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Sciopero nazionale in Messico e Video sintesi 13S

Mercoledì e giovedì 18 e 19 settembre sono giorni di sciopero civico nazionale, convocato in tutto il Messico dalla Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación, cioè dalla corrente dissidente del Sindacato Nazionale degli insegnanti statali che da 5 mesi protesta contro la riforma educativa del presidente Peña. 15 scuole superiori e facoltà universitarie appartenenti alla Universidad Nacional Autónoma de México, site a Città del Messico, hanno aderito allo sciopero, hanno chiuso e occupato le rispettive sedi scolastiche e hanno manifestato per le strade di Città del Messico insieme al sindacato degli elettricisti (SME) e alla CNTE. Lo sciopero e le azioni di protesta sono previste anche per giovedì.

CNTE mon rev

Il video (link) riassume la situazione e documenta la giornata campale del 13 settembre e la violenza della polizia (3600 poliziotti federali in tenuta antisommossa contro 1500 professori in fuga durante varie ore) nello sgombero dell’accampamento degli insegnanti nel zocalo: 32 detenuti e 40 feriti è stato il bilancio finale, coi media ufficiali che parlano, invece, di un’operazione pulita nella capitale e tralasciano le centinaia di operazioni, meno monitorate e più violente, condotte negli altri stati.

Amnesty International ha richiamato il governo messicano e ha denunciato gravi abusi contro i giornalisti indipendenti. Anche se tra i detenuti non c’erano docenti, la sproporzione delle forze messe in campo e la strategia repressiva del governo erano evidenti: sono stati rilevati arresti arbitrari, violenze gratuite e gruppi di infiltrati o “halcones” (falchi) protetti dalla polizia.

La resistenza dei maestri continua in oltre 20 stati. A Xalapa, stato di Veracruz, 300 maestri sono stati feriti con scariche elettriche dalla polizia e il 13S lo sgombero della piazza Lerdo, anch’essa occupata dai docenti, è stato particolarmente violento (video YouTube). A Oaxaca è tornata ad organizzarsi la APPO, Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca, che mercoledì ha sfilato per le strade della città, mantiene un piccolo presidio nella piazza centrale e ha annunciato una serie di manifestazioni a ripetizione. Il governo ha aperto un presunto tavolo di negoziazioni con i docenti, ma le trattative non vanno avanti, anche perché il presidente e il ministro degli interni fanno finta di negoziare ma poi dichiarano che la riforma non si cambia, e i professori decideranno tra oggi e domani se provano a rioccupare il zocalo, la piazza centrale della capitale, in cui la polizia cittadina resterà fino al 19 settembre.

Nel frattempo la Sezione XXII di Oaxaca ha consegnato ai funzionari del governo federale, del ministero degli interni e del governo statale di Oaxaca una proposta o Piano per la Trasformazione dell’Educazione di Oaxaca, cioè una controriforma educativa completa.

Il 18 (mercoledì) una parte delle basi della CNTE, insieme agli studenti (in totale un migliaio di persone), ha cercato di oltrepassare i cordoni di poliziotti, che sono 3400 a presidio del centro storico, per tornare al zocalo, ma i manifestanti hanno dovuto ripiegare nel pomeriggio e unirsi agli altri maestri nella tendopoli che è stata allestita presso il Monumento a la Revolución.

Alle manifestazioni di questi giorni partecipano le basi della CNTE provenienti da almeno 10 stati e numerosi altri manifestanti (studenti, sindacati, organizzazioni sociali, ecc…). Il gruppo più nutrito del movimento è sicuramente quello della Sezione XXII di Oaxaca.

