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#México: la lucha de los maestros contra la reforma educativa de #EPN @CNTEMX @maestrosenresi1

México: Lucha de los maestros contra reforma educativa – Noticias Aliadas (Perú-Sudamérica) – EN INGLÉS: Link Teachers protest against education reform 
Fabrizio Lorusso 30/06/2016 – Fotos de Parika Benítez Envíe un comentario Imprima el texto de esta página

Masivas movilizaciones de trabajadores de la educación dejan al menos ocho muertos en choques con la Policía.

 

FullSizeRender (2)La madrugada del 19 de junio la sangre de manifestantes y maestros corrió por las calles de la comunidad indígena mixteca de Nochixtlán, en el sureño estado de Oaxaca. Ocho muertos por impacto de bala y un centenar de heridos fue el saldo de los enfrentamientos entre pobladores y docentes de la Coordinadora  Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) y la Policía Federal (PF) a raíz de un fallido operativo de desalojo de un bloqueo vial.

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Parliamo di #Messico #Oaxaca #Insegnanti #Repressione #Nochixtlán su radio Coop Padova

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Messico – Oaxaca y Nochixtlán – Insegnamento della repressione  trasmissione Latinoamericando di Gustavo Claros – Radio cooperativa Padova – 23-06-2016

Nello stato di Oxaca, in Messico, la polizia ha provocato diversi morti fra i docenti che si oppongono ad una riforma educativa paragonabile alla “Buona scuola” italiana. Ne parliamo con il giornalista Fabrizio Lorusso, che si trova nel paese centroamericano.

Categorie | LatinoAmericando   Scarica il podcast o ascolta il programma a questo LINK

Tipo di file: MP3 – Dimensione: 22,41MB – Durata: 55:56 m (56 kbps 44100 Hz)

 

Mattanza a Oaxaca, Riforma Educativa e Lotta degli Insegnanti: Intervista con Luis Hernández Navarro

CNTE-1[A 10 anni dal movimento dei professori e dall’esperienza di lotta della APPO, la Assemblea Popolare dei popoli di Oaxaca, lo stato di Oaxaca è di nuovo in fiamme e vive, insieme a vari altri stati, l’escalation della battaglia contro la riforma educativa del governo di Enrique Peña Nieto, che in realtà è una riforma amministrativa e del lavoro che decapita diritti, sindacati e libertà nella professione docente. Domenica 19 giugno undici persone sono state uccise da colpi di arma da fuoco, probabilmente sparati dalla polizia federale, intervenuta nella comunità di Nochixtlán per sgomberare una strada e un accampamento costruito dai docenti della CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación, Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione), cioè la corrente più combattiva del sindacato nazionale dei lavoratori dell’istruzione, il SNTE. Il primo incontro tra la CNTE e il governo ha stabilito un’agenda di lavori per la settimana prossima, ma nel frattempo gli insegnanti hanno deciso di non sospendere le azioni di protesta in tutto il Paese. Fabrizio Lorusso da Carmilla] –  Versione in spagnolo su desinformémonos link

Parliamo dei dettagli del conflitto, delle prospettive future e del quadro politico e storico in questa intervista con Luis Hernández Navarro, direttore della Sezione Opinioni del quotidiano messicano La Jornada e autore del libro Zero in condotta. Cronache della resistenza degli insegnanti, Messico, Fundación Rosa Luxemburg, Brigadas para leer en libertad (download gratuito link). Continua a leggere

Video e aggiornamenti: i maestri contro la reforma educativa in Messico


cnte dfVenerdí 21 settembre quasi tutti i giornali e le TV in Messico hanno cominciato a celebrare con dei bei titoloni la fine del conflitto tra gli insegnanti e il governo di Peña Nieto. Si tratta di una battaglia combattuta a suon di occupazioni, manifestazioni e repressioni violente della polizia, una resistenza che da oltre un mese tiene in scacco le autorità nazionali e quelle della capitale messicana. I mezzi di comunicazione, che dall’inizio della protesta hanno mantenuto un quasi totale allineamento con la propaganda ufficiale, sostenevano che era stato raggiunto un accordo tra gli insegnanti della Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educacion, la CNTE, e il ministero degli interni, dopo la due giorni di sciopero nazionale e proteste realizzate dai professori il 18-19 settembre. Anche gli studenti hanno espresso solidarietà ai docenti in lotta e hanno occupato facoltà e scuole nelle giornate di mercoledì e giovedì scorso, nonostante alcune spaccature interne nel corpo studentesco e la pressione dei rettorati e delle direzioni di facoltà, particolarmente forti nel principale ateneo nazionale, la Universidad Nacional Autonoma de Mexico (link notizia in italiano).

