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La Unam informa y el paro estudiantil a favor de la CNTE

Paro ciencias unam

(5:47 p.m. – México, DF, VarioPinto Al DíaEl miércoles los profesores y funcionarios de la UNAM recibieron por correo electrónico un mensaje de la Rectoría, titulado “UNAM INFORMA” como si fuera un boletín. Por la autoridad que lo expidió y su contenido, el mail genera cierta inquietud, mantiene un tono vagamente intimidatorio y ha sido retomado por varios medios de comunicación nacionales para definir la postura oficial de la institución frente al método de protesta estudiantil conocido como “paro”.

Los maestros de la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación lanzaron un paro cívico nacional contra le reforma educativa para los días miércoles y jueves de esta semana al cual participan muchos sectores, sindicatos, grupos y organizaciones de la sociedad.

Con ese mensaje se quiere informar, como dice el título, a la comunidad universitaria del apoyo expresado por algunos sectores universitarios al movimiento magisterial. No es un texto neutral como era de esperarse, sino políticamente definido. Los estudiantes de distintos planteles y facultades decidieron llevar a cabo un paro de 48 horas en solidaridad con los maestros de la CNTE, en su calidad de interlocutores naturales de los mentores e interesados en la reforma. También varios académicos los apoyan. “La Rectoría de la Universidad Nacional Autónoma de México lamenta que esa solidaridad se manifieste con la interrupción de las actividades académicas en varios de sus planteles”, se lee en el mail.

Después de “informar” y “lamentar”, el mensaje subraya el “respeto a las distintas formas de expresión” que siempre hubo en esa casa de estudios, pero, después de esta premisa alentadora, se da un juicio ético sobre las formas en que se expresa el disenso, pues sería “inaceptable que las mismas se traduzcan en la suspensión del trabajo académico”. Es decir, nada de huelgas, ni por un día, pese a que esta modalidad de lucha es parte de la tradición de protesta estudiantil, magisterial y laboral en el país y en el exterior.

“Rectoría convoca a los universitarios a externar sus opiniones con la más absoluta libertad”, lo cual es razonable. Sin embargo, la eventual protesta se tiene que hacer “sin afectar las funciones que la sociedad le ha encomendado a nuestra institución”, o sea, con tranquilidad, con la atenuación burocrática de los conflictos existentes. Además, sobre “las funciones” verdaderas de la universidad en la sociedad, tendríamos que abrir un buen debate que aquí no cabe, pero es reductivo y tendencioso pegarlo así en esta carta.

En seguida, se menciona la fuerza de la ley como brújula para la orientación de cualquier movimiento, paro o protesta. Se convoca a los universitarios a externar sus opiniones “sin transgredir el marco de legalidad establecido y con respeto a quienes no comparten sus perspectivas y propuestas”.

El respeto de los demás y de la ley es la base de la convivencia civil, pero al concepto inicial de la “absoluta libertad” de expresión del descontento se le están poniendo varios candados y el mensaje llega a tener un dejo reaccionario, sobre todo si se consideran las fallas, los muros y las asperidades que los canales institucionales todavía tienen en el impasse actual. El respaldo de más sectores sociales al magisterio sí puede determinar el resultado de sus batallas que, finalmente, se extienden a la sociedad entera y a una visión integral de la educación.

El mail culmina con un toque fatalista porque, sostiene, de nada sirve “la interrupción de las actividades académicas” que “no soluciona los problemas y sólo contribuye a su complicación”. Parece un juicio absoluto, fuera de la historia, perentorio como la negación de los conflictos estructurales de una sociedad dinámica, polarizada y heterogénea como la mexicana. Recuerda un poco la postura de la mayoría de los medios que, en estas semanas, han ido construyendo un discurso mistificador sobre los inconformes, sus demandas, la utilidad y las modalidades de su lucha, y la débil propensión al dialogo de las autoridades.  Fabrizio Lorusso Twitter @FabrizioLorusso

La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

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La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

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I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

1S México: Video Arresto Arbirario Giornalista Agenzia SubVersiones

Nel video sopra l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura l’1 settembre scorso alla fine di una lunga manifestazione contro le riforme energetica ed educativa del governo. Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando alcuni poliziotti mentre trascinavano su una camionetta alcuni giovani “random” e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome che il giornalista grida varie volte proprio per segnalare l’abuso delle autorità. La lista delle persone catturate stilata dal Comitè Cerezo è a questo link. Qui, invece, il Link all’articolo e foto sull’1S e sulle manifestazioni di questi giorni a Città del Messico – Link alla Tendopoli degli insegnanti in lotta nella piazza centrale del paese. Info in spagnolo e video da: http://vimeo.com/73590423  Info sul caso qui: subversiones.org/archivos/12275

El día de hoy, 1º de septiembre del año en curso, en el marco de las protestas magisteriales en contra de la Reforma Educativa y la presentación del primer informe de gobierno del ejecutivo federal, Enrique Peña Nieto, atestiguamos y documentamos el excesivo despliegue de la fuerza pública del Gobierno del Distrito Federal (GDF), así como de la policía federal en contra de manifestantes, reporteros gráficos y fotógrafos.

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Denunciamos la represión de las autoridades encargadas de hacer cumplir la ley. En este caso, por parte de elementos de la Secretaría de Seguridad Pública del Distrito Federal y demás elementos policíacos que hayan participado en la detención de quienes se dedican a la labor informativa. Denunciamos represión, violaciones a los derechos humanos, al derecho a la libertad de expresión y detenciones arbitrarias en contra de compañeros de Medios Independientes.

Los y las periodistas de medios independientes: Estela Morales, (Regeneración Radio), Pável Primo Noriega, (Multimedios Cronopios) y Gustavo Ruíz, (SubVersiones, Agencia Autónoma de Comunicación), fueron detenidos arbitrariamente por elementos de la policía de la SSP-DF en las inmediaciones de la estación del metro San Antonio Abad, mientras reportaban los hechos noticiosos que acontecían; mientras ejercían el legítimo derecho a la libre expresión, a informar y a ser informados.

