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L’amore ai tempi del manganello – 14 dicembre 2010 – Roma

NoiLiberi.jpgRiporto molto volentieri una lettera inviatami da un ragazzo di Roma che ci dà un’ottima e sentita testimonianza sul 14 dicembre a Roma. Io sono all’estero e la lettera è servita molto anche a me!

Roma 20 dicembre
Non ho fatto e letto granché dal pomeriggio del 14 dicembre. La notte di martedì è stata tra le più agitate degli ultimi tempi. Demoni, fantasmi, mostri hanno invaso il mio (mancato) riposo. La fase R.E.M. non è mai giunta, il giorno dopo ero distrutto dalla mancanza di sonno. Mercoledì un senso di spaesamento vitale cingeva la mia coscienza; per inerzia mi sono dedicato agli impegni ma nulla poteva cancellare gli eventi del giorno prima. Volevo riposizionarmi nel tempo e nello spazio ma non ci sono riuscito. Questa è solo una piccola storia, una narrazione in breve del mondo lacerato della Piazza. Un resoconto lirico e non un’analisi politica. Una visione di un particolare da parte di uno stagionato studente.

Siamo in Piazza io e la mia compagna. Intercettiamo il corteo degli studenti intorno a Viale Castro Pretorio, nei pressi della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, proprio da dove ora sto ultimando e dando forma definitiva a queste cartacce e pensieri accumulati in questi giorni. Ci immergiamo nella fiumana di studenti della mia Sapienza, Università di Roma. Un saluto ad amici e amiche, parliamo di quel che accade, della situazione insostenibile creatasi nella nostra amata Repubblica Italiana. Ma mi sento già dimezzato: troppe volte in Piazza quella visione diacronica del presente mi ha attraversato; non volevo che si ripetesse. La verità è che, forse, sapevo come sarebbe andata a finire.
Sapevo del Potere, della sua articolazione violenta tramite gli artigli senza curve dei caschi blu. Dei loro manganelli dove più fa male. In testa e sulle giunture. Sapevo dei calci in testa, sapevo del trascinare per i capelli manifestanti piangenti, appena prima accerchiati e poi randellati perché rimasti soli.
Ma decidiamo comunque di immergerci nella folla, di guardare le cose per come sono. Un puro esercizio di curiosità intellettuale. Ed allora, sempre vicini, io e lei ci incamminiamo percorrendo rapidamente i vari blocchi del corteo dove i ragazzi si associano per Facoltà.
Quando un corteo avanza è molto lento poiché ci si attende che man mano si ricompatti lungo la strada. Ma fin troppo lento per me. Arrivati nei pressi di Corso Vittorio Emaunele II, appena dopo Largo Torre Argentina, avviene il primo contatto con le barricate statali. A Palazzo Madama, a dispetto del nome, non vi sono Signori e Signore. Il voto di fiducia, in quanto stupro del politichese ai danni di tutti, sta prendendo forma.
La loro difesa onorevole è presto fatta. Noi fuori con petardi, qualche pericolosa sedia, bottiglie da 33 cl, bombe carta e gli altri in tenuta anti-sommossa. Io non ho lanciiato nulla, i miei genitori mi hanno insegnato a rispettare le cose, l’ambiente e le persone. Sebbene talune non siano degne di rispetto. E poi sono lì ad osservare il volto del Potere. Mi fermo saldo sugli atri inferiori, ma non mi dissocio da quel che sta prendendo forma.