Non è la prima volta che in questo conflitto, soprattutto negli ultimi giorni di escalation della tensione e della repressione, la CNTE si divide: una parte delle basi opta per la via combattiva e un’altra segue la dirigenza. Quest’ultima, in genere, è maggioritaria nelle assemblee quotidiane che si tengono e opta per le manifestazioni e i blocchi stradali, ma crede ancora in una possibilità di mediazione, preferisce l’attesa rispetto all’azione immediata, soprattutto in riferimento ad una prossima rioccupazione del zocalo che, per ora, pare sia posposta a giovedì o al week end. @FabrizioLorusso

México y lluvia, maestros en lucha

EN ESPAÑOL

El México inconforme con las llamadas “reformas estructurales” llena las calles y ocupa las plazas. Incluyo en el post una galeria fotográfica (da clic en la foto para el slideshow) del plantón de protesta que mantienen entre 10 y 40mil maestros de la CNTE, Coordinadora nacional trabajadores de la educación en el zocalo de la Ciudad de México desde el 19 de agosto pasado. Llueve, pero horas interminables de aguaceros no barren la esperanza, pero sí alejan a los curiosos, a los vendedores ambulantes, en su mayoría capitalinos, y a las malas noticias que llegan de San Lazaro: en la noche del 1S (primero de septiembre!), con un albazo legislativo, la Cámara de diputados aprobó la Ley del Servicio Profesional Docente, es decir el objeto de las negociaciones entre los delegados de los manifestantes y algunos congresistas. Una verdadera tomada de pelo.

Ahora falta sólo el voto del Senado. Escenas de vida y resistencia civil componen este álbum fotográfico que ha sido realizado el día 31 de agosto de 2013, cuando sólo un contingente reducido de maestros se encontraba presidiando el plantón, ya que la mayoría de ellos se encontraba en sus comunidades de origen para el fin de semana. 1000 maestros de Chiapas se integraron a la protesta en la capital el 1S, mientras que en la semana se prevén marchas y, el miércoles, una insurrección magisterial nacional convocada por la CNTE. Ah, ¿qué es la CNTE? No es el SNTE (Sindicato Nacional Trabajadores de la Educación), queda claro. Es una coordinadora, fundada en 1979, que aglutina a los docentes que tienen un pensamiento crítico con respecto al trabajo del sindicato “oficial” charro y se organiza como corriente democrática dentro del SNTE, sin por eso contituirse como un sindicato autónomo.

Actualmente la CNTE mantiene viva la oposicièon a la reforma educativa que más que “educativa” parece una reforma (regresiva) laboral y administrativa, enviada por el presidente Peña Nieto al Congreso. El Sindicato (SNTE) alineado al gobierno duerme y difunde espots a favor de la iniciativa de Peña. Después de haber promovido la reforma de los artículos constitucionales sobre asuntos educativos (el 3 y el 73) que fue aprobada por los 3 partidos más importantes del país (PRD, PRI, PAN) en el mes de febrero de 2013, el mandatario ahora está cabildeando para una aprobación fast track  de las leyes secundarias que examina el congreso. Y lo está logrando. Ya dos de éstas, la sobre el Instituto Nacional para la Evaluación y la Ley General sobre la Educación, fueron votadas sin que la opinión de las partes sociales y, sobre todo, de los maestros, afectados directamente por la reforma, fuese tomada en cuenta.  Ahora, el partido se juega en la ley que más interesa, de cerca, la vida de las personas, de los docentes, y los derechos laborales preexistentes.

Link útiles: CNTE sección 9 Distrito Federal y Sección 22 Oaxaca. Fotos e intro de Fabrizio Lorusso

098 (Medium)

IN ITALIANO

Il Messico contrario alle cosiddette “riforme strutturali” scende in piazza (e la occupa). Inserisco nel post una galleria fotografica (clicca su una foto per lo slideshow) della tendopoli allestita dai docenti della CNTE, Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione, nella piazza centrale (il “Zocalo”) di Città del Messico. Dal 19 agosto scorso tra i 10 e i 40mila insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie occupano la piazza principale del Messico. Sta piovendo, ma ore e ore di violenti acquazzoni non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e  le cattive notizie che arrivano dai palazzi del potere: nella notte dell’1S (primo settembre!), con un sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professional Docente, oggetto delle negoziazioni di questi giorni tra i rappresentanti della CNTE e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola. Ora manca solo il voto al Senato.

