendo más de 1800 las compañías que lo utilizan.

La organización mexicana Ayuda Mesotelioma (mesotelioma.net) denuncia peligros y estragos del asbesto desde hace 5 años, cuando sus fundadoras, Sharon Rapoport y su hermana Liora, vieron cómo su padre se enfermaba gravemente. En cinco décadas México ha importado más 500.000 toneladas de asbesto y tan sólo en la capital lo manejan unas 42 compañías. Todavía es legal pero éticamente deplorable.

“A excepción de la pólvora, el amianto es la sustancia más inmoral con la que se haya hecho trabajar a la gente; las fuerzas siniestras que obtienen provecho del amianto sacrifican gustosamente la salud de los trabajadores a cambio de los beneficios de empresas”, dijo Remi Poppe, ex eurodiputado holandés. Los síntomas del mesotelioma aparecen entre 15 y 50 años después de la inhalación de las fibrillas y no existe realmente ningún nivel “seguro” de exposición.

Según la Organización Mundial de la Salud (OMS), cada año mueren unas 107.000 personas por enfermedades contraídas manipulándolo. En el siglo XX las muertes prematuras fueron unas 10 millones y se enfermaron 100 millones de personas debido al amianto. Hoy, 125 millones de trabajadores están expuestos directamente al mineral. La Comisión Federal para la Protección contra Riesgos Sanitarios de la Secretaría de Salud reconoció su toxicidad, pero se limitó a sugerir “que las empresas controlen su uso”.

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La Ley de Salud del DF habla de precauciones sobre el amianto, sin prohibirlo. Según datos del INEGI, 21% de las viviendas mexicanas tiene techo de lámina metálica, cartón o asbesto y el 1% tiene paredes de cartón, asbesto, carrizo, bambú o palma. En 2014 se otorgaron cuotas del Fondo de Aportación para la Estructura Social para viviendas de Iztapalapa y las reglas dicen que “los pisos, muros y/o techos deben ser de cuartos dormitorio o cocina dentro de la vivienda, hechos con lámina de cartón, metálica, de asbesto o material de desecho”. ¿De asbesto? Sí, no es broma, está en la Gaceta Oficial-DF.

La OMS, en cambio, pide eliminar el uso de todo tipo de asbesto, también el “blanco” o “crisotilo” que el lobby del asbesto pretende presentar como “limpio”; aportar información sobre soluciones para sustituirlo con productos seguros; desarrollar mecanismos económicos y tecnológicos para ello; evitar la exposición al asbesto durante su uso y en su eliminación; mejorar el diagnóstico precoz, el tratamiento y la rehabilitación médica y social de los enfermos por el asbesto; registrar las personas expuestas en la actualidad o en el pasado.

La hilaza tóxica del asbesto pasa también por Costa Rica, “Suiza de Centroamérica”. La Garita es un paraje de ensueño, rincón tropical cerca de Alajuela. Las instalaciones de INCAE Business School, la mejor escuela de negocios latinoamericana, destacan entre las palmas, las granjas, una plácida carretera y unos pastos verdísimos.

INCAE es famosa por su enfoque de desarrollo sustentable y ética empresarial. Cuenta con campus en Nicaragua y en Costa Rica. Es un proyecto para la enseñanza e investigación de la gerencia que nace en 1964, bajo los auspicios de la Alianza para el Progreso del entonces presidente de EUA, John F. Kennedy, de la Escuela de Negocios de Harvard, de la agencia UsAid y de los mandatarios y empresarios de seis países centroamericanos.

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En los años 1990, su historia se cruza con la de un empresario que en las Américas tiene fama de gurú del desarrollo sustentable, mientras que en Europa es conocido como “rey del Eternit”: Stephen Schmidheiny. Hombre de negocios por tradición familiar (cementera Holcim, Wild-Leitz de instrumentos ópticos, electrotécnica BBC Brown Boveri y la empresa Eternit), nació en Heerbrugg, Suiza, en 1947, amasó una fortuna con el negocio del asbesto y su record está manchado por procesos judiciales controvertidos.

La Fundación AVINA, creada por el empresario en 1994 y operativa en 21 países latinoamericanos, colabora con la escuela y en 1996 Schmidheiny, quien fue administrador de Eternit y hoy está en el Consejo Directivo de INCAE, participó en la creación de su Centro Latinoamericano para la Competitividad y el Desarrollo Sostenible (CLACDS).

