Archivi tag: saviano

Su @Rvariopinto #Dinero, #Mujeres, #Poder y los Nuevos #Cárteles – Entrevista con @RobertoSaviano

variopinto42En los últimos meses, el italiano Roberto Saviano se ha convertido en referencia obligada. Desde la fuga de Joaquín el Chapo Guzmán el 11 de julio de 2015, hasta su recaptura el pasado 8 de enero, el célebre autor de Gomorra y CeroCeroCero ha dado entrevistas donde aporta sus conocimientos sobre la forma en que debe combatirse a los cárteles. Textto de: Variopinto (que ofrece una entrevista que le hizo su paisano, Fabrizio Lorusso). 

A finales de septiembre de 2014 hubo un ataque a los normalistas de Ayotzinapa, en el cual murieron varios de ellos y desaparecieron otros 43. Sus familiares, acompañados de activistas y organizaciones civiles, no han dejado de exigir justicia, pero se han enfrentado a la opacidad gubernamental. ¿Qué opina al respecto?

Continua a leggere

Musica, Parola, Pasta e NarcoGuerra Messicana

4. Se BUscan

Un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015) di Fabrizio Lorusso – Pubblicato sulla web-zine letteraria Nazione Indiana

En Guatemala, señores, cobraron la recompensa
allí agarraron al Chapo las leyes guatemaltecas
un traficante famoso que todo el mundo comenta
de la noche a la mañana el Chapo se hizo famoso
encabezaba una banda de gatilleros mafiosos
con un apoyo muy grande del güero Palma su socio
el Chapo tenía conectes con los narcos colombianos
y traficaba la droga de Sudamérica en grano
al norte del continente donde tenían el mercado

In Guatemala, signori, hanno riscosso la ricompensa
là hanno catturato il Chapo le leggi guatemalteche
un trafficante famoso che sta sulla bocca di tutti
dalla sera alla mattina il Chapo è diventato famoso
era a capo di una banda di pistoleri mafiosi c
on un sostegno molto grande del biondo Palma, suo socio
il Chapo aveva agganci coi narcos colombiani
e trafficava la droga dal Sud America in granelli
nel nord del continente dove avevano il mercato

Dal narcocorrido “El Chapo Guzmán” della band Los Tucanes de Tijuana.

Copertina NarcoGuerra Fronte (Small)«Messico e nuvole» cantavano Jannacci, Paolo Conte e tanti altri, ognuno con la sua cover. La cocaina, che per il Messico deve transitare, a volte solcando le nuvole, altre navigando o strisciando nella polvere, è musica. Cocaine è un classico del cantautore americano J.J. Cale, scomparso il 26 luglio 2013. Nel mio anno di nascita, il 1977, Eric Clapton fece una cover della canzone e la consacrò alla storia: «La coca non mente / se vuoi cadere per terra / cocaina» diceva. Il Messico ne è il principale esportatore e rifornisce più dell’80% del mercato usa. Gli oltre tre milioni di consumatori statunitensi di “Biancaneve” ringraziano. La cocaina è anche parola. Questa polvere così ambita è il tema centrale di ZeroZeroZero: viaggionell’inferno della coca, libro di Roberto Saviano che, a sette anni daGomorra, amplia il discorso sulla criminalità organizzata e sposta da Napoli al Messico, dall’Italia al mondo, il fuoco dell’attenzione. In primo piano sullo sfondo nero della copertina spiccano tre strisce brillanti di coca, tre zampilli di petrolio bianco. Il triplo zero, 000, allude alla farina migliore per fare la pasta. E la coca non è solo una pianta, una droga, musica o letteratura, ma è soprattutto la “pasta del mondo”, una delle materie prime che muovono il capitalismo globale.

