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Cronistoria del conflitto israelo-palestinese (parte terza)

Terza parte della cronistoria del conflitto israelo-palestinese. Qui la prima e la seconda.

Di Pérez Gallo

Il conflitto israelo-palestinese dalla prima intifada ad oggi

Pietre contro i fucili. Dalla crisi dell’Olp allo scoppio dell’Intifada

Repressioni durante la prima intifada

Repressioni durante la prima intifada, Gaza, 1988

L’Olp stava vivendo un momento di difficoltà, diviso com’era tra fazioni contrapposte, frustrato da obiettivi ultimi che avevano il sapore dell’utopia (dall’«eliminazione del sionismo dalla Palestina», obiettivo ufficiale fino al 1974, alla costituzione di uno Stato palestinese di dimensioni ridotte, obiettivo successivo), costretto ad agire in esilio ma a rappresentare allo stesso tempo i palestinesi della diaspora e quelli dei territori, guidato da dirigenti corrotti. Il leader Yasser Arafat, inoltre, avrebbe perso credibilità internazionale rendendosi protagonista di scelte politiche fallimentari, come quella di appoggiare l’invasione irachena del Kuwait nel 1990 e il putsch comunista contro Gorbacev nel ’91. Per di più, dopo la cacciata dalla Giordania e l’invasione israeliana del Libano, l’Olp dovette rifugiarsi in un paese lontano come la Tunisia.

I palestinesi sembravano quindi allo stremo, ciò nonostante nel 1987 scoppiò la Prima Intifada (dall’arabo, «ribellarsi»). L’episodio che l’accese, come per la Grande rivolta, fu marginale: in dicembre un autocarro israeliano urtò e uccise a Gaza quattro lavoratori palestinesi. Scoppiarono immediatamente rivolte ovunque. Ovviamente le vere ragioni della rivolta erano ben più profonde, dall’esproprio della terra alle discriminazioni nel lavoro, dalla politica degli insediamenti alla repressione messa in atto da Israele. I ribelli palestinesi erano perlopiù giovanissimi, venne creata una dirigenza della ribellione (l’Olp era screditato), e si creò una divisione informale del lavoro. Simbolo dell’intifada furono le immagini, che fecero il giro del mondo, di ragazzini che muniti solo di pietre e fionde affrontavano i carri armati. Il ministro della difesa israeliano Yitzhak Rabin comandò di spezzare loro le braccia. La barbarie della repressione fu tale che circa 600 soldati israeliani si rifiutarono di prestare servizio nei territori. L’intifada si sgonfiò nel 1992, quando la dirigenza dell’Olp, nella posizione di dover ottenere un risultato politico per riuscire a far fronte alla concorrenza dell’islamismo radicale di Hamas (un movimento formatosi nelle associazioni caritative e religiose e che emerse politicamente durante l’intifada, vicino alla Fratellanza musulmana egiziana e al movimento libanese anti-israeliano Hezbollah, che si opponeva all’Olp in quanto non condivideva la soluzione dei due stati), incontrò a Oslo una delegazione del nuovo governo laburista di Rabin, che era appena diventato premier con la promessa di trovare una via d’uscita al pantano.

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Chi celebra la morte di Vittorio Arrigoni

L’articolo “This was no peace activist” (“Questo non era un attivista per la pace”) di Geoffrey Alderman, apparso il 13 maggio sulla pubblicazione della comunità ebraica a Londra, il settimanale Jewish Chronicle, ha riaperto il dibattito sull’attivista italiano per i diritti umani Vittorio (Vik) Arrigoni, rapito e ucciso lo scorso 14 aprile da una cellula salafita di estremisti islamici nei pressi di Gaza City. Riporto alcune frasi che mi sembrano indegne in assoluto e ancor di più se chi le scrive si definisce giornalista, storico o analista.
Few events – not even the execution of Osama bin Laden – have caused me greater pleasure in recent weeks than news of the death of the Italian so-called “peace activist” Vittorio Arrigoni.
The death of a consummate Jew-hater must always be a cause for celebration. In this case, however, the benefit is compounded by the dissensions that it has sown within the wider Israel-hating and Jew-hating fraternities.
Pochi eventi – nemmeno l’esecuzione di Osama Bin Laden – mi hanno fatto maggiore piacere nelle ultime settimane della notizia della morte del cosiddetto “attivista pacifista” italiano Vittorio Arrigoni.
La morte di un consumato anti-semita dev’essere sempre un motivo di celebrazione. In questo caso, tuttavia,  si unisce alle reazioni di rifiuto che ha generato nelle ampie comunità antisemite e anti-israeliane.
In un articolo di commento sul Fatto Quotidiano scrive Davide Ghilotti: parlando con una giornalista, Alderman ha successivamente rincarato la dose: “[Arrigoni] era un antisemita come Adolf Hitler. Meritava di morire. Io ho gioito per la morte di un antisemita, senza provare alcun rimorso”. Non è la prima volta che viene evocato un antisemitismo inesistente per zittire le critiche verso la politica di Israele.
Sicuramente (voglio sperare!) queste affermazioni non rappresentano il pensiero della gran maggioranza delle persone, di qualunque credo e posizione politica esse siano. Ma come fa Alderman a dimostrare inequivocabilmente che Arrigoni era un consumato antisemita? Per i suoi post su Facebook. Perché era dell’International Solidarity Movement. Perché stava con Hamas come afferma, mistificando, Alderman. O forse perché Criticare Israele = antisemitismo?
Oppure l’altra. Sostenere la causa palestinese (o almeno cercare di comprenderla e schierarsi stando sul campo e non dietro a una scrivania)=Essere anti-israeliano tout court? Ammesso e non concesso tutto questo, la morte e la memoria di Vittorio Arrigoni meritavano dichiarazioni così ciniche e senza pudore? Siamo alla follia. Ci si scorda che era una persona, un attivista autonomo e pensante, non un burattino di chissà chi. Il motto “restiamo umani” andava e va certamente applicato ai due (o mille?) bandi in Palestina ma soprattutto fuori da lì a quanto pare.

Leggilo anche su: http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/chi-festeggia-la-morte-di-vittorio-arrigoni-1.296025

Evento D.F. Rumbo a Gaza con Vittorio

Multiforo Alicia. Evento in memoria dell’attivista italiano dell’International Solidarity Movement Vittorio Arrigoni, assassinato a Gaza il 15 aprile 2011 da un gruppo di militanti salafiti oppositori di Hamas.

Multiforo Alicia. Evento en memoria a Vittorio Arrigoni activista del International Solidarity Movement, asesinado en Gaza el 15 de abril de 2011 por un grupo de militantes salafitas opositores de Hamás.