Non ho lanciato nulla perché i caschi blu, quelli verdi e quelli dei CC inducono compassione. Non ho mai condiviso la critica dominante degli slogan che li descrive come “servi”, perché è un mdo semplicistico di negare loro autonomia di pensiero. Un Servo è colui che obbedisce al Signore, è colui che non discute e nemmeno si pone il problema di agire altrimenti. Loro invece sono d’accordo con i committenti della mattanza. Muniti del loro amico manganello, la pratica di randellare uno studente o un manifestante di Terzigno risulta anche piacevole. Potrei tranquillamente dimostrarlo per induzione. Per 1200 euro al mese si può fare ben altro, proprio perché i lavori non sono tutti uguali. Ma la vigliaccheria impera, lo sappiamo.
La violenza è chi ti assume per tre anni con contratto di formazione lavoro per 1100 euro al mese e, finito il tempo, ti dice che non servi più. La violenza è l’azienda regionale per il diritto allo studio che mi deve da marzo circa 2000 euro, che non mi ha erogato per errore proprio e successivamente per mancanza fondi. La violenza sono i contratti in fabbrica. Avevo 19 anni quando il magnanime datore di lavoro lo rinnovava settimana per settimana, tenendomi sotto scacco totale. La violenza è sfruttamento delle mie passioni. La violenza è che se non conosci qualcuno non lavori, non esisti. La violenza è una pseudo-riforma della mia università che viene scritta sulla base di nessuna copertura finanziaria, con discutibilissimo impianto normativo mai realmente messo sotto esame. La violenza è infangare i ricercatori, patrimonio inestimabile, da parte di una classe dirigente volgare e para-fascista. La violenza sono gli oggettivi tagli alla cultura, all’istruzione e alla Vita. La violenza è la sceneggiata ad AnnoZero del Ministro Spiritato, dal passato così candido e puro, contro uno studente che cercava placidamente di parlare con buoni argomenti. Potrei continuare.
Ed è inutile che gli eroi di carta dicano la loro per obblighi di agenzia. Purtroppo quando ti hanno rubato il mondo è difficile fare letteratura. Questo intellettuale sulla scena degli elenchi scritti insieme a un curato di campagna della terza rete è la realizzazione di una ineffettuale Parusia. La magnifica sapienza della topologia cammorristica che ho visto in Gomorra è solo un ricordo.
Con il sapore corrosivo dei lacrimogeni che agisce nelle mucose ci allontaniamo. Una gentile ragazza mi passa del succo di limone così per riprendermi un po’. Ci stanno rubando il respiro, mi dico in interiore homine. Ora però tocca alla camera dei Deputati: gli onorevoli della Repubblica Italiana. Coloro che passano ad altra sponda perché si sentono responsabili di avere sulle spalle il destino di tutta la nazione. Poverini, spero che abbiano delle spalle forti, perché di primo acchito le spalle del bassotto dedito all’agopuntura non sembrano così imponenti. O anche di chi dispensa esami facili e titoli di studio plastificati, in scuole che educano solo alla peggiore italianità. Ma alla fine il voto arriva e per una manciata di assensi in saldo. Ma come, già tempo di saldi?