Hay otras organizaciones sin fines de lucro fundadas por Schmidheiny: por ejemplo, Fundes (1984) y el fideicomiso Viva Trust (2003) que sustenta AVINA. En éste confluyó el valor de la venta de la participación del suizo en GrupoNueva, consorcio especializado en el negocio forestal y de derivados de la madera que trasladó su sede principal a San José, Costa Rica, en 1999. El magnate también vendió sus acciones del grupo Eternit a finales de la década de 1980.

Las fundaciones, a partir de las transferencias de capital del suizo, se constituyeron como entidades autónomas de sus activos empresariales y promocionan actividades institucionales como la red SEKN (Social Enterprise Knowledge Network), de la que INCAE forma parte, y alianzas sobre temas socio-ambientales: agua, ciudades sustentables, energía, industrias extractivas, innovación política, reciclaje y cambio climático.

Hay movimientos sociales que hablan de “filantrocapitalismo” con respecto de AVINA y su aliada Ashoka, fundación filantrópica estadounidense presente en 70 países. “El capital trata de apropiarse de los movimientos ecologistas razonables para reconvertirlos en domesticados capitalismos verdes o formas de negocio con el agotamiento del planeta”, explicó al respecto el ingeniero activista español Pedro Prieto de ASPO (Asociación para el Estudio del auge del Petróleo y del Gas).

¿Por qué? “Los emprendedores sociales trabajan con esas poblaciones y su labor es acercar a las multinacionales hasta ellas, mientras salvaguardan los intereses de éstas”, dijo María Zapata, directora de Ashoka en España. En entrevista con Rebelión, el investigador Paco Puche, habla de cómo se infiltran las fundaciones en los movimientos a través de “la cooptación de líderes” y cómo “Avina se vincula al magnate suizo Schmidheiny, que debe su fortuna al criminal negocio del amianto. Decimos que todos aquellos que han recibido dinero y otras prebendas de esta fundación (y después de conocerla, no la han rechazado) se llevan la maldición del polvo del amianto en sus entrañas”.

Amianto fibra

En febrero de 2013, el Tribunal de Turín condenó al suizo y a su ex socio en la multinacional Eternit Group, el barón belga Louis De Cartier, de 92 años en ese entonces, a 16 años de cárcel por desastre doloso y remoción de medidas contra los infortunios: la sentencia fue esperada por los familiares de 3000 víctimas. El 3 de junio la Corte de Apelaciones aumentó la condena a 18 años de reclusión, pero el noble belga falleció pocos días antes. Schmidheiny fue condenado por sus responsabilidades como administrador de Eternit en el decenio 1976-1986 y absuelto por otros cargos del periodo 1966-1975 porque los hechos no subsistían. Las causas de la asbestosis y el mesotelioma ya se habían detectado desde los años 1960 y después los dos magnates se turnaron en la administración de la empresa. Pero el negocio de Eternit siguió, por eso la condena habla de “dolo”: los imputados habrían escondido conscientemente los efectos cancerígenos del asbesto.

El 20 de noviembre de 2014, en el último nivel de juicio, la Suprema Corte anuló la sentencia anterior, al sostener que los crímenes fueron cometidos, pero prescribieron. Se tomó como inicio de los términos para la prescripción el 1986, año en que Eternit declaró su quiebra y la decisión es polémica, ya que el desastre ambiental todavía sigue ocurriendo, no se interrumpe con la quiebra fiscal de la empresa. Es una bofetada a víctimas y familiares. La justicia se aleja junto a la posibilidad de resarcimientos.

Pero en mayo de 2015 se abrió el proceso “Eternit Bis”: Schmidheiny ya no es acusado de “desastre” sino de homicidio doloso agraviado de 258 personas, ex empleados o vecinos de Casale Monferrato, uno de los pueblos en que operaba la Eternit, que fallecieron entre 1989 y 2014 por mesotelioma pleural. Por el contrario, en su web el magnate se presenta como “pionero en la eliminación del asbesto en la industria manufacturera”.