In realtà tra governo e manifestanti c’era solo un accordo preliminare su 5 punti che, una volta approvato dalla dirigenza e dai funzionari del governo, doveva ancora essere sottoposto alle basi. Queste lo hanno bocciato tra venerdì sera e sabato mattina, per cui il conflitto non è finito, ma i media hanno sancito il suo accantonamento, la sua scomparsa dalle cronache e dagli interessi collettivi.

La tragedia umanitaria e le decine di vittime causate in tutto il paese dagli uragani e le tempeste tropicali degli ultimi giorni, come sempre aggravate dall’incuria dell’uomo, dalle miserabili infrastrutture abitative e dai ritardi della protezione civile, è passata in primo piano e il conflitto a Città del Messico e in oltre 20 stati del paese è stato annullato da qualche prima pagina tendenziosa che ne decretava la fine prematura. La lotta dei docenti per far sentire la propria voce e le proprie ragioni va anche contro questo sforzo unitario di stampa e governo nel soffocarle, nel non spiegarle, e nel ridurle a una protesta di alcuni facinorosi e pigri. Il quotidiano La Jornada è una delle eccezioni a questa “regola” non scritta dei media nazionali e il video sopra ne è una testimonianza.

Quindi oltre 10mila maestri dissidenti della CNTE, accampati nel centro della città da 5 mesi, hanno deciso di continuare con le proteste contro la riforma educativa del governo sia nel week end del 21-22 settembre che nei primi giorni della prossima settimana, almeno fino a mercoledì 25. Domenica gli insegnanti della sezione XXII, la più combattiva e numerosa che proviene da Oaxaca,  si uniranno all’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel Lopez Obrador, e al suo Movimento di rigenerazione Nazionale in una manifestazione contro la riforma energetica e la privatizzazione del petrolio.

La CNTE ci tiene a ribadire la sua neutralità rispetto ai partiti, per cui alcune sezioni non prenderanno parte alla manifestazione e lasceranno libertà di scelta ai propri aderenti. Continueranno anche le “giornate nazionali dei docenti”, giunte alla terza “edizione”, in cui si discutono controproposte viabili alla riforma “educativa” imposta dal governo e già approvata da entrambe le camere una decina di giorni fa (leggi storia del movimento).

Lunedì l’assemblea deciderà se mercoledì verrà realizzata una manifestazione e se, in seguito, i docenti in lotta faranno ritorno ai loro stati d’origine per cominciare il ciclo scolastico. Per ora non verrà attuato nessun tentativo di rioccupare il zocalo, la piazza centrale della capitale, e la CNTE resterà nella tendopoli del Monumento a la Revolucion. Tra l’altro nello zocalo il governo ha deciso di allestire le tende per la raccolta dei viveri in favore degli alluvionati, quindi ha reso molto più difficile, anche “eticamente”, qualunque azione di forza dei docenti ancora intenzionati a spostare la protesta in quella piazza.

Nel video (in spagnolo) sopra (link) alcuni maestri spiegano le loro ragioni per protestare contro una riforma educativa che, in realtà, è più amministrativa e lavorativa, visto che riduce i diritti dei dipendenti pubblici del settore, che “educativa”. Nel video (in spagnolo) sotto (link) c’è un interessante punto di vista accademico in proposito: parla il professore del Colegio de México José Gil Antón.

La Unam informa y el paro estudiantil a favor de la CNTE

Paro ciencias unam

(5:47 p.m. – México, DF, VarioPinto Al DíaEl miércoles los profesores y funcionarios de la UNAM recibieron por correo electrónico un mensaje de la Rectoría, titulado “UNAM INFORMA” como si fuera un boletín. Por la autoridad que lo expidió y su contenido, el mail genera cierta inquietud, mantiene un tono vagamente intimidatorio y ha sido retomado por varios medios de comunicación nacionales para definir la postura oficial de la institución frente al método de protesta estudiantil conocido como “paro”.

Los maestros de la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación lanzaron un paro cívico nacional contra le reforma educativa para los días miércoles y jueves de esta semana al cual participan muchos sectores, sindicatos, grupos y organizaciones de la sociedad.