Già sono sconfitto. Prima non pensavo che quello che stiamo operando avrebbe potuto cambiar le cose. Il moto di Piazza non è mai sufficiente. Viviamo di tempi tristi, chiedo solo un piccolo bagliore che possa riscaldarmi. Tutto il resto è inutile mi dico, e una volta arrivati a Piazza del Popolo avviene la sterzata finale. Percorriamo una parallela di Via del Corso per guardare al cuore del sommovimento e per anticipare la testa del Book Bloc. E non Black Bloc, cari giornalisti.
I negozi iniziano a chiudere i battenti, i passanti rimangono indifferenti. Le cariche stanno per iniziare, un avviso è la marcia intimidatoria del ritmato, per nulla sincopato, sbatter degli anfibi sull’asfalto. In via del Corso avviene l’avanzata dei mastini in divisa, molti di noi corrono in direzione opposta rispetto a loro essendo fin troppo impauriti. Volano i lacrimogeni mentre esplode l’indignazione sociale. La corsa all’indietro non bisognerebbe farla, c’è il rischio di coinvolgere qualcuno che nulla a che fare con la tua fuga.
Ma ecco un tenero vecchietto disabile su di una piccola motoretta quale appendice artificiale essenziale al movimento. Lui non sembra capir molto di ciò che sta accadendo. Ha uno sguardo perso. La mia compagna evita che sia travolto mediante un piccolo ma efficace colpo di reni. Con la sua motoretta è esattamente al centro di Via del Corso mentre una folla in arrivo lo minaccia senza volontà. Ma qui quel piccolo bagliore accade violento quanto inaspettato. Un gruppo di manifestanti, direi black bloc con la solita trovata mediatica, lo alzano e lo ripongono nel vicolo accanto, nella speranza che tutto finisca. Ebbene, questi sono i violenti: ecco coloro che spaccano le vetrate delle banche. Ma il capitalismo finanziario che cosa ha operato, se non la crisi che ci invade? Attendo conferme rispetto al gradi di civiltà di questi soggetti sociali appena menzionati. Sciarpa sul viso, caschi, pantaloni neri inseriti in una paio di anfibi ugualmente neri: gli anarchici! Sono loro che hanno aiutato il vecchietto disabile. Ebbene, io sono dalla loro parte, dalla parte degli autonomi e dalla parte di chi si indigna.
Lei mi chiede se sia il caso di lasciarlo lì, annuisco e le dico di proseguire. Di fuggire. Le assicuro che se le forze dell’ordine sono tali lo lasciano stare lì buono. Ma non ci credo a quel che le dico. L’ho lasciato da solo nel vicolo, potevo stargli vicino e rischiare di esser calpestato dallo Stato che ringhia. Sarebbe successo così, ma l’egoismo della mia pellaccia ha vinto. Del resto, di lì a poco i mastini sarebbero sbucati da tutti i pori della zona, mi avrebbero spaccato la testa. Già lo hanno fatto in passato senza che io avessi fatto nulla. Ma in quel momento, ora lo grido con voce afona, dovevo rimanere accanto alla motoretta.
Agguanto la mia compagna per risalire al più presto Via del Corso, mi sento male, sotto pressione e con il viso corroso. Non mi volto, il cuore esce fuori dal petto. Raggiungiamo lo spazio aperto di Piazza del Popolo. Ora respiro, ma è solo una finzione. Mi rivolgo a lei per sincerarmi delle sue condizioni e vedo il suo viso contorto e stravolto. Piange amaramente. Non per paura, non perché gli effetti dei lacrimogeni sono vivi su di noi, non per sfogarsi. Non perché ci hanno bastonato malamente.
Piange perché abbiamo lasciato nel vicolo lo spaurito vecchietto. Questa è la lezione che dal 14 dicembre ho ricevuto, questo è l’amore ai tempi del manganello.