Gustavo Ruiz, fotógrafo de SubVersiones, Agencia Autónoma de Comunicación (AAC), fue detenido por grabar los hechos. Él filmó el video que da evidencia de su detención arbitraria, cuando documentaba detenciones afuera de la estación mencionada.

– “¿Por qué se lo llevan?”, fue la última frase que expresó Gustavo -quien preguntaba los motivos por los cuales las personas estaban siendo detenidas-, momentos previos a que se realizará su detención por elementos de seguridad pública. Enfatizamos que Gustavo Ruiz no cometió ningún delito. Después de filmar, alcanzó a darle el material videográfico a Rafael Prime, también periodista independiente de SubVersiones AAC. (El video está disponible en línea).

En el dicho material se observa que su detención fue arbitraria y se ejerció violencia excesiva en perjuicio de Gustavo Ruiz, además de que su material de trabajo (cámara fotográfica) fue dañado. Posteriormente, el compañero reportero, fue llevado con contusiones a la unidad A4051 por ‘granaderos’.

Ayúdennos a presionar a las autoridades envíandoles twitts, mensajes en facebook y llamando. Todos los datos están en “ACCIÓN URGENTE: DETENCIÓN ARBITRARIA DE PERIODISTAS DE MEDIOS INDEPENDIENTES: Regeneración Radio, Multimedios Cronopios y Agencia SubVersiones”: subversiones.org/archivos/12275

Santa, Haiti e Sorci alla Libreria Morgana di Città del Messico!

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Con grande regocijo y emoción finalmente podemos anunciar el desembarque intercontinental de mis libros a la Libreria Morgana de la Gran Cd. de México!

¿De qué estoy hablando? La Librería Morgana está en Colima # 143-A
Col. Roma Norte C.P. 06700 – México, D.F. (Tel./Fax: +52-55-52075843).

Y aquí están los libros en las fotos. La botellita de tequila no está incluida, pero seimpre puede haber alguna sorpresa por allí. Los libros son: 

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Santa Muerte Patrona dell’Umanità, Fabrizio Lorusso, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013.  Foto, un viaggio, un diario, un saggio. Alla scoperta della Santa proibita. Guarda il Book Trailer qui.

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Le Macerie di HaitiFabrizio Lorusso / Romina Vinci, Edizioni l’Erudita, 2012. Haiti 2010-2012. STORIE A CUI NESSUNO DARÀ MAI VOCE, PERCHE’ FORSE UNA VOCE NON L’HANNO MAI AVUTA. UN MUCCHIO DI MACERIE FATTE DI UOMINI. Leggi la recensione su ValigiaBlu. 

Gli introiti del libro destinati agli autori saranno devoluti all’associazione haitiana Auhmod (avvocati per i diritti umani).

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sorciSorci Verdi. Storie di ordinario leghismo, AA.VV., Ed. Alegre, 2011. Una bella banda di scrittori e giornalisti raccontano il fenomeno politico e sociale della Lega Nord in Italia e nella “Padania” usando l’arma della narrativa contro ogni censura.

Autori:
Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.

Gli autori e le autrici di questo libro non hanno voluto alcun compenso. Gli eventuali utili di questo lavoro saranno destinati a sostenere la biblioteca del carcere di Padova.

Choque

Choque de civilizaciones por un ascensor en Piazza Vittorio, Amara Lakhous, Ed. Elephas México, 2012. Traduzione alla spagnolo di Fabrizio Lorusso. Titolo originale: Scontro di civilità per un ascensore a Piazza Vittorio.

Las lentes de un sinfín de culturas convergen en un solo punto: el ascensor de un pequeño edificio en Piazza Vittorio. Interminables conflictos entre los vecinos, extranjeros la mayor parte, crean un gran escenario en el que se revela la naturaleza oculta de cada uno de ellos. Nadie puede huir de las críticas y de los prejuicios de los otros. Se trata de una novela satírica, llena de polifonías que pone al descubierto el choque de civilizaciones.

Un ascensor, un asesinato ¿cuál de los vecinos de Piazza Vittorio ha sido? ¿Acaso Amedeo?

Autor: Amara Lakhous
Traducción: Fabrizio Lorusso
Género: Novela
Colección: Nómada
Tamaño: 13.5 x 21 cm
Páginas: 160
ISBN: 978-607956674-6
eBook ISBN: 978-607956675-3
Precio: $199.00 MXN

Una Santa un po’ speciale (dal libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità)

Santa Muerte Tepito pureando

[Parliamo oggi di un fenomeno religioso che ha profonde radici in Messico con oltre 10 milioni di seguaci: il culto per la Santa Muerte. L’occasione è la pubblicazione del libroSanta Muerte Patrona dell’Umanità, di Fabrizio Lorusso, edito da Stampa Alternativa con prologo di Valerio Evangelisti. A seguire alcuni estratti. Per chi volesse approfondire, qui c’è una breve intervista all’autore, e qui il blog dell’autore e del libro. Intro di Raul Schenardi dal blog di Edizioni Sur]

Una Santa un po’ speciale di Fabrizio Lorusso

Sto con la Santa da almeno vent’anni. Lei mi ha salvato due volte la vita e la devo ringraziare. Mio marito mi picchiava e maltrattava, un paio di volte ha rischiato di ammazzarmi, per fortuna ci siamo separati. Ho il mio altarino a casa e le mie bambine di 10, 12 e 15 anni sono devote come me. Di solito andiamo all’altare di Tepito o a quello della nostra zona, il quartiere di Iztapalapa.

Maria, 39 anni, casalinga e commerciante

La Santa non è cattiva, ma devi rispettarla. Se sai che sono una credente e mi tratti male, mi insulti e mi discrimini per questo, allora sono sicura che può essere pericolosa e vendicativa.