La coca partorisce cocaina, dalla ricchezza originaria sbocciano valori e capitali, si moltiplicano come pani e pesci che rifocillano l’economia. Infatti oggi i cartelli del narcotraffico sono più simili a frammenti coordinati di ciclopiche multinazionali, o meglio a enti gestori di enormi reti di produttori e distributori decentralizzati, piuttosto che alle mafie di un tempo. Le idealizzazioni romantiche di pellicole leggendarie come Scarface, Goodfellas, Il Padrino, Car- lito’s Way e Donnie Brasco hanno ceduto il posto a organizzazioni più o meno integrate verticalmente, dal produttore al consumatore, e orizzontalmente, cioè diversificate su più divisioni o linee d’affari: dal commercio di stupefacenti alla tratta di esseri umani, dal furto di combustibile al contrabbando di animali esotici e pietre preziose, dall’estorsione e il riciclaggio al traffico d’armi, dal furto d’auto alla contraffazione e al sequestro di persona. Sempre più spesso i giovani pushers legati a una gang loca- le o direttamente a un cartello nazionale possono assumere le sembianze del piccolo commerciante, dell’esperto in logistica e trasporti, del venditore sagace o dell’imprenditore. Il “fattore violenza”, o la semplice minaccia del suo uso, è una costante e differenzia il business legale dall’illecito.

ULTIME Locandina del film Miss BalaDal Messico arrivano alcune rappresentazioni cinematografiche attuali e suggerenti sul mondo del narcotraffico e del crimine. Titoli comeAmores Perros di Alejandro González Iñarritu, vincitore del Premio Oscar nel 2015 con Birdman, La zona di Rodrigo Plá, El Infierno di Luis Estrada, Colosio: el asesinato di Carlos Bolado, Miss Bala di Gerardo Naranjo, Bala Mordida di Diego Muñoz. La lista, le locandine e qualche recensione di produzioni decisamente meno internazionali e più trash, per esempio El pistolero, El comando del diablo,Narcoguerra e Welcome to Tijuana, si trovano sul sitowww.narcopeliculas.net.

20.000 milioni di dollari. Una delle cifre che descrivono il flusso globale del narcotraffico. L’1,5% del PIL mondiale e sempre più contendenti che provano a spartirsi il bottino. I capi assomigliano sempre più a imprenditori e non solo a sicari spietati. Senza idealizzare troppo gli aspetti manageriali del narcotraffico, ben illustrati in film come Savages e Traffic o in serie come Breaking Bad e la colombiana El cártel delos sapos, resta pur vero che nel capitalismo globalizzato a ogni mercato e a ogni domanda corrispondono offerte e stimoli per la produzione connessi a livello internazionale. L’uso della violenza è strutturale, vista l’assenza di garanzie contrattuali e legali, per cui gli affari si basano su equilibri instabili, sul potere di minaccia, sui vincoli familiari e sul rispetto, ma anche sulla permeabilità e connivenza delle istituzioni e delle forze di polizia. La differenza con altri commerci è banale ma essenziale: la cocaina è illegale, e lo sono la sua produzione, distribuzione e consumo. Pertanto, l’uso della forza e il potenziale di fuoco diventano determinanti per “regolare” le transazioni nel mercato, non essendoci altro sistema “legale” o condiviso per farlo.

La foglia di coca si coltiva praticamente solo in Colombia, Bolivia, Perù ed Ecuador. Nell’ultimo lustro la Colombia ha perso la sua tradizionale leadership in favore del Perù. Secondo i dati del think tank Insight Crime, nel 2010 i 53.000 ettari peruviani di coltivazioni di coca assicuravano 325 tonnellate di cocaina pura, 60 in più rispetto a quanto si ricavava dai 100.000 ettari coltivati in Colombia. Nel 2012 l’estensione delle coltivazioni in Colombia è scesa del 50%, mentre in Perù la cifra arrivava a 60.000 ettari. L’Ecuador è defilato rispetto agli altri. Il ciclo del denaro originato da una foglia, convertita in stimolante per trecentotrenta milioni di potenziali consumatori, comincia nell’illegalità e poi rientra nel sistema, circola, si ripulisce e si ricicla. La produzione totale s’è stabilizzata intorno alle mille tonnellate all’anno.