di Uno studente della Sapienza di Roma (da Carmilla)

 

Corteo a Bologna contro la riforma Gelmini – Martedì 30 novembre

Ora
martedì 30 novembre · 11.00 – 13.00

Luogo Piazza Verdi

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BLOCCARE IL DDL SI PUO’, ORA!

Sono giornate intense di mobilitazione.

A Bologna e in tutte le città d’Italia sono esplose proteste contro l’approvazione del disegno di legge Gelmini, contro un governo incapace di dare risposte alla crisi.

Dopo le occupazioni di facoltà e rettorati, di stazioni e areoporti,

dopo i blocchi metropolitani del traffico,

dopo l’invasione in Senato,

dopo le occupazioni simboliche dei “monumenti studenteschi”:

Colosseo a Roma, Torre di Pisa, Mole Antonelliana a Torino, Basilica del Santo a Padova…

dopo i cortei selvaggi che hanno invaso le città..

RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!

Il voto sul ddl Gelmini alla Camera è slittato a MARTEDI’ 30 NOVEMBRE

Uno slittamento imposto dai movimenti che con la loro forza e radicalità in questi giorni in tutta Italia stanno dimostrando con determinazione l’indisponibilità al ddl Gelmini e ai tagli del governo.

Martedì 30 novembre TUTTI IN PIAZZA VERDO ALLE 11!

BLOCCHIAMO TUTTO! BLOCCHIAMO LA CITTA’!

Studenti e ricercatori

Ricevuto e diffuso. Atte / Con Osservanza  LamericaLatina.Net

Le 37 norme fatte approvare da Berlusconi in questi anni…

  • 1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti.

( FONTE: http://www.destradipopolo.net/?p=2268#more-2268  )

Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina).
Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità.
Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.
2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.
La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.

3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996.
Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”.
A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo.
Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.

4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.

5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo).
Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999.
Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.
Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).

6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C.
Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.

7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.

8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.

9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.

10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.

11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.

12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).

13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.

14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.

15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.

16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan

17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.

18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.

19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.

20. Decoder di Stato (2004). Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).

21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.

22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.

23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.

24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.

25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.

26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.

27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.

28. Ad Mediolanum (2005). Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.

30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Mondadori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.

31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.

32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.

33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.

34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.

35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.

37. Il legittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.

Haiti, basta debito adesso! Comunicato stampa

Comunicato Stampa,

A tutte le redazioni con preghiera di pubblicazione.

(in allegato: Lettera Haiti al governo italiano a questo link)


Roma, Lunedì 25 gennaio 2010,

con l’invio di una lettera indirizzata al Ministro Giulio Tremonti – Ministero delle Finanze e al Ministro Franco Frattini – Ministero degli Affari Esteri,
e in concomitanza con la Conferenza Internazionale dei Paesi Donatori
che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada,

è stata lanciata la Campagna nazionale
“HAITI BASTA DEBITO, ADESSO!”
che sostiene la “Cancellazione immediata e incondizionata
del debito bilaterale e multilaterale di Haiti”.


La Campagna nazionale che ha tra i suoi promotori, Mani Tese, Campagna Riforma Banca Mondiale, Osservatorio Selvas.org, Coordinamento Italia Nicaragua e SdL Intercategoriale, chiama a raccolta tutte le Associazioni, ONG e Istituzioni che operano nel mondo della Cooperazione Internazionale, chiedendo al Governo italiano, già impegnato nell’opera degli aiuti internazionali in soccorso delle vittime del terremoto del 12 gennaio ad Haiti, di sostenere una posizione di rilievo internazionale nell’estinzione incondizionato del debito della nazione caraibica.

“Il governo e’ pronto a cancellare i 40 milioni di euro di debito estero di Haiti verso l’Italia”: lo ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini, il 17 gennaio 2010, quando ancora le prime pagine dei quotidiani mondiali aprivano con le prime drammatiche immagini e notizie dalla nazione caraibica.
Nel giugno del 2009, Haiti aveva ottenuto la cancellazione di 1,2 miliardi di dollari di debito dai suoi principali creditori nell’ambito dell’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) rivolta a quelle nazioni, che come Haiti hanno un tasso di povertà estremo. Nonostante questo passo in avanti molto importante, il debito estero di Haiti ammonta ancora a più di 800 milioni di dollari. Il terremoto della settimana scorsa e i tre uragani devastanti che hanno colpito l’isola nel corso del 2008 hanno distrutto l’economia del Paese, incapace, adesso più che mai, di generare le entrate necessarie a servire il debito estero sia oggi che nel prossimo futuro.
Risorse che a parere della Campagna, qualora e non appena l’economia del Paese riprendesse a funzionare, dovrebbero essere investite in via prioritaria nella ricostruzione interna, delle infrastrutture di base e nella fornitura dei servizi di base per i milioni di senzatetto prima che al servizio del debito.