Los fiscales de Turín consideran como agravante que el empresario habría cometido el crimen por un “mero fin de lucro” y “de modo insidioso”, o sea habría ocultado la información a trabajadores y ciudadanos acerca de los riesgos, promoviendo una “sistemática y prolongada obra de desinformación”. La hecatombe del asbesto aún durará por décadas. Urge reparar el daño sufrido por las víctimas, prohibir su uso y comercio, desterrarlo de toda habitación y ambiente. Fabrizio Lorusso

Amianto, una giornata per le vittime e una storia operaia

amianto alberto prunetti

Il 28 aprile è la giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto, un mix di minerali le cui fibre sono dei killer silenziosi e subdoli. L’incubo dell’asbestosi e del mesotelioma dura da decenni e continua ancora per migliaia di operai ed ex operai, visto che in Italia i picchi di mortalità sono previsti tra il 2015 e il 2020. Da oltre vent’anni, anzi da solo 20 anni, la produzione di amianto e alcuni derivati come l’Eternit è proibita in Europa, ma in altri paesi, come il Messico o il Brasile, ma anche in Africa, Asia e nel resto dell’America Latina, tranne in Cile, Argentina e Uruguay, il business assassino dell’Eternit va ancora a gonfie vele, non sono mai state fatte bonifiche di edifici e territori e il tema dell’amianto è inesistente, sotterrato dal potere internazionale del fibrocemento.

E intanto lo svizzero Stephen Schmidheiny, l’ex dirigente dell’azienda Eternit condannato a 16 anni di prigione in primo grado e poi a 18 dalla Corte d’Appello di Torino nel 2013 per “disastro ambientale doloso permanente” e “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”, resta in libertà e, proprio nei paesi latinoamericani in cui l’amianto continua e continuerà a fare vittime innocenti, mette al sicuro il patrimonio in fondazioni (AVINA per esempio), trust (come VIVA) e attività “filantropiche”, riciclandosi come difensore dello sviluppo sostenibile e “guru” della responsabilità sociale d’impresa.

L’amianto è entrato in un libro poco più di un anno fa. Ci è entrata una vita operaia, con le gioie e le fatiche di un padre e di una famiglia, con la rabbia e l’ironia e la storia di un figlio. C’è entrato il lavoro, l’Italia che cresceva, l’industria che diventa sinonimo di progresso e ammazza più di 1000 persone all’anno. Dopo l’uscita a fine 2012 con Agenzia X viene ripubblicato ora il romanzo di Alberto Prunetti“Amianto, una storia operaia” da Edizioni Alegre.

Dal 7 maggio sarà disponibile con un dialogo finale tra l’autore, Wu Ming 1 e Girolamo de Michele. Lo scrittore Valerio Evangelisti su CarmillaOnLine lo descrisse così: “Avete tra le mani un libro terribile e bellissimo. Detto questo, ci sarebbe poco da aggiungere. Ogni lettore noterà da sé la verità della mia constatazione. Ciò che scriverò sotto il giudizio iniziale è dunque, in certa misura, superfluo. Dolore, divertimento, pena, riflessione, compartecipazione. Quanti testi moderni riescono a suscitare una tale gamma di sentimenti? Eppure ho provato tutto ciò leggendo la storia narrata da Alberto Prunetti. Una nuvola di sensazioni alternanti e contrapposte, quali solo uno scrittore vero riesce a condensare”.

La recensione s’intitola “A fronte alta, malgrado tutto” ed è così che è vissuto Renato, padre di Alberto e protagonista di questa storia operaia, di classe e di famiglia che ora è di tutti grazie a un ottimo romanzo. L’ho letto e riletto da solo, con mio padre e insieme ai miei alunni di lingua-cultura italiana a Città del Messico, anche loro tristi, allibiti, incazzati, coinvolti e, a tratti, divertiti come lo ero io, perché il racconto di Alberto suscita tutto questo, allo stesso tempo accarezza e scuote la memoria.

