Archivi tag: Israele e Palestina

#NarcoGuerra Cronache dal #Messico dei #Cartelli della #Droga recensito su #ThrillerMagazine

Fabrizio LorussoNarcoguerra. Cronache dal Messico dai cartelli della drogaSAGGISTICA – Odoya – Odoya library – 2015 – pagine416 – prezzo 20,00 euro –giudizio: eccellente Da Thriller Magazine

«Lo “stato fallito” è un concetto chiaro: quando uno stato è frazionato come questo, in cui le istituzioni sono altamente corrotte — e nel caso della polizia abbiamo una struttura di potere che opera come fosse un cartello –, allora stiamo parlando di uno stato che non ha capacità di reazione. Quando vedi che si contano migliaia di omicidi impuniti, che continuano a succedere e che nessuno indaga a riguardo, allora vuol dire che c’è uno stato che non ha la capacità di garantire la vita e la sicurezza».

Sono diversi i motivi per cui bisogna leggereNarcoguerra. Cronache dal Messico dai cartelli della droga, scritto da Fabrizio Lorusso (Ed. Odoya), e la curiosità o l’amore per il Messico è uno degli ultimi. In realtà, attraverso questa vera e propria enciclopedia sul narcotraffico contemporaneo in Messico che è frutto di anni di lavoro, oltre ad approfondire una realtà solo apparentemente lontana, scoprirete come funziona il mercato della droga non soltanto in quest’area del mondo, ma anche dietro casa vostra, tenendo conto che i traffici illegali stanno subendo un processo di globalizzazione proccupante e insidioso. Inoltre questo volume è ricco di numeri, dati, interviste, testimonianze, immagini, inserite sempre nel narrato con maestria, senza ridondanze: un documento di 416 pagine che vi faranno procedere in una lettura spedita e decisa a scoprire le interconnessioni tra droga, illegalità, violenza, fatti di cronaca.

Nell’interessantissima prefazione, Pino Cacucci elogia l’intento di questo lavoro di Fabrizio Lorusso, un pioniere — penso al suo precedente saggioSanta Muerte. Patrona dell’umanità (Stampa Alternativa): un unicum, senza dubbio, in Italia, il primo libro che ha trattato approfonditamente il culto della Santa Morte. Lorusso — giornalista, traduttore, professore all’Università del Messico – anche in questo colossale lavoro prosegue sulla scia di un’attività che si è sempre distinta per l’attenzione verso l’America Latina e i suoi problemi. Ecco cosa dice di lui Pino Cacucci:
«Leggendo i coraggiosi scritti di Fabrizio Lorusso (coraggiosi per il semplice e spietato fatto che lui, lì, ci vive e si espone alle eventuali conseguenze) riconosco me stesso come ero trent’anni fa: lodevole donchisciotte che, penna — o tastiera — in resta, affronta i mulini a vento dei todopoderosos di sempre, di ieri e di oggi… E in fin dei conti, oggi, mi appare come un’illusione il tentativo di informare gli altri sulla realtà, perché la sensazione è che tutti (be’, quasi tutti) se ne freghino, della realtà. Quindi, è un’utopia. Ma cosa saremmo, senza illusioni e utopie?».

Questo libro si fa leggere in diversi modi. O tutto di un fiato o con pazienza e dovizia, sottolineando e rileggendo i passaggi più importanti, o setacciando i capitoli che vi interessano. E allora potrete saltare da temi come la terribile strage degli studenti in Messico a capitoli dedicati alla cocaina, ai desaparecidos, al marciume di governi collusi, perfino ai femminicidi (e qui ricordiamo che il Messico è uno stato tristemente colpito: come leggerete nel testo, già nel 2003 si parlava, infatti, di oltre 300 femminicidi e 500 sparizioni per motivi di genere: le cifre sono più che raddoppiate in questi ultimi anni). Infine potrete divertirvi a curiosare i lessemi di unnarcoglossario, in chiusura, molto pittoresco. Dove scoprirete, ad esempio, che cos’è il Perico o Polvo«(lett. pappagallo o polvere) striscia di cocaina o cocaina in generale. Altri termini usati in spagnolo: el alacrán (lo scorpione),la blanca (la bianca), blanca nieve (biancaneve), harina (farina), nieve(neve)».

