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Foto MegaManifestazione CNTE a Città del Messico

Presento qui una galleria fotografica (clicca su una foto per lo slideshow) della manifestazione della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación), una corrente “dissidente” del SNTE, il sindacato nazionale che sostiene le riforme del governo a Città del Messico. Il 4 settembre (4S) dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa camera ieri ha approvato la Riforma Educativa  (riforma costituzionale approvata 7 mesi fa e leggi secondarie approvate i agosto e settembre malgrado le proteste) presentata dal presidente Peña Nieto e già passata alla Camera dei deputati. La CNTE ha dato la cifra di 200.000 insegnanti mobilitati per questa giornata di protesta a livello nazionale. Dal 19 agosto gli insegnanti occupano la piazza centrale della capitale e realizzano manifestazioni e attività di resistenza pacifica in 22 stati della repubblica messicana contro la riforma che definiscono “amministrativa e del lavoro” e non “educativa”. Sabato 7 ci sarà il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE e il giorno seguente la Coordinadora parteciperà alla giornata di assemblea contro la riforma energetica e alla manifestazione convocata dall’ex candidato presidenziale delle sinistre Andrées Manuel López Obrador e il suo movimento MoReNa.   Link all’articolo e foto sull’1S e sulle manifestazioni di questi giorni a Città del Messico – Link alla Tendopoli degli insegnanti in lotta nella piazza centrale del paese. Qui video dell’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones – Foto di Fabrizio Lorusso

EZLN warrior MegaMarcha 4S Mex DF 085 (Medium)

Stato d’eccezione: foto manifestazione 1S México DF

A Città del Messico il primo settembre s’è svolta un’importante una manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), liberi cittadini e gruppi anarchici contro la Riforma energetica. Anzi, le iniziative in tutta la città e in tutto il paese erano decine. (Clicca su una foto per vedere lo slideshow). Sopra ho inserito una galleria fotografica della mattinata del primo settembre tra il Monumento alla Revolución e l’angolo tra le via Eje Central e Izazaga a Città del Messico.La manifestazione nel primo pomeriggio s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación) che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Un aggiornamento e foto sulla protesta dei docenti contro la Riforma Educativa è a questo link. Un poliziotto è rimasto ferito per l’attacco di un gruppo di persone incappucciate (presumibilmente e secondo fonti giornalistiche locali – il quotidiano La Jornada – appartenenti a dei gruppi identificati come anarchici). Ci sono stati almeno sei scontri di questo tipo avvenuti durante la manifestazione e anche al termine mentre gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente e pacifico, stavano per ripiegare. L’accerchiamento forzato e l’enorme dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione. La reazione della polizia dopo gli scontri s’è quindi concentrata su altri “obiettivi”, cioè persone individuate casualmente, e alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati 16 arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani come il Comité Cerezo hanno già lanciato dei comunicati in proposito.

Marcha 1S Mex DF 043 (Medium)

Durante la mattinata e il primo pomeriggio la polizia (6mila poliziotti di Città del Messico e granaderos in tenuta antisommossa oltre a 2mila federali) ha circondato e controllato costantemente l’intero cordone dei manifestanti senza lasciare spazi di azione e movimento alle persone che camminavano: un vero e proprio stato di eccezione.  La quantità delle forze messe in capo dal governo della città e da quello federale è stata enorme. “L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia era pensato per il controllo totale ma con l’effetto collaterale provocato di asfissiare e generare situazioni di tensione, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e bloccava i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva mentre, nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo.

Marcha 1S Mex DF 111 (Medium)

In più occasioni alcuni gruppi di manifestanti in testa alla marcia si sono scontrati coi granaderos che blindavano le uscite e minacciavano di chiudere tutti in una morsa. Le vie di accesso allo zocalo, la piazza centrale di Città del Messico occupata dagli insegnanti della CNTE, erano completamente bloccate da enormi pannelli di metallo o da altri poliziotti. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari.