Scene di vita e resistenza civile compongono quest’album fotografico che è stato realizzato il 31 agosto scorso, quando solo un gruppo ridotto di docenti si trovava a presidiare la tendopoli siccome la maggior parte di loro si trovava nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. 1000 insegnanti del Chiapas si sono integrati al contingente in lotta tra domenica e lunedì, mentre durante la settimana sono programmate varie camminate e manifestazioni. Per mercoledì 4 settembre è prevista una giornata di insurrezione nazionale dei docenti convocata dalla CNTE. Sono due settimane che la capitale messicana è letteralmente bloccata e la stessa cosa succede, su una scala minore, anche Ah, che cos’è la CNTE? Non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione. E’ un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del lavoro del sindacato ufficiale, praticamente un apparato paragovernativo, e si organizza come corrente democratica dentro al SNTE, senza costituirsi però come un sindacato autonomo.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) allineato al governo dorme e fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai 3 partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente sta ora spingendo per un’approvazione fast track delle leggi secondarie al vaglio del parlamento. E ci è riuscito. Già due, quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione e la Legge Generale sull’Educazione, sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. Ora la partita si gioca sulla terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti.

Link utili: CNTE sección 9 Distrito Federal e Sección 22 Oaxaca. Foto e intro di Fabrizio Lorusso

Messico e pioggia, maestri in lotta

IN ITALIANO

Il Messico contrario alle cosiddette “riforme strutturali” scende in piazza (e la occupa). Inserisco nel post una galleria fotografica (clicca su una foto per lo slideshow) della tendopoli allestita dai docenti della CNTE, Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione, nella piazza centrale (il “Zocalo”) di Città del Messico. Dal 19 agosto scorso tra i 10 e i 40mila insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie occupano la piazza principale del Messico. Sta piovendo, ma ore e ore di violenti acquazzoni non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e  le cattive notizie che arrivano dai palazzi del potere: nella notte dell’1S (primo settembre!), con un sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professional Docente, oggetto delle negoziazioni di questi giorni tra i rappresentanti della CNTE e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola. Ora manca solo il voto al Senato.

Scene di vita e resistenza civile compongono quest’album fotografico che è stato realizzato il 31 agosto scorso, quando solo un gruppo ridotto di docenti si trovava a presidiare la tendopoli siccome la maggior parte di loro si trovava nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. 1000 insegnanti del Chiapas si sono integrati al contingente in lotta tra domenica e lunedì, mentre durante la settimana sono programmate varie camminate e manifestazioni. Per mercoledì 4 settembre è prevista una giornata di insurrezione nazionale dei docenti convocata dalla CNTE. Sono due settimane che la capitale messicana è letteralmente bloccata e la stessa cosa succede, su una scala minore, anche Ah, che cos’è la CNTE? Non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione. E’ un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del lavoro del sindacato ufficiale, praticamente un apparato paragovernativo, e si organizza come corrente democratica dentro al SNTE, senza costituirsi però come un sindacato autonomo.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) allineato al governo dorme e fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai 3 partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente sta ora spingendo per un’approvazione fast track delle leggi secondarie al vaglio del parlamento. E ci è riuscito. Già due, quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione e la Legge Generale sull’Educazione, sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. Ora la partita si gioca sulla terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti.

Link utili: CNTE sección 9 Distrito Federal e Sección 22 Oaxaca. Foto e intro di Fabrizio Lorusso

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EN ESPAÑOL

El México inconforme con las llamadas “reformas estructurales” llena las calles y ocupa las plazas. Incluyo en el post una galeria fotográfica (da clic en la foto para el slideshow) del plantón de protesta que mantienen entre 10 y 40mil maestros de la CNTE, Coordinadora nacional trabajadores de la educación en el zocalo de la Ciudad de México desde el 19 de agosto pasado. Llueve, pero horas interminables de aguaceros no barren la esperanza, pero sí alejan a los curiosos, a los vendedores ambulantes, en su mayoría capitalinos, y a las malas noticias que llegan de San Lazaro: en la noche del 1S (primero de septiembre!), con un albazo legislativo, la Cámara de diputados aprobó la Ley del Servicio Profesional Docente, es decir el objeto de las negociaciones entre los delegados de los manifestantes y algunos congresistas. Una verdadera tomada de pelo.