Anaid, 33 anni, prostituta

Mille nomi nella terra dei nessuno

I devoti chiamano la loro Santa in mille modi diversi, con diminutivi, vezzeggiativi e neologismi affettuosi per dimostrare la loro empatia verso la sua immagine ritenuta sacra e miracolosa. Anch’io ho scelto di usarne diversi, a seconda dell’argomento trattato e –perché no –dell’umore. I soprannomi più comuni sono La Señora (signora), la Doña, la Niña Blanca o Bonita (bambina bianca o carina), la Hermosa (bella), la Comadre, la Patrona, Santísima Muerte o Santita, la Flaca o Flaquita (magrolina, la “secca”), la Hermana Blanca (sorella bianca), Mi Amor, la Chiquita, la Jefa (il capo al femminile), la Madre o Matrona, Señora de Luz (signora di luce) o anche Señora de las sombras (signora delle tenebre) per incutere un certo timore reverenziale. Ogni giorno nasce un nomignolo nuovo, perciò la lista non sarà mai definitiva. Nella creazione di diminutivi e vezzeggiativi la variante messicana dello spagnolo non è seconda a nessun’altra, così come non lo sono le altre 56 lingue autoctone parlate in Messico che costantemente arricchiscono l’español mexicano.

L’esperienza quotidiana, corroborata dalle stime riportate dai mezzi di informazione, mostra ormai che due, cinque, o forse perfino dieci milioni di fedeli sono sparsi per il Messico, gli Stati Uniti, El Salvador, il Guatemala, l’Honduras, la Colombia, l’Argentina e perfino il Giappone. Tutti adorano l’immagine della Flaquita e invocano nelle loro preghiere la Santissima Muerte, una figura medievale scheletrica e macabra che viene arricchita nel cuore e nell’anima, nel culto e nell’immagine, da un mix fuggevole e postmoderno di tradizioni iconografiche e liturgiche d’origine messicana, africana, europea e precolombiana. C’è un’influenza contemporanea e perfino new age che convive con le pratiche più antiche e sotterranee.

La Morte santificata sembrava sparita dalla faccia dell’impero cattolico e del mondo chiamato civile. Non è così. Non lo è mai stato. La coppia divina degli aztechi, il re Mictlantecuhtli e la regina Mictecacíhuatl, è ritornata dall’inframundo, l’oltretomba, per divertirsi ancora un po’ con i posteri. Per questo, dal punto di vista delle Chiese e dei santi rivali, l’eterna paura della morte sembra impallidire di fronte alla percezione della perdita, lenta ma irrimediabile, del potere temporale e spirituale sulle anime, sui corpi, sulle credenze e le speranze del nostro pianeta.

L’istituzione che, almeno in Europa e in America, s’ergeva a padrona assoluta dei destini ultraterreni scivola giù in classifica nei sondaggi planetari. È logico che la Chiesa provi, dunque, a ricondurre a sé un gregge in pieno smarrimento. Tenta la reconquista della classe media sempre più secolare e autonoma, ma anche dei poveri e dei dimenticati, quella gente comune, spesso marginale, che soleva cedere alle promesse della fede nel Dio cristiano. Ma proprio questa gente, ormai, s’è trasformata in una nuova massa popolare globalizzata, fuori dalle categorie tradizionali della teoria e ribelle nella pratica, indefinita e frammentata. È una e sono centomila. È abbandonata al proprio destino e tragicamente individualista, nelle Americhe più che altrove. È in gran parte esclusa dalla società abbacinata dalla modernizzazione. Questi “nessuno” sono come tante piccole stelle impazzite e ubriache, con i loro santi del nuovo millennio sotto braccio oppure impressi sul petto e sull’anima. E più ce ne sono e più se ne fabbricano di nuovi, sempre più santi, amati e venerati, senza altro riconoscimento che non provenga dallo stesso popolo che li ha creati.

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I “nessuno” rivolgono appelli a ogni santo del calendario perché sono persone di fede e buoni costumi, con tanta disperazione ma anche dignità. Sono precari per antonomasia e per discendenza, vivono la metropoli notte e giorno, stanno nel cuore del monstruo (il mostro, cioè Città del Messico), si confondono e si nascondono sotto la cappa tiepida e familiare del grigio smog, l’alleato più fedele della cenere del vulcano Popocatéptl. Il “Popo” domina da lontano la vista dai grattacieli della capitale messicana, è il gran gigante di lava che ogni tanto, aiutato da un vento malizioso, ricopre di pece gassosa e polvere i venticinque milioni di chilangos, come vengono chiamati gli abitanti della capitale dai polmoni plumbei e inceneriti. Sotto le nubi cariche di nero seppia, poco prima della tempesta quotidiana di clacson e piogge torrenziali, il fumo fosco della crisi globale diventa un’esperienza ciclica, annuale, quasi fosse un capriccio meteorologico, puntuale come la stagione degli uragani. In queste condizioni ormai ognuno crede in quello che vuole. Soprattutto nella morte che, quando si manifesta con violenza assieme al rischio e all’incertezza, riemerge nei cuori delle persone che vogliono corteggiarla e scongiurarla inneggiando alla sua santità. In fondo Lei è l’unica certezza della vita e, nella costante lotta contro il caos della urbis terribilis, ci è sempre al fianco con la falce sguainata per tranciare di netto, una volta per tutte, i nodi della nostra insicura esistenza.

Molti di quei “nessuno” fagocitati dalla città più grande del mondo sono ancora alla mercé delle promesse, labili ma luccicanti, di una modernità attesa però mai arrivata. Le loro anime sono in balia dell’avanzata pentecostale e delle sette S.p.A., alcune delle quali possiedono la casa madre in qualche Nord del mondo e a volte sono patrocinate da un ex VIP in cerca di un motivo per resuscitare. Dal Messico al Centro America si moltiplicano miracolosamente i mercanti della fede che promettono di far uscire l’umanità dal dolore. Para de sufrir, smetti di soffrire! Adesso, subito.

Tuttavia, chi è stato troppo a lungo ai margini ed estraneo rispetto al resto della società, chi è emigrato ed è tornato dagli Usa, chi è stato in prigione, chi ha cambiato sesso, chi delinque, si droga o cerca di smettere, chi è considerato diverso, povero o non integrato, ebbene tutti loro, gli apocalittici, trovano nella Santa con la falce una fedele compagna. Lei li aiuta a emanciparsi dall’influenza millenaria delle gerarchie ecclesiastiche di ogni confessione, senza rinunciare alla fede come spinta umana e personale ad andare avanti. La seguono anche a costo di stare fuori dalle regole, pur di ritagliare per loro stessi e i loro santi un margine nuovo d’autonomia e di libertà. La Santa Muerte tra questi santi è la più possente.