Odoya Mapa referencia narcos

Il Messico è diventato il centro del mondo, il nucleo dei flussi che lo attraversano passando per le Ande, gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia, l’Africa, l’Oriente e l’Oceania. Le principali vie della droga, segnalate da Ameripol e la UE, sono almeno sei. La ruta settentrionale parte dal Sud America, passa dai Caraibi e finisce in Spagna e Portogallo, porte d’Europa. Quella centrale è simile ma più diretta, dato che dal Venezuela alla penisola iberica c’è solo uno scalo alle Canarie o a Capo Verde. La via africana va dal Sud America, specialmente dal Brasile, a paesi come la Liberia, la Nigeria, la Costa d’Avorio, il Ghana, il Togo, la Sierra Leone, la Guinea, la Guinea Bissau e il Senegal per poi tagliare il Sahara e il mar Mediterraneo verso nord.

La via nordamericana attraversa l’America centrale, con scali e ponti aerei in Nicaragua e nel “triangolo della morte”, formato da Guatemala, Honduras ed El Salvador, e arriva negli usa percorrendo il Messico. Altri flussi circumnavigano l’Africa e, toccando il Capo di Buona Speranza, nella Repubblica Sudafricana, e il Madagascar, imboccano il Canale di Suez e sboccano in Europa e in Russia passando dalla Turchia. Altri ancora prendono la via del Balcani: dalla Turchia, la Romania e la Bulgaria all’Italia, la Russia e agli stati nordeuropei. Le sostanze si mimetizzano come medicine e pastiglie comuni, si nascondono in pacchi inviati per posta e nei container, s’occultano nei bagagli o negli stomaci delle mulas, cioè di persone al soldo delle narco-organizzazioni. Infine ci sono vie aperte dall’Asia. I punti di partenza sono i paesi coltivatori di papavero della mezzaluna d’oro, cioè l’Afghanistan, l’Iran e il Pakistan, e quelli del triangolo d’oro, Birmania, Laos e Tailandia.

Le strade che prendono i loro oppiacei d’esportazione passano dal Medio Oriente, dalla Turchia e dai Balcani per giungere in Europa meridionale e settentrionale. Altre scendono a sudest verso l’Australia oppure vanno a nord per arrivare alle grandi città della Russia attraverso le repubbliche ex sovietiche del Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan. Infine le vie asiatiche portano anche in Africa, dove confluiscono in quelle dirette verso l’Europa, e in India, Cina e Giappone. Per chiudere il cerchio, esiste un flusso interessante che solca il Pacifico: dal Sud America specialmente la coca viaggia verso Australia, Nuova Zelanda, Cina e Giappone e dal Sudest asiatico agli Stati Uniti.

Le transnazionali mafiose sono globali. Il valore della blanca, la falopa o el polvo, come è chiamata in spagnolo, s’incrementa esponenzialmente nei vari passaggi della catena: tra il contadino delle Ande, la mula che ingerisce e tra- sporta, il boss di una zona o di una plaza, il parigino di classe media o il magnate post-sovietico ci sono differenze che spiegano le plusvalenze della coca nel suo avventuroso cammino verso le narici. Lo status di pressoché totale illegalità di cui “godono” la marijuana, gli oppiacei come la morfina e l’eroina o le metanfetamine, definito da norme proibizioniste e punitive della produzione, della vendita e del consumo, sommerge i traffici nella clandestinità e procura extra benefit importanti ai padroni del mercato, ai più efficienti e violenti.

Un periquito o escopetazo, cioè una “striscia” in spagnolo, con un grammo di polvere di buona qualità costa sui 2-3 dollari a Cali, Colombia, e 6 in Argentina, al dettaglio. Aumenta a 10 dollari in Messico e arriva a 120 e oltre negli usa. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc, United Nations Office on Drugs and Crime), il grammo viene sui 100 dollari in Italia e 96 in Svizzera, mentre in Brasile ne costa solo 12. I paesi più cari sono la Nuova Zelanda e l’Australia con cifre altissime di 311 e 285 biglietti verdi rispettivamente. A seconda della purezza e del target può arrivare fino a 700 dollari. Ciononostante si registra un boom della domanda in quelle terre.