Con ese mensaje se quiere informar, como dice el título, a la comunidad universitaria del apoyo expresado por algunos sectores universitarios al movimiento magisterial. No es un texto neutral como era de esperarse, sino políticamente definido. Los estudiantes de distintos planteles y facultades decidieron llevar a cabo un paro de 48 horas en solidaridad con los maestros de la CNTE, en su calidad de interlocutores naturales de los mentores e interesados en la reforma. También varios académicos los apoyan. “La Rectoría de la Universidad Nacional Autónoma de México lamenta que esa solidaridad se manifieste con la interrupción de las actividades académicas en varios de sus planteles”, se lee en el mail.

Después de “informar” y “lamentar”, el mensaje subraya el “respeto a las distintas formas de expresión” que siempre hubo en esa casa de estudios, pero, después de esta premisa alentadora, se da un juicio ético sobre las formas en que se expresa el disenso, pues sería “inaceptable que las mismas se traduzcan en la suspensión del trabajo académico”. Es decir, nada de huelgas, ni por un día, pese a que esta modalidad de lucha es parte de la tradición de protesta estudiantil, magisterial y laboral en el país y en el exterior.

“Rectoría convoca a los universitarios a externar sus opiniones con la más absoluta libertad”, lo cual es razonable. Sin embargo, la eventual protesta se tiene que hacer “sin afectar las funciones que la sociedad le ha encomendado a nuestra institución”, o sea, con tranquilidad, con la atenuación burocrática de los conflictos existentes. Además, sobre “las funciones” verdaderas de la universidad en la sociedad, tendríamos que abrir un buen debate que aquí no cabe, pero es reductivo y tendencioso pegarlo así en esta carta.

En seguida, se menciona la fuerza de la ley como brújula para la orientación de cualquier movimiento, paro o protesta. Se convoca a los universitarios a externar sus opiniones “sin transgredir el marco de legalidad establecido y con respeto a quienes no comparten sus perspectivas y propuestas”.

El respeto de los demás y de la ley es la base de la convivencia civil, pero al concepto inicial de la “absoluta libertad” de expresión del descontento se le están poniendo varios candados y el mensaje llega a tener un dejo reaccionario, sobre todo si se consideran las fallas, los muros y las asperidades que los canales institucionales todavía tienen en el impasse actual. El respaldo de más sectores sociales al magisterio sí puede determinar el resultado de sus batallas que, finalmente, se extienden a la sociedad entera y a una visión integral de la educación.

El mail culmina con un toque fatalista porque, sostiene, de nada sirve “la interrupción de las actividades académicas” que “no soluciona los problemas y sólo contribuye a su complicación”. Parece un juicio absoluto, fuera de la historia, perentorio como la negación de los conflictos estructurales de una sociedad dinámica, polarizada y heterogénea como la mexicana. Recuerda un poco la postura de la mayoría de los medios que, en estas semanas, han ido construyendo un discurso mistificador sobre los inconformes, sus demandas, la utilidad y las modalidades de su lucha, y la débil propensión al dialogo de las autoridades.  Fabrizio Lorusso Twitter @FabrizioLorusso

Sciopero nazionale in Messico e Video sintesi 13S

Mercoledì e giovedì 18 e 19 settembre sono giorni di sciopero civico nazionale, convocato in tutto il Messico dalla Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación, cioè dalla corrente dissidente del Sindacato Nazionale degli insegnanti statali che da 5 mesi protesta contro la riforma educativa del presidente Peña. 15 scuole superiori e facoltà universitarie appartenenti alla Universidad Nacional Autónoma de México, site a Città del Messico, hanno aderito allo sciopero, hanno chiuso e occupato le rispettive sedi scolastiche e hanno manifestato per le strade di Città del Messico insieme al sindacato degli elettricisti (SME) e alla CNTE. Lo sciopero e le azioni di protesta sono previste anche per giovedì.

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Il video (link) riassume la situazione e documenta la giornata campale del 13 settembre e la violenza della polizia (3600 poliziotti federali in tenuta antisommossa contro 1500 professori in fuga durante varie ore) nello sgombero dell’accampamento degli insegnanti nel zocalo: 32 detenuti e 40 feriti è stato il bilancio finale, coi media ufficiali che parlano, invece, di un’operazione pulita nella capitale e tralasciano le centinaia di operazioni, meno monitorate e più violente, condotte negli altri stati.