Santa Muerte e Haiti: Evento Libri @FES_ACATLAN_MEX_CITY

fes italianoFES ACATLAN – “Jornadas Pedagógicas del Depto de Italiano” – Evento (doppia presentazione di libri) – “Da Haiti a Tepito, il terremoto e la Santa Muerte” – Presso la Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Venerdì 8 febbraio 2013 (Evento realizzato nell’ambito delle Giornate pedagogiche del dipartimento di italiano della FES Acatlán UNAM 5-8 febbraio 2012).

1. Presentazione del libro: Santa Muerte. Patrona dell’umanità, (Ed. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013). 

Venerdì 8 febbraio 2013 – FES ACATLÁN Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Orario 10-11.30

Partecipano: L’autore: Fabrizio Lorusso / Il direttore del Centro studi su Tepito: Alfonso Hernández / Letture di Maria Teresa Trentin. Moderatore: Andrea Alì – Coordinatore FES ACATLAN ITALIANO

Ore 12 – 12.15 Breve Pausa

2. Presentazione del libro: Le macerie di Haiti, (Ed. L’Erudita, 2012). 

Venerdì 8 febbraio 2013 – FES ACATLÁN Sala de Usos Múltiples Depto Italiano – Orario 12.15 – 13.30 – 14

Partecipano: Fabrizio Lorusso, co-autore del libro insieme alla giornalista Romina Vinci/ Diego Lucifreddi, cooperante ad Haiti nel 2010 e professore di linguacultura italiana / Letture di Maria Teresa Trentin Moderatore: Andrea Alì – Coordinatore FES ACATLAN ITALIANO 

Relatori e lettori:

Fabrizio Lorusso. Vive in Messico da 11 anni. E’ giornalista, scrittore e accademico, dottorando in Studi Latino Americani alla Universidad Nacional Autónoma de México. Si dedica all’insegnamento della linguacultura italiana e alla traduzione. Ha collaborato con il quotidiano L’Unità, Linkiesta.It, Il Fatto Quotidiano,  il giornale messicano La Jornada, il portale Desinformémonos e altri media sia italiani che latino americani. E’ uno dei redattori della web zineCarmillaOnLine, diretta dallo scrittore Valerio Evangelisti. E’ autore del poemario in spagnolo Memorias del Mañana(Memorie del Domani), pubblicato in Messico nel 2009 da Editorial Quinto Sol; ha tradotto in italiano il libro Corte de Caja. Entrevista al Subcomandante Marcos di R. Trabulsi y L. Castellanos (Punto e a capo, ed. Alegre, Roma, 2010) e allo spagnolo il romanzo di Amara Lakhous Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (ed. Elephas, 2012). E’ coautore del libro di racconti Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo, (ed. Alegre, 2011) ed autore di Santa Muerte. Patrona dell’umanità edito da Stampa Alternativa nel 2012.

Romina Vinci. E’ una giornalista nata nel 1983.  Laureata in Scienze Umanistiche svolge i suoi studi presso l’Università La Sapienza di Roma, specializzandosi in Linguistica sotto la supervisione del professor Tullio De Mauro.  Nel 2006 muove i primi passi da cronista sui campi di calcio, per conto de Il Corriere Laziale. Dal 2007 al 2008 svolge stage presso la redazione Interni dell’Ansa a Roma. Il sogno di una vita intesa come sintesi  tra lo scrivere e il viaggiare la porta ad attraversare l’Europa fino a spingersi negli Stati Uniti, in Libano, in Kosovo e ad Haiti. I suoi reportage sono stati pubblicati su Il Tempo, America Oggi, Linkiesta.it., Limes (versione online), 50&Più. Proiettata sugli Esteri, ma sempre attenta alle tematiche sociali, con i suoi articoli cerca di testimoniare la realtà nuda e cruda, senza intermediazioni. Nei primi mesi del 2011 partecipa al progetto Polvere di Sogni, dando voce ad alcuni migranti che vivono a Roma, e racconta storie tragiche ma anche esemplari. Il libro viene dato alle stampe nel marzo 2011, realizzato per conto dell’Associazione Culturale Spazi dell’Anima

Diego Lucifreddi, in Messico da 6 anni, è professore di lingua e cultura italiana presso l’Istituto Italiano di Cultura, Laureato in Storia alla Università La Sapienza di Roma, specializzazione in orientalistica; candidato al grado di Maestro in Studi Latino americani alla UNAM, è stato cooperante ad Haiti con Aumohd, associazione di avvocati per i diritti umani di Porto Principe, nel febbraio 2010.

Alfonso Hernández, Cronista de Tepito y de la Cd de México, Hojalatero Social y Director del Centro Estudios Tepiteños, promotor cultural del barrio de Tepito y máximo experto del culto a la Santa Muerte. Ha escrito numerosos artículos sobre Tepito, su historia y actividades culturales, sus resistencias y sus aciertos y desaciertos, además de contirbuciones sobre el tema de la muerte, sobre la Santisima Muerte. Junto a la reina de los albures del barrio, Lourdes, organiza el taller de albures en la Galería Velasco de la calle Peralvillo, y, además, el Safari Tour del barrio, entre otras iniciativas culturales y de difusión.