Mass media alternativi, movimenti sociali, settori dell’accademia e dell’opinione pubblica cominciano a discutere dei narco-capitali che irrorano la finanza statunitense, della corruzione che la permea e della possibilità della regolazione come passo avanti rispetto al proibizionismo assoluto, un cammino seguito dagli stati del Colorado, dell’Alaska e Washington che hanno legalizzato l’uso ricreati- vo della marijuana. Paradossalmente, mentre negli States s’implementano misure in senso antiproibizionista senza troppi scandali, piovono critiche a iosa contro l’Uruguay che decide di fare più o meno la stessa cosa. Ed è invece poco lo spazio mediatico dedicato alle responsabilità del sistema e alle vittime dei conflitti che la repressione e la guerra alle droghe, impulsata in primis dagli usa, provocano.

Soprattutto riguardo al caso messicano sono tanti i pezzi del puzzle da sistemare: gli abusi della polizia a tutti i livelli, il tema della narcoguerra, la lotta militarizzata ai cartelli della droga intesa come catastrofe strategica e umanitaria, la compenetrazione tra narcos e apparati statali, i diritti umani calpestati e le ferite sociali degli ultimi anni, l’ipocrisia della guerra alle droghe, della DEA e della CIA, la corruzione dei giudici, dei politici, dei funzionari, degli agenti di frontiera e dei burocrati messicani e statunitensi, che hanno stimolato la crescita del “problema” e s’arricchiscono alla faccia della retorica ufficiale.

Il filo rosso che lega i punti più remoti dei cinque continenti e le storie di volti più o meno noti dellamexican mafia, della Colombia, dell’Italia e di altri paesi è la coca. Sono le metanfetamine che si consumano e diffondono sempre più e collegano luoghi, nomi, territori, vicende e personaggi che sembrano isolati e invece sono ingranaggi, spesso inconsapevoli, di un meccanismo globale. Oltre alle denunce relative alla narco-trama mondiale, in Messico il giornalismo narrativo e di ricerca si scaglia soprattutto contro i sistemi politico e giudiziario, contro la corruzione di esercito e polizia, criticando altresì le ingerenze esterne nella “guerra alle droghe”. Le voci della società civile denunciano la mancanza di controlli sociali, legali e patrimoniali, così come le protezioni e le complicità che costituiscono lo sfondo comune di tutte le storie e le tragedie messicane dagli anni Ottanta a oggi.

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga (Odoya, 2015).

Il prologo del libro, di Pino Cacucci si può leggere su Carmilla.

Documentario sul Rogo di Libri in Veneto

Mentre si tirano le somme sulla vicenda dei tentativi di censura in Veneto ed esce il primo documentario sul caso, alcuni dei protagonisti, Elena Donazzan e il sindaco di Preganziol, Sergio Marton, tornano alla ribalta delle cronache locali. La prima ha infatti contestato la decisione di alcuni insegnanti padovani che hanno dedicato un minuto di lezione per sottolineare il valore della scuola, in risposta alle parole pronunciate da Silvio Berlusconi sabato scorso, come riporta il Mattino di Padova. L’assessore veneto all’Istruzione, Donazzan, ha risposto in questo modo, in pratica cambiando tema : “Avrebbero fatto meglio a commemorare Massimo Ranzani, l’alpino morto in Afghanistan”. Sì, certo, ma anche no. Dipende. E chi lo decide? La sfuriata s’è conclusa con un invito a farla finita con la politica in classe e nelle scuole. Cambiamo tema. La Giunta comunale di Preganziol ha, dal canto suo, diffuso un avviso firmato da Marton in cui si stabiliscono regole molto strette per il festeggiamento del Carnevale, già penalizzato dalla forte carenza di fondi. In pratica verranno vietate le maschere che “offendono il buon costume, la religione e le istituzioni dello Stato.  Costumi e simulacri dovranno rispettare il prestigio della pubblica autorità e degli agenti della forza pubblica”, cioè niente satira e maschere di politici (vedi Tribuna di Treviso).