La storia recente di Haiti ha dimostrato che sono grandi le responsabilità del mondo, verso la condizione attuale di Haiti: trent’anni di dittatura di Duvalier padre (François Duvalier) e poi il figlio (Jean-Claude Duvalier), e i successivi colpi di mano militare diretti dall’estero, trasformarono quest’angolo dell’isola Hispaniola in un inferno di violenza e terrore, con decine di migliaia di morti e desaparecidos, nell’ambito dello schieramento sostenuto dapprima dalla Guerra Fredda e successivamente dall’applicazione selvaggia delle regole della competizione economica. Solo ad esempio trent’anni fa Haiti coltivava tutto il riso di cui aveva bisogno, ora il Dipartimento dell’agricoltura Statunitense indica Haiti come tra i primi importatori del riso prodotto negli U.S.A..


Alla luce del grave disastro umanitario, aggravato dal terremoto del 12 gennaio 2010, la Campagna HAITI BASTA DEBITO, ADESSO! Chiede al Governo italiano
· di contribuire alla ricostruzione di Haiti attraverso la concessione di aiuti a perdere (Grants) e non attraverso la concessione di crediti di aiuto che il governo di Haiti dovrebbe poi restituire;
· Usare la propria rappresentanza e il proprio voto nel Board dei Direttori Esecutivi del Fondo Monetario e della Banca Interamericana di Sviluppo per assicurare la cancellazione immediata e incondizionata del debito rimanente di Haiti verso queste istituzioni e contemporaneamente di spendersi per ottenere una moratoria immediata sul servizio dei pagamenti del debito da parte di Haiti verso le stesse istituzioni, congelando anche il maturare degli interessi;
· Chiedere al FMI di mobilitare risorse interne per pagare il servizio del debito di Haiti con risorse proprie nel momento in cui le rate dei pagamenti verrebbero a scadenza.

La Campagna HAITI BASTA DEBITO, ADESSO! Ha deciso di mantenere attivo un Osservatorio di controllo della società civile affinché dopo gli annunci da parte del nostro Governo si concretizzino azioni decisive e immediate.


Si attendono nelle prossime ore numerose adesioni di associazioni e anche di singole persone attraverso il Blog internet:
http://haitiadesso.ning.com

e la campagna in Face Book:
http://www.facebook.com/#/pages/HAITI-BASTA-DEBITO-ADESSO/269574699762?ref=nf

Le Associazioni Promotrici.


Comunicato Stampa a cura di:
ufficiostampa@comunicatorevisivo.com

Lettera al Governo italiano sul debito di Haiti

25 gennaio 2010
Alla c.a.
Ministro Giulio Tremonti
Ministero delle Finanze
Ministro Franco Frattini
Ministero degli Affari Esteri

Oggetto: Cancellazione immediata e incondizionata del debito bilaterale e multilaterale di
Haiti

Gentile Ministro,

Le scriviamo in merito alla difficile e sempre più drammatica situazione di Haiti per sollevare alcune questioni che a nostro avviso dovrebbero essere parte centrale della risposta del governo italiano e della comunità internazionale alla crisi di Haiti. Nel giugno del 2009, Haiti ha ottenuto la cancellazione di 1.2 miliardi di dollari di debito dai suoi principali creditori grazie al raggiungimento del Completion Point nell’ambito dell’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries). Nonostante questo passo in avanti molto importante, il debito estero di Haiti ammonta ancora a più di 800 milioni di dollari. Il terremoto della settimana scorsa e i tre uragani devastanti che hanno colpito l’isola nel corso del 2008 hanno distrutto l’economia del Paese, incapace di generare le entrate necessarie a servire il debito estero sia oggi che nel prossimo futuro. Risorse che a nostro avviso, qualora e non appena l’economia del Paese riprendesse a funzionare, dovrebbero essere investite in via prioritaria nella ricostruzione interna, delle infrastrutture di base e nella fornitura dei servizi di base per i milioni di senzatetto prima che al servizio del debito.