Letture estive: SIC + Nessuna più + Amianto + Day Hospital + …

 Foto0361 Quando torno dal Messico a Milano per l’estate, cioè l’unico periodo in cui m’è possibile fare il gran salto transatlantico, mi faccio sempre una mini scorta di letture durante i primi giorni così non manca proprio niente. E giustamente, da buon blogger, le segnalo anche qui. So che senza paura mi accompagneranno su treni e bus, in piazze e parchi dell’Italia precaria es estuosa. Ecco qui la mia lista 2013. E chiarisco. Non penso che questo post sia di gran interesse sociale (parlo della lista), diciamo pure che la sua stesura mi serve da gran motore e motivante. Spero di condividere quest’interesse librofilo con qualche lettore occasionale magari. Vaya.  SIC è Scrittura industriale collettiva, più di 100 autori per un romanzo sulla resistenza e sulla nostra storia targato Minimum Fax e così nacque In Territorio NemicoNessuna più è la collettanea realizzata da 40 scrittori e coordinata da Marilù Oliva contro il femminicidio a cui ho partecipato con un racconto chiamato “Mia”. Sto leggendo già gli altri senza tregua. Day Hospital è di Valerio Evangelisti e ci racconta la sua lotta contro il cancro e contro le conseguenze delle cure. Riesce a farlo con ironia e realismo, semplicità nella drammaticità. Amianto. Una storia operaia è di Alberto Prunetti, imperdibile, ed è un romanzo sulla vita e sulla morte, sull’amianto, su tutti i mali del nostro modello di “sviluppo” e dell’industria. E’ una storia operaia, triste e vera, forte e reale come il cancro, come lo sfruttamento operaio dei padroni, come una fabbrica malata che fa ammalare. Non riesco a descriverlo ora in poche parole, ma ne vorrei parlare ancora, presto. Nella seconda fase dell’estate passerei ai libri più sotto, sempre che non vi siano integrazioni e suggerimenti, cosa che spesso accade e cambia il palinsesto (ma sempre con gioia, chiaro).

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AMIANTO. Una storia operaia

Amianto copAmianto. Una Storia Operaia è il nuovo libro di Alberto Prunetti. Lo ha pubblicato la Casa Editrice milanese Agenzia X, da sempre impegnata sui temi sociali e per un’editoria genuinamente diversa, alternativa e coraggiosa. Non posso fare a meno di segnalarlo proprio oggi. I neuroni hanno preso a funzionare a mille stamattina leggendo i giornali, per esempio quest’articolo di Claudio Dutto su l’Unità di oggi: “Eternit: perché fa ancora paura?”.

Il 14 febbraio si riapre il processo Eternit con l’appello dopo una condanna in primo grado di 65 e 91 anni rispettivamente contro Stephan Schmidheini e Louis de Cartier, per anni responsabili dell’impresa Eternit e delle morti correlate. E se in Italia (vedi cartina geografica in fondo) la sua produzione è stata proibita, nel resto del mondo continua eccome. Fuori dall’Europa, alla conquista di nuovi mercati nei paesi in via di sviluppo, dove tanto la vita, la legge e l’etica “valgono meno”: Africa, Sudamerica, Asia, poco importa no?

Da buon latino americanista sto provando a capire che cosa succede nel continente latino e la situazione non è affatto tranquilla: in Brasile l’Eternit si presenta come “un’impresa fiorente e socialmente responsabile”, pur in mezzo a crescenti proteste (Così per cominciare…Vedi articoli – in portoghese, ma ci si intende benissimo – QUI e un video QUI ), mentre in Costa Rica e America centrale Schmidheiniprova da anni, con un inquietante discreto successo, a riciclarsi come un “Al Gore tropicale”, cioè un guru dello sviluppo sostenibile che finanzia centri di ricerca e iniziative di vario tipo. Conversione verde o pulizia d’immagine? Allora ecco la scheda di AMIANTO e ne riparliamo presto, che dite?

[Tweet FabrizioLorusso]

amianto Crisotilo

Un libro terribile e bellissimo. Dolore, divertimento, pena, riflessione, compartecipazione. Una nuvola di sensazioni alternanti e contrapposte, quali solo uno scrittore vero riesce a condensare.

dalla prefazione di Valerio Evangelisti

Questa è la storia di Renato, un operaio cresciuto nel dopoguerra che ha iniziato a lavorare a quattordici anni. Un lavoratore che scioglieva elettrodi in mille scintille di fuoco a pochi passi da gigantesche cisterne di petrolio. Un uomo che respirava zinco, piombo e una buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d’amianto, che lo circondava come una gabbia, ha trovato la strada verso il torace. Poi, chiuso il libretto di lavoro, quella fibra ha cominciato a colorare di nero le cellule, corrodendo la materia neurale. Una ruggine che non poteva smerigliare, lesioni cerebrali che non poteva saldare.