Marcha 1S Mex DF 152 (Medium)

L’8 settembre AMLO (l’ex candidato presidenziale delle sinistre Andrés Manuel López Obrador) ha annunciato un comizio contro la riforma energetica e la “svendita” della compagnia petrolifera nazionale PEMEX proprio nello zocalo della capitale, ma se questo sarà ancora occupato dai professori in lotta, probabilmente le due cause si sovrapporranno nello stesso spazio o comunque nella stessa giornata, come in parte è avvenuto domenica, e la strategia repressiva del governo non farà altro che aumentare la tensione sociale per provocare la criminalizzazione dei movimenti. Foto e post di Fabrizio Lorusso  – Link a fotogalleria della tendopoli degli insegnanti a Città del Messico.

Marcha 1S Mex DF 096 (Medium)

Foto Funerale della Democrazia in Messico by #YoSoy132

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Manifestazione studentesca (Movimento #YoSoy132 e affini) del 31 agosto 2012 dalla Universidad Nacional Autonoma de Mexico al Tribunale Elettorale contro la decisione di quest’ultimo di non annullare le elezioni presidenziali del 1 luglio e scartare le testimonianze e le prove apportate dal Movimento Progressista (che in luglio ha impugnato i risultati delle elezioni, viziate da compravendita del voto e irregolarità). Il tribunale ha quindi dichiarato definitivamente come vincitore il candidato del Partido Revolucionario Institucional (PRI), Enrique Peña Nieto – Album Completo Marcha Funebre de la Democracia en México Foto QUI

L’amore ai tempi del manganello – 14 dicembre 2010 – Roma

NoiLiberi.jpgRiporto molto volentieri una lettera inviatami da un ragazzo di Roma che ci dà un’ottima e sentita testimonianza sul 14 dicembre a Roma. Io sono all’estero e la lettera è servita molto anche a me!

Roma 20 dicembre
Non ho fatto e letto granché dal pomeriggio del 14 dicembre. La notte di martedì è stata tra le più agitate degli ultimi tempi. Demoni, fantasmi, mostri hanno invaso il mio (mancato) riposo. La fase R.E.M. non è mai giunta, il giorno dopo ero distrutto dalla mancanza di sonno. Mercoledì un senso di spaesamento vitale cingeva la mia coscienza; per inerzia mi sono dedicato agli impegni ma nulla poteva cancellare gli eventi del giorno prima. Volevo riposizionarmi nel tempo e nello spazio ma non ci sono riuscito. Questa è solo una piccola storia, una narrazione in breve del mondo lacerato della Piazza. Un resoconto lirico e non un’analisi politica. Una visione di un particolare da parte di uno stagionato studente.