Ahora falta sólo el voto del Senado. Escenas de vida y resistencia civil componen este álbum fotográfico que ha sido realizado el día 31 de agosto de 2013, cuando sólo un contingente reducido de maestros se encontraba presidiando el plantón, ya que la mayoría de ellos se encontraba en sus comunidades de origen para el fin de semana. 1000 maestros de Chiapas se integraron a la protesta en la capital el 1S, mientras que en la semana se prevén marchas y, el miércoles, una insurrección magisterial nacional convocada por la CNTE. Ah, ¿qué es la CNTE? No es el SNTE (Sindicato Nacional Trabajadores de la Educación), queda claro. Es una coordinadora, fundada en 1979, que aglutina a los docentes que tienen un pensamiento crítico con respecto al trabajo del sindicato “oficial” charro y se organiza como corriente democrática dentro del SNTE, sin por eso contituirse como un sindicato autónomo.

Actualmente la CNTE mantiene viva la oposicièon a la reforma educativa que más que “educativa” parece una reforma (regresiva) laboral y administrativa, enviada por el presidente Peña Nieto al Congreso. El Sindicato (SNTE) alineado al gobierno duerme y difunde espots a favor de la iniciativa de Peña. Después de haber promovido la reforma de los artículos constitucionales sobre asuntos educativos (el 3 y el 73) que fue aprobada por los 3 partidos más importantes del país (PRD, PRI, PAN) en el mes de febrero de 2013, el mandatario ahora está cabildeando para una aprobación fast track  de las leyes secundarias que examina el congreso. Y lo está logrando. Ya dos de éstas, la sobre el Instituto Nacional para la Evaluación y la Ley General sobre la Educación, fueron votadas sin que la opinión de las partes sociales y, sobre todo, de los maestros, afectados directamente por la reforma, fuese tomada en cuenta.  Ahora, el partido se juega en la ley que más interesa, de cerca, la vida de las personas, de los docentes, y los derechos laborales preexistentes.

Link útiles: CNTE sección 9 Distrito Federal y Sección 22 Oaxaca. Fotos e intro de Fabrizio Lorusso

Messico, Unam: Video per gli Studenti di Colombia, Cile e Portorico

In occasione della giornata continentale per un’istruzione pubblica, gratuita e di qualità in America Latina gli studenti dalla UNAM, Universidad Nacional Autonoma de Mexico, hanno realizzato questo video per solidarizzare con gli studenti in lotta e i movimenti di protesta in Cile, Colombia e Portorico.

24 de noviembre de2011
Apoyo desde México al movimiento estudiantil en Colombia y Chile en la jornada continental por la educación pública, gratuita y de calidad. Lee / leggi: la protesta cammina per l’America Latina.

Politica a scuola: in Messico siamo un passo avanti…

Ho letto la nota “Il Pdl contro i prof: via dalla scuola chi fa politica” e mi sono sorte alcune semplici domande, forse banali. Ho anche pensato subito a un piccolo paragone con la nostra realtà di docenti di linguacultura italiana all’Istituto Italiano di Cultura di Mexico City.

Lo diciamo sempre tra amici e colleghi: qua siamo sempre un passo avanti e in Italia ci copiano! Nel contratto semestrale che firmiamo per “prestare i nostri servizi professionali di docenti” si legge, infatti, che “si sottolinea la necessità di favorire la partecipazione attiva di tutti gli alunni alle lezioni […ok…] e la dovuta cautela nel trattare argomenti intimi, politici o religiosi che possano urtare la sensibilità degli alunni e distogliere dal compimento del programma didattico stabilito”. E’ una clausula un po’ più soft ma forse il Pdl l’ha presa come spunto.