Amianto è una scorribanda nella memoria tra le acciaierie di Piombino e quelle di Taranto, tra le raffinerie liguri e gli stabilimenti di Casale Monferrato, tra il calcio di strada in un’Ilva dimenticata in provincia e le risse domenicali lungo la via Aurelia. Un Lessico famigliare proletario con cavi elettrici impazziti e sarcastici aneddoti dal mondo operaio. Un’epopea popolare ma anche un’inchiesta che riapre una ferita sociale, scritta da una voce narrativa che reclama attenzione e conferma un talento sempre più maturo.

Alberto Prunetti è nato a Piombino (LI) nel 1973. Suo padre era saldatore e tubista. Ha scritto Potassa (2003), L’arte della fuga (2005) e Il fioraio di Perón (2009). Ha collaborato con “il manifesto” e “A-Rivista” ed è redattore di Carmillaonline.

LO TROVI QUI: http://www.agenziax.it/?pid=67&sid=30 

13 euro – 160 pp. – illustrato  ISBN 978-88-95029-65-8

Campagna I Love Gabrio: Amianto per nessuno, Gabrio per tutt*

Riporto l’appello e gli articoli del centro sociale Gabrio di Torino. Per chi fosse interessato: Info e adesioni su ilovegabrio.noblogs.org

Documento presentazione campagna

DI AMIANTO,

AUTOGESTIONE  E

INCONSISTENZA DELLE ISTITUZIONI

In questa fine di estate 2012 che ci ha visti ancora impegnat* in diverse lotte dobbiamo fermarci un attimo e riprendere parola per porre al dibattito pubblico una questione molto delicata: quella dell’amianto al centro sociale Gabrio.

L’amianto c’è, lo sappiamo, a Torino lo sanno tutti quelli che hanno minimamente presente il Gabrio. Negli anni della storia del centro sociale la questione è stata periodicamente strumentalizzata dalla destra cittadina per chiedere lo sgombero, mentre veniva pressoché ignorata dalla sinistra cittadina e dall’amministrazione che avrebbe dovuto tutelare la nostra e vostra salute. Anche quando dal Gabrio partì una lettera aperta al Comune per sollecitare un intervento di bonifica rispettoso del centro sociale e che non utilizzasse la questione dell’amianto come pretesto per lo sgombero. Era il 2004 e nessuno si prese la briga di ascoltare e rispondere ai nostri timori sulla salubrità degli edifici.

Noi siamo i primi ad essere parte lesa dalla presenza dell’amianto ed i primi a volerlo bonificare, senza interessi se non quello del diritto alla salute. Negli anni abbiamo aperto le porte a sopralluoghi di tecnici del Comune e dell’ARPA, sempre disponibili ad un confronto che non è mai stato concesso. Negli anni abbiamo fatto esperienza dell’inconsistenza delle Istituzioni ed abbiamo sistematicamente, attraverso l’autofinanziamento, manutenuto i locali del centro sociale, arrivando anche a verniciare con una pittura incapsulante apposita per cemento-amianto due dei tre tetti del centro sociale: perché nessuno ha mai voluto assumersi la responsabilità di una bonifica ed abbiamo deciso di assumercela noi per quanto ci è stato possibile, perché teniamo alla salute nostra e di tutti.

A febbraio arriva la sentenza che ha inchiodato i vertici della multinazionale Eternit, condannati in primo grado per disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche. Secondo le motivazioni, i due, pur di fronte alle manifestazioni dell’inquinamento, «hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione». Una vittoria importantissima per la salute pubblica ed uno spauracchio per tutti i soggetti che fino ad allora avevano preso il problema amianto sotto gamba.

A fine giugno abbiamo appreso dalla rete che, prontamente, 500Mila euro sarebbero stati introdotti nel bilancio preventivo del Comune per la bonifica dei locali del centro sociale. A quanto pare il Comune parla di noi ma non parla con noi, ignorando 18 anni di socialità e tutte le realtà che hanno vissuto e vivono il Gabrio. Sappiamo poi che c’è stato un incontro tecnico tra l’ARPA e il Comune. A fine Luglio infine la Lega Nord è tornata a chiedere lo sgombero del Gabrio e questa volta, come non succedeva da un po’ di tempo, la richiesta era incentrata sul “pericolo amianto”. Noi non abbiamo mai nascosto la testa sotto la sabbia sul problema-amianto! E non intendiamo farlo nemmeno questa volta! Ecco perché diciamo con chiarezza che la bonifica dall’amianto è un interesse collettivo sacrosanto, ma non vogliamo in nessun modo che la questione venga utilizzata strumentalmente per arrivare ad uno sgombero del centro sociale.