Siamo in Piazza io e la mia compagna. Intercettiamo il corteo degli studenti intorno a Viale Castro Pretorio, nei pressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, proprio da dove ora sto ultimando e dando forma definitiva a queste cartacce e pensieri accumulati in questi giorni. Ci immergiamo nella fiumana di studenti della mia Sapienza, Università di Roma. Un saluto ad amici e amiche, parliamo di quel che accade, della situazione insostenibile creatasi nella nostra amata Repubblica Italiana. Ma mi sento già dimezzato: troppe volte in Piazza quella visione diacronica del presente mi ha attraversato; non volevo che si ripetesse. La verità è che, forse, sapevo come sarebbe andata a finire.
Sapevo del Potere, della sua articolazione violenta tramite gli artigli senza curve dei caschi blu. Dei loro manganelli dove più fa male. In testa e sulle giunture. Sapevo dei calci in testa, sapevo del trascinare per i capelli manifestanti piangenti, appena prima accerchiati e poi randellati perché rimasti soli.
Ma decidiamo comunque di immergerci nella folla, di guardare le cose per come sono. Un puro esercizio di curiosità intellettuale. Ed allora, sempre vicini, io e lei ci incamminiamo percorrendo rapidamente i vari blocchi del corteo dove i ragazzi si associano per Facoltà.
Quando un corteo avanza è molto lento poiché ci si attende che man mano si ricompatti lungo la strada. Ma fin troppo lento per me. Arrivati nei pressi di Corso Vittorio Emaunele II, appena dopo Largo Torre Argentina, avviene il primo contatto con le barricate statali. A Palazzo Madama, a dispetto del nome, non vi sono Signori e Signore. Il voto di fiducia, in quanto stupro del politichese ai danni di tutti, sta prendendo forma.
La loro difesa onorevole è presto fatta. Noi fuori con petardi, qualche pericolosa sedia, bottiglie da 33 cl, bombe carta e gli altri in tenuta anti-sommossa. Io non ho lanciiato nulla, i miei genitori mi hanno insegnato a rispettare le cose, l’ambiente e le persone. Sebbene talune non siano degne di rispetto. E poi sono lì ad osservare il volto del Potere. Mi fermo saldo sugli atri inferiori, ma non mi dissocio da quel che sta prendendo forma.
Non ho lanciato nulla perché i caschi blu, quelli verdi e quelli dei CC inducono compassione. Non ho mai condiviso la critica dominante degli slogan che li descrive come “servi”, perché è un mdo semplicistico di negare loro autonomia di pensiero. Un Servo è colui che obbedisce al Signore, è colui che non discute e nemmeno si pone il problema di agire altrimenti. Loro invece sono d’accordo con i committenti della mattanza. Muniti del loro amico manganello, la pratica di randellare uno studente o un manifestante di Terzigno risulta anche piacevole. Potrei tranquillamente dimostrarlo per induzione. Per 1200 euro al mese si può fare ben altro, proprio perché i lavori non sono tutti uguali. Ma la vigliaccheria impera, lo sappiamo.
La violenza è chi ti assume per tre anni con contratto di formazione lavoro per 1100 euro al mese e, finito il tempo, ti dice che non servi più. La violenza è l’azienda regionale per il diritto allo studio che mi deve da marzo circa 2000 euro, che non mi ha erogato per errore proprio e successivamente per mancanza fondi. La violenza sono i contratti in fabbrica. Avevo 19 anni quando il magnanime datore di lavoro lo rinnovava settimana per settimana, tenendomi sotto scacco totale. La violenza è sfruttamento delle mie passioni. La violenza è che se non conosci qualcuno non lavori, non esisti. La violenza è una pseudo-riforma della mia università che viene scritta sulla base di nessuna copertura finanziaria, con discutibilissimo impianto normativo mai realmente messo sotto esame. La violenza è infangare i ricercatori, patrimonio inestimabile, da parte di una classe dirigente volgare e para-fascista. La violenza sono gli oggettivi tagli alla cultura, all’istruzione e alla Vita. La violenza è la sceneggiata ad AnnoZero del Ministro Spiritato, dal passato così candido e puro, contro uno studente che cercava placidamente di parlare con buoni argomenti. Potrei continuare.
Ed è inutile che gli eroi di carta dicano la loro per obblighi di agenzia. Purtroppo quando ti hanno rubato il mondo è difficile fare letteratura. Questo intellettuale sulla scena degli elenchi scritti insieme a un curato di campagna della terza rete è la realizzazione di una ineffettuale Parusia. La magnifica sapienza della topologia cammorristica che ho visto in Gomorra è solo un ricordo.