Come fanno i presidi delle scuole a venire a conoscenza dell’operato sedizioso e politicamente radioattivo dello sfortunato prof che incapperà nella sospensione?
Lo denunceranno prima gli alunni o i colleghi antipatici? Oppure il preside seguirà su una web Tv le lezioni in diretta di tutti i suoi subordinati? Metterà delle cimici, pagherà una spia o chiederà le intercettazioni a qualche magistrato? (Ah no, quelle forse le tolgono tra un po’…).

Riporto dalla nota:
«L’importante – sottolinea il parlamentare – era inserire nel Testo unico sulla scuola il divieto di fare ‘propaganda politica o ideologicà per i professori». «Per quanto riguarda le sanzioni – aggiunge il parlamentare – queste dovranno essere contenute poi in dettaglio in un provvedimento attuativo della legge».  «La propaganda politica, infatti, – prosegue Garagnani – non può trovare tutela nel principio della libertà dell’insegnamento enunciato dall’Articolo 33 della Costituzione. Un conto infatti è tutelare la libertà di espressione del docente, un’altra è quella di consentire che nella scuola si continui a fare impunemente propaganda politica».

Sarei proprio curioso di sapere come si fa a distinguere la storia, la cultura, la filosofia, l’educazione civica e l’economia dalla politica e dalla “propaganda”. E chi giudicherà, soprattutto nei casi “dubbi”?
E’ chiaro che, soprattutto nelle discipline umanistiche, sta storia puzza di discrezionalità e cultura del sospetto per cui è una proposta puramente intimidatoria che potrebbe, però, dare anche adito a interpretazioni soggettive dettate, a loro volta (!), da considerazioni politiche dei presidi o chi per essi.

In Messico, dato l’autoritarismo insito in alcuni articoli della Costituzione (e della cultura) nazionale, è possibile addirittura venire espulsi per una semplice denuncia ricevuta presso il dipartimento immigrazione e, magari, sostenuta dal notabile di turno. Non sempre è immediato e automatico, siamo d’accordo, però il pericolo e la minaccia alle libertà individuali resta.
Di storie di prof, giornalisti e stranieri in generale che son stati cacciati da un giorno all’altro senza validi motivi ce ne sono a bizzeffe. Colui che parla e, secondo il suo pubblico, “sconfina” è passibile di denuncia. Vogliamo copiare anche questo?

Una parte della comunità italiana in Messico ha espresso la sua indignazione per molte vicende che riguardano tutti noi, in Italia e all’estero: ecco la loro (e nostra) lettera.

I tagli e la protesta dei ricercatori di Genova – Video

Tagli alla cultura e alla ricerca? E allora…vi giro il link a un video (riproducibile anche direttamente qui sotto) prodotto dal laboratorio di sociologia visuale dell’Universitá di Genova, sulla protesta dei ricercatori insieme ai musicisti lirici del Teatro Carlo Felice contro i tagli alla cultura. Se potete diffondete il piú possibile il video, in ambienti accademici e non…LINK http://www.youtube.com/watch?v=fDIYV4UQsTw

“In India di Dalit sono i fuori casta. Gli intoccabili. Coloro che contribuiscono a riprodurre un determinato ordine sociale senza nessuna voce, o ancor peggio, senza la consapevolezza di averla”. Protesta dei ricercatori dell’Universitá di Genova e dei musicisti dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice in risposta ai tagli per la cultura e agli enti pubblici imposti dal Governo. I ricercatori chiedono rappresentanza politica all’interno del Senato e sono disposti a bloccare l’anno accademico 2010/2011 rifiutando di assumere incarichi di docenza come forma di protesta contro il DDL Gelmini.