Maria Teresa Trentin, di Quarto D’Altino – VENEZIA, ITALIA. En el año 2000 fui co-fundadora de la compañía de títeres “Brujerias de Papel” con la que participo en la producción de ocho espectáculos: “Ecce Uovo” (2000), “Historias del color de la tierra” (2000), “Cocori” (2001), “Museo Ambulante de los seres vivientes” (2002), “Cuadros de una exposición” (2003), “La pesadilla de Obrastsov” (2003), “Momentos de oro de Alicia” (2005), “El Circo Flaco” (2007) “El Arca” 2008) con un total de más de 100 títeres, entre marionetas, muñecos de mesa, experimentos técnicos. He cooperado también a la producción de “Bienaventurados” (2010), en un corto, un programa de televisión para la web italiana del equipo de fútbol “Fiorentina” – y producido marionetas y material escénico para otras compañías y coleccionistas privados. 2000 – 2012. Los últimos doce años emprendo giras con la compañía en más de 150 festivales por los siguientes países: Italia, Francia, España, Suiza, México, Cuba, Nicaragua, Costa Rica, Colombia, Ecuador y Taiwán. Desde julio 2011 presento el espectáculo: “Historias del Color De la Tierra” como solista. He compartido mi experiencia de trabajo por medio de talleres especializados, con principiantes y profesionales, en diversos países, para compañías de títeres o de teatro, como “La Cartelera” de Querétaro, Guiñoleros de la UAS de Sinaloa, de México y “Madre Tierra” de Colombia. También en universidades y en centros culturales. Finalmente, mi desempeño me lleva a trabajar con la “Orquesta Sinfónica de Sinaloa”, dirigiendo al grupo Delta Teatro para la presentación del espectáculo Cuadros de una Exposición – en el 2009. He producido la instalación “L’albero” para una asociación de Treviso.

LINK UTILI: HAITI

http://it.paperblog.com/le-macerie-di-haiti-prologo-e-presentazione-1516386/

http://www.lerudita.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=30&category_id=9&option=com_virtuemart&Itemid=175&lang=it

SANTA MUERTE

https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

http://santamuertepatrona.wordpress.com/

Dept. Italiano FES LINK

Matemáticas y Poesía (La Jornada Semanal)

En el año de 1934, en Estados Unidos apareció un texto titulado La poesía de la matemática y otros ensayos. El autor era David Eugene Smith, matemático y profesor emérito de Columbia University de Nueva York, quien escribía: “La matemática es generalmente considerada en las antípodas de la poesía, no cabe duda. Sin embargo, la matemática y la poesía tienen una estrecha relación de parentesco, porque ambas son hijas de la imaginación. La poesía es creación, ficción, y la matemática ha sido definida por uno de sus admiradores como la más sublime de las ficciones.”

¿Qué sentido puede tener esta idea de la matemática y de las ciencias exactas como ficciones maravillosas y sublimes? ¿Podemos amar o incluso construir, jugar y especular con los números y con los versos al mismo tiempo? Banalizo un poco. Desde las entrañas de la unam, casa de estudios en que cursé unos ricos postgrados en humanidades, sigue vigente un debate o, más bien, una diatriba histórica entre facultades científicas y sociales, que repercute, supuestamente, en las distintas formas de ser y hasta en las autoestimas de sus frecuentadores.

Hay escalofríos de mentes y corazones, de estudiantes y docentes, que nos hacen preguntar: ¿Tendrán alma los ingenieros? ¿Sí aman los matemáticos? ¿Y sí, hacen poesía también los biólogos? O bien, mirando la otra cara de la moneda, ¿de qué viven los filósofos? ¿Qué comen los letrados? Finalmente, ¿tenemos, de alguna manera, sea como sea, aptitud para el razonamiento duro y puro nosotros, los románticos de las humanidades? Misterios se vuelven preguntas. Las dudas, prejuicios. Poetas hippies chocan contra puntuales calculadores cuasi-humanos.

En efecto, la relación entre estudios matemáticos y expresión poética se estudia poco, se ignora, se menosprecia. De juntarse el verso sublime con las cifras maravillosas, pues tendrían un amor innecesario, dicen. Así, para el matemático, por ejemplo, la poesía queda reducida a una frívola manzanita, sabrosa quizás, pero pecaminosa y vacía, y acaba siendo inútil, sin un goloso gozador que la disfrute.

A su vez, los sentimentales creen que las fórmulas y la exactitud teórica intoxican el alma. A veces, hay que decirlo, estos malentendidos nacen de la mala fe de la gente. Se estima que esa unión, es decir, el enamoramiento entre números y expresiones líricas, entre rimas y cuánticas bien puestas, tendría consecuencias demasiado anti-sistémicas.

Con lujo de superficialidad se consideran comúnmente como dos méndigas, antitéticas enemigas. Unas, las matemáticas, serían diferentes por estar ligadas a actividades científicas, rudas y técnicas, duras y tremendamente reales. En cambio, la otra, la poesía, coquetea con la buena educación humanística, con las áreas de filos, letras y psico, y finalmente con sensibilidades bastante literarias y hasta ideales estúpidamente utópicas. Así dicen.

La rima consonante ama ciertas figuras profesionales que se le asocian, tales como son el filósofo desempleado crónico, pero al menos feliz, y el eterno aspirante a escritor. En cambio, el físico, el ingeniero, el químico, y hasta el profesional de la econometría olímpica, están destinados a ser endebles pero con una chamba remuneradora y estresante. Asimismo, serán exitosos y siempre respetados por su seriedad y rigor científico que a veces, sin embargo, es preludio de un precoz rigor mortis.

A la separación entre estas disciplinas, que también representan pasiones carnales y estudios aparentemente muy distintos entre sí, se le hace corresponder una substancial diversidad de los individuos apasionados por cada una, como si tuviesen capacidades diferentes y formas mentales con posturas, modales y flexibilidades intelectuales casi incompatibles. Además, parece, matemáticas y poesía son bastante refractarias a la comunicación y al recíproco entendimiento. Son necias.

Una supuesta heterogeneidad de sus contenidos íntimos y de sus campos de interés contribuye a poner a Doña Poesía y a Señitas Matemáticas en un muy mal plan, un rebote continuo de peleas y desencuentros. Sin embargo, por suerte, tienen mucho que compartir, tienen puntos en común que finos análisis de escritorio y aun la práctica de las borracheras, tan reveladoras y sinceras, han podido desenmascarar.

Ambas se generan a partir de un anhelo común por el conocimiento y un deseo típicamente humano de navegar incesantemente hacia nuevas metas. El aprendiz, el individuo que cuestiona, se cuestiona y pregunta es el que goza al perder la brújula, por torpe o por curioso. Es el que se activa paulatinamente para mover la utopía del conocimiento cada vez más hacia adelante, para que un fin no sea un final. Aunque hay límites, la aventura es reconocerlos. Poesía y matemáticas se hermanan en esta hazaña.