Con il sapore corrosivo dei lacrimogeni che agisce nelle mucose ci allontaniamo. Una gentile ragazza mi passa del succo di limone così per riprendermi un po’. Ci stanno rubando il respiro, mi dico in interiore homine. Ora però tocca alla camera dei Deputati: gli onorevoli della Repubblica Italiana. Coloro che passano ad altra sponda perché si sentono responsabili di avere sulle spalle il destino di tutta la nazione. Poverini, spero che abbiano delle spalle forti, perché di primo acchito le spalle del bassotto dedito all’agopuntura non sembrano così imponenti. O anche di chi dispensa esami facili e titoli di studio plastificati, in scuole che educano solo alla peggiore italianità. Ma alla fine il voto arriva e per una manciata di assensi in saldo. Ma come, già tempo di saldi?
Già sono sconfitto. Prima non pensavo che quello che stiamo operando avrebbe potuto cambiar le cose. Il moto di Piazza non è mai sufficiente. Viviamo di tempi tristi, chiedo solo un piccolo bagliore che possa riscaldarmi. Tutto il resto è inutile mi dico, e una volta arrivati a Piazza del Popolo avviene la sterzata finale. Percorriamo una parallela di Via del Corso per guardare al cuore del sommovimento e per anticipare la testa del Book Bloc. E non Black Bloc, cari giornalisti.
I negozi iniziano a chiudere i battenti, i passanti rimangono indifferenti. Le cariche stanno per iniziare, un avviso è la marcia intimidatoria del ritmato, per nulla sincopato, sbatter degli anfibi sull’asfalto. In via del Corso avviene l’avanzata dei mastini in divisa, molti di noi corrono in direzione opposta rispetto a loro essendo fin troppo impauriti. Volano i lacrimogeni mentre esplode l’indignazione sociale. La corsa all’indietro non bisognerebbe farla, c’è il rischio di coinvolgere qualcuno che nulla a che fare con la tua fuga.
Ma ecco un tenero vecchietto disabile su di una piccola motoretta quale appendice artificiale essenziale al movimento. Lui non sembra capir molto di ciò che sta accadendo. Ha uno sguardo perso. La mia compagna evita che sia travolto mediante un piccolo ma efficace colpo di reni. Con la sua motoretta è esattamente al centro di Via del Corso mentre una folla in arrivo lo minaccia senza volontà. Ma qui quel piccolo bagliore accade violento quanto inaspettato. Un gruppo di manifestanti, direi black bloc con la solita trovata mediatica, lo alzano e lo ripongono nel vicolo accanto, nella speranza che tutto finisca. Ebbene, questi sono i violenti: ecco coloro che spaccano le vetrate delle banche. Ma il capitalismo finanziario che cosa ha operato, se non la crisi che ci invade? Attendo conferme rispetto al gradi di civiltà di questi soggetti sociali appena menzionati. Sciarpa sul viso, caschi, pantaloni neri inseriti in una paio di anfibi ugualmente neri: gli anarchici! Sono loro che hanno aiutato il vecchietto disabile. Ebbene, io sono dalla loro parte, dalla parte degli autonomi e dalla parte di chi si indigna.
Lei mi chiede se sia il caso di lasciarlo lì, annuisco e le dico di proseguire. Di fuggire. Le assicuro che se le forze dell’ordine sono tali lo lasciano stare lì buono. Ma non ci credo a quel che le dico. L’ho lasciato da solo nel vicolo, potevo stargli vicino e rischiare di esser calpestato dallo Stato che ringhia. Sarebbe successo così, ma l’egoismo della mia pellaccia ha vinto. Del resto, di lì a poco i mastini sarebbero sbucati da tutti i pori della zona, mi avrebbero spaccato la testa. Già lo hanno fatto in passato senza che io avessi fatto nulla. Ma in quel momento, ora lo grido con voce afona, dovevo rimanere accanto alla motoretta.
Agguanto la mia compagna per risalire al più presto Via del Corso, mi sento male, sotto pressione e con il viso corroso. Non mi volto, il cuore esce fuori dal petto. Raggiungiamo lo spazio aperto di Piazza del Popolo. Ora respiro, ma è solo una finzione. Mi rivolgo a lei per sincerarmi delle sue condizioni e vedo il suo viso contorto e stravolto. Piange amaramente. Non per paura, non perché gli effetti dei lacrimogeni sono vivi su di noi, non per sfogarsi. Non perché ci hanno bastonato malamente.
Piange perché abbiamo lasciato nel vicolo lo spaurito vecchietto. Questa è la lezione che dal 14 dicembre ho ricevuto, questo è l’amore ai tempi del manganello.