Sul loro profilo youtube (http://www.youtube.com/user/labvisuale) troverete anche altre cosette che hanno prodotto e hanno anche un profilo facebook! laboratoriosociologiavisuale

Situazione dell’istruzione pubblica in Colombia

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Ciudadan@, trabajador(a), estudiante, herman@, l@ saludamos desde la Universidad Nacional. Hoy hemos tomado la firme decisión de no quedarnos quiet@s, de salir a la calle, de romper con la cotidianidad de esta ciudad, de salir a marchar y hacernos escuchar, para defender la universidad pública. Cuando salimos a la calle, no defendemos solamente nuestros intereses como estudiantes, estamos defendiendo un patrimonio que es de ustedes, de sus hij@s, de sus niet@s, y de todo aquel que tenga ganas de estudiar en una universidad de calidad. La educación es un problema de toda la sociedad ¿Dónde van a estudiar sus hijos?
La Universidad Nacional, y las demás universidades públicas de nuestro país, se encuentran sumidas en una grave crisis financiera debido a los siguientes factores:

 

1. El pasivo pensional y la concurrencia: Tras la aprobación de la ley 100 de 1993, los beneficios pensionales para los profesores y trabajadores de la universidad se vieron recortados por razones de presupuesto a partir de la fecha. Pero, además de recortar los beneficios, el Estado ha venido exigiendo que la Universidad tenga que sacar de su bolsillo para pagar un porcentaje de los beneficios pensionales anteriores a 1993. El monto total del pasivo pensional, para el 2007, era de 2 billones de pesos. Si consideramos el monto total del pasivo pensional, el porcentaje que llegara a pagar la universidad sería desastroso, por más mínimo que sea dicho porcentaje. Por eso exigimos que el Estado se haga responsable de las pensiones, porque nos parece injusto que les hayan descontado del sueldo a los trabajadores y profesores con fines de ahorro para pensión, para que ahora les estén cobrando de nuevo.

2. Presupuesto congelado desde 1993: Con la aprobación con la ley 30 de 1992 se establece que el presupuesto de las universidades aumentará según el índice de precios al consumidor. Esto en apariencia es bueno. Pero el problema de la ley es que aumenta el presupuesto según lo que la universidad tenía en 1993, desconociendo que ahora hay nuevos profesores, más laboratorios, más estudiantes, más postrados, y una nueva sede. Por eso la universidad, ha hecho mucho más, con menos plata. Por esta razón, la situación de la universidad se ha vuelto inviable.

La situación de la crisis financiera de las universidades no es solo discurso ni exageraciones de los y las estudiantes, es una realidad reconocida incluso por las directivas de la Universidad Nacional. Beatriz Sánchez, vicerrectora general ha manifestado que “si las cosas siguen así, en 2011 la universidad será inviable y empezarían a cerrarse programas”. Además de esto, estudios de profesores de la Universidad, han reconocido que para el funcionamiento de las universidades del país para el 2010 el Estado debe desembolsar aproximadamente 605.000 millones de pesos. Por eso, los 160.000 millones de pesos aprobados por el congreso el martes de la semana pasada son insuficientes, teniendo en cuenta que ni siquiera van directamente al funcionamiento de las universidades, sino que van para el ICFES y para el ICETEX.

Exigimos que el Estado desembolse el dinero correspondiente para el mantenimiento de las universidades. Aunque parezca mucho dinero, en realidad no es tanto, teniendo en cuenta que el gobierno gastó en el 2008, el 6.5% de toda la plata que hay en el país, es decir, del producto interno bruto, en la guerra (22.21 billones de pesos. Esto equivale a 37 veces de lo que necesita la universidad pública para sobrevivir (!!!).

No es falta de plata sino de voluntad política. ¿Por qué cuando se iban a arruinar los bancos impusieron el 3 por mil para salvarlos, y ahora no hacen nada por las universidades? Debemos exigir que del 4 por mil que ahora todos los colombianos pagan a los bancos y a la guerra, haya un 1 por mil para financiar la educación pública de calidad para todas y todos los colombianos.

Saludos, y nos veremos de nuevo en las calles en otra ocasión.

Para comentarios, sugerencias, dudas, saludos y demás, escríbanos

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Encuentre mayor información sobre la desfinanciación de la Universidad Pública

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Si le preocupa la situación de la educación publica  lo y la  invitamos a reenviar este correo, a hablar del tema con amigoas y familiares y a acompañarnos en la movilización.

Foto: http://www.flickr.com/photos/el_cafe/