Reportage Video di http://acmos.net/

Licenza Video: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/legalcode

L’antifascismo non è un valore…

Riporto una lettera di protesta inviata da una lettrice al blog Salva la Scuola Pubblica che si lamenta giustamente di quanto sta accadendo a Vicenza con la diffusione della rivista dei giovani Pdl (gruppo Giovane Italia) Stile italiano nelle scuole e con le iniziative inquietanti di alcuni politici locali.

Un esempio è rappresentato proprio dall’autrice dell’articolo “L’antifascismo non è un valore”(se vuoi leggerlo  scaricalo qui, dal numero di dicembre 2010) di cui si parla nella lettera, cioè l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro della regione Veneto, Elena Donazzan (Leggi il dossier su di lei), già nota per la proposta di distribuire Bibbie gratis (o meglio a spese dei contribuenti) in tutte le scuole primarie e anche per i tentativi di censura di queste ultime settimane contro alcuni autori italiani e stranieri.

Mi riferisco alla minaccia d’inviare una lettera ai presidi sconsigliando alcuni libri che riprende la scandalosa proposta, trasformata in una vera e propria mozione di Raffaele Speranzon, consigliere comunale a Venezia che l’ha presentata il 25 gennaio scorso. Leggi la rassegna stampa e di interviste sul caso “rogo di libri” in Veneto.

Ecco il post:

Postiamo una lettera che ci è arrivata ieri.
Mette un altro tassello nel quadro di un’Italia, e di molti personaggi, che vanno proprio in direzione opposta a quella che sembra giusta a noi e per la quale noi, caparbiamente, vogliamo continuare a lavorare.

Vi scrivo perché l’indignazione che provo ormai risulta insopportabile: questa mattina la mia scuola (di Vicenza) era intasata da centinaia di fascicoli della rivista “Stile Italiano” della Giovane Italia; l’editoriale è firmato dall’assessore regionale veneto Elena Donazzan e il titolo è “L’antifascismo non è un valore”.

Questa volta non ho letto l’articolo, ho fatto per una volta come milioni di italiani che si fermano al titolo e ho pensato che il messaggio in fondo è semplicemente questo, al di là delle argomentazioni proposte.

Non ho parole che esprimano il senso di rabbia e di impotenza che provo e che proviamo noi che cerchiamo di trasmettere i valori costitutivi della nostra nazione. Ormai la misura è colma, dopo che sono stati messi all’indice gli autori che io amo oppure ammiro o semplicemente sono contenta che esistano! Non sarà l’ora di chiedere le dimissioni di questa signora?

Beatrice Peruffo

Entrevista a Michela Murgia y Roberto Saviano sobre censura de libros en Italia

Lee el Comunicado de los ESCRITORES CONTRA EL ROGO de los libros

Lee Artículo en Desinformémonos

Más Info:
http://www.wumingfoundation.com/engli…
.
La fase de la decadencia de un régimen puede ser breve o larga, trágica o grotesca (o ambas cosas); seguramente siempre es la fase más peligrosa. A la sombra de un régimen declinante a nivel nacional, localmente se registran las peores “fugas hacia adelante” y recrudecimientos.

Recrudecimientos que se cruzan –y a veces se confunden– con las tentativas cada vez más marcadas y extremas de distraer la atención, levantar cortinas de humo, indicar falsas dianas y chivos expiatorios. El grito Achtung banditen! se alza cada vez más alto y estridente, junto a los instrumentales llamamientos por el honor nacional.

En las últimas semanas, el caso Battisti ha sido la digresión perfecta.

Añadamos que, históricamente, los fascistas (la palabra no se emplea al azar: los consejeros de los que hablamos tienen un conocido recorrido de extrema derecha a sus espaldas, o mejor: sobre sus hombros) siempre tuvieron una relación “conflictiva” con la cultura y los libros. Se podría decir precisamente que odian el pensamiento, prefieren los atajos y las simplificaciones típicas del discurso “visceral”. Basta pensar en el célebre slogan de los fascistas españoles: “¡Viva la muerte, muera la inteligencia!”, nacido como grito de desprecio dirigido al filósofo Miguel de Unamuno.