di Uno studente della Sapienza di Roma (da Carmilla)

 

Il ritorno del Presidente Manuel Zelaya in Honduras dal Nicaragua: manifestazioni e coprifuoco

Pueblo de Honduras pide el regreso de Manuel Zelaya por onlyforyoung Ibarra Ecuador
HONDURAS, 24/JULIO/2009

La situación de los manifestantes camino a la frontera de Nicaragua.
La situazione dei manifestanti in direzione della frontiera col Nicaragua (a sud di Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras).
Desde anteayer, miles de manifestantes desde diversos puntos del país se han movilizado hacia la frontera de Nicaragua, muchos de ellos no han logrado burlar los cientos de retenes militares que hay en las carreteras de todo el país, muchas personas han tenido que rodear montañas para poder avanzar, otros se encuentran detenidos en carceles debido al sorpresivo toque de queda (6pm-6am) aplicado ayer por la tarde a las zonas rurales, varios grupos fueron arrestados en las carreteras al no poder encontrar un sitio donde pasar el toque de queda. Los retenes militares confiscan buses, hacen registros, decomisan tarjetas de identidad, e incluso decomisan los alimentos que los peregrinos llevan para el viaje a la frontera.
Pero la gente lejos de desmoralizarse, siguen avanzando hasta el último reten en el Departamento del Paraíso. En testimonios ofrecidos a la Telesur, los viajantes hablan de su derecho cívico a manifestarse, condenan el golpe de estado, hablan de las dificultades para trasladarse en un país que se supone es libre y democrático, y afirman emocionados que recibiran a el presidente Zelaya, cuando cruze la frontera.
Una comisión internacional de observadores de derechos humanos, que estan presentes en el país, investiga y condenan los abusos que el régimen golpista hacen desde el 28 de Junio, entre ellos es la ilegalidad de los toques de queda, y las detenciones masivas generadas por esta orden represiva impuesta por el gobierno de facto de Micheletti Bain.
HONDURAS, 24/JULIO/2009

Se impone toque de queda desde las 12 del medio día en zonas rurales.
Si impone il coprifuoco dalle 12 nelle zone rurali.

Ya empezó la policía y militares a reprimir a los manifestantes que se encuentran en los diferentes retenes, con bombas lacrimojenas, y disparos dispersan a los manifestantes, en el departamento del Paraíso, ya se reportó un herido por disparos del ejército. Los arrestos masivos se reaundan en otros retenes donde personas que han caminado desde distintas partes del país para intentar burlar el anillo militar que desde ayer reprime el avance de los manifestantes.  Foto: http://www.flickr.com/photos/37354857@N04/

el pueblo ve a Zelaya en las alturas por laclase.info

Hoy, en la frontera Honduras-Nicaragua/Oggi frontiera Honduras-Nicaragua: il ritorno del presidente Zelaya in patria avvenuto via terra dal Nicaragua

viernes, 24 de julio de 2009, 02:22
Amigas, amigas:
el Ejército y la policía han vuelto a disparar sobre los manifestantes que se dirigían a la frontera con Nicaragua a recibir al Presidente José manuel Zelaya.
El toque de queda se ha implementado en todos los departamentos fronterizos con El Salvador y Nicaragua a las 12 del mediodía, lo que significa que miles de manifestantes han sido rodeados.
Dos heridos de bala. Me informan que están estables.
La Primera Dama, Xiomara Castro de Zelaya, acompaña a los manifestantes.
En Tegucigalpa, se vive una tranquilidad tensa, similar a un frente de guerra interno al que le llegan noticias de combates. Las radios -a excepción de radio Globo y otras pocas valientes emisoras- siguen con su programación de variedades.
César Indiano, supuesto novelista, ha comparecido esta mañana en canal 10 (del golpista Rodrígo Wong Arévalo) y ha dicho que los revoltosos merecen sus heridos y sus muertos.
De igual forma se ha expresado el escritor Juan Ramón Martínez, reconocido alentador del Golpe de Estado a través de su columna de opinión en el diario la Tribuna de Tegucigalpa: ´”El golpe contra Villeda Morales se perpetró en la madrugada con un saldo de 23 muertos y unos 50 heridos producto del enfrentamiento entre las fuerzas militares y la guardia civil bajo el mando del presidente derrocado. En ese entonces, López Arellano ostentaba el rango de coronel. En este golpe a Zelaya apenas han muerto unos cuantos revoltosos”.