Un cuerpo-intelecto que salta ‒mens sana in corpore sano‒ ya no se avergüenza de la unión blasfema entre dos musas berrinchudas, y sabe derrotar la esterilidad y el estancamiento de su mente causados por el vértigo de existir. Es una suerte de reacción frente a la inmensidad caótica e inexplicable del universo, o simplemente una fuerza procedente de nuestro subconsciente, la cual, tal como nos la describió el buen padre del psicoanálisis, Sigmund Freud (1856-1939), logra sublimar la energía reprimida de nuestro lado irracional. La canaliza hacia finalidades más aceptables, más toleradas socialmente y permitidas por el filtro de nuestra censura interna.

Tanto las matemáticas como la poesía indagan acerca de aspectos problemáticos de la realidad, como el inicio y el fin, la vida, la muerte y las parejas. Las dos investigan, de hecho, el dilema del infinito, de lo no mesurable dentro y fuera de nosotros los humanos. Especulan sobre las paradojas de la vida y del cosmos, al enfocarse en cada uno de los detalles que los hacen maravillosos, dignos de estupor. De esta manera, con sus reflexiones y resultados, sean literarios, numéricos o de otra naturaleza, iluminan de inmensidad a las mentes y a las mentalidades, a la racionalidad y al imaginario, a los hemisferios del globo y de cada cerebro que lo habita.

En efecto, ¿quién no ha sido espasmódicamente cautivado por las extravagantes paradojas y las asombrosas contradicciones que inevitablemente encontramos cuando tratamos de sentir y entender los infinitos numéricos y sus propiedades? Algo sencillo y común, ¿no? Basta con recordar, por ejemplo, el desamparo que experimentamos, en algún momento, al descubrir que el conjunto de los números pares se considera compuesto por la misma cantidad de elementos que el conjunto o totalidad de los números enteros. Una parte es grande como el total, somos infinitos y ceros a la vez. Además, en la era digital, todo es una secuencia de unos y ceros.


Ilustración de Merello

Estoy seguro de que nos golpea un gran desequilibrio interior, como embriaguez fatal, cuando nos topamos con el fenómeno romántico llamado “adolescencia”. Hablo de la edad crítica y transformadora de nosotros mismos, como hombres o mujeres. Pero me refiero igualmente a las etapas demoledoras y renovadoras de la historia humana, con sus violencias y estremecimientos, y también a la fuerza de la lectura de las obras poéticas: estudiadas, disfrutadas y lloradas al mismo tiempo.

Sobrevivir en los tiempos del romanticismo, como época de la vida personal y de la historia, es encarar, en los libros y en la cotidianidad, las tensiones y las dialécticas sin resolver que caracterizaban la sensibilidad romántica. Es participar en los viajes de los pintores alemanes como Caspar David Friedrich (1774-1840), creador de ocasos ensordecedores y panoramas melancólicos.

Es resucitar la voz de un vate como Giacomo Leopardi (1798-1837), autor de “Lʼinfinito”, interminable tormento y delicia de todo estudiante italiano. Las almas añorantes estaban eternamente suspendidas entre pasado y futuro, dibujando memorias del mañana que empezaban y culminaban en el mismo horizonte, justo en el límite extremo y difuminado de la contingencia humana.

El acercamiento entre la lírica y los números cobra más sentido si recordamos algo: consideremos uno de los grandes temas de la poética del decadentismo francés, como el del bosque de símbolos que el poeta tiene que atravesar para aprehender la realidad más pura, y veremos que se asemeja a los esfuerzos de la matemática por hacer el mapa del bosque oscuro de lo desconocido, y de hallar o describir armonías y perfecciones de un mundo que, al contrario, está dominado por la entropía, la incertidumbre y un desarrollo aparentemente muy irracional.

La interpretación de las matemáticas como ficción maravillosa y sublime reside en su campo de investigación, sus ámbitos de evolución y su coqueteo con la abstracción y la proyección hacia el más allá: se arma un universo regulado y descrito por leyes precisas, hechos y tendencias, datos y probabilidades que se nutren de simetrías y construcciones equilibradas hasta cierto punto, hasta la cumbre de la utopía numérica. Esa es la paz.

Y era la concepción del universo según las corrientes filosóficas de la Grecia presocrática. En efecto, se proponía un mundo explicable y representable de acuerdo con relaciones numéricas establecidas y ciertas formas geométricas, a las que se podían referir las estructuras de todos los seres: había ciudades de ensueño con cuadrados, triángulos, ovales, signos, numeritos y columnas hexagonales por todas partes.

Muy notoria es la preponderancia insolente que el “número” fue adquiriendo en la reflexión del griego Pitágoras de Samos (580 ac-495 ac), que fue filósofo y matemático, esotérico y vegetariano, pero le faltó salir del clóset también como poeta. ¡Lástima! No siempre se puede ser perfecto. Durante siglos, él y sus discípulos identificaron el Arché, o sea el inicio del universo o de todas las cosas, justamente con el Uno, primero de los números. Parece poco, pero si eres el primero, el número uno en decirlo, estás en la historia.

En cambio, el pensamiento del alemán Friedrich Nieztsche (1844-1900) se ubica en el otro extremo con respecto a esta visión apolínea y ordenada de la vida y del cosmos. De hecho, él arranca de una indiscutible perspectiva dionisiaca y caótica de la situación presente, de la pasada y la futura, pues el desorden reina en este mundo, tan nuestro y tan ajeno a la vez, y hay que negarle cualquier valor a la matemática y a la metafísica. En su opinión, son ciencias ilusorias, el fruto podrido de una realidad inexistente que el hombre ni siquiera debería seguir buscando.