Póngase todo esto junto y se obtendrá lo que está sucediendo en la región Véneto:

1) A la sombra del “puterío” de Arcore se registran, localmente, recrudecimientos autoritarios.

2) Para estos recrudecimientos se recurre a la más actualizada y al mismo tiempo verificada “arma de distracción masiva”: el caso Battisti.

[Una observación: Battisti es solamente uno de los numerosos antiguos miembros de la lucha armada italiana (incluso mucho más importantes que él) a los cuales gobiernos extranjeros no concedieron la extradición. Es más, ni siquiera es el primero al cual Brasil no concede la extradición. Es por un juego de motivaciones instrumentales sobre los cuales aquí no tengo intención de detenerme que Battisti, figura muy marginal en la lucha armada de aquellos años, se encontró en el centro de semejante confusión general. Solo por él se levantó una campaña mediática muy fuerte, con intensa “monstrificación” del personaje. Digamos que Battisti “llegó en el momento justo”, cuando el poder tenía gran necesidad de él.]

3) Dos pájaros con una piedra:el arma es usada por los fascistas contra los enemigos históricos: los muy odiados “intelectuales”, supuestos privilegiados, tertulianos imaginarios, perfectos enemigos que hay que señalar a la propia “base” electrizada y preñada de resentimientos revelados y oscuros.

4) Todo esto para imponer lo inaceptable: ajustar viejas cuentas contra la cultura y los libros. Después de todo, ¿no existe solo un Libro que vale la pena leer? En efecto, el consejero regional Donazzan regala la Biblia a todos los estudiantes.

5) Todo esto en una región muy importante, entre las más ricas de Italia y desde hace muchos años un laboratorio de políticas reaccionarias que luego son reajustadas y exportadas al resto del país.

Volvamos al régimen declinante.

Por “régimen” se entiende sobre todo un poder personal, con sátrapas, lacayos y eunucos de corte. El hecho de que este sea declinante, para nosotros, significa relativamente poco. Habrá un “berlusconismo sin Berlusconi”. Ya tendríamos que preocuparnos del después.

Bien, ese después lo construirán los recrudecimientos que nosotros no seremos capaces de contrastar, o que no consideraremos lo suficientemente importantes como para tener que contrastarlos.

Ese después lo construye también lo que está sucediendo en Véneto.
(Wu Ming 1, “La quema de libros y la subestimación del peligro. Un análisis”,
http://www.wumingfoundation.com/engli… )

Interviste sul rogo di libri e rassegna sulla censura in Veneto

Per continuare a seguire il caso “censori veneti” e la repressione del libero pensiero nel cantiere veneziano delle regressione autoritaria.

1) Intervista radiofonica a Valerio Evangelisti e Alessandra Daniele

http://www.ondarossa.info/node/2932/Editoria%20e%20rogo%20libri

2) Intervista radiofonica a Wu Ming

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/intervista-wu-ming-sul-rogo-dei-libri-veneto-e-report-russia

3) Michela Murgia e Roberto Saviano intervistati su Repubblica Tv

http://tv.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/murgia-e-saviano/60839?video=&pagefrom=1

4) Pre e post la manifestazione di Preganzol, Treviso. Cronache multimediali.

http://www.globalproject.info/it/produzioni/Due-giorni-contro-il-rogodilibri/7252

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2840

e interviste/interventi:

AGGIORNAMENTO 30/01
PREGANZIOL, ALCUNI INTERVENTI (Mp3)

Wu Ming 1, 3’17″ | Stefano Tassinari, 9’17″ | Serge Quadruppani, 1’20″
Umberto Lorenzoni (ANPI), 5’17″ | Lello Voce, 5’16″

5) Rassegne (puntate precedenti):

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/25/notizie-aggiornamenti-manifestazione/

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/24/libri-leaks/

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/22/rassegna-stampa3/

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/21/rassegna-stampa-2/

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/20/rassegna-stampa/

6) Finzioni Magazine e i Libri Banditi tutti da scoprire

http://www.finzionimagazine.it/extra/libri-banditi/libri-banditi-antonio-moresco/