Continua lo sciopero generale in Honduras.
El paro nacional continúa: paro de hospitales, de oficinas gubernamentales, tomas de carreteras, protestas ante el Tribunal Superior Electoral que hace el sorteo para la ubicación de la fotografía de candidatos presidenciales 2009

HONDURAS, 24/JULIO/2009
ATENCION!!! 2:30 pm Hora de Honduras.
EL PRESIDENTE CONSTITUCIONAL DE HONDURAS ENTRA A HONDURAS!!!

Articolo molro completo coi fatti:

http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=92824


Protesta all’ambasciata dell’Honduras in Messico contro il colpo di stato

Abajo el Golpe ! da cruzandolavia.
Riporto la convocazione per il picchetto contro il golpe fuori dall’ambasciata honduregna a Città del Messico.
 
Se celebrará un acto de solidaridad con el pueblo hondureño el día 9 de julio a las 11 horas enfrente de la embajada de Honduras (Calle Alfonso Reyes 220 Distrito Federal, Cuauhtémoc, Ciudad de
México, DF, México, entre Nuevo Leónm y Tamaulipas, Metro Patriotismo)

En el acto habrá interpretación de trovadores e intervención de los compañeros hondureños en México.

REPUDIO TOTAL AL GOLPE DE ESTADO EN HONDURAS

A más de una semana de que el Ejército y la oligarquía hondureños consumaron un golpe de Estado contra el presidente constitucional Manuel Zelaya, los diversos intentos por restituir el orden constitucional en ese país y reinstalar al Presidente Zelaya en su puesto no han tenido éxito, debido principalmente al empecinamiento de los golpistas y a la violenta represión que han ejercido en contra de los manifestantes que han exigido el retorno de su Presidente Constitucional.
Es por ello que reiteramos las demandas que expresamos la semana pasada, a las que agregamos otras, motivadas por la situación que priva en estos momentos.
Las organizaciones que suscribimos este documento demandamos:

1.      La restitución inmediata e incondicional del presidente constitucional Manuel Zelaya.

2.      Aparición con vida de todos los desaparecidos y desaparecidas durante esta asonada y libertad a todas las y los presos políticos.

3.      Respeto absoluto a los derechos humanos del pueblo hondureño.

4.      Respeto a la libertad de prensa, manifestación y organización de la sociedad hondureña.

5.      Que el gobierno mexicano, en congruencia con su desconocimiento del gobierno de facto instalado en Honduras, se niegue a venderle los hidrocarburos solicitados por ese gobierno y en general a brindarle cualquier tipo de ayuda que le permita mantenerse operando, y asimismo brinde toda la asistencia diplomática y humanitaria que cualquier miembro del gobierno constitucional hondureño, incluyendo al Presidente Zelaya, pueda necesitar, en tanto se restablecen los poderes constitucionales en Honduras

6.      Que el gobierno estadounidense reconozca oficialmente y de manera explícita que, en Honduras se produjo un Golpe de Estado, con lo que se obligará a suspender todo tipo de ayuda al gobierno de facto, hasta que se restituya al Presidente Constitucional Manuel Zelaya.