Amnesty International ha richiamato il governo messicano e ha denunciato gravi abusi contro i giornalisti indipendenti. Anche se tra i detenuti non c’erano docenti, la sproporzione delle forze messe in campo e la strategia repressiva del governo erano evidenti: sono stati rilevati arresti arbitrari, violenze gratuite e gruppi di infiltrati o “halcones” (falchi) protetti dalla polizia.

La resistenza dei maestri continua in oltre 20 stati. A Xalapa, stato di Veracruz, 300 maestri sono stati feriti con scariche elettriche dalla polizia e il 13S lo sgombero della piazza Lerdo, anch’essa occupata dai docenti, è stato particolarmente violento (video YouTube). A Oaxaca è tornata ad organizzarsi la APPO, Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca, che mercoledì ha sfilato per le strade della città, mantiene un piccolo presidio nella piazza centrale e ha annunciato una serie di manifestazioni a ripetizione. Il governo ha aperto un presunto tavolo di negoziazioni con i docenti, ma le trattative non vanno avanti, anche perché il presidente e il ministro degli interni fanno finta di negoziare ma poi dichiarano che la riforma non si cambia, e i professori decideranno tra oggi e domani se provano a rioccupare il zocalo, la piazza centrale della capitale, in cui la polizia cittadina resterà fino al 19 settembre.

Nel frattempo la Sezione XXII di Oaxaca ha consegnato ai funzionari del governo federale, del ministero degli interni e del governo statale di Oaxaca una proposta o Piano per la Trasformazione dell’Educazione di Oaxaca, cioè una controriforma educativa completa.

Il 18 (mercoledì) una parte delle basi della CNTE, insieme agli studenti (in totale un migliaio di persone), ha cercato di oltrepassare i cordoni di poliziotti, che sono 3400 a presidio del centro storico, per tornare al zocalo, ma i manifestanti hanno dovuto ripiegare nel pomeriggio e unirsi agli altri maestri nella tendopoli che è stata allestita presso il Monumento a la Revolución.

Alle manifestazioni di questi giorni partecipano le basi della CNTE provenienti da almeno 10 stati e numerosi altri manifestanti (studenti, sindacati, organizzazioni sociali, ecc…). Il gruppo più nutrito del movimento è sicuramente quello della Sezione XXII di Oaxaca.

Non è la prima volta che in questo conflitto, soprattutto negli ultimi giorni di escalation della tensione e della repressione, la CNTE si divide: una parte delle basi opta per la via combattiva e un’altra segue la dirigenza. Quest’ultima, in genere, è maggioritaria nelle assemblee quotidiane che si tengono e opta per le manifestazioni e i blocchi stradali, ma crede ancora in una possibilità di mediazione, preferisce l’attesa rispetto all’azione immediata, soprattutto in riferimento ad una prossima rioccupazione del zocalo che, per ora, pare sia posposta a giovedì o al week end. @FabrizioLorusso

Independencia Mexicana y Grito del Silencio

“Ogni anno, il 15 settembre alle undici di sera, in tutte le piazze del Messico celebriamo la festa del Grido; e una moltitudine infiammata effettivamente grida durante una ora, forse per stare zitta meglio nel resto dell’anno”. Octavio Paz – Il labirinto della solitudine, 1950.

Lo zocalo di Città del Messico, la piazza più importante del paese, è rimasto vuoto e in silenzio dopo lo sgombero degli insegnanti in lotta attuato dalla polizia il 13 settembre. Le feste patrie e la parata militare del 15-16 settembre sono “salve”, però mai come adesso torna ad essere attuale questa frase di Octavio Paz. Chi continuerà a gridare dopo queste “feste patrie”

Octavio Paz 15S foto zocalo 500px (Large)

«Cada año, el 15 de septiembre a las once de la noche, en todas las plazas de México celebramos la fiesta del Grito; y una multitud enardecida efectivamente grita por espacio de una hora, quizá para callar mejor el resto del año». Octavio Paz Lozano (1914 – 1998) «El laberinto de la soledad», 1950.

El zocalo de la Ciudad de México, la plaza más importante del país, quedó vacía y silente tras el desalojo de los maestros en lucha realizado por la policia el 13 de septiembre. Las fiestas patrias y el desfile militar del 15-16 de septiembre están “a salvo”, pero nunca como ahora vuelve a ser actual esta frase de Octavio Paz. ¿Quién continuará a gritar después de estas “fiestas patrias”? @FabrizioLorusso

Lecturas para las fiestas patrias:

Sanjuana Martínez LINK (A cazar Maestros)

Alejandro Páez LINK (¿Cuáles fiestas?)