7) Su Elena Donazzan, i suoi “valori” e opere pie…

http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2011/01/24/donazzan-lantifascismo-non-e-un-valore/

http://comitatoscuolapubblica.wordpress.com/2011/01/24/la-bibbia-diventa-un-caso-i-docenti-vogliono-la-costituzione/

8) Analisi: il rogo del libro e l’apoteosi dello scrittore

http://parlacoimuri.splinder.com/post/23965731/il-rogo-del-libro-e-lapoteosi-dello-scrittore

9) Il rogo sbarca all’estero…

http://www.finzionimagazine.it/attualita-e-approfondimento/il-rogodilibri-sbarca-allestero/

La mozione dei censori di Venezia e i passi indietro

Siccome uno dei personaggi su cui molto s’è scritto qui e altrove in questi giorni, Raffaele Speranzon, ha effettivamente presentato una mozione in giunta a Venezia, mi sembra doveroso riprodurne alcune parti e segnalare il link per rendere note le intenzioni liberticide dell’atto.
La solidarietà con le vittime del terrorismo di qualunque colore, che sento di dover esprimere apertamente ed empaticamente, non mi esime dal chiedere spiegazioni alla giustizia e alle istituzioni, anche e soprattutto in chiave “storica”, oltre ad esigere da queste e dai nostri rappresentanti il rispetto pieno della libertà di pensiero e della Costituzione, cosa che sta venendo a mancare.
Invece arrivano provvedimenti populistici mossi da interessi strumentali da parte di chi nemmeno conosce completamente la storia dei casi che utilizza per un obiettivo che è semplicemente repressivo e propagandistico (per esempio, la stessa mozione contiene diversi errori e sviste gravi).
Ne derivano un grande impatto nei media e forse una buona visibilità per i politici di turno che propongono cose del genere ma poi non ne scaturisce nessuna soluzione concreta, magari s’intimidisce qualche funzionario o dipendente pubblico riducendo gli spazi di libertà nel paese, e al contempo si attenta contro la Costituzione e la dignità degli intellettuali e dei cittadini che chiedevano e chiedono chiarezza e trasparenza, ieri e oggi. Eccovi la mozione 423 presentata al Sindaco al Presidente del Consiglio comunale, ai Capigruppo consiliari e al Vicesegretario Vicario.

Venezia, 25 gennaio 2011

Oggetto: togliere ogni sostegno a Cesare Battisti

Il Popolo della Libertà, mozione n.423 presentata in consiglio comunale di Venezia il 25 gennaio da Raffaele Speranzon, Michele ZUIN, Sebastiano COSTALONGA, Marta LOCATELLI, Luca RIZZI, Antonio CAVALIERE, Saverio CENTENARO, Lorenza LAVINI, Cesare CAMPA, Renato BORASO, Alessandro SCARPA.


Nella quale si impegnano sindaco e giunta a

• Ad individuare, fino a quando non decidano di ritirare pubblicamente la propria adesione dal manifesto a sostegno di Battisti, delle forme di boicottaggio civile, ad esempio non concedendo gratuitamente sale di proprietà del Comune di Venezia per dibattiti o altre iniziative, nei confronti di coloro i quali hanno mortificato le aspettative di giustizia da parte dei familiari delle vittime di Battisti e dell’intera comunità civile;

• A manifestare l’indignazione della città intera nei confronti di Marco Philopat, Luigi Bernardi, Elia Spallanzani, Valerio Evangelisti, Domenico De Simone, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Nicola Baldoni, Alessandro Mazzina, Alessandro Bertante, Lello Voce, Massimo Carlotto, Giuseppe Genna, Nanni Balestrini, Catalano, Michele Monina, Stefano Tassinari, Giovanni Zucca, Sandrone Dazieri, Giorgio Agmben, Mauro Smocovich, Enrico Remmert, Rossano Astremo, Gianfranco Manfredi, Tommaso Pincio, Pino Cacucci, Simone P. Barillari, Ray Luberti, Monica Mazzitelli, Francesco Cirillo, Fausto Giudice, Massimiliano Governi, Giovanni De Caro, Dario Voltolini, Roberto Saporito, Antonio Moresco, Enzo Fileno Carabba, Luca Masali, Vittorio Catani, Girolamo de Michele, Cristina Brambilla, Laura Grimaldi, Gabriella Fuschini,