Hacemos un llamado a los trabajadores, campesinos, estudiantes y pueblo en general a solidarizarnos con la resistencia que hoy sostiene el pueblo hondureño por restablecer la democracia en su país; porque lo que está en juego no sólo es el futuro de los hondureños sino de los pueblos de América Latina, en su lucha por un mundo más justo.

Organizaciones firmantes:

Alianza de Organizaciones Sociales,Alianza Mexicana por la Autodeterminación de los Pueblos (AMAP),Asociación de Padres y familiares de las víctimas de Sucumbíos de Ecuador, Asociación Nacional de Empresas, Comercializadoras de productos del Campo (ANEC), Bloque Democrático de Azcapotzalco, CECOP-La Parota, Centro de Investigación Laboral y Asesoria Sindical (CILAS), CGH-HoChi Minh, Círculo Moralista Bolivariano de Ecatepec, CIMOBE Comité Civil Hollín Mexica, Comité Cuba no está sola, Comité de Enlace Latinoamericano y Caribeño,  Comité Nacional de Estudios de la Energía, Comunidades Campesinas y Urbanas Solidarias con Alternativas (COMCAUSA, A. C.), Comunitario de Democracia Directa A. C., Consejo General de Huelga CGH-HoChi Minh UNAM, Convención Nacional Democrática, DF, Coordinadora mexicana de organizaciones solidarias con la República bolivariana de Venezuela, Corriente en Lucha, Democracia Directa AC, Democracia Oaxaca, adherentes de la APPO, Dignidad Ciudadana, Epicentro Cultural Manuelita Saenz, Frente Nacional Contra la Represión (FNCR), Frente Popular Francisco  Villa, Grujo de Acción Revolucionaria, Grupo Democracia Revolucionaria, Grupo Democracia Revolucionaria (GDR), Grupo Tacaba, Izquierda Democrática Nacional, Juventudes de Izquierda, Juventud es Resistencia, Marcha Mundial de las Mujeres, Movimiento de Lucha Popular, Movimiento Mexicano de Solidaridad con Cuba, Movimiento Nacional por la Esperanza, Mujeres para el Diálogo, A. C. (MpD), OPC-CLETA, Petroleros Técnicos y Profesionistas, Partido Popular Socialista PPS, PRD-DF, Secretaría de Relaciones Internacionales PRD, Promotores Vecinales con Dignidad, Promotores Vecinales con Dignidad, Red Mexicana de Acción frente al Libre Comercio (RMALC), Red Nacional Género y Economía (REDGE), Rumbo Proletario, SICSAL, Siembra AC, Sociedad Organizada en Lucha (SOL), SUTIEMS, Unión de Juristas de México, Unión Nacional de Trabajadores de Confianza de la Industria Petrolera (UNTCIP), Unión Popular Valle Gómez (UPVG).

Manifestazioni a Hermosillo, Sonora, Messico per mostrare la rabbia ed esigere chiarezza sui bambini bruciati nell’asilo venerdì 5 giugno

Hermosillo, Sonora.

Guarderías Seguras.

Manifestazioni a Hermosillo, Sonora, Messico per mostrare la rabbia ed esigere chiarezza sui bambini bruciati nell’asilo venerdì 5 giugno

Leggilo anche su:

http://www.globalproject.info/art-20109.html

Nel pomeriggio del 5 giugno il cielo sulla città di Hermosillo, uno dei più luminosi della Repubblica degli Stati Uniti Messicani, ha cominciato a scurirsi prima del solito. Alle 3 pm di quel giorno l’asilo ABC si consumava tra le fiamme di un incendio che arrivava dalla parte attigua del medesimo edificio, un immobile di proprietà del Governo dello Stato di Sonora e usato come magazzino. Il fatto non avrebbe rappresentato nulla di grave se lì dentro non vi fossero stati circa 150 bambini.