Matemáticas y poesía son ambas producto de la imaginación, del desfase interior y de una fértil intuición. Se concretan en forma y expresión gracias a la síntesis del individuo, por su anhelo de explicar y de comunicar. Inclusive el trabajo epistemológico del filósofo austríaco Karl Popper (1902-1994), quien introdujo el “falsacionismo” o criterio de “falsabilidad” como elemento de demarcación entre lo que sí es ciencia y lo que no puede serlo, reconoció el origen extracientífico y no racional de la gran mayoría de las teoría científicas. Muchas veces éstas son generadas a partir de la fantasía, la invención, la casualidad, la libre imaginación, la pachequez y, finalmente, por ese toque de poesía que todos tenemos.

Destacó Arthur Schopenhauer (1788-1860) que la poesía y el arte en general no son otra cosa sino intuición inmediata y contemplación desinteresada del mundo de arquetipos formados por las ideas. Ver para creer. La música, que es superior y se sitúa en la punta de la pirámide de las expresiones artísticas, acude y comunica directamente a la Voluntad, la voluntad con V mayúscula que mueve todo ser a vivir y reproducir la especie.

Otro elemento de conexión amorosa entre matemática y poesía está en la naturaleza musical, rítmica, melodiosa y proporcionada de muchos poemas, especialmente de los más añejos. Muchas veces siguen formas métricas precisas, relacionadas con los principios matemáticos que también regulan la disposición de las siete notas en el pentagrama. Y este es el gran tema neoclásico de la “armoniosa melodía pintora”, según reza un celebre verso del poeta italiano Ugo Foscolo (1778-1827). Él ve la poesía como una abstracción matemática que, gracias a su intrínseca esencia musical, puede y quiere elevar al hombre hacia un mundo de perfección. Por fin digo que las dos se quieren. Así sea. De https://twitter.com/FabrizioLorusso

Professori d’italiano in Messico (mini dossier)

Ho raccolto in un post una serie di articoli e documenti che erano dispersi in varie pagine web e che riassumono una parte importante della storia recente della comunità italiana in Messico ed in particolare dei professionisti della docenza della linguacultura italiana in questo paese e in America Latina. I processi e le discussioni che seppero condurre i docenti d’italiano in Messico, specialmente quelli dell’Istituto Italiano di Cultura, ma anche altri appartenenti alle diverse scuole Dante Alighieri e dell’Associazione Messicana d’Italianistica, furono unici al mondo nel loro genere e portarono all’elaborazione dei documenti (il contratto etico per i docenti d’italiano e la prposta di riforma della legge sugli italiani all’estero 153/71) che potete trovare nei link sottostanti o nella galleria fotografica. Ecco anche alcuni articoli su quegli avvenimenti (poi leggi anche: Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’Estero – Mini Dossier).

1) Accordo etico dei professori d’italiano – 8 febbraio 2008

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d’italiano e la riforma della Legge 153/71 (Articolo di Fabrizio Lorusso)

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp). Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gliInterventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate. La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata  ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.

Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quoe si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei comitati esteri della società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione. Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale” (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico), da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti.

Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.

2) Contratto etico link

3) Proposta riforma legge 153/71 link

4) CONFERENZA A TLAXCALA: I DOCUMENTI FINALI SU CONTRATTO ETICO E RIFORMA DELLA 153 
MERCOLEDÌ 20 FEBBRAIO 2008 18:38 (LINK AL PEZZO)
CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – Il 26 e 27 gennaio scorsi, ha avuto luogo a Tlaxcala la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori d’Italiano in Messico e sulla riforma della Legge 153. Convocata dal Comites, la conferenza ha visto le rappresentanze dei docenti e quelle dei loro datori di lavoro sedersi allo stesso tavolo per raggiungere un accordo sui principi base del trattamento contrattuale di quanti operano sul territorio per la diffusione della Lingua e della Cultura italiana (vedi AISE del 20 febbraio h.17.24). Presenti ai lavori anche i deputati eletti all’estero Gino Bucchino e Franco Narducci. Due i documenti prodotti dalla Conferenza, frutto del lavoro intenso e partecipativo delle due commissioni tematiche: uno sul “Contratto Etico”, l’altro sulla riforma della Legge 153 del 1971. 

Li pubblichiamo integralmente di seguito.

Riforma Legge 153/71: documento finale
Questa assemblea esprime un pieno riconoscimento dei principi enunciati nella proposta di riforma alla Legge 153/71 presentata in questa sede dall’On. Franco Narducci, Presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, e ne assume le linee guida per elaborare una serie di proposte ed iniziative attuabili sin d’ora in risposta alle esigenze proprie delle varie realtà locali del Messico. L’assemblea ha enunciato le seguenti proposte:
1. Elaborazione di un Piano Paese con la collaborazione dei vari attori nella diffusione della lingua e cultura italiana su tutto il territorio della Repubblica Messicana, in base a linee guida unitarie e concordate previamente; il Piano Paese dovrà riflettere l’eterogeneità delle diverse realtà locali e mettere in luce le reali esigenze della comunità.
2. Istituzione di un coordinamento permanente a livello nazionale che si occupi di integrare e di articolare le azioni e le proposte legate alla diffusione ed alla promozione della lingua e cultura italiana in Messico.
a. il coordinamento avrà come punto di riferimento l’Istituto Italiano di Cultura.
b. nel coordinamento si intende far confluire le espressioni delle diverse realtà associative e istituzionali sulla base di principi di collegialità, pluralità e dialogo.
c. il funzionamento del coordinamento sarà oggetto di prossime riunioni tese a definirne l’organizzazione, la struttura, le competenze e le modalità di azione.
3. Riconoscendo l’importanza di garantire che le attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana in Messico rispondano a criteri di qualità e rispetto di principi etici comunemente accordati, si propone l’istituzione di un meccanismo di verifica dei processi di gestione delle professionalità dei docenti, riaffermando la centralità del ruolo di questi ultimi.
4. Si riafferma l’importanza della creazione ed il mantenimento di una rete di collaborazione tra i diversi attori.
5. Si insiste sulla necessità della formazione e dell’aggiornamento constante degli operatori e dei formatori a partire preferibilmente dalle risorse in loco, favorendo e stimolando proposte plurali e garantendo l’accesso delle stesse da parte di tutti gli interessati.
6. Si propone di continuare ed ampliare i lavori di questa commissione in tempi brevi con una riunione da tenersi presso l’Istituto italiano di Cultura nella quale si stabilirà il calendario da seguire per i successivi incontri”.