Tryno Maldonado LINK (Motivos para no celebrar)

F. L. – Caso Patishtán…

La polizia sgombera gli insegnanti a Città del Messico

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Nel pomeriggio del 13 settembre 3600 elementi della Polizia Federale, la PF, in tenuta antisommossa hanno sgomberato in pochi minuti la piazza centrale di Città del Messico che dal 19 agosto era occupata da oltre 10mila docenti messicani che, in alcuni momenti della protesta, hanno raggiunto la cifra di 40mila persone (leggi l’antefatto e la storia della lotta degli insegnanti). La maggior parte dei maestri, in lotta contro la riforma educativa del governo del presidente Enrique Peña Nieto, approvata e promulgata fast track la prima settimana di settembre, aveva liberato la piazza e smantellato l’enorme tendopoli che vi era allestita la sera prima e la mattina del 13, ma all’alba restavano ancora circa 2mila docenti, lo zoccolo duro della sezione XXII di Oaxaca, a presidiare il zocalo, la piazza più importante ed emblematica del paese. (foto di Andrea Spotti, album foto finale Fabrizio Lorusso).

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L’operazione della polizia è cominciata già dalla mattinata, migliaia di poliziotti hanno occupato militarmente il centro storico mentre la CNTE, la Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educacion, si trovava ancora in riunione per decidere sul da farsi. Il governo della città aveva offerto agli insegnanti lo spazio del Monumento a la Revolucion, sempre nel centro storico, in modo che spostassero la loro tendopoli in quella zona. Nella serata del 12 settembre l’assemblea della CNTE aveva deciso di liberare la piazza, ma la mattina dopo la stessa assemblea s’è divisa sul da farsi, alcuni gruppi preferivano mantenere l’occupazione e la riunione non s’è potuta concludere, interrotta bruscamente dall’arrivo della polizia.

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Dalle 11 in poi la tensione sale, donne e bambini abbandonano la piazza, le sezioni della CNTE del Distretto Federale (la capitale) e di Michoacan decidono di ripiegare, mentre la sezione 22 di Oaxaca resta in piazza, almeno con un’avanguardia in resistenza che costruisce barricate, sposta delle gru e si prepara a difendere quel che resta della tendopoli.

La autorità federali e cittadine, prese dalla fretta di sgomberare il centro storico in vista della parata militare e della festa dell’indipendenza prevista per la notte del 15 settembre e per domenica 16, si riuniscono alle 14 con i maestri trincerati nel zocalo e danno loro un ultimatum: entro due ore tutti via, altrimenti ci penserà la polizia. Sono ore di tensione e i media ufficiali, televisioni in testa, si dedicano a creare il panico nella popolazione, come quando sta per succedere qualcosa di terribile, qualcosa che nessuno deve vedere. Intanto il presidente Peña fa un discorso in diretta, una vera e propria distrazione di massa, in cui annuncia che il Messico è un paese di pace e armonia e che si trova in un momento di trasformazione in cui bisogna sconfiggere le inerzie e gli ostacoli.

Alcuni free lance con delle telecamere precarie riescono a trasmettere le immagini del zocalo restando appollaiati su qualche finestra di case, uffici e ristoranti. 7 poliziotti salgono sul campanile della cattedrale e osservano dall’alto i maestri. 4 elicotteri sorvolano la zona e dalle barricate della CNTE cominciano a salire delle cortine di fumo per impedire la vista ai sorvolatori. Circa 1500 persone presidiano la piazza, accerchiati dalle forze dell’ordine che alle 16.20 iniziano l’avanzata dal lato nord mettendo in fuga i docenti.

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Salvo alcuni casi in cui gruppi di 8-10 professori hanno opposto resistenza all’invasione, non c’è molta resistenza fisica, ma si preferisce un ripiegamento verso il lato sud e le stradine laterali. L’idea è raggiungere la Alameda Central, un parco situato a poche centinaia di metri dal zocalo, di fronte al Palazzo delle Belle Arti, e da lì unirsi ai manifestanti e agli altri maestri che hanno abbandonato la piazza ore prima e li aspettano. L’obiettivo è uscire sani e salvi dal dedalo di strade del centro e allestire una nuova tendopoli nella spianata del Monumento a la Revolucion, lontano dalla zona del zocalo e della cattedrale.