Al momento i bambini vittime delle fiamme e del soffocamento per il fumo sono 44. La tragedia ha commosso il paese intero tanto che i sindaci stranieri e le rappresentanze diplomatiche invitate dal sindaco di Città del Messico, Marcelo Ebrard, alla Fiera delle Culture Amiche hanno dedicato un minuto di silenzio per questa tragedia durante la cerimonia d’inaugurazione di sabato 6 giugno sotto l’Angel de la Independencia, uno dei principali monumenti e simboli nazionali.

Si tratta del peggior dramma che si ricordi per questa città di 700mila abitanti, situata nel nord-ovest del Messico, fondata nel 1700 e, fino ad ora, celebre per la bellezza delle sue donne, per il suo calore estivo estremo (oltre i 45 gradi), per gli avvenimenti fondanti della Revolucion Mexicana e per la bontà delle carni che lì si cucinano. Ciononostante l’aroma della carne e i sorrisi delle donne di Hermosillo non dominano il paesaggio e forse nemmeno il sole brilla più come prima.

A sei giorni dall’incendio nell’ormai tristemente conosciuto asilo ABC, le reazioni percorrono strade diverse dalla rabbia alla frustrazione e la tristezza in un moto di sentimenti a volte opposti e a volte convergenti. In questo contesto s’è realizzata la prima manifestazione pubblica in cui migliaia di cittadini (da 5 a 10mila secondo le stime) hanno camminato per le principali arterie della città per esprimere il loro dolore con cartelli arrabbiati e sguardi bassi. Un alone di sfiducia generale è scaturito dalla marcia e i partecipanti non hanno mancato di chiedere giustizia per un gravissimo incidente che, probabilmente, poteva essere evitato e implica responsabilità precise da far emergere al più presto.

 

Articolo di: Benjamín Alonso Rascón

Traduzione e adattamento: Fabrizio Lorusso

Per approfondimenti segnalo anche questo link e quelli indicati nella pagina:

http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/06/090609_2251_irregularidades_guarderia_irm.shtml

Texto en español:

Marchas en Hermosillo, Sonora, México, para mostrar rabia y exigir claridad sobre los niños quemados el viernes 5 de junio

La tarde del 5 de junio de 2009 el cielo de la ciudad de Hermosillo, uno de los más iluminados en la república mexicana, empezó a ensombrecer antes de lo acostumbrado. A las 3 de la tarde de ese día la guardería ABC se consumía entre las llamas del fuego que llegaba de la parte contigua del mismo edificio, una bodega propiedad del gobierno del estado de Sonora usado como almacén. Nada extraordinario hubiera resultado el evento, de no ser porque allí adentro se encontraban alrededor de 150 niños. Hasta esta tarde del 11 de junio el fuego y el humo se han cobrado la vida de 44 niños. La peor tragedia de la que se tenga memoria en  esta ciudad de 700 mil habitantes, ubicada en el noroeste mexicano, fundada en el año 1700, famosa por la belleza de sus mujeres, por sus días de verano arriba los 45 grados centígrados y por la delicia de su carne asada.

Pero hoy no inunda el aroma a carne asada ni las mujeres muestran su habitual sonrisa. Incluso tenemos licencia para creer que el sol no brilla como antes. A seis días del incendio en la guardería más famosa del mundo, la ABC de Hermosillo, las secuelas corren variedad de rutas todas marcadas por sentimientos profundos: tristeza, coraje, indignación. Una mezcla de impulsos a veces encontrados, a veces convergentes.

En ese marco, la tarde de ayer se realizó la primera marcha en relación a la tragedia. Miles de hermosillenses (las estimaciones van de los 5 mil a los 10 mil) desfilaron por la principal rúa de la ciudad para expresar en pancartas y en rostros vacíos su dolor. Pero no sólo eso, pues no fueron pocos ni algunos, sino muchos y otros más los que dejaron salir ese hilo de descontento que todo indica ha nacido para crecer…

Exigen justicia

Manifestazione

Odio e responsabilità

Moltitudine.

Ricordando.

Marcha para los niños de Hermosillo

In Marcia.

Castigo ai responsabili.