Bellissime, infine, le pagine dedicate a Ricardo Ravelo, un giornalista messicano specializzato in temi di sicurezza e narcotraffico, intervistato dall’autore nel 2014, la cui voce riportiamo in parte, a sintetizzare una situazione molto complessa che questo libro va a scandagliare nella sua totalità:

«La situazione caotica che vive il Paese è prodotto di un insieme di problemi, un problema multifattoriale che, però, ha le sue cause nell’indebolimento della struttura dello stato, nella corruzione politica, nel vincolo tra gli uomini di potere e certe strutture del crimine organizzato. Parallelamente, nel Paese la situazione economica degli ultimi dieci o venti anni è stata molto instabile e si sono create condizioni di povertà e abbandono sociale che hanno portato molta gente, per disgrazia, a organizzarsi per fini illegali. Di ciò se ne sono approfittate le organizzazioni criminali, che hanno trovato le condizioni perfette per potersi evolvere.
[…]
Tutta la polizia, al posto di essere al servizio della società, è finita al servizio del crimine organizzato. Si sono create “buste paga” parallele: ai poliziotti non bastava più il salario statale, e allora allo stesso tempo ne riscuotevano un altro dalla criminalità organizzata, cosa che succede ancora oggi. Cominciò a interessare maggiormente loro dare protezione al delitto, alla vendita di droga e alle attività omicide dei sicari, in cui sono coinvolti, e sequestrare persone, non più arrestarle, per portarle alle casas de seguridad, ai luoghi di prigionia, per interrogarle, estorcere informazioni e poi ucciderle. Quindi s’è generata un’orgia di violenza nel Paese, s’è perso il controllo».

Autore: Gabriele Basilica – Data: 7 settembre 2015

Israele contro la Gaza Freedom Flotilla II: equipaggio sequestrato e rimpatriato

C’è una notizia di qualche giorno fa che pochi media italiani hanno riportato e analizzato ma che un Express blog come questo ha pescato nel circuito informativo latino americano, venezuelano per la precisione (ma non sono gli unici a parlarne e analizzare in dettaglio la situazione, anzi…). Molti siti di giornali e agenzie straniere (e qualche quotidiano italiano) hanno dato la notizia della partenza da un’isola della Grecia della seconda spedizione umanitaria e di protesta della Freedom Flotilla diretta sulle coste della striscia di Gaza. L’obiettivo era cercare di aggirare l’embargo imposto da Israele contro l’enclave palestinese di Gaza.

Il 19 luglio scorso l’imbarcazione francese Dignité Al Karama è stata bloccata in acque internazionali e sequestrata da quattro motoscafi della marina israeliana che l’hanno scortata fino al porto di Ashdod, nel sud d’Israele. I 16 passeggeri (11 francesi, un canadese, uno svedese, un greco, una giornalista israeliana e due corrispondenti di Al Yazira) che si trovavano a bordo sono stati espulsi e rimpatriati durante la scorsa settimana dopo aver firmato “spontaneamente” un documento in cui dichiaravano di essere disposti a lasciare il paese entro 72 ore.

La Freedom Flotilla II era composta inizialmente da 10 barche ma solo la Dignité è riuscita a salpare in quanto le altre 9 sono state bloccate dal governo greco già nel mese di giugno. In proposito commentava qualche giorno fa una delle coordinatrici del gruppo italiano dei sostenitori della Flotilla come “oggi, a un mese di distanza, sono già in troppi a chiedersi, a chiederci che fine abbia fatto la Flotilla, perché nessuno ne sta più parlando come, invece, si dovrebbe fare consideranmdo la gravità di quanto accaduto e soprattutto quali saranno i prossimi passi. L’embargo contro Gaza è stato decretato nel 2006 come ritorsione per il sequestro di un soldato israeliano ed è stato rafforzato in seguito alla vittoria elettorale e all’arrivo al potere del movimento Hamas un anno dopo. Nel maggio 2010 la prima spedizione della Freedom Flotilla sulla nave turca Mavi Marmara, carica di aiuti umanitari e 700 attivisti, finì nel sangue, nove persone vennero uccise dal fuoco israeliano e la Turchia richiamò il proprio ambasciatore da Tel Aviv.

Inserisco sotto un video in inglese con molti documenti interessanti ma bastano anche solo i primi 4 minuti per avere il quadro della situazione almeno su quest’ultimo tentativo della Freedom Flotilla II. Mi chiedo se sia possibile riaprire il tema dell’embargo israeliano a Gaza (che poi è parte di un grave problema, molto più generale e antico, che resta costantemente disatteso). Sul sito della Freedom Flotilla non vengono risparmiate le denunce degli ostacoli di ogni tipo imposti praticamente in tutti i paesi agli attivisti secondo i quali “anche l’Europa si sta rendendo sempre più complice del lento genocidio del popolo palestinese e sta sevendendo la propria dgnità e civiltà”.

Israele sequestra imbarcazione francese Dignité della Freedom Flotilla

La marina israeliana ha intercettato e dirottato l’imbarcazione francese Dignité – Al Karama della IIa Freedom Flotilla che navigava verso le coste della Striscia di Gaza per cercare di rompere l’embargo che il governo di Israele ha imposto su questa enclave palestinese. La Dignité è stata sequestrata in acqua internazionali e i partecipanti alla spedizione sono stati fatti scendere e obbligati a sbarcare in territorio israeliano da gruppi di militari armati che hanno circondato la nave francese. Il video in spagnolo è di TeleSur, Venezuela.