In questo venerdì 13S messicano non si sono ripetute le stragi di Atenco e di Oaxaca del 2006, anche se il saldo della guerriglia urbana e del fuggi fuggi che è venuto dopo è comunque di una quarantina di feriti e di 32 detenuti (lista qui). Nessun professore è stato trattenuto, quindi gli arresti si sono rivolti contro alcuni gruppi di incappucciati, manifestanti non appartenenti alla CNTE. Nel lungo cammino dal zocalo a Belle Arti e poi al Monumento alla Revolucion sono stati numerosi gli scontri dei manifestanti, arrivati in centro nel frattempo per solidarizzare con gli insegnanti, con la polizia. C’è stato un momento di particolare tensione quando 250 professori, inclusi i portavoce Núñez Ginés di Oaxaca, Juan José Ortega del Michoacán e Francisco Bravo della capitale, sono stati chiusi, “incapsulati” dalla PF che stava serrando la strada e reprimendo un gruppo di manifestanti col passamontagna. In questi scontri la polizia ha fatto uso di lacrimogeni e manganelli, mentre i manifestanti lanciavano molotov, pietre e petardi. I tre dirigenti della CNTE sono stati portati via in una camionetta per incontrare un funzionario del ministero degli interni e negoziare una riapertura dei dialoghi e delle negoziazioni dopo “le feste”, cioè da martedì prossimo.

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In realtà, purtroppo, c’è poco da negoziare: il governo ha già ribadito più volte che non farà nessun passo indietro sulle riforme approvate e c’è quindi il rischio che la protesta sfoci in una lunga serie di battaglie per le strade della città, promosse dalla base, e in un’altrettanto lunga serie di incontri dei portavoce col ministero che non portano a niente o che, nel migliore dei casi, potrebbero portare alcuni vantaggi per i professori a livello locale e nelle successive fasi dell’applicazione delle leggi sull’educazione. Per ora la situazione sembra non avere vie d’uscita. Gli insegnanti della CNTE presenti a Città del Messico, ad oggi, sono ancora 14mila, anche se molti non hanno dormito presso il Monumento alla Revolucion e hanno pernottato nella Facoltà di Filosofia e lettere della UNAM (Univ. Nacional Autonoma del Messico) e della Scuola Nazionale di Antropologia e Storia (ENAH) che hanno messo a disposizione degli spazi occupati per l’occasione da ieri sera.

La CNTE, nonostante tutto, non si dà per sconfitta, e già dalla mattina del 14S ha ripreso a riunirsi e deliberare, valutando le azioni per questi giorni e per il futuro tra le quali non è da scartare la “riconquista” della piazza centrale dopo il 16 settembre e il ritorno di migliaia di docenti che sono temporaneamente tornati alle loro regioni d’origine. Il conflitto e la resistenza continuano dopo una giornata campale.

In serata c’è stata anche una protesta per la liberazione del professore tzotzil Alberto Patishtán, ingiustamente imprigionato da 13 anni per un omicidio che non ha commesso, il quale ha appena ricevuto dal tribunale del Chiapas che si occupa del suo caso una risposta negativa al suo ricorso e dovrà restare in carcere ancora 47 anni. Gli restano solo tre strade: indulto, amnistia (ma ha già dichiarato di non volersene servire) e la Corte Interamericana dei Diritti Umani.

Si fa strada un’ipotesi credibile che lega il caso Patishtán con gli eventi degli ultimi giorni, inclusa l’escalation della violenza e della tensione nella lotta degli insegnanti: la non concessione della libertà al professore-attivista chiapaneco potrebbe essere un segnale politico-giudiziario di “tolleranza zero” rivolto ai maestri di Oaxaca e degli altri 22 stati che si sono uniti alla ribellione. Vedi articolo completo a questo LINK.  Di seguito: foto album del nuovo accampamento dei maestri a Città del Messico.  Twt @FabrizioLorussoMexAndrea1

Foto qui sopra: Andrea Spotti @Mex_DF

Album fotografico qui sotto: tendopoli Monumento a la Revolucion e lo zocalo di Città del Messico rioccupato dalla polizia, di Fabrizio Lorusso. CLICCA QUI per andare all’album. Altre foto a questo link.