ricordando loro che il Comune di Venezia è stato ferito più volte dal terrorismo negli anni di piombo e che considera moralmente inaccettabile e censurabile la loro firma in calce ad un documento nel quale il pluriomicida Battisti viene definito uomo “onesto, profondo, arguto”, un romantico idealista vittima in Italia di una giustizia criminale.

Testo della mozione

Elena Donazzan ha invece fatto un passo indietro. Ha dichiarato: “Non è più necessaria alcuna lettera, perché l’obiettivo e’ stato raggiunto: stigmatizzare le firme a favore di  Cesare Battisti”. L’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro aveva preannunciato l’invio di una lettera alle scuole del Veneto, in cui invitava a non adottare i libri di autori che avevano  firmato il manifesto pro Battisti, come lo chiama lei. Nel 2004 l’appello chiedeva la non estradizione di Battisti dalla Francia e poneva l’accento anche sulla necessità di chiudere un ‘epoca storica adeguatamente.

“E siccome – aggiunge Donazzan – non intendo dare ulteriore fiato ad una polemica creata a priori, ho inteso non inviare alcuna lettera a supporto del giudizio di condanna dato da tutte le Istituzioni italiane con in testa il Capo dello Stato, per chiudere  con il mio Presidente di Regione Luca Zaia, che hanno giustamente definito Battisti un delinquente”. Ma l’invito a censurare e boicottare libri e autori, che c’entra?
“L’intento – conclude l’assessore regionale – è stato raggiunto: isolare nei fatti e nei giudizi quanti, mi auguro improvvidamente, hanno inteso sostenere l’impunita’di Battisti”.
Come possiamo dare adito a una che va in giro tranquillamente con un ciondolo a forma di croce celtica?

Oggi consiglio l’Articolo di Evelina Santangelo
“Scrittori e Battisti. La censura non è mai stata una buona idea” e il blog http://rogodilibri.blogspot.com/

 

27 gennaio: tutti a Preganziol per la libertà di pensiero

Invito tutti i lettori a diffondere e partecipare! Grazie, F.

http://rogodilibri.blogspot.com/

quando:giovedì 27 gennaio · 17.00 – 20.00

dove: Biblioteca comunale di Preganziol, Treviso

La società civile si ribella alla censura messa in atto dalla Giunta Regionale del Veneto e dall’Amministrazione Comunale di Preganziol che, creando un indice dei libri sgraditi e facendo sparire i volumi dai luoghi pubblici, limitano pesantemente la diffusione della cultura e del libero pensiero.
I cittadini di ogni cultura rivendicano il loro diritto ad essere informati e a poter scegliere e pretendono che nessuno limiti la loro libertà.

Per questo  giovedì 27 Gennaio alle ore 17 si invitano tutti coloro che hanno a cuore i diritti fondamentali di ogni cittadino, a recarsi presso la biblioteca pubblica di Preganziol, in via Gramsci, con una copia della Costituzione e una copia di un testo di Roberto Saviano, per richiedere il prestito dei libri “sgraditi”.


Stiamo dalla parte della Costituzione – Stiamo dalla parte di Saviano

“Articolo 21 della Costituzione Italiana Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. 

GIOVEDI’ 27 GENNAIO ALLE ORE 17 TUTTI DAVANTI ALLA BIBLIOTECA COMUNALE DI PREGANZIOL CON IN MANO UNA COPIA DELLA COSTITUZIONE E UNA COPIA DI UN LIBRO DI SAVIANO!

Informiamoci. Caso Preganziol.

1.
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/26-gennaio-2011/mi-hanno-ordinato-devi-togliere-subito-quei-testi-scaffali-181333599160.shtml

2.
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/25/notizie-aggiornamenti-manifestazione/