Contratto etico: documento finale

Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale
i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro”. (aise)

4) Articolo dal portale Emigrazione Notizie

Risveglio della comunità italiana in Messico. Il movimento dei professori e la coscienza politica

– Inserito il 19 febbraio 2008 alle 17:50:00 da redazione-IT. IT – ITALIANI ALL’ESTERO
Indirizzo sito : Blogspot

(di Fabrizio Lorusso)

Il nuovo fervore che sta muovendo una parte della comunità italiana in Messico, composta da circa 15mila persone sparse in tutto il paese ma con presenze più significative a Città del Messico e nella zona di Playa del Carmen in Yucatan, s’è concretizzato con alcuni passi che rompono l’isolazionismo di alcune categorie come i docenti e, in generale, i diffusori della linguacultura italiana nel paese.
L’eterogeneità delle istituzioni educative e culturali presenti sul territorio messicano, dalle sedi delle Dante Alighieri, alle scuole private di vario tipo e meno legate all’Italia fino ad arrivare all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata, aveva lasciato i professori e le stesse scuole in una situazione di relativo isolamento senza possibilità di connessioni stabili e intercambi fruttuosi al di là degli incontri formali e di etichetta che sempre vengono organizzati in ogni gruppo di emigranti.

Questa situazione ha portato ad avere pratiche di gestione, diritti lavorativi e livelli di qualità profondamente diversi e spesso non comparabili tra le diverse istituzioni, fatto che ha condotto a disparità di trattamento ed anche ad abusi nei confronti di talune categorie, soprattutto i docenti, che erano legati alle scuole da rapporti di lavoro poco chiari e dalla dipendenza istituzionale per le pratiche relative ai permessi di soggiorno. Non esisteva un quadro comune di riferimento in un paese caratterizzato da una dannosa “flessibilità contrattuale” de facto e dalla precarietà del lavoro, da pratiche sociali e imprenditoriali di stampo autoritario a tutti i livelli.
Le tentazioni di adottare la “cultura locale” anche in istituzioni che sono storicamente legate all’Italia e che tuttora ricevono finanziamenti da Roma sono sempre state forti e, vista la dispersione e lo scarso interesse politico dei soggetti interessati come per esempio i docenti o il personale di supporto, non sono mai esistiti veri e propri organi di controllo salvo quelli previsti dalla legislazione messicana che, partendo da basi garantiste, arriva a incentivare pratiche poco favorevoli al “prestatore” e, a maggior ragione, se questi è straniero e precario.
Il panorama generale di relativa indifferenza e scarsa aggregazione politica dei docenti d’italiano in Messico è stato in parte cambiato dall’attivismo di alcuni gruppi di professori a Città del Messico che, durante il 2007, hanno portato avanti, con risultati diversi a seconda dell’istituzione, iniziative per rendere più accettabili ed eque le condizioni di lavoro a livello salariale, assicurativo e della formazione oltre a spingere per una maggiore partecipazione alle decisioni dell’istituzione in cui lavorano, indipendentemente dalla forma giuridica che adottano in Messico. In seguito alle mobilitazioni e ai relativi dialoghi avviati tra i docenti delle scuole e le dirigenze, s’è creata una rete informale di contatti e attivismo oltre ad una coscienza politica più forte che ha in parte spezzato la routine fatta di free riding, discriminazioni e favori personali negli ambienti di lavoro. Tale fervore in questa parte della comunità ha indotto i deputati Narducci e Bucchino (eletti in Nord America ed Europa nella legislatura appena giunta al termine) e lo stesso ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, a partecipare attivamente ad una conferenza nazionale in cui s’è discusso e approvato un “Accordo Etico” per i docenti che aspira ad essere un riferimento per tutte le comunità italiane all’estero (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/04/i-deputati-dell-ulivo-gino-bucchino-e-franco-narducci-in-messico-per-un-accordo-etico-dei-professori-ditalian ).
In questo contesto va vista la nascita e l’azione politica, per esempio, del collettivo AlterIta e del “corpo docente” dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale, così come il ruolo di promotore della formazione e della doverosa (e in precedenza insufficiente) circolazione delle informazioni e delle notizie svolto dalla Associazione Messicana Italianistica, dallo stesso Istituto di Cultura, dalla Dante di Tlaxcala, dal COMITES (organo eletto dagli italiani all’estero) e da pochi altri gruppi come lo stesso AlterIta. La politicizzazione e le prese di posizione riguardo ad alcuni temi d’interesse generale per la comunità italiana e per il paese che ci ospita (come il caso di Oaxaca, http://www.itanica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=371, gli spot pubblicitari che usano senza ritegno la canzone Bella Ciao! qui in vari paesi e la visita degli imprenditori italiani in Messico di cui allego il comunicato che sta attualmente circolando in Messico) si sono quindi aggregate al lavoro interno alle istituzioni e alle scuole che, invece, s’adopera per rendere più partecipativa la formulazione della didattica, orientata alla trasmissione di valori quali la pace, l’interculturalità e la partecipazione democratica, ed anche per sviluppare una collettività e una rete interistituzionale dal basso, che possa, in qualche modo, integrare le classiche reti diplomatiche tra istituzioni italiane all’estero create dall’alto.
Allego il messaggio rivolto alla comunità di imprenditori italiani in Messico e pensato inizialmente per la “missione” in visita in Messico dal 25 al 29 febbraio 2008.

Messaggio del collettivo AlterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico
(In vista della visita da parte della missione di imprenditori italiani in Messico, dal 25 al 29 febbraio 2008)

Attraverso questo breve comunicato, il gruppo di italiani in Messico, AlterIta (*), insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.

Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.

L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.

In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata. Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
Gruppo AlterIta, Città del Messico (contatto alterita@gmail.com e http://alteritamessico.blogspot.com/ )

Riportiamo di seguito anche il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.