Ora festeggiamo i 18 anni di occupazione, un’esperienza di lotte e di percorsi dal basso che deve continuare a vivere, molto meglio senza amianto ma con l’autogestione che l’ha caratterizzata fin qui. Siamo disponibili ad un confronto tecnico con l’ARPA e il Comune che individui i criteri di una bonifica condivisa, ma non siamo disponili a parlare di istituzionalizzazione dell’esperienza del centro sociale dentro canali associativi o simili. Pensiamo che il nostro centro sociale con le sue attività ed i suoi percorsi di riappropriazione e di lotta per i diritti e la dignità, rappresenti, senza presunzione, un’esperienza significativa in questa Torino svenduta e strozzata da crisi, precarietà e malgoverno cittadino.

Il Gabrio è per tutti e tutte e il Gabrio è di tutti e tutte, un bene collettivo che va sostenuto e difeso. Per questo abbiamo deciso di lanciare la campagna “I love Gabrio” e l’appello per sostenere il Csoa Gabrio. Per sostenere la nostra volontà di continuare a vivere come esperienza autogestita e per contro-informare sia sugli sviluppi prossimi della vicenda, sia sulle tappe della questione-amianto in questi anni. Lo faremo attraverso un blog dove renderemo pubblica tutta la documentazione in nostro possesso. Lo faremo in occasione dei festeggiamenti per i 18 anni di occupazione in settembre. Lo faremo nelle strade e nelle piazze del nostro quartiere e di questa città.

GABRIO PER TUTTI E TUTTE

AMIANTO PER NESSUNO

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I LOVE GABRIO

GABRIO PER TUTT* AMIANTO PER NESSUNO

Torino. Città della crisi. Un tasso altissimo di sfratti per morosità. Asili che vengono svenduti e centinaia di precari* lasciat* a casa. Servizi sociali essenziali che non ricevono finanziamenti. Un debito pubblico significativo dovuto alle scelte scellerate legate alle Olimpiadi e ad investimenti finanziari pericolosi. Che aumenterà per colpa del TAV. Ecco, in una situazioni del genere ci si aspetterebbe che le varie istituzioni abbiano un bel po’ di cose di cui preoccuparsi. Invece, come per il più classico dei tormentoni estivi, rispuntano i “veri” problemi della città: le occupazioni! Occupazioni da criminalizzare, stabili da svendere per fare cassa, stabili da bonificare per essere rimessi nel ciclo delle speculazioni.

Il Gabrio è stato occupato nel settembre del 1994. Da 18 anni è un punto di riferimento per il quartiere San Paolo e per la città. Da 18 anni “produce socialità”. In 18 anni abbiamo visto il comune investire migliaia di euri in progetti “aggregativi” o “giovanili”. Abbiamo visto questi progetti naufragare miseramente ed i soldi essere buttati via.

Il Centro Sociale resiste da 18 anni con attività che richiamano centinaia di persone. Come la palestra popolare “Dante Di Nanni” che offre corsi tutti i giorni, dalla boxe all’arrampicata, seguendo logiche che si basano, nel solco dell’autogestione, sulla messa in comune di risorse e saperi, contro la concezione del moderno fitness e del culto dell’immagine. Come lo sportello il-legale e la microclinica fatih che offrono patrocinio ed assistenza legale e sanitaria gratuita a chiunque lo richieda. Come “Lo sportello diritto alla casa Zona San Paolo” a disposizione per affrontare e risolvere le annose questioni legate agli sfratti, piuttosto che il Punto San Precario, dove i precari torinesi stanno imparando ad autorganizzarsi e a creare conflitto dentro e fuori i luoghi di lavoro. Ed ancora l’infoshock che affronta in maniera non ideologica il tema del proibizionismo. Fino ad arrivare ai nuovi spazi e progetti come quello della Ri-Ciclofficina “Senza Freni” e dell’ Orto Collettivo “Terra ZapPata”.

Il Gabrio è un luogo per organizzarsi per rispondere a istanze e bisogni sociali, ma anche un luogo di contro cultura. Artisti e band più o meno famosi negli anni hanno calcato il palco di Via Revello 3 e migliaia di persone hanno ascoltato musica al di fuori dei canali e dagli schemi imposti dalla omologazione e dal profitto.