Accogliamo quindi positivamente la decisione del governo italiano di implementare con la formula più favorevole la cancellazione del debito bilaterale decisa nell’ambito del Paris Club, per un ammontare complessivo di 40,43 milioni di Euro. Crediamo tuttavia che il Governo italiano, come gli altri donatori internazionali, debba anche impegnarsi affinchè il sostegno alla fragilissima economia di Haiti per fare fronte al sisma avvenga con la formula di Grants (Aiuti a perdere) e non con “crediti di aiuto” che contribuirebbero a peggiorare la condizione debitoria del Paese.

Crediamo inoltre che il Governo italiano possa giocare un ruolo importante nell’ambito dei Board delle due istituzioni multilaterali che detengono oltre la metà del debito estero di Haiti, il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la Banca Interamericana di Sviluppo (IDB), per chiedere una cancellazione immediata e senza l’applicazione di onerose condizionalità economiche del debito multilaterale di Haiti verso entrambe le istituzioni. Il governo italiano rappresenta una voce autorevole nel Board dei direttori esecutivi del Fondo e dell’IDB. Haiti dovrà pagare almeno 100 milioni di dollari in servizio del debito all’IMF e IDB nei prossimi cinque anni, la stessa somma che il Fondo Monetario ha annunciato di voler prestare al Paese per fare fronte all’emergenza attuale.

Chiediamo al Governo italiano di giocare un ruolo proattivo nelle diverse sedi internazionali di coordinamento e concertazione in cui la comunità dei donatori sta discutendo un piano di azione per aiutare il Governo di Haiti a fare fronte ad una catastrofe umanitaria senza precedenti per uno dei Paesi più poveri al mondo. In particolare chiediamo al governo italiano di:

– Contribuire alla ricostruzione di Haiti attraverso la concessione di aiuti a perdere (Grants) e non attraverso la concessione di crediti di aiuto che il governo di Haiti dovrebbe poi restituire. Tale iniziativa costituirebbe un segnale importante alla comunità dei donatori internazionali per non aumentare il debito estero del Paese, una possibilità questa che anche altri Governi europei stanno
valutando;

– Usare la propria rappresentanza e il proprio voto nel Board dei Direttori Esecutivi del Fondo Monetario e della Banca Interamericana di Sviluppo perassicurare la cancellazione immediata e incondizionata del debito rimanente di Haiti verso queste istituzioni. Allo stesso tempo, chiediamo al governo italiano di spendersi per ottenere una moratoria immediata sul servizio dei pagamenti
del debito da parte di Haiti verso le stesse istituzioni, congelando anche il maturare degli interessi;

– Chiedere al FMI di mobilitare risorse interne (incluse le proprie riserve auree o di utilizzare le entrate eccezionali derivate dalla vendita delle riserve auree del FMI conseguenti dall’aumento del prezzo dell’oro sui mercati internazionali) per pagare il servizio del debito di Haiti con risorse proprie nel momento in cui le rate dei pagamenti verrebbero a scadenza. Questo permetterebbe di evitare un accumulo ulteriore di debito estero per il Paese come conseguenza diretta del nuovo prestito di 100 milioni di dollari che il FMI si è impegnato a destinare ad Haiti, oltre che evitare che Haiti paghi per uscire da questa situazione tragica, visto che in ogni caso il Paese non sarebbe in grado di farlo ne ora ne in un prossimo futuro;

– In questo senso, riconoscendo che il mandato del Fondo Monetario non permette all’istituzione di concedere aiuti a perdere (Grants) ma solamente prestiti, crediamo che i membri del Board del FMI dovrebbero valutare la possibilità che le risorse del FMI vengano canalizzate ad Haiti attraverso altre istituzioni che possano concedere Grants.

Rimaniamo a disposizione per un incontro a breve per discutere le proposte e le richieste contenute in questa lettera. Cogliamo l’occasione per inviarLe I nostri più sinceri saluti.

In fede,
Mani Tese
Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (CRBM)
Osservatorio Informativo Latinoamerica Selvas.org
Coordinamento Italia Nicaragua
SdL Intercategoriale