Fuori dalle mura di via Revello il Gabrio è soprattutto politica quotidiana, nelle strade. Per questo sta nelle occupazioni abitative (4 solo nel quartiere San Paolo), nelle lotte per i diritti dei migranti ed in tutte quelle lotte che dalla città alla Val di Susa si oppongono, in nome della dignità, all’arroganza del potere. Il Gabrio è stato riaperto al quartiere, riconsegnato al territorio, sottratto alla speculazione e reso fruibile dopo che il comune ha deciso di abbandonarlo alle intemperie e al degrado. Gli/le occupant* si sono prodigati nel tempo per mitigare il rischio amianto, alla faccia di chi avrebbe dovuto pensarci e che solo dopo lo spauracchio della sentenza eternit ha finalmente visto quello che noi già nel 2004 gridavamo a gran voce. Per tutte queste ragioni chiediamo che la questione dell’amianto al Gabrio venga affrontata dalle istituzioni preposte salvaguardando l’esperienza di auogestione del centro sociale. Chiediamo che il Comune di Torino e la Prefettura non utilizzino strumentalmente la salute pubblica per finalità politiche, per ottenere uno sgombero coatto di una realtà scomoda perché da sempre protagonista nelle lotte sociali. Chiediamo un intervento di bonifica discusso e partecipato con gli occupanti e le occupanti e con il quartiere.

IL GABRIO E’ DI TUTTE E TUTTI

SOSTENIAMOLO TUTTE E TUTTI

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Una breve cronologia della questione amianto

17 settembre 1994: occupazione degli edifici di proprietà comunale in via Revello 3/5: nasce il csoa gabrio

1995: il Comune di Torino firma con l’Associazione Areazione (un’associazione informale di studenti e studentesse “ereditata” da una parte del Movimento della Pantera) un pre-contratto di comodato d’uso. Nel testo si parla di un assegnazione da definire e regolamentare con successive delibere. Poi più nulla…

Estate 2004: preparandosi a festeggiare i 10 anni di occupazione l’assemblea del centro sociale invia una lettera aperta al Comune di Torino, indirizzata a Giuseppe Nota (dirigente del settore gioventù) e Marco Calgaro (Vice-Sindaco). Nella lettera si pone con forza la questione dell’importanza degli spazi sociali autogestiti e si chiede di individuare una soluzione condivisa per arrivare a una bonifica dell’amianto presente in alcune parti del centro sociale. Seguono un paio di incontri, a cui seguono alcuni sopralluoghi presso il centro sociale da parte di tecnici dell’ARPA e geometri del Comune. Vengono prelevati campioni da tetto e pareti. Poi più nulla…

Estate 2011: arriva al centro sociale una raccomandata dalla Divisione Gioventù e Rapporti con le Circoscrizioni del Comune indirizzata all’Associazione Areazione: il Comune rispolvera quel pre-comodato mai concluso comunicando al “legale rappresentante dell’associazione” di dover documentare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (bonifica delle parti in amianto) fatti, consentendo un sopralluogo di tecnici all’interno dei locali. Rispondiamo alla lettera come centro sociale dando disponibilità all’ingresso dei tecnici per il sopralluogo ma rispediamo al mittente (cioè al Comune proprietario dell’immobile) le responsabilità relative all’amianto.

5 settembre 2011. Si presentano al Gabrio alcuni tecnici e funzionari di ARPA e Comune. Viene loro consentito l’accesso ma il sopralluogo non viene effettuato in mancanza di un “cestello adeguato”. Poi più nulla…

29 giugno 2012: sul blog del Movimento 5 Stelle Torino compare un articolo dal titolo “Come il Comune spende i nostri soldi. Dall’articolo apprendiamo che sono stati preventivati dal Comune “500.000 euro per la manutenzione straordinaria e bonifica edifici via Revello 3 e 5”. Il curatore dell’articolo riporta tra parentesi un suo commento personale “ma lo sanno cosa c’è a quell’indirizzo?”. Un paio di settimane prima erano già stati ripresi i “contatti informali” con l’ARPA. Un tecnico ci contatta tramite il blog del centro sociale.

25 luglio 2012: ennesima interpellanza della Lega Nord per chiedere lo sgombero del Gabrio. Questa volta però al centro della richiesta è il “pericolo amianto”.

C.S.O.A. GABRIO – VIA REVELLO 3 – ZONA SAN PAOLO ANTIRAZZISTA – TORINO